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venerdì 12 dicembre 2014

Il Cristianesimo nell'Ancien Régime


Assemblea degli Stati generali in Francia (XVIII sec.)

Questo blog è spesso visitato da alcuni che esaltano il passato e specialmente l'Ancien Régime come un esempio di societas christiana (1). Da molto tempo ho espresso dubbi su questa posizione partigiana per fondati motivi storici e teologici.
Ho recentemente trovato un articolo di un eminente storico francese, Jean Delumeau, il quale esamina questa tematica fornendo una pista di lettura ancorata a documenti storici: "Nell'Europa dell'Ancien Régime esisteva la 'Chiesa ufficiale', ma non necessariamente la società cristiana" (p. 568).
L'Ancien Régime, soprattutto nelle campagne, presentava una situazione desolata nella quale perduravano residui di paganesimo e di magismo. L'ignoranza crassa in pieno XVIII secolo impediva agli evangelizzatori (perché non si tratta di una rievangelizzazione delle campagne ma di  una vera e propria evangelizzazione) d'incidere nell'animo delle masse un Cristianesimo spirituale. Si affermò, dunque, un Cristianesimo molto utilitaristico di tipo materiale (do ut des), molto moralizzante e con ombre di dualismo manicheo derivate da un agostinismo esasperato. 

Jean Delumeau, contrapponendosi a tale visione eccessivamente materialistica, indica l'ambito del Cristianesimo solo nello spirituale. Su questo non concordo poiché il Cristianesimo tocca anche gli aspetti materiali al punto che la preghiera per la salute personale e per i raccolti è stata sempre tradizionale al Cristianesimo. D'altronde è pure un dato evangelico. Si deve aggiungere che quest'attenzione al mondo materiale nel Cristianesimo tradizionale e patristico non è mai stata a detrimento dello spirituale, come invece indica lo storico per il periodo moderno.


Messa alla corte del Re di Francia (XVII sec)

Egli non può impressionare quando, dati alla mano, indica una dimensione chiaramente materialistica nel Cristianesimo barocco; gli interessi della gran maggioranza dei cristiani di allora erano molto concreti: "Un recente studio sugli 895 'miracoli' riportati nei registri di Sainte-Anne d'Auray durante gli anni fra il 1625 e il 1684, rivela che nessuno di questi miracoli riguardava la vita spirituale e la conversione morale e religiosa" (p. 569).

Si può dunque capire come l'emergere della scienza e la capacità di dominare alcuni effetti della natura portarono molti ad allontanarsi dal Cristianesimo, allorquando non c'era più "bisogno" di esso.

Un altro elemento problematico mostrato dallo storico è il rapporto tra fede e mondo con il rifiuto categorico e totale del secondo. In ciò si ha l'impressione che questa Chiesa seguisse dottrine dualistiche piuttosto che la dottrina cristiana. Il timor Dei, normalmente esistente nel Cristianesimo tradizionale e motivato dall'amore con cui si ha coscienza di non saper o poter corrispondere adeguatamente a Dio, in questo contesto divenne un vero e proprio terrore. Qui non solo Dio ma pure i santi divenivano vendicativi, se non onorati convenientemente. L'ira di Dio è un dato biblico, è vero, e avrebbe bisogno d'essere convenientemente spiegata dal momento che ad essa si appella una certa tradizione ecclesiastica. Ma in questo contesto l'ira divina è talmente ingigantita da infondere l'impressione che non vi sia altro. Di qui l'esercizio, da parte del clero moderno, di un vero e proprio "terrorismo spirituale" sulle masse. Evidentemente approssimazione dopo approssimazione, qualcosa si ruppe e il baricentro del Cristianesimo si spostò. Ciò non poteva che determinare ulteriori rotture e spostamenti. 

Come una casa fondata su una china scoscesa finisce, per le piogge, per smottare lentamente sempre più in basso, nonostante l'accortezza e la generosità con cui il padrone contrasta la situazione e cerca di porvi rimedio, così è stato per il mondo cattolico. Qualcosa di più forte ha evidentemente prevalso, qualcosa che può essere stato accellerato da fenomeni esterni ma che, in fondo, si produceva dalla sua stessa base! (2)

Così, il Cristianesimo postmoderno in alcune posizioni ufficiali (3) e negli atteggiamenti della massa  ha finito, per reazione, per dimenticare o rifiutare lo spirituale optando solo per il materiale e di fatto solo per l' "al di qua" con un trionfo inaspettato e virulento del sensuale e del sessuale (4). Questo squilibrio si è prodotto dall'eccesso opposto per cui il mondo era considerato in toto qualcosa di malvagio (5). Ancor oggi, dunque, paghiamo pesantemente il prezzo di un Cristianesimo tutt'altro che equilibrato, nonostante l'apporto, lungo i secoli, di forze equilibratrici che però non hanno avuto la meglio.

Ecco perché la crisi del Cristianesimo occidentale attuale non è prodotto degli ultimi 70 anni di storia (soprattutto dal concilio Vaticano II ad oggi). Solo una visione molto miope lo può affermare, canonizzando in modo indebito e partigiano un mondo che, pur con dei meriti, era tutt'altro che perfetto e gestava inconsapevolmente l'impazzito mondo attuale. Nulla nasce a caso e certi frutti maturano dopo secoli di lento travaglio.


Il saggio di cui raccomando la lettura è scaricabile.





Note

(1) Anni fa' ricordo l'ingenuissima posizione di un sacerdote della Fraternità san Pio X il quale, sostando davanti alla facciata della chiesa veneziana di santa Maria del Giglio (in cui, tra l'altro, non sono raffigurati santi ma le vittorie dei Veneziani), esclamò: "Oh, com'erano cristiani allora!". Inutili furono i miei timidi tentativi di portare il pio sacerdote a più retto sentire.

(2) Questo spiega l'insuccesso di tutte le diverse "riforme" che hanno contraddistinto il mondo cristiano occidentale.

(3) È di solare evidenza come le posizioni dell'attuale papa e diversi suoi documenti ufficiali siano molto lontani dalla spiritualità tradizionale e puntino all' hic et nunc in modo materiale. Ad es. egli sostiene che la dignità dell'uomo è data dal fatto che lavora. Perdendo il lavoro perde la dignità. È una prospettiva rispettabile ma sindacale, non cristiana: "Il lavoro non ha soltanto una finalità economica e di profitto, ma soprattutto una finalità che interessa l'uomo e la sua dignità. E se manca il lavoro questa dignità viene ferita!" (Discorso ai dirigenti e operai delle acciaierie di Terni in occasione del 130° anniversario della fondazione della fabbrica, 20 marzo 2014). Al contrario, un tempo si sosteneva che la dignità dell'essere umano derivava unicamente dal suo essere "in grazia di Dio", dalla santificazione, concetto che questo pontificato decisamente oscura. Questo non è dovuto all'originalità, all'impreparazione e all'idiosincrasia di tale papa verso la tradizione o al fatto di voler a tutti i costi parlare con il linguaggio della massa, ma dal fatto che, oramai, certi pensieri secolarizzanti sono giunti fino al vertice del Cattolicesimo.
Inutile dire come solo pochi decenni prima il linguaggio con cui ci si indirizzava ai lavoratori fosse di tutt'altro genere e dimostrasse ancora un certo ancoramento con il mondo cristiano: "Il nostro Signore Gesù Cristo, il quale, per essere nostro modello, per nostra consolazione e santificazione, passò la più gran parte della vita nell'esercizio di un mestiere manuale, come un semplice operaio" (Pio XII, Discorso a diversi gruppi di operai, 1° maggio 1953).

(4) Questo trionfo del carnale appare in tutta la sua cruda evidenza dai fatti di cronaca in cui diversi chierici sono scoperti conviventi, pedofili, corruttori per fini di sesso, ecc. Il fenomeno ha raggiunto una sfacciataggine impensabile solo venticinque anni fa...

(5) Posizioni dualistiche di questo tipo le si riscontrano già nel pensiero di Innocenzo III (1161-1216).

© Traditio Liturgica

8 commenti:

  1. Jean Delumeau, sempre per contrapposizione, finisce per apprezzare certi passi del famoso "Catechismo Olandese" in cui si stemperavano le asprezze della prassi tridentina cadendo, però, nell'errore opposto (quand'anche non in qualche eresia).
    Questo non deve paralizzare il lettore dal valutare la coerente e interessante lettura che egli fa della religiosità dell'Ancien Régime. Si tratta in larga parte di un Cristianesimo "decurtato" e oscurato in cui la penitenza e il castigo troneggiano, assieme all'immagine dell'Uomo Dio crocefisso per colpa dell'uomo. È un'immagine in parte ancor oggi veicolata da certi centri tradizionalisti cattolici. Bel altro respiro e visione ci è offerta dalla patristica.

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  2. Potevano dircelo prima, dopo avermi fatto passare l'infanzia con ammonimenti contro il " mondo", contro la realtà del qui e ora, contro il corpo, da castigare, costringere,annullare, contro la sessualità, il massimo e il più orribile dei peccati, a cui il corpo,vedi sopra, è trascinato. Penitenza, contrizione, auto-flagellazioni, cercare il dolore per " condividere le sofferenze di Gesù sulla croce". Senza dimenticare il potere del clero, potere mondano,capace di vita e di morte, nel senso che ti poteva procurare un lavoro o togliertelo, e poi le offerte, le decime, i quartesi. Il parroco,nei paesi, era un piccolo feudatario,padrone di anime e corpi. Quanta ipocrisia e dolorismo e volontà di fuga dal mondo. Per fortuna la gente normale aveva i propri difetti e peccati che la salvava,nel senso che le permetteva di galleggiare in questo mare di negatività e di irrealtà . Avrei pagine da scrivere. Magari in futuro,quando avrò tempo. Simone

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    1. Vede, il fatto che diversi preti e vescovi ignoranti abbiano contribuito a rovinare così il Cristianesimo, non significa che il Cristianesimo non ha valore, tutt'altro! Ne ho fatto un esempio lampante: il "timore di Dio" nasce dall'amore di non riuscire mai a corrispondere in modo compiuto a chi ci ha dato la vita, a chi ci chiama alla vita in ogni istante, a chi ci mantiene nella vita!

      Ma quando una Chiesa entra nei palazzi dei re e degli imperatori e diviene potere con il potere mondano, trasforma le cose. Il timore di Dio, allora, diviene terrore, terrore di offendere la Chiesa e dietro a lei e con lei, il potere costituito che ti può punire fino a toglierti la vita. Queste sono le cose che non ci hanno detto e che continuano a non dirci. Non a caso Cristo è nato in una grotta e non nel palazzo di Erode dove tutti i mondani vogliono entrare!

      La castità è trasparenza di cuore alla quale si giunge anche con l'astensione da certi atti (corpo e spirito si influenzano vicendevolmente!). Questo non significa demonizzare il corpo o la sessualità ma ordinarla, darle un senso e il suo giusto valore. Invece in un'ottica di potere, il sesso è visto con sospetto quasi come fosse anarchia assoluta contro le disposizioni sociali, a prescindere dal fatto che sia ordinato o meno. Infatti non è un caso che i preti cattolici non si sposano: in questo modo sono più "funzionali" al sistema, alla struttura ecclesiastica. Poi posteriormente queste cose vengono giustificate in vari modi e maniere, tirando in ballo anche principi sacrosanti, ma sono pezze messe solo posteriormente. E' solo il monachesimo che non prevede il matrimonio per definizione (monos=unico, solo). Il sacerdozio non lo ha previsto, almeno anticamente, e questo non è certo un caso!
      La castità per il regno dei cieli non è orrore per il corpo e per il sesso. Se diviene così ci sono molte cose che non vanno!

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  3. Però sono del parere che amministrare le cose sacre e celebrare i divini misteri durante il giorno e la sera fare sesso nel proprio letto con la propria moglie sia inconcepibile e disdicevole per chiunque abbia un pò di senso della decenza. No, decisamente chi è sacerdote non può e non deve fare sesso: in questo senso i cattolici sono molto più coerenti di ortodossi e anglicani, il cui clero può tranquillamente sposarsi e fare sesso come se il sacerdozio fosse un mestiere come un altro.

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    1. Quello che dice è così vero che al sacerdote sposato (badi bene, anche nel rito bizantino cattolico) è chiesto di astenersi ai rapporti coniugali sia prima sia dopo la liturgia. Il matrimonio di un sacerdote è un matrimonio in cui si pratica molta continenza, molto più che nel caso dei laici. Ciò non toglie che la cosiddetta "perfezione" sia rappresentata dai monaci preti i quali sono (o dovrebbero) essere sempre casti.
      Il caso del sacerdozio latino, invece, non prevede alcun voto di castità ma solo una promessa di celibato. Se volessi fare le pulci, direi che un celibe può essere sempre tale senza essere necessariamente casto. Questo, purtroppo, è valido soprattutto oggi in cui viviamo in un tempo di grande sensualità.

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  4. Perchè mai celebrare i Divini Misteri durante il giorno dovrebbe essere in contrasto con i rapporti coniugali di notte? È una concezione negativa della sessualità, come qualcosa in contrasto con il servizio divino, e perchè mai dovrebbe essere così? Il Sommo Sacerdote, nell'Antico Testamento, se non era sposato non poteva svolgere le sue funzioni. È che noi siamo abituati a considerare il prete solo come celibe e casto e ci riesce difficile separare le due cose,per abitudine. I pastori protestanti possono essere meno santi perchè sono sposati? E così i rabbini e così i musulmani. Meglio che si sposino, così non c'è il pericolo che ardano troppo e finiscano a letto con la perpetua. Del resto il matrimonio o almeno la coabitazione pubblica è stata in uso per secoli tra i preti cristiani, e anche quando ci fu il divieto la gente ha accettato con naturale comprensione senza troppo scandalo la coabitazione ufficiosa. Potrebbe essere lasciato alla libera scelta di ognuno. La castità del celibe può avere un valore senza andare a detrimento del valore del matrimonio. So per certo che in una comunità religiosa in Italia, non cristiana, è stato sostituito recentemente il capo-culto,chiamiamolo così, perchè non era sposato pur avendo oltre una trentina d'anni. I punti di visti quindi sono diversi,bisognerebbe essere più aperti. Ricordo alcune pagine sulla ßessualità di s.Simeone il Nuovo Teologo, che non trascrivo,per non turbare qualche lettore ma sono straordinarie per la considerazione grande del corpo e della sessualità. Sarà solo questione di tempo.

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  5. Viviamo in un tempo di accese dicotomie:

    - da un lato la nostra società valuta in modo francamente eccessivo la sessualità al punto che ne vengono attratti pure i religiosi. Questa iper valutazione è indice di un egoismo esasperato;

    - dall'altro ereditiamo ancora un concetto di ascesi che coincide con il disprezzo. Qui l'astensione dalla carne significa disprezzo della stessa. Si passa così da un concetto evangelico ad uno dualistico-manicheo.

    Il concetto dualistico-mainicheo, c'è da dire, lo abbiamo ereditato da un agostinismo esasperato, ancor ben presente nel mondo cattolico (soprattutto tradizionalista). Qui, tanto per fare un esempio, la famosa "custodia dello sguardo" con cui il cristiano evita di guardarsi attorno disperdendo il suo spirito ovunque, diviene il "castigo dello sguardo", come se lo sguardo stesso fosse cattivo!

    Invece la prospettiva e gli equilibri tradizionali della Chiesa sono ben altri.

    L'astensione dal sesso è simile a quella da certi cibi. L'uomo sposato sa per rivelazione divina che in Paradiso non ci sarà né marito né moglie in senso terreno. L'unione con Dio supera ogni categoria umana ed è al di sopra dello stesso concetto di categoria. L'eucarestia è definita "il banchetto del Regno", l'anticipo, il pegno della gloria futura in cui l'uomo supererà la sua dimensione attuale, quella da noi ben conosciuta. L'ascesi (quindi anche e non solo l'astensione dal sesso) è una preparazione temporanea a questa dimensione. E' inoltre un affidare il proprio "piacere" unicamente all'incontro con lo Sposo solo ATTRAVERSO IL QUALE si incontra tutto il resto.

    E' ovvio che qui non si tratta di "disprezzo" della terrenità o della carnalità ma di una proiezione verso i fini ultimi. Nel caso del monaco questa proiezione diviene l'impegno di ogni istante della sua vita. Di qui il voto di castità. Il monaco e la scelta monastica è più "perfetta" rispetto a quella dello sposato perché ogni istante della sua vita è (o dovrebbe essere) una proiezione verso l'eskaton (i fini ultimi). Non è perfetto perché è semplicemente casto mentre l'uomo sposato (che casto non è sempre) è imperfetto! Questo è così vero che san Paolo non vorrebbe che i suoi cristiani si sposassero per attendere meglio Cristo, altrimenti sposandosi si è obbligati ad attendere ai doveri del proprio stato.

    Oggi la totale mancanza di prospettiva trascendente (i fini ultimi) con la reazione al disprezzo della carne che ha qualificato il nostro recente passato cristiano (e che resiste ancora in certi luoghi), combinata con l'esaltazione della sessualità tipica del nostro mondo, ha reso totalmente incomprensibile questa prospettiva che, però, è ampiamente testimoniata dalla tradizione antica ed è presente nei testi liturgici tradizionali.

    A questo punto si legge un po' tutto con nuovi "canoni" interpretativi: il mutuo amore delle Persone trinitarie è visto come un rapporto sessuale, Cristo ama sensualmente l'umanità (e forse sessualmente la Maddalena o, chissà, Giovanni l'Evangelista), la Vergine Maria non può essere Vergine e senz'altro ha concepito Gesù con qualcun'altro rispetto a Giuseppe, Gesù ha vissuto e ben conosciuto ogni passione (e peccato) umano e via dicendo... (continua)

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  6. Lei capisce bene che in una lettura di questo genere c'è un vizio di fondo che porta a distorcere talmente la tradizione cristiana fino a renderla praticamente blasfema. E' la chiusura della terra su se stessa, la chiusura del cielo. Il cielo non si chiude all'uomo perché quest'ultimo è carnale ed è provvisto di sesso ma perché non si disponde in modo tale da andare oltre se stesso. A quel punto finisce per modellare una religione a sua immagine e somiglianza per sua giustificazione. Ed ecco spiegata l'idolatria tanto stigmatizzata nell'Antico Testamento. Il nostro, si dice, è un tempo particolarmente idolatrico!

    Sono invece curioso, relativamente alle pagine di san Simeone da lei accennate.

    Tuttavia credo che il Nuovo Teologo, proprio perché monaco, non poteva non situare l'aspetto corporeo e sessuale all'interno di un quadro anche e soprattutto ascetico. L'Oriente cristiano - che fortunatamente non ha conosciuto Agostino d'Ippona - non ha mai disprezzato l'aspetto corporeo e carnale, tantomeno quello sessuale. Ma questo non significa affatto che la carne non debba essere "sottomessa" e ordinata al mondo spirituale. Diversamente, tutti i valori si capovolgono e a quel punto lo stesso Cristianesimo non serve più a nulla!

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