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mercoledì 22 gennaio 2014

La Chiesa "del futuro"

Internet è lo specchio della società nel male e nel bene. Come nella società ci si lamenta per molte cose che non funzionano, così succede su internet. 

Riguardo la Chiesa si scrive di tutto, cose vere, altre meno vere, altre ancora totalmente false. Davanti alle situazioni patologiche di Chiesa ognuno offre delle alternative: c'è chi se ne frega completamente, chi auspica un ritorno alla tradizione, intendendolo tradizionalisticamente, chi desidera una Chiesa ancor più "aperta e giovane" (ossia secolarizzata).

Personalmente sono convinto che è necessario muoversi su due piani: a) dirigersi in strutture ecclesiali semplici, più semplici possibili; b) rinnovarsi seguendo direttrici tradizionali ma senza dimenticare che viviamo nel nostro tempo.

Questi due punti, a mio avviso, possono fare la "Chiesa del futuro". Il resto mi sembra destinato a decadere inevitabilmente.
Esamino in dettaglio questi due piani di scelta.

a) Penso sia necessario innestarsi o fare riferimento a strutture semplici. Quando penso ad esse ho in mente, ad esempio, un piccolo monastero con pochi monaci e una fraternità di pochi laici che lo supporta. Le grandi realtà, oramai, sono tutte più o meno contaminate da uno spirito che non è affatto quello ecclesiale autentico. Personalmente mi sono dato l'impegno di non perdere tempo a denunciare o "combattere" vescovi, preti o realtà similari (lo dovrebbe fare, semmai, un santo e io non lo sono affatto!). 

In questo blog si parla di liturgia, assai raramente di questo o quel "prete" o "vescovo" che sbagliano. Infatti, se si deve portare rispetto per l'episcopato e il sacerdozio, non ci si può illudere che, da questi erranti, si possa ottenere qualcosa, magari combattendoli con acredine. Spesso non solo non si ottiene nulla ma si ha pure una recrudescenza degli errori. 

Lungi dal capire questo, su internet molti si scandalizzano e occupano gran parte del loro tempo a scrivere e a rispondersi su cosa fa questo o quel prete, questo o quel vescovo. Sembra una coazione a ripetere che brucia quel poco ossigeno che ancora rimane. Invece di vedere la cosa per quel che è (patologica!) ci sono blog che attirano fiumi di pettegoli, come se fossero donne al mercato, un atteggiamento che i padri della Chiesa criticherebbero con molta severità! Laddove c'è gente che "mena i pugni" c'è sempre un capannello di curiosi e di tifosi. Ma è questo lo spirito della Chiesa?

Le grandi realtà anche nei tempi "migliori" sono sempre state esposte, più di chiunque altro, alle tentazioni del secolo. Oggi lo sono immensamente di più e non c'è ambito che si salvi al punto che attualmente è messa a repentaglio la sostanza stessa del Cristianesimo.

D'altronde, come possono esserci vescovi cattolici corrotti vi sono pure vescovi ortodossi corrotti. La "ruggine dei tempi" invade proprio ogni ambito. 
Al contrario, in una piccola realtà la situazione si può controllare meglio. Ad esempio, in un piccolo monastero un priore sensato penserà 10 volte prima di fare entrare un monaco o ordinarlo prete. Questo, soprattutto se costui è psicoproblematico, vanitoso, se semina zizzania ed è un animo inquieto, ozioso e pettegolo.  Infatti, un monaco del genere dividerà la comunità e tenderà a distruggerla. 

Viceversa, in una diocesi (cattolica o ortodossa è lo stesso, da questo punto di vista), un vescovo non vive in comunità con i suoi preti, non ne deve sopportare direttamente le originalità. Non di rado  cercherà di non pagare mai per gli errori del suo clero e farà, se può, da "scaricabarile".

Qui la tendenza è contraria. Si tende ad ordinare chiunque perché si ragiona con una mentalità freddamente istituzionale: ho un "buco" vuoto - una parrocchia senza prete - e devo riempirlo con un "tappo", uno che ordino al sacerdozio; qualsiasi "tappo" è buono basta che funzioni per un po'. 
Non c'è attenzione alle reazioni che, prima o poi, si genereranno. Ho visto fin troppe volte, e in molti ambienti clericali, questo cieco "opportunismo" che non ha la minima lungimiranza ed è tremendamente dannoso per la Chiesa. Il prodotto sono certi presbitèri composti da un'accolita di gente in cui spiccano elementi molto "originali" (*) ...

Davanti a queste situazioni, l'unica cosa che il cristiano può fare è quella di non "confidare nei potenti nei quali non c'è salvezza", come recita il salmo 146, non mescolarsi con loro, ricordarli nella preghiera e costruire un mondo più pulito nel proprio piccolo.

b) Ma per fare questo è necessario lavorare "a fondo". Di qui il recupero di tutti gli strumenti necessari per "lavorare bene" nel campo cristiano. Il recupero della tradizione (intesa come ho descritto nei post precedenti) è indispensabile. Questo da la possibilità di essere saldamente ancorati. Una retta conoscenza della sapienza biblica, mediata dalla lettura sapienziale dei padri, una nutriente pratica della liturgia (nelle sue espressioni tradizionali), sono quanto di meglio si possa avere. Inutile dire che esattamente questo è il lavoro che si fa - per vocazione - nelle strutture monastiche (in quelle che funzionano davvero, non nei pensionati per nullafacenti mantenuti!).

Il mondo clericale non si deve disprezzare ma storicamente ha spesso generato (soprattutto in Occidente) ogni genere di malanno mettendo in serio repentaglio la salute stessa della Chiesa (**). Un genere molto simile di danni si stanno iniziando ad osservare ora anche in Oriente (***).

Appoggiarsi nuovamente a realtà puramente clericali mi sembra l'errore di fondo di un certo tradizionalismo che non riesce a leggere obbiettivamente alcuni fatti storici e da per scontato troppe cose. Appoggiarsi a quelli che si pensano essere "i grandi" (o indugiare a parlare sempre su di loro) è anche l'atteggiamento di quei pochi che, approfittando del Cristianesimo, sono animati da manìe di grandezza...

Personalmente credo che la "Chiesa del futuro" - per poter reggere al gelido clima secolaristico - non può che avere una mentalità monastica, realizzata in  piccoli centri di tipo familiare. Mentre i clericalisti cercano i centri di potere, i monaci (veri) vi fuggono e in questo fuggire si concretizza la vera edificazione cristiana.

I potenti continueranno la loro opera di svuotamento di senso ma, alla fine, rimarranno soli. 
E quando un potente è solo e non seguito da alcuno a chi parlerà?
Tuttavia, questo avverrà solo se la gran massa dei laici capirà che è meglio volgersi alla costruzione di cose positive, non perdere tempo continuando a parlare in modo sempre più nevrotico di quello che "i potenti" non fanno. E i laici che fanno? Chiacchierano?

Nella costruzione ci si chiarifica lo spirito. Nel continuo dibattito lo si annerisce. Purtroppo, quanti siti e blog "supercristiani" diffondono spessa caligine nera su internet! 

"Tu quando vedi un sacco della spazzatura che fai? - chiedeva un monaco atonita ad un laico - lo apri e semini in giro la spazzatura per riempirti di puzza pure tu o, piuttosto, lo chiudi meglio e lo metti nel contenitore apposito?".

Ognuno di noi che fa?

_____________

(*) Voi capite bene che, finatanto che sono uno o due su 30, la cosa è ancora gestibile. Quando iniziano a divenire 20-25 su trenta è il caos totale! 

(**) Il riformatore Martin Lutero riporta un detto che già allora circolava ampiamente: "A Roma si fa la fede, altrove vi si crede!".

(***) In una lettera enciclica del patriarca di Costantinopoli, nella seconda metà del XIX secolo, si ricordava che "il popolo è il custode della tradizione". Mi sono sempre chiesto perché il popolo nella sua interezza e non semplicemente il clero. Questo passo è estremamente profetico nel momento attuale in cui, in Occidente, gran parte del clero ha perso il concetto di tradizione. Purtroppo qui il popolo non è più in grado di custodire una tradizione che non conosce affatto bene e che, addirittura, disprezza con idee preconcette che buona parte dello stesso clero ha in loro infuso.

12 commenti:

  1. Mi sembra di condividere tutto quanto ha scritto.

    Vorrei semplicemente aggiungere che il popolo è custode delle tradizione perchè tutto il popolo cristiano è il corpo mistico di Cristo, ciascuna persona con le sue qualità particolari, ma che, tutte insieme, contribuiscono al bene comune.

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    1. Questo principio mi è ben noto. Il punto non sono i principi (che teoricamente esistono anche da noi) ma la pratica. Nella pratica in Occidente o il popolo fa quanto il clero ha già deciso o non conta quasi nulla. La cosiddetta "valorizzazione dei laici" è in gran parte fumo negli occhi e si valutano quei laici che hanno deciso di parlare e ragionare come i chierici.

      Un piccolo fatto le indicherà quanto ho appena detto.
      Una volta, terminata una messa, un prete corse da me a chiedermi che ne pensavo della sua omelia. Interdetto gli chiesi perché mai me lo chiedesse. Costui rispose: "Lo sai che ora si valorizzano i laici ed è bene sentire cosa ne pensano". Io ribattei: "Se proprio lo vuole sapere, la sua omelia è un bellissimo quadro ma non mi dà né chiodo né appendino per attaccarlo alla parete". Aveva fatto la classica predica da "prete" tutta principi e niente pratica.
      Alla mia asserzione il prete mi guarda disorientato, non dice nulla e, appena vede una donnicciola che lo raggiunge, gli pone la stessa domanda voltandomi le spalle. Questa gli risponde: "Ha predicato benissimo, con parole bellissime, sono stata contenta!!". Al che il prete, come se ricevesse una gratificazione sensuale, diede immediatamente segno che era QUESTO che voleva sentire.

      Ecco, queste cose sono perfettamente inutili, autocelebrative e... "masturbatorie" (passi il termine). Che tradizione può mai custodire un popolo del genere? Che bene comune?

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  2. Si può anche ricordare quanto afferma Pietro negli Atti degli Apostoli : che è meglio obbedire a Dio piuttosto che agli uomini... ed il clero è formato da umani.

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    1. Oggi più che mai!! La definizione della cosiddetta "Chiesa docente" formata da clero e "discente" formata dai laici ha fatto il suo tempo! È vero che l'incarico del clero è quello di insegnare e santificare ma è anche vero che il santo nella Chiesa (quel santo che ho ben definito qualche post addietro) ha una funzione docente che, per quanto non istituzionale, è assolutamente importante. Ma tutto ciò dalle nostre parti non vale quasi nulla. E io davanti a queste cose mi chiedo a che razza di "livello" siamo scaduti...

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  3. Carissimo Pietro, vorrei farle una domanda, quanti sono importanti i segni "carismatici" secondo i Padri?

    Mi spiego meglio, in questo periodo mi sto accorgendo come ho sempre vissuto la mia fede in modo troppo "intellettualistico" credendo fermamente nella realtà dei miracoli del Signore nel Vangelo ma non reputandoli necessari nella vita di fede dei credenti, ora invece il Signore mi sta facendo capire come quei segni sono importanti, come sono il frutto della fede di ogni credente, allora mi domando, quelle parole del Vangelo che dicono:

    "Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono:
    nel mio nome scacceranno i demòni,
    parleranno lingue nuove,
    prenderanno in mano i serpenti
    e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno,
    imporranno le mani ai malati e questi guariranno"

    ... sono solo per gli Apostoli o per tutti i Credenti? I Padri come le interpretano? Sono da leggersi in senso metaforico o nel loro significato letterale senza certamente escludere quello spirituale? In questo periodo ho ripreso in mano gli Apophtegmata dei Padri del Deserto, e accostandomi ai loro Detti e alla loro Vita vedo come questi segni erano vivi, presenti, reali, e io voglio che la mia fede (anche se immatura, povera, piccola, bisognosa di crescere, di essere educata dal Signore) produca questi stessi frutti e sto vedendo come questo accade nei gruppi Carismatici, ma questi gruppi io non li vedo radicati nella Tradizione, quindi come si fa? O meglio si potrebbero radicare nella Tradizione?

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    1. Prima di tutto vorrei sgombrare il campo da malintesi. Io non ho avuto modo di conoscere direttamente il cosiddetto "movimento carismatico" e, avendo conosciuto persone che amavano frequentarlo, ne ho avuto un'impressione non buona. Ho l'idea che le persone siano alla ricerca quasi "nevrotica" di segni soprannaturali, di eventi inspiegabili, come chi, preso dalla frenesia dello shopping, ama comperare tutto quello che ritiene carino.
      No, se si intende per "carismatico" un fenomeno dove a tutti i costi si cercano cose eccezionali, non ci siamo. Non è questo a cui intendo.
      La Chiesa è, di "suo", un evento carismatico, ossia è stata fondata dallo Spirito Santo e in lei avviene una salvezza in Cristo, che sia accompagnata da eventi eccezionali o meno.

      Comunque una cosa è sicura: non si devono chiedere per forza segni eccezionali anche se la fede di grandi santi è stata sovente accompagnata da eventi non consueti. Lo stesso Cristo ha promesso che, avendo fede e dicendo ad una montagna "alzati da qui e mettiti lì", questo sarebbe avvenuto.

      Gli apostoli hanno fatto segni eccezionali ma questi non sono cessati con la loro dipartita da noi. Nella storia della Chiesa, si sono ripetuti anche in altri contesti. Il fatto che non siano consueti è presto spiegato: ci inorgogliremo, ragion per cui non si devono chiedere.

      Per il resto, non ci si deve problematizzare: se una persona ha fede sa che Dio lo accompagna e lo istruisce, fosse pure destinato a vivere in un deserto. L'importante è avere pazienza, cercare di essere coerenti con la propria scelta cristiana e non smettere di pregarlo. In questo modo si è fedeli, nel proprio piccolo, alla tradizione evangelica.

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    2. Ti consiglio la lettura di s. Giovanni della Croce, ad esempio l'ascesa al Monte Carmelo, in cui il Santo nel percorso ascetico invita all'anima di rifiutare qualsiasi segno naturale, soprannaturale e spirituale fosse pure esso mandato a Dio, in quanto è nell'assoluto annichilimento di essa che la Grazia potrà compiere interamente la sua opera.
      Coloro che si dilettano in queste cose (carismi vari e prassi varie nate nel protestantesimo) sono ben poco spirituali ed attratti da altre cose che non sono certo Dio.

      Pantocrator

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    3. Il fatto è che san Giovanni della Croce aveva ripreso - meglio che lui poteva e di questo non gliene si può fare un torto - quella che era la consuetudine ascetica antica e quindi, a sua volta, è a questa che si deve guardare.

      Molti anni fa anch'io ero attratto da questi mistici carmelitani. Poi pian piano sono inesorabilmente risalto alla loro fonte.
      Ma oggi che si può pretendere? Hanno trasformato la fede in sentimento mercificato. Di qui la pessima impressione che ricevo ogni volta che osservo tutti coloro che corrono or qui or lì in cerca di "emozioni religiose".
      La Chiesa non da "emozioni religiose" ma da la sapienza dello Spirito che è ben altra cosa.
      Se una realtà da "emozioni religiose" allora statene certi che non è la Chiesa anche se apparentemente lo sembrerebbe.

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  4. Ho preso S. Giovanni della Croce come esempio, in quanto il Santo descrive molto bene il distacco totale non solo dalle "emozioni", che è il percorso a si dedica il principiante. cosa che al contrario viene enfatizzato oltre ogni limite oggi, ma anche da qualsiasi movimento più profondo dell'anima ed dello spirito. Questo semplicemente per far capire come invece la cosa risulta rovesciata al giorno d'oggi. Come può divinizzarsi l'uomo se è tutto preso da solo ciò che è esteriore?

    Pantocrator

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    1. Si può iniziare da questo autore ma poi è normale sentire il bisogno di risalire verso la fonte...

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  5. Dov'è questa fonte? Qual è? Ci dia qualche indicazione,per favore, qualche nome,qualche titolo. Grazie

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    1. Capisco che non è facile: quando mai è stato facile vivere il cristianesimo? Oggi a dispetto della grande informazione c'è tanta confusione. Quello che è utile sapere non giunge velocemente, non si sa che fare!
      Invece, tutto è stato già dato. Possiamo dire che il "corredo" dello scout, perché non si perda nel bosco, ce l'abbiamo tutti anche se non lo sappiamo. La bussola è stata data e i Padri della Chiesa, ad esempio, ci indicano quali sono le caratteristiche della Chiesa stessa. Quindi se attorno a noi ci sono persone che vanno predicando una Chiesa diversa, e magari sono pure preti inserite in strutture ufficiali verso le quali crediamo di fare affidamento, chi ha ragione non sono loro ma le autorità antiche che in realtà sono le autorità di sempre.
      E' questo che vado dicendo in questo blog, osservandolo dal punto di vista liturgico: non può una struttura ecclesiastica odierna porsi contro chi prega in un certo modo tradizionale, va contro la Chiesa, costruisce una nuova chiesuola "riciclando" i fedeli. E siccome questo sta avvenendo, con buona pace dei vescovi che pur di starsene tranquilli lasciano fare, c'è qui qualcuno che ve lo sta dicendo.

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