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lunedì 30 giugno 2014

Note tipografiche




Le difficoltà dei tempi attuali aguzzano l'ingegno e spingono persone particolarmente sensibili a darsi da fare.
Mi sono accorto che in rete non sono il solo a fare qualcosa. Il mio campo è quello della liturgia bizantina ma altri si stanno indaffarando a rieditare (come possono) dei libri liturgici latini in traduzione italiana (vedi qui).

Ricordo che fare questo lavoro non è esattamente come scrivere una letterina al pc; un conto, infatti, è un lavoro informatico sommario [1], un conto totalmente diverso è un lavoro con dignità di stampa.
Nel secondo caso, si devono rispettare alcune regole fondamentali:

1) riportare i testi di riferimento direttamente dai libri liturgici (non fidarsi mai dei testi disponibili su internet perché possono avere dei refusi tipografici o, nel caso in cui vengono presi da questa fonte, verificarne sempre la correttezza con i testi stampati, citandoli a termine lavoro);
2) riportare i testi in traduzione corretta con linguaggio attuale. In caso contrario si fa un'opera archeologica che non ha un vero e proprio impatto letterario (ve lo immaginate, voi, proporre un testo con termini da dizionario Tommaseo del XIX sec. tipo "imperocché", "acciocché", "lagrime", "vuolsi", ecc.?) [2].

Oltre a queste regole testuali (alle quali la mia collana si attiene scrupolosamente), c'è un lavoro nascosto ai più ma che è obbligatorio fare. Mi riferisco alla distribuzione di spazi e righe nel testo. Per essere chiaro faccio un esempio.


Qui osserviamo due righe evidenziate con spazi irregolari rispetto al contesto. Se vengono lasciate così danno un'impressione di poca cura. È allora necessario intervenire riga per riga, qualora lo si ritenga opportuno, per cambiare lo spazio tra le parole in modo da uniformare il testo. Solo in questa maniera si darà un'immagine professionale al prodotto finito.




 Tutto ciò richiede parecchio tempo e molta pazienza ma è l'unico modo per fornire un lavoro professionale che possa durare nel tempo.

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[1] Vedi, ad esempio, i sussidi liturgici distribuiti dal pontificio collegio sant'Atanasio. Per quanto riguarda la Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo sono riusciti (non so con quale strana alchimìa) a produrre una brochure di sole 18 pagine (vedi qui). Questo lavoro lascia il tempo che trova e non è qualcosa di realmente serio.

[2] Nel caso di chi si allontana sia dal significato del testo greco (per i testi bizantini), sia da un criterio di buon senso nell'uso della lingua italiana, abbiamo risultati tutt'altro che eccellenti (rinvenibili, d'altronde, pure in internet). Un esempio è dato da chi, traducendo il termine greco δέσποτα/despota (= sovrano o signore) o il suo analogo paleoslavo владыко/vladikomette il risibilissimo termine "presule" (che indica un influsso iperclericale che non ha nulla a che fare con il mondo bizantino). 
E infatti, guarda caso!, lo stesso termine paleoslavo altri lo traducono in inglese con master, ossia capo, padrone, non certo presule! Stesso discorso vale per chi usa frasi contorte tipo "palesami il tuo beneplacito". Sono cose da ridere ma chi le fa' è convinto di fare un'alta opera letteraria! Purtroppo questi prodotti d'infima qualità sono i primi ad essere incontrati dagli internauti sprovveduti. Una raccolta di cose del genere si trovano, purtroppo, in un compendio liturgico apparso diversi anni fa'. Mi fu regalato perché a chi era stato dato non serviva. Gli anni passarono e, mi accorsi!, che non lo aprii più di due volte. Quando fu stampato c'era chi lo ritenne qualcosa di unico e importante. A me il libro si è mostrato inutile. Con gli anni si nota che pure la carta, sulla quale è stato stampato, è di pessima qualità.

9 commenti:

  1. Una nota informatica. Per fare questi lavori, l'unico modo veramente professionale è usare LaTeX/TeX (e quindi studiarlo) ed eventualmente pacchetti aggiuntivi (come GregorioTeX per la musica gregoriana). L'impegno richiesto all'inizio per impararlo un minimo bene (all'incirca 24-48 ore), si farà ripagare enormemente sui risultati (anche in ordine di tempo).

    In ambito di canto bizantino c'è qualcosa ma non ancora in all'altezza di gregoriotex. Per alcuni esempi https://www.tug.org/TUGboat/tb26-3/tb84vamvakas.pdf

    A fine agosto mi sposo (in rito romano straordinario) e preparerò i libretti. Magari mando un pdf, se mi ricordo ;)

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    1. Attendo il pdf. Ho dato un occhio al manuale di LaTex/Tex. Mi rendo conto che non è affatto immediato e questo significa che i più non lo seguiranno. Temo che anche con questo caso si deve sempre controllare riga per riga come sto facendo per cui non so se il gioco vale la cosiddetta candela...

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  2. Sono perfettamente d'accodo! Non è facile infatti trovare il professionista che sia in grado di realizzare un'opera così ben impaginata.

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    1. È necessaria tanta pazienza e amore e con quella anche un inesperto impara e fa belle cose. Gli uomini non sono sempre affidabili (laici o clero che siano) ma questi testi, nati da cuori illuminati, sì. Perché non lavorarci su?

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    2. Io provo a buttarla lì: sentire qualche monastero col quale collaborare? Sto pensando ad esempio ai benedettini di Norcia (http://osbnorcia.org/it/).

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    3. Ho proposto loro proprio perché mi sembrano curare molto anche la parte estetica (il loro bollettino: http://osbnorcia.org/wp-content/uploads/2014/06/IT_Springo.pdf).
      D'altra parte sono benedettini osservanti. :)
      Se non ci fossero i ben noti problemi, si potrebbero contattare anche i francescani dell'Immacolata, che già usano il breviario del '62.

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    4. L'idea è buona. Può darsi che pure loro abbiano in mente di fare qualcosa o la stiano facendo. In realtà tutte le comunità religiose fanno qualcosa, che sia pure un foglietto di canti per la messa. Ma quello che è importante tenere in mente, è che qui si deve assolutamente passare dalla grafica tipo "bollettino parrocchiale" a qualcosa di accettabile.

      Tempo fa' c'era un periodichetto (nel mondo ortodosso) che usciva con la grafica tipo "bollettino parrocchiale" (in realtà era pure peggio: fotocopie e pesanti errori nell'italiano diffusi ovunque). Qualcuno ci mise mano per darle un poco di dignità e poi la rilasciò alle persone che ne erano responsabili e questi ultimi, pure con la nuova grafica, riuscirono a farla decadere di nuovo fino a che dovettero cessare le pubblicazioni.

      Questo per dire che fare cose "belle" in senso non superficiale è anche qualità legata ad un certo tipo di uomini. Nessuno nasce maestro ma se si ha tanta voglia di imparare e perfezionarsi si può fare cose positive. In caso contrario se uno è neghittoso o limitato di carattere o di mente, anche se avrà in mano dell'oro riuscirà a sporcarlo.

      Per tornare a noi, contatttare i religiosi è una buona idea ma bisogna assicurarsi che i prodotti finali, poi, abbiano veramente una dignità di stampa. Non importa se non vengono molto venduti. Una cosa bella è tale e basta, indipendentemente dagli applausi o meno, dai sorrisi episcopali o meno (che ultimamente i vescovi si mettono a sorridere pure per le schifezze, basta adularli in modo inverecondo, cosa che a me sinceramente fa schifo perché è cortigianeria pura ...).

      Quindi forza e avanti, indipendentemente dalle miserie umane e senza prendere paura dei propri limiti!

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  3. Mi scusi, una domanda, lei quale programma usa per editare il testo su due colonne? Approfitto per farle una domanda riguardante il post sui dittici: si è conservato il testo corrispondente usato nella liturgia papale antica oppure è andato perduto?

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    1. Un programma open source. Ma il punto non è tanto il programma in sé ma il fatto che ci si lavora molto. Anche il miglior programma, se vi si dedica poco tempo, da risultati mediocri.

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