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| Papa Innocenzo III (1161-1216) |
Quanto è
stato scritto fino ad ora tende a mostrare una cosa: il clericalismo
non è altro che l'alterazione dell'autorità evangelica. Per
clericalismo, alcuni canonisti medievali nel perido di papa Innocenzo III erano arrivati a scrivere
che “tale e tanta è l'autorità del papa che è pure in grado di
cambiare i vangeli!”. Qui è evidentissimo che l'autorità umana si
pone prima della tradizione ed è in grado di alterarla.
Ovviamente affermazioni così palesi non sono frequenti ma bisogna stare attenti: esse sono solo la punta di un iceberg sommerso, il segnale di una mentalità sovvertitrice che lavora silenziosamente e che, come si vede, ha tentato gli uomini di Chiesa ben prima di 50 anni fa!
Per capire bene tale argomento, è necessario osservare che tipo di rapporto esiste tra la tradizione della Chiesa e l'autorità ecclesiastica.
Ovviamente affermazioni così palesi non sono frequenti ma bisogna stare attenti: esse sono solo la punta di un iceberg sommerso, il segnale di una mentalità sovvertitrice che lavora silenziosamente e che, come si vede, ha tentato gli uomini di Chiesa ben prima di 50 anni fa!
Per capire bene tale argomento, è necessario osservare che tipo di rapporto esiste tra la tradizione della Chiesa e l'autorità ecclesiastica.
Ne avevamo
già parlato tempo addietro ma è necessario riprenderlo in questo
contesto.
La
tradizione deriva, in definitiva, da Dio. Nel momento in cui avviene
la rivelazione non si trasmettono solo delle parole o delle
disposizioni (ad es. “Ama il prossimo tuo come te stesso”) ma un
ethos, uno stile, un gusto particolare che permette di
riconoscere o meno quanto appartiene a Dio. È un poco come chi,
avendo avuto grande familiarità con un amico, ne riconosce la presenza dalla disposizione degli oggetti in una stanza. La formazione
evangelica non è, dunque, una formazione intellettuale astratta ma
un'intimità di grazia, per usare un linguaggio più teologico. Per
tradizione gli Apostoli ricevono questa formazione e per tradizione
la tramandano. Questo riguarda non soltanto i soli vescovi (come si
crederebbe) ma tutto il corpo ecclesiale poiché la grazia riguarda
tutti, esattamente come il dovere di difendere la fede. Il vescovo ha
un incarico particolare, è vero, ma laddove viene meno si dovrebbero
attivare gli altri, com'è successo molte volte nella storia del
Cristianesimo (mentre oggi succede assai di rado anche a causa del
clericalismo che ha sottratto di fatto questo dovere agli stessi
cristiani).
Questa
“tradizione di grazia”, la definirei propriamente, forma le
autorità evangeliche che, in definitiva sono gli autentici santi.
Le autorità
di questo tipo non potranno mai dire “io sono la tradizione”
poiché la tradizione viene da essi ricevuta e tramandata, non
depositata in essi come possesso personale, dal momento che non la
creano loro. Se lo dicessero è come se dicessero “io sono la
grazia di Dio”, il che suonerebbe sicuramente blasfemo poiché
assolutamente idolatrico. Tra tradizione e grazia di Dio esiste,
infatti, un intimo legale poiché una è per l'altra ed entrambe discendono dall'Alto.
La
tradizione, dunque, precede l'autorità umana (discendendo
dall'autorità divina) e contribuisce a generarla in senso
evangelico. Un'autorità umana evangelica (un vescovo, un santo)
possono determinare delle consuetudini nella Chiesa che respirano,
però, dello stesso ethos-stile-gusto della tradizione. Queste
consuetudini sono delle “figlie minori” della tradizione, in
supporto e aiuto a quest'ultima, in grado di far comprendere e vivere
meglio quest'ultima.
Il
clericalismo non è altro che un'autorità che si fonda su se stessa
– traendo pretesto dal vangelo – ma non è in grado di
trasmettere lo stesso ethos-stile-gusto evangelico. Ogni suo
prodotto romperà più o meno con la tradizione poiché un albero
cattivo non può dare frutti buoni, come dichiara il loghion
evangelico! Il clericalismo confonde drammaticamente quant'è increato (il mondo di Dio) con quant'è puramente creato (il mondo di quaggiù), il volere di Dio con il volere umano, le cose di Dio con le cose degli uomini...
Se, per fare
un esempio-limite, un vescovo, un patriarca o un papa iniziasse ad
ammettere l'immoralità nella Chiesa, questo dimostrerebbe che costui
non è un'autorità evangelica, che si impone in modo clericalista e
che non c'entra nulla con la tradizione, per quanto il suo discorso
potesse pure avere brandelli di vangelo a supporto delle sue
personalissime opinioni. Questo prelato, agendo contro la rivelazione, finisce per "ibernare" la sua autorità, renderla inattiva evangelicamente parlando, anche se con il ricatto e le armi del diritto si facesse ancora valere. A questo punto la disobbedienza è un assoluto dovere morale!
Quello che
molti cristiani devono ancora capire, è che non esiste la “grazia
di stato” distribuita in modo automatico. Per il fatto che uno sia
cristiano, vescovo, patriarca o papa, non significa che abbia
l'assistenza garantita (= la “grazia di stato”) da parte di Dio.
In queste cose non esiste nulla di magico! Se un uomo usa della
tradizione e della sua posizione in modo autoritativo e sganciato
dalla rivelazione cristiana, non ha sicuramente alcuna “grazia di
stato”.
Ciò
significa che quanto viene dall'autorità non è automaticamente
autentico, soprattutto quando l'autorità vuole sostituire la
tradizione, ne fonda un'altra o si sente al posto di essa. Per questo
nella Chiesa antica, a differenza di oggi in cui si impone
l'autoritarismo, esisteva un “riconoscimento” delle dichiarazioni
del tal vescovo o del tal concilio. Se le si riconosceva in linea con
lo stile della Chiesa le si accettava altrimenti le si rigettava! In altri termini si "annusava" se in esse c'era o meno la grazia di Dio.
Il
clericalismo è una malattia mortale del cristianesimo proprio perché
inganna, si fonda sull'autorità facendo intendere di essere
evangelico e invece non lo è affatto. È mortale perché crea uno o
diversi nuovi ethos-stili-gusti nella Chiesa che non sono
affatto quello voluto dal suo fondatore e trasmesso per tradizione.
La liturgia
è il luogo in cui più di ogni altro si respira questo
ethos-stile-gusto evangelico. Nel momento in cui viene mutata, si deve stare attenti a non cambiare l'orientamento degli spiriti.
È vero che
nella storia sono avvenuti dei cambiamenti in tal campo. Si pensi al
passaggio dalla liturgia di san Basilio (che una volta si celebrava
ogni domenica nelle chiese bizantine) alla liturgia di san Giovanni
Crisostomo (più semplice e breve). Ma non c'è dubbio che entrambe
queste liturgie respirano della stessa atmosfera sacra e il
cambiamento non ha affatto significato sovversione.
Abolire di
fatto una liturgia e crearne una in cui esiste una diminutio
di sacralità, potrebbe già significare un prodotto in parte
alterato e chi lo ha approvato incrina senza dubbio la sua autorità
davanti ai fedeli (dai frutti riconoscerete l'albero).
Se questo si
rende possibile, è perché a monte si è reso possibile il
clericalismo. Vedere il frutto malato e non accorgersi che l'albero è
malato è un grave deficit!
L'unico
rimedio è recuperare l'ethos tradizionale, cercarlo, capirne
la ragione e i fondamenti. Solo in questo modo si potrà cogliere
l'intimo e autentico essere della Chiesa e distinguerlo dalle sue
distorsioni oggi sempre più frequenti.

Spesso siamo abituati a pensare alla "successione apostolica" come ad una concatenazione ininterrotta che lega un vescovo odierno a una catena di vescovi e, giù giù, fino ad un apostolo. Questo è vero ma è solo una parte di verità. La successione apostolica implica NECESSARIAMENTE anche la successione dello spirito apostolico, ossia dell'ethos-stile-gusto avuto dagli apostoli e, su su, fino ad oggi.
RispondiEliminaSe si ottempera solo formalmente la successione apostolica e si ritiene assolutamente ininfluente il secondo aspetto, si USA della leggittimità apostolica per veicolare, in realtà, uno spirito totalmente differente. Il clericalismo, in effetti, fa esattamente questo: indifferente all'autentico spirito apostolico ed ecclesiastico che si trasmette in primis nella liturgia, si lega a convenzioni formali apparentemente corrette per poi veicolare uno spirito di ribellione in modo più o meno aperto. Questo non è altro che il lupo travestito da pecora della parabola evangelica.
Tornero' sul blog fra un mesetto circa. Nel frattempo gli eventuali commenti non potranno essere inseriti perché rimarranno da approvare. Auguro ai miei gentili lettori una serena quaresima e una buona Pasqua.
RispondiEliminaProprio oggi, sull'inserto del sole24ore pensi un pò, c'era questa frase
RispondiElimina"la Tradizione è la salvaguardia del fuoco, non l'adorazione delle ceneri"
Buona Pasqua e Quaresima anche a lei