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venerdì 8 agosto 2014

Religiosità psicologica - religiosità spirituale

Folklore locale: se la religiosità è solo espressione di questo non è vera religiosità

Una delle cose più importanti, in chi vive la fede, è avere una visione molto pratica della realtà e della vita stessa. Chi vive la fede sa benissimo che la cosiddetta “conversione”, ossia ladeguare la propria vita alle esigenze evangeliche, è uno sforzo continuo dal momento che spontaneamente chiunque si autogiustifica adagiandosi sulle comodità: “Non ho mai ucciso nessuno, va bene quello che faccio, faccio fin troppo....”.

Al contrario, Clemente dAlessandria, nel terzo secolo, diceva: “Se un uomo non è incoronato dal martirio, che si preoccupi di non essere lontano da chi lo è”.

Oggi siamo in una situazione cristiana assai penosa. Per questo ho voluto fare questo post in cui parlo di  “religiosità psicologica” e di “religiosità spirituale” lasciando ad intendere che sono cose completamente diverse.

La conversione religiosa sta su un piano opposto rispetto a chi sinteressa di cose religiose per esigenze unicamente psicologiche. La conversione riguarda la spiritualità, la prassi spirituale. La psicologia, nel senso da me osservato, non ha a che fare con la spiritualità. Cercherò di spiegarlo dettagliatamente di seguito.

La religiosità psicologica

Ho visto persone in molti ambienti che si accostavano a svariati mondi religiosi ma che, a mio avviso, non entravano mai in una vera intelligenza spirituale. Si avvicinavano alle forme religiose per un gusto personale, come chi cambia abito seguendo la moda del momento, giusto per sentirsi à la page. Qualcuno pure per una convenienza materiale. Era il loro modo per sentirsi “meglio” e “distinti” dalla massa. Rispondeva, quindi, a criteri unicamente psicologici e quindi superficiali. Faccio degli esempi pratici.

A Venezia cè una distinta signora che gestisce un negozio molto ben tenuto di articoli esotici (anelli, stoffe, oggettistica varia). In questo negozio ha un tempietto con un idolo davanti al quale arde sempre un lumino. Credo sia buddista. Ebbene: si vede distante mille chilometri che la signora è una “convertita” poiché veste sempre molto etnicamente, in arancione, con molti bracciali e campanellini alle caviglie al punto che quando cammina sembra quasi un carillon. Ritengo che un buddista autentico, in Occidente ma anche nel proprio paese, è assai meno folklorico e molto più naturale, non ha bisogno di tutta questa ostentazione, quasi a convincere se stesso perché, in fondo in fondo, pare non essere certo di essere quel che vuole essere (1).

Anni fa conobbi una coppia di “tradizionalisti cattolici”. Costoro, a differenza della signora buddista, non avevano degli abiti folklorici particolari ma, in compenso, ostentavano uno stile molto “antico”, desueto. Capisco e approvo il modo modesto di vestire ma qui si andava ben oltre: la signora aveva un taglio di capelli anni ’40 e tutto il suo vestire era adeguato a quellepoca al punto che sembrava saltata fuori da una vecchia foto. Sembra che fare una scelta religiosa comporti, in alcuni, essere completamente avulsi dal tempo attuale. Questo, secondo me, risponde più a criteri psicologici che a criteri spirituali in senso stretto. La signora tradizionalista, poi, parlava in un salotto davanti ad altri per magnificare se stessa sciorinando discorsi infiniti su come lei avesse capito la verità religiosa. Evidentemente le sfuggiva pure che il non mettersi al centro degli sguardi è una prerogativa essenziale e importante, in chi vive la fede cristiana!
Altri tradizionalisti del medesimo ambiente avevano la consuetudine di canticchiare canti gregoriani anche fuori dalla Messa, in casa, a passeggio, perfino in toilette! Anche questo offre lidea che qui qualcosa non quadra.


Abito maschile settecentesco
A Parigi, in una manifestazione tradizionalista cattolica verso il 1990, vidi una famiglia che mai avrei immaginato esistesse. Gli astanti la additavano come un esempio: i maschi di tale famiglia non avevano mai vestito i calzoni attuali disprezzandoli perché rivoluzionari e vestivano, piuttosto, con abiti simili a quelli contadini del 1700/1800. I loro calzoni erano dunque in tutto simili a quelli della figura qui accanto. Le donne avevano gonne lunghe fino alle caviglie. Era un abbigliamento precedente a quello della rivoluzione dei costumi moderni. La cosa, oltre che piuttosto risibile, si giudica da sola e indica cosa sia essenziale per certa gente ...

In unaltra situazione conobbi un signore che, da cattolico, divenne musulmano. Costui osannava lIslam quale luogo in cui si vive eticamente, contrariamente alla decadenza del mondo occidentale. Una volta mi spedì per e-mail il discorso di uno sceicco che magnificava i benefici moralizzanti dellIslam nella società. Luomo si sposò una tunisina ed ebbe dei figli ma il matrimonio non durò e lui con una banale scusa la ripudiò. Mi dissero che la moglie ritornò al suo paese natale non capendo il modo religioso intransigente e rigorista del marito. Lei, nativa musulmana, non capiva lo stile religioso del marito, segno che questultimo, in realtà, aveva confezionato unidea totalmente personale di islam!


In Friuli esiste una signora perennemente a caccia di emozioni religiose. Costei un tempo era nota per assillare il clero cattolico affinché si mobilitasse per questa o quelliniziativa di carattere morale. Fu una sostenitrice del famoso vescovo Milingo e unattivista nel noto movimento carismatico. Spesso si faceva chiudere in una chiesa (allora gestita da capuccini) per delle preghiere di ringraziamento”,  come diceva di fare. Ovviamente non era sola ma con qualche altra attempata compagna di emozioni religiose e di un ragazzotto, ingenuo e abbastanza plagiato. Alla fine delle loro pie pratiche uscivano  da una porta laterale. 
Un giorno, in modo casuale, ero presente in quella chiesa. Era terminata la messa e la signora, con il suo gruppetto, pensava non ci fosse più nessuno tranne loro. Allinizio fecero delle preghiere che parevano normali. Dopo cinque o sei minuti il ragazzo, sollecitato dal piccolo gruppo di beghine, iniziò a fare una specie di gargarismi ad alta voce: erano le preghiere in lingue, come dicono i cosiddetti carismatici”, fenomeno che mandava in visibilio le beghine presenti. Ognuno può vedere che il cosiddetto buon senso è, qui, completamente evaporato e con esso ogni sano atteggiamento religioso. Si noti che, dal punto di vista strettamente umano, questa persona non è per nulla sopportata dal consorte al punto che vivono come estranei sotto lo stesso tetto. È evidente che quando la base umana è deficitaria tutto il resto traballa, compreso il modo di vivere la religiosità.

Queste mie osservazioni sono ulteriormente confortate da analoghe osservazioni di un prete ortodosso su alcuni convertiti inglesi allOrtodossia. Anche qui si nota che le persone descritte sono su un piano puramente psicologico.

“Quando sento qualcuno dire che è un convertito, gli chiedo subito: Convertito a cosa? Al folklore greco? Al cibo russo? Al fariseismo? Alla nostalgia per lAnglicanesimo o al Cattolicesimo vecchio stile? A una mania intellettuale di sincretismo? […] 
Ci sono le persone che sono state attratte dallOrtodossia per mezzo di una scoperta fatta in una vacanza. Io chiamo queste persone 'ortodossi da vacanza'. La loro attrazione spesso non è davvero per Cristo, ma per una cultura straniera ed esotica – quanto più esotica, tanto meglio. Dato che vivono vite molto prosaiche, la Chiesa Ortodossa dà loro qualcosa da poter sognare, di solito la loro prossima vacanza a Creta od ovunque sia. Lattaccamento alle cose esterne può estendersi allabbigliamento, alla lingua, al cibo e al folklore. Ricordo una chiesa russa in Belgio, in cui sapevi immediatamente chi erano i convertiti; gli uomini avevano barbe da contadini del diciannovesimo secolo, e le donne portavano gonne lunghe trasandate e sembravano avere tovaglie sulla testa. Sapevi chi erano i russi, perché erano vestiti normalmente. In una chiesa greca di qui, cerano due preti, un greco e un convertito. Sapevi immediatamente chi era il convertito, perché portava manti dalle maniche ampie, e un enorme copricapo a comignolo sulla testa. Il greco portava una semplice sottana.
In unaltra chiesa russa i russi parlavano sempre di canti, di Natale e di Pasqua, ma i 'convertiti' (ed erano proprio tali) parlavano di 'innografia' e della 'Natività' e della 'Paskha'. Un vero russo, nato in Unione Sovietica, mi ha detto piuttosto crudelmente quanto amava il convertito nella sua parrocchia, perché 'mi fa ridere con tutto il suo folklore'. Lo zelo mal diretto è sempre ridicolo. Lo zelo deve essere incanalato in modo giusto per portare a risultati positivi” (2).

Un gruppo di protestanti "Amish". Presso questa
denominazione sono vietate parecchie consuetudini
attuali tra cui quella di usare le automobili.
Gli Amish si muovono solo a cavallo o
in carrozza.
Io stesso conobbi un prete convertito ortodosso il quale forzò la moglie a divenire ortodossa. In certe occasioni anche costui, come nellesempio posto in alto, ama andare in giro vestito in modo molto vistoso e, in una certa regione della Grecia, era lunico a farlo. Lilluso credeva di ricevere complimenti per questo, come se bastasse il solo vestito a fare il monaco santo. Così si meravigliò assai quando la gente, evidentemente più sensata di lui e sospettosa davanti le apparenze, lo ricambiò con una perfetta indifferenza. La moglie mal sopportò il modo artificiale con cui il marito pensava di vivere la fede e pian piano si allontanò dalla chiesa fino a disprezzare la sua scelta religiosa obbligata. Mi capitava di vedermela davanti, piangente, dicendo: Ho paura daver sbagliato tutto!. Alla fine divorziò per le pesanti e insormontabili difficoltà che il marito le creava. Oggi costui, incredibile dictu!, accusa la moglie d “aver fatto del male alla Chiesa”. lEglise cest moi! La frase, oltre a tentar di far leva sul senso di colpa nellillusione di sottomettere lex moglie, indica linfimo livello della persona che la pronuncia. È la prima volta che sento definire Chiesa qualcosa che, invece, è un intoccabile, granitico e idolatrico egoismo...

Gli esempi riportati sono funzionali solo a una cosa: mostrare dei generi di religiosità che non arrivano mai al cuore della realtà religiosa ma obbediscono a criteri puramente esteriori, psicologici, spesso puramente egoistici.

L' "aperi-messa" di Palermo, una messa
a cui seguono aperitivo e balli
Ecco perché rimango assai perplesso quando vedo nel mondo cattolico intere chiese che fanno leva sugli aspetti psicologici per attrarre le persone, perché non è questo il modo vero con cui la Chiesa fa dei cristiani. Porre laccento sullesteriorità (fare delle messe sempre più secolarizzate e adattate alle mode, magari seguite da aperitivi e balli) o sul sentimentalismo (far di tutto per emozionare le persone) significa non andare mai a fondo, significa fornire ragioni unicamente psicologiche e, dunque, non essere mai spirituali (ossia realmente evangelici). Forse questo servirà a rimpinguare le casse della chiesa (e le rimpingua senzaltro!) (3) o a dar lillusione davere ancora un impatto sociale. Queste cose non durano, perché sono prive di radici...

Vale la pena, perciò, riportare unulteriore osservazione del sacerdote ortodosso già citato: “Se non avete contatto con la realtà, allora non imparerete mai cose reali. La vita della Chiesa non è fatta di cose senza senso [spirituale]” (4).

La religiosità spirituale

La religiosità spirituale ha, invece, tutto un altro orientamento. Prima di tutto tiene conto delle cose reali, della situazione reale della persona e di quanto la circonda. Questo significa entrare nella vita della Chiesa e, come dice il sacerdote da me citato:
“La vita della Chiesa ha a che fare con queste cose: Chi preparerà il caffè? Chi laverà i piatti? Chi penserà ai fiori? Chi taglierà lerba? Chi cucinerà le prosfore? [= il pane per l'eucarestia] Chi pulirà i gabinetti? San Nettario faceva questultimo lavoro quando insegnava ad Atene, anche se portava il grande titolo di 'Metropolita della Pentapoli'. E perciò perché dovremmo obiettare? Dopo tutto, è una delle prime obbedienze date ai novizi nei monasteri […] La vita della Chiesa ha a che fare con queste cose: Chi imparerà a cantare? Chi parteciperà a tutte le ufficiature in chiesa? Chi terrà tutti i digiuni? Chi leggerà tutti i giorni le preghiere del mattino e della sera? Chi si preparerà in modo adeguato per la confessione e la comunione? Chi leggerà quotidianamente le letture del Vangelo e dellEpistola del giorno?” (5).

La vita della Chiesa è un progresso nello spirito ancorato alla realtà, non alla fantasia o alle chiacchiere mondane su cosa fa questo o quel prete, questo o quel fedele, tanto meno alla nostalgia di unepoca oramai morta e sepolta!

Solo qui abbiamo una religiosità di tipo spirituale, non più psicologica, perché prima di tutto simpara lumiltà. Un uomo entra in Chiesa non per imporre il suo modo secolare di vedere ma per imparare a fare un cammino di elevazione personale. Chierici o laici che disprezzano le tradizioni della Chiesa, spinti in ciò dalle fatali mode del nostro tempo, dimostrano chiaramente di non avere lumiltà necessaria per iniziare a fare un cammino spirituale, obbedendo al vangelo. Essi non possono insegnare il Cristianesimo a nessuno anche se fossero vescovi o consiglieri spirituali semplicemente perché sono i primi a dimostrare di non averlo capito.
Altri pongono addirittura dei criteri razionali come conditio sine qua non: “Io entrerò in Chiesa se questa finalmente imparerà a svecchiarsi”.

Purtroppo una delle cose più penose è aver visto che questo genere di ragionamento psicologico è entrato massivamente nel Cristianesimo occidentale. Buona parte del mondo cattolico vive odiando cordialmente le proprie radici e le proprie tradizioni liturgiche e religiose, succube di un lancinante e inguaribile complesso dinferiorità davanti al mondo. Qui è venuta meno quellumiltà essenziale per iniziare a fare un vero cammino spirituale e, di fatto, ci si adagia su fantasie, astrusi idealismi, progetti sociali e sentimentalismi, quandanche non si occhieggi pericolosamente a idee anticristiane, come succede ultimamente nei più alti livelli religiosi cattolici.

Viceversa, la religiosità spirituale tiene strettamente conto di come la fede è stata vissuta nel tempo da tutte le generazioni. Non si fissa su un particolare o su una moda transeunte ma sullessenziale poiché il fine della Chiesa non è un progetto sociale o umano, non è fare “comunità” (6), come sentivo nella parrocchia cattolica della mia adolescenza, ma è unicamente la salvezza in Dio dellindividuo (7). Ed è qui che, abbandonando le questioni psicologiche che chiudono luomo in se stesso, ci si apre ad una prospettiva spirituale, allo stato delluomo maturo in Cristo di paolina memoria (1 Cor 13,11). In fondo tutto questo non fa altro che riecheggiare il famoso logion evangelico per cui “Chi ama la sua vita [psicologica e secolare], la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà [spiritualizzata] per la vita eterna” (Gv 12, 25).

_____________

Note

1) Faccio un esempio un po forte di questatteggiamento psicologico che sottende una insicurezza personale. Spero di non scandalizzare nessuno. Un giorno fui ospitato per un breve periodo in casa di una normalissima famiglia, a Napoli. Mi sistemarono in una stanza in cui, ogni mattina, sentivo dallappartamento soprastante, una signora che riassettava la camera da letto muovendosi con scarpe dal tacco alto. Costei ogni mattina mi dava la sveglia con i suoi insistenti rumori ed iniziò a incuriosirmi talmente che chiesi: Come mai quella signora usa scarpe alte quando sistema la sua camera da letto?. Mi fu risposto in modo molto evasivo: Sai, è una persona molto femminile. La risposta acuì la mia curiosità perché non mi convinse affatto. Fu così che scoprii che quella signora era, in realtà, un travestito grande e grosso. Perché usare i tacchi alti di prima mattina, come se si fosse in una sfilata di moda, se non per cercare di confermare, in modo quasi disperato, di essere qualcosa che, forse in fondo in fondo, si sa di poter non essere? Infatti quale vera donna ha bisogno di fare così per sentirsi molto femminile

2) Cfr. http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm

3) Pare che lo stile populistico dellattuale papa abbia creato un consenso particolare e, di conseguenza, un aumento degli introiti vaticani. Cfr. Bilanci vaticani in ottima salute e l'obolo s'impenna in Adista. Ma in questo si nasconde qualcosa di tremendo: essere perennemente schiavi al volere del popolo, qualsiasi cosa esso desideri, buona o meno buona. Infatti se il criterio è lisciare il pelo al prossimo, costi quel che costi pur di ricevere notorietà e soldi, alla fine il conto da pagare sarà salatissimo e consisterà nella definitiva alterazione di una religione.

4) Cfr. http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm 

5) Ibid.

6) Si noti che questinsistenza sul fare comunità non è tipica solo delle chiese moderniste o progressiste del Cattolicesimo. Lho constata pure in movimenti ecclesiali che, in realtà, sono forme religiose a carattere più o meno spiccatamente settario. 
Un amico ciellino mi diceva: Quello che ti manca è stare in una comunità, la comunità è importante. La frase, se non è assolutizzata, ha un suo senso: imparare ad amare il proprio prossimo, anche se fastidioso, è un esercizio ascetico. Purtroppo, oltre che a portare acqua al mulino ciellino, in tale espressione pare dimenticato che pure gli eremiti, privi di comunità, sono nella Chiesa, perché, staccati da una loro visione religiosa individualista, vivono innestati in Dio. Viceversa si può essere ben integrati in una comunità ed avere una visione individualistica o ereticheggiante di cristianesimo come in tanti casi a noi circostanti.
Stesso mantra sulla comunità lo ritroviamo pure nei neocatecumenali con la loro enfasi sul  “treppiede: la Chiesa è come un treppiede, uno sgabello a tre gambe. Una di queste gambe è la comunità. 
Non è un caso che queste forme religiose insistano tanto sulla comunità e poi siano staccate dalla Chiesa, intesa in senso storico, spirituale e profondo, predicando un Cristianesimo modernizzato e contrapposto in diversi punti a quello tradizionale.

7) “La Chiesa non è un hobby, un gioco, un interesse privato, una pretesa, e neppure una comunità. È la salvezza della nostra anima. E noi la raggiungiamo dapprima aprendoci, e quindi dando il meglio di noi stessi. Se c'è qualcos'altro, è tutto secondario. Non dobbiamo mai perdere questa prospettiva. Se lo facciamo, siamo fuori rotta e diretti al di fuori della Chiesa
http://orthodoxengland.org.uk/brorthoi.htm

16 commenti:

  1. L'anno scorso durante la Veglia Pasquale, in una Chiesa trentina, grande fu il mio fastidio nel sentire durante i vari canti (di per sè banali) suonare la batteria !!! Conoscendo il celebrante, il giorno dopo gli domandai schiettamente se non ritenesse abuso liturgico il far suonare perfino un batterista durante la più importante liturgia dell'anno!! (Oltre alla batteria naturalmente c'erano chitarra e tastiera..) La sua risposta, ovvia,fu la seguente: "Eh ma così almeno riesco a farli venire in Chiesa! Almeno vengono!". A fare cosa? avrei voluto dirgli io..
    Piuttosto di "fare comunità" in questo modo preferisco stare solo.
    Grazie ancora per i suoi articoli e il suo lavoro.

    nikolaus

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    1. A queste situazioni ho voltato le spalle da decenni (e non sono vecchio, si noti). Non se ne cava un ragno da un buco. Non si rendono conto che invece di elevare una situazione seguono l'onda del ribasso. Non se ne rendono conto ed è inutile parlargliene. In Friuli esiste un detto molto eloquente che si applica anche in questo caso: "Non lavare il muso dell'asino perché sprechi acqua e sapone e in più infastidisci la bestia!".
      Per quanto riguarda Trento, una volta sola ci misi piede ma l'impressione che ne ricavai osservando l'interno delle chiese cittadine fu assai triste. Questo mi bastò a capire il "tono" ecclesiastico del posto.

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  2. La salvezza in Dio dell'individuo? Ma cosa dice? Non lo sa che Cristo è venuto perchè ci amiamo l'un l'altro,perchè facciamo comunità,appunto? Le preghiere devono usare la prima persona plurale,il noi, non l'io delle devozioni solitarie,intimistiche. La clausura,gli eremiti appartengono a un altro mondo,altra società,improponibile all'uomo attuale ,che vive tra computer,Facebook,aerei,tecnologia varia in una società,una comunità quindi, in cui l'individuo è inserito come tutti come un dente di un ingranaggio che fa funzionare il mondo. Cercare di abbracciare questa società o comunità è l'unico modo per salvarsi e non diventare uno spostato. La ricerca di Dio si fa seguendo le sue vie,cercando la giustizia,la rettitudine,l'amore reciproco. Andare verso l'altro,verso il vicino, è un andare verso Dio. Quello che avrete fatto al più piccolo di questi l'avrete fatto a me. Per questo l'attuale papa é amato così intensamente,perchè vuol farci vivere la vita pienamente e non come gli spostati del passato che rinnegavano la realtà,la vita,la natura ,il corpo, per cercare un aldilà prima del tempo. "I cieli sono i cieli del Signore, ma la terra egli l'ha data ai figli dell'uomo" perchè la coltivino e la migliorino e il fare comunità rientra in questo lavoro e miglioramento.

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    1. L'anonimo (che in quanto tale non si firma neppure con uno pseudonimo) forse scherza. Non si può infatti dire sul serio una cosa del genere. Infatti:

      1) Il fine del Cristianesimo è sempre stato la "salvezza individuale". Perfino una santa cattolica, Teresina di Lisieux, diceva: "Siamo come le ballerine di un teatro. Possiamo aiutarci nel prestarci il belletto, nello stringerci il costume l'un l'altra ma poi sul palco siamo SOLE e qui ognuna è responsabile per se stessa".

      2) Il Cristianesimo orientale dice la stessa cosa. Ricordo un sacerdote sapiente, Timotheos Eleftheriou, ex parroco di Trieste, che mi ribadiva: "Il cristianesimo è questione di salvezza personale, personale! Ognuno è responsabile per la sua salvezza".

      Questa impostazione storica e tradizionale ha portato alla fondazione di monasteri (monos=solo) in cui il singolo si santificava ed era "solo" ossia staccato dal mondo, pur vivendo in una comunità.

      Oggi il Cristianesimo sta impazzendo, con la scusa di "stare al passo coi tempi". Io che evidentemente critico gli atteggiamenti "fuori dal mondo" di alcuni tradizionalisti, sono contrarissimo a questo impazzamento in cui non solo si sta nel mondo ma si soggiace al mondo. Ed è la storia di questi anni sventurati.

      Solo chi crede che tutto questo porterà alla gloria (e invece porta ad uno svuotamento selvaggio) crede che sia oro. Il risveglio sarà terribile. Infatti tutto questo porta semplicemente all'ateismo poiché nasce dall'ateismo.
      Per questo i vari Scalfari si spellano le mani ad applaudire al definitivo snaturamento del Cattolicesimo.
      No, in nome di nulla e di nessuno si può fare i "pupi siciliani" manovrati dagli Scalfari di turno, neppure se trai pupi se ne trovasse uno anziano vestito di bianco...

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    2. Perchè mai dovrebbe portare all'ateismo? Per i mussulmani è prima di tutto importante la grandezza e la prosperità della 'Umma,la comunità musulmana in cui l'individuo è immerso nella comune preghiera e osservanza. Per gli ebrei lo stesso, l'individuo sparisce nel popolo, la cui esistenza e persistenza è il primo comandamento, non per niente credono all'immortalità del popolo ebraico, che si ottiene ognuno facendo la propria parte, e basterebbe osservare il Crescete e moltiplicatevi per essere un buon ebreo: la preghiera é comunitaria, e si fa solo se ci solno dieci persone raccolte come minimo, una piccola comunità, la mistica ebraica è tutt'altra cosa rispetto alla cristiana, è sempre un cercare i significati nascosti per capire e agire nell'aldiqua. In ambiguo cattolico eremiti non c'è ne sono più, le claustrali cercano di spiegare imbarazzate il loro ruolo cercando di giustificarlo. Lei stesso ha descritto chiaramente gli ambienti cattolici e ortodossi che girano attorno e nei monasteri: da starne alla larga. Che facciamo? Stiamo nella nostra stanzetta a leggere s.Gregorio o s. Cirillo? Se uno si soddisfa così è come leggere un libro di poesie o un brano di alta letteratura o di musica colta,ma non più di questo. Il mondo va avanti per le sue strade, e chiudersi nel proprio guscio di letture spirituali corrisponde alla fuga a Katmandu dei poverini di 30/40 anni fa.

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    3. Caro signore,

      avere una conoscenza sommaria della propria fede (ammesso che lei sia cristiano di confessione cattolica) e avere una conoscenza molto sommaria del proprio prossimo porta a fare quello che leggo: minestroni, in cui tutto è appiattito nell' Al di quà e si da una valutazione distorta del mio pensiero.

      Prima di scrivere, la prego d'informarsi sulle basi della sua fede (ammesso che l'abbia ancora e non si sia immerso in un ebraismo immanentistico) e delle impostazioni religiose dell'altro.

      Prima di tutto io invito a stare alla larga da ambienti monastici e parrocchiali decaduti (che sono la maggioranza) ma non raccomando affatto di tranciare con la Chiesa chiudendosi in pensieri puramente intellettuali. Io stesso ho rapporti vivi con realtà vive, per quanto siano ben poche, oramai.

      Il suo pensiero dell'individuo che SPARISCE nel popolo, dal punto di vista cristiano tradizionale (sia orientale che occidentale) è eretico.
      Prova ne sia che nello stesso santorale, per quanto vi sia la comunanza del titolo "san" (poiché tutti sono cristificati dall'unico santo, Cristo, e si immergono in LUI, non nel popolo!), ognuno conserva il suo NOME INDIVIDUALE il che vuol dire molte cose.

      Quest'equilibrio armonico tra il sentire comune della Chiesa e NON DEL POPOLO (davanti alla quale l'individuo si orienta preferendo abolire asceticamente il suo sentire individualistico) e la persona del singolo, le cui caratteristiche non vengono MAI MENO, è tipicamente cristiano.

      Se si sposta l'ago della bilancia in direzione della SPARIZIONE dell'individualità (come dice lei) a favore teorico del popolo, abbiamo un semplice ideologia, né più né meno, in cui il singolo non ha senso come persona ed è solo in funzione di un sistema collettivista.

      Se si sposta l'ago della bilancia in direzione dell'INDIVIDUALISMO SELVAGGIO che è la nostra cultura dominante, abbiamo l'alterazione e il rifiuto della tradizione religiosa con la conseguente trasformazione della Chiesa in grappoli di sette, in cui ognuno ha un sentire diverso e contrastante con il suo prossimo.
      La prova la vediamo ora, nel dialogo forse impossibile tra me e lei!

      Da che so io, in ambito cattolico di eremiti ce ne sono ancora, pure in Italia anche se non si fanno pubblicità.

      In effetti l'eremita vive per Cristo non per amore della sua immagine da dare in pasto a tutto il mondo, immagine che magari non corrisponde, con la realtà ed è una pura finzione.

      Forse le claustrali cattoliche in diversi monasteri conoscono un momento di sbandamento. Ma questo sbandamento è impresso anche da persone che vanno dicendo che i contemplativi non servono a nulla. E le poverette, che non hanno più i pastori di un tempo che le confermavano nella fede, finiscono quasi per crederci.

      Io che ho a che fare più spesso con l'Oriente bizantino, so bene cosa risponderebbero. Direbbero semplicemente che queste idee sono fuorvianti, eretiche, poiché nella Chiesa ci vuole la Marta (che serve) e la Maria (che prega) e non si può mai mettere l'una contro l'altra.

      In questa prassi di preghiera e di lavoro, s'innestano le letture - tipo quella di san Cirillo e di san Gregorio da lei ricordate - che non solo ci fanno sentire fratelli di questi antichi padri, ma prosecutori del loro stesso lavoro.

      Chi pensa che questa sia archeologia o cose inutili ha già fatto scisma.
      Infatti non si può vivere contrapponendo passato con presente, preghiera con azione, pensiero con pratica, antico con nuovo. Tutte queste contrapposizioni fittizie non nascono certo dal Bene ma da spiriti di contraddizione (e dal Maligno), spiriti atei almeno in potenza, il cui obbiettivo finale è, che lo sappiano o meno, quello di portare la Chiesa fuori dai suoi binari e generare atei.

      E c'è da dire che in Occidente ci stanno quasi riuscendo!

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  3. Un altro appunto al signore anonimo che evidentemente poco ci capisce (i suoi maestri probabilmente sono più confusi di lui).
    NELLE PREGHIERE si usa il NOI e non l'IO per un semplice motivo che non è quello da lui mostrato: E' la Chiesa intera che viene sollecitata, il soggetto è l' INTERA CHIESA intesa come comunità di TUTTE LE GENERAZIONI (non solo della presente!).
    Il singolo può esprimere questa preghiera in quanto IN COMUNIONE con la Chiesa di tutte le generazioni.
    Ma questo NON E' quanto va dicendo il nostro anonimo amico evidentemente succube di un concetto sociologico e populistico di Chiesa (tanto in auge presso le intellighenzie cattoliche attuali).
    Infatti, qui si sottende il superamento dell' INDIVIDUALISMO moderno e l'adeguamento ascetico del singolo a quanto TUTTA LA CHIESA ha da sempre creduto.
    E' questo che fanno molti cattolici attuali, tutti tesi a condannare il loro passato anche liturgico? No, affatto! Infatti qui prevale l'IO selvatico che vuole imporsi sulla Chiesa di tutte le generazioni, non il NOI ascetico da me spiegato. Il "noi" ascetico ha infatti senso anche nel caso del monaco o dell'eremita, proprio perché unito a tutta la Chiesa di tutte le generazioni.
    In realtà questa è gente piena di contraddizioni e raggiunge le intuizioni luterane con un ritardo di 500 anni..

    Detto ciò bisogna ricordare che moltissime preghiere antiche non usano il "noi" ma l' "io" basta vedere le traduzioni delle preghiere bizantine da me fatte. Una volte di più la teoria sociologica e populistica di Chiesa si mostra per quel che è: una ideologia esterna al Cristianesimo!

    L'individualismo è certamente entrato nel mondo cattolico espandendosi nell'epoca moderna. Ma questo non ha nulla a che fare con l'impostazione antica da me ricordata (la salvezza è individuale) poiché deriva dell'individualismo protestante. Non vedere queste cose e fare di tutta l'erba un fascio significa non capirci nulla di storia né di Cristianesimo. A questo punto pure i bizantini erano individualisti perché usavano nelle preghiere l' "IO" al posto del "NOI"?
    Purtroppo oggi prevalgono i concetti astrusi che vediamo espressi dall'anonimo. Lungi dall'essere tipici della Chiesa, tali concetti contraddistinguono solo la setta.

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  4. Gentile Pietro,

    penso che sia chiaro che l'anonimo delle 14.29 stesse scherzando.
    Anche alla superficialità spocchiosa c'è un limite.

    Con gratitudine

    GdM

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    1. Ottimo! Queste risposte saranno pur sempre utili ad altri che magari credono a certe stupidaggini... ;-)

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  5. Mi spiace di parere un "fustigatore" severo ma, sinceramente, non capisco come mai, intervenendo in questi post, qualcuno si atteggia a maestro nonostante dia la netta 'impressione di non aver chiare le basi del Cristianesimo,

    Se io non conosco la botantica - per fare un esempio - non vado in un gruppo di esperti botanici a dire la mia e a volermi imporre!
    Insomma, è questione di un minimo di buon senso, non vi pare?

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    1. E' verissimo, Pietro, ma si sa che, a questo mondo, più uno è ignorante, più pretende di erigersi a "tuttologo" maestro di vita.
      Tommaso Pellegrino - Torino
      www.tommasopellegrino.blogspot.com

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  6. Carissimo Pietro,
    mesi fa ho conosciuto un sacerdote ortodosso della mia terra ma, sentendolo predicare, sono rimasto molto stupito: attaccava con forza il culto dei Santi, della Vergine e delle Icone. Successivamente mi ha rivelato di essere un ex-cattolico che stravede per la comunità di Bose, convertitosi all'Ortodossia e giunto infine al sacerdozio. A questo punto mi chiedo: nel mondo ortodosso italiano come si vagliano le vocazioni? Come vengono formati i sacerdoti?

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    1. Posso essere sincero sincero? Da quello che ho potuto vedere e da quanto mi è stato narrato non si vagliano affatto!
      Tranne casi lodevoli (e ce ne sono!) c'è la tendenza generale a considerare i preti come dei tappi per chiudere dei buchi (visione unicamente amministrativa!).

      Se il tappo salta lo si defenestra ma fintanto che resiste lo si tiene, dica quel che dica, faccia quel che faccia (tanto sono affari suoi, non della Chiesa come dovrebbe essere), basta che non chieda soldi a chi l'ha ordinato (gliene dia, semmai) e non gli porti fastidi giuridici.

      C'è una faciloneria a imporre le mani e, in qualche caso, a degradare dallo stato clericale che, a suo tempo, quando la notai mi lasciò basito.
      Questa non è attenzione alla persona ma AL VANTAGGIO che la persona può dare. Null'altro!
      E' una bella decadenza, non c'è che dire. Poi, in qualche caso, si copre questa decadenza reale con discorsi su una presunta "rigogliosità" dell'Ortodossia... Tutte cose false ma che comunque sono buone per giustificare e ottenere l'otto per mille!

      Non si stia a meravigliare: questa decadenza è analoga a quella di molte diocesi cattoliche in cui ci sono realtà similari e dove, anche qui, si fanno discorsi trionfalistici per coprire il vuoto umano ed ecclesiastico.
      La differenza tra le due realtà è che la prima non ha intaccato o stravolto le basi della fede e della liturgia e offre ancora molte isole rinfrancanti, molte di più rispetto al mondo cattolico.

      Quindi, in sintesi, i sacerdoti non sono formati affatto! Se uno ha la fortuna di essere passato in realtà ricche di contenuto ha dei riferimenti e una formazione (che però proviene a monte) altrimenti niente di niente.
      Questo vale SOPRATTUTTO nel caso di chi viene da nazioni non ortodosse. Qui c'è da stare attentissimi anche perché, nonostante il vescovo possa fregarsene, un sacerdote con opinioni eretiche potrebbe non amministrare più sacramenti validi! So di persone che sono scappate via da preti del genere e hanno fatto bene!

      Evitare di dare una formazione ecclesiastica aveva forse senso una volta in cui un buon ragazzo, cresciuto in una famiglia di credenti e attorniato da persone altrettanto credenti, riceveva la sua formazione dall'esempio di chi lo circondava e da un buon clero. E noti che parlo di formazione non di informazione libresca o di curriculum scolastico.

      Ma oggi che senso ha? Le famiglie anche nelle nazioni ortodosse (penso alla Grecia) oramai sono come le nostre, più o meno indifferenti e formali. La società è secolarizzata. Questi giovani non differiscono in nulla rispetto ai nostri. Ne consegue che uno che diviene prete (anche per motivi puramente pratici: fino a poco tempo fa aveva lo stipendio statale garantito) diviene prete "fai da te", come succede oggi nel Cattolicesimo in cui, nonostante il seminario, ognuno si fa su un'identità a sua misura.

      Io stesso, in un certo periodo, ebbi come docente un prete ortodosso (che insegnava "Introduzione all'Ortodossia") il quale un bel giorno disse: "La verginità di Maria santissima è un simbolo....".

      La fortuna è che in questo contesto non c'è nessun concilio che parli di "aggiornamento" con applicazioni più o meno strambe in modo da dare spago alle astruserie di questa gente.

      Lei capisce bene che, in un contesto simile, il credente impara a non guardare molto al prete e a cercare chi vive realmente il cristianesimo per trarne forza ed edificazione, fosse pure un semplice monaco non prete, come succede ancor oggi in Grecia.

      Una stola sulle spalle non è mai stata garanzia di santità e di affidabilità ecclesiastica e/o umana.
      Tanto meno una mitria...

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  7. A parte il tono indispettito da entrambe le parti, giustificato dalla posta in gioco, la discussione mi interessa, anche se non posso seguirla bene data la mia scarsità teologica e filosofica. Avrei domande da fare e opinioni da produrre ma la discussione andrebbe troppo per le lunghe. Io sono completamente con lei,gentile signor Pietro, e percorro una mia via personale,indipendente da quella ufficiale gerarchica della chiesa e quindi sono certamente non in unione con la chiesa,ma se non cattolico propriamente potrò dirmi cristiano almeno. Non critico più i preti e il papa perchè cerco di disinteressarmene e di guardarli da lontano. Però, c'è un grande però, le mie letture,le mie preghiere,le mie riflessioni personali non mi bastano e si avrebbe bisogno alle volte di sentirsi parte di una comunità, di un sentire comune, che dia anche la sensazione di non essere soli. Lei dice che realtà positive ci sono, poche ma ci sono, e beato lei che le conosce e le frequenta,ma io ho avuto delusioni dai pochi tentativi che ho fatto. Per esempio, ogni tanto mi capita di andare alla Messa latina tradizionale, che spesso,non sempre mi arricchisce, ma una volta finita la messa i fedeli escono ognuno per proprio conto senza nemmeno guardarsi,il che non è obbligatorio, e perdendo quindi quella sensazione di essere parte di un Noi,come diceva lei, di una ecclesia. Nemmeno il prete in queste occasioni è un punto di riferimento perchè di solito è lì solo per questa unica messa settimanale o quindicinale, è uno "imprestato" da altrove e poco interessato alla sua piccola ecclesia domenicale. Quindi ci si sente soli senza possibilità di scambio di opinioni e di esperienze. Io frequento questo sito che mi piace e mi insegna molto ma è l'unico punto,per il resto ho solo i libri,che vanno bene,certamente ma a volte ho come l'impressione di essere l'unico che legga certi autori, l'unico che legge il breviario romano in latino,l'unico fedele di una religione scomparsa. Non voglio essere frainteso, sono convinto nella realtà e nella verità delle cose che leggo e nelle preghiere che dico e nel loro valore, ma umanamente soffro di questo isolamento. Forse sono uno degli eremiti di cui il signore anonimo qui sopra negava l'esistenza, forse non c'è bisogno di definirsi per esserlo, forse può esistere anche l'eremita di città che prende l'autobus o guida la macchina. Chissà che essere eremiti non sia ormai l'unica maniera per sottrarsi alla degradazione di quella che era stata la nostra religione di ragazzi.

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    1. Oramai molte persone di buona volontà evangelica sono eremiti, non si rattristi per questo! Perciò non sono convinto che lei sia solo (in senso ecclesiale) perché ha una unione con Dio nella preghiera. Il buon Signore non la abbandona di certo poiché è compito suo legare tutte le persone come lei a Lui.

      Quanto ha narrato è stata, in parte, la mia esperienza. Le messe "vetus ordo" concesse "obtorto collo" dalle curie non sono realtà vive (tranne, forse, alcuni casi). Per questo me ne andai. Mi sembrava una pantomima museale!

      In compenso nei monasteri tradizionali respiravo tutta un'altra aria, un'aria di maggiore vita e interesse religioso.

      Nella chiesa in cui andavo e dove si celebrava la messa tradizionale in latino arrivavano alcuni, si "mummificavano" per una mezzoretta e poi scappavano via cercando di avere meno rapporti possibili con il loro prossimo.

      Io stesso ero considerato fintanto che ero utile. Il giorno in cui me ne andai nessuno mi cercò il che indica che tipo di rapporto umano ci fosse.

      Le curie sanno bene che la maggioranza di queste "esperienze" o prima o poi si estinguerà poiché non hanno alcuna forza vitale, non producono altri cristiani! Le tollerano aspettando la loro morte, poiché hanno capito bene di che si tratta. E' come lasciar vivere l'ultimo dei mohicani, dopo averlo castrato. Così hanno la sicurezza che non si riprodurrà più!
      Evviva la "misericordia" verso il "vetus ordo" di questa gente!!!

      In definitiva, non si scoraggi, non si perda d'animo. La vita è sempre stata una prova per tutti ma chi crede in Dio non è mai solo e, in qualche modo, verrà condotto da lui verso la Luce.

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  8. RICORDO che non pubblico commenti con accuse personali.
    Se uno ha argomenti da porre - anche se non concorda con me - è il benvenuto. Io stesso pongo degli argomenti, tutti a ragion veduta e sulla base di un'esperienza vissuta e a lungo meditata. Se altri sono in grado di fare altrettanto mi fa piacere.
    Ma porre accuse unicamente personali (come in qualche commento che ho appena cestinato) non serve a nulla. Né a me né a chi lo fa.
    Nella fede non esistono autorità o persone al di sopra di tutto poiché tutto è sempre esaminato alla luce della rivelazione e dell'esperienza della Chiesa. Altrimenti queste supposte autorità divengono un idolo e la fede qualcosa di idolatrico. A quel punto è inutile fare accuse personali contro chi lo rivela, contro chi rivela che qualche Re è nudo...
    La mia intenzione è quella di non essere contro alcuno. Non faccio discorsi contro le persone o gli ambienti ma indico cosa non va in certi comportamenti, perché questo collide con la fede e rende insensata la Chiesa stessa. Chi non lo capisce si può accomodare in siti che possano rassicurarlo narrandogli, magari, favole. La realtà, ahimé, è molto più prosaica al punto che la vita è sempre stata una prova per tutti.

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