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venerdì 28 marzo 2014

"Mai con lo sguardo!"

Un momento del rito della Protesi in cui avvengono le commemorazioni dei nomi di santi, di persone vive e defunte


Ebbi modo di discutere con l’atonita ieromonaco D. D. Sapevo che frequentava spesso l’anziano Paisios e, dopo il mio insistente invito a raccontarmi qualcosa, mi rivelò una grande, ammirevole e utile storia che sto per citare, significativa soprattutto per noi sacerdoti.
Lo ieromonaco mi disse:
 “Nel 1982, passai la mia prima Pasqua come diacono nel monastero di san Dionisio, sul Monte Athos.
Ebbi la fortuna di partecipare alla Divina Liturgia pasquale, celebrata dal vecchio  e devotissimo igumeno, Charalambos Dionysiatis.
Non ti racconterò – continuò  il monaco –, i sentimenti spirituali e le divine trasformazioni avvenute in me durante la partecipazione al culto divino, tenendo pure conto della preparazione precedente nel corso dell’intera Quaresima. Mi concentrerò su un solo episodio di grande importanza per qualsiasi celebrante del Dio Trino.
Mentre la Divina Liturgia procedeva, l’anziano Charalampos, di sua iniziativa, ricordava un gran numero di persone delle quali faceva commemorazione.
Si stava avvicinando il momento d’iniziare la Divina Liturgia ma egli proseguiva le commemorazioni assieme ad altri sacerdoti. Allora io, anche se diacono ma con il coraggio proveniente dal mio grande amore per l’anziano Charalambos, gli dissi: “Gheron, i nomi sono molti. Si è fatto giorno. Non ce la faremo a terminare in tempo. Dobbiamo coprire la pròtesis per iniziare la Divina Liturgia. Durante tutta la settimana del Rinnovamento avremo tempo per leggerli così da finirli tutti…”. Egli mi guardò un po’ severamente e mi disse: “Oggi è Pasqua, diacono, e queste anime aspettano un aiuto da noi, benedetto uomo”!
Così mi rivolsi ai concelebranti, p. Panteleimon e p. Saba, e dissi loro: “Pare che l’anziano non abbia voglia di finire oggi! Prendete i fogli con i nomi, dobbiamo finire [di leggere] questo lungo elenco…”. Inoltre, nel discorso aggiunsi un termine particolare, una parola chiave: “Padri, leggete i nomi con lo sguardo”.
Purtroppo feci così… Presi il foglio con i nomi da commemorare e lo guardai come se lo stessi fotografando, senza leggere realmente i nomi uno ad uno.
Il terzo giorno di Pasqua, in vista della mia ordinazione sacerdotale, andai a fare visita al vecchio Paisios.
Il gheron appena mi vide disse: “Oh, ragazzo mio! Da quanto tempo non ci vediamo?” Risposi: “Come facevo a venire prima, gheron? Con tanti uffici liturgici da compiere in monastero non c’è stato  tempo!”. Dopo aver discusso un bel po’, dissi al gheron Paisios: “Può darmi pure un consiglio quale regalo per la mia ordinazione?”. Egli rispose: “Diacono, ora va’. Abbiamo parlato tante volte. Considera un regalo quanto ti dico sempre con le cose di oggi”.
Io, invece, insistetti dicendo che volevo un regalo particolare per la mia ordinazione, qualcosa di speciale. Il gheron mi diede delle pacche sulle spalle mentre mi accompagnava fino al recinto della sua kalìvi. Dinanzi alla mia insistenza aggiunse: “Non so cosa fare per liberarmi di te! Dai, va bene, ti dirò qualcosa. Ti farò questo regalo. Ascolta, diacono: Quando leggi i nomi per farne commemorazione non devi annoiarti. Inoltre, non devi mai ‘leggere con lo sguardo’! Ma sempre con la tua anima”.
La cosa meravigliosa è che l’anziano Paisios mi rispose usando le parole che dissi agli altri: “Leggete i nomi con lo sguardo”.
“Mai con lo sguardo, – disse l’anziano –, invece cerca di guardare l’anima di cui fai memoria: i tormenti, le tentazioni e le prove vissute e allora, figlio mio, vedrai dei miracoli sull’Altare.
In caso contrario – continuò l’anziano Paisios –, Dio trova più valore in me quando, lustrando le scarpe (e l’anziano fece gesto di farlo), dico la preghiera ‘Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me’, che in voi quando fingete di ricordare i nomi delle persone giocando sull’altare…”.


P. Nektarios Savvidis

Romfea.gr

14 commenti:

  1. Questo fatto mostra la contrarietà degli uomini di tradizione (l'Anziano Paisios) verso il formalismo e la faciloneria liturgica che, come si vede, tenta, eccome!, pure l'Oriente nonostante la sua antica tradizione liturgica.
    Questo fatterello sembra il tipico racconto edificante ma, in realtà, cela qualcosa di molto profondo già trattato nell'XI secolo da san Simeone il Nuovo Teologo.
    Per san Simeone, se non c'è l'adesione del cuore nella liturgia, quest'ultima sarà anche valida ma MAI EFFICACE. San Simeone fa l'esempio della confessione: "Se dentro di te non senti che è successo qualcosa, che sei stato toccato da una consolazione, chiediti sinceramente che cosa la blocca perché è molto probabile che il sacramento non abbia fatto effetto" (citazione a memoria).
    Questo tipo di approccio "sperimentale" è totalmente perso in Occidente, poiché si da per scontato che il sacramento agisca "ex opere operato". Ma se l'azione avviene in teoria, perché avvenga in pratica ci vuole ben altro che un rito ben eseguito!
    È l'esempio evangelico del buon seme che cade nel deserto. Il seme può essere fertile e vivo quanto si vuole, ma se cade nel deserto non potrà mai fare frutto. Non esiste concezione magica che tenga nella vita cristiana autentica ma sempre collaborazione tra l'operato divino e quello umano! Questo in QUALSIASI aspetto della Chiesa!
    Purtroppo il disprezzo pratico per la cosiddetta vita spirituale ha portato ad isolare la pratica cristiana dalla teologia e dalla liturgia con gli effetti nefasti di oggigiorno. Ultimo di essi: la trasformazione della liturgia in spettacolo mondano con suore canterine, personaggi ballerini, maschere, costumi e/o quant'altro. Il cielo è stato chiuso e gli uomini fanno festa...

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  2. ...mentre avremmo bisogno di cieli nuovi e terra nuova e uno spirito trasfigurato...
    Però da soli non ci si arriva, chi dovrebbe guidarci sembra più confuso di noi....
    Possiamo dire che un rito ben operato è una condizione necessaria ma non sufficiente....serve che ciò che cade dall'alto trovi terreno fertile in basso..

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    1. Questa, in altre parole, non è che la cosiddetta "sinergia" tra Dio e l'uomo.
      In Occidente si è persa la prospettiva spirituale antica perché, in antichità, era chiaro che il concilio di Calcedonia quando affermava che Cristo è Dio e uomo, intendeva parallelamente che qualsiasi vera salvezza si attua solo dall'incontro tra l'umano e il divino, con una sinergia dei due.
      Per questo la stessa liturgia deve essere teandrica, ossia divino-umana, poiché riflette la verità dogmatica e l'autentico cammino spirituale. Una liturgia teandrica non può permettere alcuna teatralità, alcuna forma mediata dal mondo dello spettacolo poiché non deve allettare i sensi ma portare gli spiriti OLTRE I SENSI...

      Perdere questa coscienza significa inevitabilmente imbastardire all'inverosimile il culto.
      Non a caso il culto moderno è spesse volte un culto bastardo, dove qualche straccio di dignità antica si rattoppa su un abito da clown o da uomo razionalista moderno...

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  3. Oltre a ciò in Occidente si è perso il concetto di "bello" inteso dagli antichi cristiani e pure dai filosofi pagani.
    Per essi il "bello" non era una semplice forma estetica esterna come per la nostra mentalità con la quale, entrando in una chiesa ortodossa, ci riempiamo la bocca con la solita parola "bello, bello....".
    Il "bello" era prima di tutto una esperienza dell'anima, un cambiamento interno.
    Chi mai lo dice oggi? Quando io davanti agli ebeti turisti dico: "No, questo non è bello, è vero!", essi non possono che guardarmi come se dicessi una cosa fuori posto!

    E' tutto un cammino culturale che si è storto e certe realtà ecclesiali con il loro pietismo becero non fanno altro che seguire queste storture rinfocolando il sentimentalismo religioso e il sensazionalismo miracolistico...

    Posso dirlo? Sono eretici...

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    1. Il concetto è ancora più chiaro: la Bellezza ha una funzione ben precisa sia in chi crea che in chi ne fruisce: far uscire da sè stessi e non certo rincorrere stoltamente un vago e mai ben definito estetismo del tutto esteriore e in continuo divenire.

      Pantocrator

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  4. Tutto, purtroppo, molto vero...ma in questo sfacelo un individo qualunque tipo il sottoscritto che prova a cercare, che prova achiedere,a bussare per come può in mezzo ai guai dell'esistenza, cosa può fare?
    Da solo mi sembra di far tanta fatica per quasi niente, evidentmente con sbagli errori, se guardi alla maggior parte delle realtà ecclesiastiche è peggio che andar di notte, quindi? c'è solo da rassegnarsi?

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    1. Evidentemente no!
      Quello che è importante prima di tutto è prendere coscienza delle cose, anche se questo all'inizio può far male.
      Se gli uomini di Chiesa veicolano solo una sapienza umana (per giunta contraddittoria) e non fanno intuire un orizzonte divino (poiché lo scambiano per una filosofia logica o per i desideri puramente terreni) sono da vedere per quello che sono: degli ingannatori, anche se lo fanno senza saperlo e in buona fede.
      Resosi conto di questo, ci sono due vie: la preghiera personale umile e sincera e la ricerca nei testi degli asceti antichi.
      Dovesse crollare tutto, Dio rimane e con lui la possibilità di raggiungerlo da parte di chi ha perso tutto. Basta che ci sia, come accennato, umiltà e sincerità.
      Poi se lui lo vuole, quando il discepolo è pronto il maestro arriva...
      Guardi che la fatica per le cose che valgono è normale. Per questo nella parabola Cristo parla della perla preziosa e di chi, dopo averla trovata, vende TUTTO.

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    2. Altra cosa molto importante: MAI nutrire amarezza verso gli uomini di Chiesa o i credenti che sbagliano. Trovo dei siti iper cattolici che sono vomitevoli, dall'amarezza che hanno.
      Se questo può spiegarsi umanamente, dal punto di vista personale è veleno allo stato puro che gira e si espande. Anche se l'intero mondo sbaglia non lo si deve odiare ma amare, evitando di contaminarsi con esso. Se papi, patriarchi, vescovi, preti e fedeli dovessero sbagliarsi (e può succedere che si sbaglino), si continua a dire le cose come sono, senza lasciarsi influenzare da essi ma neppure senza odiarli. La Chiesa non è la barca personale di qualcuno, tantomeno di quello che sbaglia. La Chiesa è la creatura di Dio e, in quanto tale, è al di sopra degli errori anche se questi la dovessero oscurare.
      Nessuno deve cadere nel pessimismo comunque vadano le cose.

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    3. In sintesi abbiamo due tipi di persone : coloro che sono in ricerca autentica e gli altri, cioè quelli che pensano che basti mettere in scena una bella rappresentazione per dar prova di celebrare le lodi del Signore. Al di fuori del momento liturgico in chiesa, la loro vita non è affatto conforme a quello che il comune sentire pensa sia cristiano.
      E' chiaro che il futuro della chiesa non può dipendere da questi ultimi.... per fortuna ci sono quelli in ricerca autentica.
      Il problema vero, nella vita di quelli in ricerca autentica, sorge quando si trovano a dover obbedire agli ordini talvolta folli dei secondi. Come difendersi ? Pietro rispondendo ai membri del Sinedrio affermò che era meglio obbedire a Dio piuttosto che agli uomini... si può concludere così o è forse meglio aggiungere ancora qualcosa ?

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    4. Sì si dovrebbe rispondere così se non che una Chiesa che si organizza in Stato a cui dipende lo stipendio dei preti, tiene questi ultimi al guinzaglio. A questo punto l'ideale è vivere nella Chiesa in modo da non dipendere economicamente da essa ed essere in una posizione in cui si preservi la propria libertà cristiana e con essa la possibilità che lo Spirito parli attraverso le azioni di chi è cristianamente libero.

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  5. Pietro mi permetto una parola. Come può una generazione spappolata riuscire in questo? Già la semplice umiltà e sincerità di cui parli sono troppo alte per chi ha disimparato a vivere; il disordine attuale , propedeutico al regno della parodia, ha distrutto la naturalità delle cose e con Wilde si potrebbe dire che molti di noi esistono senza realmente vivere. Uno dei pochi pregi dell'epoca è che non potremmo scusarci dell'ignoranza visto che veramente è possibile apprendere ogni cosa se realmente si è veraci. Sò che queste sono parole da miscredente d'altronde è giusto non far finta di essere altro da ciò che si è.

    daouda

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    1. La verità non è mai esistita nella massa che oggi osanna Bergoglio e ieri osannava l'Imperatore romano. La verità visita poche persone e illumina la loro coscienza. Per questo la Chiesa (vera) non è formata da persone di autorità ma da persone di santità (vera e non simulata) La Chiesa, infatti, è una questione di Spirito santo non di razionalismo propinato da autorità o da furberie di apparenza dietro alle quali non esiste niente. La Chiesa e la verità sono sempre state patrimonio di pochi, di pochissimi. Perciò l'importante non è che la massa possa riuscire in qualcosa ma che almeno qualcuno nel genere umano ci riesca. Quando questo non ci sarà più, e solo in questo caso, sarà la fine dei tempi, dice una tradizione monastica.

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    2. Come può conciliarsi ciò con la vocazione universale della Chiesa? O meglio, non è forse la venuta di Cristo più una condanna che una salvezza come esplicita il monito "molti i chiamati, pochi gli eletti"?

      daouda

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    3. L'universalità non è in contraddizione con quello che poi succede perché è come il sole che brilla ovunque ma non su chi ha deciso di starsene chiuso in casa. Non si può accusare il sole di questo né credere che vi sia una contraddizione! Allo stesso modo, non si può accusare Dio vedendo la risposta taccagna di molti cosiddetti cristiani.

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