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sabato 28 febbraio 2015

Il clericalismo: malattia mortale del cristianesimo - parte seconda

Pio IX (papa Mastai.Ferretti)
La Chiesa è il papa con i cardinali, nessun altro!”. Quest'esclamazione mi giunse da parte di un monsignore tradizionalista cattolico che frequentava assiduamente la curia vaticana. Per quanto non esista nulla del genere nei libri di ecclesiologia cattolica, tuttavia è questo, in pratica, lo stile ecclesiastico con il quale molti chierici romani vedono le cose.

Quando Pio IX (1792-1878) ricevette un arcivescovo cattolico-melchita che non era d'accordo con lui su determinate tematiche, a nulla valse che quest'ultimo gli ricordasse la preminenza e il valore della tradizione, come riferimento normativo imprescindibile. Pio IX, nel momento in cui il vescovo melchita stava per rendergli omaggio baciandogli la pantofola (come allora si usava), gli sottrasse il piede e glielo mise in capo premendo la sua testa verso terra e ripetendogli: “Testone! Io sono la tradizione!” (1).

L'assorbimento della tradizione nel ruolo istituzionale di un chierico (per quanto importante sia) è indice di un rovesciamento di valori: di fatto non è più il chierico a servire la tradizione ma è la tradizione che lo serve e lui ne diviene fonte (2).

Che questa posizione abbia poi maturato il rifiuto di molti aspetti tradizionali in nome dell'autorità, e dell'autorità del papa – come è avvenuto dopo il Concilio Vaticano II – non è che una pura conseguenza di questo principio che pone l'autorità di un chierico al di sopra della tradizione.
Come si diceva, se il Luteranesimo ha scacciato i chierici dalla Chiesa secolarizzando quest'ultima, il cattolicesimo postridentino ha definitivamente scacciato (o meglio messo in soffitta) i laici, lasciando che il piano nobile del palazzo fosse abitato solo dai chierici.
Oggi, per quanto si parli tanto di “ruolo dei laici nella Chiesa” le cose non cambiano e questo lo si vede dai riferimenti normativi del Codice di Diritto Canonico in cui i chierici, per quanto possano consultare i laici, di fatto sono i soli a stabilire delle decisioni.
Questa estromissione dei laici anticamente non esisteva tant'è che l'elezione del vescovo Ambrogio di Milano si fece prendendo un laico del popolo, il più pio e il più colto certamente, ma pur sempre un laico. Questo laico, Ambrogio, era l'espressione della Chiesa e proprio perché tale fu messo nella cattedra milanese come “bocca” della sua Chiesa! Qualcosa di simile accadde alcun secoli dopo con l'elezione di san Fozio di Costantinopoli che da laico passò, nel giro di qualche giorno, tutti i gradi dell'ordine sacro per poi sedere sulla cattedra patriarcale.
San Massimo il Confessore (monaco non chierico, quindi laico) fu il redattore di alcuni sinodi romani nel VII secolo, segno ulteriore che i chierici condividevano in solidum ogni aspetto della Chiesa con i laici, per quanto avessero funzioni diverse!

In questo contesto si capisce perfettamente quello che in latino si chiama il “sensus fidei” dei fedeli o il cosiddetto “sensus fidelium”: i fedeli vivono la fede e sono un riferimento teologico imprescindibile per i teologi. Proprio perché esistevano tali fedeli da essi sono stati tratti sant'Ambrogio e il patriarca Fozio!

Oggi qualcosa del genere è impensabile e non solo perché sono i chierici a comandare nella "stanza dei bottoni". I laici sono di fatto confinati anche perché la teologia non è tanto qualcosa di vissuto ma qualcosa di accademico in mano ad esperti laureati.
A complicare le cose si deve pensare che se i chierici sono secolarizzati i laici non lo sono da meno. Una visione fortemente antropocentrica del Cristianesimo attraversa tutti i livelli della Chiesa. Come direbbe Paisios del Monte Athos, gli ecclesiastici e i laici che girano attorno ad essi corrono il rischio di avere la mentalità del sindaco o del segretario comunale, non la vera mentalità mistica e spirituale della Chiesa!

Il cambio di orientamento nella celebrazione eucaristica cattolica (con il chierico che viene osservato frontalmente dall'assemblea dei fedeli) assume, considerato quanto detto, una valenza inquietante.

Mentre tradizionalmente non ha senso guardarsi in faccia ma tutti sono orientati geograficamente verso oriente simbolo di Dio (dove il sacerdote apre una specie di cammino ponendosi alla testa del popolo), oggi sembra che le persone debbano assolutamente porsi di fronte al sacerdote, guardarlo e, in questo rapporto orizzontale, sembra esaurirsi tutto il mistero della celebrazione eucaristica (3).

Ogni elemento sacro fa da pura cornice per un rapporto da uomo a uomini. È il chierico in quanto tale ad essere essenziale! Questo è innegabilmente un rafforzamento del clericalismo, per quanto presentato in modo "democratico" e "populista".

Sarebbe interessante osservare, dal punto di vista storico, quanto la società feudale abbia influenzato il cristianesimo e la Chiesa occidentale, un lavoro che non mi sembra sia chiaro a molti!

Le classi feudali, si sa, erano chiuse: il signore rimaneva tale e il servo non poteva aspirare a divenire signore. Il signore comandava e il servo doveva solo obbedire.
Su questo modello sociale si plasma la Chiesa con i dovuti adattamenti: il vescovo è il signore della Chiesa, egli comanda e i laici-servi devono solo obbedire. Non a caso per lungo tempo gli alti chierici venivano pescati dalle classi nobiliari ed elevate mentre il basso clero era riservato alle classi umili. Se oggi questo stile è cambiato (cambiando la società stessa) è però rimasto un senso fortemente classista nell'alto clero e le armi dei vescovi latini che si usano ancor oggi indicano che la fase feudale non è stata affatto innoqua per la struttura ecclesiastica. La relativa facilità con la quale si condividono opinioni e inormazioni tra laici e chierici nella Chiesa greca (che non ha conosciuto questo clericalismo feudale per quanto possa oggi esserne tentata) è inesistente ancor oggi nel Cattolicesimo (4). 
Qui non ha più senso il “sono cristiano con voi” di sant'Agostino, poiché i riferimenti sono ben altri; se con Agostino chierici e laici sono sullo stesso piano, con la chiesa feudale i primi stanno in alto gli altri solo in basso. Ebbene, la Chiesa passando attraverso questa fase si è in un certo senso trasformata. Bisognerebbe essere ciechi per negarlo!
Il dramma seguito alla riforma luterana ha ulteriormente irrigidito questo sistema imponendo a tutti gli ordini religiosi di ordinare sacerdoti, mentre precedentemente la maggioranza dei religiosi non era affatto ordinata.


Inutile dire che l'Oriente, non avendo conosciuto il feudalesimo, è rimasto in uno stadio differente, molto più simile a quello antico e patristico. Per questo fanno pena tutti quei chierici ortodossi che, per ingenuità o per ignoranza, finiscono per ammirare quanto in Occidente non è affatto ammirabile (mi riferisco al clericalismo).

L'esasperazione del ruolo dei sacerdoti nella Chiesa, ha messo in secondo piano e, alla fine, ha fatto dimenticare l'importanza della vita mistica e spirituale. Ciò che è funzionale e temporaneo (per questa terra) è divenuto fondamentale ed essenziale e ciò che è fondamentale ed essenziale (il rapporto con Dio) è divenuto scontato e quasi accessorio.

Per questo più una realtà ecclesiastica è clericalista, più è facile incontrare un agnosticismo di tipo pratico e da queste strutture non è impossibile uscire privi di fede.

L'epoca attuale sembra aver portato tutti questi nodi al pettine. In questo modo, i presupposti gettati pian piano lungo i secoli hanno determinato o facilitato la scristianizzazione odierna.

Può una realtà scristianizzata nel suo stesso animo riportare la società a Cristo? Ecco la domanda fondamentale! Infatti non sono le molte parole a fornire un'alternativa ma una vita autenticamente evangelica!

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(1) Il fatto è più che noto agli storici. Se ne parla anche qui: Olivier Clement, Roma diversamente, Jaka Book, 1997, p. 61. L'autore, tuttavia, omette alcuni particolari, come quelli del piede in testa al patriarca e questo indica come, da parte di certi ortodossi, ci siano reticenze nel dire le cose per quel che sono. 
Ora, se è vero che a volte la situazione non si è sempre manifestata così rigida, in senso clericalista, è pur sempre vero che l'impianto generale dell'ecclesiologia latina si è discostato significativamente dagli equilibri antichi e alto medioevali. E' esattamente questo che ha capovolto il rapporto tradizione-autorità a tutto scapito della tradizione, cosa che il mondo tradizionalista cattolico non riesce a vedere. Più precisamente, non è tanto un'autorità carismatica (quindi con i requisiti evangelici) a stabilire una consuetudine ecclesiastica e spirituale ma un'autorità puramente istituzionale a prescindere dal fatto che la persona che la assume viva o meno il vangelo. Ecco l'autorità che diviene autoritativa per se stessa, ed ecco il clericalismo!

(2) Posizione totalmente contraria a quella di Pio IX la vediamo in Leone III nel suo dialogo con i teologi franchi in cui il papa manifesta che egli, in quanto tale, non può da solo mettere mano sul dogma ma deve fare riferimento a tutto il corpo ecclesiale poiché, per quanto assuma una funzione importante, non è al di sopra della Chiesa ma NELLA Chiesa e ad essa deve rendere conto. Qui è la tradizione ad essere preminente sull'autorità istituzionale!

(3) So bene che i partigiani delle innovazioni ricorderanno che sono esistite antiche celebrazioni in cui il celebrante si volgeva verso l'assemblea. Quello che essi però non vogliono capire è che pure in queste celebrazioni il sacerdote non guardava il popolo ma il sole nascente i cui raggi entravano attraverso le porte della chiesa (quando l'edificio era orientato in questo modo, altrimenti volgeva le spalle ai fedeli!). I fedeli stessi non erano interessati a osservare il sacerdote ma il mistero che si stava svolgendo e quindi non potevano volgere le spalle al sole nascente e, per rispetto, neppure al sacerdote e quindi si disponevano seduti o in piedi lungo le navate laterali con le spalle verso il muro perimetrale della chiesa! Si tratta, come si vede, di una soluzione ben differente e per disposizione e per mentalità rispetto a quella delle liturgie cattoliche attuali nelle quali, coerentemente e non a caso, penetra sempre più una mentalità da "mondo dello spettacolo" a tutto scapito di quanto rimane di tradizionale (ben poco, oramai!).

(4) Un fatto rivelatore è il seguente: anni fa un anziano chierico mi scrisse rendendomi partecipe di alcune sue confidenze. Mi conobbe attraverso un articolo stampato in una pubblicazione e mi credette sacerdote come lui, data la tematica religiosa trattata. Quando gli rivelai che non ero un sacerdote cessò immediatamente ogni contatto epistolare. Questo tipo di comportamento rivela in modo smaccato che il clero si sente una classe diversa e staccata dai laici, si sente parte vera della Chiesa e ritiene i secondi in un ambito ben differente, per quanto a parole cianci di "popolo di Dio" e usi altre belle definizioni bibliche. Mai come oggi esiste questa differenza tra le dichiarazioni e la realtà. Il cattolicesimo di fatto rimane ancora una "Chiesa di soli chierici" e questo pure di fronte ad un papa come l'attuale, che si sbraccia in modo populistico ma poi, dentro le mura vaticane, è un gerarca rigido e assoluto che fa orecchio da mercante a chi non gli va bene e tira diritto nella sua direzione.
Un altro segnale che nella Chiesa i laici sono confinati lo si vede quando i chierici fanno accordi ecclesiastici tra loro e firmano impegni e carte (ad esempio in campo ecumenico tra Cattolici e Ortodossi) e la base delle relative Chiese non ne viene prevenuta e se conosce qualcosa di tali carte avviene solo dopo diverso tempo. Il Fanar ortodosso, da questo punto di vista, si è molto "vaticanizzato". Sembra proprio che la fede sia di "proprietà" dei soli chierici al punto che non si sente alcun bisogno di coinvolgere altri. Ecco il clericalismo!

2 commenti:

  1. Da oggi e per alcune settimane non interverro' nel mio blog. Ne consegue che eventuali commenti verranno pubblicati solo dopo questo periodo. Grazie della fedeltà e della pazienza.

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  2. ma a me sa che anche per opportunismi politici va bene questa situazione...

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