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domenica 13 aprile 2014

Le chiavi della conoscenza religiosa

Offro questo post accompagnato dai miei auguri pasquali.
Il titolo è molto esigente e solo apparentemente gnostico (poiché queste chiavi le da, in definitiva, solo Dio). Ho tuttavia cercato di fare dei brevi riassunti schematici per semplificare al massimo quanto mi sta a cuore dire. 
A volte mi capita di soffermarmi a leggere le discussioni di certi blog cattolici in cui diversi sono sentitamente preoccupati per la piega non tradizionale che sta assumendo la loro realtà religiosa. Mi capita di suggerir loro: attenti che il cancro non si cura con una aspirina! Nulla da fare, diversi paiono non intederlo o fanno giochi di parole per non volerlo ammettere...
Quando in una realtà religiosa esplode un'anomalia, questa la si deve ricercare sempre molto profondamente, altrimenti qualsiasi soluzione si creda di proporre, non è che un misero palliativo! E quanti miseri palliativi sono stati fatti fino ad oggi...
"Riportiamo gli orologi della storia al 1962!", alcuni paiono dire (1). In effetti, la liberalizzazione papale della messa del 1962 è stata letta da alcuni come un "ritorno" ad un'altra epoca. 
A parte il fatto che la storia non si ferma, ma questa frase è straordinariamente ingenua, come se dall'anno 0 al 1962 le cose fossero state, in qualche modo, perfette.
Questi ragionamenti veramente puerili misconoscono la fenomenologia religiosa.

Infatti come ogni realtà di questo mondo, anche la religione (qualsiasi essa sia e in quanto evento prettamente umano) conosce i soliti fenomeni di nascita, sviluppo, decadenza e morte. E come qualsiasi realtà di questo mondo, anche la religione mostra i sintomi che corrispondono a questi stati.
Esaminiamo, dunque, il primo schema (per ingrandirlo cliccarci su).


Come in ogni cosa che coinvolga l'uomo è necessario capire da dove provenga l'autentica religiosità da lui praticata e da dove provenga la sua alterazione.
Lo schema ci mostra che la persona umana ha tre livelli: due ci sono ben noti, un terzo  spesso ci è nascosto ma è comunque esistente. 
Molti filosofi greci disprezzavano l'uomo che rimaneva nel primo livello, quello sensoriale, poiché, essi dicevano, qui l'uomo è simile agli animali. I filosofi volevano portare l'uomo a valutare e vivere nel secondo livello, quello intellettuale, fino a giungere al confine con quello spirituale da essi intuito. Questo, per loro, era il vero uomo, il filosofo ossia l' "amante della sapienza".

La realtà religiosa implica il funzionamento di un terzo livello, più interiore, quello intuitivo-spirituale. È questo livello ad essere coinvolto nella Rivelazione nel caso del Cristianesimo ed è questo livello che forma i veri "uomini di Dio", ossia persone a confine con il mondo celeste. Il Nuovo Testamento e l'esperienza mistica dei santi è tutta qui al punto che non esiste vero santo che non abbia avuto questa conoscenza (chi non ce l'ha non può essere considerato santo anche se c'è chi lo ritenesse tale). 
Recentemente, un asceta atonita esprimeva in brevi ma significative parole questo livello:

«Coloro che hanno una grande sicurezza presso Dio, quando pregano per conoscere la Sua Volontà sentono in loro stessi la conferma sicura d’una informazione divina; divengono ancora più attenti al loro vivere e non fanno nulla senza ricevere tali “informazioni”» (2).

Lo stesso padre Paisios del Monte Athos definiva il monaco (ossia il cristiano impegnato) come colui che invia e riceve "al radiotelegrafo" messaggi da Dio.

Inutile aggiungere che la prima e unica missione della Chiesa consiste esattamente nell'accendere nell'uomo questo livello, questa comunicazione con il Trascendente, nel fargliene prendere coscienza. Tutto il resto è assolutamente secondario e di poco conto.

Ma ci sono periodi storici nei quali questo livello è misconosciuto e la Chiesa si occupa di tutt'altro. Successe pure nell'esperienza del popolo ebreo in cui, al tempo di Cristo, non esistevano da parecchio profeti e la religiosità aveva un prevalente profilo normativo. Quando questo livello sfugge o non lo si ritiene reale, la religione si organizza come una qualsiasi realtà mondana e inizia a decadere. Ci sono studiosi che ricordano come, a partire dall'epoca barocca in Occidente, avvenne un sistematico sospetto (quand'anche non una vera e propria lotta) al misticismo cristiano o ai tentativi di alcuni di addentrarsi nel misticismo. 
I cristiani "dovevano" rimanere a tutti i costi "ordinari" (3). In campo protestante questo fu ancor più palese: è nota l'antipatia di Lutero per i mistici (4). Il XVI secolo è dunque un periodo di decadenza del Cristianesimo, nonostante generose reazioni e la nascita di nuove congregazioni religiose. È decadenza perché certi processi, nonostante tutto, non si sono fermati ma hanno proseguito il loro corso. Questo problema inizia già precedentemente con la decadenza del monachesimo, verso la seconda parte del Medioevo. Tutto ciò ha preparato i fenomeni di alterazione che  oggi vediamo attorno a noi. Ecco perché nel mio blog indico la ripresa della spiritualità (in senso mistico) come l'unica vera soluzione alla decadenza religiosa attuale.

Passiamo al secondo schema.





Qui esaminiamo in modo più concreto cosa comporta passare da un livello a un altro. L'aspetto profondo e spirituale dell'uomo è il canale attraverso il quale si fonda la religione. Il Cristianesimo si è fondato con la rivelazione di Gesù Cristo, che è stata gustata nello spirito (non nella semplice ragione o nel sentimento) dei primi cristiani. La loro realtà interiore è stata illuminata. Perciò costoro hanno potuto realmente coinvolgere altri: l'evangelizzazione non è, come si crede oggi, la semplice comunicazione di un messaggio verbale (morale o sociale) ma un'illuminazione interiore!!! Non a caso i primi cristiani si chiamavano "illuminati".


I primi secoli della Chiesa sono i secoli della sua organizzazione amministrativa ed ecclesiastica. Qui si ha ben presente "l'esperienza nello Spirito" neotestamentaria e ogni organizzazione è finalizzata a questa (5). Con la libertà di culto, quando i vescovi iniziano ad entrare nel palazzo dell'Imperatore, rischiando di obnubilare l'interiorità del Cristianesimo, nascono i monaci che rivendicano l'originale identità cristiana.

Nel corso dei secoli, decadendo il monachesimo in Occidente, si perde sempre più quest'antica identità. La Chiesa diviene realtà sempre più mondana ma, nonostante ciò, non altera molte cose ricevute dai secoli precedenti ed è ancora possibile vedere in essa personalità d'eccezione come Francesco d'Assisi. Parallelamente, la Chiesa finisce per stringere in un'obbedienza acritica e passiva le persone a sé diffidando pesantemente dell'esperienza mistica. D'ora in poi il cristiano deve solo fidarsi e obbedire (6): è l'epoca dell'obbedienza abbandonandosi senza reagire "come se si fosse un cadavere", predicata da Ignazio di Loyola.

Quest'obbedienza finisce diverse volte per essere fine se stessa e tutto ciò ha coerentemente creato la rivolta della nostra epoca in cui viene stracciato il senso della tradizione e il senso stesso di un'autorità spirituale in tal modo concepita. Siamo nella quarta fase in cui con Cristo si può dire: "Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Lc 18, 8).



Passiamo al terzo schema che dimostra ulteriormente quanto sopra.






Qui è esaminato l'aspetto cultuale di una religione. Sia nella sua nascita che nella sua organizzazione, il culto adopera forme simboliche, dunque non forme comunicative identiche a quelle della vita di tutti i giorni. Lo stesso testo liturgico non obbedisce a criteri prettamente logici perché risente dell'influenza di animi mistici. Questo fa nascere una tradizione liturgica.

Tuttavia quando l'aspetto spirituale inizia a decadere, la tradizione rimasta assume un aspetto sempre più legale. Il popolo, allora, tende a interpretare il culto in modo molto superficiale quand'anche non  superstizioso.

Qui non si può dire che non esista culto a Dio ma questo è certamente confuso ed è osservato in modo piuttosto alterato. Si pensi alle fantasiose allegorie liturgiche nel XIV secolo o alla liturgia ridotta a spettacolo canoro-teatrale nel XVIII. 

La rivolta contro qualsiasi autorità dell'epoca moderna inizia a colpire la Chiesa che, attualmente, fa crollare le ultime resistenze imitando, in qualche modo, quanto successe già nel XVI secolo in ambito tedesco.

Il culto, oggi, si altera e diviene espressione ludica o ideologica. È la sua morte. Siamo infatti in una forma idolatrica in cui è chiusa la "porta del cielo".
Non è possibile tornare indietro in nome della legge (poiché la sua ferrea imposizione ha creato la crisi attuale) ma si può porre riparo solo con una solida formazione spirituale (7) attingendo dalle poche realtà viventi che ancora la veicolano. Se non si osserva questo, la morte è certa.

Giusto per notare cosa succede in una Chiesa nel momento in cui avvengono i vari passaggi da una fase ad un'altra, aggiungo un ultimo schema che è sufficiente leggere senza alcun commento, perché è chiaro di suo. Una sola spiegazione: l'uomo carismatico non è altro che l'uomo spirituale, ossia colui che ha attivato il senso interiore come indicato nel primo schema.




Nel primo millennio cristiano era normale che in un concilio partecipassero anche i semplici monaci, oltre ai vescovi. Questo perché i monaci erano visti come l'ala più carismatica della Chiesa. Successe, quindi, che san Massimo il Confessore, monaco non prete, scrivesse dei testi per un sinodo romano contro il monotelitismo (VII sec.). Più tardi, in Occidente, questo non si vede più. Che sia il segnale di un passaggio dalla fase 2 alla fase 3? È lecito chiederselo! Lo stesso Oriente cristiano, il più conservativo del Cristianesimo, è soggetto oggi in alcuni suoi ambienti ad una lenta evoluzione che lo sta portando verso il clericalismo, come successe attorno al X-XII secolo nella Chiesa romana.
_______________



1) Ricordo che lo stesso cardinal Giuseppe Siri, che ebbi modo di conoscere, a volte diceva: "Molti libri religiosi dopo il 1962 sono pericolosi". In realtà molti libri religiosi prima del 1962 erano semplicisti o addirittura puerili, se non altro perché erano fatti per una società prevalentemente contadina. Non tutto era oro, anzi!

2) DIONYSIOS TATSIS, Paroles des Anciens, Verein Heiliger Serafim von Sarov, Düsseldorf 1999, p. 26-27.

3) La definizione della santità cristiana, in epoca barocca è, in questo senso, significativa: il santo non è tanto colui che ha in qualche modo incontrato Dio o si è trasfigurato in Lui ma colui che ha esercitato in modo eroico le virtù. L'eroicità delle virtù, quindi il suo profilo morale, è quanto viene valutato per la canonizzazione di un santo.

4) Le scuole teologiche, nel periodo di Lutero, avevano già accantonato la mistica cristiana e gli autori ad essa relativi estrapolando da loro, al più, qualche tema da inserire in altri contesti. Per questo per Lutero fu estremamente difficile formarsi su questo versante ed ereditò, in buona sostanza, una diffidenza su buona parte di tale mondo al punto da soprannominare i mistici con qualche nomignolo dispregiativo tedesco.
In ogni caso l'ambito teologico e culturale cattolico di Lutero si era ben allontanato dalle fonti degli autori mistici:
"Si può allora dire in modo sommario che, nel contesto culturale in cui il futuro riformatore si trovò a vivere, si stessero verificando due fenomeni paralleli, ed in un certo grado anche complementari: da una parte vi era la tendenza - della quale una tipica espressione fu per esempio la Devotio moderna - a sviluppare la teologia in un senso affettivo; dall'altra invece si era instaurato un processo di 'democratizzazione della mistica', che comportava l'abbassamento di quella tradizione ad un livello molto più accessibile alle persone comuni, ma che al tempo stesso ne snaturava i temi originari".
Cfr. http://www.homolaicus.com/storia/moderna/riforma_protestante/LUTERO3cap.htm#terz1


5) Si veda, ad esempio, la Gerarchia ecclesiastica di Dionigi l'Areopagita.
Ovviamente per misticismo, esperienza mistica o "esperienza nello Spirito" non intendo assolutamente quanto le sette pentecostali e i carismatici cattolici ripetono. Mentre costoro hanno in testa sensazioni, psicologiche, affettive, sentimentali e hanno atteggiamenti fanatici e nevrotici, io mi riferisco alle sensazioni interiori degli antichi mistici e monaci cristiani. È tutto un altro piano, un piano veramente spirituale, non il suo taroccamento!

6) Paradossalmente gli stessi fautori dell'obbedienza per l'obbedienza (gli eredi religiosi e culturali dell'epoca barocca, i cattolici tradizionalisti) si accorgono dei limiti di questo principio e lo contestano. Infatti non esiste l'obbedienza per se stessa ma sempre in funzione di una crescita interiore o, come amo sottolineare, di una crescita spirituale.

7) Vale la pena insistere: per spiritualità non intendo la spiritualità moderna (o quella volontaristico-ignaziana) e tanto meno quella attuale, così pesantemente influenzata da romanticismi, psicologismi, intellettualismi, sensazionalismi di vario tipo e genere. Intendo la spiritualità antica, particolarmente quella che vediamo praticata nei Padri del deserto. Qui appoggiamo i piedi su un terreno molto più sicuro sul quale è possibile costruire qualcosa.
Ogni altro tipo di spiritualità può generare "misticismi" che assai probabilmente sono pure proiezioni psicologiche quand'anche non illusioni che portano in una direzione opposta a quella divina. Oggi a vivere la religiosità in certi contesti c'è la forte probabilità di ammalarsi psicologicamente!

17 commenti:

  1. Dice bene: oggi siamo nell'idolatria e i punti di riferimento sono veramente pochi.
    Le chiedo: assistere a delle "liturgie" mondane in assenza di cibo spirituale migliore è cosa, secondo lei, che faremmo bene a sopportare pur di ricevere l'Eucaristia (vista la validità del sacramento ex opere operato..) oppure c'è la possibilità di essere trascinati ancor più in basso? La difficoltà a vivere queste situazioni è enorme.
    Grazie per i suoi sempre interessanti spunti di riflessione.

    nikolaus

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    1. Faccia di tutto per scegliere "di meglio". La vita è una lotta e la perla preziosa non si trova se non dopo tanta fatica. Questa è una legge valida per tutti: senza lotta non si ha alcuna corona!

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    2. Poi, diciamolo chiaramente, come può un vescovo essere così poco spirituale da permettere che si faccia su di lui un settimanale che lo esalta di continuo? Se non è idolatria questa che cos'è l'idolatria? Ma anche questo fenomeno non è semplicemente legato ad una sola persona o imputabile semplicemente ad essa. C'è tutta una tendenza in atto che si sta sempre più radicalizzando...

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  2. Mi scuso se qualche lettore troverà in questo post qualche leggera forzatura ma è quasi impossibile sintetizzare secoli di storia in così poco spazio senza fare qualche approssimazione.
    Il nucleo del discorso è però ineccepibile: l'ignoranza spirituale è la vera radice della decadenza religiosa odierna e dell'alterazione di alcune Chiese in realtà puramente umane e filantropiche. In realtà queste divengono delle "anti-Chiese".

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  3. "Non fidarti del sapere (intellettuale) ma delle intuizioni del tuo cuore", fa dire Umberto Eco nel romanzo "In nome della rosa" ad un frate francescano. E' una espressione che nel contesto del libro e del film è criticata perché mette la fede (e l'intuizione spirituale) contro la critica intellettuale. Qualcosa che non avevo mai notato così bene e che contribuisce a spiegare il gran successo di Eco. Ma questo, appunto, crea un falso dissidio e l'affossamento dello "spirituale" come qualcosa di mitico e superstizioso. "Medievale", appunto! Grazie, Umberto Eco, per l'ennesimo colpo contro l'antica tradizione cristiana!

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    1. Non fa altro che dimostrare che la saccenza e la boria per come la intendeva San Massimo Confessore rendono l'uomo una bestia ignorante: da sempre è il Cuore la sede dell'Intelletto quello capace di unire l'uomo al trascendete quindi non ha fatto altro che esprimere la sua "semeiotica" ignorante, atea e blasfema.

      Pantocrator

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  4. Tutto sommato il testo è invece di una illustrazione molte utile... daouda

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  5. prendo i punti 5 e 7
    5)misticismo, esperienza mistica o "esperienza nello Spirito" non intendo assolutamente quanto le sette pentecostali e i carismatici cattolici ripetono. Mentre costoro hanno in testa sensazioni, psicologiche, affettive, sentimentali e hanno atteggiamenti fanatici e nevrotici, io mi riferisco alle sensazioni interiori degli antichi mistici e monaci cristiani. È tutto un altro piano, un piano veramente spirituale, non il suo taroccamento!

    7)Vale la pena insistere: per spiritualità non intendo la spiritualità moderna (o quella volontaristico-ignaziana) e tanto meno quella attuale, così pesantemente influenzata da romanticismi, psicologismi, intellettualismi, sensazionalismi di vario tipo e genere. Intendo la spiritualità antica, particolarmente quella che vediamo praticata nei Padri del deserto. Qui appoggiamo i piedi su un terreno molto più sicuro sul quale è possibile costruire qualcosa.
    Ogni altro tipo di spiritualità può generare "misticismi" che assai probabilmente sono pure proiezioni psicologiche quand'anche non illusioni che portano in una direzione opposta a quella divina. Oggi a vivere la religiosità in certi contesti c'è la forte probabilità di ammalarsi psicologicamente!

    sono d'accordo, e nemmeno io intendo per "mistica" sensazioni, psicologiche, affettive, sentimentali, nè atteggiamenti fanatici e nevrotici nè romanticismi, psicologismi, intellettualismi, sensazionalismi..... ma rivolto la domanda.

    Per lei dunque non è possibile oggi una mistica vera, anche in casa cattolica, in un cuore fedele di un privato credente in effetti separato dal mondo e consapevole delle condizioni attuali della Chiesa?
    I tempi sono magri, sviati e duri, ma non mettiamo nemmeno le briglie allo SS.....

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    1. Se lei ha notato, nei miei interventi non ho mai diviso i campi nettamente, non ho mai detto che in Occidente non c'è nulla e in Oriente c'è tutto, tanto più che se sono severo verso le devianze occidentali non sono meno leggero quando vedo nel mondo cristiano orientale persone di fatto sviate!

      Detto ciò, bisogna essere realisti! Lei dice che non si devono mettere le briglie allo Spirito Santo. Questo è un discorso che potrebbe essere pericoloso perché nasconde un tranello: teniamo tutto, perché altrimenti "mettiamo le briglie" allo Spirito Santo!
      Qui non sono d'accordo perché Dio può realmente fermarsi davanti alla libertà umana. E se, nella libertà umana, si amano le sensazioni romantiche e gli atteggiamenti dolcificati nella cosiddetta vita spirituale, allora il vangelo è chiaro: "Avete già la vostra ricompensa", che chiedete ancora?
      Se uno si chiude a considerare narcisisticamente (e un poco "autoeroticamente") le proprie dolcezze, cosa va a chiedere ancora? Un conto è lo sguardo gettato oltre sé, un conto è ripiegarsi in sé (magari in nome di Dio).
      Quest'ultimo aspetto è la negazione dell'ascesi tout-court.
      E ho fatto l'esempio della ricerca sistematica di sensazioni gratificanti (come ho visto fare tra gente del movimento carismatico) solo per nominare una delle tante "distrazioni" da Dio.

      Il Vangelo è esigente, ma è una esigenza che mostra le condizioni prelimitari e indispensabili perché il terreno non sia di spine o di sassi ma buono, in grado di accogliere il seme evangelico e farlo fruttificare! Questo non significa "mettere le briglie allo Spirito Santo", significa essere realisti.
      Ed è proprio per realismo (non per imbrigliare lo Spirito) che in antichità si praticava l'ascesi che in gran parte dell'Occidente di fatto si nega.
      Oltre a negarlo si cade proprio nella mancanza di realismo e in modo molto grossolano forse perché, alla fine, è più comodo illudersi.
      Ma "non esiste alcuna vita cristiana, standosene comodamente in poltrona" (p. Paisios).

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    2. Contro quelli che amavano prendere gloria e piacere dalle proprie azioni il famoso padre Paisios era radicale.
      Un giorno gli fecero pervenire una tovaglia piena di pizzi e pizzetti fatta a mano da una signora. Il monaco, che aveva il dono di intuire il mondo interiore altrui, capì che in quel lavoro c'era molto amor proprio, prese una forbice e iniziò a tagliuzzare tutti i pizzi. Come la donna si autogloriava (il che è una forma di autogratificazione) del suo lavoro, così il monaco glielo riduceva a nulla.
      Il monaco era un uomo realmente spirituale e aveva capito questi trabochetti con cui lo spirito umano si chiude in se stesso e impedisce a sé di camminare verso Dio.
      Ma moltissimi in casa nostra occidentale non capirebbero questo atteggiamento monastico e ascetico e sarebbero certamente più propensi a condannare il monaco che la signora!
      Ecco qual'è la vera distanza tra Il vangelo realmente vissuto e l'Occidente che in buona parte si crede culla di civiltà cristiana ma che, di fatto, ha spessissimo annullato il vangelo stesso!
      Ed è esattamente questo che mette in gabbia lo Spirito Santo!

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  6. gentile Pietro,
    ma io non ho affatto detto "teniamo tutto" (dove l'avrei sostenuto?) anche gli errori e le eresie....
    Appunto lei dice "SE, nella libertà umana, si amano le sensazioni romantiche e gli atteggiamenti dolcificati nella cosiddetta vita spirituale"..se...
    ma quali dolcificazioni, quali dolcezze?...non mi pare d'averle nominate; in fondo, potrei dirle, ma lei in questo ipotetico j'accuse in fondo che ne sa di che vita faccio io o molti altri miei simili? chi le ha detto che stiamo in dolcezze, in carismatismi autoerotici e narcisistici o meglio in poltrona....? mah

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    1. Ecco, questo è proprio un atteggiamento da non avere!
      Qui stiamo discutendo di "tecnica" non di situazioni che la riguardano, dal momento che lei non mi parla di sé e io non posso conoscerla. E anche dovessi essere in questo caso non parlo di situazioni di persone (anche quando faccio degli esempi) ma di "tecnica", meramente di semplice "tecnica".
      Se poi qualcosa di quanto dico la ferisce non è né mia intenzione ferirla né mia intenzione metterla alla gogna.
      Le faccio un esempio.
      Nel mio lavoro mi capita spesso di dover dare delle istruzioni "tecniche" a ragazzi e ragazze inesperti. A volte questi reagiscono in modo strano, come se non volessero imparare, o proprio si offendono o la prendono sul pesonale, quando di personale non esiste nulla.
      Chi capisce che anche in un ambito meramente lavorativo non ci sono questioni personali ma tecniche immediatamente si adegua, impara e inizia ad interagire positivamente. Chi non lo capisce ne viene sbalzato fuori. Spiace per lui, evidentemente, ma in queste situazioni non è, forse, destinato a mettersi da solo i bastoni tra le ruote?

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    2. Ben vengano invece gli ammonimenti, preziosi, per coloro che "ricercano sensazioni", per lo più appunto i cosiddetti "carismatici" cattolici che per "non imbrigliare lo SS", si prodigano in "carismi" quali glossolalie e pianti emotivi. Siamo al sensazionalismo più evidente in questi casi..

      nikolaus

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    3. A me non interessa prendermela personalmente con nessuno. Internet è già pieno di blog i cui animatori amano fare attacchi personali.
      Il mio fine è quello di mostrare come, a partire da certi presupposti, si finisca inevitabilmente per avere certi risultati e qui non dobbiamo illuderci scambiando per opera dello Spirito quello che è solo e unicamente umano (a volte anche malato)!

      Ricordo anni fa di un giovane ragazzo, particolarmente "venerato" da un piccolo gruppo di pie anziane con simpatie carismatiche. Lui e costoro avevano l'abitudine di farsi chiudere in una chiesa di capuccini verso le 19, finita la messa, per fare, come dicevano loro, delle preghiere di ringraziamento.
      Una volta rimasi chiuso pure io perché il frate pensava che fossi con loro, mentre in realtà rimasi al fondo della chiesa lontano del loro sguardo.
      Il piccolo gruppo iniziò a pregare normalmente. Dopo un poco, le vecchiette rimasero estasiate nel sentire il giovane "parlare in lingue". In realtà emetteva degli strani gargarismi. Lo spettacolo per un ascoltatore esterno era pesantemente PENOSO.
      Ecco anche qui "non bisogna mettere limiti allo Spirito"?
      No, qui lo Spirito non c'entra proprio un bel nulla!
      Quel ragazzo ora insegna religione, è particolarmente legato a gruppi cattolici piuttosto "border line", sempre alla ricerca di sensazioni ed emozioni. Cercò di divenire diacono ma, da quanto ne so, non lo accolsero.
      A volte anche la Chiesa moderna ha conservato una giusta prudenza davanti a questo tipo di strane persone!

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  7. mai detto di essere un carismatico...a quanto pare qui si mette in bocca alla gente cose mai dette;
    la mia domanda iniziale non è mai stata risposta, ed era

    "sono d'accordo, e nemmeno io intendo per "mistica" sensazioni, psicologiche, affettive, sentimentali, nè atteggiamenti fanatici e nevrotici nè romanticismi, psicologismi, intellettualismi, sensazionalismi.....
    Per lei dunque non è possibile oggi una mistica vera, anche in casa cattolica, in un cuore fedele di un privato credente in effetti separato dal mondo e consapevole delle condizioni attuali della Chiesa?"

    bastava un sì o no;
    ci leggiamo nel blog di Mic (Chiesa e PostConcilio)

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  8. per me avete un serio problema di ascolto degli altri, intendo, proprio di ascolto e comprensione ciò che vi stanno dicendo. Ribadisco di non essere un carismatico nè di fare pianti emotivi. Auguri.

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    1. Gentile Josh,
      lascio questi sui commenti per qualche giorno poi li cancellerò.
      Faccio così perché chiunque può leggere e vedere chi in realtà equivoca.
      Quando uno parla di automobili, ad esempio, e dice che le Alfa Romeo hanno un buon motore e una mediocre carozzeria, non accusa di stupidità quelli che amano le Alfa Romeo, semplicemente fa una analisi tecnica.
      Se uno deve a tutti i costi fare la parte dell'offeso dove non c'è nulla da offendersi mi chiedo seriamente cosa ci sta capendo....
      Gli esempi che io faccio non è detto che la riguardino e non li faccio per lei ma semplicemente per mostrare come in certe situazioni lo spirito umano si distorce e scambia per trascendente e spirituale quello che è solo psicologico.

      Per tornare alla sua questione la mia risposta è la seguente:

      Per me è molto difficile una mistica vera in casa cattolica proprio perché non esiste una tradizione spirituale univoca ma si dicono esistenti molte tradizioni cosiddette spirituali in competizione e pure in contraddizione tra loro.
      La cosiddetta spiritualità non è cosa che generalmente preoccupa le gerarchie ecclesiastiche, semmai preoccupa la loro presenza nei media e l'immagine che si trasmette di loro nel mondo. Al contrario, nei primi secoli il sacerdozio e l'episcopato erano visti dai Padri come qualcosa di assai simile all'esercizio del medico. Come il medico conosce la medicina e somministra le cure necessarie, così il sacerdozio dovrebbe conoscere l'arte spirituale e somministrare ai fedeli le cure a livello profondo, non a livello puramente superficiale...

      Detto questo possono esistere persone sincere e pie che, con la semplicità degli ultimi, trovano grazia davanti a Dio.
      Ma questo è un altro conto.

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