Stamattina mi hanno spedito un messaggio che riporto qui integralmente.
Caro P.,
ho fatto un sogno che mi
pareva una rivelazione, tanto era intenso e vero.
Descriveva sicuramente un
tratto della mia vita e manifestava delle verità che la mia
coscienza, nel frattempo, è arrivata a riconoscere.
Appena mi sono svegliato,
prima che l'atmosfera onirica in me si evaporasse, ho voluto
scriverlo, poiché, in un certo senso, mi ha scosso. Sembrava un film
e, come una pagina di romanzo ben steso, mi afferrò da dentro.
Mi sembrava di essere
tornato negli anni lontani dei miei studi teologici, negli ambienti
del seminario arcivescovile, circondato dagli stessi studenti di
allora che mi guardavano con sguardo di sufficienza e superiorità,
vedendo in me uno che aveva capito ben poco della loro scienza e
della loro capacità di stare e vivere nel mondo. Glielo lessi negli
occhi senza farglielo notare o difendermi da essi.
Ma in questo sogno c'era
una cosa nuova. Non ero realmente tornato indietro nel tempo,
nonostante questi studenti mi apparissero come allora, ma vi ero
ritornato di recente. Sì, ero ritornato in quella scuola, dopo molti
anni da cui me ne ero allontanato e lo avevo fatto scientemente, come
per recuperare qualcosa da quel mondo, recuperare, forse, gli anni
della mia gioventù.
Loro, evidentemente, mi
avevano accolto ancora (accoglievano proprio tutti!) e, con mia
sorpresa, li rividi identici alla prima volta. Non erano cambiati
neppure fisicamente!
Avevano, come dissi, la
solita spocchia nei miei riguardi. Mi ritenevano, infatti, uno che
viveva nel suo mondo, non nel mondo reale al quale essi reputavano di
saper stare. La loro mal celata ironia mi pesava molto più della
prima volta ma feci finta di nulla.
Così, passai una prima
giornata nel loro ambiente. In questo studentato, dopo il primo
giorno di inaugurazione degli studi, non ero più libero di tornare
in famiglia e dovevo passare le notti in una loro struttura, poiché
era iniziato l'anno scolastico. Così, la sera mi dettero una camera
che condivisi con un'altra persona. Prima di dormire, ci fu una
messa, una di quelle messe che vidi pure la mia prima volta tra loro
e che, ritengo, si facciano ancora oggi nella loro realtà. Lo
stile era identico: una messa schitarrata, i cui partecipanti erano
molto svagati e rilassati. Sembrava di stare in un salotto. Qui,
iniziai a capire che non ero come loro e che la mia nostalgia mi
aveva portato semplicemente in un ambiente totalmente sbagliato.
“Mi sento in un altro
pianeta, rispetto a queste persone – dissi tra me guardandomi
attorno – non riesco minimamente a ritenere normale tutto questo.
Non sento solo di appartenere ad un altro pianeta ma, direi, ad
un'altra galassia, ad un'altra religione....”.
Ero molto inquieto perché
questa rivelazione si era affacciata nella mia coscienza, durante
quella messa che dovetti sopportare in modo palesemente forzato. Non
ero l'unico ad essere infastidito ma chi lo era come me, seppure in
forma molto minore, tollerò la cosa perché “doveva” andare avanti, non poteva
mollare gli studi intrapresi. È con questa irrequietudine che mi addormentai nella stanza
che mi assegnarono. Tentai di comunicare quello che avevo provato a
chi divideva la stanza con me ma inutilmente. Il compagno di stanza
aveva deciso di fare bel viso a cattiva sorte. Rimasi, dunque, a
ripetere a me stesso: “Mi sono sbagliato, mi sono sbagliato...”.
La notte passò e pure la
mattinata seguente, forse seguendo delle lezioni (qui il sogno non
era chiaro).
Arrivò il momento del
pranzo e tutti gli studenti – c'erano seminaristi ma anche semplici
laici come me e delle ragazze che seguivano i corsi – si
assembrarono in una grande sala da pranzo. Ce n'erano veramente
tanti, forse 80 o 90.
Un chierico, vestito
laicamente, che doveva essere uno dei responsabili, sedeva quasi
dinnanzi a me. Con fare tronfio disse ad alta voce: “Abbiamo
beccato alcune persone che stamattina, in luogo di ascoltare le
lezioni, facevano altro. Forse non hanno le nostre stesse idee e, per
questo, la pagheranno....”. Un fremito corse per tutta la sala ma
non fu sufficiente a cancellare il clima che si era instaurato. Dopo qualche istante, gli studenti tornarono gioiosi come prima, almeno apparentemente.
Sollecitato anche dalle
parole di costui, alla fine del pranzo, decisi di attirare
l'attenzione di tutti su di me improvvisando un discorso.
“Volevo indirizzarvi, in tutta
semplicità, alcune parole. Sono veramente felice di potervi dire
sinceramente cosa prova il mio cuore perché donarvi la verità è,
per me, un atto di amore. Di amore poiché riconosco nella vostra
generosità di offrirvi a Dio, lo slancio di chi abbandona tutto per
voler servire il prossimo. Poi, per chi tra voi diventerà sacerdote,
questo discorso è valido ancor più e non può che trovare tutto il
mio affetto.
La verità che vi volevo
comunicare è la seguente: questa notte ho capito di aver fatto un
grosso errore. Infatti non sono tornato qui con l'idea di fare un
servizio, come fate voi, in un modo o in un altro, ma con l'idea di
vedere dentro di me, quasi di recuperare il tempo della mia gioventù.
È stato un gesto molto egoista da parte mia ed è giusto che voi lo
sappiate, è onesto che lo dica a tutti voi”.
Tra l'uditorio attento,
notai alcuni che annuirono severamente con il capo. Proseguii il mio
discorso.
“Ho capito che era un
errore perché tra la prima volta in cui venni tra voi a questa, sono
corsi molti anni, ho avuto molte lezioni dalla vita, ho visto
parecchie cose e sono, credo, maturato rispetto ad allora. Ebbene,
dopo questo percorso, ho capito che tutto quello che qui mi state
dando non è che vuoto. È questo che, con costernazione, sento”.
L'uditorio, da questo
punto in poi, iniziò a distrarsi e a parlottare. Progressivamente
tutti stavano facendomi fare un monologo e la cosa, in parte, mi
meravigliò: mi sarei aspettato qualche dura reazione che non ci fu.
Calò, piuttosto, uno spesso muro d'indifferenza.
Nonostante ciò
continuai:
“Sì, è vuoto ma io
non ve ne faccio una colpa, anzi! Questa notte ho avuto difficoltà
ad addormentarmi perché sentivo un potente contrasto tra l'amore che
vi porto, l'amore che porto a tutta questa realtà e il vuoto che mi
trasmette, nonostante vi si parli di Dio. Il contrasto era talmente
forte che iniziai a piangere, a piangere per voi. Solo dopo molte
lacrime mi addormentai...”.
Dell'uditorio, oramai,
non mi seguivano che due o tre persone con uno sguardo di forte
commiserazione. Tutti gli altri stavano parlando tra loro di altri
argomenti. Buona parte delle persone, poi, si erano semplicemente
allontanate, forse a prendere altrove un digestivo. Ero stato
dimenticato. Tra quei due o tre che ancora mi seguivano, una ragazza
disse con voce molto fredda:
“Ma va' a farti
curare...”.
Ribattei disarmato e a
mezza voce:
“Voi, invece, dovete
imparare ad ascoltare chi vi parla!”.
Non fecero a tempo a
sentirmi perché pure loro si allontanarono lasciandomi solo.
Il sogno finì così. Mi
alzai e lo scrissi per non dimenticarlo. Fu così crudo e realistico
che mi impressionò parecchio, al mio risveglio...

I sogni si presentano sempre in forma molto simbolica.
RispondiEliminaQuesto sogno è molto complesso. Non descrive solo la disposizione d'animo dell'autore ma pure il suo mondo circostante con rapide pennellate dai colori molti intensi. Ecco alcuni tratti salienti:
1) L'identità religiosa si coglie in determinati avvenimenti nei quali ci si rende conto se si è all'interno di una comunità o meno. In questo caso è la liturgia il luogo "princeps" nel quale la persona capisce se sta nel posto giusto o in quello sbagliato (ecco perché ho messo questo sogno in questo blog).
2) Una comunità religiosa ha i suoi guardiani che decidono chi è dentro e chi è fuori. Il prete del sogno la "farà pagare" a chi non condivide le idee del suo gruppo.
3) Una comunità religiosa, per quanto possa parlare di Dio, può averne chiuso totalmente le vie di accesso. Ecco il vuoto denunciato dall'autore del sogno. A quel punto è chiaro che non serve a nulla, poiché è divenuta un sistema unicamente ideologico (vedi il post da me dedicato a tale argomento intitolato "le chiavi della conoscenza").
4) Una comunità religiosa incapace di capire che è caduta nel nulla, finisce inevitabilmente per mettere fuori gioco chiunque la critichi, anche con atteggiamento benevolo. Ecco la solitudine totale dell'autore di questo sogno.
Sono realtà che stanno accadendo sotto i nostri occhi.