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domenica 4 maggio 2014

Sogno

Stamattina mi hanno spedito un messaggio che riporto qui integralmente.

Caro P.,

ho fatto un sogno che mi pareva una rivelazione, tanto era intenso e vero.
Descriveva sicuramente un tratto della mia vita e manifestava delle verità che la mia coscienza, nel frattempo, è arrivata a riconoscere.
Appena mi sono svegliato, prima che l'atmosfera onirica in me si evaporasse, ho voluto scriverlo, poiché, in un certo senso, mi ha scosso. Sembrava un film e, come una pagina di romanzo ben steso, mi afferrò da dentro.
Mi sembrava di essere tornato negli anni lontani dei miei studi teologici, negli ambienti del seminario arcivescovile, circondato dagli stessi studenti di allora che mi guardavano con sguardo di sufficienza e superiorità, vedendo in me uno che aveva capito ben poco della loro scienza e della loro capacità di stare e vivere nel mondo. Glielo lessi negli occhi senza farglielo notare o difendermi da essi.
Ma in questo sogno c'era una cosa nuova. Non ero realmente tornato indietro nel tempo, nonostante questi studenti mi apparissero come allora, ma vi ero ritornato di recente. Sì, ero ritornato in quella scuola, dopo molti anni da cui me ne ero allontanato e lo avevo fatto scientemente, come per recuperare qualcosa da quel mondo, recuperare, forse, gli anni della mia gioventù.
Loro, evidentemente, mi avevano accolto ancora (accoglievano proprio tutti!) e, con mia sorpresa, li rividi identici alla prima volta. Non erano cambiati neppure fisicamente!
Avevano, come dissi, la solita spocchia nei miei riguardi. Mi ritenevano, infatti, uno che viveva nel suo mondo, non nel mondo reale al quale essi reputavano di saper stare. La loro mal celata ironia mi pesava molto più della prima volta ma feci finta di nulla.
Così, passai una prima giornata nel loro ambiente. In questo studentato, dopo il primo giorno di inaugurazione degli studi, non ero più libero di tornare in famiglia e dovevo passare le notti in una loro struttura, poiché era iniziato l'anno scolastico. Così, la sera mi dettero una camera che condivisi con un'altra persona. Prima di dormire, ci fu una messa, una di quelle messe che vidi pure la mia prima volta tra loro e che, ritengo, si facciano ancora oggi nella loro realtà. Lo stile era identico: una messa schitarrata, i cui partecipanti erano molto svagati e rilassati. Sembrava di stare in un salotto. Qui, iniziai a capire che non ero come loro e che la mia nostalgia mi aveva portato semplicemente in un ambiente totalmente sbagliato. 

“Mi sento in un altro pianeta, rispetto a queste persone – dissi tra me guardandomi attorno – non riesco minimamente a ritenere normale tutto questo. Non sento solo di appartenere ad un altro pianeta ma, direi, ad un'altra galassia, ad un'altra religione....”.

Ero molto inquieto perché questa rivelazione si era affacciata nella mia coscienza, durante quella messa che dovetti sopportare in modo palesemente forzato. Non ero l'unico ad essere infastidito ma chi lo era come me, seppure in forma molto minore, tollerò la cosa perché “doveva” andare avanti, non poteva mollare gli studi intrapresi. È con questa irrequietudine che mi addormentai nella stanza che mi assegnarono. Tentai di comunicare quello che avevo provato a chi divideva la stanza con me ma inutilmente. Il compagno di stanza aveva deciso di fare bel viso a cattiva sorte. Rimasi, dunque, a ripetere a me stesso: “Mi sono sbagliato, mi sono sbagliato...”.
La notte passò e pure la mattinata seguente, forse seguendo delle lezioni (qui il sogno non era chiaro).
Arrivò il momento del pranzo e tutti gli studenti – c'erano seminaristi ma anche semplici laici come me e delle ragazze che seguivano i corsi – si assembrarono in una grande sala da pranzo. Ce n'erano veramente tanti, forse 80 o 90.
Un chierico, vestito laicamente, che doveva essere uno dei responsabili, sedeva quasi dinnanzi a me. Con fare tronfio disse ad alta voce: “Abbiamo beccato alcune persone che stamattina, in luogo di ascoltare le lezioni, facevano altro. Forse non hanno le nostre stesse idee e, per questo, la pagheranno....”. Un fremito corse per tutta la sala ma non fu sufficiente a cancellare il clima che si era instaurato. Dopo qualche istante, gli studenti tornarono gioiosi come prima, almeno apparentemente.
Sollecitato anche dalle parole di costui, alla fine del pranzo, decisi di attirare l'attenzione di tutti su di me improvvisando un discorso.

“Volevo indirizzarvi, in tutta semplicità, alcune parole. Sono veramente felice di potervi dire sinceramente cosa prova il mio cuore perché donarvi la verità è, per me, un atto di amore. Di amore poiché riconosco nella vostra generosità di offrirvi a Dio, lo slancio di chi abbandona tutto per voler servire il prossimo. Poi, per chi tra voi diventerà sacerdote, questo discorso è valido ancor più e non può che trovare tutto il mio affetto.
La verità che vi volevo comunicare è la seguente: questa notte ho capito di aver fatto un grosso errore. Infatti non sono tornato qui con l'idea di fare un servizio, come fate voi, in un modo o in un altro, ma con l'idea di vedere dentro di me, quasi di recuperare il tempo della mia gioventù. È stato un gesto molto egoista da parte mia ed è giusto che voi lo sappiate, è onesto che lo dica a tutti voi”.

Tra l'uditorio attento, notai alcuni che annuirono severamente con il capo. Proseguii il mio discorso.

“Ho capito che era un errore perché tra la prima volta in cui venni tra voi a questa, sono corsi molti anni, ho avuto molte lezioni dalla vita, ho visto parecchie cose e sono, credo, maturato rispetto ad allora. Ebbene, dopo questo percorso, ho capito che tutto quello che qui mi state dando non è che vuoto. È questo che, con costernazione, sento”.

L'uditorio, da questo punto in poi, iniziò a distrarsi e a parlottare. Progressivamente tutti stavano facendomi fare un monologo e la cosa, in parte, mi meravigliò: mi sarei aspettato qualche dura reazione che non ci fu. Calò, piuttosto, uno spesso muro d'indifferenza.
Nonostante ciò continuai:

“Sì, è vuoto ma io non ve ne faccio una colpa, anzi! Questa notte ho avuto difficoltà ad addormentarmi perché sentivo un potente contrasto tra l'amore che vi porto, l'amore che porto a tutta questa realtà e il vuoto che mi trasmette, nonostante vi si parli di Dio. Il contrasto era talmente forte che iniziai a piangere, a piangere per voi. Solo dopo molte lacrime mi addormentai...”.

Dell'uditorio, oramai, non mi seguivano che due o tre persone con uno sguardo di forte commiserazione. Tutti gli altri stavano parlando tra loro di altri argomenti. Buona parte delle persone, poi, si erano semplicemente allontanate, forse a prendere altrove un digestivo. Ero stato dimenticato. Tra quei due o tre che ancora mi seguivano, una ragazza disse con voce molto fredda:

“Ma va' a farti curare...”.

Ribattei disarmato e a mezza voce:

“Voi, invece, dovete imparare ad ascoltare chi vi parla!”.

Non fecero a tempo a sentirmi perché pure loro si allontanarono lasciandomi solo.
Il sogno finì così. Mi alzai e lo scrissi per non dimenticarlo. Fu così crudo e realistico che mi impressionò parecchio, al mio risveglio...


1 commento:

  1. I sogni si presentano sempre in forma molto simbolica.
    Questo sogno è molto complesso. Non descrive solo la disposizione d'animo dell'autore ma pure il suo mondo circostante con rapide pennellate dai colori molti intensi. Ecco alcuni tratti salienti:

    1) L'identità religiosa si coglie in determinati avvenimenti nei quali ci si rende conto se si è all'interno di una comunità o meno. In questo caso è la liturgia il luogo "princeps" nel quale la persona capisce se sta nel posto giusto o in quello sbagliato (ecco perché ho messo questo sogno in questo blog).
    2) Una comunità religiosa ha i suoi guardiani che decidono chi è dentro e chi è fuori. Il prete del sogno la "farà pagare" a chi non condivide le idee del suo gruppo.
    3) Una comunità religiosa, per quanto possa parlare di Dio, può averne chiuso totalmente le vie di accesso. Ecco il vuoto denunciato dall'autore del sogno. A quel punto è chiaro che non serve a nulla, poiché è divenuta un sistema unicamente ideologico (vedi il post da me dedicato a tale argomento intitolato "le chiavi della conoscenza").
    4) Una comunità religiosa incapace di capire che è caduta nel nulla, finisce inevitabilmente per mettere fuori gioco chiunque la critichi, anche con atteggiamento benevolo. Ecco la solitudine totale dell'autore di questo sogno.

    Sono realtà che stanno accadendo sotto i nostri occhi.

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