Giovanni
Meyendorff (1926-1992) fu un teologo ortodosso di spicco. In italiano,
fino a qualche tempo fa', si poteva trovare qualche titolo tra le sue
moltissime opere scritte in francese e in inglese. Fu insegnante
all'Istituto san Sergio di Parigi e, in seguito, al saint Vladimir's
Theological Seminary (Crestwood, New York). Si addottorò alla Sorbona
con una brillante tesi su san Gregorio Palamas. Questo lavoro è ancor
oggi un riferimento indispensabile a chi vuol conoscere il pensiero del
dottore esicasta. All'epoca, questa tesi rinnovò gli studi palamiti.
Giovanni
Mayendoff fu, quindi, un uomo di profonda cultura ma, pure di solida
spiritualità. Grazie alla sua formazione fu di valido aiuto per la
Chiesa ortodossa in America, ne comprese a fondo i problemi e cercò di
stabilire delle soluzioni.
Nonostante
il gran lavoro intellettuale, a Parigi, trovava il tempo di fare dei
"salotti" di discussione con gli studenti, normalmente una volta la
settimana.
Uno
dei suoi ex allievi me ne parlò accuratamente, tratteggiandomi la
grande personalità di questo uomo, intellettuale e spirituale al
contempo.
Il lavoro di questa persona non fu privo di critiche. È bene osservare come egli le considerasse: Mayendorff
non partiva dall'idea d'avere ragione a tutti i costi, di fare
qualcosa d'eccellente e unico e, perciò, d'intoccabile.
Egli,
come tutte le persone di grande maturità, sapeva bene che ogni lavoro
umano, anche quello che si ritiene "migliore", non è mai perfetto.
Era, perciò, aperto alle critiche e stava ben attento a quello che il
suo interlocutore voleva dirgli.
Giovanni
Romanidis, (1927-2001) teologo greco di orientamento molto
tradizionale, aveva delle riserve su determinate idee di Meyendorff.
Criticò alcune sue analisi, soprattutto sul pensiero di Barlaam il Calabro, l'avversario di Gregorio Palamas (1).
Romanidis,
da "buon greco", si espresse in modo a volte tagliente e polemico verso
Meyendorff, altre volte in modo piuttosto rude, cercando di demolire
alcune sue asserzioni.
Un
ex allievo di Meyendorff mi raccontò come costui visse tale critica.
"Fu un capolavoro di umiltà", asserì. "Meyendorff mi disse che era
disposto a parlarne e a capire le ragioni di Romanidis".
Il
grande intellettuale russo non si offese, non si lasciò impressionare
dall'ironia del professore greco, non si fermò a questioni banalmente
umane. Aveva a cuore di approfondire la sostanza del discorso perché non
aveva nulla di personale da salvare, né la sua figura né qualcosa di
simile. A lui interessava la conoscenza.
Tutto
questo per dire la profonda differenza con i nostri giorni nei quali
non troviamo quasi più personalità come Meyendorff soprattutto - ahimé - tra il clero. Succede, così, che
se si critica a ragion veduta determinate opere (liturgiche o di altro
genere), i loro autori a volte s'inalberano, come se si toccasse un loro
idolo. Ci vuole la lezione di Meyendorff, tutta la sua saggezza,
conoscenza e umiltà per far scendere queste persone dal piedistallo sul
quale si sono poste. Quello che è importante non sono tanto le persone (umili
serve della verità) ma la verità stessa, in ambito liturgico,
storico, letterario o in qualsiasi altra direzione. Se, viceversa, si comincia a pensare che non è importante quanto detto ma "colui che lo dice", si ha rovesciato la situazione; è come se si avesse messo il carro davanti ai buoi. Questo tipo di atteggiamento è foriero di mostri: se una determinata cosa la dice "pincopallo", che si dice essere un'autorità, è sicuramente giusta; se la dice "pallopinco" che è uno sconosciuto, è sicuramente sbagliata. L'atteggiamento ci fa pensare ad un autentico "culto della personalità".
Purtroppo
il culto della "personalità" o il "culto narcisistico di se stessi" è entrato
ovunque e impedisce d'entrare nell'unica ottica utile con la quale si
cresce davvero: quella indicata dal modo di comportarsi di Giovanni
Meyendorff.
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1) L'articolo di critica è: John S. Romanides, Notes on the Palamite controversy and related topics in The Greek Orthodox Theological Review, Volume VI, Number 2, Winter, 1960-61. Di questo lungo e pesante articolo feci una traduzione italiana tempo fa'. È uno scritto di non facile lettura (e traduzione!) con espressioni a volte gratuitamente polemiche. Il testo inglese si trova su questo e questo sito.

Carissimo Pietro C.,
RispondiEliminaperdoni l'OT ma faccio appello alla sua profonda conoscenza della spiritualità ortodossa. Ho da svolgere uno studio sulla riscoperta, l'analisi e l'attualità dell'opera "A Stagirio tormentato da un demone" di San Giovanni Crisostomo. Potrebbe indicarmi delle piste bibliografiche o dei lavori di sua conoscenza sul tema della depressione nel monachesimo orientale che viene appunto sviluppato dal Crisostomo in quell'opera?
La ringrazio di cuore!
Grazie per l'apprezzamento, in realtà sono, come tutti, una persona che cerca di conoscere qualcosa di più.
EliminaQuando mi ha parlato del "demonio che tormenta Stagirio" ho pensato immediatamente alle descrizioni vivide di Evagrio il Pontico. Non penso che tratti direttamente di questo problema ma vi si avvicina assai. Provi a darci un occhio.