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mercoledì 27 agosto 2014

La chiesa capovolta

Ho sempre pensato che l'arte è un mezzo potente con il quale si esprime visivamente quanto vive lo spirito umano in un determinato tempo.
Le opere artistiche riflettono, così, quanto passa nel cuore umano, che sia positivo o meno.
I nostri, si sà, sono tempi di confusione, ma è una confusione voluta. Basterebe volerlo e non prevarrebbe tale confusione ma un minimo di ordine, nei singoli e nella società.
La cosa riguarda in primis la Chiesa.
Oggi la Chiesa - almeno in Occidente - ha inevitabilmente finito per assoggettarsi alla moda del secolo con la conseguenza di esserne strattonata più o meno a seconda dei suoi ambienti, nonostante la resistenza - sempre più eroica - di chi vi si oppone venendo sistematicamente isolato.
L'artista registra tutto questo filtrandolo con la sua sensibilità. Generalmente all'artista sfuggono le minoranze eroiche e si catalizza, a suo modo, sul pensiero generale.
Ho casualmente scoperto questo lavoro artistico di Dennis Oppenheim che si trova esposto in Canada, a Calgary e che fu inizialmente esposto alla biennale di Venezia nel 1997. È evidentemente una chiesa rovesciata. Nell'intenzione dell'artista la chiesa è orientata in tal modo per... sconfiggere il male, affermazione che, personalmente, mi pare più una semplice scusa contro qualche polemica che altro. 

Infatti non può non sfuggire una cosa: il campanile che indica più di ogni altro elemento architettonico l'ascensionalità dell'edificio, il suo slancio verso il cielo - a cui guarda il cristiano praticante - si proietta dentro la terra, si fa terra con la terra. La terra sostituisce il cielo, con tutto il significato simbolico che ciò inevitabilmente comporta. La chiesa, poi, è rappresentata come una struttura vuota. (Tralascio eventuali osservazioni psicoanalitiche sul manufatto poiché potrebbero parere inopportune e scandalizzare i pusillis...).
 
Perché meravigliarsi? L'artista - anche se non lo dice e forse non ne è totalmente cosciente - ha saputo rendere nel modo più chiaro e plastico quanto, di fatto, buona parte del Cristianesimo oramai vive... Nonostante ciò nel Cristianeismo ci sono ancora alcune braci ardenti che continuano a bruciare sotto tanta cenere, nell'indifferenza, se non nel disprezzo, di tanti cosiddetti cristiani. 

Domande provocatrici: chissà come reagirebbero i mussulmani se un artista mettesse nella piazza di un paese a maggioranza islamica la riproduzione in miniatura di una moschea con i minareti ficcati sotto terra?  L'indifferenza della maggioranza del nostro mondo non indica, per converso, che qui il Cristianesimo nella società è in avviato stato comatoso?



Qualcosa di simile all'opera canadese c'è stata anche in Italia alcuni anni fa' con una criticata opera di Maurizio Cattelan rappresentante Giovanni Paolo II travolto da una meteorite. 

Non darei tanto la "colpa" all'artista, nonostante sia palese la sua voglia di emergere costi quel che costi perché, come dicevo, l'artista è quasi un catalizzatore dello spirito del tempo che ne sia cosciente o meno. Questo lo si osserva chiaramente aprendo un qualsiasi libro di storia dell'arte: anche gli epigoni e gli artisti minori riflettono la temperie del loro saeculum!
L'opera, osservata in questo senso, pare rappresentare la debolezza e la sopprimibilità della figura papale, evidentemente sentita non da pochi come qualcosa di totalmente inutile, nonostante la sua proprorzionalmente inversa e crescente pubblicità (ai nostri giorni in taluni momenti  quasi insopportabile). La cosa fa' impressione particolare se si considera che il papa "soppresso" ha usato in modo intensissimo ogni mezzo mediatico per emergere. Con questo risultato finale, poi?

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