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martedì 22 luglio 2014

Giovanni Meyendorff e la critica

Giovanni Meyendorff (1926-1992) fu un teologo ortodosso di spicco. In italiano, fino a qualche tempo fa', si poteva trovare qualche titolo tra le sue moltissime opere scritte in francese e in inglese. Fu insegnante all'Istituto san Sergio di Parigi e, in seguito, al saint Vladimir's Theological Seminary (Crestwood, New York). Si addottorò alla Sorbona con una brillante tesi su san Gregorio Palamas. Questo lavoro è ancor oggi un riferimento indispensabile a chi vuol conoscere il pensiero del dottore esicasta. All'epoca, questa tesi rinnovò gli studi palamiti.

Giovanni Mayendoff fu, quindi, un uomo di profonda cultura ma, pure di solida spiritualità. Grazie alla sua formazione fu di valido aiuto per la Chiesa ortodossa in America, ne comprese a fondo i problemi e cercò di stabilire delle soluzioni.

Nonostante il gran lavoro intellettuale, a Parigi, trovava il tempo di fare dei "salotti" di discussione con gli studenti, normalmente una volta la settimana.
Uno dei suoi ex allievi me ne parlò accuratamente, tratteggiandomi la grande personalità di questo uomo, intellettuale e spirituale al contempo.

Il lavoro di questa persona non fu privo di critiche. È bene osservare come egli le considerasse: Mayendorff non partiva dall'idea d'avere ragione a tutti i costi, di fare qualcosa d'eccellente e unico e, perciò, d'intoccabile.

Egli, come tutte le persone di grande maturità, sapeva bene che ogni lavoro umano, anche quello che si ritiene  "migliore", non è mai perfetto. Era, perciò, aperto alle critiche e stava ben attento a quello che il suo interlocutore voleva dirgli.

Giovanni Romanidis, (1927-2001) teologo greco di orientamento molto tradizionale, aveva delle riserve su determinate idee di Meyendorff. Criticò alcune sue analisi, soprattutto sul pensiero di Barlaam il Calabro, l'avversario di Gregorio Palamas (1). 

Romanidis, da "buon greco", si espresse in modo a volte tagliente e polemico verso Meyendorff, altre volte in modo piuttosto rude, cercando di demolire alcune sue asserzioni.

Un ex allievo di Meyendorff mi raccontò come costui visse tale critica. "Fu un capolavoro di umiltà", asserì. "Meyendorff mi disse che era disposto a parlarne e a capire le ragioni di Romanidis".
Il grande intellettuale russo non si offese, non si lasciò impressionare dall'ironia del professore greco, non si fermò a questioni banalmente umane. Aveva a cuore di approfondire la sostanza del discorso perché non aveva nulla di personale da salvare, né la sua figura né qualcosa di simile. A lui interessava la conoscenza.

Tutto questo per dire la profonda differenza con i nostri giorni nei quali non troviamo quasi più personalità come Meyendorff soprattutto - ahimé - tra il clero. Succede, così, che se si critica a ragion veduta determinate opere (liturgiche o di altro genere), i loro autori a volte s'inalberano, come se si toccasse un loro idolo. Ci vuole la lezione di Meyendorff, tutta la sua saggezza, conoscenza e umiltà per far scendere queste persone dal piedistallo sul quale si sono poste. Quello che è importante non sono tanto le persone (umili serve della verità) ma la verità stessa, in ambito liturgico, storico, letterario o in qualsiasi altra direzione. Se, viceversa, si comincia a pensare che non è importante quanto detto ma "colui che lo dice", si ha rovesciato la situazione; è come se si avesse messo il carro davanti ai buoi. Questo tipo di atteggiamento è foriero di mostri: se una determinata cosa la dice "pincopallo", che si dice essere un'autorità, è sicuramente giusta; se la dice "pallopinco" che è uno sconosciuto, è sicuramente sbagliata. L'atteggiamento ci fa pensare ad un autentico "culto della personalità".

Purtroppo il culto della "personalità" o il "culto narcisistico di se stessi" è entrato ovunque e impedisce d'entrare nell'unica ottica utile con la quale si cresce davvero: quella indicata dal modo di comportarsi di Giovanni Meyendorff.

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1) L'articolo di critica è: John S. Romanides, Notes on the Palamite controversy and related topics in The Greek Orthodox Theological Review, Volume VI, Number 2, Winter, 1960-61. Di questo lungo e pesante articolo feci una traduzione italiana tempo fa'. È uno scritto di non facile lettura (e traduzione!) con espressioni a volte gratuitamente polemiche. Il testo inglese si trova su questo e questo sito.

2 commenti:

  1. Carissimo Pietro C.,
    perdoni l'OT ma faccio appello alla sua profonda conoscenza della spiritualità ortodossa. Ho da svolgere uno studio sulla riscoperta, l'analisi e l'attualità dell'opera "A Stagirio tormentato da un demone" di San Giovanni Crisostomo. Potrebbe indicarmi delle piste bibliografiche o dei lavori di sua conoscenza sul tema della depressione nel monachesimo orientale che viene appunto sviluppato dal Crisostomo in quell'opera?
    La ringrazio di cuore!

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    1. Grazie per l'apprezzamento, in realtà sono, come tutti, una persona che cerca di conoscere qualcosa di più.
      Quando mi ha parlato del "demonio che tormenta Stagirio" ho pensato immediatamente alle descrizioni vivide di Evagrio il Pontico. Non penso che tratti direttamente di questo problema ma vi si avvicina assai. Provi a darci un occhio.

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