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domenica 11 maggio 2014

Estemporaneità papali...

"Provo dolore - ha detto il Papa a braccio ordinando 13 nuovi preti - quando trovo gente che non va più a confessarsi perché è stata bastonata, sgridata: hanno sentito che le porte delle chiese si chiudevano in faccia, per favore - ha esortato - non fate questo, misericordia, misericordia". "Abbiate misericordia, tanta - ha detto il Papa a braccio durante la messa per l'ordinazione di 13 nuovi preti - e se viene in voi lo scrupolo di esser troppo perdonatori pensate a quel santo prete del quale vi ho parlato, che andava davanti al tabernacolo e diceva 'Signore, perdonami se ho perdonato troppo, ma sei tu che mi hai dato il cattivo esempio'".

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/05/11/papa-soffro-per-chi-stato-bastonato-in-confessionale_d4854020-5a05-4953-b726-0158284c7dd0.html

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Un mio commento

Prescindo dalle situazioni in cui il confessore infierisce gratuitamente, situazioni che, d'altronde, esistevano più in passato che oggi. Oggi in qualche raro caso è successo che il confessore sgridasse il penitente perché... troppo ligio a certe mentalità tradizionali, non perché "peccatore ostinato" (1)! 

La prassi della confessione - nell'Occidente e nell'Oriente cristiano - prevede storicamente anche atteggiamenti di una certa severità che, in questo contesto, vogliono solo avere un fine medicinale. Infatti non tutte le medicine sono dolci e pure la favola di Pinocchio insegna ai bambini che la medicina amara non è nociva!
  
Ciononostante, i primi tempi in cui mi recavo in Grecia mi meravigliai quando un confessore, ascoltata la confessione di una vecchietta, non la assolse, invitandola a tornare un'altra volta. Quest'atteggiamento, invece, se ben applicato a precisi casi personali, ha tutto il suo senso e vuole stimolare all'impegno.

Esistono degli studi che affrontano con fonti storiche questi argomenti e lo dimostrano chiaramente, al di là degli usi anche eccessivi e distorti della confessione che possono essere stati fatti nel tempo e che altri studiosi hanno individuato. 

Perciò appiattire tutto ad un certo "buonismo" è fuorviante. È come se l'allenatore di una squadra s'impressionasse dinnanzi al sudore degli sportivi durante gli allenamenti, e volesse adagiarli su comodi sofà. Tutto questo non porterebbe che all'atonìa e alla sconfitta di quella squadra! 

Purtroppo papa Francesco dimostra di non aver una profonda formazione storica e teologica (lo abbiamo visto pure in altre sue prolusioni a braccio) e insiste molto sul coté umano dimenticando che nelle discipline cosiddette profane gli uomini stessi, pur di arrivare a buoni risultati, si sottopongono a vere e proprie asprezze, e fanno bene, poiché questo è l'unico modo per giungervi! 

Potrebbe uno studente laurearsi senza sacrificare il suo tempo allo studio? Potrebbe un dottorando addottorarsi senza provare vera e propria fatica? Potrebbe uno sportivo vincere senza aver assaporato pure l'amaro sapore delle sconfitte?
Che forse l'Università o il mondo dello sport chiudono le loro porte alle persone, per il semplice fatto di essere giustamente esigenti? Ma che ragionamenti sono questi?

"Per aspera ad astra" è sempre stato il motto di chi voleva ottenere qualcosa di buono. Perché - nel lato religioso - lo si vuole rinnegare? Infatti certi commenti papali, all'intendimento dei più, finiscono inevitabilmente per rendere tutto così facile da non poterlo neppure prendere in seria considerazione. 

E chi prenderebbe in seria considerazione quell'allenatore che fa dormire la sua squadra, in luogo di svegliarla e affaticarla negli allenamenti? 

Certe esortazioni finiscono inevitabilmente per portare acqua al mulino della rovina. Anche per questo il destino della Cristianità in Occidente pare essere quello di sciogliersi in un umanismo buonista, lontano da ogni serio impegno religioso.

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1) È una notizia di un mesetto fa' in cui un confessore ha letteralmente cacciato via di confessionale un uomo che mostrava delle rispettose riserve sull'operato di papa Francesco. Questo è successo a Firenze. Naturalmente il dolore del papa non è verso questi rari casi che, probabilmente, neppure conosce.
Cfr. http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2014/04/firenze-incredibile-e-increscioso.html

6 commenti:

  1. Sembra che la protestantizzazione avviata con l'assimilare la Santa Messa ad un convivio luterano continui con questa "Sola Gratia" camuffata di Cattolicesimo, essere sicuri della propria salvezza senza alcun sforzo o merito, pretendere dalla Misercordia ciò che Dio non potrebbe accordare né ha promesso. E come poi non stupirsi se il demone dell'accidia goda e imperversi nella nostra epoca? Se il lavoro di santificazione è ritenuto talmente arduo da non meritare nemmeno di essere preso in considerazione, la virtù teologale della Speranza diventa presunzione, presunzione di ottenere il perdono subordinando Dio a noi e non noi a Lui.

    Pantocrator

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    1. Questo, infatti, spiega perché Bergoglio se la prenda con chi sottolinea anche l'aspetto e lo sforzo umano nella vita cristiana, affibiandogli l'ingenerosa e ingiusta etichetta di "pelagiano". Evidentemente per lui pare essere importante il "sola Gratia", inteso però luteranamente, ossia la giustificazione (gratis, ossia per grazia) del peccatore che viene così salvato a prescindere dalle sue opere.
      Ecco dunque spiegata la sua facilità ad ammettere tutti all'eucarestia, anche i "marziani", potendolo (è l'odierna esternazione di santa Marta!). E se c'è qualche sacerdote che, per determinati motivi, non ammette qualcuno, lui consiglia al fedele di andare da un'altro sacerdote più largo di manica.
      Quello che, però, costui non vede è che rendere le cose così "facili" significa, alla fine, "rompere il gioco", per cui siccome tutti si sentono a posto, finiscono per non sentir più bisogno della Chiesa.
      Ecco, allora, che scardinare le porte della Chiesa, non significa far entrare maggior persone ma far fuggire anche quei pochi che ancora ci stanno...

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  2. Premetto che a livello personale non ho nulla contro il vescovo di Roma, mi limito solo a segnalare un fenomeno, giusto per non sentirmi qualche mantra del genere "voi avete odio", affermazione tipica di chi non ci capisce nulla su queste cose...

    Il fatto è che quell'impreparazione, quello stile pressapochistico, quel fastidio per i riferimenti tradizionali, che notavo nel clero diversi anni fa', hanno fatto a tempo a montare fino ai vescovi e da questi, al papa stesso.

    Viceversa, se ci si confronta con le testimonianze antiche, si nota negli scritti dei padri della Chiesa, un'armonia tra il lavoro della grazia (di cui non si parla più) e sul contributo umano che collabora con la prima. Ebbene, ora quest'armonia è stata infranta.

    Molti uomini di chiesa non se ne rendono affatto conto, perché si muovono con la presunzione d' aver capito più dei loro predecessori, quando, invece, non hanno fatto altro che confezionare un cristianesimo sempre più "umano", dal quale è stato tolto, a dosi sempre più elevate, l'aspetto divino o della grazia.

    Che il papa, in questa recente espressione estemporanea, si vada a lagnare della severità dei confessori (oggi di fatto inesistente) e che se ne dolga pure, è puramente fittizio. È un'argomentazione buona solo per svigorire quegli ultimi residui che si attengono a riferimenti tradizionali, facendo l'occhiolino verso la parte iper secolarizzata della Chiesa.

    Poi, per allontanare le critiche da sé, o farà l'ennesima lagna a santa Marta per le chiacchiere (che lui stesso si tira contro), o dirà che è figlio della Chiesa e segue il catechismo del quale, però, non è necessario ricordare i contenuti. In questo modo ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte, proseguendo in un lavoro che non sembra esattamente "costruttivo".

    Sì, questa persona si rivela sempre più come un intruso all'interno del sistema cattolico e come qualcuno che, di fatto, finisce per dare un'influenza non positiva all'insieme del cristianesimo. La sua, di fatto, è una gnosi umanistica con alcuni correttivi cristiani.

    E che i mass media sottolineino soprattutto gli aspetti più stranamente innovativi del suo pensiero, finendo per radicalizzarlo, non pare creare in lui né ansia né "dolore", dal momento che continua in esternazioni sempre più imbarazzanti e difficilmente gestibili, prima di tutto per l'entourage che lo circonda, poi per chi ha ancora dei riferimenti tradizionali nel Cristianesimo.
    Il resto del mondo, per ovii motivi, non può che esultare....

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  3. sempre che Soloviev ci avesse visto giusto...a quando la pseudo ri-unificazione? daouda

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  4. Ma quale per aspera ad astra! Dicono che negli anni cinquanta dello scorso secolo, in Bayres, una nonna, impregnata di pragmatismo piemontese, abbia detto al Nipote:"Non hai voglia di studiare, non hai voglia di lavorare.Vai a fare il prete almeno campi."
    Non so se sia vero e se sia pubblicabile.

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    1. Cerchiamo di non fare di tutta l'erba un fascio o di confodere i piani, per favore!
      Che ci fossero neghittosi nella Chiesa lo aveva visto e lo diceva pure san Giovanni Crisostomo che scriveva (cito a memoria): "Nella Chiesa si sono fatti preti tutti i falliti della vita".
      Ma questo non significa che la tradizione della Chiesa non esponga un progetto didattico in collaborazione con la grazia di Dio.
      Il dramma non è avere dei parassiti. Il dramma è aver progressivamente abolito il "progetto didattico" che prevedeva, appunto il "per aspera ad astra". Se il "progetto didattico" rimane, nonostante i parassiti, ci sarà sempre una o più anime generose che lo seguiranno. Se il "progetto didattico" viene offuscato o quasi abolito il gioco è finito, la scuola può chiudere i suoi battenti.
      E' quanto sta avvenendo ultimamente...

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