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sabato 29 marzo 2014

Eresia e ortodossia nella Liturgia

Questo è un argomento spinoso, poiché la mentalità odierna rifugge dall'idea che, nelle questioni religiose, ci possano essere delle eresie: il pluralismo religioso comporta in sé un implicito egualitarismo e, alla fine, un inconfessato indifferentismo.

Invece è bene mettere le cose al loro posto, non per lanciare anatemi verso chichessia, ma per mostrare una "logica interna" nella realtà religiosa. Quest'ultima, infatti, anche se si fonda sulla Rivelazione del Dio ineffabile, che sorpassa ogni logica e conoscenza umana, è ordinata, da disposizioni pratiche, in un senso strettamente logico.

Anche la liturgia obbedisce a quest'ordine e non è né può essere il campo dell'arbitrio umano ma il solo dominio dei "tecnici" dello Spirito, ossia di chi ha una solida formazione spirituale.

In qualche commento del post precedente accennavo al fatto che il cammino indicato al credente nella liturgia è volto all'esperienza di qualcosa di sopra sensibile, pur servendosi di realtà che, in questo mondo, non possono che essere sensibili. 

Lo stesso narratore dei fatti del post indica che, nella liturgia pasquale, aveva provato determinate percezioni. Sì, la liturgia diventa il luogo in cui si svela realmente qualcosa che supera questo mondo. È qui in effetti la sua ortodossia, ossia la sua espressione corretta, ciò che fa in modo che essa dia una "retta gloria".

Per giungere a qualcosa che supera questo mondo, il culto deve avere tutto un insieme di caratteristiche: i testi devono esprimere una corretta disposizione verso Dio, non riflettere semplici attese e speranze umane, né, tanto meno, esprimere disposizioni psicologiche.

Un testo corretto è ad esempio: "O Dio dei vivi e dei morti, accogli quest'anima nella tua gloria...". Il centro e gli occhi di tutti, in questa breve preghiera, è inequivocabilmente Dio.

Un testo errato (quindi eretico) è: "Dio, tu sai come in questo momento soffriamo per l'assenza del nostro caro defunto....". Qui il centro non è più Dio, per quanto venga formalmente espresso. Il centro siamo noi stessi e, quel che è peggio, si appiattisce le persone nella considerazione del loro dolore umano con il rischio di farle chiudere in quello in modo che possano essere impedite ad aprirsi ad altro....

Il primo è un testo tradizionale, il secondo è un testo di recente composizione (che cito a memoria avendolo sentito in una messa di esequie).

Se si inizia ad osservare le liturgie di recente composizione con quest'attenzione, si noteranno molte problematiche di questo tipo: sono testi di taglio molto antropocentrico!

Mentre i testi antichi tagliavano corto, non dando il minimo spago a riflessioni psicologistiche o a distrazioni di altro genere - erano liturgie ascetiche! - i testi attuali hanno totalmente appannato tutto ciò. Per questo se mi capita estemporaneamente di andare ad una messa (dopo che provengo da contesti liturgici tradizionali) mi sembra di sentire chiacchiere quasi da osteria...

La cesura tra liturgia e spiritualità è, alla fine, la responsabile di questo glissamento.

È come se, invece di scoccare una freccia per colpire il centro di un bersaglio, si finisca sempre per lanciare la freccia ben lontano dal centro! 

Chi tiene un arco sa che esiste una tecnica, sa che l'arco deve avere certe caratteristiche e non altre. Se ne prescinde anche di poco compromette il risultato.

La spiritualità, ossia il metodo per incarnare il cristianesimo, non può non informare in modo coerente la stessa liturgia. Nel momento in cui non lo fa (ed emergono istanze puramente umane) il risultato è compromesso, la liturgia non giunge al suo scopo, ossia alla percezione di un mondo ultraterreno.

Parrocchia di Weiz: predica di padre Hannes Biber nell'ultima domenica di Carnevale.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=iWSvbRGNZZk

In mancanza di questo scopo, la liturgia perde totalmente il suo senso originale e, pur di non annoiare le persone, la si trasforma in puro intrattenimento.
Questo è evidentissimo in certe comunità protestanti in cui il ministro deve saper far ridere l'assemblea, essere mondanamente affascinante e brillante, come un presentatore televisivo.
Le stesse istanze da mondo dello spettacolo oramai sembrano permeare molte liturgie del mondo cattolico e ciò è inevitabile, dal momento che la liturgia ha perso il suo fine originale.

Come diceva l'anziano Paisios (del monte Athos) questi ministri "giocano" sull'altare. Solo che mentre lui si riferiva a ministri che conservavano almeno le apparenze di una realtà sacra (in Oriente i libri liturgici non sono stati cambiati), in Occidente oramai pure l'apparenza è stata persa, com'era logicamente conseguente che accadesse. La conclusione è inevitabile: siamo in piena eresia poiché qui la freccia si lancia ben lontano dal suo bersaglio.

Che efficacia può avere una liturgia del genere? Nessuna, assolutamente nessuna...

Viceversa una realtà tradizionale che ha coscienza che nella liturgia c'è una vera e propria "palestra dello spirito" apre tutto un altro mondo di percezioni. Ma per questa, ci vogliono ministri ben formati, preparati, coscienti che la liturgia non è un semplice intrattenimento dove si propina una qualche istruzione religiosa e si aspira a semplici "valori cristiani" (quando va "bene").
Ci vuole una preparazione spirituale "a tutto tondo" e bisogna crederci.
Ora, tutto questo da noi è quasi totalmente inesistente.
Le frecce scoccate da un arco ben poco teso, finiranno tutte fuori bersaglio...

5 commenti:

  1. La forma liturgica tradizionale è addirittura ostacolata da vescovi e persino dal papa, come se fosse una moda... accentuando, con mentalità simile a quella mondana, la dicotomia tra forma e sostanza, mentre non vi può', a mio avviso, essere l'una senza l'altra.
    Condivido la sensazione da osteria della maggior parte delle Messe.. per quanto impegno possa metterci non riesco a non desiderare di uscire al più presto. Purtroppo per assistere a una Liturgia degna di tale nome occorre rivolgersi ai monasteri (e neanche tutti) o alla FSSPX.. E pensare che qualsiasi Chiesa parrocchiale avrebbe la possibilità di trasformarsi in Porta del Cielo ogni giorno..

    nikolaus

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    1. Ah, caro amico, come la capisco!
      Ma quando si inizia a comprendere quali sono i veri fondamenti, è giocoforza comprendere che chi guida il popolo cristiano è stato più o meno influenzato da principi secolaristici. Come uscirne? Ecco il problema che attanaglia molti...
      Da parte mia credo che oggi ogni singolo deve pensare di essere come un piccolo abate di un monastero. La Chiesa si restringe nel cuore di ogni singolo che si muove e vive nei principi della tradizione, con i mezzi stabiliti dalla tradizione.
      Fuori può succedere di tutto. Ma uno che si nutre di ottime letture, di costanti preghiere, di pratiche stabilite dalla Chiesa, già di suo si avvicina alla fonte e gli viene data la grazia di capire sempre di più...
      Oggi ogni singolo è quasi un eremita. Questo è un dato di fatto. L'importante è non scoraggiarsi ma farsi forza perché, come già dissi, anche nel deserto Dio aiuta...

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  2. Trovo una frase perfetta che riporto:

    Cosa se ne fa un uomo di una liturgia che gli parla solo delle sue speranze e delle sue fatiche, che gli parla del suo “senso religioso”, ma che non gli parla mai del Cielo? E’ su questo equivoco che tragicamente è fallito il Movimento Liturgico.

    http://radicatinellafede.blogspot.it/2014/02/hanno-chiuso-il-cielo.html

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  3. A titolo puramente collaborativo vorrei citare inoltre le differenze di traduzione tra il Missale Romanum (editio typica 2008) e il Messale Romano edito dalla CEI. Per esempio all'atto della elevazione del Corpo di Cristo all'Agnus Dei la versione latina direbbe "Signore, non sono degno che TU venga sotto il mio tetto..." mentre in italiano è tradotto: "Signore (IO) non sono degno di partecipare alla Tua Mensa..."...mutando il soggetto dell'azione di movimento si altera ontologicamente il significato del testo. Quindi nonostante la "correttezza" della versione latina i vescovi italiani hanno deciso di violare le intenzioni della Santa Sede con una traduzione alterata. Purtroppo c'è da evidenziare che tali traduzioni devono essere comunque autorizzate dalla Santa Sede per essere utilizzate...perciò si entra nel solito ginepraio dove la confusione regna sovrana. Ah, trovare sacerdoti coraggiosi e fedeli che usassero almeno, in ottemperanza alla Sacrosanctum Concilium, il Missale in latino...sarebbe un inizio per restituire dignità e sacralità alla Liturgia Eucaristica. Ma la repressione sarebbe comunque dietro l'angolo...il Signore conservi, protegga e guidi la Sua Santa Chiesa.
    Daniele

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    1. Ringrazio sentitamente per la collaborazione.
      Faccio osservare: a volte certe accentuazioni possono parere cosa da poco. In realtà indicano tutta una direzione che - in questo caso in modo evidentissimo! - portano acqua al mulino dell'antropocentrismo.
      Di qui quella sensazione da me troppe volte sperimentata di messe nelle quali sembra che la gente si riunisca per delle chiacchiere religiose "tra noi", senza che vi sia uno slancio autentico tale da penetrare i Cieli, tale che i Cieli stessi si curvino e giungano sulla terra.
      E, c'è da aggiungere, che con l'attuale pontificato per la Chiesa cattolica le cose si stanno mettendo sempre peggio...

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