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sabato 31 maggio 2014

Fonemi vaganti....

Fonema vagante è una bella espressione filosofica strutturalista. Nel mio caso indica quel genere di persona molto chiassosa che impone il suo chiasso ovunque va, incurante del fatto che, in alcuni ambiti, è necessario un sacro silenzio o un atteggiamento moderato.

È il caso del Monte Athos, la penisola che ospita diversi monasteri bizantini.
Ci sono tornato di recente, avendola conosciuta già diverse volte, anni fa'. 
Il nostro mondo quotidiano è spesso fatto di molta dispersione e confusione, al punto che facciamo entrare questa caoticità nelle nostre chiese con il risultato pratico di avere una vita spirituale pressoché inesistente.
Chi si è formato (o sformato) con questo stile tende inevitabilmente a proiettarlo anche dove non esiste sporcandone l'aria. 

Il mio recente viaggio, così, mi ha fornito un magnifico ventaglio di situazioni paradossali. L'Athos tende all'essenziale, sforbicia via i fronzoli, si concentra nella preghiera, conosce un amore ascetico per il prossimo totalmente privo di morbosità, esteriorità o romanticismi, abborrisce la vanità e il culto narcisistico di se stessi...

Le persone che ho incontrato prima di entrare nell'Athos mi mostravano tutta la "polvere" del nostro mondo agnostico: 
- in areoporto, nella figura di un prete greco proveniente dall'Italia, vestito da "fighetto", molto narciso e mondano; 
- a Ouranoupoli, ultima cittadina prima dell'Athos, nella figura di alcuni laici italiani che facevano della conoscenza sui monasteri atoniti un'occasione di vanità personale.

Che hanno capito costoro della silenziosa sapienza monastica?, mi sono chiesto. Tanto l'Athos è un invito alla silente sapienza, tanto costoro riempiono di rumore l'aria per mettere al centro di tutto loro stessi. Ma sono "loro" che salvano o è qualcun Altro? Che tristezza!

Lasciati i "fonemi vaganti" alle mie spalle mi ha rinfrancato l'atmosfera dei monasteri che curano quanto sta veramente alla base di tutto: la preghiera liturgica.
I monaci hanno salutato la fine del periodo pasquale portando in processione l'icona della resurrezione, prosternandovisi davanti e cantando il tropario pasquale. Hanno poi fatto un'agripnìa o veglia, ossia una preghiera notturna per la festa dell'Ascensione di Cristo.

Gli stessi gesti, gli stessi canti ripetuti da secoli. La stessa atmosfera che fa sollevare lo sguardo del cuore verso la patria comune.

Ho avuto anche qualche dialogo con alcuni monaci. "Ci giunge qualche rivista dalla Chiesa cattolica greca - mi ha detto un monaco - e leggiamo quanto afferma il nuovo papa". "Ci dà molta tristezza - ha aggiunto - perché notiamo che tra la qualità degli scritti dei Padri e quanto da lui affermato esiste un vero e proprio abisso spirituale".

Questa è la verità, al di là di tanti abbracci e convenevoli ecumenici! Dov'è la qualità spirituale? La Chiesa si è ridotta tutta ad una sagra di esteriorismi?

I monaci non possono non guardare tutto ciò da una prospettiva "alta" perché solo guardando verso l' "alto" ognuno può sollevare almeno un poco la propria vita, non cercando continue giustificazioni alle proprie debolezze o facendo finta che gli errori non siano più tali.

Ma per giungere a questa visione spirituale, espressione di un mondo eterno, è necessario superare molte prove, anche la prova dei "fonemi vaganti" e, ahimé, della stessa Ouranoupoli che da umile cittadina di pescatori è divenuta una specie di "Las Vegas religiosa". 

Ovunque, lungo la stradina principale, brillano botteghe come se fossero negozi di alta moda. In realtà, vendono articoli religiosi o icone ma talmente ammiccanti da essere dei veri e propri oggetti di bigiotteria. Dove sono le icone classiche di un tempo, quelle che esprimevano il messaggio religioso senza snervarlo con un eccessivo abbellimento estetico?

Oggi le icone in vendita ad Ouranoupoli non solo hanno il fondo d'oro tirato a specchio (inutile sfoggio, visto che non rispondono ad un'utilità pratica) ma su quel fondo dorato ci sono molti ricami a rilievo su ognuno dei quali brilla uno strass. I nimbi dei santi sono impreziositi da una fila di perle. Il prezzo di tali manufatti è scandalosamente alto e se si esce da quelle boutiques senza aver comperato nulla, gli esercenti rimangono delusi, segno che quanto conta per loro è, oramai, il dio denaro. Questo stride fortemente se si considera che siamo alle porte dell'Athos, dove ciò che conta è ben altro!

Sì, davanti ad oggetti così non si riesce a pregare. Sono icone da mettere nel "salotto borghese" assieme ai preti di "plastica" (ortodossi o cattolici che siano, quando sono mondani sono tutti uguali) e che vestono Armani, in giacca, cravatta e gilet e, per colmo del ridicolo, non li sanno neppure indossare, nel senso che gli cadono proprio male!

Anche questi oggetti religiosi svuotano, loro malgrado, il sacro rendendolo vanità, come lo è tutto il mondo dei "fonemi vaganti".

L'Athos, invece, chiede silenzio e umiltà. Solo con ciò l'uomo può giungere ad avvertire la presenza divina e, con questa, guarire da tutte le sue malattie spirituali. Ed è solo così che la Chiesa può risorgere. 
Un'altra via di guarigione non esiste. Questo è il perenne messaggio ed esperienza della Chiesa stessa.


4 commenti:

  1. Sono veramente commosso dal suo scritto. Non posso che pensare quanto vanitose, ed alla fine inutili siano le nostre vite mondane di fronte alla Verità e la Bellezza di Dio trasmessa dalla Liturgia, in quelle isole di santità monastica. E mi son commosso ancor di più, e di peggio questa volta, perché vedo che gli orientali hanno ancora dei luoghi come l'Athos, dove possono uscire dal mondo e tornare lo sguardo verso il Cielo. Da noi, in occidente, invece non c'è neppur niente di questo, i monasteri sono quasi morti...

    Kyrie eleison

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    1. Nel mondo cattolico ci sono alcuni monasteri benedettini che, finora, funzionano a pieno regime con uno stile tradizionale. Penso, ad esempio a Notre Dame de Fontgombault, che conobbi personalmente e dove mi recai diverse volte.
      Tuttavia la cosa che mi colpì assai e che, mentre con la mia mente mi dicevo che avrei dovuto permanere in quel luogo (una volta ci rimasi una decina di giorni), il mio corpo non riusciva a sopportarlo, nel senso che si stressava come se gli si imponesse qualcosa di innaturale. In questo modo, dopo una settimana diventavo letteralmente nevrotico e con mio grande fastidio perché, nella mia testa, tutto quel mondo mi piaceva.
      Nell'Athos non mi è mai successo qualcosa del genere e, pure dopo 10 giorni, l'ultimo giorno era leggero come il primo. A cosa sia dovuto non lo so ma è certo che l'ho vissuto.
      Se in una Chiesa la realtà monastica è morta non c'è più verso di farla risorgere, questo è certo!
      Recentemente un benedettino italiano mi ha detto chiaramente: "Se vuoi vedere dei monasteri benedettini che funzionano devi recarti all'estero. Oramai qui in Italia la situazione è veramente difficile".
      Non serviva che me lo dicesse perché me ne ero accorto già da tempo. L'ultima volta fu il 15 agosto dell'anno scorso quando ero a Roma e ho visto san Paolo fuori le mura. Durante la messa dell'abate un monaco solo (dicasi uno!!!!) cantava le parti variabili, 4 o 5 concelebravano con l'abate, mentre alcuni altri vagavano per la basilica durante la liturgia come anime in pena. Era un'eloquentissima immagine di decadenza monastica!!
      Che vai a chiedere a monasteri del genere? Io nulla, semplicemente fuggo via!

      Nell'Athos questa volta ho incontrato un religioso (camilliano, forse) il quale voleva capire come mai in quel posto la vita religiosa non è ancora decaduta come nella sua congregazione e si chiedeva cosa poter fare per sollevarne le sorti. Vaglielo tu a spiegare che è necessario tornare alla tradizione ma in senso radicale! Oramai il mondo Cattolico abborrisce questa medicina e se un religioso cerca di propinarla lo isolano immediatamente...

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  2. Nel 2001 in occasione della visita del papa in Grecia le campane dell'Athos suonarono a lutto.
    E come biasimarli, se il papa rappresenta una chiesa incancrenita e morente, per di più mondanizzata?

    nikolaus

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    1. Questo è il punto!

      E quando si parla di "unità delle Chiese" si fa solo della stanca e pura retorica.
      Facciamo un esempio pratico, al di là delle semplici questioni dottrinali.
      Può un uomo sposare una donna che sta in punto di morte o che è seriamente ammalata? Può pensare d'avere un lungo matrimonio felice?
      Che ci siano rari casi in cui questo avviene, non toglie forza alla regola per la quale normalmente questo non si verifica!
      Un uomo di solito si sposa con una donna sana, per avere un matrimonio stabile e felice il più a lungo possibile.
      Ora andiamo al nostro caso.

      Può una Chiesa con grossi problemi di vita religiosa e d'identità, "sposarsi" o unirsi con un'altra Chiesa che ha una forte identità dogmatica, religosa e identitaria? Sarebbe pura follia pensare che questo possa avvenire!
      Infatti, se anche avvenisse, quale padre spirituale della seconda Chiesa affiderebbe i suoi figli a un padre spirituale della prima? Nessuno! Segno che di fatto le Chiese rimarrebbero separate e l'unità sarebbe solo sulla carta.

      Queste analisi semplici nessuno le scrive proprio perché mettono a nudo la questione e mostrano l'inutilità di tutti questi approcci ecumenici.
      Se una Chiesa non guarisce, è inutile pensare che possa "sposarne" un'altra.
      E, si badi bene, qui non parlo di problemi umani che di fatto esistono ovunque. Parlo di problemi religiosi che, ahimé, nel mondo cattolico sono senza fine...

      Il monaco atonita che mi riferì la sua impressione sul papa attuale, fu molto dolce. Infatti mi disse: "siamo addolorati!". Un'impressione, questa, che non solo lui ma tutto l'Athos ha, alla faccia del trionfalismo mondano con cui si dipinge papa Francesco.

      Io ne ho tratta una lezione. Infatti quando ne ho parlato non fui così misericordioso ma piuttosto forte nelle mie espressioni.
      Per me, infatti, è inconcepibile che un uomo posto alla testa di una Chiesa, possa essere così lontano dalla sapienza spirituale e così umanistico.
      Il monaco, infatti, lo disse. "L'umanismo, l'umanismo, l'Occidente è fortemente ammalato di umanismo", ossia del fatto d'aver messo l'uomo e solo l'uomo al posto di Cristo.
      Ma così che salute religiosa può avere una Chiesa?

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