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lunedì 6 aprile 2015

Approccio religioso di tipo psicologico o spirituale? Cosa prevale realmente in Occidente?

Una processione di flagellanti che, nudi fino alla cintola, si frustano con staffili 


«Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme [...] cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un'altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi oda».
Mt 13, 4-9

Alcuni post fa ho parlato di due piani differenziati nei quali può muoversi l'uomo religioso: quello psicologico (con il quale vive la fede con orientamento piuttosto antropocentrico) e quello spirituale (con il quale vive la fede con reale orientamento evangelico).
Fa parte della psicologia umana cercare, ad esempio, consolazioni, rassicurazioni o, per soddisfare ad un'ideale immagine di Dio che chiede sacrifici, imporsi penitenze e cercare dolori per imitare e, in qualche modo, aggiungere qualcosa alla passione di Cristo. Su questo piano psicologico troviamo non pochi santi del mondo cattolico. Una tra tutti: santa Veronica Giuliani. Qui, ovviamente, ne segnalo gli aspetti piuttosto problematici senza per questo mettere in questione la loro sincerità, generosità e buona fede.

Questo tipo di orientamento psicologico ha dato adito ad un vero e proprio “dolorismo”, ossia alla ricerca del dolore quale mezzo di espiazione ed elevazione e ad una devozione francamente esagerata alla croce e al momento della passione e morte di Cristo.

Nell’Oriente bizantino perfino durante la settimana santa (si vedano i testi degli Enkomia per la processione dell’icona di Cristo morto) non si pone un accento esclusivo sulla morte e sul dolore ma spesso si ricorda che su questa morte inizia già a lampeggiare la luce della resurrezione. Non si può affatto dire altrettanto per l'Occidente cattolico-romano che ha una storia tutta sua.

A tal proposito faccio qualche precisazione.
È sempre esistita una compenetrazione vicendevole tra la liturgia e la devozione del popolo al punto che la seconda ha influito e non poco sulla prima creando feste, consuetudini, processioni, ecc. La liturgia, poi, non è che la fede celebrata dalla Chiesa e mostra ufficialmente quale sia la sua identità. A partire dal secondo medioevo s'instaura, così, una sempre maggiore attenzione umanistica alle piaghe, alla passione, ai chiodi, alla corona di spine, ai dolori di Cristo. Questo influisce potentemente sulla rappresentazione del crocefisso che da un Cristo addormentato e regnante sereno sulla croce, si passa ad un Cristo stravolto dal dolore, cosa che evidentemente impressionava non poco il popolo di allora. Questo sentimento ha lungamente rappresentato un “collante religioso” per compattare e ampliare le masse cristiane. Chi mostra compiacendosene un Cristo che versa fiotti di sangue, una vera e propria “macelleria sacra”, è francamente rivoltante e obbedisce ad un gusto piuttosto border line con la normalità psichica. Eppure ancor oggi questo è il Cristo che troviamo nella passione del film di Mel Gibson, noto regista dalle simpatie cattolico-tradizionaliste. Va bene per chi ha il gusto horror, per un popolo alla ricerca di emozioni forti, psicologiche, appunto!

L'approccio spirituale si pone oltre a quello psicologico e ne individua immediatamente le trappole che portano ad un'autocompiacenza narcisistica di tipo religioso. Questo approccio, nel tema in oggetto, è stato ben sintetizzato dal patrologo Jean-Claude Larchet:

Secondo una tradizione più antica [rispetto a quella latina basso medioevale], che si trova rappresentata soprattutto presso i Padri greci e nell'Oriente cristiano, c'è molta più riservatezza sul valore della sofferenza e si sottolineano pure i suoi aspetti negativi.
Uno degli aspetti negativi è che la sofferenza non è stata creata originalmente da Dio e non esisteva affatto nel paradiso in cui fu posto per la prima volta l'uomo […] La sofferenza, dunque, pare estranea ai disegni di Dio ed estranea pure alla natura umana come Egli l'ha voluta creandolo.
Un altro aspetto negativo della sofferenza è che essa è per l'uomo decaduto se non una sorgente almeno una occasione di peccato […] al punto che alcuni Padri sottolineano che il piacere passionale sovente non è senza dolore e vice versa e che entrambi provengono dal lato passionale umano […].
Un altro aspetto negativo del dolore è che, a volte, viene utilizzato direttamente dal Nemico. Costui, facendo soffrire l'uomo, cerca di portarlo alla disperazione di Dio a suscitare la rivolta della sua anima contro di Lui e a condurlo a rifiutarlo. È quanto mostra il libro di Giobbe.

(Le chrétien devant la maladie, la souffrance et la mort, Cerf 2002, p. 145-150).

Giobbe rappresenta un modello per il cristiano non perché cercava delle sofferenze per espiare colpe proprie o altrui sentendosi così in una condizione di redentore con il Redentore (Giobbe non avrebbe neppure potuto pensarlo!), ma perché ha saputo mantenere fiducia in Dio nonostante le prove e i dolori incontrati senza cercarli. È solo in questa dimensione che la sofferenza diviene uno strumento di salvezza per il cristiano, secondo i commenti patristici antichi. Ed è solo in questa dimensione che essa è vista in senso spirituale e non psicologico o antropocentrico con tutti i rischi connessi in questo ultimo caso.

Si può veramente dire che in Occidente sia sempre stato così? In coscienza non posso affermarlo.

Maria Guarini, un'intrepida testimone del cattolicesimo tradizionale, cerca di affrontare questa tematica all'interno di un quadro dicotomico rappresentato dai novatores (i cattolici innovatori che vorrebbero modificare il Cattolicesimo) e dagli esponenti della tradizione cattolica postridentina, in contrasto insanabile tra loro.

In un suo recente ed interessante libro nel quale si parla anche di molto altro, La questione liturgica, essa scrive:

La Chiesa [cattolica] non ha mai messo l'accento solo sulla Croce, come sostengono i falsi profeti [leggi i 'novatores']. Semmai possono averlo fatto alcune spiritualità che si sono soffermate su singoli momenti della Passione del Signore; ma è solo un'accentuazione di qualche congregazione religiosa che ne rappresenta il carìsma, che per alcuni e in alcuni casi può essere diventata una devozione non equilibrata, che può scadere nel devozionismo, da cui tuttavia la Chiesa ha sempre insegnato a rifuggire (p. 20).

Maria Guarini è una donna intelligente ma in questo passo a mio avviso mescola almeno parzialmente le carte e dal suo punto di vista non può fare diversamente poiché deve difendere a tutti i costi l'istituzione. Le cosiddette “colpe”, dunque, sono solo ascrivibili alle persone, l'istituzione non ne risente, come se essa, nel suo aspetto contingente e terreno, non fosse a sua volta formata da persone.
Quello che io definisco propriamente come una religiosità psicologica e non spirituale-evangelica, essa lo chiama bonariamente “spiritualità”, dunque ascrivibile all'ordine delle realtà spirituali, quando, più esattamente sono prevalentemente realtà psicologiche. Questa confusione dei termini e dei significati è assai pericolosa e porta a scambiare un pezzo di pane con una pietra o con qualcos'altro che comunque pane non è.
Quello che io vedo con diffidenza – e che tutti i padri della Chiesa antica diffidavano – è addirittura visto come un “carìsma” di questo o quell'ordine, dunque un vero e proprio dono per la Chiesa che solo in qualche mente esagerata ha finito per squilibrarsi (ma una cosa che degenera non è forse incrinata già in partenza?).
Non dimentichiamo che qualche mente forse esagerata, e più sopra ho fatto un nome, è addirittura stata canonizzata nel mondo cattolico. Questa mente è dunque un esempio da imitare, poiché i santi sono anche questo. Anche il più sprovveduto inizia a sentire che qui i conti non tornano: l'istituzione dovebbe insegnare a diffidare dal dolorismo ma poi finisce per canonizzare santi con propensioni doloristiche (e il santo è un esempio per i fedeli) ed approvare testi liturgici con inclinazioni ugualmente doloristiche (e la liturgia indica la fede ufficiale). 
Forse la destra di quest'istituzione non sa che fa la sinistra?
"La Chiesa non ha mai messo l'accento solo sulla Croce". Sì, è vero, mai solo sulla Croce ma in passato prevalentemente sulla Croce. Di qui la gran seriosità e severità che ultimamente è sfociata in tutto il suo contrario!

Maria Guarini però incalza affermando che questo devozionalismo doloristico è sempre stato condannato dalla Chiesa. Ci si attenderebbe una documentazione che non vedo.

Comincio, allora, a cercare qualcosa io e noto che la liturgia tradizionale latina, almeno fino a 50-60 anni fa, uno specchio della prassi ufficiale di fede vissuta, ci mostra alcune feste nelle quali non si può non riconoscere questo devozionalismo doloristico che, dunque, ha ben sorpassato i confini di qualche mente non perfettamente equilibrata o di qualche congregazione animata da tal “carìsma”.

Notiamo prima di tutto la festa della Madonna dai 7 dolori, nella cui sequenza si canta “fac me crucem inebriari”: il fedele si deve inebriare dei dolori della croce di Cristo. L'invito è chiaro e coerentemente diversi santi cattolici lo hanno seguito ad litteram facendo patire il corpo con frustini e cilici...
Notiamo alcune messe, particolarmente quelle dedicate esclusivamente ai chiodi, alle spine, alla lancia che hanno trafitto il costato di Cristo. Questa attenzione a tali strumenti, addirittura pretesto per una messa, non sono forse l'indice di un determinato gusto doloristico individuale divenuto ufficiale? (*)
Si noti che, non a caso, queste messe votive sono scomparse dopo il 1962, segno che almeno in un certo periodo, tali orientamenti erano ufficiali, per quanto non ovunque praticati, non semplicemente personali! (Una volta che un libro liturgico ha l'imprimatur è ufficiale ed esprime il sentire cum Ecclesia, anche se appartiene ad una piccolissima congregazione).

Potremo ancora cercare e penso troveremo altri elementi in questa direzione. Non è dunque corretto fare delle asettiche e astratte distinzioni che non rispettano il dato storico.

Che in Occidente si sia anche parlato della Resurrezione e degli altri eventi legati alla vita di Cristo è innegabile ma mi sembra molto più chiaro che, da un certo punto in poi, ci si sia intrattenuti e si sia rimasti affascinati dagli aspetti più cruenti della sua Passione con alcune inevitabili conseguenze tra cui quella di aver spostato il baricentro della prassi cristiana da una equilibrata spiritualità ad una religiosità di tipo psicologico.

Il sentir religioso psicologico, seppur non più identico ad un tempo, continua oggi nel quadro delle innovazioni liturgiche teatralizzando, appunto, la liturgia. Questa teatralizzazione non nasce a caso poiché ha trovato un orientamento interiore di tipo psicologico, non di tipo spirituale,  orientamento coltivato a lungo nel tempo. Così se un tempo si voleva sentire i brividi e le emozioni immaginando i patimenti cruenti di Cristo, oggi che in gran parte questa fase è stata superata, si vuole sentire brividi ed emozioni vedendo ballare il prete sull'altare o vedendo altre amenità del genere. È tutto ciò la vera radice della desolazione liturgica occidentale, non una mera disobbedienza ad una legge o una causa esteriore, come spesso amano blaterare certuni (**).

È molto difficile negare questo ed è altrettanto difficile, documenti alla mano, negare che esista una reale compenetrazione tra tale devozionalismo e la liturgia celebrata. Lo dico nonostante, per molti altri aspetti, la liturgia latina miete la mia più viva simpatia e attenzione e lo si vede dai miei interventi sul blog.


Questo post ha voluto brevemente dimostrare come non tutto quello che si dice nel cosiddetto mondo tradizionalista è esatto poiché la storia è lì, impietosa, a smentire le quadrature dei cerchi e le cerchiature dei quadrati che anime pie e sincere, come Maria Guarini, cercano in coscienza di fare.

A me, però, non interessano le idee (per quanto pie e interessanti siano) se non rimandano efficacemente alla realtà che dev'essere esposta per quel che è stata, non per quel che vorremo fosse stata (col rischio di cadere in una pura ideologia).

_____________

Note

(*) Ecco nell'elenco alcune di queste messe con una loro data propria e che probabilmente potevano anche essere votive:
1) Feria III dopo la Domenica di Settuagesima: L'Orazione di Gesù Cristo nel monte degli Olivi;
2) Feria III dopo la Domenica di Sessagesima: Commemorazione della Passione di Gesù Cristo;
3) Feria III dopo la Domenica di Quinquagesima:
La sacra colonna della flagellazione di Gesù Cristo;
4) Feria VI dopo le Ceneri: Le sante Spine della corona di Gesù Cristo;
5) Feria VI dopo la I Domenica di Quaresima: La santa Lancia e i santi Chiodi di Gesù Cristo;
6) Feria VI dopo la II Domenica di Quaresima: La santa Sindone di Gesù Cristo;
7) Feria VI dopo la III Domenica di Quaresima: Le sante 5 piaghe di Gesù Cristo;
8) Feria VI dopo la IV Domenica di Quaresima: Il preziosissimo sangue di Gesù Cristo;
9) Feria VI dopo la I Domenica di passione: I sette dolori di Maria Vergine.

Queste commemorazioni non comportavano solo la Messa ma anche l'Ufficiatura del breviario, con antifone ed inni. Se è vero che non erano diffuse ovunque (non si trovano ordinariamente), è pur sempre vero che, essendo nei libri liturgici approvati, divenivano la voce ufficiale della Chiesa. Un dato, questo, che non è assolutamente smentibile.

(**) Ricordo quanto inutile fosse parlare con un personaggio, oggi forse ancora responsabile  di UnaVoce, l'organizzazione per la salvaguardia della Liturgia latina-gregoriana. Per costui, che vedeva tutto dal solo punto di vista normativo, la soluzione per riportare il Cattolicesimo nella via giusta sarebbe stata imporre la legge con sanzioni severe per i disobbedienti. Che cecità! Prima di tutto costui non capisce che la legge stessa è espressione di un orientamento o di una esegesi che può subire cambiamenti a seconda dei momenti storici, cosa che abbiamo ampiamente visto! Secondariamente è lontanissimo dal comprendere che la radice della decadenza liturgica e dunque cristiana è prettamente di ordine interiore. Ma per questo tipo di persone la cosiddetta interiorità alla fine conta poco o dice quasi nulla. È un agnosticismo pratico in campo... tradizionalista cattolico!

10 commenti:

  1. Nicòla ha detto...
    Egregio Pietro C.,
    lei ha mai pianto, sentendo un canto di Sant'Alfonso? Ha mai versato una lacrima pensando alle sofferenze del Redentore?
    MIA MADRE Sì. Quelle lacrime le hanno fatto guadagnare tanti meriti. Ne sono certo.
    Lei adesso tirerà in ballo la psicologia. Faccia pure. Io la raccomando alle preghiere di mia madre. Forse solo all'altro mondo saprà quanto valore aveva ed a quante grazie, lei, con questo suo approccio "composto" ha chiuso la porta. Detto ciò, debbo ricordare che, entrambi i modi di giudicare l'oriente cristiano, diffusi tra i tradizionalisti, ovvero TANTO l'oriento-filia, quanto il latino-centrismo, sono entrambe esagerazioni da fuggire. PERò, A QUesto punto, se davvero c'è tanta "misura" in Oriente, verso le sofferenze di Gesù (e non mi risulta), debbo dire che il "latino-centrismo" mi sembra più giustificabile di quanto avessi sempre pensato.
    6 aprile 2015 19:57

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  2. Sì, certo, ho pianto quando vidi, ad esempio, il film di Zeffirelli su Gesù, molto tempo fa. So cosa significa commuoversi ma so contemporaneamente che quel pianto che mi dava gioia, era la mia ricompensa. E se avevo già una ricompensa come potevo averne poi un'altra da un Altro? (Cfr. Mt, 6, 16).
    Il pianto mi da un merito? E dov'è il merito per avere solo pianto?

    Il fatto è, come ho fatto osservare, che questo tipo di religiosità è ancora molto rudimentale e, per molti versi, pericolosa perché psichica.
    L'essere psichico e l'essere pneumatico (o spirituale) non appartiene agli studi psicologici odierni ma è già una distinzione neotestamentaria e si trova nelle lettere paoline. L'essere psichico può essere religioso ma può perfettamente ignorare le cose spirituali o equivocarle con altro perché non appartiene al livello di quelle.

    Così l'essere psichico può finire per divenire autoreferenziale, pur pensando di essere religioso. Se io, ad esempio, mi soffermo a piangere per gli eventi della passione e mi chiudo nella sensazione che ne provo (non si può fare altrimenti!), come faccio ad accorgermi di qualcos'altro al di fuori di me? E' come chi ascolta musica ad alto volume con le cuffie e non è più in grado di sentire una persona che da lontano lo sta chiamando!
    Diffidare dagli atteggiamenti psichici è qualcosa di molto pratico ed è proprio simile a questo. Un asceta serio lo sa, per questo li evita con cura come evita con cura di far fantasie religiose mentre prega, esattamente come un buon equilibrista che cammina su un filo evita di guardarsi qua e là se non vuole cadere!

    Gente che si commuoveva dinnanzi ai misteri religiosi esisteva anche nel Paganesimo, d'altronde, ma il paganesimo non conosceva Cristo. Allora dove sta la differenza con il Cristianesimo? Capisce ora tutta la mia perplessità dinnanzi a certi atteggiamenti sostanzialmente romantici e ottocenteschi, come quelli di chi si commuove?
    Non è questione di fare appello o di tifare l'Oriente contro l'Occidente, come qualcuno ha erroneamente scritto. E' una questione di capire il significato delle cose perché non tutto è uguale a tutto! Piangere in chiesa può capitare anche in Oriente ma è tassativamente proibito perché la Chiesa non è per i sentimentalismi ma per degli stati d'animo che superano le realtà naturali. Se non si arriva alla loro intuizione allora si può benissimo vedere un film strappalacrime al cinema e si avranno esperienze simili, anche se il contesto non è religioso.

    Se la Chiesa non ci porta a sensazioni che superano la natura, poiché nella grazia si dovrebbe essere in comunione con Dio e questo comporta ben qualche cosa, ha fallito il suo compito.

    Allora diviene distributrice di emozioni per piangere o di intrattenimenti per ballare. Vede cosa significa il piano solo psichico? Per giunta lei in ciò ci vede pure un merito!
    Non dico che non bisogna essere fedeli e devoti. Ma c'è devozione e fedeltà d'oro e devozione e fedeltà di piombo.

    Mi creda che non mi fa piacere metterla in crisi ma le cose stanno su questo ordine. Ho scritto anche un ulteriore approfondimento a questa tematica, giusto per non essere equivocato. Se il Cristianesimo, anticamente, avesse distribuito solo conforti psichici, avrebbe sicuramente fallito poiché, nell’impero romano che aveva molte religioni, c'era già chi lo faceva e pure eccellentemente. Ha apportato, invece, un orizzonte spirituale. E questo che non capiamo più e ciò non può che portare ad una lenta ma inesorabile morte del Cristianesimo laddove tale incomprensione esiste.

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    1. Non mi mette affatto in crisi.
      Mi dispiace per Lei, che rimane vittima (involontaria) di una sorta di "gnosticismo". E/o che butta i bimbi assieme all'acqua sporca. Prego e spero che, questo suo approccio non degeneri nell'eresia. Del resto, visto che oggi l'autorità non c'è , o, se c'è non si comporta bene, avrà delle attenuanti. Le consiglio di confrontarsi, se, può, se vuole, con un sacerdote che vive nel Sud Italia, che è biritualista ( Tridentino e Bizantino) e che ha studiato al Russicum. Forse è l'unico che le può chiarire le idee. All'altro mondo sapremo se ha più merito Lei o mia mamma. Signore, pietà di me, povero peccatore (come mia madre mia ha insegnato a dire spesso, come dicono i monaci esicasti. Fermo restando che il vero colpevole dello scisma di Fozio è proprio Gregorio Palamas).

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    2. Quanto dice non sta in piedi. Se io sono uno gnostico, tutta la letteratura ascetica antica è gnostica e le basi stesse dei vangeli e delle lettere paoline sono gnostiche.
      L'uomo inizialmente va preso come sta (psichico o razionalista che sia) perché si inizia a camminare nel punto in cui si è. Ma l'orizzonte evangelico è spirituale, non psichico o razionalista e scambiare per spiritualità il razionalismo e lo psichismo significa non averci capito nulla. Non a caso nella patristica si fa una distinzione precisa tra "nous" (intelletto-spirituale) nel quale si forma il cristiano e "dianoia" (intelletto razionale) con il quale ci serviamo, ordinariamente, nella vita di ogni giorno e stabiliamo le basi per le scienze empiriche. Ho contatti con vescovi e con sacerdoti e in ogni caso con persone anche di alta formazione per cui non ho bisogno di averne altri. So quel che dico. Il Signore, come invoca lei, abbia pietà di tutti e li illumini: la Chiesa non è il luogo della "dianoia" ma del "nous"!

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    3. il vero colpevole dello scisma di Fozio è proprio Gregorio Palamas

      Fozio vive nel IX secolo, Palamas nel XIV. Come fa ad essere colpevole quest'ultimo?

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  3. Meglio non muovere "puzze", angelo, altrimenti qui mi devo pure destreggiare nella dogmatica in senso stretto. Ne sono capacissimo, ovviamente, ma mi deprimerei a morte a sentire luoghi comuni ed errori. Quindi meglio mettere la sordina a questo argomento. Che poi non mi deprimo tanto per gli errori e i luoghi comuni (tutti possono sbagliare) ma quando uno che sbaglia è convinto di dire una verità divina discesa dal cielo e senza argomentare, spara degli slogan.

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  4. Gentile Sig. Pietro cosa ne pensa della sindone e della devozione,interesse, che suscita?

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    1. La questione della Sindone mi pare controversa. Possiamo considerarla come una specie di "icona" del Cristo morto, questo sì. Forse mi sembra un poco troppo azzardato pensare che sia senz'altro il lenzuolo che ha coperto Cristo nel sepolcro.
      Dovrebbe essere noto che nel Medioevo per vari motivi sono state fabbricate diverse reliquie false.
      Non sta a me dichiarare se la Sindone è autentica o meno ma posso quanto meno prendere le distanze da posizioni ingenue e mettermi in una posizione prudenziale considerandola una specie di icona e nulla più. Al momento penso sia questa la posizione migliore.

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    2. Mi domandavo se la sua apparizione, nel 1300, abbia a che fare con l'importanza che stava prendendo in occidente la passione e il conseguente pietismo di cui lei parla. Esistono in oriente icone del Cristo morto? Il Mandylion, che alcuni dicono essere la Sindone, era il realtà una immagine di Cristo vivo, lasciata in vita.

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    3. Il santo Manylion non ha NULLA a che fare con la Sindone e non è neppure una specie di "sindone" ortodossa. Su questo la critica scientifica è unanime e compatta. Ricordo ancora le poche ma sprezzanti parole di un docente molto qualificato della Sorbonne verso quelli che fanno tale confusione, pubblicazioni che sono presenti anche qui in Italia, a quanto sembra...

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