Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

lunedì 15 dicembre 2014

Querelles anabattiste nostrane



Sono stato informato di una querelles accaduta non molto tempo fa' in Abruzzo e che trova come protagonista principale un sacerdote ex cattolico, tale don Antonio Silvestri. Il personaggio ha un carattere molto sanguigno e uno stile da non rendermelo proprio simpatico: sembra che non riesca a non fare una discussione in modo pacifico. O prima o poi gli monta la mosca al naso e inizia a scattare.
È un comportamento che non amerei tenere neppure di fronte al più acerrimo dei miei nemici (che non ho), figuriamoci in una discussione teologica!

Cosa sostiene? Il battesimo dei neonati è inefficace ed invalido  dal momento che non si può amministrare con la fede vicaria dei genitori o dei padrini. Infatti, il battesimo è strettamente legato alla libera e responsabile risposta del soggetto che, per far ciò, non può che essere adulto (tesi anabattista).

Per questo l'ex cattolico ha iniziato a far parlare di sé già come parroco di Brittoli (Pescara) per poi litigare con il suo vescovo in modo pubblico e plateale. In rete si possono trovare le sue discussioni con il vescovo diocesano e con un teologo gesuita di Roma. Qui un esempio.

Al di là di questa persona e del suo modo piuttosto folclorico di porsi, la questione non è nuova e, storicamente, si è presentata diverse volte lungo la storia. C'è da dire che chi la presenta ha, a tal riguardo, una lettura molto fondamentalista della Bibbia.

Ora, bisogna mettere un po' di ordine nelle idee.

1) È evidente che la Chiesa (nell'era apostolica) insisteva sulla libera e responsabile adesione del soggetto alla fede da cui, poi, avveniva il battesimo. Questo non è mai stato rinnegato al punto che la stessa salvezza, pur avvenendo nella Chiesa, è ritenuta sempre qualcosa di strettamente personale.

2) È altrettanto evidente che, con la diffusione del Cristianesimo, si volle, per così dire, "premere l'accelleratore" includendo ai battezzati pure gli infanti (ammesso e non concesso che non fosse stato già fatto in precedenza), infanti che non potevano avere in quanto tali una libera e responsabile adesione alla fede. Questa annessione avvenne abbastanza presto (II-III sec.).

3) La Chiesa si è trovata ad accettare questa prassi forse innovativa rispetto ai primi tempi considerando che quanto dava all'infante con il battesimo non era privo di valore e diveniva pienamente efficace solo nel momento in cui, crescendo, il soggetto vi aderiva liberamente e responsabilmente: la grazia, dono divino, si sviluppa dal fatto di volerla. Questa è la cosiddetta collaborazione o sinergia tra l'operato divino e quello umano per rendere efficace la salvezza.

Questi sono gli avvenimenti storici a tal riguardo. 

In questa sede vorrei aggiungere qualche altra osservazione che deriva dalla prassi di accoglienza dei cristiani battezzati da Chiese di altra provenienza, osservazione che si oppone alla tesi anabattista.

Oggi alcune Chiese che accolgono cristiani di altra provenienza (in cui si battezza in nome della Trinità) non partono mai con l'idea che il battesimo da essi ricevuto è invalido. 
Si pensa, piuttosto, che il battesimo divenga efficace solo quando il soggetto professa la vera fede (liberamente e responsabilmente). Non ripetono il battesimo perché al momento dell'adesione responsabile alla fede il soggetto risveglia la grazia sacramentale fino ad allora latente ma a suo tempo ricevuta, anche se "dormiente", come si sostiene. Questa è, ad es., la prassi con cui la Chiesa ortodossa russa accoglie nel suo seno i cristiani provenienti da altre confessioni.

Viceversa, le Chiese che ripetono il battesimo non lo fanno mai pensando che quanto ricevuto precedentemente sia nullo de facto ma operano sub condicione, ossia lo fanno solo nella probabilità (remota o meno) che un'erronea dottrina di fede infici tale sacramento. In parole povere, non dicono che l'eresia "tot" renderà sicuramente invalido il battesimo ma ritengono che quell'eresia possa probabilmente inficiarlo e, nell'incertezza, ribattezzano, giusto per avere la totale sicurezza che la persona abbia ricevuto tal sacramento. Non ribattezzano, dunque, con l'idea che il sacramento precedente possa essere invalido radicalmente, idea sostenuta dagli anabattisti per quanto riguarda il pedobattesimo (il battesimo degli infanti).

La tesi anabattista - professata nel dibattito tra il prete abruzzese e i suoi antagonisti - risulta essere troppo tranciante e rigida ritenendo, erroneamente, che una prassi differente dal solo battesimo degli adulti non solo sia inefficace ma pure invalida. La prudenza assunta da ogni altra Chiesa, anche nei riguardi del battesimo di adulti che passano ad un'altra Chiesa, ci insegna tutt'altro stile, tutt'altro modo di valutare le cose.

Se poi consideriamo che nella Chiesa ortodossa all'infante non viene solo amministrato il battesimo ma pure la cresima e l'eucarestia, ossia la profonda incorporazione in Cristo, siamo decisamente sul versante opposto rispetto alla tesi anabattista.
Qualcuno potrebbe obbiettare che questa posizione potrebbe introdurre concezioni magiche sui sacramenti (dal momento che pone almeno tra parentesi la libertà e la volontà del soggetto). Non nego il tal rischio ma è pur sempre vero che il primo agente nella storia salvifica non è mai l'uomo ma sempre Dio. A tal proposito è utile osservare un altro esempio. In Oriente può succedere di osservare, di tanto in tanto, qualche monaco addormentarsi durante i lunghi uffici notturni in chiesa. Il monaco, dormendo, cade nell'incoscienza, non esercita libertà e volontà, ma, nella coscienza ecclesiale, si pensa che è come un bimbo nel ventre materno della Chiesa: viene comunque nutrito dalla grazia divina della preghiera dei suoi confratelli (la grazia che si comunica in modo eminente con i sacramenti raggiunge il singolo anche con la preghiera).
Questa prospettiva in cui è Dio ad amarci per primo, ad intervenire nella nostra vita, è decisamente offuscata da un'interpretazione letteralista della parola biblica con cui si limita il battesimo solo agli adulti, unici a poter esercitare veramente libertà e volontà. Il giusto principio che la salvezza si produce solo con la sinergia umano-divina non dev'essere mai impugnato per offuscare o negare la suprema signoria degli interventi di Dio nella storia per la salvezza umana. È sempre Dio ad averci amati per primi e la risposta umana, mediata, immediata, non immediata, né è solo una semplice conseguenza. 

3 commenti:

  1. Ma con quella logica, Perché non battezziamo tutti, anche chi non chiede il battesimo? (di nascosto evidentemente)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci vuole equilibrio, come in ogni cosa. E' necessario che il battesimo sia sentito come un dono, mai come una imposizione. Nella storia della Chiesa si è imposto il pedobattesimo un po' con il desiderio di espandere il Cristianesimo (questo è innegabile) ma soprattutto per un motivo di fede: era ritenuto un dono e se tale è mi sembra evidente che non sia una cosa "inutile" o "invalida".
      I doni non vanno sprecati e soprattutto dati a chi non li vuole o non li chiede, altrimenti non sono più doni ma disturbi e fastidi e questo non sia mai, per quanto riguarda il battesimo!

      Elimina
    2. M perche? Per i bambini potrebbe essere un imposizione, potrebbe essere un don "sprecato", un disturbo, un fastidio.Poi perche limitare l´agire di Dio? Non dici tu che é sempre Lui il primo agente salvifico, noi battezziamo tutti quelli che possiamo ad ogni modo ed ad ogni costo, dopo ci penserá Lui.

      Elimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.