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domenica 1 giugno 2014

Un relativismo che porta all'agnosticismo


[...] E ad un esame più attento scopriamo che i dogmi sono molto meno stabili di quello che sembri. Norman Tanner, gesuita britannico, analizzando la formula del Credo di Nicea e di Calcedonia, dimostra in un acuto saggio come i primi Concilii ecumenici abbiano speso molto tempo e molta sapienza teologica nel precisare e correggersi. Dunque se lo hanno fatto in quell’epoca, perché non oggi? In pratica le definizioni dogmatiche che consideriamo immutabli non lo erano al tempo in cui furono determinate e per molti decenni sono state riviste e rielaborate.

(Concilium 2/2014, Dall’«anathema sit» al «Chi sono io per giudicare?», Queriniana, pp. 200, euro 15; www.queriniana.it).

Se si dovessero seguire tutte le voci che si sentono senza dubbio simpazzirebbe.
Riporto questestratto da una recensione di un libro pubblicato dalleditrice Queriniana perché ha unopinione corrente e comune nel nostro povero mondo: “I  dogmi sono relativi, poiché già agli inizi si dimostrarono fluttuanti; quindi anche oggi possiamo cambiarli (o relativizzarli). Di fatto molti cristiani se ne sono da tempo sbarazzati come se fossero vecchie scarpe rotte e questo discorso, alla fine, va esattamente in questa direzione anche se chi lo fa, magari, non lo vuole ammettere.

A differenza di unargomentazione grezza che porta al relativismo, cè da dire che nella recensione di questo libro si discetta con una certa raffinatezza intellettuale. Si sottolinea, infatti, che i termini usati nei primi secoli cristiani erano fluttuanti, incerti, a volte intercambiabili e, addirittura, dopo un po uno sostituiva un altro.

Questo è senzaltro vero poiché allora si stava formando un vocabolario teologico e i significati dei termini della cultura filosofica ed ellenistica non si prestavano sempre alluso cristiano.

Quello che, però, pare sfuggire totalmente a questi teologi e filologi è che sin dallepoca apostolica la Chiesa aveva ben chiaro chi fosse Dio e come si fosse manifestato in Gesù Cristo per averne avuto esperienza nei suoi propri membri. La chiarezza e la rocciosa stabilità di questa coscienza non nasceva da un apparato filosofico, da una sapienza di parole (come direbbe san Paolo), ma da un incontro: luomo, attraverso la fede in Cristo, aveva incontrato Dio, lInconoscibile si era reso conoscibile, direi “palpabile. Al Dio sconosciuto dellAreopago i cristiani sapevano dare un nome perché lo avevano incontrato. Si vedano, ad esempio, certi discorsi rivolti allimperatore da santAmbrogio, discorsi che all’uomo attuale potrebbero parere di una sicumera irritante: 
“Ciò che voi [pagani] ignorate, noi lo abbiamo conosciuto dalla voce di Dio. E ciò che voi cercate con le vostre ipotesi (suspiciones), noi lo abbiamo per certo dalla Sapienza di Dio e dalla Verità”[1].
Dietro a ciò cè quello che, in termini fin troppo banalizzati e alcune volte equivoci, definiamo  esperienza nello Spirito [2]. 
Ecco perché lo stesso Ambrogio affermava: 
“Perché [tu, imperatore,] cerchi i Vescovi di Dio, cui hai preferito le richieste sacrileghe dei pagani? Non possiamo avere nulla in comune con l’errore altrui” [3]. Parole assai poco... ecumeniche!

Il nucleo dellesperienza di Dio è passato dagli apostoli alle comunità cristiane e da queste è stato sempre più custodito in particolari comunità di credenti. I monasteri, nati come reazione al rilassamento dei cristiani in un impero che non li perseguitava più e che, anzi, li allettava nel lusso della corte imperiale, conservarono il nucleo di questa esperienza mistica: il Cristianesimo è prima di tutto un incontro con il Dio della vita manifestato in Gesù Cristo, un incontro che è e resta ineffabile, indicibile. Poco importa che siano relativamente pochi ad averlo avuto. Quei pochi fanno la verità del Cristianesimo.

Non a caso i più autorevoli padri della Chiesa, fatte le scuole più alte dellimpero, si ritiravano in monastero o ne passavano un certo tempo.
Lo stesso Gregorio Magno sospirava i tempi in cui poteva vivere in monastero, lontano da mille problemi pastorali che gli assorbivano tutte le energie, proprio perché quello era il luogo dellincontro con lIneffabile, nella preghiera ininterrotta.

Se la Chiesa dei primi secoli ha la chiarissima coscienza di chi è Dio deve immediatamente confrontarsi con alcuni che, capendolo a modo loro, deformano questesperienza mostrando tutta un’altra via. Sono i cosiddetti eretici. I dogmi, allora, non nascono tanto dallesigenza di affermare con parole umane chi è Dio (cosa in realtà impossibile e legata alla pura indicibile esperienza) ma dallesigenza di dire chi Dio non è

Nel momento in cui si stabiliscono delle affermazioni simboliche per porre dei paletti entro i quali orientare il proprio spirito, ci simbatte nelle difficoltà della lingua e della cultura di allora.

Sinizia, dunque, ad usare timidamente certi termini, li si sostituisce con altri, si dona nuovo significato a parole che, nellellenismo, volevano significare altro, ecc.
Questa fluttuazione di linguaggio non significava che i dogmi (o meglio i “paletti per orientare il proprio spirito) non fossero chiari. Non significava che Cristo nellesperienza dei cristiani non fosse Dio, non fosse la porta per il Padre,  ecc. Queste ultime cose erano gelosamente custodite ed erano chiare come il sole!

La fluttazione terminologica significava, invece, che i termini utilizzati mostravano sempre qualche evidente limite.
Tuttavia ci si rendeva conto che era necessario stabilire delle convenzioni perché il Cristianesimo da via verso Dio (come lo era stato nellesperienza dei più ferventi fino ad allora) non si trasformasse in una semplice filosofia umana. 

Riassumendo: la chiarezza dellesperienza precede il tentativo, a volte a tentoni, di stabilire dei “paletti o dei dogmi. Una volta che questi si stabiliscono universalmente (con i concili ecumenici) si tengono come punto di non ritorno, come affermazioni simboliche per stabilire la differenza tra lortodossia della fede dalleterodossia che porterebbe ad un cammino spirituale fuorviato [4].

Detto ciò, oggi, si ha chiaro che il Cristianesimo è un cammino e che Cristo è una porta verso Dio? Nella maggioranza dei casi, no! Viviamo in pieno relativismo incoraggiato, talora, pure dagli stessi papi recenti.
Oggi, in molti ambienti occidentali, il Cristianesimo è un discorso su Dio con unistanza puramente etica da seguire. Lorizzonte è sempre più puramente umano. Anzi, ormai è esclusivamente umano!
In un contesto vuoto di “esperienza nello Spirito", cambiare il linguaggio dei dogmi significherebbe senza dubbio alterarne il linguaggio simbolico chiudendo il Cielo, buttando la chiave e impedendo a se stessi e ad altri di accedere al Cielo stesso [5].

Per giunta in questa nostra atmosfera relativistica è logico aspettarsi che i dogmi siano addirittura dichiarati insensati. E, in una realtà “vuota di Spirito, lo sono per davvero!

Quello che oggi manca, a differenza della Chiesa nei primi secoli, è la matura coscienza daver incontrato Dio nella fede in Gesù Cristo, daverne in qualche modo patita la presenza, come dicono gli esicasti bizantini. 
Daltronde, gli stessi santi occidentali sono raramente dei mistici e prevalentemente dei puri uomini etici.
Tutto diventa, allora, questione di semplici parole, di semplici concetti. Di qui la paura più o meno incoscia che la scienza smentisca il Cristianesimo!

Così, senza un profondo incontro, si disquisisce dellaria fritta e nulla ha più senso: il relativismo vuoto di esperienza cristiana porta allagnosticismo bello e buono!

A questo punto, pure la liturgia (della quale questo blog si occupa) diviene pura celebrazione umana tra uomini e per gli uomini con qualche istanza etica in nome di Dio. Lo vediamo nella pratica, infatti...

La Chiesa in occidente continua velocemente la sua corsa verso il basso senza che alcuno la freni e queste pubblicazioni mostrano in modo drammaticamente chiaro il vuoto di esperienza nello Spirito che pare precederle. Tutto pare essere un puro discorso, una filosofia...

A differenza di ciò, i santi antichi sapevano bene quello che facevano. Essi dicevano: Noi non lottiamo per delle parole (poiché una parola può essere combattuta da unaltra) ma per una questione di vita o di morte. Il Cristianesimo è, infatti, vita in Dio e morte in chi non lo accetta
I dogmi hanno questo background cosa, oggi, quasi completamente persa. 
Non fanno che affastellarsi fatti su fatti a riprova di tutto ciò...

Un appunto dell'ultimo momento

Inserisco, quale documentazione, questo scritto che rivela in modo eloquente la coscienza dogmatica di una certa parte del mondo occidentale. Come si nota, qui esiste, di fatto, la costruzione di un "nuovo cristianesimo" con basi ben differenti da quelle tradizionali.

NON TUTTI I CRISTIANI CREDONO NELLE DUE NATURE DI GESU'

Credo che il dialogo ebraico- cristiano- islamico, nel quale il papa si è mosso con tanto impegno, abbia  un nodo fondamentale da sciogliere. Si tratta di rifare i conti con i Concili di Nicea e di Calcedonia che, nel loro linguaggio filosofico-ellenistico, vanno riletti e reinterpretati alla luce delle Scritture.
Un immenso e documentatissimo lavoro storico ed ermeneutico ci permette in tutta tranquillità di negare le due nature in Gesù.  La dottrina delle due nature, nel linguaggio dei Concili, non poteva essere altro che la dichiarazione di fede per cui i cristiani non separavano Gesù da Dio, nel senso che egli era il "tramite" e il testimone della presenza e della "rivelazione" di Dio.
Leggere oggi come ontologico questo linguaggio, significa prescindere totalmente dal Gesù storico e dal messaggio del Secondo Testamento. La divinizzazione di Gesù, come fatto ontologico, non appartiene necessariamente alla fede cristiana (Barbaglio, Ortensio da Spinetoli, Schillebeeckx, Kung, Salas, Spong, Lenaers, Adriana Destro, Mauro Pesce, Tamayo,Elizabeth Johnson, M. Fox, Haigth, Boimard, Vigil, Gounelle......), ma ad una sua interpretazione filosofica, letteraria contingente [6]. Oggi possiamo liberamente e responsabilmente sentirci cristiani sapendo che la nostra fede non è vincolata a formule che potevano avere un senso dentro una stagione culturale datata. Non è amore alla tradizione, ma becero tradizionalismo ripetere delle formule ignorando la inevitabile mutazione dei linguaggi. La nostra fede deve sempre reinventare il modo con cui dirsi [7].

_______________

Note

[1] AMBROGIO DI MILANO, Lettera 73, 8 in Lettere 70-77, a cura di G. Banterle, Milano - Roma 1988, p. 67

[2] ID., Lettera 72, 14 in Lettere 70-77, a cura di G. Banterle, Milano - Roma 1988, p. 47.

[3] La definizione di "esperienza nello Spirito" è stata ampiamente sfruttata e abusata da parte di alcuni settori cristiani sia nel mondo protestante che in quello cattolico. Spesso è presentata come qualcosa di puramente psicologico, nevrotico, sentimentale, dunque assolutamente umano. Anche questo è il segno palese di un incredibile allontanamento dalla prassi e dalla prudenza della Chiesa antica. In realtà l' "esperienza nello Spirito" evangelica è qualcosa che rimane nel dominio dell'ineffabile, per quanto possa essere esperito.

[4] Nella coscienza della Chiesa antica non esiste alcuna distinzione tra dogma e spiritualità, poiché il primo è ordinato per la seconda: "Per noi e per la nostra salvezza...", recita il Credo, aggiungendo tutta una serie di punti fermi da credersi. Purtroppo oggi, negli scaffali "spiritualità" delle librerie religiose i due campi paiono ampiamente dissociati (e lo sono pure nell'insegnamento). Questo da adito ad un certo individualismo "fai da te" oltre che ad un consolidato relativismo: tutte le vie spirituali sono considerate equivalenti tra loro.
Un religioso cattolico, un giorno, si recò nell'Athos e voleva parlare di spiritualità. Il monaco ortodosso iniziò col parlargli di dogmi con meraviglia e un certo indispettimento del primo. Come si vede nel monaco ortodosso è ancora intatta la coscienza della Chiesa antica.

[5] Chi presume di poter cambiare il linguaggio dei  dogmi lo può pensare proprio perché mosso da un individualismo di stampo moderno. Anticamente nessuno poteva pensarlo e questo è dimostrato pure dal dialogo avuto da papa Leone III con i presuntuosi teologi di Carlo Magno. Il dogma è cosa che riguarda tutta la Chiesa, non una sola persona, e quindi dev'essere discusso da tutta la Chiesa. Neppure un papa, affermava Leone III, può inserire, togliere o modificare qualsiasi cosa dal dogma della Chiesa. 
Relativismo e individualismo selvaggio oramai la fanno da padroni nel Cristianesimo di casa nostra. È, appunto, un Cristianesimo "vuoto di esperienza nello Spirito" e totalmente pieno di presunzione umana!

[6] Questa frase riduce quella che è l'esperienza spirituale di Cristo, quale "porta al Padre", ma pure quale Dio in sé, ad una sorta di "filosofia contingente". Questa conclusione può discendere o da una totale ignoranza o da una lettura degli scritti ascetici e patristici con occhiali unicamente razionalistici. Era questo quello che avrebbe inteso sant'Atanasio di Alessandria? Non credo proprio! 
Il destino di questi pensatori è unicamente quello di svuotare definitivamente il Cristianesimo della sua peculiarità. A questo punto, se va bene, Cristo diviene un semplice "profeta", esattamente come si predica nell'Islam.
C'è da dire che questi autori hanno il coraggio di dire quello che pensano e vivono ma la maggioranza, priva di tale coraggio, di fatto non si allontana molto da queste conclusioni. L'arianesimo ha sempre tormentato l'Occidente cristiano proprio perché i suoi presupposti fin troppo umanistici lo permettono.

[7] Cfr. http://donfrancobarbero.blogspot.it/2014/05/non-tutti-i-cristiani-credono-nelle-due.html



10 commenti:

  1. Nella messa di stamattina, solennità dell’Ascensione, il sacerdote ha ricordato l’incarico lasciato da NSGC agli apostoli al momento della Sua ascesa al Cielo: predicazione, conversone, battesimo (nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo), fino ai confini della terra. E questo, mi son chiesto, come si concilia con l’invito di Papa Francesco a non fare proseliti?, cioè a rinunciare ad invitare alla conversione al Cristianesimo o, meglio, al Cattolicesimo (anche i vari Scalfari, Pannella, ecc.). Indifferentismo verso la sorte eterna dei fratelli? menefreghismo?, o forse si tratta di una vera e propria perdita della fede anche al più alto scranno della Chiesa, cosicché non si ritiene più necessario convertirsi, tanto la religione prossima ventura sarà irenica, sincretista, relativista, in una parola, insomma, massonica? Che Dio ce ne scampi e liberi, fratelli e sorelle in Cristo. Libera nos a malo, Domine!

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    1. Ebbene sì, è proprio così: molti capi di Chiese tendono all'umanismo e al relativismo, chi più chi meno. E con ciò? La nostra fede deve per caso traballare? No di certo perché per quanto danno possano fare sono solo dei bastoni (magari rotti), per appoggiarsi lungo un cammino il cui fine non sono certo loro stessi!

      Questo continuo e ossessivo parlare del papa, in certi siti cattolici, ha il pericolo immediato di scambiare il fine per il mezzo. Che è il papa se non un "bastone" sul quale eventualmente appoggiarsi? E se il bastone è rotto, lo mettiamo da parte e continuiamo con un altro appoggio.
      Invece questo continuo dolersi perché il papa è così o è colì non fa altro che portare acqua e notorietà a colui del quale ci si duole.
      Per un cristiano l'unica notorietà da portare è solo a Cristo altrimenti ha cortocircuitato la sua fede e allora hanno proprio ragione i protestanti a parlare di papolatria. Oggi più che mai!

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  2. Ercole Farnese2 giugno 2014 01:03

    Ho studiato a lungo la disputa di Sant'Ambrogio con Simmaco circa l'Altare della Vittoria e mi ha sempre stupito il fatto che oggi tanti dei nostri vescovi e sacerdoti sono più vicini alla posizione del prefetto di Roma che a quella del vescovo di Milano.

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    1. Non mi meraviglia affatto! Buona parte del clero non ha più la formazione che avevano i sacerdoti fino a pochi decenni fa' (che con tutti i suoi limiti infondeva loro almeno un certo senso ecclesiastico), sono di fatto dei "laici" che fanno la messa. Non si può chiedere loro quello che non hanno ricevuto! Poi, per peggiorare di molto le cose, Dio in molti non è che un sentimento. Se Dio è di fatto un sentimento non c'è la minima forza per avvicinarsi alle posizioni di un sant'Ambrogio.
      La cosa è semplice, basta chiedere a questi "Moriresti per Cristo?". Davanti a questa domanda tacerebbero e se la filerebbero. Segno che non hanno solidità interiore. Ma anche noi, in misura più o meno differente, siamo messi così male, purtroppo...

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    2. Ercole Farnese2 giugno 2014 05:42

      Concordo con lei! Purtroppo la mentalità ecumenista ha compiuto molti danni, soprattutto nello studio dei Padri della Chiesa. Episodi come quello della sinagoga di Callinico che vide protagonista lo stesso Ambrogio o gli Otto Discorsi sul Giudaismo tenuti dal Crisostomo ad Antiochia sono del tutto censurati oppure li si prende in considerazione solo per poi concludere che i pontefici hanno chiesto scusa per queste colpe storiche del Cristianesimo. Potrebbe suggerirmi un modo per trattare tali argomenti quando si ha a che fare con la preponderante (e facilmente suscettibile) mentalità ecumenista?

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    3. Esiste un ecumenismo sensato ed è quello della conoscenza dell'altro, poiché molto spesso ci si muove con precomprensioni che nascono da ignoranza. Ma l'ecumenismo con il quale si ammette, implicitamente o meno, che ogni verità è la medesima cozza evidentemente con la Rivelazione e con l'esperienza ecclesiale.
      Che nella Chiesa ci possa essere stato un atteggiamento severo verso il giudaismo, questo si spiega evidentemente perché NELLA Chiesa ci sono stati filo-giudei. Non è un atteggiamento contro un'etnìa (è errato chiamarlo antisemitismo) ma contro chi, nella Chiesa, valutava l'antica alleanza ponendo in ombra la nuova.
      Questo è l'atteggiamento di fondo. Che su quest'atteggiamento qualcuno si sia lasciato prendere la mano non lo escludo ma la sostanza del discorso non è qui, visto che questa è piuttosto una deviazione.
      Gli ultimi pontefici ne hanno fatte parecchie, di belle e di meno belle. Io consiglio di smettere di guardare cosa fanno quelle persone e iniziare a guardare alle proprie radici e alla sostanza del Cristianesimo. Quando certi capi sono d'impedimento, continuare a considerarli non fa che bloccare se stessi. Non dico necessariamente di rifiutarli, ma di metterli da parte.
      Il Cristianesimo non è nato per il papa, è nato per condurre a Cristo. Se il mondo cattolico capisse un centesimo di questo discorso, inizierebbe già a risollevarsi!

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  3. Anche io ho sempre visto i dogmi come dei paletti utili per non perdersi nel percorso e non come delle cose buttate lì da accettare acriticamente, come una imposizione per impedirci di ragionare....
    Purtroppo ho avuto 3 giorni fa un grave lutto in famiglia, al funerale staco in prima fila e non mi capitava da tempo di stare presente in chiesa così tanto...ho visto il crocifisso messo in un angolo come fosse un attaccapanni, il botta e risposta continuo tra prete e persone presenti mi dava fastidio, alla comunione tutti andavano con le mani protese quasi andassero a chiedere l'elemosina...tra l'altro molte persoen che conosco che per decenza non dovrebbero manco accostarsi al sacramento..ovviamente persone che la confessione non sanno quasi cosa sia da anni....
    Riporto un estratto preso da un articolo pubblicato su un sito chiamato simmetria.org, che spesso tratta argomenti simili ai nostri:
    Voglio un prete (e se possibile un sacerdote, oppure un monaco)
    Voglio un sacerdote che conosca e riconosca il Rito Antico. Non voglio entrare nelle polemiche pre e post-conciliari sulla comprensibilità e validità o meno della liturgia della Messa in italiano o in latino (ne abbiamo parlato in moltissimi articoli) ma vorrei ricordare che il Canone ineffabile tridentino è un coacervo di simboli, un percorso mistico e misterico che non si riduce ad una predica domenicale.....Voglio perciò un Sacerdote che ricordi cosa vuol dire il suo ministero; un sacerdote che sia ovviamente buono, generoso, che si occupi dei poveri, soccorra gli infermi ecc. ecc. (sono tutte cose che do per scontate). Ma il Sacerdote non fa solo questo! Essere buono è un requisito minimo. Essere sacro è invece un requisito indispensabile. Il Sacerdote si occupa di Dio, dei Riti, dei Ritmi, delle Porte Celesti, del contatto ineffabile tra il Suono e l’Armonia Celeste e scusate se è poco!
    Voglio un Sacerdote che raccordi la lingua e il tono a ciò che pronuncia. Che celebri ciò che sta compiendo e che si renda conto di cosa deve accadere tramite lui.
    Voglio un Sacerdote che sappia cos’è la Patena, cosa sono l’Amitta e la Pianeta, che conosca la differenza fra un altare lapideo ed uno ligneo, che conosca perfettamente il significato dei suoi gesti; che sappia consacrare l’altare; che sappia se sopra l’altare ci va una candela o tre candele e perché è così importante l’arredo sacro.

    Voglio un sacerdote che predichi brevemente ed efficacemente sul Vangelo del giorno e non divaghi su fatti di cronaca o storie della parrocchia e che, soprattutto, non canti “ma ma Maria ma ma”.

    Voglio un sacerdote che scacci i mercanti dal tempio, che non consenta rumori, che non consenta applausi né per i matrimoni né per i funerali; che pretenda da tutti, a partire da se stesso, un comportamento conforme al luogo dove si celebra, che faccia mettere le persone in ginocchio davanti all’altare e che, possibilmente, ci si metta anche lui

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    1. Mi trova perfettamente d'accordo!
      Ed è appunto in questo senso che oggi il cielo è chiuso. La nave affonda e i cristiani si divertono!
      Tuttavia nei pochi posti in cui le cose permangono come dovrebbero essere si sente immediatamente la differenza rispetto alla sotto-ordinaria maggioranza...

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  4. Ercole Farnese6 giugno 2014 09:38

    Quanta tristezza mi ha dato quell'appunto dell'ultimo momento...

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    1. Questa è la realtà e non si creda che chi crede a queste cose sia solo qualcuno. Con una stima generale, temo che oramai il 30% dei cattolici lo creda. Il 40 % anche se non lo esprime così è su quella via. Il 30% restante si attiene ancora alla dottrina tradizionale.
      Le autorità della Chiesa invece di denunciare questo stato di cose, si preoccupano dei diritti dei disagiati e degli zingari, come se fossero una pura organizzazione umanitaria!
      In questo modo, senza una vera resistenza, queste idee continueranno a progredire.
      Ma un Cristianesimo che toglie la divinità a Cristo si è letteralmente alterato ...

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