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domenica 12 gennaio 2014

L'occhio dell'anima

Stasera passando a piedi attraverso un quartiere residenziale urbano ammiravo le tante finestre accese dai palazzi. Uno "spettacolo" che non si può osservare la sera nei palazzi veneziani, ridotti ad essere sedi di mostre o uffici: oramai la vita familiare non riscalda più quei palazzi già da qualche secolo!

Siccome non ero solo, ho chiesto a chi mi stava vicino: "Che differenza c'è tra un palazzo illuminato come questi e un palazzo ugualmente illuminato ma senza anima viva al suo interno?".

La domanda non era oziosa: quello che i sensi percepiscono non è detto che corrisponda automaticamente a quello che pensiamo (luce di una casa = casa abitata). Si noti che, essendo inverno ed essendo tutte le finestre chiuse, non si percepiva alcun rumore da quegli appartamenti. Non si notava neppure qualche figura muoversi all'interno. Per questo ho posto tale domanda.

Qui, però, entra in gioco un'altra componente, la più affascinante che ognuno di noi ha senza a volte saperlo: se i sensi non ci danno alcuna prova chiara che una casa è abitata, c'è qualcos'altro che ci indica la presenza della vita, qualcosa paragonabile alla sensazione di un calore umano che s'irradia da quegli appartamenti, calore che intuiamo "come" se fossero onde che ci raggiungono attraverso l'aria e s'infrangono su di noi. Per questo amo attraversare i luoghi residenziali ed evito i percorsi turistici (che danno sensazioni completamente artificiali e inerti miste ad eccitazioni nervose). (*)

Faccio un altro genere di esempio per essere più chiaro. Molto tempo fa, quand'ero un giramondo, decisi di prendere una corriera per andare in Grecia. Esistevano delle corse che, partendo da una città del nord, percorrevano tutta la penisola italiana, s'imbarcavano in un traghetto e poi raggiungevano il luogo prestabilito. Era un viaggio molto economico, per lo più preferito da studenti. L'unico neo, oltre al fatto d'essere un viaggio "eterno", era l'orario di partenza: 4,30 di mattina. Se un giovane ragazzo non voleva o non poteva spendere, doveva aspettare il bus sotto la pensilina fintanto che questo arrivava. Una volta lo feci pure io. Ad una certa ora mi addormentai. Saranno state le tre di mattina. Nel dormiveglia, nel totale silenzio, avvertii una presenza umana in avvicinamento, pur mantenendo gli occhi chiusi. Li aprii: pareva essere un malintenzionato, un ladro, il quale con passi leggerissimi e silenziosi stava avvicinandosi (forse per derubarmi, chissà!). Me ne accorsi senza aver avuto bisogno dei sensi! Dopo che aprii gli occhi, lo sconosciuto si allontanò rapidamene.

Questo indica che dentro di noi ci sono delle potenzialità alle quali non diamo molto peso le quali, però, non fallano. A volte tutto questo lo chiamiamo "intuito", altre volte "sesto senso".

Vi ho parlato di queste cose per mostrarvi un punto che mi sta particolarmente a cuore.

Nel prologo di Giovanni, l'apostolo dice che il Logos di Dio - Gesù Cristo - è la vita. Questa vita si è trasmessa agli apostoli non tanto con un insegnamento verbale quanto attraverso una convivenza: Cristo abitava assieme ai suoi seguaci. 

Avendola avuta vicino, questa stessa vita si è fatta riconoscere ai discepoli di Emmaus con un segno particolare al punto che uno disse all'altro: «Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentr'egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?» (Lc 24, 33).

Oggi si da a questo passo un valore romantico o pietistico (quando lo si crede e non lo si ritiene una favola). Ma si dimentica che, allora, queste valenze erano ben lungi dall'esistere! Qui si cela quello che chiamo "sesto senso" o intuito spirituale. Quest'intuito ha una qualità ancor superiore a quella dei miei esempi suddetti.

Se scorriamo la patristica greca, questo "sesto senso" ha un nome preciso: occhio del cuore, detto pure nous o, ancora, intelletto spirituale.

In questo modo, l'uomo è composto da corpo (con i cinque sensi), razionalità e intelletto spirituale. L'intelletto spirituale non è affatto la razionalità anche se oggi, per la maggioranza del Cristianesimo occidentale, i due termini tendono ad essere perfetti sinonimi (non a caso la cosiddetta spiritualità non ha alcun reale valore e vive ai "margini" quando non è addirittura equivocata. Di qui certe affermazioni sull'orlo del blasfemo: "La Chiesa non si regge con le Ave Maria!", come diceva un noto arcivescovo).

Se l'intelletto spirituale apre a sensazioni di altro ordine (e gli esempi che ho posto in alto, per quanto inadeguatissimi, ne forniscono la vaga idea), è logico che una vita cristiana in cui tale intelletto è cieco, non potrà che essere di basso livello.

È il caso di chi sa tutto a livello concettuale, conosce le leggi della Chiesa e il catechismo a mena dito; senza aver illuminato l'intelletto (= averlo reso attivo), sarà intelligente, mai sapiente! 

È pensando a costui che Cristo dice: «Se il tuo occhio è sano, anche il tuo corpo è tutto nella luce; ma se è malato, anche il tuo corpo sarà nelle tenebre» (Lc 11, 34). Non è il molto studio ad illuminare l'intelletto (i dottori della legge non furono mai i discepoli di Cristo!) ma qualcos'altro. Solo con quel qualcos'altro tutto assume il suo giusto ruolo ed equilibrio e rende sapienti. Lo stesso Cristianesimo, agli inizi, si autodenominava  "sophia cristiana", non "razionalità cristiana"!

Essendo oramai divenuto solo la seconda,  "razionalità cristiana", il Cristianesimo nelle nostre regioni è spesso e volentieri una realtà puramente filantropica e abolisce sempre più la preghiera e ogni genere d'impostazione tradizionale nella liturgia. È tutto molto logico, se ci si pensa! 
Non ci si deve illudere: nessuno, pensando di sanzionare castighi, può credere di ristabilire un ordine tradizionale (che nasce solo da presupposti di ordine spirituale) (**).

Quello che ho sempre "rimproverato" ad un certo tradizionalismo cattolico (non dico che tutti i suoi componenti sono così!) è il fatto di non riuscire ad arrivare in profondità: si accoglie quanto contraddistingueva la Chiesa cattolica fino a cinquant'anni fa senza rendersi conto che c'è un tesoro molto più grande e nascosto da porre in luce.

Questo tesoro si gusta con intuizioni di altro genere che, si può dire, sono sempre appartenuti alla grande mistica cristiana. 

Sono convinto che la Liturgia tradizionale non è nata semplicemente per motivi razionali (anche certi distruttori della stessa li hanno!) o per motivi puramente didattici (certi distruttori della stessa sono i primi a parlare di "pastorale liturgica"). 

È nata, sì, per santificare i fedeli ma il santificare non è mai fine se stesso: serve ad aprire in loro un "occhio interiore", un "senso spirituale", attraverso il quale contemplare, attraverso i simboli, realtà celesti. Se non si arriva a questo, o non ci si avvicina, nulla ha veramente senso!

Ecco le vere basi e la vera identità della liturgia tradizionale ed ecco perché le riforme liturgiche, nate con scopi puramente umani (anche se con le migliori intenzioni), alla fine svuotano e rendono inservibile la liturgia stessa!

Sono solo i "puri di cuore" che, attraverso i segni e i simboli disposti nella liturgia possono "vedere Dio". E lo vedono nel senso da me su indicato, anche se lo descrivo in modo molto impreciso e approssimativo.

Gli altri, tutti gli altri che ne sono "fuori", scambieranno la buccia del frutto per il frutto intero, un palazzo illuminato (ma vuoto) con un palazzo popolato di gente (***).

E allora ecco le liturgie e le chiese che non hanno nulla di sacro. 
Solo un cieco nell'anima può vedere in esse lo "splendore" di Dio. 
Oggi siamo su questo livello almeno nel 90% dei casi. Mai come oggi il Cristianesimo è rappresentato da una sparuta minoranza di persone.

______________

(*) Come si possono avere sensazioni positive da un quartiere (pur non vedendo o sentendo anima viva), se ne possono avere pure di pessime. Ci sono quartieri di Parigi, per nulla pubblicizzati, in cui si sente una sensazione di oppressione, di oscurità (anche se hanno vie e palazzi lindi e pinti). Avendoci vissuto per qualche anno ho girato abbastanza in quella metropoli. Un tardo pomeriggio domenicale, con l'idea di raggiungere più velocemente una fermata del metrò, sono entrato in un quartiere deserto. Ho immediatamente sentito una sensazione fastidiosa e non capivo il perché. Mi fu chiaro dopo un poco: una prostituta di colore mi fissava invitandomi a gesti a salire in una di quelle case! Non la degnai di uno sguardo. Quelle erano case infelici!

L'occhio del cuore arriva a capire molto prima della razionalità! Parigi, per quanto sia la capitale europea della cultura, la considero una città con diversi quartieri abbastanza inquietanti.

(**) È piuttosto ricorrente, nel mondo tradizionalista, l'idea che solo un papa "di polso", imponendo delle leggi e facendole obbedire sotto pena di castighi, potrebbe risollevare le sorti del Cattolicesimo. 
Io mi chiedo: come si fa ad essere così ingenui? In fondo, il mondo cattolico è arrivato allo stadio odierno proprio perché ha attraversato secoli di sottomissione a feree leggi. Allora è prima di tutto necessario mostrare che le basi della Tradizione si appoggiano non su una comprensione razionale (o razionalistica), non su un puro ordine legale, ma su disposizioni il cui fine è la santificazione (ossia il risanamento dell'occhio interiore, per dirla evangelicamente e patristicamente). Questo sarebbe facile se, nel mondo cattolico, ci fossero monasteri che funzionassero bene e la loro spiritualità fosse veramente il timone della Chiesa. Invece non è affatto così! L'unica soluzione è data solo al singolo il quale, con somma fatica, deve cercare di recuperare una visione equilibrata e concreta di se stesso, riappropriandosi della spiritualità ecclesiale e, con questa, di ogni cosa tradizionale da sempre appartenuta alla Chiesa. 


(***) Per questo motivo sono totalmente contrario a chi mette dei video in una chiesa per "vedere meglio" cosa avviene sull'altare. In una chiesa non si tratta di "vedere" (ecco perché in Oriente, invece, si nasconde) ma d'intuire! Se si diseduca le persone portandole al puro dato fenomenologico (il semplice vedere) e li si diseduca ulteriormente facendo loro vedere il fantasma (o l'ideologizzazione) della realtà (perché è questo che mostra il televisore!), si ridurrà la liturgia adirittura al fantasma del materiale, del fenomenico. Nella visione televisiva si rende fantasma pure il materiale, figuriamoci se si può trasmettere lo spirituale che s'irradia da una materialità trasfigurata! Qui, al più, lo spirituale è scambiato con il "moralistico", il "concettuale", il "sentimentale", cose che non c'entrano nulla con esso!
Purtroppo questo è arabo per molti cristiani "progressisti" e, ahimé, pure per diversi cosiddetti "tradizionalisti".
Il secolarismo ha marcato pesantemente tutti per cui moltissimi considerano le cose religiose stando a "pancia a terra". 
Ecco perché le messe con danze (come fanno in america latina) sono la logica conseguenza di tale impostazione puramente profana e desacralizzante!
A sua volta, un certo tipo di "tradizionalismo" è completamente impotente a risollevare le sorti di questa anemicissima Cristianità...

19 commenti:

  1. Purtroppo questa è la fotografia impietosa dello stato in cui si trova lo Spirito nel mondo moderno. Basti pensare alla Salita al Monte Carmelo di S. Giovanni della Croce e su cosa sia realmente la notte oscura dell'anima (tutto altro di quello che si cerca di far passare) oppure a cosa presagiva San Pio X nella sua Pascendi Dominici Gregis.
    In arabo la pupilla si chiama uomo nell'occhio...

    Pantocrator

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    1. Ricordo ancora i risolini di compatimento che vedevo nei volti di alcuni quando diversi anni fa proponevo una prospettiva del genere, seppure con una spiegazione molto più grezza. Quella gente che rideva erano alcuni "tradizionalisti cattolici" i quali pensavano di esaurire la Liturgia in una cerimonia ben fatta, esteticissima, in un ordine di azioni che rispecchiassero perfettamente le rubriche e le antiche disposizioni.
      Ripeto: spero che non tutti siano così. Quelli che, però, vidi avevano tutti questo vizietto di assoluta superficialità, animati inoltre da una aggressività senza fine nei riguardi di chi non faceva come loro. Nei monasteri tradizionalisti cattolici la situazione è decisamente migliore ma queste realtà sono confinate, non fanno né la regola né il timone del mondo Cattolico il quale si affida, piuttosto, a criteri di ordine mondano.
      Voi capite che stando così le cose, questo mondo è molto esangue. Può trarre slancio solo da certi movimenti ma questi ultimi, oltre ad avere tranciato più o meno nettamente dalla visione tradizionale cadono spesso e volentieri nel fanatismo che è una sorta di succedaneo alla vera spiritualità. In altre parole, il vuoto lasciato dalla spiritualità è riempito o da fanatismo o da criteri assolutamente mondani. Se parli di spiritualità certi tradizionalisti e molti progressisti ti ridono in faccia. Una minoranza, poi, la equivoca con le pratiche new age...

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    2. ... vero è che se si pensa alla spiritualità come a qualcosa di melenso e sdolcinato ci riderei su pure io!

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    1. Grazie. Qui c'è da chiedersi: perché mai i pastori (di qualsiasi orientamento) non ne parlano più???

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    2. Forse perché è assente ogni insegnamento in merito alla distinzione tra naturale e soprannaturale, alla vita della grazia? Gradirei molto (anche in questo contesto) una sua ulteriore riflessione in merito a quell'inquietudine causata dall'equiparazione tra santificazione e lavoro ordinario. Grazie mille!
      P Moscatelli

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    3. Se inizio ad avventurarmi su quel piano inizieranno i guaiti di qualcuno, ne sono certo! Comunque non è detto che non lo faccia. La distinzione naturale/soprannaturale è di origine scolastica. Qui si concepisce una natura e qualcosa che sta al di sopra di essa. La patristica greca è, invece, più precisa: parla di natura creata (il mondo fatto da Dio) e natura increata (tutto quanto riguarda il divino). La seconda interviene costantemente nella prima (se non altro per assicurarne la vita) non le sta semplicemente "sopra". Se si volesse esagerare con questo pensiero si arriva a pensare che Dio sta in una parte totalmente diversa, rispetto a quella del mondo, se ne sta in disparte. Se Dio sta in disparte, rispetto alla natura, a lungo andare si finisce per pensare che essa sia di fatto indipendente da lui, com'è puntualmente avvenuto. In fondo la tanto conclamata autonomia delle realtà terrestri nasce da qui.

      Il lavoro ordinario è importante. Ma Cristo quando dice "chi non raccoglie con me disperde" mostra chiaramente che non basta dedicarsi al lavoro ordinario per ascendere. Questo suona a maggior ragione valido se si pensa al modo in cui rampogna Marta che lavora per servirlo e loda Maria ai suoi piedi.
      Polarizzare un aspetto ("mi santifico con il lavoro") e dimenticare la messa in guardia di Cristo nel prendere gloria da quel che facciamo materialmente, significa aver creato una religione utile per il capitalismo, come pare sia successo in qualche movimento o realtà ecclesiale.
      Sinceramente, quando penso a tutte queste realtà mi confondo assai: mi sembra di non trovarne una che sia interamente sana nei suoi fondamenti!
      Tutte o sono impazzite in un aspetto o sono impazzite in altri alterando quel perfetto equilibrio tra il divino e l'umano che si nota nel pensiero dell'antica patristica....

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    4. Dice bene nell'ultima frase.... le realtà attuali divergono spesso, o per un aspetto o per un altro da quel perfetto equilibrio tra divino ed umano che possiamo ritrovare nel pensiero dell'antica patristica....

      Ma non vi sfiora il dubbio che proprio quell'antica patristica, così vicina all'età apostolica e alle origini della nostra fede sia l'autentica tradizione e ad essa ci si debba rifare per ritrovare l'orientamento smarrito ?

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    5. Non è un dubbio è una certezza!

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  3. Complimenti e grazie per la bella e semplice disamina (so bene che ci sono cose alte, altissime, inesprimibili a parole! Riuscirvi, per di più in modo semplice, è cosa meritoria). Quando Francesco (in alcune occasioni e in 'Evangelii gaudium') scrive o dice che certe realtà pastorali (anche quelle tradizionaliste, ma non solo! Fa un'analisi complessiva, anche dei progressisti o degli operatori pastorali medi) sono viziate dall'egocentrismo e quindi dalla mancata presenza (che sia VERA) del Cristo nella propria vita (i tradizionalisti arriva a definirli giustamente "pelagiani", aggiungedo in un'occasione anche un elemento: "NON PREGANO") fa una radiografia impietosa e vicinissima a quella qui proposta. E che dimostra come la sappia ignazianamente lunga in ambito spirituale. Certo non tutti son così per fortuna e soprattutto il discorso non si ferma solo a questi aspetti di ordine pastorale. Il problema dell'occhio interiore è un problema ascetico e mistico che riguarda prima di tutto ognuno di noi. Nel mio piccolo (e senza alcun merito naturalmente! Anzi, in modo fortunoso, inaspettato e immeritato) ne so qualcosa, avendone in prima persona sperimentato la forza (oggi invece mi trovo in una fase di "stanca" in cui mi sembra di star sprecando un dono grande) del risveglio e comprendendo dunque bene nel vivo, nella carne e nell'anima, quanto qui scritto.
    Alla domanda "perché i pastori non ne parlano?" la risposta è semplice: ignoranza (e conseguente grettezza!)! La vita monastica italiana è, salvo eccezioni (e ce ne sono di bellissime e più diffuse di quanto si creda), asfittica e i pastori non la conoscono se non in modo distorto, per la maggior parte. Ci sono molti Vescovi - con ciò non voglio fomentare però alcuna disobbedienza nei loro confronti - che l'occhio interiore lo hanno chiusissimo (e l'ho visto con i miei occhi in "casa" mia sin nelle più piccole cose...). Ahinoi!
    Grazie ancora.
    In J et M

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  4. Papa Bergoglio nutre evidente antipatia per il mondo tradizionalista. Non è il mio caso anche se devo ammettere che le superficialità ci sono anche lì, eccome! Tuttavia io non amo sparare nel mucchio e non darò mai l'etichetta di pelagiani a questo gruppo, dal momento che ci sono altri gruppi che vanno fuori e alla grande da quella che sarebbe la strada maestra! E lì Bergoglio parla? Non mi risulta!

    Il problema tutto occidentale - che però intacca le sostanze - è che la via mistica, la vita monastica, la cura dello spirito, sono cose totalmente marginali. Al timone della Chiesa ci sono ben altre istanze al punto che un buon curiale non lo faranno mai studiare "spiritualità" (che poi si è ridotta a ben poca cosa!) ma "diritto canonico".
    Da qui a divenire chiusissimamente autoreferenziali (ossia non aperti al trascendente) il passo è assai breve e c'è chi lo ha ampiamente compiuto ed è giunto pure un po' più in là. A che servono ambienti ecclesiali del genere? A nulla, perfettamente a nulla!

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    1. In realtà, Francesco non spara nel mucchio e non ha antipatia per quel mondo, più che altro indifferenza. Lo ha dimostrato il fatto che abbia mandato una lettera di lode alla Fraternità San Pietro (che celebra solo la Messa di San Pio V). Inoltre, come ho anche accennato, se la prende pure con "gli altri". Sono i tradizionalisti che si sentono "scottati" e quindi vedono le accuse solo nei loro confronti, ma il Papa ne ha per tutti. I progressisti li definisce gnostici (e vede in loro un errore che è strettamente legato ai "pelagiani" tradizionalisti) nei medesimi paragrafi della 'Evangelii gaudium' in cui parla dei pelagiani. Nei pressi (ai punti precedenti) se la prende anche con ben altre categorie umane che popolano le parrocchie... Lo ha fatto (ma solo parzialmente) anche in Brasile al CELAM, individuando almeno sei grossi riduzionismi. Ne consiglio la lettura (rimandando anche e soprattutto alla 'Evangelii gaudium' dal numero 76 al numero 97): è il Discorso al CELAM del 28 luglio 2013 (http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/july/documents/papa-francesco_20130728_gmg-celam-rio_it.html) al paragrafo 4 ('Alcune tentazioni contro il discepolato missionario').
      Detto ciò, concordo perfettamente con quanto scrive. Il sacerdote medio è sotto-zero e questo è un fatto. Gli ambienti che ne risultano peggio di peggio. Io, devo dire, sono molto fortunato in parrocchia e conosco almeno un paio di sacerdoti pure migliori del mio parroco. Ma stiamo parlando di casi fortunati.
      Il problema, come sottolinea lei, è nell'assenza (se non fisica, almeno morale) dei monasteri che sono invece il FULCRO di tutto. Mi diceva un amico campano di aver parlato con un monaco ortodosso presente nella mia Diocesi (che è anche amico mio e di un ragazzo che conosco) e l'amico ortodosso lamentava proprio questo: in Italia c'è una pesante ipoteca sul monachesimo complessivo (salvo lodevoli eccezioni): è l'ipoteca della superficialità. Mancano i fondamentali.

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    2. I fatti come al solito parlano meglio delle parole ed è meglio stare dove c'è qualche fatto piuttosto che fiumi di chiacchiere...

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  5. Ottima riflessione che condivido....nelal Ccihesa la spiritualità è ridotta ai margini....ma a molte persone evidentemente basta così...altre saltano in un attimo verso pratiche esotiche orientali ( o meglio la versione corrotta ed omeopatica che arriva qui da noi) o spiritualità new age del tipo "pace luce amore" che è solo un modo per esaltare l'ego, già abbastanza ipertrofico di suo....
    Da appassionato ( ma novizio ) di via mistica e ancora di più monacale/ eremitica mi è parso di intuire che esse siano ormai considerate come un reperto da museo, buone per secoli addietro ma inadatte al mondo attuale ....
    A me non pare così, anzi....al più è il mondo attuale, o buona parte di esso, a non essere adatto ad approcciarsi alla spiritualità in modo semplice, sano ma profondo....e invece di migliorarsi per poterlo fare, si è trovato lo stratagemma di abbassare il livello di spiritualità....

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    1. La spiritualità è ridotta talmente ai margini che ottimi corsi di spiritualità antica e monastica (al sant'Anselmo di Roma) sono a numero chiuso e solo per religiosi che ne facciano espressa richiesta!
      "Sono venuto perché abbiate la vita e l'abbiate in abbondanza" diceva Cristo. Oggi, al contrario, gli fanno dire "Sono venuto perché viviate asfitticamente e siate sempre più abbondantemente asfittici".
      Quello che si trova di "spiritualità" nel web mi fa venire il latte alle ginocchia: sembra fatto o per stupidi in cerca di compensazioni affettive (perché probabilmente non riescono ad avere moroso o morosa) o per svaporati in cerca di brividi di pelle. Nella cosiddetta spiritualità si versano tonellate di zucchero, robe da far divenire glicemico anche il più robusto!
      Per questo la massa del clero snobba la cosiddetta spiritualità o non ci crede affatto.
      Per questo diversi del mondo tradizionalista ci ridono su.

      In compenso quando si parlava di spiritualità, anticamente, si esortava ad avere atteggiamenti virili non molliccioni! Alle stesse donne si raccomandava: "Siate uomini!".
      Il mondo monastico nel suo fondo ha ancora molti echi di tutto ciò ma è un mondo parecchio in crisi (in occidente). Reputo, comunque, che sia l'unica via percorribile, se purificata da inevitabili erbacce che le possono essere cresciute nel frattempo.

      La realtà secolare della Chiesa non cambierà, anzi è destinata a peggiorare. L'unica cosa è migliorare se stessi.

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    2. La spiritualità è talmente snobbata che a Padova i Gesuiti pubblicizzano e gestiscono corsi di YOGA e pranayama!!! yoga cristiano lo chiamano....
      Rivolgersi ai monasteri è la scelta, purtroppo. obbligata.

      nikolaus

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    3. Se uno avesse veramente bisogno di yoga andrebbe proprio dai gesuiti??? A me queste proposte fanno proprio ridere!
      Purtroppo i grulli ci sono sempre e quindi i seguaci del Loyola si ritroveranno la sala piena.
      Io non ho perso mai tempo: mi sono rivolto da subito ai monasteri perché sentivo che il clero (anche se con ottime disposizioni) è in una situazione molto esposta: un prete non può mettersi in mostra perché diviene subito oggetto di derisione nel presbiterio. Viceversa un monastero si può permettere il "lusso" della tradizione, quando c'è!
      Ma oggi, come ricordavo, dalle nostre parti è abbastana difficile venirne fuori.
      Comunque sia, pur nel caso più "annacquato" si può trovare qualcosa di più. RIcordo cosa disse, ad esempio, un monaco di Serra san Bruno ad un intervistatore: "Oggi, se nota, si parla tanto di verità al plurale. Ma quando si parla di verità al plurale si ha sempre abbassato LA verità, perché LA verità è sempre al singolare". Io non ho mai sentito parlare in questi giusti e precisi termini da un prete secolare. Per la signora Trifletti (la tipa di qualche post fa che evidentemente respira l'aria della sua parrocchia moderna e giovane) esistono le verità fatte a pezzi e disseminate di dubbi. Vedete voi la differenza!

      Ultima cosa: io non metterei la parolina "purtroppo"....

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  6. Non mi si fraintenda, ho detto "purtroppo" solo perché una sana spiritualità dovrebbe trovarsi, in primis, nelle parrocchie. A disposizione di tutti i fedeli che volessero placare il desiderio di Dio e intraprendere un cammino spirituale. Invece nelle parrocchie per lo più si trova "lo stare insieme", l'amicizia, le festicciole, ecc.. chi vuole di più deve per forza frequentare un monastero, a volte dovendo fare molta strada (come nel mio caso).

    nikolaus

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    1. Io ho smesso di guardare alle parrocchie da moltissimi anni, oramai....

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