Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

domenica 7 settembre 2014

Chiesa viva e Chiesa morta (ricevo e rispondo)



Con tutto rispetto per Pietro C. e il suo lavoro, l'esistenza dell'Ortodossia rimane per me un mistero insondabile. Io non sono un cattolico fanatico, anzi, sono un credente relativamente tiepido. Ma l'Ortodossia a me è sempre apparsa come una reliquia del passato sopravvissuta per qualche errore della Storia ai margini di una parte d'europa in cui è rimasta cristallizzata come un ramo secco (i famosi primi sette Concili Ecumenici). La Chiesa Ortodossa mi ha sempre dato l'idea di un museo, una istituzione mummificata e non vivificata dal soffio dello Spirito Santo, un vecchio libro polveroso, magari intarsiato ad arte, ma sostanzialmente morto, un po' come l'Antica Alleanza degli Ebrei. Mi scusi, Pietro, può essere che la mia sia la visione miope di un Occidentale e basta. Però per me i cristiani Ortodossi sono come gli Ebrei: questi ultimi non hanno riconosciuto il Messia venuto a visitarli in casa loro. I primi, dal canto loro, continuano a rimanere ciechi di fronte all'accettazione del primato di Pietro, la Roccia riconosciuta da tutti i cristiani dei primi secoli che Gesù ha scelto per pascere i suoi agnelli e confermare i fratelli nella Fede. Sempre di cecità si tratta: Ebrei e Ortodossi accecati allo stesso modo. Chiedo scusa, ma credo che la stragrande maggioranza degli Occidentali pensi proprio questo della chiesa greco-ortodossa, anche se non ha il coraggio di dirlo. Vorrei un consiglio, un parere da parte sua che possa farmi cambiare idea. Grazie. 
______________ 

Gentile signor Francesco, 

strutturo la mia risposta in alcune parti. Quello che lei dice in poche righe chiede, purtroppo, una risposta piuttosto articolata. Spero abbia la pazienza di leggerla fino in fondo. Intanto, grazie per la sua sincerità e il suo coraggio.


Premessa 

Non credo che certe sue convinzioni possano cambiare con delle semplici idee o parole. Una qualsiasi idea può scacciare una qualsiasi altra ma può anche indurire le persone nei loro pregiudizi. Si possono creare delle contrapposizioni che potrebbero sfociare in bisticci come fanno certe donne al mercato, cosa che sinceramente odio. Le questioni religiose, ahimé, spingono l’uomo ad odiare il proprio prossimo che lo contraddice fino al  punto da sopprimerlo fisicamente o socialmente. È storia dei nostri giorni ed è storia pure italiana, anche se in Italia ci si serve di un pesante muro di silenzio per isolare chi non serve ai poteri forti, Vaticano incluso.

Quello di cui si occupa o si dovrebbe occupare la Chiesa non sono semplici parole, idee (da cambiare o meno), discorsi o concetti teorici ... Solo nei periodi di decadenza la Chiesa pastroccia con le parole e diviene logomaniaca, riducendo il Verbum (= Cristo) a pura vanitosa verbosità. Ecco i nostri tempi! 

D’altronde qualsiasi filosofo o demagogo sa fare discorsi migliori. Con le parole, poi, si può anche dire che il ghiaccio è bollente o che un cerchio potrebbe essere quadrato e sono convinto che si riuscirebbe pure a convincere qualcuno ... 

Per questo chi ha lo spirito autentico della Chiesa non si occupa di parole e di semplici idee ma sta su tutto un altro piano: quello della vita, o meglio della vita di Dio. “In Lui era la vita”, dice san Giovanni nel prologo del suo Vangelo. Infatti l’evangelista non dice: “In Lui era l’idea” ma “in Lui era la vita”.

Quindi la prima cosa da fare è staccarsi dai fantasmi delle idee che ci legano alle apparenze con le quali si può affermare che un morto è vivo o che un vivo è morto o che chi dice la verità è peggio della peste. Mai assolutizzare l’idea per l’idea o vivere di slogans come dei lobotomizzati! 

Nel campo della religione il ragionare serve ma fino ad un certo punto. Da un certo punto in poi ci dovrebbe essere ben altro! Viceversa, oggi si stanno partorendo autentici mostri e si scambia per religioso quello che è unicamente psicologico (veda la mia piccola analisi tra religiosità spirituale e psicologica, in questo blog) perché esiste una radicale incapacità d’intuire questo “ben altro”! Tutto inizia e finisce nel puro umano, nella pura idea! 

Le ho fatto quest’ampia premessa semplicemente per dire che la religione o la fede non è una questione d’idee, di opinioni, ma di vita, di percezioni spirituali che non ci costruiamo noi ma che ci giungono, ci interpellano e ci chiamano. 

Non dico, infatti, di sentimenti perché siamo ancora in un campo autoreferenziale, antropocentrico, ma di percezioni spirituali. Chi ha fede, non crede in un Dio morto ma in un Dio vivente che, in qualche modo, comunica qualcosa e continua sempre a rivelarsi, anche se in modo nascosto. La Chiesa si appoggia su tutto questo, anche se oggi quest’aspetto mistico è quasi completamente oscurato con danni incalcolabili.


Chiesa morta – Chiesa viva 

Dom Prosper Guéranger (1805-1875)
Con tale premessa forse è più chiaro capire che il discorso da lei fatto sul Cristianesimo orientale è puramente ideologico (ci muoviamo nell’ambito delle pure e sole “logiche idee”). Per giunta non è neppure un discorso originale. È una cosa vecchia! 

Un ragionamento del genere lo trovai tempo fa’ nell’opera di un abate ottocentesco francese: dom Prosper Guéranger. 
Quest’abate, lodevole e lodato per molte altre cose, in Institutions Liturgiques ad un certo punto afferma pressapoco: “Le eresie liturgiche nascono perché la prima cosa fatta da un eretico per attaccare la Chiesa, è quella di cambiarne la liturgia”. 
Affermazione verissima, se si pensa alla storia del Cristianesimo e se si nota cosa succede oggi! 

In seguito, invece, l’abate fa’ un discorso completamente gratuito e ideologico: “Solo un corpo morto può non avere malattie, come le Chiese dissidenti (orientali) le quali non hanno devianze liturgiche, proprio perché in realtà, essendo staccate da Roma, sono morte”. 
Queste affermazioni, che cito a memoria, sono esattamente quelle che lei ha testé fatto. 

Qui non si fanno certe distinzioni cattoliche di un tempo tra chi, separandosi, commette un peccato mentre i discendenti di costui non possono essere accusati di tale peccato. Qui si fa’ un discorso radicale che sfocia nell’assurdo: tutto il contesto separato è morto a prescindere! Sono cose che pure dal punto di vista cattolico tradizionale non stanno in piedi e aprono insanabili contraddizioni. Infatti: 

1) Se queste Chiese sono “morte”, com’è possibile che da sempre il Cattolicesimo ha ritenuto validi i sacramenti e la successione apostolica delle Chiese orientali? Una Chiesa morta non ha sacramenti validi, ossia viventi ed efficaci! 

2) Com’è possibile che una Chiesa “morta” continui ad essere chiamata “Chiesa” e non semplice “comunità”, “aggregazione”, “assemblea”, come si fa’ talora con il mondo protestante? Ammettere il titolo di “Chiesa” ad una comunità cristiana non è cosa da poco! 

3) Se, viceversa, queste Chiese non sono “morte”, ne consegue che i sacramenti da loro amministrati trasmettono la vita, ossia offrono la grazia, aprono il Cielo, anche se il cattolico tradizionale ne contesta la legittimità (appoggiandosi sulla classica divisione tra “potere dordine e potere di giurisdizione”). 

4) Se questi sacramenti offrono la grazia è inevitabile che possano essere strumenti di santità, nonostante tutto! 

5) Se sono strumenti di santità (e abbiamo non pochi casi di santi orientali ben dopo il 1054, l’ultimo canonizzato sarà padre Paisios l’Atonita) possiamo ancora dire che è una “Chiesa morta”, nonostante i peccati di certi suoi membri? 

6) Lei fa’ un parallelo tra l’Ortodossia e il mondo ebraico, per trarre le sue conclusioni. Mi permetta di dirle che è totalmente fuorviante, dal momento che tra le due realtà non ci sono gli stessi presupposti e neppure la stessa storia. Per giunta, rifiutare Cristo e rifiutare la giurisdizione papale (intesa modernamente) non è assolutamente la stessa cosa, poiché Cristo è Dio, il papa, per quanto abbia una funzione particolare nella Chiesa, è un semplice uomo come tutti! Se poi dovessi citarle un teologo cattolico (Severino Dianich) aggiungerei che “nella Chiesa quello che è fondamentale sono i sacramenti e non risulta che il papato sia un sacramento...”.

Penso che il discorso della “Chiesa morta” fu fatto praticamente per un solo motivo: dimostrare che il legame con il papa è tale da condizionare tutto, perfino la vita e la morte di una Chiesa. Veda, ad es., la bolla Unam Sactam di Bonifacio VIII che ha questa esatta tendenza. D’altronde nella stessa epoca di Bonifacio VIII i canonisti si erano spinti fino ad affermare “logicamente” che “talmente alta è l’autorità del papa che da solo potrebbe abolire i vangeli e scriverne di nuovi” (cito a memoria). 

Ora, che nella visione cattolica si ammetta il particolare ruolo del papa nella Chiesa, è un fatto evidente sul quale non serve discutere. Perfino nella visione ortodossa si può ammettere il ruolo di un vescovo al di sopra di altri, per il servizio di tutta la Chiesa (anche se questo ruolo non coincide con quello cattolico e anticamente è sempre stato così, si veda, ad es., lautonomia della Chiesa di Cipro esistente già prima del concilio ecumenico del 325. Tale autonomia sarebbe stata impossibile se allora ci fosse stato il concetto centralistico romano di tipo moderno da noi ben conosciuto. Inoltre, tale autonomia fu alla fine ratificata dagli stessi apocrisari romani di allora, i vescovi Pascasino e Lucenzio e il sacerdote Bonifacio, presenti al concilio ecumenico di Efeso del 432 che ne prese atto nellottavo canone). 

Invece, che la sola assenza del ruolo papale sia tale da determinare la morte di tutta una Chiesa, è decisamente contro la logica più elementare su esposta e va pure contro la storia in modo smaccato. 
Pensi ad una cosa: storicamente intere Chiese (dellantichità cristiana e dellalto medioevo) non hanno mai avuto a che fare con il papa o con una direttiva papale, pur essendo in formale comunione con tutti i patriarcati di allora (quello romano compreso). Il ruolo papale in quelle Chiese è stato praticamente nullo, anche nei tempi della comunione ecclesiale con Roma. Lo stesso monachesimo nel deserto della Tebaide non aveva a che fare con il papa di Roma ma, al più e solo molto saltuariamente, con il papa di Alessandria dEgitto. Eppure è sempre stato vivissimo! (*) Questo le dimostra come certe valutazioni siano totalmente forzate, quand’anche non totalmente false.

Per giunta nel Cattolicesimo se da una parte qualcuno ammette ancora “la morte” di una Chiesa senza il papa (visione iperclericalista), dall’altra c’è sempre stato chi ha ammesso che tali Chiese hanno una “reale vita”, pur prive di papa (visione ecclesiologica oggettiva)! Insomma, in una stessa Chiesa c’è chi la dice bianca e chi la dice nera su un argomento di non lieve entità, ossia esiste una palese contraddizione e questo da secoli! 

Vede, si potrebbe ammettere la reale morte di una Chiesa senza papa solo nel caso in cui il papa e Gesù Cristo fossero la medesima e identica realtà, cosa che mi pare un controsenso e un monstrum theologicum che fa’ del papa un idolo, non un semplice servitore della verità, come dovrebbe essere. Più precisamente quest’idea fa’ del papa un anticristo in senso letterale, ossia qualcuno che sta totalmente al posto di Cristo (ἀντὶ Χριστὸς), come se questo fosse mai possibile, come se Cristo non esistesse affatto per la sua Chiesa! È il miglior servizio al papa ridurlo così? Credo proprio di no, anche se nella storia ci sono sempre state ricorrenti tentazioni clericaliste in tal direzione (La stessa idea basso medioevale che l’elezione di un papa significasse la rinascita di tutta la Chiesa tende all’idolatria papale e alla sua anticristicizzazione**). 


La morte della tradizione nel Cristianesimo: la sua sostituzione con lopinione umana 

Detto ciò c’è un altro elemento molto problematico che soggiace nel suo discorso, elemento da lei implicitamente suggerito: la morte della tradizione e la sua sostituzione con l’opinione umana.  (Sembra che sia  dallopinione umana aggiornata che trarrebbe, nella sua logica, la vita la stessa Chiesa).

Una Chiesa – ma pure una qualsiasi religione – compare e vive nella storia in questo modo: un’autorità fondativa (un profeta, un uomo spirituale) fonda una tradizione religiosa. Qualsiasi altra autorità che gli succede non è più fondativa ma unicamente a servizio della tradizione stabilita, una volta per tutte. Da questo momento in poi la tradizione, in ambito religioso, sta su un livello superiore a qualsiasi autorità umana che la serve e la trasmette. Qui l’opinione umana sulla religione non ha alcun senso ma occorre unicamente l’adeguamento della volontà umana alla tradizione fondativa. 

Osservi bene tutte le religioni storiche e noterà che funzionano effettivamente così. Lo stesso san Paolo dice che non si può creare un nuovo fondamento a quello posto (1 Cor 3, 11): Cristo non cambia ma è identico ieri, oggi e in eterno e come lui pure la Chiesa (Cfr. Ebr 13, 8)! Per questo le opinioni fanno solo confusione nella Chiesa, stessa confusione che si vedeva nelle prime comunità cristiane in chi si credeva di Paolo, di Pietro, di Apollo ecc, e non direttamente di Cristo, come ricorda l’apostolo (1 Cor 1, 12). 

In ambito cristiano, Cristo, uomo-Dio, ha posto un fondamento e una tradizione. I vescovi, autorità non fondative, espandono la tradizione ricevuta dagli apostoli e da Cristo, nel tempo e nello spazio. 

Questa tradizione viene rinvigorita e tradotta in disposizioni umane nella Chiesa (le cosiddette tradizioni ecclesiastiche). Una liturgia autentica è una disposizione umana che riflette in varie modalità la tradizione di Cristo, il suo spirito, la sua mentalità. Ecco perché in questo blog parlo di liturgie tradizionali (e non di disposizioni ecclesiastiche che alternano lo spirito della Tradizione). 

Purtroppo nell’ambito cattolico, in questi ultimi decenni, è avvenuta una profonda rivoluzione, i cui prodromi si notavano anche diverso tempo fa’: lautorità non fondativa si è silenziosamente eretta, di fatto, al di sopra della tradizione come se fosse fondativa. Questo è avvenuto in molte realtà del Cattolicesimo. Le tradizioni ecclesiastiche sono state modificate, a volte divelte, con l’idea di servire la tradizione fondativa ma di fatto allontanandosi sempre più da essa. 

In Occidente il primo a farlo in modo radicale e moderno fu Martin Lutero: l’autorità del singolo che legge la Bibbia sta sopra a qualsiasi interpretazione della tradizione! Ed è così che Tizio e Caio, leggendo lo stesso passo biblico, possono dire cose opposte; hanno opinioni opposte e in guerra tra loro! 

Alla fine, più che servire alla Bibbia o adattarsi ad essa, costoro arrivano a cercare nella Bibbia qualcosa che dia loro ragione e aboliscono qualsiasi tipo di autorità umana. Non cercano un correttore o un pedagogo, correttore che può applicare la tradizione e le tradizioni con sfumature differenti a seconda della persona. Cercano un complice. Ed ecco evacuata la tradizione spirituale mantenendo intatte le apparenze della religione! Oggi gran parte del mondo cattolico – dopo 500 anni – ha di fatto seguito compiutamente questo cammino e ne tira tutte le conseguenze. Una di queste è il fatto che nessuno si sente più limitato e peccatore, bisognoso di sottomettersi ad un’autorità spirituale per progredire cristianamente. Sono tutti divenuti perfetti e non vogliono correzioni, tutti si sentono maestri anche se religiosamente ignoranti! E d’altronde dove sono le autorità realmente spirituali visto che queste “non sono nessuno per giudicare”? 

Le opinioni imperano, la babele si diffonde a macchia d’olio ma viene pateticamente scambiata per “vita religiosa”. È evidente che anche per lei è questa la vita della Chiesa! Questo spiega la sua opinione: chi segue la tradizione, ripetendo gesti, parole, testi liturgici e stili antichi, non può che appartenere ad una “Chiesa morta”! In questa sua prospettiva si confonde la vita della Chiesa (che non fa’ clamore e pubblicità e si attiene alle disposizioni fondative) con il vitalismo mondano, oggi ben radicato tra i cristiani postmoderni. E la cosa peggiore è che si ritiene tale vitalismo mondano dono ed effetto dello Spirito santo (il che è pura bestemmia e cieca illusione). 

Il fatto è che, affermando questo, senza saperlo si va direttamente contro la propria fede, poiché la fede cristiana in senso autentico si regge solo e unicamente nell’alveo della tradizione, non al di fuori di essa. Nella vita cristiana pratica ci potranno essere adattamenti, aggiustamenti non sostanziali alla tradizione, ma non si potrà non dimorare in essa. Soprattutto non si potrà odiare la propria tradizione, come invece avviene diffusamente in Occidente, al punto che un vescovo può disprezzare o perseguitare un suo prete solo perché si veste in modo tradizionale o le comunità religiose si dividono tra residui vecchi (con un vago ricordo della tradizione) e pochi giovani (sempre più scapestrati, disobbedienti e ironici) ... 

Odiare le tradizioni ecclesiastiche fondate sulla tradizione di Cristo e in suo supporto significa, alla fine, odiare la tradizione stessa di Cristo. È inutile illudersi con vuoti giri di parole! 

Nel momento in cui un singolo o una Chiesa intera iniziano a mettere da parte la tradizione (contrapponendosi artificiosamente ad essa in nome di un’autorità, di un concilio, di un papa o di se stessi), la Chiesa muore. 

Sì, esattamente qui la Chiesa muore, non nel caso da lei creduto. E qui parlano le tristi percentuali, le cifre, quand’anche non assurga alle cronache il bassissimo livello qualitativo di molto clero e dei cristiani! 


Conclusioni 

Se quanto esposto le risulta incomprensibile e inaccettabile, è perché non meno di molti subisce una mentalità che di fatto non è ecclesiale ma che segna in profondità lo stesso Cattolicesimo postmoderno. È una mentalità dissolvitrice, tant’è vero che il mondo Cattolico (con autorità papale) è immerso in profondi problemi liturgici, dogmatici e spirituali, inesistenti nel mondo Ortodosso (privo di papa ma, fino ad oggi, per nulla in rotta con la sua tradizione e coerente con essa). E noti che non parlo di problemi umani (simili ovunque e che sono il primo a denunciare) ma di problemi istituzionali di base, quelli che mettono a repentaglio l’essere della Chiesa stessa. 

Questo blog mostra come, valutando la tradizione antica presente laddove è vissuta, lungi dal mummificare una Chiesa, si finisce per fare il miglior servizio anche alla sua stessa autorità. 

Prenda pure tutto il tempo che vuole per riflettere sulle mie parole. Nel caso in cui non le accetta è libero di farlo. La fatica del mio scrivere servirà ad altri. 

Le porgo i miei più distinti saluti.

______________________

Note

(*) Una decina d'anni fa’ feci la recensione di un libercolo pubblicato per la Cittanuova editrice, scritto da una pia signora la quale s’inventò che sant’Antonio il Grande (III-IV sec.), oltre a fare l’adorazione eucaristica (evidente proiezione di un esercizio di pietà latina che allora era ben lungi dall’esistere pure nella Chiesa romana e che inizia solo l11 settembre 1226 in Francia) invocava nelle sue preghiere il santo padre di Roma. Questi veri e propri cortocircuiti si spiegano solo pensando che, magari in buonissima fede, la gente cone questa pia signora pensa di mettersi in luce davanti al papa regnante stuprando, però, in modo impietoso la storia e i fatti (tanto di questi ultimi a loro che importa?). 
Sarà stato tanto se sant'Antonio il Grande avrà sentito parlare del papa di Alessandria e non è neppure detto che in tutta la sua vita lo abbia incontrato. Figuriamoci il papa di Roma!

(**) Diversi anni fa’ lessi un interessante articolo su un aspetto iconografico che sfugge ai più: sulle basi del baldacchino del Bernini, nella basilica di san Pietro, sono raffigurate le varie fasi del volto di una donna partoriente. 


Lo studioso di quell’articolo del quale mi sfugge il riferimento, affermava che tali raffigurazioni ritraevano una donna nellatto di partorire. Il medesimo studioso collegava il parto della donna con la tradizione basso medioevale di far sedere il papa neo-eletto su una sedia da partoriente in porfido appartenuta ad un’imperatrice. 
Sedia da partoriente
usata in un momento della lunga cerimonia
d'insediamento e 'incoronazione dei papi medioevali
La cultura barocca, anche attraverso questo particolare, si manifesta come l’estrema propaggine nella quale continuano a trasmettersi alcuni aspetti propri al basso medio evo della Chiesa romana. 
Lo studioso quindi concludeva che, dietro ad ogni elezione papale, ci fosse la raffigurazione simbolica della rinascita della Chiesa e che le basi sulle quali si appoggia il baldacchino berniniano lo volessero ricordare.

Vale la pena ricordare che chiunque ha un poco di basi patristiche si rende conto che se per alcuni Padri la Chiesa nasce dalla Pentecoste, in altre fonti cristiane antiche, nasce addirittura prima di tutte le cose (vedi il Pastore d'Erma, Visione II, 4, 1). Ora, prima di tutte le cose il papato non cera, quindi la Chiesa è esistita per lunghissimo tempo senza il papato! Ne consegue che la sua supposta rinascita non dipende dal papato e che la visione basso medioevale su tale particolare è del tutto fittizia.

10 commenti:

  1. Ha scritto un post grandioso, caro Pietro! DA APPLAUSI! Grazie infinite! Con amarezza però c'è da ricordare che nelle facoltà teologiche, anche quelle che hanno una storia luminosa alle spalle, appena si inizia a ragionare in questi termini si viene subito etichettati quando non messi alla porta...

    RispondiElimina
  2. E chi se ne frega, caro Paleologo? La Chiesa rimane (perché radicata in Dio) e gli eretici passano (perché radicati nella terra che si corrompe come tutte le cose di quaggù).
    Il fatto è che tutta questa gente non fa altro che guardare alla terra e ha dimenticato il Cielo o ha la tentazione di ritenerlo una leggenda (come buona parte di certi cattolici, parenti miei compresi).

    Ho un solo rammarico: chi nel Cristianesimo conserva le forme tradizionali e fa il servo dei mondani... Costoro (come certi metropoliti ortodossi ma anche altri personaggi nel mondo cattolico che si gloriano di conoscere persone mondanamente importanti) oramai servono a poco...

    RispondiElimina
  3. Caro Pietro, grazie!
    E' sempre così consolante, da cattolico, essere messo al riparo dal clericalismo e dal modernismo che chiede obbedienza dopo essersi fatto desistente rispetto all'ascesi e alla mistica, ed essersi consegnato alla psicologia e all'organizzazione, indulgendo al moralismo e all'ideologia degli uomini parolai, tanto quanto si è smesso di essere apologeti e "sperimentatori" dell'azione di Dio facendosene silenziosi ascoltatori e adoratori.

    RispondiElimina
  4. Esatto. A me non interessa essere contro il Cattolicesimo o contro il papa, ben al contrario!
    Dico solo che certi "paladini" del Cattolicesimo e del papato da secoli si sono impegnati a infognare il cristianesimo occidentale credendo di esaltarlo. Della serie "le serpi sono state coltivate in seno".
    Ecco, appunto, il super-clericalismo, il modernismo e l'estremo antropocentrismo odierno fatto, ovviamente, in nome del papa e di tutti i timbri curiali possibili! Poi alla fine, come dice Cristo, i frutti mostrano cos'è divenuto questi tipo di albero...

    RispondiElimina
  5. Vorrei fare notare, alla fine di tutto, come la posizione del signor Francesco sia di fatto un protestantesimo (con il papa). Oramai il mondo cattolico è per il 95 per cento puro protestantesimo!

    RispondiElimina
  6. Lei ha ragione e bisogna essere ciechi per non accorgersi della protestantizzazione ed ebraizzazione del cattolicesimo,che poi se questo sia un bene o n male lo lasciò decidere agli aficionados.
    Per quanto riguarda la chiesa ortodossa, per quanto sia affascinante in teoria,leggendo i libri che ne parlano, in pratica,frequentando un po' l'ambiente mi risulta un po' come descritto dalla lettera di Francesco,mi da l'idea della recita stanca e annoiata o di routine. I celebranti sono degli sbrigativi ciabattoni e le cerimonie spesso senza la minima concentrazione o intensità da parte dei pope o preti,ma tirate via con una familiarità che rasenta l'offesa. Almeno è questa l'impressione che ne ho avuto io, devo dire confermata indipendentemente da miei amici. Insomma l'attuale chiesa cattolica mi fa venir voglia di farmi ortodosso,ma all'idea di aver a che fare con certi preti ortodossi occhiuti calcolatori e sbrigativi faccendieri di cose sacre mi trattiene dal farlo e così si vive sulla carta,sui libri senza un contatto comunitario ,umano, fosse anche di solo discepola to con un maestro spirituale.
    Un'ultima cosa: mai sentito del papa sulla sedia da partoriente, mi potrebbe indicare la fonte per cortesia? Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come avrà pure lei notato, ho fatto una divisione tra i guai istituzionali e le problematiche umane.
      Il sig. Francesco, invece, non diceva questo ma entrava a gamba tesa in merito alle questioni istituzionali intendendole (quelle!) cose passatiste. È una profonda differenza con quanto sto dicendo io!

      Il mondo ortodosso non ha conosciuto l' "etichetta" e le dolci gentilezze del Galateo del mondo Occidentale. Da noi un prelato si sa presentare (almeno fino a ieri), sa essere molto umanistico e cordiale, conosce il cosiddetto "savoir faire". In Oriente se ne fregano e - detto per inciso e con l'esperienza di qualche decennio - posso dire che alla fine è meglio così.
      Meglio, nel senso che almeno si sa immediatamente con chi si ha a che fare e non si perde tempo inutilmente.

      In Occidente ho visto del clero tutt'altro che virtuoso che sapeva mettere un bel muro di cortesi apparenze e nessuno, almeno di primo acchito, sospettava qualcosa.

      In Oriente ho visto altrettanto (con l'aggravante della presunzione e di una maggiore ignoranza) e ho saputo prendere le distanze e difendermi meglio che in Occidente perché costoro, appunto, non sapevano fingere.

      Sono anch'io conscio che uno dei problemi dell'Ortodossia è la staticità di molte parrocchie (soprattutto in Italia). Ma questo deriva anche dal fatto che nei paesi ortodossi il clero si sente come un impiegato statale, non come un missionario a tempo pieno.

      Pensi che un giorno, in una chiesa greca d'Italia, ho visto una signora avanti negli anni (assidua parrocchiana) accorgersi che quella domenica era la Festa dell'Esaltazione della Croce, solo al momento in cui distribuivano l'alloro benedetto. Prima viveva come in catalessi. Certa gente entra in chiesa e si mummifica.... (E qui non stiamo ad esaltare la famosa "actuosa partecipatio" del Vaticano II, per favore, perché abbiamo visto che mostri ha generato!).

      Fosse stato per questa gente - che ritengo assai poco rappresentativa - il mondo bizantino non mi avrebbe detto poi molto.
      Per fortuna esiste una minoranza (il Cristianesimo vero è sempre stato una minoranza) che sa viverlo, sa comportarsi ed è profondamente sincera e di animo nobile. Qui si vede come il buon seme (la tradizione) caduto nel buon terreno (l'umanità ben disposta) produce il suo frutto. Viceversa può ben esserci il buon seme (la tradizione) ma senza il buon terreno (un'umanità ben disposta) si fa ben poco.

      In casa nostra - intendo nel mondo latino in Italia - magari può esserci un buon terreno (una buona disposizione umana) ma il seme spesso è quel che è: malaticcio e senza gran forza (come ho scritto ed è qui che si nota il problema istituzionale).

      Alla fine, come vede, è la parabola evangelica del seme e del buon terreno che si applica perfettamente anche ai nostri giorni.
      In Occidente o si risana il seme o la cosa andrà di male in peggio.

      ____


      Ho letto diverso tempo fa un articolo che, come accennavo, parlava del papa neo-eletto seduto sulla sedia da partoriente. Ma era una consuetudine medioevale poi caduta in desuetudine. Al momento non sono in grado di darle il riferimento.

      Elimina
    2. La sedia gestatoria è stata popolarmente chiamata "sedia stercoraria". Su di essa sono fiorite delle leggende. Secondo una di esse, questa sedia serviva per verificare che il papa eletto fosse uomo (si verificava cioè che avesse i testicoli). Questo perché non si verificassero più casi analoghi alla "papessa Giovanna".
      Ma questa leggenda non corrisponde al vero, per quanto vi si nomini la sedia che veniva effettivamente utilizzata. Inoltre la papessa Giovanna avrebbe dovuto essere papa Giovanni VIII, inviso ai Franchi e da questi biasimato per aver ripreso la consuetudine di datare gli anni del suo pontificato con gli anni di regno dell'Imperatore di Costantinopoli.
      In pratica per un odio politico fu definito "femmina" un papa, un po' come fu definito "lezioso" Benedetto XVI perché non obbediva a certi dettami laicisti... (la storia si ripete).
      La sedia gestatoria imperiale avrebbe dovuto avere, dunque, un legame simbolico con la maternità e il dare la vita e questo doveva necessariamente essere connesso con l'elezione di un nuovo papa. Questo è l'unico dato reale che ci è consentito affermare.

      Elimina
  7. Caro Pietro,
    che sia questo il vero ecumenismo?

    Ne sarei onorato, perchè sarebbe "esperienza di Gesù" e non "media delle nostre cose"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il vero ecumenismo è saper individuare quei dati (che poi hanno tutti il sapore del vangelo) che possono rivivificare un ambito ecclesiale. È quanto sto tentando di fare con questo blog, nonostante tutti i limiti. Ovviamente il tentativo non è affatto facile, in tutti i sensi.

      Elimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.