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martedì 13 gennaio 2015

Il monaco Paisios l'Atonita iscritto nell'elenco dei santi


Συνῆλθεν, ὑπό τήν προεδρίαν τῆς Α. Θ. Παναγιότητος, ἡ Ἁγία καί Ἱερά Σύνοδος εἰς τήν τακτικήν συνεδρίαν αὐτῆς σήμερον, Tρίτην, 13ην Ἰανουαρίου 2015, πρός ἐξέτασιν τῶν ἐν τῇ ἡμερησίᾳ διατάξει ἀναγεγραμμένων θεμάτων. Κατ᾿ αὐτήν, ἡ Ἁγία καί Ἱερά Σύνοδος: α) ὁμοφώνως αποδέχοντας την εἰσήγησην τῆς Κανονικῆς Ἐπιτροπῆς ἀνέγραψε εἰς τό Ἁγιολόγιον τῆς Ὀρθοδόξου Ἐκκλησίας τόν μοναχόν Παΐσιον Ἁγιορείτην καί β) προτάσει τῆς Α. Θ. Παναγιότητος, τοῦ Οἰκουμενικοῦ Πατριάρχου κ. κ. Βαρθολομαίου, διά ψήφων κανονικῶν ἐξελέξατο παμψηφεί τόν Πανοσιολ. Ἀρχιμανδρίτην κ. Εἰρηναῖον Ἀβραμίδην, διακονοῦντα ἐν Παρισίοις, Βοηθόν Ἐπίσκοπον παρά τῷ Σεβασμιωτάτῳ Μητροπολίτῃ Γαλλίας κυρίῳ Ἐμμανουήλ, ὑπό τόν τίτλον τῆς πάλαι ποτέ διαλαμψάσης Ἐπισκοπῆς Ρηγίου. 

Oggi, martedì 13 gennaio 2015, si è riunito, sotto la presidenza di Sua Santità, il Santo Sinodo nella regolare conferenza  concernente l'esame degli argomenti dell’ordine del giorno. Questo stesso Santo Sinodo: 
a) ha accettato all'unanimità, su relazione del Comitato Canonico, e ha registrato nell'Elenco dei santi della Chiesa ortodossa il monaco Paisios Athonita
b) Su proposta di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, con voti canonici è stato eletto all'unanimità il sacratissimo Archimandrita il signor Ireneo Avramidis, che opera il suo servizio a Parigi, quale Vescovo Ausiliare dell’Eminentissimo Metropolita di Francia Emanuele, sotto il titolo dell’allora splendente Vescovato di Reggio.

Patriarcato di Costantinopoli, 13 gennaio 2015


15 commenti:

  1. Il santo non è semplicemente un uomo buono. Il santo vero dev'essere soprannaturale in tutto ciò che fa e pensa e gli altri lo devono riconoscere immediatamente per questa sua caratteristica.
    Se l'umanità avesse avuto bisogno solo di uomini buoni, ragionevoli e naturali, non serviva né che Cristo si incarnasse, né che costituisse la Chiesa. Perciò la Chiesa stessa dev'essere animata da criteri soprannaturali, non da criteri politici o mondani. Altrimenti diviene come un santo falso: sale da buttare per le strade perché sia calpestato...

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  2. Che bella notizia! P. Paisios è una figura a cui mi sto interessando molto ultimamente. Potrebbe cortesemente consigliarmi dei libri su questo sant'uomo? anche in altre lingue, visto che in italiano non c'è nulla..
    grazie

    nikolaus

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    1. In Italiano hanno fatto qualcosa che, forse, era meglio neppure fare: un estratto dalla grande biografia greca dell'Anziano in un libbricino che esteticamente si presenta bene ma è ingannevole poiché presenta solo alcuni fatti "edificanti" e tralascia quei fatti che potrebbero "scandalizzare" o mettere in questione il credente cattolico, impedendogli, così, una salutare crisi di crescita.
      Tutto questo tipo di editoria religiosa punta, evidentemene, solo a vendere ed evita accuratamente situazioni che potrebbero creargli problemi o causargli giacenze di materiale librario. È la stessa scelta delle Paoline, insomma, che pubblicano di un autore "testi spirituali" e tralasciano i suoi "scomodi" "testi dogmatici".

      So di greci che, osservata la scelta editoriale di questo libretto italiano (che poi è la scelta del suo responsabile, un signore greco di Bologna), si sono letteralmente scandalizzati e l'hanno ritenuto una specie d'offesa alla memoria dell'Anziano.

      Non le sarà difficile trovare questo libretto, se farà una ricerca oculata su internet attraverso i motori di ricerca.

      Da parte mia, al momento, le posso solo consigliare la versione francese che a differenza di quella piccola italiana rispetta il testo greco e non ha scelte faziose: Hieromoine Isaak, L'Ancien Paisios, L'Age d'Homme.

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    2. Fu comunque scomodo anche geopoliticamente parlando: senza rivestire un ruolo di attivista politico, si espresse euroscetticamente molti decenni prima della crisi dell'eurozona, per non parlare poi delle sue posizioni sulla questione cipriota ancora irrisolta, sulla riconquista di Costantinopoli da lui predetta, sul secolarismo ecclesiale che vedeva minacciare lo stesso monachesimo athonita. Sono singolari alcuni suoi apoftegmi, forse curiosi quanto pittoreschi, tuttavia se ne subudora l'aroma della sua palestra spirituale, dove egli si trovo' a vivere esperienze limite: viveva di poco pane secco bevendo te' e poche verdure bollite. L'olio era considerato non un condimento, ma cibo regale. Vedrete questi monasteri ora ristrutturati abbandonati dai giovani monaci che ripopoleranno le grotte e saranno simili a roll roice divenute pollai. Il maligno ha tre tentacoli: per i poveri il comunismo, per i fedeli l'ecumenismo, per i ricchi la massoneria. Meditate gente!

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    3. Le persone comode e accomodanti giustificano tutto. Parlano come la gente vorrebbe sentire.
      Un giorno ho sentito un vescovo greco a Venezia dire che "Venezia è ancora veramente una culla di santi". Quest'uomo che parlava in un raduno di cattolici, voleva evidentemente lisciare loro il pelo. Io che, conoscendo Venezia bene conosco l'assoluta mediocrità di quell'ambiente (giocoso quanto vuoi ma letteralmente fissato con gli "schei", i soldi) mi sono detto: "Ma che cazz....te dice questa persona?". Vede, oggi la gente è così e lo sono pure diversi chierici. Dicono "cazz....te" per lustrare il pelo agli altri e avere una effimera fama. Poi una volta morti nessuno si ricorderà di loro. Di Paisios, invece sì!

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  3. verissimo....purtroppo si fa smepre più strada una "santità2.0", in cui essere uomini buoni con un bel seguito mediatico significa essere santo....l'asticella si è abbassata parecchio purtroppo...
    Non conosco a fondo il monaco Paisios, ma da quel poco che ho letto, rientra in ciò che io intendo per santità, a differenza di molti altri "santi" (lettera minuscola voluta) fatti negli anni recenti...

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    1. I "santi" recenti non sono santi. Forse sono uomini con della comprensione e della bontà umana. Il santo vero da la sensazione di qualcosa di più, di "non umano". In Occidente non solo si è abbassata l'asticella ma si è proprio spezzata, perché premeva troppo sullo zero. Stanno veramente rovinando tutto e dando la Chiesa in mano alle sette laiche...

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  4. Volentieri condivido con voi questa grazia: lo scorso anno visitando questo sito lessi qualcosa di padre Paisios e istintivamente ne fui attratto. Così cercai qualcosa "di suo" o "su di lui" in italiano.
    La mia scelta si fermò proprio sul libro che ora leggo assai criticato dal nostro gentile ospite Pietro C., ma ero (sono) in buona fede.
    Dopo essermelo procurato e mentre lo leggo, ecco la notizia che il padre Paisios è stato fatto santo!
    Ho vissuto tutto questo come un segno non casuale...
    Da non conoscerlo nemmeno, a interessarmene, a ritrovarmelo, proprio in questi giorni in cui ho ricevuto il "suo" libro, dichiarato santo!
    Terminata questa cosa "mia", concordo con Pietro C.: padre Paisios è santo nel modo "vero": non è semplicemente un uomo buono, ma soprannaturale in tutto ciò che fa e pensa e gli altri lo devono riconoscere immediatamente per questa sua caratteristica.
    A volte immaginiamo i santi come degli affettati benpensanti, tutti galateo, profumi gradevoli e buoni sentimenti...
    Dicevo con mia moglie: meglio un San Padre Pio che è burbero e ti rimbrotta, ma ti guarisce dal tumore e ti visita in bilocazione, oppure meglio un simpaticone che ti consola, ma la malattia non te la toglie? Più credibile chi ha fede anche perchè Dio è capace di miracoli (e senza vergogna a chiederne), o chi dice che la sua fede (un'idea, un pensiero positivo) non ha bisogno di miracoli? E' vero santo che ti dice che questo mondo fa schifo e parla con gli angeli, facendo esorcismi, oppure è vero santo chi ti parla irenicamente di dialogo anche con chi offende la Verità rivelata (da Dio, non dai nostri pensieri), certo che gli uomini uniti possano salvarsi anche rinunciando alla Verità rivelata e che un bravo psichiatra è assai più efficace di un esorcismo?
    Il soprannaturale ci avvolge, ma il razionalismo lo nega. La santità ci è chiesta, ma la poca fede in Dio e la troppa nell'uomo la spegne.
    ruggero

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    1. Solo un appunto: io non critico l'unico libretto sulla biografia di p. Paisios ma il "modo" in cui è stato realizzato: sforbiciando qua e là dalla sua biografia (di 600 pagine pressapoco) e facendo scelte testuali a mio avviso criticabili.
      L'intenzione del biografo, lo ieromonaco Isaac, era quella di rispettare più possibile p. Paisios e quindi non togliere nulla per presentare quanto meglio possibile la sua figura. Un'intenzione che il responsabile della editio minor italiana non ha affatto avuto!

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  5. Vorrei cortesemente sapere due cose: se questo monaco è stato dichiarato santo dal patriarca di Costantinopoli, sarà santo anche per il patriarca di Mosca o per gli ortodossi romeni? Infatti, sappiamo che la chiesa ortodossa non è "una e cattolica", come definito nel Credo, ma sono tante e non cattoliche.
    Inoltre, è previsto l'accertamento di miracoli che ne provino la presenza al cospetto di Dio? Grazie.

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  6. Il decreto di santità non è una dichiarazione ma un riconoscimento. Il capo di una Chiesa riconosce a nome di tutti che una determinata persona è santa osservando nella sua vita né più né meno che la pratica del Vangelo.
    Questa pratica, nel Cristianesimo orientale, non è una semplice moralità dell'individuo ma una trasfigurazione del suo essere in uno stato come quello di Cristo per cui opera i cosiddetti "mirabilia Dei", come Lui li operava.
    Le Chiese ortodosse, che discendono dall'ecumene bizantino al quale apparteneva pure il patriarcato di Roma (successivamente conquistato dai germani), sono amministrativamente indipendenti tra loro, un poco come l'ordine olivetano è amministrativamente indipendente da quello certosino, ma sono in comunione di fede (come lo è l'ordine olivetano e quello certosino). L'indipendenza amministrativa non mina la comunione nella comune fede a meno che una Chiesa non professi l'eresia. Ciò significa che il santo proclamato da una Chiesa è automaticamente riconosciuto da un'altra. Analogamente, se a livello diocesano (nel mondo cattolico) si conclude un processo con il quale si dichiara "venerabile" una persona, il risultato di questo processo non riguarderà solo quella diocesi ma tutte le altre che tacitamente lo accolgono.
    Il novello santo ha dalla sua una schiera talmente numerosa di testimoni di suoi eventi soprannaturali che non si potrebbe elencare.
    La sua biografia (che conta già centinaia di pagine) continua ad arricchirsi costantemente con l'arrivo di nuove testimonianze.

    Ultimo appunto: la Chiesa è UNA e cattolica non perché c'è un unico papa o patriarca che la comanda ma perché confessa l'unica fede. In caso contrario assistiamo ad un'unità farsesca come quella di chi dice, nel Cattolicesimo, essere in comunione con il papa e poi ha infiniti dubbi e mette in crisi i dogmi portanti della Chiesa.
    La molteplicità delle Chiese ortodosse (come la molteplicità delle diocesi nel cattolicesimo) non è un argomento valido per dimostrare la non unità della Chiesa: l'unità si fonda sulla fede alla quale tutti devono obbedire. Analogamente l'unità di una famiglia si fonda su un sentire comune e non solo sul semplice loro cognome o ricoscimento formale del capostipite, nonostante molti nuclei familiari la possano comporre.
    Il processo di "indipendenza" delle Chiese inizia molto presto. Nel primo concilio ecumenico si definì - pure con il consenso degli apocrisari del papa di Roma - l'indipendenza della Chiesa cipriota. Ma questo nella mens di allora (come nella mens attuale in Oriente) non scalfisce in nulla l'unità della fede e della Chiesa. L'universalità si fonda sulla località ecclesiale non la cancella o la sminuisce! Per questo anticamente si erano sviluppati molti riti liturgici, segno della vivacità e almeno di una certa indipendenza delle Chiese locali. Solo nel periodo moderno tutto quanto in Occidente si uniformizza e si considera come Cattolica la sola Chiesa romana che si estende di fatto, in ogni diocesi a lei collegata. "Credo la Chiesa una santa cattolica apostolica e romana", sarà il nuovo e definitivo assetto ecclesiologico in Occidente, assetto che però, romanizza, cioè tende a cancellare, le peculiarità locali di tutte le altre Chiese.
    Questa è pura storia moderna, anche se appoggiata su diversi elementi basso-medioevali preesistenti.
    Quello che è importante considerare è che ogni epoca ha aggiunto qualcosa di suo su fondamenti precedenti ma non è affatto vero che nei tempi antichi si confessasse o si prevedessero gli sviluppi moderni. In un certo senso, c'è stata una eterogenesi dei fini.

    Se lei è indisposto a riconoscere queste cose solari non ci posso far nulla, rimanga pure con i suoi riferimenti. La prego però di non farmi entrare in discussioni polemiche perché non è lo stile che prediligo ed è cosa abbastanza indisponente.

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  7. Gentile Pietro, non c'era alcun intento polemico nei miei interrogativi ma solo domande fondate su alcune contraddizioni, a mio avviso intrinseche e insanabili, connaturate alla chiesa ortodossa che non mi convincono affatto malgrado le Sue pur cortesi e utili osservazioni. Nessuna argomentazione riuscirà mai a convincermi che le chiese ortodosse d'oriente appartengano ancora alla chiesa una, santa, cattolica e apostolica delle origini, dal momento che tutti i padri della Chiesa hanno sempre riconosciuto al Vescovo di Roma quel primato petrino appositamente istituito da Cristo a garanzia dell'unità della comunità dei discepoli nel corso della Storia e che gli ortodossi orientali hanno unilateralmente deciso di disconoscere a partire dal 1054. Sinceramente, se fossi un fedele ortodosso, mi sentirei come minimo imbarazzato a recitare con disinvoltura il Credo sapendo che esso parla di chiesa "cattolica" e non di chiesa "ortodossa". Per noi cattolici, invece, non c'è niente di più naturale che recitare tale preghiera, sapendo con certezza che essa fa riferimento alla nostra propria confessione religiosa, appunto "cattolica". "Ubi Petrus, ibi Ecclesia" diceva Sant'Ambrogio nel IV secolo D.C., non certo all'epoca degli Ottoni o dei Carolingi come lei sostiene. Se non vorrà pubblicare questa mia risposta perchè provocatoria, fa niente, La ringrazio lo stesso e Le assicuro che apprezzo molto la Sua preparazione e anche le sacrosante critiche rivolte al clero cattolico modernista, compreso papa Bergoglio.

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    1. Caro Francesco,

      la sua risposta mi fa tenerezza, devo dire! Sento che lei è una persona molto convinta e sicura e non vorrei rispondere per lasciarla in questa sua certezza. Mi fa ricordare quella di alcuni ragazzi che (alcuni decenni fa') ho conosciuto, sempre in ambito cattolico tradizionalista al quale lei, penso, appartiene.
      Preferirei non rispondere, come dico, perché in realtà le cose non sono proprio come le descrive lei. Se la storia dei manuali è fatta dai vincitori, per quanto riguarda le cose profane, identicamente è fatta dai vincitori anche per quanto riguarda la storia ecclesiastica: di tutti i molteplici fatti accaduti nel passato si prendono quelli che danno ragione alle posizioni del presente (o del recente passato) e si trascurano quelle che ci aprirebbero prospettive differenti, che pure sono ben esistite! Questo stesso metodo è applicato, guarda caso, dal mondo cattolico modernista nei riguardi del Cattolicesimo antico perché è sempre lo stesso schema che si ripete, in tutti i secoli!
      È necessario dunque aprire un poco i paraocchi.
      Non è il posto per approfondimenti articolati, ma le dirò comunque qualcosa.

      1) Il termine "Chiesa cattolica" si usa anche in Oriente ma con la precisazione di "ortodossa" per distinguerlo da altre denominazioni. Questo è così vero che i manuali di teologia simbolica utilizzano sempre il termine "Chiesa cattolica" per indicare, appunto, l'Ortodossia. In tempi non sospetti san Massimo il Confessore che risiedette sia a Roma sia in Oriente, utilizzava indistintamente i due termini per indicare l'Una e identica Chiesa.

      2) Non ho la minima intenzione di convincerla del contrario ma è bene tenere conto di qualche elemento in più: se il primo concilio ecumenico ha sancito, come scrivevo, l'AUTONOMIA della Chiesa di Cipro questo significa che allora NON ESISTEVA il modello di Chiesa verticistico che poi si impose universalmente in Occidente. E questo è così vero che questa iniziativa non solo non trova l'opposizione dei rappresentanti papali ma pure la loro approvazione!
      Se oggi si ritiene che il papa, in quanto pastore e legislatore supremo, possa "ex sese" (ossia da se stesso) fare dei pronunciamenti dogmatici e imporli universalmente (vedi Concilio Vat. I), perché nel dialogo di papa Leone III con i teologi franchi si ammette l'esatto contrario? Questo dialogo ci è stato tramandato ed è una delle fonti storiche preziose che indicano che "certe cose" non sono affatto mai state "sempre così", poiché allora quanto doveva primeggiare non era tanto il ruolo seppur prestigioso di un papa o di un patriarca ma LA TRADIZIONE ovunque e in tutti i tempi confessata.

      3) In Oriente nel 1054 o giù di lì non fu riconosciuto chi confessava una dottrina diversa rispetto a quella sancinta nel Credo Niceno Costantinopolitano, non il papa in quanto tale (che al tempo della scomunica lanciata per primo dal Silvacandida non c'era neppure in quanto la sede era vacante). L'Oriente non spiccò una scomunica nominale (al papa o a qualcuno in particolare) ma a chiunque non avesse professato la retta dottrina. Il nome del papa dai dittici fu tolto solo quando l'Oriente si rese conto che pure il papa aveva abbandonato quella precisa dottrina che - un paio di secoli prima - papa Leone III e Giovanni VIII vollero difendere in modo inequivocabile usando termini molto severi contro chi vi si opponeva.
      Chi, in questo caso, si contraddice? Le cose sono eloquenti per loro stesse!

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    2. 4) La confessione dell' "Ubi Petrus ibi ecclesia" per l'Oriente non ha mai riguardato la persona stessa del papa ma la confessione retta della fede di Pietro. Lo dice in modo palese san Massimo il Confessore che ben conobbe pure la Chiesa di Roma in tempi, appunto, non "sospetti". Per Massimo il papa è ortodosso non perché è papa o perché non sbaglierà mai ma tanto in quanto confessa la fede ortodossa. In caso contrario non è da seguire.
      Quindi anche l'interpretazione di questo passo non è sempre identica e dipende dai luoghi e dai tempi. Lo stesso primato della Chiesa di Roma attribuito alla fondazione degli apostoli Pietro e Paolo è molto tardivo, tanto è vero che i primi concili non ne fanno riferimento. L'unico riferimento al primato romano (e anche qui bisogna vedere in che consiste) è legato unicamente al fatto che Roma è LA CAPITALE ANTICA dell'Impero romano senza altro aggiungere (cfr. gli atti conciliari del I concilio ecumenico). Se fosse stato CHIARO e indiscutibile che il primato (ossia la rappresentanza di tutta la Chiesa) fosse legato a Roma per motivo apostolico (Chiesa fondata da san Pietro e il papa è successore di Pietro), perché i primi concili non ne parlano apertamente? E qui non si invochi la teoria che queste cose fossero "implicite", teoria che mi sembra solo costruita ad hoc per giustificare con il senno di poi quanto non c'era prima.
      D'altronde se in quei tempi il papa di Roma avesse detto "io ho il primato perché sono successore di Pietro", immediatamete il patriarca di Antiochia gli avrebbe risposto: "La mia chiesa è stata fondata da Pietro prima della tua e io potrei dire di essere il successore di Pietro prima di te". Ecco la ragione per cui Roma ha il primato (per un motivo unicamente politico, Roma è l'antica capitale dell'impero) e non Antiochia. Solo con lo scisma l'Occidente che oramai non poteva più giustamente essere contrastato sul primato fondato su Pietro (da Antiochia) ha insistito sulla successione da Pietro quale fondamento primaziale.

      5) Per quanto riguarda il mondo modernista del Cattolicesimo siamo d'accordo. Sono molto preoccupato sugli accadimenti di questi ultimi anni perché si sta accellerando un vero e proprio moto di disfacimento. Buona parte del clero cattolico, oramai, è appoggiato sul nulla, avendo da troppo tempo abbandonato il senso della tradizione, cosa ben chiara nei secoli addietro. Bergoglio poi, me lo consenta, mi fa solo pena... Che Dio ci ponga la sua santa mano!

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  8. FRANCESCO: "Ubi Petrus, ibi Ecclesia" diceva Sant'Ambrogio nel IV secolo D.C., non certo all'epoca degli Ottoni o dei Carolingi come lei sostiene.

    Ultimo appunto, anche se temporalmente in ritardo: quando parlo di Chiesa degli ottoni non lo faccio a caso. Esiste tutta una storia a tal riguardo: la germanizzazione o franco-germanizzazione della Chiesa cattolica occidentale è un dato di fatto, per certi versi forse inevitabile. I Franchi e poi gli Ottoni si posero come difensori della Chiesa ma fagocitandola letteralmente.
    Ne uscì una creatura germanizzata, talmente germanizzata che uno studioso scriveva essere molto difficile risalire alla forma veramente romana del Pontificale poiché quanto ci è giunto di più antico non è altro che il Pontificale germanico-romano.
    Questo assorbimento politico della Chiesa da parte dei franchi e poi dei germani ha determinato da un lato la nascita di una nuova europa ma dall'altro l'estraniamento dell'Occidente dall'Oriente. Così mentre l'Oriente rimaneva quello che sostanzialmente era sempre stato, l'Occidente intraprendeva nuove strade. Questo bisogno di cambiare in campo religioso ha sempre caratterizzato il mondo occidentale. In fondo i modernisti attuali si pongono sulla linea di questa "tradizione" ma se fino a ieri i cambiamenti erano molto lenti per cui si aveva l'impressione che tutto fosse stabile, oggi si sono molto accellerati.

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