Gli enkòmia sono i lamenti funebri con cui la Chiesa bizantina piange la deposizione di
Cristo dalla croce nel mattutino del sabato santo, usualmente
celebrato la sera del giorno precedente. Questa composizione
ecclesiastica è divisa in tre parti o stanze. Ogni suo versetto è
intercalato dal corrispondente del salmo 118 (Bibbia dei LXX). Questa
pubblicazione riporta gli
enkòmia nella
versione integrale, come si cantano nei monasteri. Il testo greco è
quello ufficiale dell’edizione
Apostolikì
Diakonìa della
Chiesa di Grecia. Nelle parrocchie questi testi, particolarmente
amati dal popolo, sono solitamente praticati in una versione più
ridotta. Gli enkòmia,
composizioni in poesia, hanno delle particolarità letterarie che
evidenzieremo brevemente.
a)
Esprimono la profonda pietà della Chiesa, dinnanzi alle spoglie
mortali di Cristo. Lo sbigottimento e il dolore non sono mai tali da
prevalere al punto che già qui si evoca la resurrezione che darà
vita e trasfigurerà il corpo del Salvatore. Si evita, così, di
cadere in una cupa tristezza o di crogiolarsi nel puro dolore, come
potrebbe succedere in una pietà deviata che prende troppo in
considerazione il dato psicologico e umanistico della vicenda e
lascia sullo sfondo quello rivelato.
b)
Negli enkòmia si esprime la voce del popolo che, in modo
totalmente spontaneo, grida con espressioni appassionate di amore, di
sdegno e, in qualche caso, quasi di furore. È per amore e dolore che
in questi versetti si ritrova qualche espressione tale da turbare la
sensibilità attuale, come quelle dirette verso i principali
responsabili della morte di Cristo. Quello che qui interessa non è
fare una discriminazione, come si potrebbe pensare oggi, ma mostrare
l’enorme
mostruosità di chi rifiuta Cristo quale Dio aspettato già
dall’Antico
Testamento. Ed è appunto la fede in Cristo Dio l’elemento
fondamentale sul quale si basa l’inaudita
addolorata meraviglia del cristiano dinnanzi a
chi respinge e condanna il Salvatore. Questo sdegno ha, però, breve
vita: dinnanzi ai bagliori della risurrezione che lampeggiano pure
nel giorno più drammatico, segno che nessun tradimento può
prevalere sulla salvezza stabilita da sempre da Dio, il dolore si
placa e il cuore si purifica.
c)
I contrasti con i quali si tratteggia il dramma della passione sono,
quindi, diretti verso la sua soluzione in un abbraccio universale di
salvezza che accoglie chiunque è disposto ad avere fede in Cristo.
Aver
proposto la traduzione integrale di questi testi intensamente lirici
significa, dunque, mostrare una volta di più quale sia la fede
tradizionale della Chiesa bizantina che sgorga direttamente dagli
eventi della passione morte e risurrezione di Cristo.
(Dall'introduzione)
Il libro è disponibile nel seguente sito: clicca qui.
Canto degli enkòmia nella consuetudine atonita:
Sono testi che mi hanno sempre affascinato, per la loro serietà, per il sentimento che non scade in sentimentalismo di cui sono pervasi, per la bellezza e la forza delle sue espressione, per il senso di realtà che trasmettono relativamente alla Passione, Morte e Risurrezione del Signore, senza boicottare nessuno di questi tre momenti e senza che uno prenda il sopravvento sugli altri. Grazie mille per il suo prezioso lavoro, ho appena acquistato il volume e non vedo l'ora di averlo tra le mani.
RispondiEliminaGrazie a lei e al suo sostegno. A volte tanta fatica riceve la ricompensa anche dall'apprezzamento di una sola persona. Pazienza se gli altri non comprendono o non se ne interessano!
EliminaFaccio osservare che questi testi non hanno le "pruderie" umanistiche attuali per cui guai a offendere questo o quello. Lasciano ampio spazio all'espressione umana, per quanto a volte possa colpire, come le invettive per chi ha ucciso Gesù Cristo. Se però si legge tutto questo nell'insieme dell'azione liturgica, si comprende che tali invettive nate da animi esacerbati dal dolore, non sono fine se stesse o contro una certa etnìa: sono rivolte a chiunque, alla fine, non comprenda, allontani o condanni Cristo. Ma, sempre il testo ci insegna che questo moto passionale umano (che anima a volte certi salmi imprecatori) rientra ad opera dell'iniziativa divina che, incurante degli ostacoli posti dagli uomini, trionfa con la risurrezione del proprio Figlio.
Iniziare, con sensibilità umanistica e irenistica, a depurare i testi per paura di critiche, appiattisce il paesaggio e snerva il dramma nel quale l'iniziativa divina interviene con la sua potenza. Ecco, allora, certe anemiche liturgie occidentali!
Post scriptum: recentemente è impossibile trovare una traduzione integrale di questi testi, proprio a causa dell'imbarazzo che essi possono generare in chi è animato, appunto, da visioni piuttosto irenistiche ed ecumenistiche.
EliminaEcco alcuni testi, non so se sono quelli hai quali si riferisce lei.
RispondiEliminaGrazie per avermi fatto scoprire questa tradizione!
http://www.ortodossia.it/w/media/com_form2content/documents/c17/a666/f255/Mattutino%20del%20Sabato%20ed%20Enkomia(1).pdf
Micus
Grazie ma questi testi sono parziali e praticamente copiati dall'Anthologion curato dalla Artioli. Chi li ha messi on line non si è neppure curato di non dar l'idea di aver copiato....
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