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domenica 27 luglio 2014

Ricevo, rispondo; "santo" contro "sacro"?


Qui [in questo blog] parliamo di "sacro", un termine e un concetto che vengono condannati e disprezzati come paganesimo da preti e da teologi. Sono ignorante e non saprei dove informarmi, quindi le chiedo: perchè questo odio verso il sacro? Perchè ritenuto un concetto non-cristiano? Che differenza tra sacro e santo, questo sì accettato? Grazie.

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Gentile signore, 

le rispondo con questo post.

1) Sacro-profano e santo

Le “balle” che la Chiesa ha introdotto concetti pagani, introducendo i concetti di “sacro-profano”, le sentivo già alcuni decenni fa' e provengono, in buona sostanza, da alcune menti balzane cattoliche degli anni '70. A loro volta, queste strane idee provengono da un certo mondo protestante liberale.

Ora, ad esaminare la questione in modo un po' attento, si nota che i fautori di queste “balle” contestano l'uso di "sacro-profano" definendolo una terminologia “non biblica”. Ci si dovrebbe dunque attenere a concetti unicamente biblici, per essere autentici cristiani!

Strano modo di argomentare, dal momento che il Cristianesimo, passando nella storia, ha assunto – spesso felicemente, raramente in modo meno felice – termini dalla cultura circostante ma non in modo acritico. Così, nel passato sono stati utilizzati dei termini pagani per la dogmatica cristiana (“persona”, “sostanza”, ecc.), termini rigorosamente non biblici. Questo fatto in qualche modo continua ancora oggi ed è inevitabile! Vogliamo fossilizzare, dunque, il Cristianesimo ad una mitica età dell'oro credendo che la fase apostolica fosse perfetta e tutte le altre no? Ideologia di un ingenuo protestantesimo!

Ecco come i fautori del "progresso" si contraddicono palesemente: dove non vogliono invocano la purezza biblica per combattere termini divenuti tradizionali, dove vogliono invocano l'inculturazione per introdurre termini non biblici criticabili con un buon sensus fidei.

Tornando al nostro argomento, nei primi secoli il Cristianesimo ha utilizzato il vocabolario della filosofia pagana ma purificandolo dal paganesimo. Gli stessi concetti di “sacro-profano”, per quanto provenienti dal mondo pagano, in ambito cristiano non possono che avere un significato differente.

Il termine biblico “santo” si riferisce a Dio, a quanto egli compie; chi è toccato da Lui si definisce “uomo santo”; un Suo inviato si definisce “angelo santo”.

Il concetto non biblico di “sacro-profano”, se letto correttamente, fa diretto riferimento all'azione del male introdotto nel mondo da chi volta le spalle a Dio. 

È “sacro”, infatti, quanto l'uomo con il suo comportamento dedica a Dio e pone sotto la sua luce. È “profano” quanto l'uomo protegge o scherma dalla luce di Dio. Infatti non è solo l'individuo a sottrarsi a Dio ma può sottrarre a Dio, in una certa misura, ogni realtà che lo circonda, avizzendola. Notasi che il concetto di "profano" è anche da intendersi nel senso di qualcosa di indifferente al sacro, oggi lo definiremo "laico".

La dicotomia "sacro-profano" richiama pure l'espansione dell'odio con la sofferenza che ne nasce per causa umana. Questo tocca tutto il cosmo, esattamente come l'espansione della filantropia divina da un cuore umano santificato.

Questo esempio chiarifica il significato di "sacro" e "profano" in senso cristiano: chi vive in una casa con le finestre ben tappate e la porta chiusa può ben dire che il sole riguarda tutto e che la luce penetra in ogni dove. Lo può dire come semplice asserzione ma la realtà dei fatti è ben differente: egli vive in una casa buia e tutte le sue cose sono al buio con lui! La volontà umana può molto, anche in negativo, e la storia è là a ricordarcelo costantemente.

Riassumendo:
il termine "santo" è senz'altro un termine biblico.
"Sacro-profano" non è una terminologia biblica ma è stata utilizzata dalla Chiesa per indicare che nel mondo l'uomo ha la capacità di porre alcune cose direttamente sotto l'influenza divina, con il suo comportamento (vedasi l'edificio ecclesiastico), e di porre altre cose più o meno distanti da Dio, sempre attraverso questo comportamento, proiettando su di esse gli effetti negativi del suo peccato (ecco il significato di "profano").

Se si inizia a dire "questi non sono termini biblici quindi non usiamoli" facciamo come chi butta a mare l'esperienza positiva della Chiesa perché si ritiene più "furbo". Allora dovremo buttare a mare tutti i termini non biblici della dogmatica cristiana come "persona" e "sostanza"... E infatti ci sono teologi che stanno pensando pure a questo!! In questo hanno una certa inquietante coerenza, d'altronde! Mentre la Chiesa agisce con l' "et-et" (si conserva la rivelazione biblica e si cerca di spiegarla anche con termini non biblici) costoro, come gli eretici di tutti i tempi, agiscono con l' "aut-aut" (si usano certe cose e si buttano via tutte le altre tradizionali).


Non ci si avvede che il Dio santo può illuminare ovunque e sostenere il cosmo con la sua azione e provvidenza ma l'uomo con il suo comportamento può gettare un cono d'ombra attorno a sé. 


La chiesa, come edificio ecclesiastico, iconizza questa divisione in modo evidente e netto perché la chiesa-edificio tradizionale insegna al fedele che ci sono ambiti della vita in cui l'uomo si allontana da Dio (entrando in un'area “profana”) e ambiti della vita in cui l'uomo vive vicino a Dio (entrando in un'area “sacra”). 


La chiesa medioevale aveva chiare queste cose: infatti l'edificio era adibito alla preghiera e al culto, non ad attività che potessero portare lontano dall'attenzione a Dio, come il divertirsi mondanamente o il danzare, cose che, viceversa, oggi si fanno pure in chiesa. La chiesa medioevale aveva aree sacre non consentite all'accesso dei laici e che non era neppure possibile vedere (poiché protette da tende). Ora tutto questo è stato progressivamente abolito fino ai giorni nostri in cui la chiesa, in Occidente, diventa una sala di spettacolo.


Sta per essere definitivamente persa l'idea che, siccome la danza può essere occasione per godere della vita in senso mondano (profano), non ha senso farla nella chiesa, edificio-icona in cui lo sguardo interiore umano deve essere sempre fisso ad superna (sacro).


Perciò l'edificio ecclesiastico un tempo era consacrato ossia reso sacro, cioè adibito ad un uso unicamente per Dio. Perciò era detto “casa di Dio”, poiché l'uomo stesso era invitato a divenire come quell'edificio, casa di Dio (1).


2) E veniamo all'altra questione: perché un certo clero e certi teologi odiano i termini "sacro-profano"?


Conosco oramai da qualche decennio il clero a cui lei fa riferimento e so cosa dico: costoro, che tanto si sollazzano deridendo con superiorità il termine "sacro", tendono a non essere più... clero! 

Essi nell'anima si riducono a semplici laici che dicono la messa. Anzi, per un certo verso, sono peggio dei laici poiché questi ultimi normalmente non danno lezioni strampalate se non altro per non parere ridicoli! Non parlano di "povertà" ad ogni piè sospinto e poi girano con un'alfa romeo sportiva rosso fiammante, come qualche teologo biblico da me conosciuto, fiero assertore del "santo" contro il "sacro", nonché propugnatore di vere eresie! Costui ha al suo attivo diverse pubblicazioni, segno che si può sapere molto senza conoscere quasi nulla...


Questo clero dice: "Dio è santo e tutto quello che viene da Dio è santo. Non ci sono dunque esclusioni nel mondo e non possiamo accettare la divisione dicotomica tra un sacro (ambito decretato dagli uomini) e un profano (ambito decretato pure dagli uomini). Tutto è santo perché esce dalle mani sante di Dio".


Costoro non capiscono o non accettano una cosa elementare: nel mondo è entrato il peccato, ossia un cono d'ombra con cui Dio viene allontanato dagli uomini e tale cono è sempre efficace anche se non avrà l'ultima parola.
Costoro non amano le "dicotomie", come dicono, ma dimenticano che negli stessi vangeli esiste un'altra "divisione dicotomica": mondo-Dio. In san Paolo ne esiste un'altra ancora: carne-spirito. Queste divisioni, a loro modo, ci ricordano quella di "sacro-profano".
Come la mettiamo? Facciamo finta che non esistono (come succede)?

Perché questo tipo di clero tende a  non accettare questo insegnamento tradizionale? 

Temo che ci sia una sola semplice risposta: perché per costoro “di fatto” non esiste il peccato inteso in senso tradizionale. La prova ce la offre il fenomeno molto accentuato (rispetto ad un tempo) di un clero che tende a godersi il mondo invece di starsene in ginocchio, come poteva fare un curato d'Ars...


Dimenticando la distinzione pratica tra peccato e grazia, non si può che deridere la distinzione sacro-profano. Allora ci si scusa, ci si autocanonizza e si canonizza chiunque, facendo di Dio un pagliaccio che tutto accetta e tutto accoglie. 


Si contrappone al "sacro-profano" la coppia "santo-peccato" (cosa che mai si avrebbe pensato di contrapporre, un tempo) e si da al termine "peccato" un contorno sempre meno definito fino a farlo divenire "la scelta di chi non ama" che vuol dire tutto e niente al contempo.


Di fatto, però, il termine peccato, in senso tradizionale, non è più accolto e questo pure da molto clero. Di qui l'avversione istintiva per chi  lo ricorda anche indirettamente!


Mi spiace di sembrare duro, ma queste sono autentiche eresie davanti alle quali i vescovi cattolici tacciono. Ne deduco che chi tace acconsente! Il peggio è che certe chiese (come le ortodosse) che hanno conservato intatto l'impianto tradizionale, fanno finta di nulla, come se questi dubbi velenosi non dovessero mai entrare nel loro campo. Invece è necessario chiamare l'eresia con il suo nome!


Infatti, qui non è una questione di dettagli: dietro al rifiuto di una terminologia (adducendo speciose motivazioni "bibliche") pare sottendersi, di fatto, il rifiuto dell'impatto pratico del peccato finendo ad ammettere l'inesistenza del peccato in senso tradizionale (se tutto è santo niente è male!). Ne consegue che l'uomo com'è, qualsiasi cosa fa', va bene, basta che obbedisca alla sua coscienza (come diceva Bergoglio nel suo famoso colloquio con Scalfari). Ed ecco che tutto si spiega e il cerchio si chiude mostrando una logica prettamente secolaristica.


Poi è sovranamente buffo che dei sacerdoti (la radice di questo termine viene da sacro) siano contro il sacro! È proprio come essere contro se stessi! 

Solo dei "sacerdoti-non-sacerdoti" possono fare questo, dal momento che un sacerdote autentico non lo farebbe mai! Di qui pure l'antipatia profonda di buona parte del clero verso i culti tradizionali, proprio perché ... "troppo sacri"!


D'altronde, nel mondo cattolico fino a 50 anni fa', si pensava al sacerdote come all'uomo dell'altare, quindi del sacro, del "dedicato a Dio", del "sottratto alle cose mondane". 


Oggi, guarda caso!, non è più così e infatti i "preti-non-preti" deridono la distinzione "sacro-profano", deridendo in tal modo tutto il passato plurisecolare della Chiesa che la utilizzava e deridendo le stesse Chiese ortodosse di oggi che usano la medesima terminologia, salvo poi far finta di nulla e scambiare con loro i soliti ipocriti "bacetti ecumenici" nella settimana di unità dei cristiani!


L'altare, segno di Cristo, del sacro al quale si riferisce il sacerdote, è sostituito da una tavola che spesso non ha neppure la pietra consacrata con le reliquie dei martiri, il sacerdote non si "attacca" più a questo simbolo ma si rivolge sempre più al "popolo" antistante. Non è più il sacerdos sull'altare simbolo di Cristo ma  il presidente dell'assemblea!
Questa realtà tende sempre più ad essere una nuova religione e, in quanto tale, non può che coerentemente odiare il proprio padre e la propria madre che parlavano in termini di "sacro e profano".

Questo tipo di teologi e di clero fanno come coloro che pensano di arrivare al cuore della cipolla sfogliando tutti gli strati dell'ortaggio: non rimarrà loro nulla in mano!

Concludendo, mi permetto di darle un consiglio, se lo accetta: li eviti e frequenti gente più seria!

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1) I nuovi riti di consacrazione della Chiesa nell'Occidente cattolico, non hanno più la chiarezza e la pregnanza che avevano un tempo. Infatti, tanto per fare un esempio, è totalmente opzionale inserire nell'altare la reliquia dei martiri. Poi, sinceramente, visto che la maggioranza del clero non ci crede praticamente più, o prima o poi saranno sostituiti con una specie di "benedizione", come può già avvenire in qualche caso.

8 commenti:

  1. In questo video S. Giovanni XIII chiede di NON battere le mani in Chiesa, perché "TEMPLUM DEI, TEMPLUM DEI!"
    http://www.youtube.com/watch?v=X9w96aXHxkU

    Quando il sacerdote, homo sacer, non vive più il sacro, è come una casa divisa in sè stessa che inevitabilmente cade. E' quello che sta succedendo ai giorni nostri.

    nikolaus

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    1. Guardi, io sono letteralmente disgustato da come il mondo cattolico sta andando. Invocano e santificano i papi funzionali al loro sistema ideologico e fanno finta di nulla se qualcuno di loro sosteneva qualche idea tradizionale. Non c'è dubbio che buona parte del mondo Cattolico sta sprofondando in una vera e propria eresia con la quale non solo si stacca da ciò che poteva essere 50 anni fa' ma si stacca pure dalle basi dello stesso cristianesimo. E' duro e triste affermarlo ma è necessario per capire cosa sta succedendo. D'altra parte cosa c'è di più osceno e buffo di un sacerdote che combatte se stesso ridicolizzando il sacro?

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  2. Evitarli e frequentare gente piú seria,lei dice. Giusto per quanto riguarda il frequentare, ma come si fa ad evitare, dato che si è attorniati da gente così. Tralasciamo per esempio i neocatecumenali che aborriscono il concetto di sacro, lo dicono,e lo ripetono, ma quasi ogni prete in cui ci si imbatte la pensa così, saranno istruiti così, avranno le direttive del partito, pardon..del vescovo da osservare,non saprei. I discorsi di uscire dal tempio sono all'ordine del giorno, e l'esempio viene dall'alto. A qualcuno può venire il dubbio che a pensarla diversamente si passi per ignoranti,primitivi,analfabeti,retrogradi, reazionari ecc ecc. ci si intimidisce,insomma. Quello che si legge sul suo interessantissimo blog per me è acqua fresca che disseta, ma è l'unica fonte,non ne vedo altre. Che si fa? Una si stacca dalla chiesa ufficiale e si fa una chiesuola privata tutta per lui? O lascia perder tutto e confida nel Signore e nel suo perdono e misericordia,come si dice spesso di questi tempi? Prendere ossigeno dalla lettura dei mistici, e quali? Quelli carmelitani, quelli orientali, i russi, quali altri? Si è soli e sbalottati in un mondo senza regole, è dura. Cesare

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    1. Chi diffonde eresie non si può frequentare, questo è certo! Se io frequentassi le parrocchie cattoliche, come facevo venti anni fa', a quest'ora mi roderei il fegato e penso che sarei pure malato fisicamente, oltre che psicologicamente.
      Ho smesso di frequentarli e sono andato in direzioni dove il Cristianesimo è ancora sano (almeno nei suoi principi fondanti). Ed è proprio da questi punti che mi accorgo che la "nave" in cui blaterano questi signori ai quali lei accenna, sta inesorabilmente affondando.
      Guardi che quando una nave affonda, pure i topi si mettono in salvo! Non si può stare in un ambiente dove tutto sta impazzendo e i preti amano farsi harakiri! Si rifugi nella preghiera e chieda l'aiuto a Dio che le indichi la strada.
      Legga le omelie e le catechesi dei padri della Chiesa, i detti di san GIovanni Crisostomo, i detti dei padri del deserto. Anche una certa letteratura cattolica non è male, basta che non si distanzi e non stravolga la base rappresentata dalla dottrina patristica e ascetica.

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  3. Avevo letto molto tempo fa sul blog Fides et Forma la descrizione di una chiesa di Udine costruita apposta come se non sembrasse una chiesa, e il parroco che l'aveva pensata e costruita si era adirato contro alcuni studenti in visita,che si lamentavano della assenza di simboli sacri, mentre egli si vantava proprio di questa eliminazione. Quello stesso parroco lo conobbi in seguito, durante qualche serata di musica corale liturgica ortodossa, da lui espressamente organizzata invitando cori serbi e russi, in n'altra chiesa di Udine. Ebbi modo di sentirlo parlare ed era rapito e affascinato ,lo affermava con forza, dall'afflato mistico, dal rapimento della mente e dei sensi "in più spirabil aere", conquistato dal canto, dalla liturgia dai paramenti del rito ortodosso. Io ascoltavo e pensavo alla dissociazione di una mente brillante come la sua, di un animo nobile come il suo, che non riconosceva di ammirare proprio quello che aveva sempre rinnegato. E non si può dire che avesse scoperto la musica liturgica della chiesa ortodossa in quelle serate, perchè se le aveva organizzate lui voleva dire che le conosceva da prima e le apprezzava. Avrei voluto chiedergli ragione delle sue contraddizioni,ma lasciai perdere, anche perchè in altro momento aveva negato il carattere di sacrificio della messa, considerata come cena protestante ormai, e le spiegazioni sarebbero dovute essere troppe. E questo era, anzi è, un prete colto,buono, di alto e nobile sentire,ma che non si capisce che ci stia a fare nella chiesa cattolica . Anzi, ormai proprio nella chiesa cattolica trova il suo habitat naturale.

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  4. Caro anonimo, tu colpisci nel segno! Io quel prete lo conosco di persona e, anzi!, nella sua parrocchia passai la mia adolescenza. All'inizio non lo sopportavo, lo ritenevo protestante perfetto e le sue provocazioni mi infastidivano: "Io sono progressista, comunista!".

    Poi quando morì mio padre fu l'unico ad aiutare la mia famiglia. Ho capito che dietro il suo comportamento apparentemente selvatico e decisamente non cattolico c'era un uomo vero e affidabile con un cuore. E' una mente sensibile, come dice giustamente lei, ma è troppo preso ad osservare le negatività del mondo, secondo me. La sua casa è ancor oggi "tapezzata" da quadri con volti scuri di intellettuali e uomini politici laicisti o atei.
    Gli ho regalato un san Nicola comperato nel monte Athos, ed è una finestra di luce in tanta desolazione intellettuale!

    Con lui non sto a dialogare su questi temi, non ha senso, non ci voglio far baruffa. Ma mi accorgo che è divenuto com'è anche perché, in un certo senso, ce lo hanno spinto. Un giorno mi ha fatto una confessione veramente incredibile: "Ero attaccato alla mia veste talare, ogni sera la baciavamo quando la smettevamo e la ribaciavamo con una preghiera quando la mettevamo. Poi me l'hanno fatta smettere a forza. Ora non la metterei mai più!". La divisa clericale è evidentemente il segno di tutto un mondo, tant'è che nella sua cucina tiene la fotocopia di una vecchia foto di un "bonsignor" friulano, vestito tutto in paonazzo, circondato da una quindicina di preti della forania di cui lui era il capo, una foto degli anni quaranta, pressapoco, che mostra tutta la serietà e la forza degli uomini di chiesa di allora, una foto che, guarda caso!, piace a questo prete progressista e che mostra dove si trova il fondo del suo cuore, nonostante tutto!

    Vede, questa generazione ha subìto una vera e propria violenza psicologica ed è per questo che è così "scissa" come dice lei. Poi quando vedono l'orto del vicino, fanno i complimenti. Per forza!

    Io sinceramente scomunicherei chi li ha violentati in questo modo e farei una damnatio memoriae a questi "riformatori" che si vogliono a tutti i costi portare alle stelle, una volta che muoiono. Gente di ben triste memoria...

    Il mondo cattolico, dietro alla sua apparenza brillante, ha subìto un vero e proprio "colpo di stato" e lo sta ancora subendo ad opera delle "dirigenze" attuali. Questo è un fatto che nessuno può smentire!

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  5. La parola "profano" la troviamo anche nella Sacra Scrittura. Cfr 2 TM 2,16 "Evita le chiacchiere profane" (traduzione CEI 1971)

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    1. Sì, ma il dualismo "sacro-profano" no, secondo i biblisti suddetti.

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