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lunedì 29 settembre 2014

L'unica cosa essenziale


"Il mio amore per te è per sua natura, grazie al Cielo, spirituale. È simile all'amore mostrato dagli angeli. L'amore elimina le distanze e i legami tra noi non si rompono in questa vita, nonostante il fatto che uno è distante dall'altro, né dopo la vita, quando esistono anche distanze maggiori. Esse divengono assai piccole perché siamo uniti dall'amore che è Gesù Cristo".
(Estratto da una lettera dell'Anziano Paisios, 17 settembre 1975). 

"Gli uomini hanno i loro progetti [per far andare a rotoli il mondo] ma anche Dio ha i suoi [per ristabilire l'ordine]". Anziano Paisios.



«Ora ti rifesco di un momento in cui l'Anziano Paisios mi diede un gran dono spirituale, poco prima della sua morte. Avevo l'abitudine di prenderlo e portarlo fuori dal Monte Athos per andare al monastero di Souroti viaggiando con la mia auto. Si tratta di un viaggio che dura da 2 a 3 ore, a seconda di quanto si corre. Lungo la strada, abbiamo discusso di varie cose. Ad un certo punto gli chiesi: "Padre com'è Dio? Per favore, dimmi un po' di Lui. A cosa è simile Dio?". Ora, quello che stavo chiedendo lo chiedevo davvero. Gli stavo domandando di dirmi qualche parola. Cosa sia Dio, se è così o colà. Padre Paisios non mi rispose, abbassò la testa assorto nella preghiera solo per un istante, meno di un minuto. Ed ecco che i cieli mi si spalancarono improvvisamente. Stavo guidando e stavamo facendo diverse curve nella strada quando immediatamente iniziai a sentire la presenza di Dio! Dentro l'auto, nella collina, in alto tra le stelle, nella galassia... Sentii la sua presenza ovunque. Infatti allora ero ansioso riguardo alla sorte del mondo, su come le cose stavano prendendo piega nel mondo e via dicendo. Non mi ero reso conto che tutto è nella mani del Signore. Nulla si sposta, neppure la foglia più piccola, senza la volontà di Dio».

Athanasios Rakovalis, scrittore, Tessalonica.

12 commenti:

  1. Milioni di libri di teologia nullificati da una esperienza che sembra in tutto quella mostrata da Seraphim di Sarov nel XIX secolo nel famoso dialogo con Motovilov. In questo racconto si nota - in senso assolutamente empirico - cosa sia l'apofatismo della Chiesa bizantina: i discorsi sono vanità, quello che conta è la preghiera che mostra Dio ai cuori ben disposti.

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  2. Grazie di cuore per questa testimonianza

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  3. Bello veramente, ma queste esperienze mi lasciano scettico e incapace di apprezzarle compiutamente. Sono troppo legato alla razionalità, alla logica; bisogna essere già predisposti per provare qualcosa che comunque non giudicherei "esperienza di Dio" ma abbandono alla suggestione: pura,sincera, ma suggestione indotta. Mi piacerebbe avere anch'io quelle certezze,ma si vede che non ho il cuore ben disposto,come dice lei

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    1. Sapevo BENISSIMO che pubblicando queste righe avrei avuto soprattutto questa reazione.
      Ebbene, vorrei essere sincero e dire pure io quel che penso, senza perciò voler offendere nessuno.

      L'anonimo esprime sinceramente la sua opinione. Molti oggi pensano così. Questo non mi meraviglia. Quello che ancora mi meraviglia è che molti NELLA CHIESA pensano così. Questo vuol dire alcune cose:

      - Il razionalismo ha preso il posto della spiritualità, poiché se la spiritualità ci fosse davvero tutti riconoscerebbero certi segni come cose normali al cristiano, segni che d'altronde esistevano anche agli inizi del Cristianesimo (vedi Sl 39,3; Lc 24, 32) e non sono messi assolutamente in discussione;

      - Il sospetto e il tentativo di negare queste cose significa che non esiste alcuna empiricità in grandissima parte del Cristianesimo occidentale il che significa pure, senza mezzi termini, che tale cristianesimo potrebbe essere in larga parte morto. Si perpetuano delle forme, si trasmettono delle idee, si ripetono certi culti ma sono oramai privi di anima, perché non hanno un impatto sperimentale sulle persone. Sono come prendere dell'acqua al posto di una aspirina per il mal di testa! E se qualcuno in qualche parte del mondo guarisce con una aspirina.... si nega la realtà di questa possibilità!

      Detto ciò divido nettamente questo genere di percezioni ed esperienze dalla religiosità psicologica, come ho ben indicato in un post di qualche mese fa'. La religiosità psicologica se la costruisce l'uomo in base ai suoi bisogni affettivi o di altro genere. Sono contrarissimo ai "mistici di plastica" che invadono certe chiese e vedono madonne che piangono ovunque o gli pare di vedere Cristo che cammina nelle strade... Il fideismo è il segnale di una malattia e cresce come pura opposizione al razionalismo.

      Il caso di padre Paisios è di tutt'altro genere e non ha niente a che fare con questo tipo di suggestioni o di impressioni psicologiche. Siamo di fronte a qualcosa che, con linguaggio teologico, si potrebbe definire "soprannaturale".

      Posso comprendere che gli eventi che hanno circondato la vita di p. Paisios sono distanti miliardi di anni luce dal nostro cristianesimo ateo. Non posso accettare, però, che li si voglia distruggere riducendoli a una semplice costruzione umana.

      Che me ne faccio di un Cristianesimo tutto razionalità, buonismo e complicità quando il Cielo è definitivamente chiuso sulla terra e l'uomo non ha neppure il minimo sospetto della realtà concreta di Dio?
      Questo Cristianesimo ateo sarà spazzato via e di lui non rimarrà più nulla.
      La colpa è, prima di tutto, di un certo stile clericale che oggidì ha raggiunto i più alti livelli gerarchici e da lì semina confusione con effetti più dirompenti di una guerra atomica ....

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    2. La cosa triste è che la vera Esperienza interiore viene al giorno d'oggi soppiantata dalle manifestazioni, a mio avviso ridicole, che avvengono nelle c.d. funzioni "carismatiche" dove si "parla in lingue", si piange a dirotto e ci si "emoziona".
      Se quando si pensa al misticismo ci si rifà a queste suggestioni è logico che ci si possa chiudere a riccio nella pura e morta razionalità! Ma questa non è spiritualità, è decadenza allo stato più puro!!
      La ringrazio ancora Sig. Pietro per i suoi preziosi articoli.

      nikolaus

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    3. Nikolaus, saprà bene che quando non esiste il caffé in una casa si passa direttamente all'orzo o a qualche succedaneo simile. Lo stesso avviene in un ambito ecclesiale che oramai è divenuto impotente a trasmettere realtà soprannaturali.
      Non dico che queste cose debbano accadere sempre e debbano essere desiderate. Infatti lo stesso padre Paisios invitava a non chiederle. Ma se in un ambito ecclesiale non succede nulla per molto tempo, né a livello pubblico né a livello personale, allora ci si deve chiedere sinceramente se quella realtà sia ancora spiritualmente viva. A nulla vale coprire questo vuoto con attività di ordine sociale, beneficienze, gratificazioni sentimentali, ecc. Per riprendere la metafora iniziale, l'orzo resta orzo ed è inutile ingannare se stessi.
      Ovviamente quando ci si abitua a questo "vuoto di soprannaturalità" il passaggio ulteriore consiste nel teorizzare che tutte queste cose sono proiezione umana, suggestione individuale o di gruppo, ecc.
      Questa teorizzazione dissacrante (nel vero senso del termine) era iniziata dapprima nel mondo protestante (e non è un caso) laddove ci si riferiva ai miracoli di Cristo come a "leggende", "modi di dire". Ora logicamente è entrata massicciamente nel mondo cattolico. Questi pensieri non nascono a caso, avvengono proprio perché la vita della Chiesa si è snaturata non trasmettendo più il senso del soprannaturale, ragion per cui è stata costituita la Chiesa quale apertura REALE al mondo trascendente.

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  4. https://www.facebook.com/photo.php?fbid=399816573505817&set=gm.824677427552862&type=1

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  5. Meraviglioso.
    Però mi permetterei, gentile Pietro, di non "disprezzare" così la ragione: essa è somma facoltà di cui siamo dotati, dono di Dio e, in quanto creati a Sua immagine e somiglianza possediamo la stessa Sua ragione, sebbene la nostra piccolezza umana non ci permetta di usare della ragione in modo perfetto come può il Creatore. Ma la nostra ragione può molto. Naturalmente si tratta di farne un uso corretto, come tutte le facoltà di cui siamo dotati: quinque talenta tradidisti mihi, ecce alia quinque superlucratus sum. Euge serve bone et fidelis, intra in gaudium domini tui.
    Personalmente, la cosa mi dona grandi consolazioni spirituali: ad esempio contemplare l'immensa razionalità del Creato specchio del Creatore.
    Insistere o solo sulla spiritualità o solo sulla razionalità sono errori opposti perniciosi entrambi e come bene Lei fa notare, separando razionalità da spiritualità ottiene uno sterile razionalismo. Spiritualità senza razionalità genera spiritualismi che lasciano un po' il tempo che trovano o fanno rincorrere tutte le madonne piangenti vere o presunte (per quanto io abbia sommo rispetto per queste manifestazioni soprannaturali)
    La mia naturalmente non vuol essere una critica offensiva.
    Un cordiale saluto.
    J.

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    1. Gentile J,

      Faccio notare che io non ho mai disprezzato la ragione per se stessa e che non faccio certi discorsi per rabbia o perché mi sento offeso.

      È un fatto che viviamo in un contesto iper-razionalista e che, almeno dall'illuminismo in qua, abbiamo un approccio alla vita prevalentemente razionale, al punto che l'approccio cosiddetto spirituale sembra buono solo per i minus habens.

      Questa esaltazione della ragione non ascolta niente e nessuno, neppure l'evidente fatto che la ragione ha dei grossi limiti.

      Porre la razionalità umana a livello di quella divina (per quanto Dio abbia una razionalità "perfetta", come lei dice) a me pare l'esatta proiezione in Dio di una caratteristica prettamente umana. Allora noi dovremo essere come Dio (perfezionando la nostra razionalità), non lavorando sul cuore ma sul cervello! Oh che prospettiva distorta, ma che comunque spiega la piega della nostra stessa cultura moderna!

      Dio, dicono i Padri, è oltre la ragione, al punto che si potrebbe paradossalmente dire che .... non ha ragione! In Dio tutti i concetti umani sono infinitamente trascesi, al punto che, con la nostra ragione, non possiamo capire e spesso accettare certe "provvidenze" o accadimenti voluti da Dio! La ragione in Dio è trascesa, non perfezionata. Se pensiamo che Dio ha una ragione perfetta siamo tentati dall'idea di divenire come lui perfezionando l'uso della nostra ragione. Il "Sarete come Dio" del Maligno mi sembra proprio dietro a questo discorso.

      Invece è bene da subito individuare i limiti delle nostre possibilità, cosa che invece non facciamo e insistiamo ancora con la nostra idea di ragione, caparbi e incaponiti, applicandola in modo non sempre felice alla fede e alla teologia.

      La ragione umana è un dono che si esercita unicamente nel campo creato, nell'ordinare la vita terrena, nel disporre le cose secondo ragione, come si dice.

      Ma il campo spirituale, che pure tocca quello creato e umano, lo trascende inevitabilmente e quindi sfugge alla ragione, non le appartiene se non in infima parte. Prova ne sia il discorso fatto dal gentile anonimo (1 ottobre 10,08) il quale non può accettare le cose spirituali perché osserva molto razionalmente la fede.

      A quel punto, quando la ragione da utilizzare per il campo prettamente terreno, diviene impedimento per il Cielo, chiusura delle porte di Lassù, è da disprezzare senza alcuna reticenza. Non è un caso che certi teologi divengano ... atei!

      Chi non disprezzerebbe o prenderebbe almeno in giro qualcuno che per dei razionalissimi motivi di comodità o di pigrizia, si farebbe sfuggire un tesoro inestimabile perché non apre la porta di casa a chi glielo reca? E perché bisognerebbe avere reticenza nel fare altrettanto quando la ragione è esaltata in modo spropositato?

      E' evidente perché: perché è stata messa al posto di Dio e si pensa a Dio come ad una proiezione di se stessi e della propria razionalità! Ecco dove siamo arrivati: alla pura idolatria! E non creda che questo non rigurda gli ambienti ecclesiali...

      Ecco perché questa continua tiretera della "fides et ratio" con cui ci si riempie la bocca (soprattutto sotto Ratzinger), mi consenta di dirlo, mi fa venire l'acqua alle ginocchia! Si ripete "Fides et ratio" e si prende gloria di se stessi, di quanto si è bravi a fare schemini razionali su schemini razionali, e intanto la gente si allontana sempre più dalla Chiesa. Un colpo al cerchio del razionalismo e un colpo alla botte del sentimentalismo (oggi, con Bergoglio): ecco il nostro Cristianesimo. E' ben poca cosa, non le pare?

      Tanto, presi da noi stessi e dal nostro narcisismo, manco vediamo che questi giochi servono ben a poco e che le chiese giustamente e logicamente si svuotano.

      Il cuore e la spiritualità rimangono sempre in un angolo....

      Cordiali saluti.

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    2. P.S. Il discorso da me posto, a ben pensarci, è molto simile a quello che pone san Paolo quando parla di carne-spirito. L'apostolo individua nella carne un dono di Dio ma con molte fragilità (lui non ha timore di vederne i limiti!) e, davanti allo spirito, dice: "La carne non serve a nulla!". Di qui molti commentatori, analogamente a quanto è tentato di fare lei, concludono erroneamente: "San Paolo disprezza la carne!". In realtà san Paolo ha sotto gli occhi il valore dello spirito, cosa che oggi sfugge totalmente. Di qui l'esaltazione assurda della razionalità e, ovviamente, pure della carne!

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  6. Sono un po' fuori tema ma volevo condividere con qualcuno questo articolo scritto da un fedele cattolico, che per la sua assoluta diversità e lontananza dai fedeli cattolici che conosco e frequento mi ha lasciato sbalordito,oltre che ammirato. Esiste dunque ancora qualcuno che crede quello che credo io, cioè che crede in quello che non credono più i preti,vescovi e forse papa incluso?
    http://www.spectator.co.uk/features/9330022/faith-sin-and-divorce/

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    1. La crisi del mondo cattolico è essenzialmente una crisi di fede e, per dirla più chiaramente, un agnosticismo verso il soprannaturale. Nel momento in cui al fedele non è dato avere intuizioni, dono di grazia, del mondo di Lassù, nel momento in cui nulla aiuta a sintonizzare la persona verso il Cielo, è normale che ci si concentri su se stessi.

      Le rinunce alle quali erano abituati i nostri bisnonni, via per le difficili condizioni della società, via perché la prassi della Chiesa allora era più rigorosa, sono viste come un attentato alla dignità della persona. Qui bisogna mettere, appunto, la difficile questione degli sposati divorziati.

      Un celebre adagio del mondo ortodosso (che scandalizza tanto i protestanti) dice: "Dai il sangue e avrai lo Spirito", per dire che Dio si dona a chi è generoso e vende tutto per avere l'evangelica perla preziosa. Avere Dio in sé è la cosa più preziosa al punto che tutto il resto non ha poi molta importanza. Un principio che oggi non ha più senso!

      Il nostro mondo - abituato da una Chiesa sempre più accomodata nel saeculum - non solo non vuole dare ma pretende pure di avere senza far nulla.

      Che otterrà? Niente di niente e anzi perderà anche il poco che ha.

      Ecco perché ci sono preti pervertiti, secolarizzati, nemici del sacro; ecco perché le chiese non trasmettono più niente e sono in gran parte divenute simili ad aule dell'ateismo.
      Quando entro in una chiesa ortodossa sento ancora l'aria ispessita dalla preghiera. In una chiesa cattolica nulla di tutto questo!

      I laici seguono a ruota, poiché se i capi del popolo sono in parte così, come possono essere gli altri?
      La crisi del mondo cattolico è una crisi di sacro. Se non fosse così al papa non sarebbe neppure saltato per l'anticamera del cervello di lavare i piedi ad una mussulmana, lungo la liturgia del giovedì santo!

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