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venerdì 27 febbraio 2015

Il clericalismo: malattia mortale del cristianesimo

Papa Bonifacio VIII in un dipinto di Giotto
Tempo fa' un cristiano ortodosso, Alexander Kalomiros, noto per le sue posizioni religiose fin troppo chiare e a volte polemiche, si era proposto di scrivere un libro sul clericalismo nella Chiesa, intendendolo come una malattia mortale per quest'ultima.

La morte lo colse senza che ebbe modo di farlo. Nonostante ciò, di lui ci rimangono parecchie opere che possono indicarci cosa avrebbe potuto scrivere in quest'ultimo suo lavoro non compiuto.

L'idea di questo tema, lo confesso, mi ha sempre stimolato perché è fondamentale per la storia dello stesso Cristianesimo. Forse molti non capiranno il mio indugiare sul profilo monastico e misterico della Chiesa antica e alto-medioevale e sul successivo profilo legale-clericale che ha trionfato sul primo in parte soffocandolo. Non capiranno che in modo non sempre indolore c'è stato un cambio di prospettiva e uno spostamento di baricentro. In altre parole, senza che sempre lo si volesse, c'è stato un iniziale moto verso l'attuale secolarizzazione che così affonda le sue radici da quelle stesse vecchie scelte.

Certo non si parla di cattiva intenzione, da parte di chi ha iniziato a cambiare certi antichi equilibri. Spesso forse non c'era altra scelta. Ma, di fatto, lungo i secoli, c'è stato un movimento degli spiriti e una disposizione degli stessi in modo da aprirli sempre più in senso secolaristico. E, ovviamente, mi riferisco agli spiriti dei cristiani praticanti nella Chiesa.

Sant'Agostino in una sua opera riferiva di essere “cristiano con i cristiani e vescovo per essi”. Questa frase indica una interazione profonda tra il chierico e i laici, un essere sullo stesso piano dei secondi, per quanto con una funzione differente. In questa fase della storia cristiana, ogni elemento della comunità cristiana (dal semplice laico al vescovo, al patriarca e al papa) è in funzione del mistero di grazia che si manifesta concretamente nella Chiesa. Non si spiega diversamente che così e non si usa del mistero per altri fini!

Non siamo padroni della vostra fede ma servitori della vostra gioia”, diceva san Paolo mostrando, in questo modo, la prospettiva appena indicata.

Oggi, soprattutto in Occidente, è perfettamente inutile servirsi di queste frasi perché il clima ecclesiale è profondamente cambiato, via per motivi storici, via per scelte strutturali ecclesiastiche.

Il rifiuto del mondo clericale (che ha finito per abusare della sua posizione) da parte di Lutero ha portato per opposizione il mondo cattolico a sospettare e confinare il mondo laico al di fuori dalla “stanza dei bottoni” della Chiesa (*). Il laico di fatto non ha alcun vero ruolo importante che spetta unicamente al chierico o all'alto chierico. Il laico non ha più nemmeno il diritto di dire se quanto vede attorno a sé esprime l'autentica fede o meno.

A questo punto il laico, di fatto estromesso, si è sempre più secolarizzato seguendo una laicizzazione simile a quella del mondo protestante che lo voleva coinvolgere (secolarizzando pero' la Chiesa). Il chierico cattolico ha conservato fintanto che ha potuto una certa tradizione, esponendo quest'ultima non di rado in modo sempre più formale, fintanto che anch'essa è stata sottoposta a logiche funzionali razionaliste: era necessario cambiarla, riformarla, adattarsi al mondo.

La Chiesa come realtà vivente del mistero di Dio, in cui si pratica concretamente la vita nello Spirito che dirige tutto lo stile e le scelte ecclesiali, è divenuta una bella fiaba nel nostro mondo e, in primis, una sicura fiaba all'interno di grandissima parte del mondo clericale. Dio oramai non è più neppure un'idea, figuriamoci se è una realtà concreta!

Il mondo dei chierici isolati, chiusi tra loro, autoreferenti, è una chiesa nella Chiesa e si traduce realmente e non di rado nell'ammazzamento della Chiesa quale “mistero dello Spirito”, come poteva essere concepito nell'antichità cristiana e nell'alto medioevo (pur con i limiti presenti in queste epoche).

Purtroppo alcune strutture della Chiesa ortodossa odierna, abbandonando questa tradizionale antica impostazione o non comprendendola più, stanno seguendo i cammini razionalisti dell'Occidente. Essi non a caso si sentono sempre più simili ai loro fratelli protestanti e cattolici dei quali ammirano la capacità organizzativa e razionale. Oh potenza dell'ecumenismo!

Il tradizionalismo cattolico non capisce o fa finta di non capire che la crisi attuale della Chiesa cattolica, espressa nel clericalismo di alcuni chierici che impongono la loro idea personale contro ogni opzione contraria, esprime di fatto un clericalismo consolidato già da alcuni secoli, un clericalismo per il quale i laici sono buoni solo quale fonte di ricchezza e di nuove leve per il clero.

Per questo clericalismo ciò che è importante non è tanto la tradizione in se stessa ma tutto quello che da forza al proprio partito ed emargina ogni altra cosa che la mette in penombra, fosse pure realmente sostenuta dall'Alto. Scopriamo così una strana stretta parentela tra un certo clericalismo tridentino e il clericalismo di tipo "moderno" del cattolicesimo attuale.

Trionfa così, un'idea prettamente utilitarista e secolare nella gestione della Chiesa. E se fino a ieri c'era una certa tradizione, nel momento in cui si è ritenuto più utile metterla da parte lo si è fatto senza scrupolo alcuno, segno che quanto sta a cuore a questo genere di gerarchie non è la tradizione in se stessa, quale espressione di un mistero ultraterreno che ha la sua casa nella Chiesa, ma puri calcoli umani.

Ed è questo, in sintesi, a rapprentare la malattia mortale per lo stesso Cristianesimo, malattia di cui certi mondi tradizionalisti sono ben lungi dall'accorgersi.


Lamentarsi che il mondo è secolarizzato, che ha voltato le spalle alla Chiesa, che, soprattutto in Occidente, è necessario rievangelizzare, è dunque simile all'atteggiamento dell'asino che da dell' “orecchione” alla lepre. Come può, un ambito ecclesiale che ritiene “favola” la spiritualità, rinnovare il Cristianesimo? Seguirà coerentemente il mondo come di fatto sta succedendo ogni giorno sotto i nostri occhi. E, in questo senso, anche un certo tradizionalismo cattolico è figlio della stessa madre poiché anche per lui la cosiddetta "spiritualità" (**) sta almeno all'ultimo posto nella gerarchia dei fondamenti della Chiesa.    

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(*) Usando un'espressione forte ma molto eloquente, si potrebbe dire che come in Germania i chierici laicizzati con Lutero hanno "buttato fuori" dalla Chiesa i chierici, nei paesi mediterranei cattolici i chierici, per reazione, hanno "buttato fuori" dalla Chiesa i laici. Se, infatti, nella regola di san Benedetto si ricordava ancora all'abate che Dio porebbe parlare all'ultimo del suo monastero, ragion per cui l'abate doveva ascoltare con attenzione i suoi fratelli, poi si stabilisce il rigoroso schema di una chiesa docente (i chierici) e una chiesa discente (i laici). Il Concilio vaticano II nel mondo cattolico ha cercato di ammorbidire questo rigido schema raggiungendo, però, alcuni risultati del mondo protestante con l'effettiva laicizzazione del clero. Di fatto la situazione è, così, peggiorata perché si scambia per ecclesiastico ciò che è mondano e per spirito evangelico ciò che è solo secolare (lo vediamo in forma eclatante con lo stile di questo pontificato romano).

Che i laici nel mondo cattolico siano "buttati fuori" dalla Chiesa, l'ho notato a più riprese nella mia esperienza personale in settori accademico-teologici in cui se si chiede ragione della fede con domande non proprio comode, ci si sente cadere nel vuoto, voltare le spalle, ci si sente non esistenti. In questo senso per certi chierici è meglio avere delle chiese vuote, credendo di comandare meglio, che delle chiese piene in cui il chierico stesso deve costantemente dar conto della fede che predica! 
Nella mia analisi non considero quel tipo di laici a cui appartengono i movimenti ecclesiali cattolici e ciò per vari motivi, uno dei quali è quello per cui tali laici, in realtà, non sono altro che la longa manus dei chierici, una loro esatta riproduzione, non sono laici in senso proprio.
Ringrazio, viceversa, il responsabile di un istituto religioso cattolico tradizionalista il quale, in un suo momento di sincerità, mi confessò apertis verbis l'esistenza di quanto ho appena esposto (che cioè nel cattolicesimo i chierici hanno "buttato fuori" dalla Chiesa i laici): "Cos'è la Chiesa? E' solo il papa con i cardinali, la Chiesa, nessun altro!!!". E' qui chiaramente espressa una realtà: un gruppo si è impossessato di una realtà mentre all'inizio non era affatto così! Non importa affatto che le "Storie della Chiesa" tipo il Filiche-Martin non ne parlino o dicano cose contrarie. I fatti si impongono per loro stessi!
Viceversa, nella parte sana del mondo ortodosso le cose sono ben diverse. Padre Paisios del Monte Athos, da poco canonizzato, ripeteva: "La Chiesa non è la barca personale del papa o del patriarca!", dal momento che la Chiesa è una realtà misterica rivelata da Cristo  e che chiama a sé tutta l'umanità per incorporarla nel Cristo stesso, non per sottometterla ai chierici (i quali dovrebbero essere a servizio di Cristo, non di loro stessi!).

(**) Spiritualità è qui intenso in senso biblico-patristico, non in senso psicologistico pietista o, peggio, in senso sociologico, come succede oggi in gran parte dell'Occidente cristiano.

2 commenti:

  1. Don Giussani diceva che il clericalismo è: «Mi devi credere perché sono prete», oppure più frequentemente «perché sono professore, sono giudice o sono scienziato»,

    Il clericalismo è quando la legge non viene dettata dalla verità ma dall'autorità. Che pertanto è scaduta da autorità ad autoritarismo.

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    1. Don Giussani diceva bene ma poi nei fatti il suo è un movimento clericalissimo! Prova a fare domande scomode ai ciellini e vedi un po' che fine fai.... Quella del dire cose giuste e di praticare il suo contrario è una moda molto seguita in ambiti ecclesiali che ti stringono a sé impedendoti, però, di crescere.

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