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giovedì 3 luglio 2014

La base dei dogmi...


San Clemente romano in un'iconografia russa
Ho rivisto un amico che non incontravo da mesi. Questo signore, con il quale eravamo colleghi, insegna in una scuola media. Memore delle nostre antiche discussioni mi ha toccato in alcuni punti d’argomento religioso correndo il rischio di aprire un vero e proprio vaso di Pandora.

Quello che ho notato in quest’amico, che per altro è persona di finezza intellettuale, è la difficoltà a comprendere la mia posizione critica. Quanto vado dicendo pare essere… “eccessivo”!
Come lui, molte altre persone di buona volontà pensano che la situazione religiosa che ci circonda sia “normale” o, al più, con qualche piccolo problema che, magari, si può risolvere con tempo e pazienza.

Quanta distanza ci sia tra questo nostro mondo religioso circostante e quello testimoniato dalla vita dei Padri della Chiesa (questa è la “normalità”!) lo vediamo dalla sorte che abbiamo dato al dogma.

Per san Massimo il Confessore (VI sec,), il dogma era sinonimo di pietà. Conservare il dogma nella Trinità, ad esempio, significava conservare la pietà nella Chiesa e nel singolo credente. Alterare il dogma, credendo, ad esempio, a Cristo come ad un uomo esemplare ma non come a Dio, significava, annullare la pietà nella Chiesa. Questo collegamento tra dogma e pietà è talmente stretto, in quest’autore, da affermare “Noi lottiamo per la pietà”, intendendo “Noi lottiamo per il dogma”.

Oggi, viceversa, la pietà si è sganciata totalmente dal dogma: la prima, se cè, sè spesso snaturata in sensazione ed emozione religiosa, il secondo è divenuto esercizio filosofico-intellettuale partendo da alcuni testi-base (Sacra Scrittura, testi patristici, testi magisteriali, ecc.). Il dogma è unaffermazione apodittica senza rapporti con la pietà.

Al contrario, il Credo, che ancor oggi si recita nelle assemblee liturgiche recita: “Per noi uomini e per la nostra salvezza…”, per indicare che le affermazioni dogmatiche, con le quali è composto, non sono disgiungibili dall’esperienza di salvezza e quindi dalla pietà dei singoli.

Ma questa coscienza antica pare non essere più eloquente nei contesti ecclesiali odierni.

Da molto tempo ho notato nelle scuole teologiche  una crescente attenzione al dato biblico per se stesso, prescindendo da quanto la Chiesa vi ha tradizionalmente letto. In questo modo, anche un biblista cattolico tende ad essere convinto che nell’Antico Testamento non parla il Dio-Trinità (rivelato compiutamente nel Nuovo) ma Jahvé, ossia il Dio al quale ancor oggi credono gli ebrei. Com’è convinto lui lo sono, poi, i suoi stessi allievi. 

Sempre lo stesso tipo di attenzione al dato biblico fa ritenere che Cristo fosse compreso, dalle prime comunità cristiane, come un “uomo eccezionale” (sarebbe questo il supposto significato di “figlio di Dio”) e solo con l’intrusione di categorie filosofiche estranee al dato cristiano, è stata formulata la dogmatica cristiana.

Queste “lezioni” si accompagnano spesso a quel senso di fastidio e antipatia per la definizione di “dogmatico”, vista come qualcosa di praticamente contrario al libero pensiero o al semplice pensiero critico. Al “dogmatico” non è riservata altra sorte, se non questa. È un’opinione che ricalca acriticamente la più sfacciata ideologia laicista, non c’è che dire!

In questo modo, è in atto da molto tempo un programma di “decostruzione” del Cristianesimo tradizionale al suo proprio interno, partendo dalla generalizzazione e dall’estremizzazione di alcuni dati biblici.

Oltre a scalzare la dogmatica tradizionale, alcune idee circolanti in queste scuole bibliche tendono da anni a secolarizzare l’evento cristiano, abbassando il concetto di sacro a qualcosa di particolare, legato ad un certo periodo storico sul quale hanno senza dubbio influito idee pagane. Il concetto di sacro, dunque, è da superare a favore dun concetto inclusivo e generico di “santo”; tutto sarebbe “santo”, nulla sarebbe “sacro”.

Questo mondo d’idee destabilizzanti circola da anni nel Cattolicesimo ma, prima ancora, è circolato nel Protestantesimo. Con queste idee si sono formati laici e sacerdoti, vescovi e cardinali. Perché dunque meravigliarsi se tali idee possono ora fare parte pure dell’attuale papa?

Antipatia per il sacro, massima inclusività (baciare il piede ad una mussulmana in una liturgia cristiana con la confusione inevitabile tra piano simbolico-liturgico e piano puramente umano), strisciante antipatia per le definizioni dogmatiche, viste come umanamente “limitanti”, poiché chi le sostiene è uno che crede “d'avere la verità in tasca”, adombramento degli imperativi morali a favore di una pastoralità con cui si fanno larghi sconti, privilegio della piazza piuttosto che del presbiterio o della contemplazione, non sono caratteri emergenti che ci pare di cogliere nell’attuale pontificato?

Che ne sia, una cosa è certa: le testimonianze storiche. In base ad esse, se scorriamo i testi dei Padri e dei teologi antichi, notiamo tutto un ordine differente d’idee, ordine che non lego esclusivamente ad una cultura e ad un tempo particolari, lontani dal nostro. Quest’ordine d’idee nasce da orientamenti degli spiriti assai distanti da noi, forse pure in opposizione.

Ed eccoci tornati al punto iniziale: se ne si parla a chi non ha la chiarezza sufficiente, inevitabilmente parremo “eccessivi”, “pessimisti”, magari “legati al passato”. Invece, al di là del supporto culturale con cui il mondo tradizionale cristiano si presenta, il suo contenuto si riferisce a dati essenziali che fanno in modo che la Chiesa sia tale e non qualcos’altro.

Per questo la pietà, ossia il dogma, finiscono per essere basilari e vanno posti prima dogni altra cosa, essendo l’appoggio sul quale tutto si fonda. Purtroppo è un discorso lontano anni luce per molto clero e laicato cristiano il quale pare aver creato una nuova religione umanitaria con apparenza cristiana.

Che ne sia cosciente o meno, che abbia buona intenzione o meno, quello che è certo è che gli antichi padri sarebbero fuggiti lontano da costoro, dal momento che non avevano titubanze ad allontanarsi da chi aveva posizioni ben più moderate, rispetto alle odierne.

Per noi, è dove si trovano questi padri che, in definitiva, ancor oggi si trova la Chiesa e la vera coscienza ecclesiale.

9 commenti:

  1. Gentile Pietro,
    non posso che complimentarmi per quanto riesce a spiegare nel suo blog che seguo da circa due mesi.
    Vorrei un parere ortodosso sul senso da dare alla comunione ecclesiale:

    da una parte, infatti, per un cattolico è difficile pensare che non sia il Papa a garantire, in ultima istanza, la sana dottrina;

    al tempo stesso la piega a-dogmatica assunta da buona parte del magistero (non solo imputandolo "dall'alto" al Papa o ai vescovi, ma -da anni- "dal basso" tramite i seminari, gli organismi di comunicazione diocesani, molti teologi, biblisti e uomini "di cultura" cattolici) fa sì che venga meno il fondamento dottrinale, subentrando il semplice senso di appartenenza al gruppo, al popolo. Per così dire una sorta di leva obbligatoria, per cui se non sei con il re (o con il partito), sei un traditore e un mestatore...

    intanto viene meno un giudizio su un riferimento "certo" (dogmatico", subentrando lo spirito del branco (o con noi o contro di noi) che è tanto privo di misericordia quanto -a parole- fa della misericordia la propria ragione sociale.

    infine il dogma viene inteso (come ha ben spiegato lei) il dogma è (considerato nell'accezione che va per la maggiore) un’affermazione apodittica senza rapporti con la pietà.

    Se posso consolarla, posso essere solidale con lei nel sentirmi dipinto come "eccessivo" dai miei interlocutori con i quali illustro tali perplessità. Lei intanto ha consolato me.

    Però la domanda resta: se (dato di fede, basato sull'esperienza dell'azione dello Spirito santo) non esiste Cristo senza Chiesa (e viceversa), qualora la Chiesa ufficiale mi facesse sentire "non in comunione" e -andando avanti così le cose- dovesse di fatto espellere quelli come me (giudicati inadeguati all'andazzo), sarebbe senza peccato il mio non assecondare l'andazzo?

    So che la Chiesa non è solo quella visibile... Ma non sarebbe un atto di superbia o una comoda fuga il sentirsi nella comunione dei santi con i padri? Lei chiosa il suo articolo con: "Per noi, è dove si trovano questi padri che, in definitiva, ancor oggi si trova la Chiesa e la vera coscienza ecclesiale".

    Vorrei esserne altrettanto certo! E' una grande sofferenza.
    Forse è la spogliazione, la kenosis, richiesta a un cattolicesimo diventato troppo istituzione per essere mistico... Troppo mondanizzato per essere spirituale. Ma allora chi tuona contro la mondanità spirituale mente sapendo di mentire? O siamo noi a non capire?

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    1. Gentile "eccessivo",

      inizio dal fondo. Sì, temo che chi tuona contro la mondanità spirituale tenda a mentire sapendolo.
      È uno strano fenomeno che ho notato da anni nel mondo cattolico: la destra non sa che fa la sinistra. Con la destra si tuona contro la mondanizzazione, con la sinistra la si fa penetrare ancor meglio nel contesto ecclesiale.

      Non so se questo sdoppiamento dell'istituzione nasce da una malattia psicologica di alcuni responsabili (nel qual caso non sarebbe "colpevole") o meno. Fatto sta che esiste e se ne registra continuamente la presenza.

      Anche il tuonare contro il lusso e la comodità di un certo clero, da parte dell'odierno papa, mi pare un "flatus vocis" se non si mostra che tutto ciò ha un fine spirituale in senso profondo, non un semplice testimoniare la solidarietà con i poveri. E infatti temo che i destino delle esortazioni bergogliane sarà quello di passare inascoltate. Lo si esalterà solamente quando va nella corrente di quanto il mondo oggi approva. E se il prossimo papa si permetterà di "giudicare" certe condotte morali (visto che l'attuale non è nessuno per giudicare) il minimo che gli accadrà sarà il linciaggio mediatico.

      Contraddizioni cattoliche, dalle quale questo sistema pare non poterne uscire ma anzi vi si aggroviglia sempre più!

      Che fare a livello del singolo? Mi era stato già chiesto qualche tempo fa'.
      La via esiste, infatti, ed è quella alla quale fugacemente accenna lei. Non si tratta d'individualismo religioso o di orgoglio personale. Si tratta di riprendere la coscienza che fu sempre propria alla Chiesa riappropriandosi, al contempo, di un autentico percorso spirituale. La storia è lì. Gli scritti del passato pure. Non si tratta di fare archeologia ma di applicare alcuni orientamenti nella propria vita.

      Per essere chiaro le farò un esempio.
      Se d'un tratto tutti i cuochi del mondo smettessero di far da mangiare in modo naturale e iniziassero a fare schifezze, probabilmente molti si adatterebbero e mangerebbero porcherie, sacrificando la salute.
      Ma se un uomo, tra questi, iniziasse a non adattarsi e trovasse un vecchio libro di cucina con ricette sane, comperasse gli ingredienti necessari e si facesse da solo da mangiare, sarebbe per questo .... ORGOGLIOSO???
      Certo che no!!! Quindi non mettiamoci in testa strane idee!!!

      Oggi siamo esattamente nella situazione di quest'esempio. Molti ambienti ecclesiastici stanno propinando autentiche porcherie e la salute spirituale dei fedeli si sta rovinando completamente. Molti sono così assuefatti che pensano a tutto ciò come ad una normalità. Ma c'è una minima percentuale che sente tutto ciò dissonante: la natura non sopporta le porcherie, né lo stomaco i cibi avariati né l'anima le pseudo-religiosità!! Al di là di quanto si pensa e si osanna c'è qualcosa in noi che ci segnala la falsità! Ecco, bisogna saper ASCOLTARE questo senso nascosto!

      Allora prendiamo in mano gli scritti dei padri, le catechesi, le mistagogie e, senza farci impressionare da particolari legati ad un tempo antico (come un libro di cucina del 1800 potrebbe essere scritto con linguaggio ottocentesco), puntiamo all'essenziale e trasformiamo in vita tutto ciò.

      Questa è la ricetta con la quale la Chiesa risorge anche dalle macerie di se stessa.
      Quindi non c'è da disperarsi se molti errano e i capi (o i grandi capi) sembrano come avinazzati.
      Lasciali andare nel loro baratro e tu prosegui diritto!

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    2. Condividendo in toto quanto da lei detto, devo dire che comunque, nel mio caso, sono costretto a subire certe messe e liturgie che sembrano sagre o comizi popolari pur di prendere l'Eucaristia. E nella maggioranza dei casi esco dalla Chiesa con tensione se non fastidio. Sembra assurdo ma è così, e fa male. Ancor di più quando mi bollano come attaccato alla superficialità e incapace di vedere l'essenziale. Ma è proprio l'Essenziale che non riesco a vedere e percepire nelle odierne liturgie..

      nikolaus

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    3. La cosa più paradossale e ridicola, che buona parte di questo clero oramai ampiamente secolarizzato non vede, consiste proprio nel bollare di "superficialità" chi, al contrario, ha intuito qual è il vero profondo problema: la trasformazione della liturgia in evento mondano, seppur ancora con quale elemento di aggancio alle liturgie storiche. È tutto uno spirito che non va e che penetra fin nelle ossa l'istituto ecclesiale. Anch'io non sopporto assolutamente tutto questo e ritengo che, piuttosto di andare in una liturgia in cui si esca con il magone, è meglio non mettervi neppure piede!
      Che fare? Qui ognuno deve fare i conti con se stesso e decidere di conseguenza. Anch'io mi sono trovato dinnanzi a questo bivio, anni fa. Quello che è certo, è che non mi sono rassegnato, non ho spento la mia mente e il desiderio del mio cuore (altrimenti buttavo via la mia vita).
      Sono così ancor oggi, infatti quello che vedo dico, e non risulto sempre simpatico.
      Non possiamo sperare che la vita di fede, soprattutto oggi, sia facile. D'altronde, non è mai stata facile.
      La soluzione definitiva non gliela do io. La domandi a Dio altrimenti che ci sta a fare? ;-)
      Comunque sia, non stia mai a disperare.

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  2. Ma il punto è cosa fare quando questo proseguire diritto ti porta ad sentirsi se non anche ad essere di fatto fuori la comunione ecclesiale? Se ad un certo punto la gerarchia iniziasse non solo a proporre nell'insegnamento ma anche ad imporre nei documenti ufficiali prassi o dottrine dichiaratamente in contrasto con il Vangelo, uno cosa deve fare? Io personalmente sto tremando per ciò che accadrà al prossimo sinodo dei vescovi, e sto meditando seriamente sul che cosa fare nel caso in cui si prenderanno decisazioni contrarie alla Verità Evangelica.

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    1. Non esiste nulla di peggio che il rimprovero di una coscienza correttamente formata! Se un ambito ecclesiale va alla deriva fino al punto da mettersi al di fuori della Chiesa (è successo in passato e potrà ancora succedere) non lo si deve seguire.
      Come fare? Io non dispererei assolutamente perché qua o là esistono sempre dei punti luminosi.
      In piccolo era quello che succedeva quando certi cristiani fuggivano da certe parrocchie "moderne". Ora le proporzioni sono certamente più grandi. Ma anche adesso non dispererei: la roccia ferma c'è sempre, da qualche parte...

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  3. Gentili interlocutori,
    nella mia esperienza raramente sono uscito irritato da una celebrazione, ma devo ammettere che con certi celebranti vivo con una certa "ansia" quello che possono fare e dire.

    Intendo dire che la celebrazione comunitaria, specie in alcune realtà, crea una frattura sempre più manifesta tanto più quanto insiste sulla "comunità che si raccoglie" . Questa formula è assai (ab)usata: come soggetto ha la comunità dei credenti, un verbo riflessivo e un interlocutore non esplicito. A volte anzi si esplicita che "chi ci vede dovrebbe vedere la nostra fede e la nostra gioia", con il che emerge una visibilità sul piano umano (verso la società), un dovere di testimonianza di ciò che è "nostro" e un concetto di fede che è sempre più un discorso "su Dio" per presentarsi agli uomini con temi etici.

    Il problema della comunione di facciata per me è sempre più vero e doloroso. Non lo nego. Ho sopportato catechisti, suore, coadiutori e parroci dalle dubbie certezze, ma francamente il verificarne la fonte molto più in alto mi fa sentire sempre più nella necessità di isolarmi... e questo mi suona poco cristiano. Anch'io poi ritengo il prossimo Sinodo un potenziale detonatore di divisioni.

    Aggiungo infine una confidenza: molte volte in questi anni ho chiesto intensamente al Signore di smascherare gli intrighi diabolici e di darmi un po' di luce per dirigere i miei passi... Forse sbaglio a lamentarmi, perchè quanto sta emergendo è esattamente ciò che ho chiesto al Signore. E, siccome sono spaventato di un'evidenza troppo brutta da guardare, adesso mi tocca chiederGli di essere là dove Lui mi vuole, succeda quel che succeda. Di questo ho ferma fiducia, senza nascondere il mio timore.

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  4. non posso fare alcun commento sulla Liturgia di san Giovanni Crisostomo perché non si può consultare come invece avviene per quella di san Basilio.

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    1. Lasciamo tempo al tempo! Ho ritirato il post con cui pubblicizzavo quella liturgia perché ci sto lavorando su. Appena mi sarà possibile lo ripubblicherò.

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