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sabato 8 marzo 2014

Verità quaresimali

Il periodo quaresimale nella Chiesa è di grande importanza. Sotteso ad esso ci sono alcune verità fondamentali. 

1) La vita intesa come cammino ultraterreno è la prima verità della quaresima. Per ogni cristiano la presenza terrena è un cammino che non si conclude su questa terra ma il cui termine è nell'Al di là. Se il cammino umano ha come meta l'Al di là, non significa disimpegno per le cose della terra ma neppure un impegno come se Dio non esistesse, come se tutto si concludesse qui. Per questo la giustizia cristiana – rettamente intesa – non coincide con la giustizia degli uomini al punto che quanto può parere ingiusto ai profani può essere giustissimo per Dio e il cristiano dovrebbe almeno intuirlo. In Occidente aver insistito molto sui problemi terreni cercando di risolverli con una mentalità unicamente secolare, ha totalmente offuscato questa prima verità legata al periodo quaresimale al punto che, ci possiamo domandare, “cos'è la quaresima oramai per il cristiano”? Il concentrarsi solo sul contingente, sul qui e ora, è patologico, dal punto di vista cristiano. Ma a molto mondo cristiano oramai sfugge completamente perché dall'Al di là non si attende più nulla!

2) Il digiuno cristiano, ossia l'astinenza da certi cibi e l'intensificazione della preghiera. Il digiuno non è fine se stesso quasi si facesse una dieta dimagrante. Anche questo ha come fine il guardare alla dimensione ultraterrena nella quale non ci si nutrirà affatto e si vivrà nella lode perenne. Il digiuno cerca di svincolare momentaneamente la persona dai legami verso il cibo ma non solo. Digiuno è fare a meno di qualsiasi dipendenza che ci porta a concentrare lo sguardo su noi stessi e sul piacere che ne traiamo. Perché questa lotta al piacere? Non per odio alla vita (come spesso può essere stato malamente inteso) ma come esercizio che protende verso la vera vita. Digiuno e preghiera non sono mezzi con i quali comprare il favore divino, poiché tale favore si elargisce gratuitamente solo in presenza di un cuore realmente contrito. Siccome questo è stato compreso a metà, in Occidente si smette di digiunare e di pregare poiché, si dice, Dio è somma misericordia e non ha bisogno di tutto ciò. Si dimentica, invece, che siamo noi ad avere bisogno di questo esercizio che significa anche continenza, sobrietà, moderazione, rinuncia, pazienza, modestia.... Quando nelle chiese forse si ricorda che nella quaresima esiste il digiuno e la preghiera, come mai ci si dimentica che queste hanno bisogno di essere seguite da tutto il resto pena un reale inselvatichimento dell'uomo o il radicarlo nel suo egoismo che lo chiude alla dimensione di Dio? Come può, ad esempio, una persona immodesta riuscire a praticare la quaresima se non cambia il suo stile di vita? Ma siccome molti non vogliono cambiare, riducono la quaresima a qualcosa di puramente formale ed esteriore, quindi di perfettamente inutile. Fa parte di questa inutilità anche "mangiare meno" con l'unico fine di raccogliere soldi per varie cause umanitarie, come se la Chiesa fosse un'associazione di pura beneficienza umana senza alcuna prospettiva soprannaturale, come se fosse, Dio non voglia!, la filiale fedele e sottomessa ad un'associazione massonica...
Un altro problema è dato dal fatto che l'affermazione di principio, in base alla quale in quaresima si prega di più, è puntualmente smentita dai fatti: le ufficiature liturgiche quaresimali non tradizionali in Occidente (quelle che si fanno nelle parrocchie, per intenderci), non sono affatto più impegnative rispetto a quelle del tempo ordinario. Ancora una volta la mente pensa ad una cosa (ammesso che lo pensi) e la pratica fa il suo contrario! Un detto famoso, invece, dice: "Se non si vive come si pensa, si finirà per pensare come si vive". Ed è quello che accade!

3) Il dono delle lacrime. Se n'è parlato recentemente poiché sembra che il papa argentino abbia scoperto delle preghiere antiche che invocavano il dono delle lacrime, preghiere, in realtà, esistenti da secoli. Qui, però, dobbiamo chiederci sinceramente: se non facciamo strettamente riferimento al quadro ascetico e liturgico tradizionale, non corriamo forse il rischio di vedere questo dono come qualcosa di sentimentale, un'emozione religiosa tra tante? Perciò io temo che il rischio d'interpretarlo così, anche da parte di chi ha riscoperto queste preghiere, sia enorme. Invece, il dono delle lacrime presuppone il pentimento della propria vita passata, vista come un errare nel buio, laddove non esisteva grazia di Dio. L'uomo religioso moder(nista) lo può ancora credere, dal momento che per lui non esiste mai buio in qualsiasi situazione umana, nonostante diversi fatti possano smentirlo pure smaccatamente? Tutte le fedi vanno bene, va bene anche il buon agnostico e l'ateo se sincero con il proprio cuore, si afferma. E poi si aggiunge che è molto bello chiedere il dono delle lacrime. Che senso ha tutto questo? Non significa prendere in giro il prossimo e prendersi in giro, dare un colpo al cerchio e un altro alla botte per non scontentare nessuno? Viceversa, il dono delle lacrime è il segno del pentimento e il desiderio di convertirsi, significa confessare che il mondo – in quanto realtà volutamente lontana da Dio – è tenebra, come ricorda l'apostolo Giovanni. Il dono delle lacrime porta con se la grazia della presenza divina evento che non ha nulla di sentimentale ma che sostiene la vita dal di dentro e la motiva. Ma perché il dono delle lacrime sia dato, ci si deve completamente staccare dalla mentalità cerchiobottista di chi strizza l'occhio al mondo e poi recita la parte del pio che si emoziona per il dono delle lacrime ...

4) La tristezza gioiosa. Questo stato d'animo che in greco si definisce χαρμολύπη comporta i presupposti che abbiamo sopra esaminato. Se in ogni epoca e momento della sua vita il cristiano ha la tristezza gioiosa, questa si deve vedere soprattutto durante il periodo quaresimale. Tristezza, prima di tutto, perché la patria del cristiano non è qui ma nell'Al di là, tristezza quindi quasi nostalgica verso la vera patria. Tristezza per il senso sempre più grande della sua inadeguatezza. Ma allo stesso tempo gioiosa poiché Dio si dona in modo totalmente gratuito e non chiede che una costante disponibilità da parte dell'uomo. Gioiosa perché l'esperienza sacramentale della grazia, quando realmente esiste, non può non infondere una sensazione di profonda pace e gioia ed è questo che fa intuire la patria reale alla quale aspirare. 

5) L'attesa della Pasqua. La festività della Pasqua cristiana, ossia della resurrezione dalla morte fisica e corporale di Cristo, è il fine temporale del periodo liturgico quaresimale. La quaresima inizia una vera e propria ascensione verso questo "monte" della rivelazione: Cristo risorge e fa risorgere tutto con lui in attesa di Cieli nuovi e terra nuova. Per questo è la Pasqua, non il Natale o altri eventi cristiani, il centro, il culmine e la festa più importante. Peccato che, come al solito, i fatti tendano a smentirlo: nella società occidentale c'è molta più attesa per il Natale che per la Pasqua! Poi pure il Natale non è inteso che come formalità religiosa...

Senza tutto questo, oltre a non aver senso parlare di quaresima, la si riduce a qualcosa di folclorico e totalmente insignificante, come di fatto avviene in gran parte del nostro attuale mondo.

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