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sabato 28 febbraio 2015

Il clericalismo: malattia mortale del cristianesimo - parte terza

Papa Innocenzo III (1161-1216)
Quanto è stato scritto fino ad ora tende a mostrare una cosa: il clericalismo non è altro che l'alterazione dell'autorità evangelica. Per clericalismo, alcuni canonisti medievali nel perido di papa Innocenzo III erano arrivati a scrivere che “tale e tanta è l'autorità del papa che è pure in grado di cambiare i vangeli!”. Qui è evidentissimo che l'autorità umana si pone prima della tradizione ed è in grado di alterarla. 
Ovviamente affermazioni così palesi non sono frequenti ma bisogna stare attenti: esse sono solo la punta di un iceberg sommerso, il segnale di una mentalità sovvertitrice che lavora silenziosamente e che, come si vede, ha tentato gli uomini di Chiesa ben prima di 50 anni fa!

Per capire bene tale argomento, è necessario osservare che tipo di rapporto esiste tra la tradizione della Chiesa e l'autorità ecclesiastica.
Ne avevamo già parlato tempo addietro ma è necessario riprenderlo in questo contesto.

La tradizione deriva, in definitiva, da Dio. Nel momento in cui avviene la rivelazione non si trasmettono solo delle parole o delle disposizioni (ad es. “Ama il prossimo tuo come te stesso”) ma un ethos, uno stile, un gusto particolare che permette di riconoscere o meno quanto appartiene a Dio. È un poco come chi, avendo avuto grande familiarità con un amico, ne riconosce la presenza dalla disposizione degli oggetti in una stanza. La formazione evangelica non è, dunque, una formazione intellettuale astratta ma un'intimità di grazia, per usare un linguaggio più teologico. Per tradizione gli Apostoli ricevono questa formazione e per tradizione la tramandano. Questo riguarda non soltanto i soli vescovi (come si crederebbe) ma tutto il corpo ecclesiale poiché la grazia riguarda tutti, esattamente come il dovere di difendere la fede. Il vescovo ha un incarico particolare, è vero, ma laddove viene meno si dovrebbero attivare gli altri, com'è successo molte volte nella storia del Cristianesimo (mentre oggi succede assai di rado anche a causa del clericalismo che ha sottratto di fatto questo dovere agli stessi cristiani).

Questa “tradizione di grazia”, la definirei propriamente, forma le autorità evangeliche che, in definitiva sono gli autentici santi.

Le autorità di questo tipo non potranno mai dire “io sono la tradizione” poiché la tradizione viene da essi ricevuta e tramandata, non depositata in essi come possesso personale, dal momento che non la creano loro. Se lo dicessero è come se dicessero “io sono la grazia di Dio”, il che suonerebbe sicuramente blasfemo poiché assolutamente idolatrico. Tra tradizione e grazia di Dio esiste, infatti, un intimo legale poiché una è per l'altra ed entrambe discendono dall'Alto.

La tradizione, dunque, precede l'autorità umana (discendendo dall'autorità divina) e contribuisce a generarla in senso evangelico. Un'autorità umana evangelica (un vescovo, un santo) possono determinare delle consuetudini nella Chiesa che respirano, però, dello stesso ethos-stile-gusto della tradizione. Queste consuetudini sono delle “figlie minori” della tradizione, in supporto e aiuto a quest'ultima, in grado di far comprendere e vivere meglio quest'ultima.

Il clericalismo non è altro che un'autorità che si fonda su se stessa – traendo pretesto dal vangelo – ma non è in grado di trasmettere lo stesso ethos-stile-gusto evangelico. Ogni suo prodotto romperà più o meno con la tradizione poiché un albero cattivo non può dare frutti buoni, come dichiara il loghion evangelico! Il clericalismo confonde drammaticamente quant'è increato (il mondo di Dio) con quant'è puramente creato (il mondo di quaggiù), il volere di Dio con il volere umano, le cose di Dio con le cose degli uomini...

Se, per fare un esempio-limite, un vescovo, un patriarca o un papa iniziasse ad ammettere l'immoralità nella Chiesa, questo dimostrerebbe che costui non è un'autorità evangelica, che si impone in modo clericalista e che non c'entra nulla con la tradizione, per quanto il suo discorso potesse pure avere brandelli di vangelo a supporto delle sue personalissime opinioni. Questo prelato, agendo contro la rivelazione, finisce per "ibernare" la sua autorità, renderla inattiva evangelicamente parlando, anche se con il ricatto e le armi del diritto si facesse ancora valere. A questo punto la disobbedienza è un assoluto dovere morale!

Quello che molti cristiani devono ancora capire, è che non esiste la “grazia di stato” distribuita in modo automatico. Per il fatto che uno sia cristiano, vescovo, patriarca o papa, non significa che abbia l'assistenza garantita (= la “grazia di stato”) da parte di Dio. In queste cose non esiste nulla di magico! Se un uomo usa della tradizione e della sua posizione in modo autoritativo e sganciato dalla rivelazione cristiana, non ha sicuramente alcuna “grazia di stato”.

Ciò significa che quanto viene dall'autorità non è automaticamente autentico, soprattutto quando l'autorità vuole sostituire la tradizione, ne fonda un'altra o si sente al posto di essa. Per questo nella Chiesa antica, a differenza di oggi in cui si impone l'autoritarismo, esisteva un “riconoscimento” delle dichiarazioni del tal vescovo o del tal concilio. Se le si riconosceva in linea con lo stile della Chiesa le si accettava altrimenti le si rigettava! In altri termini si "annusava" se in esse c'era o meno la grazia di Dio.

Il clericalismo è una malattia mortale del cristianesimo proprio perché inganna, si fonda sull'autorità facendo intendere di essere evangelico e invece non lo è affatto. È mortale perché crea uno o diversi nuovi ethos-stili-gusti nella Chiesa che non sono affatto quello voluto dal suo fondatore e trasmesso per tradizione.

La liturgia è il luogo in cui più di ogni altro si respira questo ethos-stile-gusto evangelico. Nel momento in cui viene mutata, si deve stare attenti a non cambiare l'orientamento degli spiriti.

È vero che nella storia sono avvenuti dei cambiamenti in tal campo. Si pensi al passaggio dalla liturgia di san Basilio (che una volta si celebrava ogni domenica nelle chiese bizantine) alla liturgia di san Giovanni Crisostomo (più semplice e breve). Ma non c'è dubbio che entrambe queste liturgie respirano della stessa atmosfera sacra e il cambiamento non ha affatto significato sovversione.

Abolire di fatto una liturgia e crearne una in cui esiste una diminutio di sacralità, potrebbe già significare un prodotto in parte alterato e chi lo ha approvato incrina senza dubbio la sua autorità davanti ai fedeli (dai frutti riconoscerete l'albero).

Se questo si rende possibile, è perché a monte si è reso possibile il clericalismo. Vedere il frutto malato e non accorgersi che l'albero è malato è un grave deficit!


L'unico rimedio è recuperare l'ethos tradizionale, cercarlo, capirne la ragione e i fondamenti. Solo in questo modo si potrà cogliere l'intimo e autentico essere della Chiesa e distinguerlo dalle sue distorsioni oggi sempre più frequenti.

3 commenti:

  1. Spesso siamo abituati a pensare alla "successione apostolica" come ad una concatenazione ininterrotta che lega un vescovo odierno a una catena di vescovi e, giù giù, fino ad un apostolo. Questo è vero ma è solo una parte di verità. La successione apostolica implica NECESSARIAMENTE anche la successione dello spirito apostolico, ossia dell'ethos-stile-gusto avuto dagli apostoli e, su su, fino ad oggi.
    Se si ottempera solo formalmente la successione apostolica e si ritiene assolutamente ininfluente il secondo aspetto, si USA della leggittimità apostolica per veicolare, in realtà, uno spirito totalmente differente. Il clericalismo, in effetti, fa esattamente questo: indifferente all'autentico spirito apostolico ed ecclesiastico che si trasmette in primis nella liturgia, si lega a convenzioni formali apparentemente corrette per poi veicolare uno spirito di ribellione in modo più o meno aperto. Questo non è altro che il lupo travestito da pecora della parabola evangelica.

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  2. Tornero' sul blog fra un mesetto circa. Nel frattempo gli eventuali commenti non potranno essere inseriti perché rimarranno da approvare. Auguro ai miei gentili lettori una serena quaresima e una buona Pasqua.

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  3. Proprio oggi, sull'inserto del sole24ore pensi un pò, c'era questa frase
    "la Tradizione è la salvaguardia del fuoco, non l'adorazione delle ceneri"

    Buona Pasqua e Quaresima anche a lei

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