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lunedì 10 novembre 2014

Il dolce oblio...

Santa Caterina d'Alessandria
Il mondo cattolico di sensibilità tradizionale è sempre pronto a stracciarsi le vesti dinnanzi a fatti odierni che paiono dimenticare o staccarsi dal recente passato ecclesiale di 70 anni fa. Presso questi cattolici si è, dunque, creato tutto un modo di leggere la storia come se 70 anni fa la Chiesa fosse "a posto" e oggi sia alterata.

È un modo di leggere la realtà religiosa che coglie delle verità ma che, proprio perché concentrato su un torno di tempo limitato, non si accorge di molte altre cose. Accennerò a una parte di queste altre cose per indicare che il "dolce oblio" non è solo di quest'oggi ma, in forme e modalità differenti, ricorre spesso lungo il tempo. 

Il secolo che vide sorgere la stella del santo di Assisi, il XIII, fu un secolo di grandi cambiamenti all'interno della Chiesa in Occidente. Tali cambiamenti invasero anche il culto e, specificamente, il culto dei santi. Se nel messale si mantennero le feste dei santi più antichi, a livello popolare se ne perse la devozione per porre attenzione ad altri. Non è possibile credere che questo cambiamento non fosse stimolato anche dall'alto. Così, non molto dopo l'epoca del Poverello, non è per nulla raro che parecchie chiese, inizialmente dedicate a sant'Antonio il Grande (III-IV sec.) monaco egiziano del deserto della Tebaide, fossero ridedicate a sant'Antonio di Padova (1195-1231). Analogamente, nella memoria di molti, santa Caterina da Siena (1347-1380) finì per sostituire santa Caterina d'Alessandria (III-IV sec.). 

Il culto dei santi orientali antichi - come Antonio del deserto e Caterina di Alessandria - si spiega perché l'Occidente, almeno fino ad una certa epoca, si sentiva un'unica famiglia con l'Oriente cristiano. Questa coscienza si era diffusa popolarmente con il culto di santi geograficamente lontani alle proprie regioni ma affettivamente vicini al nostro popolo.

Lo scisma tra Oriente e Occidente costruì, pian piano, una sorta di muro tra le due realtà, un poco come fu costruito il muro di Berlino: se fino a poco prima i propri "dirimpettai" egiziani erano sentiti praticamente confamiliari, con questo muro si era interrotta una comunicazione profonda tra le Chiese.
I santi antichi rimasero nei messali occidentali un po' come la reliquia di un passato ma, a livello popolare, non furono più sentiti propri e furono sostituiti da altri. Le chiese furono ridedicate. Ciò avvenne a livello generale, nonostante esistesse ancora qualche realtà locale che facesse eccezione (*).
Era come se il Cristianesimo d'Occidente avesse un nuovo inizio e non gli interessasse più la base del primo millennio condivisa con altri.

A livello di studi teologici quest'atteggiamento si riflettè immediatamente: la letteratura dei padri della Chiesa era ritenuta "preistoria" della Teologia. D'ora in poi l'unica vera teologia doveva avere un impianto razionale. Ecco il trionfo della teologia Scolastica.
Autori che, abbastanza recentemente, hanno criticato prudentemente quest'impostazione ideologica - penso a Jean Leclercq - hanno avuto vigorose reazioni: non si deve mettere a soqquadro l'ordine scolastico, così doviziosamente stabilito nei secoli, fosse anche storicamente infondato!

Uno studioso dei padri abbastanza noto negli anni sessanta, Placide Deseille, dovette constatare che nello stesso cattolicesimo preconciliare i padri della Chiesa, in fondo, non contavano gran ché: erano considerati come una sorta di bambini o adolescenti a cui non si doveva dar troppo retta poiché solo la teologia posteriore era degna di tal nome ed era il vero adulto.

Il problema è che tutte queste cose nel loro insieme suggeriscono al mio benevolo lettore una sola cosa: in modo dolce ma reale si consumò una certa rottura già attorno ai primi secoli dopo il 1000. So bene che qualcuno mi dirà: ma queste non sono cose essenziali! Io lo invito, invece, a non sottovalutare tali cose perché i cambiamenti anche repentini non avvengono in un colpo solo ma ci si abitua, secolo dopo secolo, ad abbandonare ora questo, ora quello, ora quell'altro, per poi mettere a repentaglio o smettere quasi del tutto l'essenzialità stessa!
Si osservi, solo come esempio, gli infiniti ritocchi che sono stati fatti ai presbiteri, alla loro disposizione e alla loro presentazione, al termine del cui processo si è arrivati, oggi, all'abolizione del presbiterio in moltissime chiese cattoliche, il che suggerisce simbolicamente determinati significati.
Alla fine, è stato questo lento scivolare nell'oblio, facendo cadere nell'ombra autori importanti per la fede, che ha determinato la reazione della Riforma luterana e, a scoppio assai ritardato, l'adesione del Cattolicesimo attuale a gran parte dei principi della Riforma stessa.
Il scivolare è stato lento perché frenato molte volte, con recuperi anche sapienti del proprio passato ma insufficienti a bloccare un processo di trasformazione in corso.

D'altra parte uno studioso di mia conoscenza quando si reca nella libreria delle Paoline e cerca gli autori patristici non di rado si sente dire: "Ma, professore, lei compera sempre queste robe vecchie?". Nel cuore di molti cattolici si è evidentemente consumato uno scisma che però ha una profonda radice nel passato, come abbiamo visto! Il fantomatico "Dio delle novità" inventato da Bergoglio non è, dunque, un fungo che nasce dal nulla...

Un ultimo fatto darà la sensazione di dove si trova oggi il mondo cattolico rispetto alle sue stesse radici e, devo dire, quando lo seppi rimasi abbastanza estereffato. Ma questa è la realtà!

In una diocesi del nord-est d'Italia è rimasto il costume alto medioevale di fare una sagra dedicata a santa Caterina d'Alessandria. Probabilmente, all'inizio, prima di questa sagra ci dev'essere stato un culto solenne alla santa che con i secoli si è estinto. È rimasta solo la sagra, il momento cosiddetto "profano". D'altra parte, i primi evangelizzatori che percorsero la regione in cui si trova questa diocesi non provenivano da Roma ma da Alessandria d'Egitto, il che aiuta a comprendere il legame di queste terre con la Chiesa egiziana e con i suoi santi.

La televisione regionale decise di dedicare un breve servizio alla sagra di santa Caterina e, per indagare sulle origini storiche di tale consuetudine, volle intervistare il vicario episcopale, ossia il sacerdote più importante subito dopo il vescovo.
Costui fu preavvisato per tempo, in modo da potersi preparare. Il vicario arrivò, così, in un certo stato confusionale da un sacerdote di mia conoscenza, adottorato in storia della Chiesa, per chiedergli cosa cavolo c'entrasse questa Caterina di Alessandria con le sue terre. Il vicario non aveva la minima cognizione di quello che volesse dire l'unità della Chiesa prima del 1054 al punto che in un primo tempo equivocò la Caterina di Alessandria con quella di Siena.
Il sacerdote storico gli diede dei rudimenti-base per non sfigurare nell'intervista televisiva. Certamente questi rudimenti non smossero il vicario dal suo sostanziale disinteresse per l'argomento.

Tale fatto, unito a quelli da me sopra elencati, dona la chiara situazione di come, pian piano, si giunge al dolce oblio del proprio passato. Il fatto è che dimenticando e dimenticando si finirà, senza accorgersi, per costruire un Cristianesimo completamente nuovo, che prescinde pure dai suoi fondamenti e la cosa non smuoverà più nessuna coscienza. È quanto pare accadere oggi, infatti!


© Traditio Liturgica

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(*) Mi vengono in mente tre esempi: 

1) a Napoli una chiesa dedicata a santa Maria Egiziaca. Penso sia l'unica chiesa in tutta Italia ad essere dedicata a quest'asceta egiziana, Roma a parte. Tuttavia ogni volta che ci passo davanti la vedo chiusa e non pare affatto che oggi vi sia molta vita in quella realtà;

2) a Grado la basilica antica dedicata a sant'Eufemia, martire orientale. Questo nome indica chiaramente che nell'alto medioevo la chiesa di Grado era legata all'impero bizantino poiché ospitava il vero patriarca di Aquileia, al posto dell'usurpatore imposto dai tedeschi, giusto qualche chilometro oltre la laguna, nella terraferma. Tuttavia pur essendo passato diverse volte a visitare questa magnifica chiesa non ho mai notato un culto particolare a sant'Eufemia. Ne conserverà le reliquie ma dove sono? Sono venerate? Io non l'ho mai visto come non ho mai visto un'immagine della santa a cui è dedicata la basilica stessa. Temo che anche qui il ricordo del passato oramai sia solo formale e la devozione per sant'Eufemia non esista affatto;

3) a Venezia, nella Chiesa di san Giovanni in Bragora, sono conservate le reliquie del patriarca san Giovanni l'Elemosiniere, furto avvenuto a danno della Chiesa costantinopolitana per mano crociata. Queste reliquie, per quanto siano in buon stato di conservazione e situate su un altare laterale, non sono venerate da alcuno. È il bel ricordo di un passato che oggi non dice praticamente più nulla.

26 commenti:

  1. Caro signor Pietro: grazie per questo scritto, che condivido pienamente. Infatti ogni giorno divento più convinto del fatto che il "tradizionalismo" non è infatti altro che nostalgia della Chiesa degli anni '50 (sotto Pio XII, il papa più antitradizionale della storia della Chiesa, a mio avviso); in Spagna, inoltre, è il versante politico - "vogliamo tornare all'Ancien Régime, o al meno a Franco" - quello che, sotto l'ombrello della preocupazione morale, preoccupa davvero il mondo "tradizionalista". Tutto ciò che ha a che fare colla Tradizione "lunga", o con i rapporti col mondo orientale viene trascurato, nonostante alcune eccezioni.

    Mi permetta d'inserire qui un esempio: qualche mese fa un blog ispano-argentino, di riferimento nel mondo "tradizionalista" di lingua spagnola, pubbliccò un post intitolato L'argomento patristico, in cui, seppur senza disprezzare i Padri della Chiesa, i riferimenti ad essi in una discussione teologica vengono messi sotto una precauzione che non si utilizza con gli scolastici né i teologi barocchi, quasi mettendoli in un secondo (di teologia non ancora sviluppata) piano in confronto con questi ultimi. E, mentre il blogger mostra ancora certa mesura e rispetto, i commenti già fanno schiffo. Lascio qui lo scritto affinché possa essere letto da qualunque:

    http://info-caotica.blogspot.com.es/2014/09/el-argumento-patristico.html

    K. e.

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    1. Gentile Iustiniano,
      le cose sono così: non si riconosce che gli scritti dei padri non sono una commistione di filosofia platonica con il cristianesimo e li si ritiene dei progetti poco abbozzati di teologia, per giunta dispersivi e poco ordinati.

      Se si andasse oltre questa apparenza - che all'inizio blocco' pure Agostino di Ippona sentendo predicare Ambrogio - si capirebbe che dietro c'è tutto un mondo che attinge alla freschezza del vangelo.

      La teologia dei padri è, nella sua essenzialità, teologia mistica, di esperienza, non di erudizione vanitosa.
      Ed è questo aspetto sobrio ed ascetico a non attrarre affatto chi vuole servirsi delle parole per stupire il mondo.

      Ecco perché, alla fine, è ritenuta una teologia allo stato embrionale o come dicevano a Jean Leclercq, concetto da lui contestato, una teologia "prescolastica". (Jean Leclercq chiamava la teologia patristica con la definizione di "teologia monastica").

      Purtroppo non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire perché oggi le scuole teologiche sono divenute infinitamente più vanitose di certi epigoni scolastici.

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  2. I grandi Padri orientali erano per la maggior parte monaci...e questo dice tutto da quale fonte attingevano il loro sapere...

    Ioannis

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    1. Ma questo dice pure che chi li ritiene poco significativi, alla fine ritiene insignificante lo stesso monachesimo.
      Tra l'altro nei giorni scorsi alcuni maggiorenti ecclesiastici hanno discusso - sulla corrente bergogliesca - che la vita religiosa così com'è non va affatto. È necessario aprirla di più al mondo, detto diversamente renderla non più religiosa. Quei signori sicuramente non sono a favore della teologia e dello stile monastico antico! Avanti tutta verso il protestantesimo!!!!

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  3. Quindi questi maitre a penser non discutono sul fatto che è la vita totalmente avulsa dalla religione che non va affatto... Comunque è logico che per perseguire certi fino che ormai nemmeno maldestramente tentano più di occultare si deve per forza interrompere la Tradizione la quale è "cio che viene trasmesso". Magari fosse che la Scolastica avesse ancora qualche influenza sulla teologia moderna in quanto l'impianto era comunque basato su un sano realismo metafisico: adequatio rei et intellectus. La teologia odierna o meglio ancora la pseudo-teologia disconosce apertamente il Tomismo e lo ritiene a sua volta "vecchio e sorpassato". E meno male che un Papa come Pio IX condannò in maniera netta nel suo Sillabo queste visioni di conoscenza "progressiva" della Rivelazione.
    Una cosa mi fa particolarmente riflettere: la Teologia ci ha trasmesso con S. Atanasio che Dio si è fatto uomo affinché l'uomo diventasse dio... la pseudo-teologia odierna ed i discorsi sentimentalistici che si sentono attorno parlano solo di Dio che si è fatto uomo, ed è quindi realmente così: ormai dio si è fatto uomo e resta tutto piatto ed orizzontale al solo mondo senza alcun slancio né il minimo sguardo verso il Cielo

    Ioannis

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    1. Umanamente parlando una buona parte di questo tipo di cattolicesimo è putrida (mi si permetta la forte espressione)!
      Qui non esiste alcuna sensazione spirituale in senso reale. È tutta sociologia!

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  4. Lei si lamenta del culto dei santi trascurato o della teologia dei Padri di cui nessuno sa più niente? Ma guardi che è il vangelo stesso ad essere trascurato,interpretato,demitizzato e la figura di Gesù non è più quella del Messia figlio e uguale al Padre ma diventa Gesù di Nazaret, cioè un certo personaggio storico, il cui Dio noi dobbiamo conoscere. Sempre più spesso si sente nelle prediche:"..il Dio di Gesù di Nazaret" come se se fossero due figure distinte Gesù e il suo Dio. Ormai i preti parlano come se fossero teologi protestanti o atei, e i riferimenti diretti o impliciti a Bultmann & company sono pane quotidiano,anzi domenicale. Una volta ho ascoltato un predicatore in Vaticano che aveva basato il suo ragionare su scrittori ebraici e avrei potuto citare nomi e capitoli presi di,peso e comunicati come lectio divina; spesso le citazioni sono confuse, la pronuncia e gli accenti sono sbagliati, gli anacronismi non si contano, frutto di letture a pappagallo e i riferimenti alla tradizione cristiana inesistenti. I preti leggono quello che viene loro proposto dall'ultima moda teologica, Mancuso o Enzo Bianchi, quando va bene, non certo sant'Ambrogio o San Basilio,che evidentemente considerano nomi e insegnamenti passati,usurati, bisognosi di reinterpretazione. Nessuno crede più a niente e allora si cerca di presentare l'oggetto della fede in modo appetibile all'uomo moderno,tutto Facebook e televisione, e in questo modo si inventano cose fantastiche con la scusa che i testi devono essere significativi per la mentalità moderna. Perchè non sono coerenti e fanno un bel discorso finale:" Signori miei, non è vero niente,ma facciamo finta che abbia ancora un significato per il nostro bisogno di salvezza e allora cerchiamo un significato allegorico che psicologicamente si sostituisca al significato passato". Si potrebbe fare lo stesso con l'Iliade,l"Odissea, la Divina Commedia o che so io e un domani ci si arriverà: un Omero cristiano perchè umano (vedi Rahner) e quindi avanti con l'Initium Sancti Evangelii secundum Homeri.

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    1. Gentile signore,
      io non mi lamento, io constato poiché so benissimo come vanno le cose e non chiedo - lamentandomi - che un morto mi parli. Il morto è morto e molti ambienti ecclesiali oggi sono morti, ossia sono divenuti un'altra cosa.
      In linea teorica non ce l'ho con il Protestantesimo o con l'ateismo, dal momento che sono opzioni che le persone fanno. Posso non concordare, certo, ma non ce l'ho e non mi "lamento" per questo.
      Mi stupisce, semmai, quando vedo questa strana incoerenza per cui persone atee o protestanti insistono a dichiararsi credenti e cattolici. Questo mi stupisce, e non poco!
      Tutto il resto mi è ben noto e - ripeto - non è che il frutto maturo di un CAMMINO PLURISECOLARE in cui ci si è discostati dalla tradizione ritenendola sempre meno importante e ci si è attaccati alla propria interpretazione individuale (scientifica o meno) ritenendola sempre più importante. Così facendo si ha semplicemente rovesciato il vangelo.

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    2. Infatti questo cammino plurisecolare ha finito per collocare le istituzioni "attuali" (p. e. il Papa, o un qualunque concilio ecumeninco) al di sopra della Tradizione, quindi sovvertendo questa. Per riferirmi ad un esempio "inoffensivo", molte persone nel mondo tradizionalista si scandalizzano della separazione fra altare e tabernacolo, perché un documento di Pio XII avverte contro di essa. Ma loro non si rendono conto, che proprio questa separazione vigeva fino al Cinquecento (e in alcune cattedrali, come quella della mia città, fino ad oggi), e quando tentai di correggerli, mi risposero che "non è la consuetudine a fissare il diritto, ma le decisioni del magistero a stabilire la consuetudine". Questo è buttare via la Tradizione, e sostituirla alla Legislazione! E questo è il grande problema che affronta da secoli, e oggi drammaticamente, nostro mondo cattolico. E per questo non ho speranze nei gruppi tradizionalisti, perché hanno la stessa mentalità degli altri. E i Padri della Chiesa, e i riferimenti tradizionali, vengono lanciati all'oblio.

      K. e.

      PS: Aproffito per chiedere al signor Pietro, se egli mi permette, qualche raccomandazione bibliografica sulla tematica del Filioque, che m'interessa parecchio. Non voglio sovraccaricare il dibattito qui, quindi me la può inviare alla mia mail privata, che già ha. Grazie tanto.

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    3. Concordo.
      Quando, infatti, si parla di tradizione ci si deve immediatamente chiedere quali sono i riferimenti.
      La rivoluzione attuale nel mondo cattolico non nasce dal nulla ma da spostamenti a volte impercettibili del baricentro, pian piano lungo i secoli. Vedi ad esempio, la risposta "non è la consuetudine a fissare il diritto ma le decisioni del magistero a stabilire la consuetudine", se presa come sta può significare una sola cosa: il papa può andare contro la tradizione!
      Subito mi diranno che questo non è possibile, che non si può fare, che il papa è lì per conservare la tradizione (tutte cose giuste). Ma, di fatto, il principio nega quanto poi si vuole attribuire al papa. E da questo dilemma non se ne viene fuori, esattamente come coloro che dicono "siccome il papa è infallibile allora anche nelle questioni ordinarie non può dire eresie poiché non può sbagliarsi". Una frase che mi ha sempre puzzato di bruciato! Ecco, faccio solo un semplice esempio e non voglio certo innescare una discussione sul papa che la cosa mi stanca assai (sembra che il cristianesimo sia unicamente e soprattutto una questione di papa, la qual cosa mi pare almeno una stonatura).

      Anch'io ho conosciuto alcuni gruppi tradizionalisti ma temo che non andiamo molto a fondo. Sono persone anche molto sincere e interessanti (si pensi ai signori Gnocchi e Palmaro) e in qualche modo mi fanno tenerezza. Ma il problema cattolico nasce da nodi che si sono stretti lentamente ma inesorabilmente da secoli. L'idea ventilata da diversi tra loro che arrivi un papa tradizionale e sistemi le cose è quanto mai ingenua.

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    4. il papa può andare contro la tradizione Infatti è così: si denigra una prassi antica e assolutamente tradizionale solo perché non ritenuta "opportuna" da un qualunque Papa. E se, come loro vogliono, venisse un papa "tradizionale", non ci sarebbe un vero ritorno alla Tradizione, perché allora loro stessi chiederebbero ubbedienza cieca a questo pontefice.

      La ringrazio per la raccomandazione. Però prima di ordinare il volume, vorrei sapere se quanto scritto lì è lo stesso che appare in quest'altro dello stesso autore:
      http://www.editionsducerf.fr/html/fiche/fichelivre.asp?n_liv_cerf=9426

      E la ringrazio ancora una volta. K. e.

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    5. No ma è una trattazione più semplice sullo stesso stile.
      Di questo libro "personne et nature" ho in una buona parte fatto un'altra traduzione. Volendo potrei terminarlo ma non ne vale la pena, per il pubblico italiano.
      Infatti il libro semplificato (eppur profondo) che le ho consigliato via e-mail nella sua traduzione italiana ha avuto una storia molto travagliata: tutte le editrici italiane (cattoliche e non) non vogliono pubblicarlo. Chi adduce al fatto che non si venderebbe, chi adduce al fatto che non interessa, chi manco risponde, chi ruba dal libro l'immagine di copertina per altre sue pubblicazioni e non dà conto di nulla né pubblica il libro, ecc.

      La realtà è che il contenuto di questo libro (quello che le ho consigliato per e-mail) è molto scomodo e siccome non si può confutare è meglio non pubblicarlo. Questo è almeno quanto succede in Italia. Con l'escamotage di lulu.com sono riuscito almeno ad assicurare qualche copia a chi ne è interessato.

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    6. Le dificoltà della pubblicazione certo indicano qualcosa che non va nel mondo cattolico (e ancor più intellettuale) italiano. So che non è una consolazione, ma in Spagna il panorama è ancora peggio!

      Ho ordinato il volume; quando abbia tempo lo leggerò, e forse anche quello in francese. Argomenti come quello del Filioque sono interessanti per quanto ci aiutano a capire i versanti su cui la gerarchia ecclesiastia si è staccato progressivamente dalla Tradizione, fino all'ecatombe che oggi vediamo.

      Poi, sul mondo tradizionalista ("Tradistan", secondo un blogger statunitense), cosa possiamo dire di più? Io stesso me ne sono allontanato dopo di trovare un'atmosfera non certo saludabile!

      K e

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    7. Vede, Ἰουστινιανός, uno può capire tutto. Ma alla fine, vedendo come vanno le cose, capisce che il discorso fatto dagli editori è molto semplice: "Se l'acqua arriva al mio mulino, m'interesserò di questa cosa; se arriva al mulino degli altri no".
      Il discorso teologico è complesso ma non troppo e, alla fine, cade anche lui sotto questa legge.
      Non si capisce che non è questione di "mulino tuo" o "mulino mio" ma di semplice indagine storica, di amore per il vero, di interesse che dovrebbe andare al di là delle parti.
      E questo è ben lungi dall'essere capito dallo stesso mondo tradizionalista cattolico al punto che una gentile signora (responsabile di un blog cattolico da me seguito) quando ha citato un articolo del mio blog lo ha fatto evitando proprio quei commenti che avrebbero fatto capire meglio il problema.
      Ma così non si va da nessuna parte, questo è certo!

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  5. Saranno pure opzioni l'ateismo ed il protestantesimo, ma l'opzione di accettare la loro prevaricazione ed instaurare dialoghi che indorino la pillola dell'eresia non esiste proprio.
    Ioannis

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    1. Ovvio, sono d'accordo. A volte mi trovo a parlare con persone atee. Quello che non capiscono è che la loro idea resta unicamente loro e non può essere imposta a tutti. Costoro si trovano a fare i missionari delle loro idee pensando che stiano bene a tutti. Poi, figuriamoci, trovano terreno fertile quando ci sono quelli che aprono porte e portoni. Il fatto è che l'ateismo impone necessariamente una lettura di un certo tipo della realtà. Il credente, che appoggia almeno uno dei suoi piedi altrove, non potrà mai concordare su questo. No, non ci si potrà mai capire fino in fondo e di questo bisogna assolutamente tenere conto e metterci l'anima in pace a meno che il cristiano... non diventi ateo di fatto a sua volta! Che sia questo il destino di certi ecclesiastici?

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  6. Ora si parla pure di rifondazione della vita religiosa.. che faranno? Commissarieranno l'Ordine Certosino? O quello Trappista perché "escono" poco o non sono in linea col mondo? Credo che siamo di fronte alla più grande crisi della Cristianità Occidentale dopo la riforma protestante.
    D'altronde, come ho sentito dire da un amico tempo fa, "Cristo si incarna ogni giorno, quindi dobbiamo rapportarlo a questo tempo" e "se Cristo si fosse incarnato nel 1900 avrebbe agito diversamente".. Questa è la mentalità che demolisce la Tradizione, che relega nell'oblìo volontario tutto cio' che non rispecchia il sentire del secolo. Al giorno d'oggi, ogni Cattolico è un'isola.

    nikolaus

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    1. La sua domanda, caro Nikolaus, è la mia: "che faranno?".
      Poi, leggendo bene certi interventi (tipo quello di mons. Galantino di qualche giorno fa) ci si rende conto che trasmettono la fumosa atmosfera del 1968: idealismo e ingenuità a tonnellate!

      Si pensa che "aggiornarsi", ossia in buona sostanza "mondanizzarsi", sia la soluzione per la vita religiosa. Che cecità!

      E con chi, poi? Non si accorgono che, da noi, la maggioranza degli ordini religiosi cattolici hanno solo vecchi? Forse vogliono aggiornare gli istituti tradizionali che hanno giovani per disseccarli? Penso che sarà così o prima o poi!

      Bene fanno in Oriente a mantenere le tradizioni e ad avere un monachesimo ancora forte.
      L'idea di riformare la vita religiosa (ancora e ancora!, sono dal medioevo che parlano di Riforma e ancora non l'hanno smessa, segno che ogni volta fanno un buco nell'acqua!) se non significa tornare allo spirito dei fondatori (che sappiamo bene quale sia) è molto pericoloso.

      Nel mondo cattolico attuale vedo due linee convergenti, entrambe molto pericolose perché fondamentalmente distruttive:

      1) ammorbidire e quasi annullare il concetto di peccato (si pensi al dibattito odierno sui divorziati risposati e a come si affronta liberalisticamente la questione sessuale in senso lato);

      2) abbassare sempre più la qualità della vita religiosa nell'idea di "aggiornarla". L'ascesi si sta spegnendo definitivamente proprio laddove dovrebbe essere tenuta accesa!

      I termini di "aggiornamento" e "dialogo" hanno dato ampia prova, in questi ultimi decenni, di essere sostanzialmente grimaldelli con i quali dei ladri aprono il forziere della Chiesa e ne disperdono i tesori. Non amo certo l'arroccamento e la chiusura (bene inteso) ma com'è stato impiegato questo "dialogo e questo "aggiornamento" se non come dispersione e svuotamento? La qualità e la quantità dei risultati parlano chiaro!

      Insistere ancora significa fare morire le forme di vita religiosa rimanenti.

      Sarebbe auspicabile che, pur di sopravvivere, gli interessati mostrassero i pugni e magari li dessero (in senso metaforico) sullo stomaco di chi dice stupidaggini. Almeno qualcuno penserebbe prima di dire corbellerie. Ma, ahimé, siamo davanti a gente troppo infiacchita che è già tanto se stanno in piedi. figuriamoci se reagiscono! La casa finirà per essere razziata!

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  7. Per la precisione non è del tutto vero che dopo lo scisma della chiesa bizantina i santi orientali siano stati emarginati, prova ne sia che il citato S.Antonio abate gode di un culto fiorente ancora oggi in tante parti d'Italia e in particolare qui nella diocesi di Como. Il culto di S.Caterina d'Alessandria era pur vivo in quella di Bergamo, tanto che per i bergamaschi di 50 anni fa la festa di santa Caterina era il 25 novembre. Quanto a S. Eufemia non c'entra nulla la divisione dell'XI sec. Ma il suo culto nel patriarcato di Aquileia è legato al Concilio di Calcedonia, perché si tenne nella chiesa edificata poco tempo prima e dedicata alla santa martirizzata in quella città. Il suo culto si diffuse nel patriarcato di Aquileia in seguito alla condanna dei Tre Capitoli ad opera di papa Vigilio nel corso del II Concilio di Costantinopoli. Culto che è ancora vivo in diverse chiese della diocesi di Como (che apparteneva al Patriarcato) come a Teglio, a Isola Ossuccio, Olcio di Mandello e a Musso e anche in alcune zone della diocesi di Milano, come l'antica plebana di Incino di Erba, la prepositurale di Oggiono e addirittura quella di Milano città. Tutte chiese amate, curate e abbellite da tante generazioni di fedeli.

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    1. In un breve commento non è possibile contenere la complessità della storia.

      Mi limito, dunque, ad esaminare i fenomeni emergenti, ossia l'oblio progressivo del primo millennio cristiano, almeno in alcuni suoi aspetti importanti.

      Poi, è ovvio!, siccome il mondo cristiano è molto vasto e ogni luogo ha specifiche sue proprie, è facile che certe leggi generali non si riflettano identiche o non si riflettano affatto, almeno per singoli casi particolari.

      Per questo dico che il corpo intero della Chiesa a volte frena certi fenomeni di deriva perché non tutti concordano, altri minacciano di andarsene, altri ancora fanno orecchio di mercante alle novità.
      Ma il trend generale è quello di allontanarsi dagli autori antichi (patristici), di dimenticare il peso e il valore dei santi antichi.

      Sant'Eufemia nello specifico particolare non c'entrerà molto con la divisione dell'XI secolo ma è o non è una santa orientale? E il fatto di essere una santa orientale non imprime in alcuni quel senso di estraneità che emerge nel fatto da me sopra descritto? Esiste o no un concorso di cause con le quali si determinano certi fattori o è tutto irrazionale e casuale?

      Ecco, alla fine, o si concorderà su questo progressivo oblio (che determina poi la protestantizzazione stessa del Cattolicesimo) o si penserà che tutti questi particolari, alla fine, non vogliono dire nulla. Tutto dipende, dunque, da come si legge la storia nel suo insieme.
      Sappiamo che esiste pure un modo di leggerla con il senno di poi per giustificare il presente e preparare possibili rivolgimenti futuri. Ma non è un modo corretto!

      Con questo modo di leggere si stempera tutto creando un certo indifferentismo per le lezioni che la storia ci può offrire.
      La storia locale di alcune chiese, per quanto lodevole su singoli aspetti, non è riuscita e non riesce a frenare l'andazzo generale verso l'oblio. Se è tutto stemperato in una lettura storica inadeguata non si comprenderà mai il perché.

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  8. Non era mia intenzione negare un certo distacco dalla chiesa del primo millennio. Tuttavia credo che non sia corretto l'atteggiamento opposto, cioè quello di assolutizzato, perché, se i Padri hanno un carattere di magistero prezioso e necessario "semper et ubique" è pur vero che anche nel secondo millennio lo Spirito Santo ha soffiato sulla Chiesa portandola, per esempio, ad una maggiore pietà eucaristica o - nel campo sociale - a una accentuata sensibilità politica (nel senso nobile del termine). Altrimenti dovremmo pensare che l'azione soprannaturale nella Chiesa sia solo quella di conservare tale e quale il deposito ricevuto senza alcun progresso.

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    1. Quello che lei chiama "certo distacco" è in realtà un distacco. Tutto lo indica e non si potrebbe negarlo.
      Il carattere di magistero prezioso dei padri è ben lungi dall'essere accolto in modo totale dall'intero mondo cattolico. Di qui il suo protestantizzarsi. Oggi un uomo occidentale in dissenso con il cattolicesimo è incline al 90 per cento a volgersi al mondo protestante (a meno di non finire nell'agnosticismo). Quest'orientamento degli spiriti indica assai bene quale piatto della bilancia pende e quale no.
      Dio non abbandona i credenti che confidano in lui, ovviamente!, ma mi obbliga a dire che questa sensibilità nuova che lei nota (a parte la devozione eucaritica tipica solo dell'Occidente e per nulla essenziale in Oriente che con questo non nega affatto la presenza reale), non di rado ha trasformato la spiritualità in pura sociologia: Non è che Dio non vuole intervenire anche in casa nostra, ci mancherebbe altro!, ma come abbiamo inquinato l'ambiente pare che facciamo di tutto pure per inquinare le fonti religiose da cui dovremo bere. D'altra parte, come dicono diffusamente, i padri sono "cose vecchie"....
      Ultimo appunto: il cosiddetto "progresso" nelle cose dello spirito è un mito che non di rado genera travisamenti e distorsioni. La chiesa non conosce evoluzioni ma ostensioni progressive della verità intera ricevuta il giorno di Pentecoste.
      L'unico vero "progresso" è solo spirituale, ossia la conversione sempre maggiore dei membri della Chiesa per vivere quell'intera verità ricevuta e conservata dalla Chiesa dalla Pentecoste.

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  9. La comunità di Bose,quella di Enzo Bianchi, è giudicata come una punta del progressismo teologico,rivoluzionario e martiniano,nel senso del defunto cardinale. Eppure curano molto e studiano la teologia ortodossa e i santi ortodossi. Basta guardare alle citazioni nei discorsi di Bianchi, e ai convegni che organizzano e a cui partecipano spesso personalità ortodosse. Anche il catalogo della loro casa editrice è fitto di titoli ortodossi. Ma,come lei dice, dopo il Mille è stata tutta una decadenza? I seguenti mille diventano insignificanti rispetto alla perdita dell'Oriente? Come si fa a cancellare il secondo millennio? Mi ricorda gli archeologismi di chi valorizza solo la chiesa primitiva come l'unica originale e genuina, tutto il resto è chiesa " costantiniana" come dicono con disprezzo. Don Bosco è meno cristiano di s.Antonio abate?

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    1. Gentile Anonimo (un'altra volta metta un nick, per favore)!

      Gli argomenti da lei toccati hanno bisogno di una trattazione più specifica e seria, cosa che cercherò di fare prossimamente, per farmi capire meglio. Mi riferisco, ovviamente, alla questione "decadenza" del Cristianesimo e al senso religioso che do alla letteratura patristica. Il secondo millennio non è, ovviamente, cancellato ma, laddove si allontana da valori fondanti, li mette in dubbio, dimentica autori importanti, crea una sorta d' "inquinamento" e di dispersione religiosa. L'archeologismo non c'entra affatto con il mio discorso. Si parla di archeologismo solo quando si prende di peso TUTTO il sistema ecclesiale antico (nei suoi minimi particolari) e lo si vuole impiantare oggi. Archeologismo liturgico è, ad esempio, pregare per le diaconesse (quando oramai le diaconesse non esistono più). Ma non è archeologismo orientare la liturgia con i perenni sacri principi da lei sempre avuti.

      Per quanto riguarda la comunità di Bose, nei commenti di qualche altro post ho avuto modo di parlarne.
      Se da un lato si deve essere grati alle attività editoriali di questo monastero perché ha fatto conoscere la spiritualità orientale in Italia, dall'altro si deve dire le cose per quel che sono: queste sono attività che, alla fine, non portano da nessuna parte in quanto l'orientamento generale di questa comunità religiosa è di tipo protestante. Se, da un lato, ha ammirazione per l'Oriente, all'atto pratico non lo imita. Imitare l'Oriente significa, innanzitutto, avere amore per la liturgia antica latina poiché questa liturgia era in comunione con l'Oriente. Ma, da quel che so, a Bose non hanno questo amore come a loro non interessano i monasteri benedettini tradizionali. Questa contraddizione si spiega solo se si è in presenza di una mentalità molto liberale (quindi protestante). Dico questo non certo per disprezzo (che, anzi, per certe cose a Bose sono stati encomiabili) ma perché è inutile pensare di coltivare una pianta bellissima per trapiantarla poi in un deserto.

      Bose ha successo proprio perché le chiese ortodosse in Italia sono di fatto in sordina e con la museruola (e a loro va bene così). Se le chiese ortodosse in Italia invece di essere in lotta tra loro e anche all'interno di loro avessero un decimo della capacità organizzativa che hanno a Bose non si sarebbe a questo punto.

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  10. A proposito di Santa Caterina di Alessandria...
    http://radicatinellafede.blogspot.it/2014/11/verginita-e-martirio-nella-festa-di.html
    Un po' di Speranza. :)

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    1. Va bene ma non è sufficiente perché l'ambito liturgico (celebrazione della fede), quello teologico (riflessione della fede) e quello spirituale (vivere la fede) devono perfettamente compenetrarsi tra loro. Non si può celebrare la memoria di un martire antico senza innervare con la teologia della testimonianza cristiana fino al martirio la teologia cristiana. In caso contrario siamo davanti ad una dissociazione.

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