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sabato 3 maggio 2014

Quando tradurre è quasi tradire....


In questo periodo sto revisionando tutto il testo bizantino degli Enkòmia, attribuiti a Romano il Melode, innografo del VI secolo. Si tratta di letteratura religiosa bizantina che è stata successivamente inclusa nei riti della Settimana santa, precisamente nell'Orthros (Mattutino) del Sabato santo.

Il testo da cui parto è una recente traduzione (1974), in genere piuttosto ben fatta. Desidero proporre qualche versetto di questi enkòmia quale esempio per mostrare come, anche il migliore traduttore, tende a sfocare il testo a cui dovrebbe fare riferimento. Questo, ovviamente, incide sull'impatto che il testo tradotto ha, svigorendolo se non proprio alterandolo.

Primo esempio: la repressione di un comportamento

Testo greco:
Ἡ Ἀμνὰς τὸν Ἄρνα, βλέπουσα ἐν σφαγῇ, ταῖς αἰκίσι βαλλομένη ἠλάλαζε, συγκινοῦσα καὶ τὸ ποίμνιον βοᾶν.
Testo tradotto:
L’Agnella, vedendo morto il suo Agnello, oppressa dal dolore, gemeva, commuovendo tutto il gregge a gridare con lei.
Testo revisionato:
L’Agnella, vedendo il suo Agnello immolato, ferita dal tormento, urlavacommuovendo tutto il gregge a gridare con lei.

Come si vede sono state fatte diverse variazioni. 
La prima in rosso riporta il significato originario del termine greco: Cristo è l'agnello immolato, di cui quello dell'Antico Testamento era figura. Togliere il termine "immolato" e mettere il termine "morto" tende ad allontanare da questo significato.
La seconda in verde indica uno smorzamento con una tendenza - soprattutto altrove riscontrata - a togliere dinamicità all'evento. 
La terza in violetto indica un ulteriore smorzamento della drammaticità del momento. In luogo di un urlo, a cui il termine greco allude, si preferisce mettere il verbo "gemeva", forse per non impressionare troppo il lettore ma allontanandosi, così, dal vero significato del termine greco ἠλάλαζε che in altri contesti evoca pure un "urlo di guerra". Come si vede, sempre di urlo si tratta!
Qualcuno potrebbe osservare che subito dopo si dice "commuovendo tutto il gregge a gridare con lei". Sì, ma questo peggiora le cose non le migliora, perché indica che la traduttrice sapeva bene cosa aveva cambiato e questa seconda parte, rimasta identica al testo originale, ha proprio bisogno della prima inalterata, non cambiata! Altrimenti, lasciata così con la parte cambiata, è come la traccia di un furto avvenuto in precedenza, un lapsus, una dimenticanza...

Secondo esempio: un possibile vulnus all'universalità della Passione di Cristo?

Testo greco:
Θρῆνον ἱερόν, δεῦτε ᾄσωμεν Χριστῷ θανόντι, ὡς αἱ μυροφόροι γυναῖκες πρίν, ἵνα καὶ τὸ χαῖρε ἀκουσώμεθα σὺν αὐταῖς.
Testo tradotto:
Venite, cantiamo al Cristo morto un sacro lamento, come già le donne mirofore, per udire anche noi, stirpi di Greci, il loro saluto: Godete.
Testo revisionato:
Venite, cantiamo al Cristo morto un sacro lamento, come già le donne mirofore, per udire anche noi il loro saluto.

Ci troviamo, qui, davanti a delle inserzioni arbitrarie (a meno che la traduttrice non abbia fatto riferimento ad una strana variazione del testo greco). L'edizione ufficiale liturgica greca, alla quale avrebbe dovuto fare riferimento, non riporta quanto è stato aggiunto e che viene evidenziato in arancione. La traduttrice, con questa scelta arbitraria, finisce per esaltare il coinvolgimento alla passione di Cristo ai Greci, tendendo così ad offuscare il suo valore universale. Non è cosa da poco!

Terzo e ultimo esempio: tendenza a sorvolare su un importante aspetto teologico.

Testo greco:
Νοερῶν συντρέχει, στρατιῶν ἡ πληθύς, Ἰωσὴφ καὶ Νικοδήμῳ συστεῖλαί σε, τὸν ἀχώρητον ἐν μνήματι σμικρῷ.
Testo tradotto:
La moltitudine delle milizie angeliche con Giuseppe e Nicodemo accorre per rinchiudere te, l’Incontenibile, in una piccola tomba.
Testo revisionato:
Accorre la moltitudine delle milizie angeliche con Giuseppe e Nicodemo per restringere te, l’Incontenibile, in una piccola tomba.

Qui esiste una sola variazione ma significativa. L'innografo gioca sul significato di "incontenibile" e di "contenuto" (nella tomba): Cristo, in quanto Dio, è incontenibile, essendo ovunque, ma è ristretto (συστεῖλαί), in quanto uomo carnale, in una tomba.
L'immagine è molto dinamica. Quest'implicita evocazione teologica (Dio-uomo) e questa dinamicità (incontenibile-ristretto) che la concerne vengono offuscate con la scelta del banale "per rinchiudere" che non sottolinea convenientemente la dualità su cui gioca retoricamente l'innografo.

Conclusione

Ecco, dunque, degli esempi che mostrano come le traduzioni a volte glissano dai testi di riferimento o ne danno delle interpretazioni personali. Nel caso in esame ci troviamo davanti ad una buona traduzione che, ciononostante, ha questi e altri nei.

Che diremo, dunque, di tutte quelle traduzioni (da testi biblici o liturgici) che rappresentano delle critiacabili innovazioni, soprattutto in Occidente? 
È un punto che non è dato a tutti verificare, dal momento che questi lavori sono ad appannaggio di piccole élites culturali le quali non si muovono sempre con amore filologico verso i testi di riferimento.

8 commenti:

  1. ..c'è li pericolo del politicamente corretto anche da parte dei traduttori? Mi viene in mente il "liberaci dal maligno" tradotto in "liberaci dal male", così che il male perda la sua concretezza in favore di un concetto astratto, e più moderno.

    nikolaus

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    1. Altro che se esiste!
      Nello smorzare certe espressioni forti, mi sembra che non esiste solo la coscienza che noi abbiamo un'altra sensibilità, rispetto a quella biblica e bizantina. Temo che, come nel caso della Madre di Dio, si ritenga quasi "disdicevole" che essa urli di dolore e, allora, le si affibbia un comportamento composto, "represso": essa semplicemente "gemeva".

      Che questo pensiero nel tradurre non lo faccia un uomo ma una donna (il testo del 1974 è di una traduttrice) fa ancor più impressione: una donna "vuole" da un'altra donna un comportamento in tono minore, forse un po' per una mal applicata devozione alla Madre di DIo e, forse, un po' perché la donna, in quanto tale, per lei deve rimanere forzatamente nello sfondo dell'evento!

      Per fortuna i termini greci non riflettono queste fisime e complessi tipicamente moderni e maschilisti che la traduttrice magari inconsciamente riflette!
      Ecco allora la Madre di Dio che urla liberamente il suo dolore, alla faccia dei perbenismi pietistici moderni!

      Questo particolare, infatti, fa più impressione poiché la sensibiltà teologica dell'innografo, sfuggita nelle sue fini applicazioni retoriche alla traduttrice, è una cosa sulla quale non voglio molto insistere, Mi riferisco, ovviamente, alla sua scelta del verbo "rinchiudere" al posto di quello giusto "restringere" come nell'ultimo esempio.
      Se la teologia le può sfuggire, e su questo sorvolo, mi chiedo perché ha preferito "reprimere" il comportamento della Madre di Dio...

      Come si vede, purtroppo, il traduttore non riesce a non mettere il suo piccolo mondo nella traduzione e un po' finisce per tradire il testo, a meno che non sia molto attento...

      Temo che molto peggio è stato fatto in campo liturgico e biblico in Italia e in Occidente in genere.

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    2. E se il termine italiano giusto fosse contenere? se il termine deve essere contrapposto all' Incontenibile per antonomasia, sia rinchiudere che restringere non sono proprio degli opposti... o forse contenere può sembrare troppo banale ?

      Comunque felicitazioni per il suo lavoro... continui pure così...

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    3. Contenere è sempre molto meglio di rinchiudere, infatti. Siamo nel campo dell'opinabile ma, tra le diverse scelte, è meglio cogliere quella che rende meglio possibile il paradosso espresso dal testo in questione. Grazie per l'incoraggiamento. Il lavoro continua silente e umile. In altri lidi vidi gente di gran valore lavorare a testi in greco bizantino. Anche lì una traduttrice accademica non era sola ma proponeva i suoi testi in seminari e si discuteva assieme su cosa fosse meglio impiegare nelle traduzioni....

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  2. Se posso dire la mia, "restringere" in una piccola tomba non è italiano corretto. Preferisco rinchiudere. O al limite contere in una tomba, che rende più esplicito in contrasto con "incontenibile". oppure, ma è più letterario, "comprendere te in una piccola tomba", che riecheggia Dante che ha reso poeticamente "Ella comprese quel che tutto gira" "quem caeli capere non poterant tuo graemio contulisti". A mio parere rinchiudere è la traduzione migliore.

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    1. Grazie tante per l'interesse e per il parere!
      Ho usato il termine "restringere" per attenermi alla scelta del compositore il quale, nel greco bizantino, usa lo stesso termine. Penso che pure in greco bizantino fosse piuttosto strano, se non assurdo, parlare di un corpo "ristretto" in una tomba. Ma qui non siamo dinnanzi ad un corpo qualunque ma a quello dell'uomo-Dio. Il compositore allora, in forma poetica, usa un verbo per esprimere il paradosso con il quale il Dio omnipresente, si "restringe" nel suo corpo in una tomba. E' un'immagine molto dinamica che mostra tutto l'incredibile dell'avvenimento, un incredibile che altri verbi non posso assolutamente rendere.
      Tra "rinchiuso" e "compreso" preferisco il secondo. Ma siccome il poeta si è dato la licenza di usare questa "stranezza" l'ho fatto anch'io, spiegandone il motivo. Ancora grazie!

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  3. Carissimo Professore, mi trovo spesso a lavorare con le traduzioni dei testi patristici edite da Città Nuova. In linea generale ed in base alla sua esperienza, trova tali traduzioni valide e attendibili?

    Siricio

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    1. Non avendo incarichi accademici non sono professore ;-) pur avendo alcuni titoli....
      Anch'io ho diversi testi editi da Città Nuova. In linea di massima, siccome non hanno il greco a fronte, io tendo a fidarmi. Se devo impiegarli in qualcosa di particolarmente curato, ricorro al greco. Al momento non mi pare di aver notato delle discrepanza ma tutto è possibile all'umana fragilità e questo riguarda anche il sottoscritto.
      Sabato ho visto in libreria una recente traduzione (questa con testo a fronte!) del DE FIDE ORTHODOXA di san Giovanni Damasceno. Mi ha incuriosito (anche se c'è la solita introduzione che vuole a tutti i costi inquadrare l'autore in una semplice filosofia). Con un libro così e con il DE FIDE ORTHODOXA edito alcuni anni fa da Città Nuova chiunque si può rendere conto se ci sono variazioni degne di nota e risalere direttamente al testo greco. Come può ben capire è un lavoro certosino!

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