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lunedì 27 ottobre 2014

Chiesa umile e bella


Il mio recente viaggio a Roma mi ha riservato diverse novità, alcune, a dir la verità, inaspettate.
Per chi viene dalla provincia la capitale potrebbe dare delle opportunità. Penso alla nutrita presenza plurietnica e alla possibilità d’incontrare molti mondi.
Personalmente trovo la capitale stancante, molto dispersiva. In modo inaspettato ho scoperto diverse presenze di cristiani orientali, più di quanto immaginassi. A sorpresa, dopo una piccola pausa caffè, lungo una via centrale ho notato una cappella nella quale si teneva un culto, forse di moldavi ortodossi. Era giovedì pomeriggio e penso che facessero una preghiera d’intercessione (Paraclisi) alla Madonna. La chiesa era piccina ma la stessa atmosfera, a detta di chi mi accompagnava, sembrava calda e colorata. Nulla a che fare con quello che, la stessa persona in un’altra occasione definiva, la “grigia noia domenicale di certe chiese”.
Eppure non si faceva chissà cosa: i presenti esprimevano solo la loro devozione in modo semplice e sincero.

Il sabato sera passando in via del babuino mi sono trovato dinnanzi alla chiesa del collegio greco-cattolico di sant’Atanasio. Era l’ora del vespro. All’interno la chiesa aveva la classica disposizione bizantina adattata, molto probabilmente, ad una preesistente chiesa latina barocca. Il coro era formato da una decina di studenti, tutti rigorosamente in abito religioso e la funzione, pur essendo di una semplice domenica dopo pentecoste, era provvista di diacono. I cantori conoscevano bene la loro parte ma l’insieme aveva qualcosa di ampolloso che non ho mai trovato nelle chiese bizantine, neppure in quelle slave che tendono a solennizzare le cerimonie più dei greci. Il diacono mi colpì assai: sembrava avesse mangiato il manico di una scopa, tanto era rigido nei movimenti, pettoruto, quasi tronfio. 
In questo blog da qualche parte ho ricordato l’importanza, da parte dei sacri ministri, di non comportarsi in modo da attrarre troppo lo sguardo su di loro: il centro dell’attenzione non dev’essere mai una persona ma la realtà invisibile presente in chiesa: Dio. Ora in questo contesto la tendenza a barocchizzare la cerimonia con movimenti quasi tronfi era un’evidente allontanamento dall’umiltà e dalla bellezza dei riti antichi. Questo mi fu ben evidente.
In questo modo, però, la liturgia da forma rituale diviene ritualistica poiché basta poco per alterare i delicati equilibri della liturgia!

Quest’eccesso, d’altronde, a Roma lo si nota ovunque, pure nelle librerie religiose che sembrano letteralmente “vomitare” di illustrazioni e di libri. È un modo per fare quasi violenza ai clienti e obbligarli a comperare.
Gli esercizi prospicienti al Vaticano fanno ronzare la testa, tanto sono insistenti, inopportuni a volte volgari con la loro mercanzia. Sembra che la macchina del commercio non solo non deve fermarsi mai ma deve accelerare ogni giorno di più.

Un’eccezione a questa triste regola l’ho percepita nella libreria “russia ecumenica” nella quale i toni tornano discreti e non si nota nulla di religiosamente volgare, per quanto ci siano manufatti con prezzi realmente esorbitanti: un’icona di 10 cm per 7, fatta a mano, la fanno pagare 750 euro, quando il suo attuale prezzo non supera di molto i 100 euro!

La domenica non è raccomandato prendere un metrò per andare verso il Vaticano. L’afflusso delle persone è talmente eccessivo, pur in una stagione non turistica come l’attuale, da innervosire.
Con tutto il rispetto, mi chiedo cosa vadano a sentire o a vedere...
I musei, i sontuosi edifici ecclesiastici barocchi, qualcuno potrebbe dire. Invece tutta questa effervescenza sembra piuttosto legata ad una persona.
Un taxista romano mi disse che l’afflusso delle persone e i guadagni degli esercenti sono aumentati di molto con la presenza del papa argentino. “Prima, con il tedesco, c’era un preoccupante calo di presenze al punto che gli albergatori non facevano grandi affari”, affermò. Alla fine è tutto all’insegna del denaro, insomma!

D’altronde immagini del volto dell’argentino le si notano ovunque, pure tra gli edicolanti attorno alla stazione Termini. Qui, tra adesivi magnetici con il pene marmoreo del David di Michelangelo sui quali compare la scritta “il pisello”, occhieggia il volto radioso e compagnone di papa Francesco da un altro adesivo in tutto simile. I due non di rado stanno vicini, a volte accanto. L’abbinata “pisello” e “papa Francesco” fanno ben pensare che per la massa il cosiddetto sacro non esiste più e questo forse va bene anche al papa compagnone!

Eppure ci sono anche eccezioni a quest’apoteosi di vanità e superficialità. In un’altura, presso la stazione ferroviaria san Pietro non lontano dal Vaticano, lo stato russo ha contribuito alla costruzione di una chiesa russo-ortodossa di pregevole fattura il cui interno è decorato con affreschi di calda bellezza.
 
Qui la sacralità della liturgia non viene meno e si tengono gli antichi saggi equilibri, mediati nella forma slava.

“Si esce con la sensazione d’aver partecipato ad un rito”, è stato il commento di qualche astante. 
Ecco, vorrei tanto che questo commento potesse accompagnare anche chi esce dalle chiese cattoliche odierne ma so che pretenderei troppo, purtroppo!

Lo spettacolo e la teatralità nella maggioranza dei casi hanno avuto la meglio sulla forma rituale, forse perché quest’ultima è troppo umile e ha una bellezza interiore troppo nascosta per la maggioranza delle persone attuali, così nascosta da non essere minimamente avvertita.

All’umile bellezza si preferisce l’arrogante e impositiva presenza, forse anche perché questo amato popolo italiano, dai tempi di Mussolini, in fondo non è poi cambiato molto...

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