| La chiesa di santa Maria Assunta (Udine). Un'architettura volutamente antitradizionale |
Qualche tempo fa scrissi un post sull'architettura ecclesiastica antitradizionale adducendo ad esempio una chiesa della città di Udine. Era una descrizione analitica e un tentativo di capire le ragioni di questa nuova architettura che, di fatto, rompe profondamente con la tradizione. Qualche giorno fa mi è giunto un commento da parte di una parrocchiana di tale chiesa. Lo riporto per intero e, di seguito, aggiungo la mia risposta.
Una
Chiesa "giovane" aperta a tutti coloro che non si
accontentano di facili rassicurazioni appoggiandosi ad una Chiesa
ormai troppo vecchia, incapace di rinnovarsi e di ascoltare il mondo.
E' necessario modificarsi e non per adeguarsi, ma per accogliere e
capire, per non rimanere prigioneri delle "tradizione", per
non rimanere prigionieri della propria rigidità e presunzione. E'
necessario modificarsi anche quando siamo convinti che la nostra
visione sia la migliore. Il dubbio è proprio di chi vive utilizzando
mente e cuore. Il dubbio e la fede devono coesistere per poter
veramente accogliere e non solo tollerare. La Chiesa Casa di Santa
Maria Assunta è stata, ed è ancora, un'idea e una realtà luminosa.
Spero che l'esperienza vissuta non venga distrutta da persone poco
lungimiranti.
Giuseppina Trifletti
Gentile
signora Trifletti,
mi
è giunto il suo sintetico commento e, ad una prima lettura, ero
semplicemente tentato di cestinarlo ma sarebbe stato troppo facile.
Le sue, sono brevi frasi, oggettivamente degli slogan che vogliono imporsi
e non chiedono al prossimo che di essere accolte. Leggendole sembra tutto molto
facile e semplice ma siamo proprio sicuri che sia così? Siamo sicuri che questa sia un'analisi e una “ricetta”
giusta?
Forse
alcuni lo crederanno e ripeteranno come un refrain quanto lei
dice! D’altronde, lei stessa deve aver sentito queste cose da
qualche parte…
Ammetto
che, di primo acchito, le sue frasi possono fare colpo e sono convinto
che qualcuno si complimenterà pure con lei!
In
compenso, pochi leggeranno la mia risposta che non ha slogan à la
mode ma solo voglia di riflettere sulla realtà cristiana. Pochi la leggeranno anche perché invito a ragionare!
Ragionare è cosa dura, soprattutto in Italia in cui un italiano
medio passa davanti alla tv il doppio del tempo in
cui studia (quando lo fa)!
Prima
di entrare in merito alla questione, vorrei pulire il campo da facili
fraintendimenti: non ho assolutamente nulla né contro lei né con
chi la pensa come lei. Colui che fu il parroco della chiesa di cui
lei intesse le lodi è un uomo autentico che, in quanto tale, merita
tutta la stima: non si nasconde dietro ad un dito e dice chiaramente
quel che pensa, a differenza di molti. E’ un uomo buono e generoso. Lo dico con profonda convinzione.
Ora
facciamo un passo ulteriore con questa precisazione: un figlio può stimare un padre, anche se
ha idee totalmente diverse dalle sue? Credo proprio di sì. Ebbene, questo si può
applicare anche nel presente caso.
Saper
amare le persone, anche se non sono come noi, è la base della vera
civiltà. Ed è da questa base che, se è il caso, si può iniziare a
proporre la propria prospettiva all’altro, offrirgli quanto si crede vero, se
alla persona interessa. In caso contrario, non vale neppure la pena
iniziare il discorso (L'ordine di Cristo “Andate
ed evangelizzate” rimane sempre vero anche se oggi non lo si crede più).
Probabilmente
a lei non interesserà quanto sto per dirle. Su questo sono
abbastanza sicuro, altrimenti non avrebbe scritto frasi con
uno stile così imperioso. Ciononostante, espongo le mie
ragioni poiché credo siano vere e ben fondate; vere non perché lo dico io, bene inteso, anche se passano attraverso la mia verifica personale.
Rispondendo a lei,
rispondo, una volta per tutte, ad ogni persona che ha le sue stesse
idee e/o perplessità (1).
Inizierò
facendo un'analisi puramente razionale al suo messaggio e al senso
che tali parole hanno immediatamente (l'unico senso che un lettore potrebbe cogliere)!
Procedo
frase per frase.
Lei afferma:
[La mia è] Una Chiesa "giovane" aperta a tutti coloro che non si accontentano di facili rassicurazioni appoggiandosi ad una Chiesa ormai troppo vecchia, incapace di rinnovarsi e di ascoltare il mondo.
Prima
di tutto vorrei farle notare che non è mai esistita una Chiesa “giovane”,
come non è mai esistita una Chiesa “vecchia”. Questo genere di
catalogazioni sono sociologiche e non spiegano in alcun modo, anzi lo
immiseriscono!, il mistero della Chiesa al quale dovrebbe mirare ogni
cristiano. (2)
Questo
ragionamento era addirittura impensabile prima del XVIII secolo ed è nato con i lumi e la Rivoluzione francese, in riferimento alla società, per poi, negli ultimi cinquant'anni, applicarsi alla Chiesa. Non è affatto proprio al
Cristianesimo perché tende a deflagrarlo.
Nel
Cristianesimo la Chiesa, per quanto vivente nel secolo e soggetta ad
essere offuscata dalle miserie umane, è legata a quanto non è del
tempo, là dove non esiste né vecchio né nuovo. Se si perde questa
prospettiva, uno si costruisce una sua immagine di Chiesa inevitabilmente deformata. Qui la Chiesa può essere del colore che piace ad
ognuno, in effetti, ed è proiezione dei sogni o degli incubi della psiche umana.
Nel
suo schema mentale, pare esistere una “Chiesa giovane” che, in
quanto tale, è “aperta”, e una “Chiesa vecchia” (implicitamente) che, in quanto tale, è “chiusa” e, per di più, offre "facili rassicurazioni".
A parte il fatto che nella realtà si possono trovare pure "giovani chiusi" e "vecchi aperti", la Chiesa, sia ieri che oggi, è sempre rimasta “aperta”:
cos’è l’evangelizzazione, se non l’incontro della Chiesa con
il mondo? Quest’incontro non è sempre stato facile né
costante (e ha avuto pure momenti traumatici) ma è sempre esistito!
Come
non esiste una “Chiesa vecchia”, così non esiste una “Chiesa
troppo vecchia”, come dice lei. Dentro e fuori la Chiesa ci sono sempre
state persone incapaci di capire gli altri. Ma la Chiesa, in quanto
tale, è un mistero che attinge a Cristo (e all'ineffabilità della sua
divinità); non la si può far automaticamente coincidere con i suoi
membri terreni riprovevoli. La totale coincidenza avviene solo in un
caso: davanti ad una Chiesa che ha tradito la Rivelazione ed è scaduta a puro prodotto secolare; davanti ad una chiesa eretica. È il ramo secco di evangelica memoria, il fico che non produce frutti che Cristo maledice e fa rinsecchire.
La Chiesa di sempre (né nuova né vecchia) non offre "facili rassicurazioni" ma, se è fedele al Vangelo e conforme alla sua Tradizione, fa "lavorare" il cristiano nella pratica ascetica. Ciò dice ancora qualcosa o si attiva un altro "specchio deformante" per cui l'ascesi è scambiata con pratiche sado-masochistiche che un Umberto Eco collocherebbe e confinerebbe volentieri in ogni monastero medioevale?
Lei, non facendo tali distinzioni e introducendo la dicotomia “nuovo”
contro “vecchio”, porta inevitabilmente acqua al mulino di chi
disprezza la Chiesa. Chi disprezza è impotente a veder
l’azione di Cristo in essa e, di conseguenza, misconosce l’immagine trascendente di essa che è sempre possibile
incontrare, anche se di rado.
In Oriente si dice che la Chiesa la si incontra nei Santi, poco importa che siano rari. Da noi questo non si dice affatto e non è un caso!
Non
è neppure un caso che laicisti e amici cattolici degli stessi non
s’interessino assolutamente a questa prospettiva appiattendo tutto
ad una questione puramente umana.
Invece, non ci si dovrebbe mai stendere sullo stesso piano degli altri (che alternativa offriremo loro?) e non si dovrebbe per nulla soffrire
di complessi d'inferiorità credendosi impotenti a capirli. Non di rado sono
loro a non poter capire il Cristianesimo e quest’ultimo non può
svendere le sue cose sante e assumere vesti non sue. Parrebbe come certe donne in età che si vestono come teen-agers!
Con il mondo il semplice dialogo non basta mai! Ci vuole, come affermano nel monachesimo orientale, la Grazia. Senza questo dono dall'alto, impetrato con la preghiera, non si può capire, non ci si può davvero incontrare e ognuno girerà indefinitivamente attorno a se stesso.
Da parte nostra non facciamoci troppe fisime mentali. Per fare un esempio-limite, è inutile raccappricciarsi di non poter comprendere un drogato. Dovremo scendere al suo livello assumendo la droga?
Certamente la Chiesa – nei suoi rappresentati – deve saper ascoltare
il mondo ma non può mai adeguarsi ad esso, pena la riduzione di se
stessa ad un’entità prettamente sociologica, prodotta dal tempo e
dalla storia.
Oggi molti settori ecclesiali si sono senz'altro fin troppo adeguati snervando e rendendo impotente ogni possibile approccio spirituale. E senza approccio spirituale non esiste alcuno spirito autenticamente ecclesiale.
E'
necessario modificarsi e non per adeguarsi, ma per accogliere e
capire, per non rimanere prigionieri delle "tradizione",
per non rimanere prigionieri della propria rigidità e presunzione.
Il
suo secondo asserto è profondamente contraddittorio. Ne spiego il
perché. Lei rifiuta l’adeguamento e con questo siamo d’accordo.
L’ho appena affermato! Nello stesso tempo, spara a zero contro la
tradizione (che protegge dall'adeguamento). Questo non mi sta bene perché, inoltre, spara sul mucchio senz'alcuna distinzione e insegna a fare lo stesso.
È
fin troppo facile considerare tutto il passato come “tradizione”
senza distinguere in esso elementi marginali e forse criticabili da
elementi fondanti. È fin troppo facile prendere tutto questo e
buttarlo a mare. Lo fece pure Lutero il quale, poi, non poté far
altro che creare una sua “nuova tradizione”! È il destino di ogni rivoluzionario...
Chi
crede di poter buttare a mare la tradizione (per inventarsene una a
suo uso e consumo) manifesta un pressappochismo che non nasce da una vera
conoscenza (di ciò che è la Chiesa) ma pare mosso da un'ideologia e,
temo, da parecchia presunzione!
Lei
critica il mio post sull’architettura sacra dove, senz'alcuna
polemica, individuo semplicemente un modo di costruire che “di
proposito” si allontana dal linguaggio tradizionale. Al posto di
questo linguaggio c'è un altro linguaggio di tipo
secolarizzato. Ciò è evidentissimo ed è fieramente sostenuto dagli
stessi promotori di tale chiesa. Cos’è questo, se non un
adeguamento al pensiero moderno più radicale? Ecco la
contraddizione! In definitiva da un lato lei dice “Bisogna
rifiutare l’adeguamento”, poi i suoi stessi presupposti (e
l’ambiente che lei ama) promuovono l’adeguamento più radicale!
È una bella contraddizione e sono gli stessi fatti a mostrarlo. Non bisogna adeguarsi ma bisogna combattere la tradizione (che protegge dall'adeguamento). È lei che lo dice.
La
seconda parte della sua frase suona quasi come un diktat
sovietico. Lei afferma che la tradizione è una prigione e porta le
persone ad essere rigide e presuntuose. Con questa
affermazione lei… corre il rischio di essere realmente presuntuosa!
Ne è cosciente?
Facciamo un poco di chiarezza.
In
primo luogo: cosa intendiamo per tradizione? Quali inquietudini
appaiono alla sua mente, davanti a chi indica semplicemente che certe
costruzioni ecclesiastiche entrano in moduli tradizionali e altre
no?
Questo,
purtroppo, mi fa ricordare le idiosincrasie del Cattolicesimo
progressista il quale deve avere molto patito, un tempo, quando la
gerarchia ecclesiastica insistendo sul dogma, sulla tradizione e
sulla disciplina promuoveva, parallelamente, il “confino” per i
dissidenti (in tempi peggiori c’era pure il rogo a dissuadere gli indisciplinati).
No,
se lei è una persona intelligente deve disfarsi di questi vecchi
fantasmi e muoversi in una nuova prospettiva non più animata da bipolarismi in perenne guerra tra loro, altrimenti è
prigioniera di un pericoloso meccanismo psicologico. Anch'io ho conosciuto quest'assurda prigionìa! Ma d’altronde
se si fa influenzare da certa stampa, i miei sono consigli vani. Parlo
di quella stessa stampa che agita ad arte certi fantasmi (tradizione
= brutto, cattivo e chiuso; progressista = bello, buono e aperto). Il tutto per
costringere la Chiesa ad … “adeguarsi” al secolo ossia a
secolarizzarsi!
E c'è da dire che ci sono proprio riusciti!
Tradizione
non significa dettagli secondari, almeno per me, ma appellarsi ad un
linguaggio e a contenuti didattici il cui scopo è quello di
conformare le persone al Vangelo (non a stracciarlo in alcune parti per accomodare l'uomo moderno o sostenere le ideologie del cattolico radical-chic). La Tradizione anche se si lega al nostro tempo, non è per niente inutile o opzionale! La Tradizione sono le basi
sulle quali – con la Sacra Scrittura – si appoggia la Chiesa. La Tradizione stabilisce un'identità e, in questo senso, un vincolo. Ma se è vista come una prigione,
allora è giusto che chi la riconosce come tale ne esca. Tuttavia non
ne deve uscire prima di averla veramente capita e non per “sentito
dire”, magari dalla stampa anticlericale. Sono convinto che, se
inizia veramente a capirla, non la abbandonerà più! (Il problema è che oggi almeno l'80 per cento del clero non ha per nulla le idee chiare su cosa sia la Tradizione, l'alto clero pure! Come faranno i poveri laici?).
La fedeltà è sempre stata premiata. Un uomo non può che essere felice della fedeltà della propria moglie. Un religioso che ossequia la Tradizione (rettamente intesa) manifesta fedeltà. Chi può mai pensare a lui come ad un essere rigido e presuntuoso? Che, forse, la fedeltà sia ora divenuta sinonimo di rigidità? Allora "evviva il libero amore", come nel '68!
Che quanto conforma al Vangelo (nel caso di una Tradizione autentica) sia prodotto umano e presunzione? Come si può ragionare in un modo così umiliante per la ragione, oltre che per la propria fede?
La
tradizione è pure un modo di vivere. Ad esempio è tradizione nella
Chiesa essere modesti, vestire modestamente, fare discorsi modesti e
non… presuntuosi! Si noti che anche questo non appartiene al
giovanilismo attuale (che punta altrove!). Ma se la Chiesa lo
abbandona (e i cristiani di ogni orientamento oramai lo hanno
ampiamente fatto) chi mai offrirà un'uscita alla prigione dell'orgoglio umano? Ma lei dice che è la tradizione ad essere una prigione! Se è convinta di questo, la prego sentitamente di fare un’altra
scelta e non chiamarsi più cristiana! La applaudirò per la sua autentica coerenza.
E'
necessario modificarsi anche quando siamo convinti che la nostra
visione sia la migliore. Il dubbio è proprio di chi vive utilizzando
mente e cuore. Il dubbio e la fede devono coesistere per poter
veramente accogliere e non solo tollerare.
Trovo
la prima frase talmente irrealistica e impraticabile che può essere
affermata, come l'ossimoro "ghiaccio bollente", ma non
può essere assolutamente vissuta da alcuno in nessun tempo.
Infatti, non esiste chi modifica o si allontana da quanto ritiene il meglio, a
meno di non trovare qualcos’altro di maggiore qualità.
Neppure la scienza modifica le sue asserzioni se ritiene che siano,
al momento, le migliori. La scienza vive “alla giornata”, ossia
se domani scopre qualcosa di meglio, una nuova energia, ad esempio,
conforma il mondo scientifico attorno alla nuova scoperta. Non abbandona “quanto
ritiene meglio” assumendo indifferentemente qualsiasi altra cosa! Pure nella vita quotidiana è
così, pure al supermercato e pure… in campo religioso! Gli
emissari dello zar, quando scoprirono il culto liturgico di santa
Sofia a Costantinopoli, lo preferirono a quello di ogni altra parte
del mondo cristiano di allora. Lo ritennero il “migliore”. Da
allora i russi hanno la liturgia bizantina e fanno bene a conservarla. In questo sono ben coerenti!
Lei
stessa non abbandonerebbe quello che crede “religiosamente
migliore”. Per questo – ne sono certo! – non abbandonerà mai
il suo mondo per raggiungere il mio! E infatti lo critica! Dunque
dovrei essere proprio io a farlo, io che ho delle ragioni provate da
una vita, io che dovrei buttare tutto nel fiume Lete per osservare il
suo diktat? Mi dispiace: NO!
E
veniamo alla sua apologia del dubbio. Nelle cose puramente umane è
normale dubitare. La stessa scienza prova i suoi modelli e pone
costantemente dei dubbi.
Per quanto riguarda la Rivelazione il dubbio semplicemente non ha senso. Per questo san Paolo, citando a sua volta
l’Antico Testamento, dice: “Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu
accreditato come giustizia” (Rom 4,3). Non dice “Abramo ebbe fede ma pure dubitò e gli fu accreditato come giustizia".
Nel
celebre passo evangelico dell’annunciazione la Vergine chiede
“com’è possibile?”, perché all’inizio considera le cose
solo umanamente. Poi, però, crede e accetta. Il Vangelo dice che è stata avvolta di Spirito santo, il che significa entrare in ineffabile comunicazione con una realtà Altra, averne percezione sperimentale. Qui non esiste più il dubbio e, a fortiori, neppure la fede in senso stretto: è uno sperimentare per aver provato!
La Tradizione (quella
che per lei pare essere una prigione!) la celebra come la Madre dei
credenti: “Beata tu che hai creduto”. Non dice “Beata tu che
hai creduto ma pure dubitato”.
Questo
è il Vangelo. Poco importa che gli uomini (o, come sembra, l’attuale
papa) affermino il contrario dipingendo la Vergine come una che si è sentita tradita da Dio sotto la Croce e che quasi lo malediva! Qui siamo ben oltre il semplice dubbio ed entriamo nella blasfemìa pura ... (3).
Chi
ha fede (4) si affida (è l’etimo stesso della parola), senza
sopprimere l’uso della ragione, ovviamente. Epperò si affida! Per
questo nella Chiesa sono sempre esistite le auctoritates e lo
stesso insegnamento. Con il dubbio sistematico ogni insegnamento perde mordente e senso e quindi non c'è necessità di educazione. È proprio questa la cultura giovanilista con cui si canta: "We don't need no education" (Pink Floyd). Ma così non si va da nessuna parte!
Conscio di questo, san Benedetto (o chi per lui) al tramonto dell'impero romano occidentale scriveva nella Regula: “Ausculta filii…”. La regola si apre con “Ascolta
figlio”, non con “ascolta e pure dubita, o figlio!”.
L' "ascolta" della Regula non fa che echeggiare l' "ascolta" che si trova molte volte nella Bibbia: "Ascolta, Israele e metti in pratica", non "Ascolta, Israele e dubita"! (cfr. Dt 6, 3).
L' "ascolta" della Regula non fa che echeggiare l' "ascolta" che si trova molte volte nella Bibbia: "Ascolta, Israele e metti in pratica", non "Ascolta, Israele e dubita"! (cfr. Dt 6, 3).
Per
questo la fede non può coesistere con il dubbio e, spesso, il dubbio
è stato visto come una vera e propria tentazione contro la fede. Ma,
secondo lei, bisogna avere e dubbio e fede altrimenti
non si accoglie il prossimo e lo si tollera soltanto.
Quest'affermazione apodittica sottende qualcosa d'insidioso: chi ha fede
non sa accogliere il prossimo?? Ecco una nuova bordata (e non da
poco!) contro l’atteggiamento tradizionale della Chiesa! Mi scusi, ma questi criticabilissimi concetti me li aspetterei dalla penna di
Scalfari (che di Cristianesimo non ci capisce un'acca e, come dice un
mio amico intellettuale, “pare abbia il cervello in aseo”),
non da chi si pensa cristiano!
Che
ne è di tutte quelle realtà che hanno gravitato attorno alla
Chiesa, delle associazioni benefiche, degli orfanotrofi, degli
ospedali, delle scuole? Chi ha fede non sa accogliere (e sovvenire)
il prossimo? Pure la città più teocratica della storia del
Cristianesimo, Costantinopoli, aveva a fianco di santa Sofia
l’ospedale Sanpson! Costantinopoli trasformò il monastero Sanpson in Ospedale.
San
Francesco, che certamente non dubitava!, è giunto ad incontrare un
sultano mussulmano (ovviamente per convertirlo!). Questa per lei è
“mancanza di accoglienza”, di “comprensione del prossimo”?
Dunque per essere accoglienti e comprensivi bisogna mettere tra
parentesi la propria fede.
È solo questo l'insegnamento che se ne può trarre.
Se si mette tra parentesi la fede il prossimo non è più tollerato ma finalmente accolto. Questa è la sua tesi! Ma se si fa così non si può divenire, addirittura, come colui che si vuole incontrare? Così se s'incontra un agnostico, si può divenire agnostici, se s'incontra un indù, si può divenire indù, se s'incontra un protestante, si può divenire protestanti, ecc.
Sfido
chiunque a provarmi il contrario e, d’altronde, l’esodo senza sosta
del mondo Cattolico in direzione di “altro” è sotto i nostri
stessi occhi!
Vede,
posso accogliere chiunque, rispettarlo (parlo di rispetto, non di tolleranza!), volergli sinceramente bene, ma quando la
situazione mette in pericolo la fede che dovrei amare profondamente,
la tradizione mi consiglia di fuggire: “Che vantaggio ha infatti
l’uomo se guadagna l’intero mondo ma perde la propria anima?”
(Mt 16,26). Lo ha mai considerato questo passo alla luce di quanto sto dicendo?
Se
faccio il contrario è ovvio che non amo assolutamente quanto dico di
amare e m'inganno da solo. Il mondo mi darà sicuramente la sua ricompensa e, allora, è possibile che non l'avrò da Dio, come ricorda il passo evangelico. Su queste cose è importante avere le idee chiare!
La
Chiesa Casa di Santa Maria Assunta è stata, ed è ancora, un'idea e
una realtà luminosa. Spero che l'esperienza vissuta non venga
distrutta da persone poco lungimiranti.
Una
persona, in base alla sua esperienza, può valutare positivamente un ambiente. Generalmente ognuno di noi ritiene positivo l’ambiente
in cui esiste una buona interazione tra gli individui che lo
compongono, in cui si condivide un ideale, in cui, come si dice:
“Si è uniti, si fa comunità familiare”. Colui che fu promotore della realtà che lei cita ha
interessanti doti umane e, in questo, è stimabile. Preferisco una
persona così a mille untuosi clericali che si sciacquano la bocca di
dogmi ma poi hanno il cuore freddo: conoscono tutto sui pedalini del
papa (Ratzinger) ma poi se gli chiedi l'edizione di una Bibbia cadono
dalle nuvole (vedasi su internet un certo forum)! Evidentemente per loro il Cristianesimo è centrato sui pedalini papali, non sulla Rivelazione (la cui testimonianza scritta è la Bibbia)!
Appurato
questo, passiamo alla questione religiosa. Un adolescente come può
vivere in un ambiente nel quale ogni certezza religiosa è messa in
dubbio? Evidentemente male, se cerca orientamento e riferimenti stabili. Anche perché ci sono adolescenti che cercano almeno un centimetro quadrato sul quale appoggiare i propri piedi
stabilmente. Tutto in loro cambia, che ci sia almeno qualcosa che gli dia sicurezza! Come l'adolescente, anche l'uomo maturo ha bisogno di una "casa" dove dormire sonni tranquilli altrimenti è uno zingaro senza fissa dimora. Lei stessa ha bisogno di chiamare la Chiesa con il termine di casa: ha bisogno di un tetto sotto la testa, di una sicurezza!
Viceversa, nell’ambiente che lei mi cita vigeva (e forse vige
ancora) lo stile di mettere a soqquadro determinate tradizioni a
sostegno della fede. Non parlo di dettagli ma di fondamenti.
A parte la questione prettamente religiosa, le persone
di questo luogo erano e forse sono ancora amabilissime. Ma una
persona va in chiesa per condividere ideali sociali (magari con
ispirazione religiosa), per fare unità di corpo con gli altri o per altro? Non ci va,
soprattutto!, per aprire il proprio sguardo interiore oltre le nostre
contingenze terrene (e con questo illuminare il proprio quotidiano)?
Cristo è un rivoluzionario che fa comunità contestatarie o è Dio che invita anche e soprattutto a guardare oltre la storia (il mio Regno non è di questo mondo!)? (5)
D'altronde, com’è possibile intuire che la Chiesa ha una profondità spirituale (poiché Cristo è Dio) se s’inizia mettendo tutto in dubbio (sia cose discutibili, sia cose che non si dovrebbe discutere)?
In
quest'ambiente ho sentito dire (da chi “conta”) che lo Spirito
santo è la coscienza umana. Si può mai dire una cosa del genere???
Se è questo lo "splendore" a cui lei fa riferimento, non ne abbia a male, ma glielo lascio
tutto!
Il
fatto è che, davanti a realtà del genere, all’inizio ero disarmato e confuso. Non avevo alcun mezzo e termine di paragone. Poi, pian piano, ho
capito che questo tipo di Cristianesimo non è altro che un "nuovo
cristianesimo" (in verità molto umanistizzato) che non ha e non
vuole avere a che fare con quello tradizionale. È un’altra cosa
proprio perché ha voluto – coscientemente o meno – fare una
cesura con il passato, una cesura netta. Lei stessa, non a caso, spara a zero
contro la tradizione (senza neppure fare una seppur minima
distinzione)! Più chiaro di così?
Mi spiego ancor meglio: questa è una Chiesa parallela dentro una grande
Chiesa (che ha diverse altre Chiese parallele!). La cosa non mi
scandalizza più e non lancio anatemi. La accetto, ne prendo atto con
tranquillità. E' questa la realtà.
Quello
che mi permetto di chiedere è una cosa sola: l’onestà.
Quando uno fa una realtà troppo originale, deve iniziare a chiamarla “la mia chiesa”, una chiesa che, in quanto
tale, si distingue da altre realtà storiche (o forse raggiunge quelle
della Riforma, chissà!).
Quello
che m'infastidisce non è avere a che fare con protestanti (o iper-protestanti): sono pure amico di qualche luterano oltre che di un mussulmano.
Quello che m'infastidisce è colui che simula e dissimula, dice sì e poi nega radicalmente; dice che non si deve svendere e poi, pur di non subire il complesso di sentirsi "vecchio", svende alla grande; è contro il relativismo a parole e poi, pur di avere una vita sociale, diviene il re dei relativisti.
L'ho notato anche nelle sue affermazioni.
Uno psicologo, davanti a chi afferma una cosa e poi pratica il suo opposto, sarebbe molto perplesso e potrebbe parlare di problematiche comportamentali. Atteggiamenti del genere non sono una cosa sana ma, ammesso che sia questo il suo caso, assai certamente non è neppure "colpa" sua. L'importante è prenderne coscienza e porvi rimedio in qualche modo.
Vede, ho
conosciuto cattolici divenire protestanti, frequentare
sinagoghe, andare in India divenendo discepoli di santoni indù, divenire mussulmani.
Ho visto qualche prete condividere le idee più balzane e indossare
pure collane indiane per scacciare il malocchio. Tutti costoro avevano certamente
messo il dubbio nella loro fede (secondo una certa volgata
friulanista, ogni popolo è detentore di valori autentici e quindi perché non mettere il dubbio nella propria fede in nome dei valori del popul?). Tutto bene se non che, ad un certo punto, il dubbio ha scacciato la fede.
Tutti costoro sono
molto più onesti perché, almeno, hanno fatto chiarezza nella loro
vita e nelle relazioni attorno a loro. È stato onesto pure il
prete con la collana indiana: ha lasciato tutto e ora vive felice e
contento in Brasile con tanto di moglie e numerosi figli!
Vede,
non vorrei parerle duro e, se così le sembro, le chiedo scusa.
Deve
capirmi: ci ho messo veramente molti anni per comprendere che certe
posizioni utopistiche non portano a nulla. Si prende in giro gli
altri e, quel che è peggio, ci si prende in giro da soli! Queste
sono affermazioni apodittiche e contraddittorie che, nella realtà, non
possono stare in piedi e che, applicate in campo religioso, portano
la religione a sciogliersi in pura antropologia. Non è un caso che nel suo ambiente sia stato detto che "lo Spirito
santo è la coscienza dell’uomo"!
Lungo i secoli la
fede cristiana è passata in innumerevoli lavaggi culturali; si è incontrata, scontrata, fusa nelle culture, contrariamente alle sibilanti favole dei vari
Scalfari! Oggi è arrivata ad una sorta di impasse essendosi
talmente umanistizzata da aver svuotato se stessa: non ha più
senso parlare di Paradiso, Grazia e Timore di Dio. Chi lo fa è un
tradizionalista, un “vecchio”.
Io, invece, credo che se perdiamo anche questo, abbiamo perso tutto ed è
quanto vedo succedere oggi. Anche Lutero parlava di grazia, pur intendendola a modo suo. Oggi questo termine è praticamente sparito dalle labbra dell’attuale papa. E siccome i superiori modellano gli inferiori o prima o poi, a cascata, ciò si constaterà ovunque.
Ecco
perché la Tradizione resta vincolante, oggi più che mai: è un
servizio al Vangelo, una custodia al Vangelo, non una dittatura come
dice chi non la capisce. La Tradizione ricorda ancora che certe
libertà non sono possibili.
Chi
le vuole le prenda ma non dica che il suo è un “Cristianesimo”
migliore, abbia almeno questa decenza.
Costui dica, inoltre, che ha creato una
nuova Chiesa ed avrà la mia stima in quanto uomo veramente onesto.
Gentile
signora,
le
auguro buon anno e le cose migliori per la sua vita!
_______________________
(1) Fare questa risposta ha causato in me non poca pena. Tutti capiranno che è fin troppo semplice scrivere tre frasi apodittiche con le quali rovesciare tutto. E' difficile, invece, riportare le cose in ordine. E' come la stanza dei giocattoli: un bambino ci mette un istante a fare caos ma la mamma ci mette molto di più a fare ordine. Questa risposta mi ha costato fatica e molto tempo. Tutti capiranno che non posso rispondere a piacimento ad ognuno che, in un minuto di tempo, esprime il proprio caos spirituale e/o mentale. Nella vita ho anche altro da fare!
(2) Se vogliamo essere ancor più precisi, non esiste neppure una "Chiesa antica" ma la Chiesa nell'Antichità Cristiana, non esiste una "Chiesa medioevale" ma la Chiesa nel Medioevo, non esiste una "Chiesa rinascimentale" ma la Chiesa nel Rinascimento, ecc. Le prime definizioni potrebbero sottendere un soggetto che cambia sostanzialmente a seconda delle epoche. Le seconde, invece, pongono l'accento sull'unico soggetto Chiesa, pur nel volgere dei tempi e delle mode. Identicamente non si dovrebbe dire "La Chiesa romena" o "La Chiesa greca" o "La Glesie furlane" ma soltanto "La Chiesa in Romania" o "La Chiesa in Grecia" o "La Chiesa in Friuli". Se non si fa così l'elemento etnico prevale sull'identità unica e sostanziale della Chiesa, offuscandola.
Prestate attenzione che nelle lettere paoline san Paolo non invia le sue lettere a "cristiani corinziani" ma "τῇ ἐκκλησίᾳ τοῦ Θεοῦ τῇ οὔσῃ ἐν Κορίνθῳ" "alla Chiesa di Dio che è in Corinto" (2 Cor 1,1). Non è questione di dettagli ma di essenze ben chiare a san Paolo e completamente offuscate nella nostra epoca.
(3) Vorrei fare notare che l'atteggiamento della signora Trifletti si trova confortato perfino dalle più alte sfere cattoliche. Pare che papa Bergoglio abbia ultimamente affermato: "Le nostre certezze possono diventare un muro, un carcere che imprigiona lo Spirito santo". Voi capite che un'affermazione apodittica del genere, se si rivolge a chi ha un concetto tradizionale di Cristianesimo (come pare il papa sottenda), oltre ad essere ingiusta verso la saldezza nella fede testimoniata dal sangue dei martiri, invita a sposare la fede con il dubbio, come la Trifletti vigorosamente sostiene. La confusione, dunque, è giunta fino al soglio papale. Ma che genere di "magistero" può essere quello di chi non ha chiari neppure questi concetti-base?
(4) Precisiamo, come fatto in qualche altra parte di questo blog, che una cosa è la fede, un'altra il fideismo. Per fede si accoglie la Rivelazione. Per fede si accetta il dogma della Trinità e la divino-umanità di Cristo. Il fideismo, invece, è parente prossimo della superstizione e accoglie ciecamente dettagli assolutamente privi di importanza sui quali la Chiesa non ha mai obbligato a credere, dettagli visti come cose fondanti e indispensabili.
Inutile dire che oggi o c'è la presenza massiva della "fede-dubbio" (come nella Trifletti) o la presenza del fideismo di marca superstiziosa. L'equilibrio stabilito dalla tradizione è raro a riscontrarsi proprio perché la tradizione è rifiutata o totalmente ignorata! La "fede-dubbio" giunge velocemente a partorire i suoi mostri: la Trinità è una definizione di Dio che non convince più l'uomo moderno, la Madonna non è Vergine, Cristo non è Dio, ecc. Piccolo appunto: non è un caso che, per "fede-dubbio", nella parrocchia osannata dalla Trifletti non si sia mai recitato il Credo niceno costantinopolitano durante le messe domenicali.
(5) Se si legge il pensiero e la vita di san Giovanni Crisostomo si scopre un equilibrio armonioso tra la sensibilità sociale e lo slancio spirituale. "Purtroppo" anche lui è espressione di quella Tradizione che per la signora Trifletti è una prigione, una cosa "troppo vecchia"....
(1) Fare questa risposta ha causato in me non poca pena. Tutti capiranno che è fin troppo semplice scrivere tre frasi apodittiche con le quali rovesciare tutto. E' difficile, invece, riportare le cose in ordine. E' come la stanza dei giocattoli: un bambino ci mette un istante a fare caos ma la mamma ci mette molto di più a fare ordine. Questa risposta mi ha costato fatica e molto tempo. Tutti capiranno che non posso rispondere a piacimento ad ognuno che, in un minuto di tempo, esprime il proprio caos spirituale e/o mentale. Nella vita ho anche altro da fare!
(2) Se vogliamo essere ancor più precisi, non esiste neppure una "Chiesa antica" ma la Chiesa nell'Antichità Cristiana, non esiste una "Chiesa medioevale" ma la Chiesa nel Medioevo, non esiste una "Chiesa rinascimentale" ma la Chiesa nel Rinascimento, ecc. Le prime definizioni potrebbero sottendere un soggetto che cambia sostanzialmente a seconda delle epoche. Le seconde, invece, pongono l'accento sull'unico soggetto Chiesa, pur nel volgere dei tempi e delle mode. Identicamente non si dovrebbe dire "La Chiesa romena" o "La Chiesa greca" o "La Glesie furlane" ma soltanto "La Chiesa in Romania" o "La Chiesa in Grecia" o "La Chiesa in Friuli". Se non si fa così l'elemento etnico prevale sull'identità unica e sostanziale della Chiesa, offuscandola.
Prestate attenzione che nelle lettere paoline san Paolo non invia le sue lettere a "cristiani corinziani" ma "τῇ ἐκκλησίᾳ τοῦ Θεοῦ τῇ οὔσῃ ἐν Κορίνθῳ" "alla Chiesa di Dio che è in Corinto" (2 Cor 1,1). Non è questione di dettagli ma di essenze ben chiare a san Paolo e completamente offuscate nella nostra epoca.
(3) Vorrei fare notare che l'atteggiamento della signora Trifletti si trova confortato perfino dalle più alte sfere cattoliche. Pare che papa Bergoglio abbia ultimamente affermato: "Le nostre certezze possono diventare un muro, un carcere che imprigiona lo Spirito santo". Voi capite che un'affermazione apodittica del genere, se si rivolge a chi ha un concetto tradizionale di Cristianesimo (come pare il papa sottenda), oltre ad essere ingiusta verso la saldezza nella fede testimoniata dal sangue dei martiri, invita a sposare la fede con il dubbio, come la Trifletti vigorosamente sostiene. La confusione, dunque, è giunta fino al soglio papale. Ma che genere di "magistero" può essere quello di chi non ha chiari neppure questi concetti-base?
(4) Precisiamo, come fatto in qualche altra parte di questo blog, che una cosa è la fede, un'altra il fideismo. Per fede si accoglie la Rivelazione. Per fede si accetta il dogma della Trinità e la divino-umanità di Cristo. Il fideismo, invece, è parente prossimo della superstizione e accoglie ciecamente dettagli assolutamente privi di importanza sui quali la Chiesa non ha mai obbligato a credere, dettagli visti come cose fondanti e indispensabili.
Inutile dire che oggi o c'è la presenza massiva della "fede-dubbio" (come nella Trifletti) o la presenza del fideismo di marca superstiziosa. L'equilibrio stabilito dalla tradizione è raro a riscontrarsi proprio perché la tradizione è rifiutata o totalmente ignorata! La "fede-dubbio" giunge velocemente a partorire i suoi mostri: la Trinità è una definizione di Dio che non convince più l'uomo moderno, la Madonna non è Vergine, Cristo non è Dio, ecc. Piccolo appunto: non è un caso che, per "fede-dubbio", nella parrocchia osannata dalla Trifletti non si sia mai recitato il Credo niceno costantinopolitano durante le messe domenicali.
(5) Se si legge il pensiero e la vita di san Giovanni Crisostomo si scopre un equilibrio armonioso tra la sensibilità sociale e lo slancio spirituale. "Purtroppo" anche lui è espressione di quella Tradizione che per la signora Trifletti è una prigione, una cosa "troppo vecchia"....
La signora dovrebbe cercarsi i dati sulla frequentazione settimanale della Messa, scesi al di sotto del 10% in quasi tutta Europa, per capire che questa chiesa del dubbio e dell'accoglienza senza se e senza ma ha qualcosa che non va,
RispondiEliminaIl problema è che anche quando l'ultima chiesa sarà vuota e l'ultima liturgia sarà celebrata, i pochi cattolici rimasti, papa compreso, diranno che va tutto bene, che l'importante "è avere Gesù nel cuore". Quella sarà la fine..
nikolaus
La cosa toccante dell'ex parroco e fondatore di questa chiesa è che è un uomo realmente sincero, un cuore cristallino. Ha creduto all'utopia progressista e ora, prossimo alla morte, si sta accorgendo che c'è qualcosa che non gira bene in tutto ciò. Ha dialogato per anni e anni con atei e si è accorto, alla fine, che il dialogo da solo non basta e questo "parlamentare" continuo ha qualcosa di malato, al fondo, ed è come girare attorno a se stessi! La risposta è semplice: quando manca la grazia non è possibile incontrarsi cristianamente. E' tutto qui! E la grazia la si ottiene pregando e con le pratiche tradizionali della Chiesa. Alla fine della vita forse ce la farà a capirlo! Che Dio lo aiuti!
EliminaMi chiamo Angelo vivo nell'Italia centro meridionale e, avendo 71 anni compiuti, mi sento nella dirittura di arrivo del pellegrinaggio terreno.
RispondiEliminaVolevo dire a Lei, sig Pietro, che seguire il suo blog è come per un assetato abbeverarsi ad una sorgente di acqua fresca.
Ciò vale in modo particolare per l'articolo datato 03 gennaio, la cui stesura Le è costata non solo la fatica cui accenna esplicitamente, ma anche la pena che Lei nomina en passant ma che, sicuramente, è stata grande.
Dio Padre e Figlio e Spirito Santo benedica Lei e tutte le persone a Lei care
Gent. Pietro,
RispondiEliminami complimento per la pazienza con la quale ha risposto ad una lettera che, oltre ad essere priva di concetti, è pure vecchia nella sua retorica banalità.
Nelle parrocchie, ormai, si coltiva un cristianesimo aLogos.
GdM
E nei movimenti è pure peggio!!
Eliminascrivete :n elle parrocchie (e nei movimenti) si coltiva un cristianesimo aLogos, cioè privo di Cristo, dove Cristo diventa uno strano fantasma dipinto sulle indicazioni di una qualche veggente... o accreditata come tale.
EliminaQuello che manca, invece, è il soffio dello Spirito, quello che ha colmato gli Apostoli il giorno della Pentecoste e ha fondato la Chiesa.
Rifondare la Chiesa è una esigenza sentita da tutti, da coloro che credono della Tradizione (ma qui bisognerebbe intendersi sul significato della parola Tradizione ) e da quelli che considerano la modernità incompatibile o addirittura nemica della tradizione stessa.
Per coloro che credono nella Tradizione, la Tradizione è come una salda roccia a cui appoggiarsi e vedono gli altri, quelli che rifiutano la Tradizione, come dei fanciulli che giocano a costruire i soliti castelli si sabbia sulla spiaggia del mare. Ma il punto è un altro : ovvero la presenza dello Spirito. Interessante, o meglio illuminante il colloquio di San Serafino di Sarov con Motovilov. Forse riuscite a trovarlo in rete, da qualche parte.
La chiesa priva di tradizione, ha perso il concetto di santo : ovvero considera santi ottime persone come ad esempio padre Damiano, l'Apostolo dei lebbrosi, che penso sia veramente in paradiso, ma dimentica persone come San Serafino che, con la preghiera, la ruminazione della santa Scrittura, hanno conquistato la luce dello Spirito Santo.
E, senza santi, non si può rifondare la Chiesa.
La Tradizione. Questo è un argomento clou che mi pare essenziale per il nostro discorso. Cercherò di svolgerlo appena possibile.
Eliminasalve signor pietro questa povera signora non capisce nulla di tradizione ,purtroppo è l ignoranza che le fa dire solo corbellerie a me questo edificio non piace proprio anche se è una chiesa e son un giovane ,sembra più una sala conferenze che il luogo di DIO ,ma poi nel suo discorso si nota il solito pregiudizio stupido,contro gli amanti della messa antica
RispondiEliminafabio
La chiesa è stata fatta con l'idea di essere una casa (lo dice pure la signora) polifunzionale dove, tra le altre cose, si può pure fare la messa. Detto in altri termini, è una "casa del popolo" versione cattolico-progressista! ;-)
EliminaLe solite menate tipiche di quello che Papa Ratzinger definisce Spirito del Concilio. Ma poi, pure ste menate ormai son superate, sono quelle dei tempi del "mettete dei fiori nei vostri cannoni" e "l'utero è mio e me lo gestisco io". Ma ancora non si rendono del disastro e delle macerie che ormai hanno lasciato? Parlano e parlano come se il Cristianesimo fosse un prodotto da sbolognare a tutti i costi a dei "consumatori" e che fanno finta di non vedere in che situazione siamo dal punto di vista spirituale? Dove sono i risultati di tutto ciò quando ciò che avvenuto è l'esatto opposto? Ma che si credono che il Cristianesimo sia un fervorino sentimental-popolare. Adeguarsi a cosa? E' il mondo che si deve adeguare a Cristo o viceversa?
RispondiEliminaPantocrator
Spero che la volontà di sintesi non faccia parlare anche me per slogan: la Signora che ha scritto la lettera è una perfetta espressione dell'individualismo autoreferenziale che domina la cultura corrente, e che è penetrato fin nel modo di pensare ordinario delle persone comuni. L'uomo ambisce ad un'identità autoprodotta, per cui tutto ciò che è ricevuto (non solo la tradizione, ma anche l'educazione, la famiglia, l'identità nazionale, la stessa natura, ecc.) va respinto per il solo fatto di non essere un prodotto attuale del soggetto. Anche ciò che appartiene al passato va respinto "a prescindere", non nel merito, ma perché non è il frutto di una volontà attuale. Sul piano religioso, tra le tante cose che vengono respinte - che Dio ci perdoni! - non si colloca solo la Grazia, che certamente non può essere autoprodotta (per cui, al massimo, si "tollera" l'identificazione dello Spirito Santo con la coscienza individuale), ma lo stesso concetto di dipendenza da Dio, il riconoscimento del proprio essere creatura, di non essere un prodotto di se stessi e di non potersi creare da soli. E così questa utopica apertura a tutto e a tutti mediante il dubbio sistematico (cioè: il rifiuto sistematico e pregiudiziale di qualunque verità alla quale ci si debba adeguare, e che, quindi, non ci si possa creare da se) si risolve nella totale chiusura a qualunque altro-da-se, nell'impossibilità radicale di qualunque vero dialogo.
RispondiEliminaMarco Sgroi
"... la lettera è una perfetta espressione dell'individualismo autoreferenziale che domina la cultura corrente, e che è penetrato fin nel modo di pensare ordinario delle persone comuni.".
EliminaE' proprio così! Non è un caso quando parlo di CHIESE PARALLELE poiché queste oramai sono chiese AUTOREFERENZIALI. Infatti non si confrontano davvero con la Scrittura (il che obbligherebbe pure ad un confronto almeno formale con la Tradizione) ma prendono le cose che va loro bene. Se si confrontassero con la Scrittura capirebbero (come ho scritto sopra) che il dubbio non si può mai sposare con la fede!
Ecco perché sono comunità implose su se stesse e che si autocelebrano, convinti di essere i "migliori" e i più "giovani" (la nostra è una comunità "giovane")!!!
.
grazie sig.Pietro per il video e i suoi scritti.i libri e l'intero blog,Lei dice molte cose importanti,alcune magari qualcuno potrebbe criticarle,ma sicuramente c'è una cosa capitale che lei dice e scrive:" non ragioniamo più",comunichiamo e pensiamo solo a slogan......
RispondiEliminaa proposito della chiesa......è propio una chiesa protestante,e un protestantesimo relativizzato,quella chiesa potrebbe benissimo servire a qualunque assocciazione di qualunque cultura e tradizione,sembra copiata a una scuola o centro sociale del nord europa,è areligiosa,difficile pensare che potrebbe esser servita come sala del regno ai testimoni di geova.........come habbia potuto un vescovo consentire questa costruzione........la prima cosa che ho pensato,senza voler offendere nessuno,ma quel vescovo e quei fedeli semplicemente non erano "credenti" ma solo degli "associati" a un "ideale"......
il "come" forse è il perchè esiste.
penso che questa chiesa sia nata perchè era agonizzante la fede.questo è il parto di una crisi di fede di vaste proporzioni.
un saluto e ancora grazie al sign.Pietro
mas.
Gentile signore,
Eliminaall'inizio pensavo che, negli anni '70, il permesso per edificare questa chiesa fosse provenuto dalla curia diocesana, Invece NO! Solo recentemente ho saputo che la curia si era opposta (segno che in loco c'era ancora uno spirito almeno un poco tradizionale, come succede nei "pagi" che conservano più a lungo le vecchie credenze). Allora chi voleva questa chiesa ha fatto ricorso al.... Vaticano!!! Ed è DAL VATICANO CHE ALLORA VENNE IL PERMESSO al quale la diocesi dovette adattarsi!
Come vede, anche se in ritardo, si viene a sapere CHI manovrava le cose in senso antitradizionale.
Ripeto: non porto odio né in linea di massima sono contro queste iniziative (che magari hanno una loro genialità). Chiedo umilmente una cosa: dal momento che non esprimono per nulla lo spirito della Chiesa, perché non si fanno "chiesa loro stante"? Invece no, evidentemente perché è più comodo così! Oggi, poi, dovremo fare simili discorsi a qualcuno che sta molto più su e che se ne esce con asserzioni che di tradizionale non hanno proprio nulla ma.... lasciamo perdere!
a proposito di slogan.. l'ultimo del vescovo di Roma ai religiosi è che "bisogna formare il cuore. Altrimenti formiamo piccoli mostri". Questo passo viene descritto addirittura come rivoluzionario. Io la trovo un'espressione alquanto inconsistente. Mah..
RispondiEliminanikolaus
In realtà non è che "aria fritta".
EliminaSono espressioni che vogliono dire tutto e nulla al contempo.
Una persona tradizionale intenderà per "cuore" l'interiorità e quindi penserà che è necessaria la pratica ascetica, la preghiera, ecc.
Una persona non tradizionale intenderà per cuore "il sentimento" (il Dio di tenerezza a cui allude Bergoglio), oppure penserà che una persona di cuore è il filantropo (a prescindere dalla sua formazione spirituale e ascetica).
In ogni evenienza B. riceverà applausi e da questi e da quelli senza mai specificare e prendendo tutto e il contrario di tutto (tattica gesuitica).
Mentre un tempo si andava da espressioni vaghe a espressioni precise (si pensi alla formazione dei dogmi) oggi si va da espressioni precise a espressioni sempre più vaghe. Inutile dire che, pastoralmente, tutto ciò è un disastro poiché finisce per giustificare le posizioni di chiunque.
Ma qui c'è pure della furberia mondana: dicendo e non dicendo si potrà sempre cadere in piedi e dire che chi svela il trucco è uno che "pensa male". Lo stile dei santi è COMPLETAMENTE DIVERSO e a me interessa solo quello: "Dite sì, sì; no, no; tutto il resto viene dal Maligno"!
Gentile signore, ho letto qui e là la sua risposta, ora devo uscire, ma non mancherò di leggerla tutta con attenzione e rispetto. Certamente anche Lei avrà delle buone ragioni dalla sua parte. l'apprezzamento per l'esperienza di Maria Assunta non escludeva altre realtà "illuminate".Volevo solo chiarire che non ho scritto quello che ho scritto in nome di tutta la comunità, ma solo a mio titolo personale. Io credo che la Verità Dio l'abbia fatta a pezzi e distribuita per l'Universo, ma in "ogni" pezzo (non in ogni fesseria naturalmente, cerchi di capirmi) c'è la Verità che ci porta a Dio. Non rinnego la Tradizione, neanche per idea. Credo nella Complessità che FORSE nasconde la SEMPLICITA' che è DIO. penso che quel pezzo di Verità che ci è stato dato nasconda tutta la Verità, ma credo anche che qualcun altro possieda la Verità anche se la forma del pezzo che possiede sembra così diverso. La cosa importante che volevo dire, ed è solo una mia opinione, è proprio questo: la Verità io credo che esista ma non la possediamo tutta noi e le nostre tradizioni. Con il termine vecchio intende dire che molti giovani non amano la Chiesa di cui parla Lei, e non perché hanno ragione o perché non meriti di essere amata, ma perché è così (questa è la mia esperienza) e bisogna recuperarli avvicinandosi a quello che loro sentono e vivono, e non perché ci piace quello che vivono, ma perché è giusto aprire le porte della Chiesa anche a loro. So bene che quello che ho scritto è parzialissimo e può essere interpretato in vari modi. PAZIENZA! Quando i pensieri si traducono in parole si trasformano, se i pensieri si traducono in realtà vissuta e in strette di mano è un'altra cosa. La saluto stringendole forte la mano.
RispondiEliminaHo letto tutta la sua risposta. Sono un'insegnante di matematica e fisica. Sono abituata a spezzare il capello in quattro, ma in questi post non mi pareva proprio il caso di farlo e non lo farò nemmeno adesso. Lei spezza il capello in almeno 2 elevato alla decima parti, se non di più. Quello che Lei ha dedotto, ha sviscerato, da quanto io ho scritto sinteticamente va molto più in là di quanto io avessi mai osato pensare. Lei fa un'analisi che vuole essere "strettamente" logica, ma uno non immagina nemmeno quante cose perde seguendo una logica che pretende di essere ferrata, perde tutta la complessità dell'umano. Qualcosa di vero però c'è: io credo e anche non credo. La contraddizione è inevitabile. La logica del VERO oppure FALSO non funziona. La complessità della realtà prevede anche il mescolamento di VERO e FALSO. Il tentativo di costruire ROBOT SIMILI ALL'UOMO (ma prima ancora nel 1931, basti pensare al Teorema di Goedel) ha fatto credere a molti che utilizzando solo la LOGICA BINARIA non si riuscirà a riprodurre l'umano. Alcuni affermano che l'umano è oltre, oppure che la complessità che bisogna raggiungere è "infinitamente" grande..
EliminaAlle idee chiare e distinte, vere o false, chi crede più? Ma non è questione di moda. Uno lo impara sulla propria pelle.
La caduta delle certezze .. Fine 800. Nietzsche e la caduta di tutti i valori, il Nichilismo e così via ... ci hanno reso consapevoli nel bene e nel male di tante cose.
E poi la Tradizione...Per me non dimenticare il passato è vitale. Questo non vuol dire che non intendo modificare o aggiungere elementi di novità al mio passato. Adesso non mi dica che confondo la Tradizione con il mio misero passato ... Ha ragione, la Tradizione è ben altro. E non mi dica che faccio riferimento a esseri demoniaci, e neanche che voglio convincerLa della verità delle mie affermazioni. Però è vero: la pensiamo diversamente. Io non sono poi così cristiana, ma frequento la Chiesa e non solo quella di Maria Assunta, della quale non faccio più parte da molto. E spero persino che il Gesù di cui si parla nelle nostre chiese mi stia ascoltando con una certa comprensione e senza giudicarmi, ma, come dice papa Francesco, che io amo, mi accolga a braccia aperte sempre, sempre, sempre. E poi, infine, non ho niente contro di Lei. Io però preferisco il dubbio, le idee confuse, poco chiare e, nonostante questo, voglio affidarmi interamente, con tutte le mie idee poco chiare, al Gesù che conosco, perché lui è la porta della Verità, anche se forse non per tutti la porta della Verità si chiama Gesù. Per me si chiama Gesù. Forse potremmo diventare amici se fossimo vicini di casa, ma le nostre strada sono diverse in tutti i sensi. Un caro saluto.
Riguardo alla prima sua risposta, avevo già iniziato a comporre un intervento quando mi ha preso in contropiede con questa seconda. Un solo appunto: per i cristiani Dio ha presentato la verità TUTTA INTERA nella persona divino-umana di Cristo, non l'ha spezzettata. Nella Rivelazione Dio non da una parte o un pezzettino di se stesso ma tutto se stesso. Il fatto che lei decida aprioristicamente che Dio da pezzi di Verità e non una Verità tutta intera la distanzia dalla prospettiva evangelica (oltre che dalla dottrina tradizionale).
EliminaSe esistono solo delle micro-verità e non la pienezza della Verità è anche più facile accomodare chiunque, non incutergli sane inquietudini, giustificare un po' tutto, non le pare?
Queste concezioni vanno tutte nella direzione di chi vuol fare di tutte le fedi una grande e indistinta insalata russa. Ma non è proprio questo un atteggiamento anticristico?
Gentile signora,
RispondiEliminanon so cosa lei pensa in cuor suo.
Non sono abilitato ad entrare in "foro interno" come dicono i canonisti.
Quel che so è che i concetti - espressi verbalmente - hanno l'immediato significato che gli si attribuisce e mi consentono legittimamente di trarre tutte le conseguenze del caso.
Il vincolo del credente con la Rivelazione custodita dalla tradizione è senza "se" e senza "ma". Nel frattempo la cultura può cambiare, si può credere di non credere o non credere di credere (o tutte le combinazioni possibili del caso). Ma la coerenza di chi aderisce alla Rivelazione è quella, non cambia con le culture o l'impazzare delle mode!
Io "spezzo" il capello (non per pignoleria) semplicemente perché lei è una docente e se, come tale, sbandiera certi slogan (quelli all'inizio) avrà un impatto incredibile su chi l'ascolta ma creerà l'effetto dell'elefante in una cristalleria lasciando solo cocci dietro di sé (nonostante le sue buonissime intenzioni di cui non dubito). Per questo sono preciso, non per altro. Per questo le faccio vedere il vuoto trascinato da quegli stessi slogan che per lei sono pillole di sapienza!
Se la cultura non crede più "alle idee chiare e distinte" il cristiano ci crede perché non ha questioni puramente umane. Ad esempio, l'idea chiara e distinta che Cristo è risorto perché di questo ne hanno avuto esperienza i suoi apostoli rimane. Nessuno la può toccare in nome di nulla.
Altrimenti è vana la nostra fede, come dice san Paolo! Se lei non distingue bene il piano umano dal piano divino che si interseca con l'umano umanistizzerà il Vangelo e lo svuoterà, facendolo soccombere anche a disperate filosofie!!
Tutto il mondo può tremare. Ma se il cristiano trema con il mondo (con la scusa che la cultura glielo impone) che "roccia ferma" è mai?
Ecco, il problema che mi danno i suoi scritti: si allineano - o danno la netta impressione d'allinearsi non sulla tranquilla certezza del credente (basata sulla fede) ma sulla problematicità infinita (e spesso inconcludente) dell'uomo attuale. Poi magari lei mi dirà che la pensa diversamente e che quel che scrive non è il suo pensiero. Ma allora perché lo scrive?
Questo a me crea molto problema perché il mondo "informato" dalla Tradizione è decisamente un'altra cosa e se voglio custodire la fede è a quello che devo fare riferimento in quanto cristiano. Poi se voglio fare altre scelte sono ben libero, ovviamente ma devo essere ben cosciente di cosa sia il Cristianesimo in sé senza farlo passare per qualcos'altro per adagiare me stesso.
E' certo che Cristo ci ama come ama tutto il mondo. Ma lo stesso "filanthropos" non ha esitato a raccontare la parabola di chi sapeva far fruttare i propri talenti e di chi, invece, preferiva nasconderli nella sabbia. Non ha esitato a mostrare la condanna di chi non faceva fruttare i propri talenti!
Questo significa che anche da parte di ognuno di noi è richiesto fare qualcosa, se non altro capire bene cosa sia questo Cristianesimo, qualcosa di ben distante dalle filosofie umanistiche e dagli atteggiamenti piacioni che ultimamente imperversano nell'alto clero....
... Stia certa che la rispetto in quanto persona ma non posso condividere l'idea di far vivere il dubbio nella e con la fede. Una delle cose che Cristo chiede sempre (nei vangeli) prima di fare un miracolo o di esaudire un desiderio ad una persona è "Credi tu....?". Su questo mi pare inflessibile e penso che insegni molto a tutti noi.
RispondiEliminaQui non sono io a porre tale indispensabile riferimento, non è un papa Francesco o un anonimo qualunque che passa per la strada.
È Cristo stesso e questa è la Rivelazione custodita dalla Tradizione. Nessuno può sostituirsi a Cristo o cancellare i vangeli come stanno, neppure se fosse papa!
Questo è l'essenziale, la base di tutto. Ogni altra considerazione (culturale, mondana, ecc.) è, in riferimento a tale fede, nonché per la stessa Scrittura (il Qoelet), vanità!
Le rinnovo i miei più cordiali saluti.
ULTIMO APPUNTO
RispondiEliminaLei scrive: "Lei fa un'analisi che vuole essere "strettamente" logica, ma uno non immagina nemmeno quante cose perde seguendo una logica che pretende di essere ferrata, perde tutta la complessità dell'umano."
Io mi trovo molto bene nella teologia apofatica (la teologia del silenzio davanti ai misteri di Dio, poiché la parola immiserisce le cose sublimi). Quindi so benissimo quanto lei dice!
Tuttavia lei non può nascondersi dietro ad un dito: quando mi fa un'affermazione logica non può sottrarla all'analisi razionale invocando il fatto che la logica immiserisce la ricchezza dell'umano. La logica umana va usata dove si deve (non abusata).
Se lei mi afferma che il sole è nero, con la logica comune io la devo smentire e posso farlo. Lei non può allora invocare che la mia logica immiserisce la "ricchezza dell'umano" per trovare una estrema scappatoia e cadere in piedi, non le pare?
Cordialità!
Due posizioni assai diverse:
RispondiEliminaLa signora dice: "Io credo che la VERITA' Dio l'abbia fatta A PEZZI e distribuita per l'Universo....".
Tommaso d'Aquino nella sequenza dedicata all'Eucarestia dice: "... A suménte non concisus,non confráctus, non divísus: integer accípitur" (Da colui che (lo) assume, [Cristo Dio] non spezzato, non rotto, non diviso: (ma) INTERO è ricevuto).
Ma perchè uno dovrebbe essere attirato da una chiesa così? Se ne può stare benissimo per conto suo, anch'egli ha il suo frammento di verità, senza bisogno di cerimonie, preghiere,assemblee ecc. una chiesa che si diluisce in un para-protestantesimo e in simil-ebraismo sarà anche interessante, ma alla lunga chi glielo fa fare a uno di stare con un'imitazione? Può rivolgersi all'originale. O andare in qualche moschea ,ma qui la vedo dura con la faccenda del dubbio.
RispondiEliminaAh, la cara signora Trifletti è piena di buona volontà ma, senza avvedersene, è vittima di una certa ideologia sessantottina... E' un poco come quelle signore anziane che, un poco perché non gliene importa, un poco perché non possono permetterselo, girano ancora con il vecchio abito di 50 anni addietro. Forse è un destino che riserverà anche noi, chissà...
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