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lunedì 28 luglio 2014

La festa del 15 agosto nella liturgia monastica tradizionale

Estratto dai Mattutini

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Le Lodi Pontificali









22 commenti:

  1. In quale monastero è stato registrato quest'ufficio?
    Sono rari ormai i monasteri che cantano l'ufficio tradizionale.
    Domanda bibliografica: esiste una pubblicazione col notturnale montastico in canto? Io posseggo l'Antiphonale monasticum del '35, e ha le sole ore diurne; conosco e ho sfogliato un notturnale romano pubblicato negli anni...'80 (o addirittura '90? non mi ricordo più bene), opera meravigliosa ma -ahimè- decisamente fuori tempo massimo perché se ne possa fare buon e costante uso liturgico. Immagino che sicuramente dovettero esistere delle pubblicazioni dei monaci di solesmes per cantare anche i mattutini...

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  2. Non è un monastero italiano. In Italia i monasteri benedettini maschili fanno quasi tutti un po' pena...
    Sì, esiste una pubblicazione con il notturnale e si chiama NOCTURNALE ROMANUM. Il notturnale monastico non credo si possa trovare in commercio.
    Il Nocturnale Romanum lo comperai qualche anno fa e fu fatto da una sola persona: un ragazzo tedesco molto dedito a questi lavori e morto prematuramente. Aveva pure un sito, ora inesistente.
    Per fare il notturnale in canto occorre vivere in una comunità monastica numerosa e ben rodata nella conoscenza del canto gregoriano. Purtroppo come dice lei questa pubblicazione è arrivata troppo tardi. Avrebbe dovuto arrivare almeno verso il 1950. Ci sarebbe stato tutto il tempo perché delle comunità si formassero anche per il canto notturno.
    Ma se fosse avvenuto, mi creda!!!; in Italia non si sarebbe fatto nulla ugualmente. La cura dettagliata della liturgia non è mai stato impegno italiano. Gli italiani per mentalità preferiscono non faticare molto, stare sulle generiche. Poi più si scende al sud più c'è pressapochismo. Buona gente, per carità, ma pressapochisti. Non è un caso che i libri liturgici in canto siano TUTTI editi all'estero e non in Italia...
    Ricordo anni fa di aver sentito una Messa solenne fatta da Padre Pio (verso i primi anni sessanta) a Pietralcina. Le parti variabili erano cantate in.... retto tono!!!!!!!! Che vergogna! Contemporaneamente in Francia era diffusa la conoscenza delle parti variabili nelle corali parrocchiali, almeno per le grandi feste. Ma, ancora una volta, è la prova del pressapochismo imperante nel nostro amatissimo paese...

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    1. Quel poco di mattutino in canto si riesce a trovare per la magggior parte sul Liber usualis limitatamente alle principali festività, ed in qualche libretto pubblicato da Solesmes su specifici tridui o festività; pubblicazioni sempre molto belle.
      Vorrei un tuo parere sulle piccole differenze dell'ufficio divino tra il monasticum ed il romanum (numero di salmi per vespri, letture nei mattutini, alcuni inni differenti o con piccole differenze et c.); cosa ne pensi?
      Grazie
      Paolo C.

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    2. L'Ufficio monastico è molto più vicino a quello antico, rispetto al romano che pian piano se ne è differenziato nel tempo. I salmi del mattutino sono 12 e questo comporta pure una distribuzione diversa delle letture e dei responsori (che nel monastico sono maggiori a quello romano). Il mattutino monastico ha un salmo iniziale che non esiste nell'ufficio romano e un inno finale che ugualmente non esiste nell'ufficio romano, il "Te decet laus".
      Ma la distribuzione dei salmi festivi delle lodi indica, a mio avviso un carattere di maggior antichità rispetto a quello romano. Il termine LODI, infatti, deriva da un gruppo di tre salmi (quelli finali alle lodi monstiche) che iniziano tutti con "laudate".
      Questa scelta è la stessa per l'ufficiatura bizantina laddove, verso il termine dell'Orthros ci sono le lodi con gli stessi tre salmi che iniziano per "lodate".
      Dare il nome di LODI ad un ufficio nel quale non ci sono più i salmi laudativi da già l'idea che nel frattempo è avvenuto un cambiamento di non poco conto.
      Se questo si può dire per le ufficiature tradizionali, che diremo per quelle attuali, veri e propri fantasmi dell'ufficio antico?
      Quello che è certo è che gli antichi santi davanti a queste riforme si sarebbero stracciati le vesti!

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    3. Già, con quale presunzione si sono manomessi questi strumenti consegnatici per la nostra salute!
      E' stato compiuto un vero e proprio sacrilegio!
      Grazie

      Paolo C.

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  3. Quei pochi monasteri italiani che conosco, sono davvero malconci, per non dire che hanno davvero poco di monastico. A parte un paio di fondazioni tradizionali in italia che però non sono "italiane" di origine ed estrazione dei monaci. In ogni caso, sempre meglio che niente.
    Potrei chiederLe una personale opinione sui nuovi schemi di cursus monastico? Io li trovo assurdi: non si recita più il salterio in una settimana e soprattutto alcuni schemi non rispettano il cursus indicato dalla Regola.
    Ho passato qualche giorno in un piccolo monastero del nord italia: l'ufficio in italiano di per sé è già penosetto, lo salvavano le antifone in latino. Mattutino completamente recitato e non cantato, sei salmi (se non ricordo male) e due letture peraltro estremamente lunghe te deum recitato in italiano, omessa l'ultima parte dell'inno (dato che nella nuova liturgia delle ore è ad libitum).
    Ora prima ovviamente abolita (senonché, la regola la prevede espressamente dunque ut ita dicam- chi ha ragione? La regola o SacrosanctumConcilium?); ora terza....beh in quel monastero non è cantata in coro, se un monaco vuole se la dice, se no amen; sesta e nona in coro, decenti. Vespero....dipende....essendo un monastero "cittadino"....se c'è il popolo come alle domeniche cantano il vespero romano a 2 salmi...in settimana invece alla sera c'è la Messa conventuale..quindi vespri uniti alla Messa (che è una delle cose più inconcepibili che io possa vedere)...compieta passabile, se non fosse che lo schema tradizionale per tempi dell'anno delle antifone mariane è completamente stravolto.
    Il tutto globalmente abbastanza squallido.
    Il problema è che molti non si rendono conto dello squallore, perché non hanno la minima idea di che cosa siano le cose fatte bene.

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    1. Si figuri! Che vuole che le dica?
      Un vino è buono solo quando è autentico. Se, mettiamo, mescoliamo il vino con l'acqua e lo passiamo per vino, non sarà che sciacquatura di piatti. Tutte queste soluzioni vogliono mescolare le scelte tradizionali (che poi sono pure le scelte di uomini santi) con le comodità del mondo. Il risultato è quello che i santi bizantini chiamerebbero IRCOCERVO, ossia una creatura mostruosa. Tutta la cosiddetta riforma cattolica è una commistione di elementi tradizionali con le comodità del mondo (e pure la mentalità del mondo). Per questo non può che sembrare "vino annacquato" a chi conosce le forme compiute tradizionali.

      Anni fa c'è stato un periodo in cui, per la veglia pasquale, andavo nell'isola di san Giulio. Nel monastero che colà si trova seguivo i cosiddetti uffici delle tenebre. Ma le ufficiature (un ibrido tra la tradizione e gli uffici moderni) non mi dissetarono. Sa cosa mi ridussi a fare? Mi alzavo un'ora e mezza prima delle monache e recitavo l'ufficiatura tradizionale alla quale poi seguiva quella "ufficiale" del monastero. MI accorsi però che era qualcosa di assurdo e non tornai più in quel monastero.

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  4. Il 15 agosto dell'anno scorso ero a Roma e in compagnia di amici visitai il monastero di san Paolo fuori le mura. Delusione totale, anche se non aspettavo gran che! La cosiddetta "messa abbaziale" era concelebrata su un tavolinetto verso il popolo, il coro era inesistente (c'era un solo monaco che miagolava le parti variabili della messa), altri monaci vagolavano come anime perse in giro per la basilica a fare non so che.... Se questo è un monastero io sono la ... "papessa Giovanna"! :-D
    Il problema è che la gente "comune" oramai ritiene questo livello la normalità, cosa che non è e mai potrebbe essere. Forse è perciò che un certo clero odia il livello tradizionale, perché appunto chiede sacrificio e impegno. E le generazioni attuali odiano sentir parlare di sacrifici e impegno. Ma senza sacrificio e impegno non si va da nessuna parte!

    Una ventina di anni fa, in un monastero cittadino, c'era un manipolo di monaci giovani (e balzani) che andavano cianciando di voler la liturgia in italiano (allora si facevano gli uffici in lingua latina). Tanto fecero che alcuni di loro li trasferirono in una dipendenza monastica lontana in cui la liturgia era solo in italiano ma, per contro, non era loro possibile avere delle "libertà" che avevano precedentemente. Tornarono indietro! Questo le indica i livelli mentali e spirituali di certi religiosi...

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  5. Una volta sono stato a Praglia per la messa,tutto bene, il coro pieno di monaci, liturgia intensa e partecipata. Dopo la messa mi sono inserito nel gruppo che faceva il giro "turistico" del monastero e a un certo punto vedo un gruppo di giovani in jeans e giubbotto che salutavano il monaco che ci guidava e scambiavano qualche parola : erano i monaci, che tolta la cocolla, si erano messi in abito civile per la "libera uscita". Del resto era domenica pomeriggio, che dovevano fare,poveracci?

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    1. Da quelle parti si salva l'eremo di Monte Rua (Camaldolesi di Monte Corona). Ancora fanno il notturno alle 3 e recitano il salterio in una settimana. Il resto dei monasteri fa sbadigliare..

      nikolaus

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    2. Poveretti... Non si rendono conto che l'unica vera "riforma" è tornare alle fonti antiche, non calar le brache e le mutande al mondo, ammiccando sinistra a quelli di sinistra, destra a quelli di destra, come succede ultimamente con le più alte dirigenze del Cattolicesimo... Le banderuole tutto sono fuorché rocce ferme!

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  6. "Che dovevano fare?"
    Con questa frase inizia la fine e in fondo indica la mediocrità generale del nostro stesso mondo.

    Vede, la scelta monastica, più di ogni altra scelta cristiana, è una scelta "estrema". Il monaco, nella mens dei fondatori, non abbandona mai la cella nella quale "vive, suda, crepa" (per usare il linguaggio di un monaco atonita morto santamente).
    La divisa monastica non è che "la cella" del monaco, quando costui è fuori dalla sua cella.
    La cella è indispensabile per la custodia e l'esercizio ascetico monastico.
    La facilità con cui si fa abbandonare la divisa monastica a dei giovani monaci non promette nulla di buono né per il monastero, né per i monaci stessi. Li abitua all'idea che abbandonare questo simbolo e vestirsi alla foggia del mondo sia ... monastico, quando invece non è altro che mondano.
    In questo modo pian piano la mentalità si allarga e i pensieri più fantasiosi entrano in monastero e con esso le tentazioni, poiché anche i monaci sono uomini! Io ho visto qualche monastero rovinarsi anche partendo da queste cose!

    Qui si tratta ben altro di sottolineare un aspetto formale, dal momento che un significato simbolico e l'abbandono - seppur temporaneo - dello stesso non può che aver ricadute pratiche, o prima o poi.

    Quindi, sì, sono poveracci, ma poveracci non perché "non possono fare gran che" ma perché finiscono per tralasciare quello al quale sono tenuti: rimanere aderenti alla loro divisa che non richiama altro che la loro cella.
    Un monaco senza la cella è un pesce fuor d'acqua.

    Pensarla diversamente e ritenere quanto ho esposto "eccessivo" è già essere fuori dalla tradizione e immettere, coscientemente o meno, un pensiero mondano nella Chiesa con risultati tutt'altro che piacevoli.

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  7. La mia battuta ("che dovevano fare,poveracci") era un'amara tragica ironia,naturalmente, che condannava quel comportamento e quel genere di vita : fare i monaci, ma solo in orario d'ufficio. Lo chiarisco per evitare fraintendimenti.

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    1. Grazie. Ma è bene che io abbia risposto così perché, come dicevo, a volte lo si dice sul serio seguendo una mentalità abbastanza diffusa.

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    2. Purtroppo è l'amara verità. Un frate minore giunto da qualche anno al convento vicino casa mia veste il saio solo quando si trova entro le mura del convento. All'università, dove frequenta teologia, ci va in borghese, e nel "tempo libero" va spesso nella palestra più chic del paese a fare pesi.... da mettersi le mani nei capelli!

      nikolaus

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    3. I francescani hanno smesso di essere "figli di san Francesco" da moltissimo tempo, oramai... Poi quando un ordine si rilassa non torna più indietro. La storia della Chiesa lo dimostra ampiamente! E che l'oridine per il rilassamento venga impresso dall'altro (vedasi la storia recente dei francescani dell'Immacolata) è a dir poco grottesco ma i tempi sono questi!

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  8. Infondo, per arrivare ad una reductio ad unum, io credo -e ne sono profondamente convinto, ma con loro cerco di non invischiarmi in inutili conversazioni, ché non capirebbero- che i "moderni" non credano più all'umanità di Nostro Signore Gesù Cristo, per rinchiudersi in una sorta di spiritualismo senza sbocco (e spesso molto di comodo): il rifiuto di tutto quanto è considerato "forma", mentre invece bisognerebbe puntare a un non meglio definito "essenziale".
    Mi sbaglio?
    Ebbene, io professo che il Verbo si è fatto carne, si è incarnato, ha preso forma e nella sua forma ha espresso la sua sostanza.

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    1. Vede, io temo che, invece, gran parte del mondo cattolico odierno crede SOLO nell'umanità di Cristo e non abbia dei solidi fondamenti in senso spirituale (al punto che come lei giustamente dice si tende allo "spiritualoide"). Credere solo all'umanità di Cristo ha portato costoro a livellare il Figlio di DIo ad una creatura IDENTICA a noi. Non pochi credono che Cristo abbia conosciuto le passioni e i peccati umani e non sono in grado di concepire o accettare il Cristo predicato da sempre dalla Chiesa, l'Uomo-Dio. Per costoro Cristo è il buon maestro che condivide la sorte degli uomini e la loro sofferenza e nulla più!
      C'è da dire che questo strisciante ANTROPOCENTRISMO era presente nella devotio moderna e, anche prima, in certe forme devozionali basso medioevali che si concentravano tutte sulla sofferenza e i patimenti. Poi l'epoca rinascimentale e moderna ha accentuato questa impostazione. Ai giorni nostri tutto il cosiddetto aspetto spirituale e soprannaturale è completamente eluso, basti vedere che tipo di "spiritualità" esce dalla bocca papale: qualcosa di eminentemente sociologico e umanistico.
      Ed è qui la tragedia del mondo cattolico il quale, come una mosca intrappoalata nella tela, più sembra divincolarsi più si imprigiona.

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  9. Lei ha accennato a forme devozionali basso medievali, e vorrei chiederle : che ne pensa della "Imitazione di Cristo"? Le sembra un testo utile ancora oggi oppure rientra nei testi di mistica della sofferenza,del patimento e dell'orrore del corpo? È da tanto che vorrei comprarlo ma poi temo di lasciarlo perdere dopo qualche pagina. Lei me lo consiglia? Mi farebbe piacere una sua opinione. La ringrazio

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    1. L' imitazione di Cristo, fu uno dei primi libri che comperai quando tornai alla pratica cristiana, una trentina di anni fa'.
      Tuttavia non lo attuai mai: fu per me una lettura edificante e nulla più. Oggi so di averlo in casa, da qualche parte, ma non so più dove...
      Guardi, non farò un'analisi e una critica letteraria di quest'opera. Le fornirò solo degli strumenti. Quando un libro insiste molto sugli aspetti psicologici ed emotivi e non esalta sufficientemente quelli spirituali è come un coltello senza filo. Servirà a qualcosa ma non a fare un ottimo lavoro.
      Molta religiosità basso medioevale è caratterizzata da una sensibilità molto umanistica.
      Viceversa la spiritualità dei padri del deserto (alla quale mi sono affezionato) non sta tanto ad arzigogolare: va al concreto ed evita compiacimenti doloristici.
      Più concreta e diretta è un'opera meglio è. Il resto è solo perdita di tempo.

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  10. Questo articolo è molto vecchio e non so se il mio commento verrà mai letto. In ogni caso, vorrei chedere un consiglio riguardo a quale sia il modo migliore di impostare la propria vita di preghiera. Il nuovo ufficio romano riformato (la Liturgia delle Ore) è a dir poco pietoso; la Liturgia monastica così come strutturata a Praglia e seguita un po' dovunque è meglio ma si discosta enormemente dalla Regola.
    Cosa ci resta? Il breviario di Giovanni XXIII o il suo equivalente monastico? Oppure abbandonare tutto questo alle nostre spalle ed indirizzarsi verso l'Ufficiatura bizantina?
    Lei, Pietro, come si è orientato?

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  11. Invece, il sistema è organizzato in modo che non mi sfuggano neppure i commenti a post molto vecchi, come dice lei.
    Il breviario benedettino tradizionale è una buona soluzione di compromesso, quello approvato dal card. Gut, per intenderci.
    L'ufficiatura bizantina, soprattutto nelle parti notturne, richiede una specializzazione notevole o la connessione con comunità che la praticano spesso e che ne veicolano quindi la tradizione vivente. Da soli non se ne esce fuori a meno di non essersi molto esercitati in una di queste comunità.
    Il breviario benedettino, se si è soli, è l'ideale.

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