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giovedì 3 ottobre 2013

L'eterna incomprensione tra la vera Chiesa e il mondo



Leggo su un'agenzia di informazione:
José María Castillo, teologo spagnolo: «Questo papa fa notizia a livello mondiale perché ha preso sul serio il Vangelo. E ancora più seriamente la centralità di Gesù nella vita. Il fulcro non è la religione e i suoi riti, né i dogmi e le ortodossie. Di niente di tutto questo parla Francesco. Qui non si ascolta la cantilena della predica clericale, moralizzante, minacciosa e spesso escludente. Il futuro della Chiesa è nel recupero del suo passato. Il passato che ci porta dritti a Gesù di Nazareth. Se non ci incamminiamo per questa strada la Chiesa non andrà da nessuna parte. Se il Vangelo è il centro, a essere decisiva non sarà la religione. Il centro sarà l’umanità, tutto ciò che ci rende umani».
Confusa e (quasi) felice. La comunità cattolica internazionale dopo l'intervista di Bergoglio, in http://www.adista.it/?op=articolo&id=53171, data di lettura 3 ottobre 2013.

Questo commento rappresenta veramente l'essenza del pensiero di gran parte del Cattolicesimo odierno e corrisponde, a sua volta, all'idea che ha l'uomo medio occidentale quando pensa a Cristo e alla Chiesa. Mi pare molto importante commentare a mia volta queste frasi perché è esattamente su questi concetti che si attua una profonda incomprensione tra la tradizione cristiana (occidentale e orientale) e il mondo moderno secolarizzato e tra un certo tipo di Cattolicesimo attuale e il suo passato. Che sia un teologo cattolico a porre tali concetti, indica la drammatica gravità della situazione.

Ma questo indica pure quanto lontano siano gli argomenti trattati dal mio blog rispetto a quelli che si pongono questo genere di persone. Siamo praticamente su versanti opposti e l'incomprensione è totale! Come potrà il Cattolicesimo, caratterizzato prevalentemente da questo pensiero, dialogare o semplicemente confrontarsi sinceramente con il mondo Cristiano ortodosso che conserva alcune linee di fondo da lui stesso avute  un tempo? Non corriamo il rischio di fare una bella sagra di apparenze dietro alla quale non c'è assolutamente nulla? Non usiamo termini anche identici ma con significato profondamente differente?

Veniamo al testo.

Il teologo spagnolo, infervorato dai discorsi bergogliani, pensa che questi portino veramente al nucleo fondante della Chiesa e al messaggio autentico del vangelo. Avere Gesù Cristo al centro della propria vita - ammette - non significa focalizzarsi su riti, dogmi e ortodossie, che escluderebbero chi li rifiuta e non li capisce, ma giungere all'attenzione dell'umanità.

Sono affermazioni talmente generiche che lasciano spiazzato l'uomo comune: cosa vuol dire "giungere all'attenzione dell'umanità"? Dall'insieme dei discorsi bergogliani penso significhi ascoltare il prossimo e camminare con lui, qualsiasi fede abbia, cercare di servire alle sue necessità e difendere i suoi diritti venendo meno a proclamare i "diritti" di Dio sull'uomo (1).

Riti, dogmi e ortodossie, in tal senso, non servirebbero a nulla, essendo, semmai, intralci. Il teologo lo lascia intendere, dal momento che l'atmosfera intellettuale dei discorsi bergogliani porta inevitabilmente a questo genere di conclusioni.

Mi sembra la stessa posizione di un prete cattolico friulano, don Pierluigi Di Piazza, famoso per il suo attivismo sociale: "Se mi si chiede quanto prego, intendendolo in senso tradizionale, potrei rispondere che non prego affatto o che prego pochissimo. Ma siccome sono sempre al servizio e all'ascolto dei bisogni del mio prossimo (di qualsiasi ideologia e fede), allora prego moltissimo", affermò pressappoco questo sacerdote in un suo libro pubblicato qualche anno fa. Mai nessuno gli fece notare le sue strane incongruenze...

Poniamoci una serie di semplici domande:

- È possibile pensare alla Chiesa - strictu sensu - in questi termini?

Se l'importante è "recuperare il passato" che ci collega con Gesù Cristo, come dice il teologo spagnolo, in quale momento del passato della Chiesa si è mai verificata questa reale rottura che vede da una parte la preghiera (dunque la liturgia), il dogma e  l'ortodossia della fede e, dall'altra, la sensibilità verso l'umanità?
A ragionare in questi termini mi sembra, piuttosto, che più si coltiva la preghiera e l'adesione alla fede, più ci si distacca dai reali bisogni umani.

Viceversa nella Chiesa, sia in occidente sia in oriente, non si ha mai ragionato in questi termini, in nessuna epoca, neppure agli inizi quando il Cristianesimo rinnegava le prime sue eresie rappresentate dallo gnosticismo. Nello stesso Cattolicesimo questo genere di ragionamenti erano letteralmente inconcepibili, almeno fino a 70 anni fa! È molto strano che un teologo non lo sappia...

- Che genere di "dogma e di liturgia" possono spingere le persone fuori dalla "realtà" rendendole  insensibili verso il prossimo?

Se si crede, come pare suggerire il teologo spagnolo, che dogma e liturgia siano contro la sensibilizzazione umana e, in definitiva, contro la scoperta di Cristo, è logico chiederci a che tipo di "dogma e di liturgia" egli faccia riferimento. Evidentemente ad un tipo di dogma e ad una liturgia che non hanno nulla a che fare con la vita, che sono realtà astratte o doveri da compiersi obtorto collo. Non nascondo che una buona parte del clero cattolico, prima del Concilio Vaticano II, viveva in modo molto formale la sua obbedienza dogmatica e la sua prassi liturgica. Queste due realtà erano divenute come una vecchia vernice alla quale bastava dare qualche colpo per distaccarla da un metallo oramai arrugginito. Ecco da quale terreno può fiorire la mentalità del teologo spagnolo!
Ma il dogma e la liturgia hanno veramente questa valenza? A leggere la storia della Chiesa direi proprio di no anche se in alcune epoche e luoghi entrambe sono decadute agli occhi dei credenti a causa di interpretazioni e prassi fuorvianti. 
Anticamente le cose erano, invece, chiare. Perciò ci sono stati non pochi martiri che hanno donato la loro vita, pur di non deflettere da quella che era definita la "confessione della vera fede". Ci sono state generazioni di credenti che hanno dedicato l'intera esistenza alla preghiera e alla lode divina. Alcuni di loro, poi, lo hanno fatto in modo esclusivo e totale, se si pensa ai cosiddetti "ordini contemplativi". In Oriente tutto questo continua ad esistere al punto che il monastero è sia un luogo di lode perpetua a Dio, sia un bastione di difesa dell'Ortodossia della fede!

Un dogma e una liturgia ridotti a fantasma di loro stessi nella vita del clero e dei laici sono, dunque, il motivo per cui oggi vengono abbandonati e sostituiti da un'azione e sensibilità sociale. Ecco il 1968 nella Chiesa cattolica ed ecco il ritorno attuale di quelle stesse idee in tutta la loro devastante virulenza.

- In quale senso liturgia e dogma sono, allora, al vero servizio dell'umanità?

Quando san Massimo il Confessore veniva recluso a causa della sua difesa del dogma, sapeva bene che credere rettamente significa disporre l'animo umano nel modo migliore per ricevere Dio. Ricevere Dio a sua volta significa empiricamente avere la sensazione quasi "tattile" che la nostra vita non si chiude nella terra e che la terra stessa, pur con le sue sofferenze e limiti, attende d'essere trasfigurata nella Gerusalemme celeste. Di qui il bisogno della lode e della perpetua liturgia della Chiesa. Questo dogma e questa liturgia sono, dunque, strettamente aviticchiati alla vita umana e alla vita del cosmo intero, anche se questo non può essere per nulla evidente all'uomo odierno che vede il dipanarsi ininterrotto del mistero della sofferenza nel mondo.

A san Massimo il Confessore, tuttavia, tutto questo era chiaro. Per questo si sottomise all'umiliazione di essere esiliato e d'avere l'amputazione della mano destra e della lingua, per non poter più scrivere e parlare in difesa dell'ortodossia. Morto san Massimo, la Chiesa si rialzò dalla sua crisi dogmatica e lo proclamò santo, ossia vero modello per il Cristianesimo e per l'intera umanità.

Ebbene oggi tutto questo è stato spazzato via ed è letteralmente incomprensibile alla maggioranza delle persone che pensano in modo esclusivamente umano come il teologo spagnolo. In una Chiesa una tradizione ecclesiale sentita di fatto come un rottame ha, evidentemente, perso il suo ruolo ben prima d'essere ufficialmente rifiutata (2). 

D'altronde, perso l'orizzonte di Dio, che è quello dell'eternità alla quale pure l'uomo è chiamato, l'unico orizzonte rimanente è quello terreno, nella difesa di una giustizia puramente umana e dei diritti umani ad essa conseguenti. L'impegno sociale non richiede analisi dogmatiche e pratiche liturgiche. Ecco perché il prete friulano ha trovato un "nuovo modo" di "pregare". Il suo caso, è bene sottolinearlo, non è più isolato ma sempre più generalizzato, promosso volens nolens dallo stile dell'attuale papato. È uno stile che, prevedibilmente, si espanderà a macchia d'olio ovunque e tenterà d'imporsi anche nelle Chiese più tradizionali, come possono essere quelle ortodosse.

- Qual'è la strada della Chiesa e il recupero del Vangelo?


Questa risposta è la conseguenza di quanto sopra esposto. Se il modo di agire della Chiesa nel mondo non è sociale ma è, prima di tutto, soprannaturale, allora la strada della Chiesa non può mai prescindere dal confessare la fede e dal celebrarla nella liturgia. Nella confessione di fede e nella liturgia si attua l'unico possibile incontro con Cristo. In altre parole, dispondendo il cuore nel modo indicato dalla tradizione ecclesiastica, che poi discende dal vangelo, si può incontrare il mondo nel modo più conveniente e vi si può operare.
Prescindendo da tutto questo e incontrando direttamente il mondo, magari con intenzioni lodevoli, non si porta che se stessi: l'uomo secolarizzato porta l'uomo, trova l'uomo e lascia l'uomo!

Non è nelle "periferie esistenziali" che si trova Cristo ma, prima di tutto, nel proprio cuore purificato, confessando la retta fede e praticando la lode liturgica. Trovato Cristo in se stessi, lo si può far nascere nel cuore di chi si trova nelle "periferie esistenziali", ossia nelle realtà lontane dalla Chiesa.

Viceversa andare nel mondo senza aver fatto tutto questo, significa ingannarsi e ingannare e, peggio di tutto!, illudersi di trovare Cristo!!

Di conseguenza una Chiesa che prescinde sempre più dalla fede e dalla preghiera, diviene progressivamente una "non Chiesa". Non può pensare d'aver ritrovato la strada verso Cristo colui che ha perso la strada tradizionale della Chiesa voluta da Cristo!

Come ultima cosa, ho fatto uno schema grafico riassuntivo per mostrare, in modo sintetico, quanto sono differenti tra loro le impostazioni tradizionali della Chiesa da quelle mondane e secolarizzate assunte sempre più nell'attuale mondo cattolico.



In questo primo schema l'uomo passa da un modo di pensare secolare ad un modo evangelico passando attraverso una formazione (liturgia, fede, prassi cristiana) che deriva direttamente dal Nuovo Testamento e dalla tradizione. Questo uomo diviene "cristiano" e, nell'incontro con il mondo, se è una persona che ha realmente trovato Dio, lo trasfigura dandogli un orizzonte nuovo nel quale vivere. Questa è l'unica "via" che ha sempre auspicato la Chiesa: guardare il mondo con occhi divini!




In questo secondo schema abbiamo rappresentata  la prospettiva secolarizzata dimostrata pure dal teologo spagnolo di cui, sopra, abbiamo riportato qualche commento. 
L'uomo attraverso delle impellenti istanze sociali, che pensa derivino da obblighi cristiani ed evangelici, non rimane che se stesso e, nell'incontro con il mondo, di fatto non gli cambia il cuore ma solo alcune disposizioni esterne. Non cambiando nel cuore, l'uomo non ha la forza di aderire durevolmente neppure alla semplice giustizia umana. È un tentativo destinato a fallire come tutte le redenzioni sociali moderne (rivoluzioni, regimi assoluti in nome del popolo, ecc.). 
Qui si incontra il mondo con occhi puramente umani e non gli si è affatto sostanzialmente diversi.
Fondare la Chiesa su queste basi significa, evidentemente, alterarla trasformandola in una "non Chiesa". È quanto si sta cercando di fare attualmente con il plauso, guarda caso, del mondo!



__________________

1) So bene che, in nome dei diritti di Dio, spesso sono scoppiati conflitti, guerre e violenze contro il prossimo. Ma quando ciò è successo è spesso avvenuto prima di tutto per un motivo politico (con scusa religiosa). Viceversa è facile trovare nella storia personalità dogmaticamente esigenti ma per nulla violente. La storia della Chiesa bizantina è piena di esempi del genere, soprattutto nella vita dei santi.

2) L'espressione è da intendersi non in senso assoluto: la tradizione rettamente intesa rimane sempre valida in ogni tempo e luogo. L'espressione deve intendersi soggettivamente: chi sente la tradizione come un rottame anche se non la rifiuta apertis verbis, l'ha di fatto resa inutilizzabile. È quanto ho constatato di persona in molto clero cattolico attuale e ciò rappresenta un grosso problema che nessuno vuole osservare e sul quale nessuno vuole parlare in modo chiaro.











10 commenti:

  1. L'attuale epoca è molto peggio di quelle passate: allora si poteva negare questo o quel dogma di fede sulla base di precomprensioni o di assolutizzazioni razionalistiche. Oggi si nega tutta la base sulla quale la fede si appoggia e la si sostituisce con un "progetto" che non è mai appartenuto alla Chiesa, spacciandolo per "verità evangelica".
    La grande maggioranza del clero e dei laici ci cascano come pere mature!

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  2. Grazie Sig. Pietro,
    in questo articolo ha descritto in modo perfetto il sentire della Chiesa moderna, e la direzione filantropica e umanistica che purtroppo sta prendendo.

    nikolaus

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    1. È bene chiamare le cose con il loro reale nome: questo genere di Chiesa moderna è una "Contro-Chiesa" nella Chiesa perché svuota del suo reale significato quanto nella Chiesa ha sempre avuto. Questi fatti oggettivi non cambiano, dovessero pure essere impressi da un papa, un patriarca, un vescovo o una qualsiasi autorità ecclesiale. Per ristabilire l'ordine naturale (questo è un ordine ecclesialmente "contro natura") non c'è altra via che l'esempio dei martiri.

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  3. L'ordine naturale non è stato stravolto solo di recente - ovvero a partire dagli anni successivi al Concilio Vaticano II.

    La Tradizione è stata modificata nel corso dei secoli , un passo dopo l'altro. Se guardiamo agli scritti di San Fozio, sono ivi riportate le regole esistenti per i sacerdoti sposati, sacerdoti sposati, che poco tempo dopo venivano cancellati dalla cosiddetta tradizione della chiesa di Roma.

    Le Sacre Scritture all'inizio della Storia della Chiesa venivano lette e ruminate, ma ad un certo punto, nel 1300 e qualcosa la lettura della Bibbia venne proibita ai singoli fedeli. Cosa si temeva ? che il popolo potesse confrontare quanto scritto nella pagine dell'Antico e del Nuovo Testamento con il comportamento del clero ?

    Ottimo il riferimento a personaggi come Massimo il Confessore... ma restiamo in Occidente : avete mai sentito parlare di Aonio Paleario ? siamo in pieno 1500 ed citato fedele che richiama la Chiesa ad una sola fede finirà arrosto, pardon, al rogo...

    Roghi che hanno bruciato in quei secoli costantemente contro gli ebrei, sia in Spagna, da dove gli ebrei vennero cacciati nel 1492 e probabilmente anche altrove. Poichè l'Italia meridionale era soggetta in quei secoli al dominio spagnolo, anche dall'Italia meridionale vennero cacciati gli ebrei.... e sempre nell'Italia meridionale vennero accesi, sotto il dominio dell'Inquisizione i roghi per i cristiani non allineati. Terribile la lettura del libro di Sciascia "Morte dell'inquisitore".

    Ovvero ritornare all'origine significa allontanarsi dalle sovrastrutture che si sono sovrapposte al messaggio cristiano nel corso dei secoli.

    Fanno pena quei tradizionalisti che pensano che la tradizione sia quella precedente al Concilio vaticano II....

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    1. Uno dei supremi criteri della carità è quello di "non spegnere il lucignolo fumigante"!

      Chi pensa che la salvezza sia tornare esattamente come 70 anni fa' ha idealizzato un periodo che comunque sia non era perfetto, poiché se fosse stato perfetto, nei limiti del possibile, non avrebbe ceduto come la frana del Vajont nel 1963! Il dopo si spiega sempre e comunque con il prima!
      Per dire: la Chiesa cattolica in Olanda attorno agli anni '50 era florida. Poi vent'anni dopo è vertiginosamente crollata. Allora vuol dire che già precedentemente c'erano molte cose che non andavano, seppur nascostamente!
      Quello che comunque c'era prima era ancora, nonostante tutto, un sentire del sacro che io sottolineo molto e che poteva ancora fare da base per il recupero di tutto il resto.

      Oggi è esattamente la base delle basi che è stata sostituita: ciò che preoccupa ai pastori odierni non è se il gregge è in grazia di Dio ma ben altro!
      .
      Se solo 100 anni fa un papa si fosse comportato come Bergoglio avrebbe creato una mezza rivoluzione e infatti i papi di allora sono molto attenti a non fare scivoloni di tal genere.

      Nel mondo cattolico oramai non comanda più la tradizione (e prima del concilio non si puo' negare che una certa tradizione comunque regnasse) ma l'improvvisazione che segue il gusto dei tempi ossia l'individualismo riscontrabile pure nelle più alte sfere.

      Non neghiamo (e non possiamo) al mondo cattolico la sua caratteristica di Chiesa. Ma dobbiamo dolorosamente ammettere che in questo corpo qualcuno sta facendo massicce trasfusioni di "petrolio" al posto del sangue che da vita.

      Inutile ricorrere a discorsi contorti per scusare infinitamente l'inescusabile compiuto da molto clero e 'alto clero. La situazione è drammatica e non dobbiamo nasconderlo.

      Il problema purtroppo è che questo cattivo esempio farà breccia anche su ambiti ecclesiali ancora piuttosto sani. Per questo qui se ne parla nel generale silenzio o, addirittura!, nel generale osanna dei mass media che vedono nella dissoluzione un esempio e nel relativismo religioso una luce spirituale!

      E' ora di riconscere marcio cio' che è marcio per poter ricevere energia e ricostruire.

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  4. Il Magistero insegna che Dio si è fatto uomo affinché l'uomo si faccia dio... quindi certe affermazioni sono, senza tanti giri di parole, non solo eretiche ma contro-spirituali proprio.

    Pantocrator

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    1. Questo non è il magistero ecclesiastico in senso moderno, ma la tradizione antica della Chiesa . Questa espressione nella sua letteralità è di sant'Atanasio di Alessandria ma per ammetterla è necessario, come si diceva, credere che Cristo è Dio ed è uomo.
      E come Cristo è Dio nella sua essenza, in quanto seconda persona della Trinità, così l'uomo può divinizzarsi per grazia, attraverso l'azione dello Spirito Santo che interviene davanti alla confessione e all'adesione del fedele alla retta fede.

      Ma l'Occidente cristiano spesso ha fatto affiorare un arianesimo pratico lasciando che queste espressioni rimanessero pura letteratura. Nei nostri tempi questo genere di arianesimo si è definitivamente imposto: la Chiesa non è una questione di grazia, di vita nella grazia spirituale, ma questione di opere e di testimonianza sociale.

      Qui non è una questione di semplice eresia. Ario era eretico ma qui è molto peggio perché quanto ario non toccava, nei nostri tempi è stato profondamente toccato: la liturgia è banalizzata e profanizzata, il Credo imbarazza perché escluderebbe chi non vi aderisce. Quello che pare contare è oramai solo la coscienza soggettivistica - come suggerito a Scalfari dall'attuale papa - e questo è molto grave.

      Piuttosto che questo campo di gramigne sarebbe molto meglio un campo per nulla coltivato!

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  5. Mi permetto di farle osservare che 100 anni fa, o poco più venivano portate allla struttura dogmatica ecclesiale due attacci pesantissimi contro la Tradizione. Il primo è la proclamazione del dogma dell' immacolata concezione e la seconda è la proclamazione dell'infallibilità papale.

    Si narra che oggi, Bergoglio, stia, con le sue parole, ridimensionando il dogma dell'infallibilità papale. nell'intervista alla rivista dei gesuiti, cioè a Padre Antonio Spadaro, si dice abbia precisato : "L'insieme dei fedeli è infallibile nel credere... mediante il senso sopranaturale della fede di tutto il popolo che cammina".
    Questo concetto credo sia perfettamente concordante con la tradizione della Chiesa d'Oriente... anche se in occidente quello che si è visto è stato , nel pasaggio da Ratzinger a Bergoglio una completa metamorfosi di ogni atto pastorale, se così vogliamo chiamarlo.

    Per quanto poi concerne la lettura delle sacre scritture nella Chiesa primitiva, quale testimone più attendibile di Paolo che, nella seconda lettera a Timoteo afferma :
    TU PERO' PERSEVERA NELLE COSE CHE HAI IMPARATO E NELLE QUALI SEI STATO CONFERMATO, SAPENDO DA CHI LE HAI IMPARATE, E CHE SIN DA BAMBINO HAI CONOSCIUTO LE SACRE SCRITTURE LE QUALI TI POSSONO RENDERE SAVIO A SALVEZZA PER MEZZO DELLA FEDE CHE E' IN CRISTO GESU'.

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    1. E io mi permetto di farle osservare che questo è un blog di "tradizione liturgica" che quindi non prende necessariamente in esame le problematiche di tipo ecclesiologico e teologico che lei mi solleva.
      Dal punto di vista della tradizione liturgica - CHE E' QUELLO CHE IO SOTTOLINEO - esiste una base che bene o male si mantiene e sulla quale si possono ricostruire molte cose.
      Ora - ed è quello che io sottolineo continuamente - è questa base ad essere stata intaccata se non infranta.
      Per altre questioni la rimando in altri blog nei quali potrà discutere e confrontarsi sulle tematiche in oggetto ma temo che non ne caverà un ragno da un buco....

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  6. October 7, 2013
    Pope Francis is interpreting magisterial documents with an objective error : he is using a dead man walking and visible theory

    http://eucharistandmission.blogspot.it/2013/10/pope-francis-is-interpreting.html#links

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