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mercoledì 9 luglio 2014

Insegnamento della Liturgia, insegnamento degli uomini...


Si può tranquillamente dire che la liturgia cristiana è un perenne "magistero", tanto nelle sue disposizioni e nei suoi testi, si presenta come una costante fonte d'insegnamento. Purtroppo nel Cristianesimo occidentale non si ha sempre ben chiaro questo a causa pure di un motivo storico: le liturgie occidentali sono sempre state assai sintetiche. Oggi sono addirittura ossificate, da quanto sono ridotte all'essenziale. Non danno, dunque, spazio a commenti o approfondimenti sui fatti evangelici, come succede, ad esempio, nella liturgia bizantina dove si può respirare tutta un'altra aria.

I fatti narrati dai vangeli fotografano delle situazioni, riportano dei detti ma non vi si soffermano. La tradizione liturgica orientale lo ha fatto, sempre animata da una profonda fede ed osservando gli eventi evangelici da una prospettiva "alta".
Riporto sotto il mio commento, a titolo di puro esempio, delle affermazioni che, effettivamente, contrastano tra loro e ci mostrano la situazione odierna nella quale viviamo.

La prima è una breve frase che, assieme ad altre, s'intercala al canto delle Beatitudini durante la Divina Liturgia bizantina. Rappresenta la Vergine Maria sotto la croce, tra le lacrime, che "magnifica" ossia esalta Cristo. La sua umanità è profondamente sofferente ma nel suo spirito contempla l'opera salvifica che passa attraverso la morte di Cristo in croce presagendo, in qualche modo, che questo evento dolorosissimo sfocerà nella resurrezione del suo amato figlio. Ecco, dunque, perché sono posti tra loro due elementi totalmente contrari alla nostra mentalità: le lacrime di dolore dinnanzi alla passione e alla morte e la magnificazione di Cristo.
Questa breve frase osserva la crocefissione e la madre del crocefisso da una prospettiva "alta", perché profondamente fondata in una visione direi divina del fatto evangelico.

La seconda affermazione è tratta dal "magistero degli uomini", che è di tutta un'altra pasta e non potrebbe che essere così. Qui non si parte da una prospettiva "alta" ma da considerazioni estremamente umane, incentrate sul solo dato umano, impiegando una razionalità, una logicità, puramente umana, chiusa in se stessa. In questa prospettiva non è possibile presagire la luce della resurrezione nella morte di Cristo e, quindi, l'evento tragico fa offuscare l'animo fino ad ottenebrarlo. La stessa Madonna sprofonda in un dolore disperato e si sente... "tradita". Qui le lacrime non paiono avere consolazione alcuna e la morte pare essere la semplice fine della vita, oltre la quale non c'è nulla. Partendo da certi presupposti si giunge logicamente a certe conseguenze (e questo spiega, ovviamente, perché il nostro mondo finisca per essere ateo, fondandosi su razionalissimi motivi).

Sono due insegnamenti, di fatto, opposti tra loro e che non si possono comprendere perché il primo, per essere accessibile, ha bisogno di essere colto da chi vive nella sensazione costante delle realtà divine, pur vivendo in povertà materiale, nella privazione o nel dolore. Ecco perché la Vergine magnifica Cristo pur in un profondo dolore! 
Senza questa sensazione, con cui assai probabilmente è stato composto il versetto liturgico proposto, non si può che osservare le cose da un punto di vista puramente e strettamente umano, secolaristico, e quindi in definitiva ateo.



7 commenti:

  1. L'Occidente si è dimenticato che, canonizzando Benedetto Labre, un povero errabondo, non lo faceva seguendo una logica umana (la povertà è cosa cattiva, la morte è cosa cattiva) ma seguendo una logica divina (si può essere materialmente poveri ma quello che è importente è essere ricchi nell'animo vedendo le cose umane da una prospettiva celeste).
    Oggi, con la mentalità "degli uomini" sopra mostrata, Benedetto Labre sarebbe solo un povero disgraziato, poiché il fine del Cristianesimo è la giustizia sociale. E la Madonna, d'altronde, non può che chiudersi in pensieri puramente umani, di sconfitta di progetti umani come se i progetti umani potessero essere l'unica cosa più importante davanti a Dio.

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  2. Caro Pietro C.

    In questo caso devo smentire la sua affermazione dell'incipit.
    Anche per il Cristianesimo occidentale la celebrazione liturgica non è educativa solo in quanto “professione di fede in atto” ma - proprio in quanto tale - è primaria e indispensabile fonte da cui i fedeli attingono sia lo spirito che la conoscenza delle verità di fede professate celebrate confessate e, infine, vissute. Si parla molto della sua funzione mistagogica, nella consapevolezza che lo scopo dei segni visibili è quello di permettere il passaggio «agli invisibili misteri».
    Mi limito a due essenziali riferimenti, attinti dal Magistero più recente:
    1. la Sacrosanctum concilium, ai nn. 33-36: “Norme derivanti dalla natura didattica e pastorale della liturgia”. Vi si trova che la sacra Liturgia, benché sia principalmente culto della maestà divina, è anche una ricca fonte di istruzione per il popolo fedele. Nella liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia ancora il Vangelo.
    2. La liturgia si attesta quale catechesi integrale, perché “deposito della fede celebrata e comunicata per mezzo dei segni sacramentali” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1124).

    Aggiungo poi, per correttezza, che dal link a Radio Vaticana risulta che Bergoglio completa così la frase: “...Giovanni Paolo II diceva questo, parlando della Madonna in quel momento. Ma Lei, col silenzio, ha coperto il mistero che non capiva e con questo silenzio ha lasciato che questo mistero potesse crescere e fiorire nella speranza”.

    http://it.radiovaticana.va/storico/2013/12/20/il_papa_il_mistero_del_nostro_incontro_con_dio_si_comprende_in_un/it1-757278

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    1. Gentile Mic,

      quanto mi suggerisce, sono cose che conosco. Il fatto che non ne parli ha un significato; so bene cosa faccio. Non è dunque per una mala intenzione, tutt'altro. Cito solo questi passi perché, alla fine, solo questi sono la realtà che viviamo. Il resto alla fine è finzione, apparenza, dare ad intendere di essere credenti quando non lo si è affatto.

      Mi spiego.

      Tutte le lezioni su "la liturgia fons et culmen della vita cristiana" le ho sentite ad nauseam. Contemporaneamente, non ho potuto non notare costantemente e tragicamente una frattura tra quanto si cerca di dire, in modo ampolloso, solenne, e quanto ufficialmente si fa il che infonde molta tristezza e la prima è lei a constatarlo.
      Non sono le miserie degli uomini a degradare la cristianità occidentale, non solo quello dal momento che di miserie il mondo è sempre stato pieno.
      Sono le scelte istituzionali, l'ammiccare da parte di organismi istituzionali al degrado, all'ambiguità al secolarismo in ambito liturgico mentre i documenti che dicono certe cose, rimangono sempre più inascoltati. Il cuore di tutta questa gente è altrove!

      Così, i documenti senza una prassi coerente sono quel che sono FLATUS VOCIS e diviene perfettamente inutile ricordarli.

      Allo stesso modo, affermare da un lato che la Madonna ha tentazioni tragiche e che, dall'altro, alla fine fiorisce nella speranza, è un modo per colpire il cerchio (di chi pensa umanisticamente) e la botte (di chi ha ancora qualche legame con la tradizione).
      Ma non è questo il modo con cui un pastore deve comportarsi. Non è mai stato questo il modo con cui un pastore una volta si sarebbe comportato, non è questo il modo con cui parlano i padri della Chiesa. E non è solo questione di un "altro tempo" o un'altra cultura". E' questione di ... un "altro cuore"!

      E infatti la liturgia orientale, che in questo ha modo di essere chiara anche NELLA PRASSI e non solo nella teoria, non sta a fare giri di parole se la Vergine era tentata e come ha superato la tentazione.
      Non lo fa pur potendolo fare, visto che i suoi testi sono estesissimi: VA IMMEDIATAMENTE AL DUNQUE.
      Perché questo? Perché la sua ispirazione, come quella di tutte le antiche liturgie, è spirituale, non psicologistica, umanistica, come la pezza con la quale Bergoglio aggiusta, alla fine il suo discorso.

      Poi questa pezza è peggio del buco, perché mette in secondaria importanza quello che dovrebbe essere primario (l'adesione della Vergine alla fede, pure nel momento più disperato), e mette in prima importanza il suo essere creatura dando ad intendere che potrebbe pure essersi sentita tradita.
      Il testo liturgico, invece, è talmente chiaro che non pone alcun dubbio: la vergine tra le lacrime GLORIFICAVA Dio.
      E non aggiunge altro perché solo questo è importante, solo questo conta per un fedele.

      Non c'è molto altro da dire: i ragionamenti mondani che abbiamo esaminato sono puro magistero degli uomini e qui è inutile essere più papalini del papa per coprire con una coperta piccina quanto non si potrà mai coprire: l'estrema antropocentrizzazione del Cristianesimo di cui il papa, pare tanto!, si sta facendo alfiere principale.

      Con molta cordialità!

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  3. Sono un cristiano per educazione, per cultura,per tradizione, per memoria. Per fede,non so; vorrei credere,ma onestamente non me la sento di recitare il Credo con consapevolezza. Ho nostalgia del mio essere cristiano della mia infanzia e guardo con rispetto e tengo in onore la fede dei miei genitori, dei miei nonni,ma non frequento la chiesa anche se seguo le sue vicende e mi interesso a tutto ciò che la riguarda. I cattolici attuali non mi considerano cristiano e non mi danno il diritto di parlare. Sono sempre stato combattuto tra il desiderio di inginocchiarmi a pregare e l'impossibilità anche di farmi il segno della croce. Ho amato nonostante tutto la chiesa e ho sempre avuto rispetto e affetto per i papi. Ora non più. Quei legami sfilacciati che ho elencato ora sono spezzati del tutto. Con questa chiesa,con questo papa non ho legami, li sento lontani come se fossero il Dalai Lama e la sua religione: non mi dicono niente da nessun punto. Vedo che tutti lodano e applaudono e mi dico che sbaglierò io, ma non posso mentire a me stesso : estraneità totale. È come se mi fosse tolta una parte di me,mi sento più solo. Loro se ne fregano e anzi dicono che sia giusto così, chi non partecipa alla nuova Pentecoste non ha diritto di dirsi cristiano. Sono amareggiato e più solo, ma grazie a questo papa mi si è chiarito il mio punto di vista e definita la mia situazione: non sono cristiano, non ho nostalgia di una chiesa che non esiste, e solo il mio carattere e buona educazione mi impediscono di dare un giudizio sincero su questa nuova chiesa e sui suoi protagonisti.

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  4. Caro signore,
    se lei avesse incontrato una persona che vivesse davvero il Cristianesimo non sarebbe andata così, questo è certo!
    Tutti quelle situazioni e il personaggio che lei mi ha citato sono PURA APPARENZA. Costoro pensano di evangelizzare dicendo due parole buone, ma non è così che evangelizzavano gli apostoli e i veri santi. Costoro non parlavano solo, anzi a volte parlavano pochissimo e non c'era né pubblicità né tv ad amplificare la loro azione. Essi pregavano ed erano animati da una forza che cambiava i cuori.
    Un uomo così è stato il monaco greco Paisios l'atonita. Un giorno un agnostico volle andare a trovarlo per vedere se ritrovava la sua fede. Il santo monaco lo vide venire da lontano. Appena costui si avvicinò lo chiamò per nome senza averlo mai visto prima e senza che alcuno glielo avesse presentato. Gli disse: "Non dovevi venire qui, non serviva!". Appena dette queste parole l'uomo ricominciò a credere in Dio.
    Questo fatto accaduto non molti anni fa le mostra quanto distanti siano i personaggi che ci circondano e certi uomini che vengono dipinti come eccezionali (quello a cui lei ha accennato) ma che in realtà sono tremendamente mediocri, prestigiatori della parola e delle apparenze.
    Stia nel suo deserto e non se ne rammarichi. Sa, a volte nei deserti passano le carovane (lo intendo in senso analogico) e con esse può arrivare qualcuno che le illumini il cuore. Anche se lei non lo pensa è pur sempre come i passeri ai quali il Padre provvede del cibo a tempo opportuno. La sua vita riceverà o prima o poi una risposta luminosa. Ora più che mai, visto che ha voltato le spalle a vuoti fantasmi! Auguri di buon cammino!

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  5. La ringrazio di cuore. Non immagina quanto apprezzi le sue parole. Voltar le spalle ai fantasmi e non rammaricarsene, è vero. E poi se il mio deserto è fatto anche di incontri come questo blog non me ne lamento affatto.Grazie ancora.

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    1. L'importante è voler incontrare il Tesoro prezioso, che se uno smette di volerlo come può, Questo, manifestarsi?

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