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domenica 16 novembre 2014

I peccatori chiamati per la conversione

Questo blog, come diversi sapranno, è affiancato da un altro il cui fine è quello di offrire le letture bibliche domenicali nel cursus liturgico bizantino.
Le letture bibliche si appoggiano sul testo greco bizantino, un testo piuttosto posteriore e, a detta di diversi biblisti, poco “affidabile” perché ritoccato, rispetto alle versioni più antiche.
Questo giudizio un po' dispregiativo verso il testo biblico impiegato nella liturgia bizantina è dei cosiddetti “puristi”, di coloro, cioè, che vogliono a tutti i costi “distillare” una versione biblica più antica e attendibile possibile. Quest'operazione, alla fine, ha finito per produrre non una ma molte versioni bibliche e temo che ne arriveranno molte ancora.
S'impone una domanda: la versione bizantina, per quanto uniformata e ritoccata, è così malvagia?
Quanto sto per dire ci darà un ottimo esempio di come le precomprensioni dei puristi non servano affatto a chi cerca di praticare il vangelo, ben al contrario!
Domenica 16 novembre 2014: il calendario bizantino festeggia l'evangelista Matteo. La pericope evangelica che si legge nella Divina Liturgia (la Messa) è Mt 9, 9-13 in cui si narra la vocazione dell'apostolo. La pericope evangelica, al suo termine, recita in greco: 


La Bibbia Cei e tutte le altre bibbie italiane traducono questo passo come segue: 

poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori

La frase è quella che Cristo pronuncia per giustificare la chiamata di Matteo, esattore delle tasse e, dunque, uomo non amato dal popolo: Cristo non chiama quelli che il mondo vede come giusti ma i peccatori. La versione liturgica bizantina aggiunge una specificazione, assente nelle versioni nostrane: “εἰς μετάνοιαν”, ossia “per la conversione”. 

Quest'aggiunta, per quanto posteriore, indica la preoccupazione di tipo pastorale del redattore di mostrare come la chiamata di Cristo ai peccatori non volesse in alcun modo lasciarli nella loro condizione di peccato. 

Il vangelo di Matteo in altri contesti parla chiaramente: la persona non deve rimanere com'è ma convertirsi al vangelo di Cristo: “Io vi battezzo con acqua per la conversione” (Mt 3, 11), “Convertitevi perché il Regno di Dio è vicino” (Mt 3,2). 

Questo contesto ha suggerito al redattore del vangelo liturgico bizantino matteano di aggiungere tale precisazione che, però, non risulta essere una sua bizzarria ma è in perfetta linea con lo spirito evangelico di Matteo. 

Perché sarà avvenuta quest'inserzione? Probabilmente perché già allora qualcuno avrebbe potuto equivocare, vedendo in Cristo un filantropo che si schiera con i peccatori per lasciarli, in definitiva, come sono. 

L'intervento precisatore del redattore bizantino ha fatto capire che non è questo il modo in cui si deve interpretare tale passo e il vangelo in generale. Una precisazione che dovrebbero imparare molti uomini di Chiesa attuali, tentati di giustificare le persone senza infondere in loro quello che padre Paisios l'atonita definiva “una sana inquietudine”, ossia il sentirsi sempre inadeguati, peccatori, davanti a Dio con la conseguente necessità di una perenne conversione. 

Cristo chiama il peccatore “εἰς μετάνοιαν”, ossia “per la conversione”, non per lasciarlo com'è, magari battendogli una mano sulla spalla. 

Ecco come una versione, che i biblisti attuali guardano con sufficienza, finisce per essere pastoralmente molto più efficace di altre purissime versioni, che però non sono mai così pure da impedire che ne vengano fatte infinite altre.

4 commenti:

  1. Come è invece la versione latina cattolica, rispetto alle più recenti "distillate"?

    Paolo

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    Risposte
    1. Temo che per rispondere a questa semplice domanda di pochissime parole, bisognerebbe spendere molte più parole e avere un panorama, su questo settore, più vasto di quello che al momento ho. Posso solo dirle che la versione Vulgata ha avuto vicende piuttosto travagliate, che, della Vulgata, i salmi sono i più vicini alla versione greca della LXX mentre il resto no.
      Nonostante ciò è questa la Bibbia canonica della Chiesa cattolica. Non mi risulta che le varie traduzioni oggi adottate lo siano e, di certo, si discostano da essa. Insomma: l'argomento biblico è un dedalo infinito.
      Solo chi è totalmente al di fuori di esso può dire che "tutte le Bibbie sono uguali" e prendere per oro colato una singola traduzione prescindendo da tutto.

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    2. So che negli ultimi decenni sono stati fatti dei cambiamenti del testo latino che possono creare smarrimento; l'ho colto nel salmo 42 dove "Quia tu es Deus fortitudo mea" è stato modificato in "refugium mihi", che qualcosa cambia; Quindi cosa potremmo trovare di modificato in tutta la bibbia...Poi, perchè hanno deciso di cambiare ora certe cose?
      Grazie
      Paolo

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    3. Io sono contrario a queste cose e ne dirò i motivi.
      È vero che un tempo non avevano la raffinatezza filologica odierna ma con i mezzi che avevano cercavano di fare il meglio possibile e poi.... nella questione biblica non esiste solo la questione tecnica! Esiste pure un senso di pietà con il quale ci si deve accostare al testo sacro. Se questo senso di pietà non c'è quello che uscirà dalle nostre mani sarà una opera fredda, puramente intellettuale. Ecco perché certi lavori biblici alla fine lasciano il tempo che trovano, quand'anche non disorientino come dice giustamente lei!

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