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martedì 7 aprile 2015

Approccio religioso di tipo psicologico o spirituale? (parte seconda)

Il mio precedente post ha creato una levata di scudi. Qui nessuno ha ancora osato intervenire, forse per paura di non essere pubblicato, anche se io banno solo molto raramente. In altri siti, al contrario, ci sono state reazioni molto forti e qualcuno ha pure sparato a zero contro le mie affermazioni, come se gli avessi sfregiato un feticcio sacro.

Ritengo questo un ottimo segno: indica che  ho toccato un nervo scoperto.

Premetto che quanto dico non è un match "oriente cristiano" contro "occidente cristiano". Il solo pensarlo è da stupidi. Si tratta di una analisi sui significati religiosi in se stessi.

È da molti anni che rifletto su questo argomento per cui non mi sono per nulla improvvisato. Sono giunto ad una conclusione: molta religiosità in molti ambiti cristiani occidentali e/o specificamente cattolici, pur avendo apparentemente stili differenti, finisce per essere accomunata dalla stessa qualità che io definisco con il termine "psicologica", lodevoli eccezioni a parte, ovviamente, sempre presenti.
La religiosità in Oriente può avere in alcuni delle caratteristiche simili ma, generalmente e nonostante i problemi di non poco conto là esistenti, vive ancora la memoria degli antichi riferimenti che in casa nostra si è molto offuscata se non obliata.

Infatti non è per nulla un caso che dalla Chiesa sotto Pio XII (che aveva un certo stile) si sia passati alla Chiesa sotto Paolo VI (con uno stile totalmente diverso) senza neppure troppi terremoti. Se ne meravigliava anche lo stesso mons. Marcel Lefebvre quando notava che, tranne lui e qualche altro vescovo, nessuno si sollevava contro il modernismo ecclesiale. Certamente le cause sono molte e le ho ben presenti. Ma quello che sta alla base di tutto, direi il supporto che regge tutte le altre cose è, appunto, un tipo di religiosità che si "accontenta" delle "sensazioni di pelle", una religiosità di fatto superficiale, ossia psicologica.

Che nel passato ci sia sempre stata una religiosità psicologica in molti penso sia evidente ma molto tempo fa c'erano dei maestri che sapevano bene cos'era la qualità e cosa la differenziava. Poi con il tempo tutto si è progressivamente "stinto" e i maestri hanno cominciato ad essere sempre più come il popolino. Oggi, a differenza di un tempo, c'è l'oblio totale della religiosità spirituale e la quasi totalità dei maestri scambiano per spirituale quanto non lo è affatto.

Ho aperto questo post con l'immagine della trasverberazione di santa Teresa, un'opera barocca molto nota. I critici d'arte hanno sempre pensato che l'artista indicasse nell'atteggiamento della santa qualcosa di carnale, piuttosto che spirituale. Non si sono molto sbagliati: questa è un'espressione di chiara religiosità psicologica, non spirituale.

Nei vangeli, al contrario, quando Cristo si trasfigura, non assume un atteggiamento orgasmico (passi il termine che senz'altro scandalizzerà qualche anima pia) ma dialoga indifferentemente con i due profeti venuti a fargli compagnia. Cristo è nella luce del Padre, che folgora i discepoli caduti a terra, e ne emana lo splendore che conosce da sempre, ma non ha atteggiamenti psicologici come sdolcinatezze svenevoli o cose affini. Ecco cosa intendo precisamente per "atteggiamento spirituale"! Qui nessuno può contestare il vangelo che è chiaro!

Per lo stesso motivo l'arte romanica e bizantina presenta figure ieratiche realmente apatiche in senso greco (*). Perciò è un'arte sacra per eccellenza. L'introduzione dello stile umanistico, quindi psicologico, non ha a che fare con il sacro esattamente perché non è spirituale! Sarà anche artisticamente elevato, pregevolmente religioso, non spirituale e la chiesa dovrebbe essere il regno dello spirituale, l'anticipo del Regno, non l'espressione del secolo!

Iniziare a vedere questo non è facile e io stesso ci ho impiegato molti anni poiché tutta la nostra cultura ci porta in un'altra direzione e, in più, nelle chiese si mescolano tante cose. Eppure più ci rifletto più mi rendo conto che l'analisi proposta regge inoppugnatamente da qualsiasi punto la si osservi. Capisco che molti non riescano ancora a capirla o vi si oppongano ferocemente. Chi si appoggia su una base sostanzialmente umanistica non ama che qualcuno gli scuota la terra sotto i piedi forse perché ne è totalmente prigioniero.

Eppure, come negarlo? La Chiesa sotto Pio XII poteva avere i suoi buoni laici che fremevano all'idea della passione di Cristo non meno di altri laici odierni che fremono quando assistono a messe congolesi con balli e canti ritmati. Il fenomeno anche se apparentemente diverso, finisce per toccare gli stessi centri nervosi, come chi ha bisogno del sentimentalismo per ottenere un autoappagamento.

Non mi si equivochi: non sono affatto contro la pietà e contro i sentimenti, ben al contrario, ma ogni cosa deve stare al suo giusto posto e l'ambito sacro ha bisogno di spiritualità e simboli, non di psicologia ed effetti spettacolari, che siano crocefissi stravolti dalla passione o balli congolesi. 

Infatti ogni cosa può renderci un vantaggio o uno svantaggio, a seconda di come la viviamo. Ci renderà sicuramente uno svantaggio quando avremo un atteggiamento sbagliato in un luogo che non lo richiede affatto. Ecco perché, tra l'altro, non ha senso ballare in chiesa: è psicologico non spirituale.

Ecco perché una pietà selvaggia (pietismo) o la ricerca di sofferenze per "piacere a Dio" finisce nell'autocompiacenza dove, in nome di Dio, si prende piacere di se stessi. Non è che un egoismo camuffato.

Narrerò un fatto che può essere utile a capire ulteriormente le trappole che ci costruiamo noi stessi pensando di essere bravi e pii.
Un giorno un santo eremita fu sorpreso mentre tagliava i pizzi da una tovaglia che gli era stata regalata. La donna che confezionò il regalo pensava di aver fatto un'opera di grande amore per la Chiesa e ci attaccò molti pizzi. L'eremita che, viceversa, era una persona che aveva il dono di scrutare i cuori, vide in quel lavoro un segno di egoismo e iniziò a tagliar via tutti i pizzi!
Quante volte alcune pie persone dicono: piango per Cristo, mi sacrifico per Cristo, quando invece cercano un semplice autoappagamento!

Queste trappole psicologiche erano chiarissime agli asceti antichi. Lo sono un po' meno alle "spiritualità" moderne. Non lo sono per nulla oggi.

Ecco allora lo stile dell'odierno papato che finisce per far leva esattamente e solo su questi centri del piacere finendo per alimentare l'eudemonismo. Come lo si può realmente e costruttivamente criticare se si rimane noi stessi nell'eudemonismo?

Qualcuno dirà: "Voi cattolici tradizionalisti avete piacere della liturgia latina, noi abbiamo piacere da una messa che ha balli congolesi. Ognuno sia contento delle cose che ha".
Invece la scelta tra una forma liturgica ed un'altra non nasce da un piacere o da un semplice gusto, come spesso si dice, ma da cause più profonde e queste cause sono di ordine spirituale, non psicologico! (**)


Il Cristianesimo dovrebbe avere altri orizzonti rispetto alla dipendenza dagli "zuccheri" dell'autoappagamento (siano nella ricerca del dolore per sentirsi giusti e buoni, siano nella ricerca di un piacere religioso in senso banale).

L'antica lezione degli asceti che, in un certo senso, troviamo anche in Giovanni della Croce ("solo attraverso il nulla giungi al tutto") è rifiutata dai cristiani odierni che sono lontani anni luce dal capirla.

Perciò solo osare criticare certe impostazioni antropocentriche è come togliere lo "zucchero" ai golosi: il minimo che può capitare è la rivolta di chi ne è dipendente.

Invece, bisognerebbe chiederci se si preferisce una pseudoreligiosità o la religiosità evangelica, se è meglio esaltare se stessi in nome del Vangelo pensandosi piissimi, o se si preferisce porre la propria attenzione unicamente su Dio.

Tra queste due cose c'è la stessa differenza che passa tra la religiosità psicologica (ossia antropocentrica) e la religiosità spirituale o evangelica.

Le testimonianze storiche sono là, nella letteratura ascetica, e queste giudicano ogni successivo prodotto se conforme o meno ad un minimo di qualità.

Farci orecchio da mercante significa scambiare inevitabilmente la stessa santità cristiana con un semplice buonismo e pietismo zuccherato o, ultimamente, con una capacità filantropica nel sociale, cosa che sta già accadendo, d'altronde!

___________

(*) C'è chi sostiene che nel Medioevo non si sapesse disegnare per cui si rappresentavano i santi in forma ieratica e che, solo dopo con la scoperta della prospettiva e l'introduzione del naturalismo, fu vera arte. Ma questa è una stupidaggine nel senso che l'arte sacra si deve rappresentare in forma simbolica e ieratica, non in forma naturalistica. Questo era noto perfino agli antichi egizi ma si è totalmente perso in seguito. Che la sua perdita indichi una massiccia psicologizzazione di fatto nella vita religiosa? Parrebbe di sì, se si considera che la decadenza della Chiesa nel basso medioevo è cosa storicamente appurata ed è da lì, guarda caso, che anche le arti sacre cambiano stile e divengono sempre più umanistiche.

(**) Per spiegami ancor meglio narro un bel fatterello.
Il mio primo viaggio aereo, da pischello imberbe, fu per andare in Terra santa. Mi ritrovai con un gruppo di tradizionalisti cattolici tra cui c'erano delle suorine tradizionaliste.
Nel viaggio di ritorno una di esse per "eccitarmi nella divozione" mi rivolse una domanda: "Lo sa, lei, perché Gesù disse alla Samaritana 'Dammi da bere'?". 
"No", le risposi con la netta sensazione che stava per spararla grossa.
"Perché aveva sete della sua animaaaaaaaaaaa!!", sibilò la paffuta suorina, rivoltando gli occhi all'insù con un gran sospiro e stirandosi sulla poltrona quasi fosse su un letto.
Istintivamente la guardai come si guardano i matti e mi volsi altrove.
Ecco, magari la suorina era senz'altro piena di buone intenzioni ed era pure un'anima molto pia e devota, rispetto a me. Ma mi aveva appena dipinto un Cristo in versione "Dracula spirituale". Per giunta aveva dimostrato un'emotività non da poco il che è strano in una persona religiosa che dovrebbe dominare le sue passioni. È un altro esempio di religiosità psichica in modo lampante.
La giusta pietà, invece, ha tutto un altro modo di esprimersi: discreto, modesto, nascosto per quanto chiaro. Non è un fuoco roteante e rumoroso ma una freccia appuntita che giunge subito a destinazione. Non ha bisogno di sospiri, agitazioni, convulsioni, emozioni strappalacrime vibrazioni sensuali, spettacolarizzazioni e via dicendo. Tutto questo si trova a tonnellate già nel mondo. Non si deve entrare in chiesa per ritrovarlo. In chiesa mi aspetto qualcosa di qualitativamente diverso.



30 commenti:

  1. Credo che anche i nuovi gruppi "carismatici" siano sintomo di questa deriva psicologico-emotiva.
    Anche solo provare a sollevare dubbi su presunte manifestazioni dello Spirito Santo come lallazione o svenimenti improvvisi provoca, da parte degli aderenti a questi gruppi, reazioni di stizza e rabbia...

    nikolaus

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    1. Hai perfettamente capito! Ed è quanto meno impressionante che lo stesso identico comportamento (per quanto con contenuti diversi) lo abbiano pure i tradizionalisti cattolici! Vedi come, alla fine, sono della stessa pasta, nonostante si credano diversi? E allora che autentico rinnovamento possono sperare di portare? I nuovi gruppi carismatici cercano la sensazioni di pelle nelle loro estemporaneità, gli altri le cercano rifugiandosi in atteggiamenti pietistici dove non si pone freno allo psichismo. Entrambi sono mondi psichici.

      Tutti ricordiamo le facce stravolte di Giovanni Paolo II quando celebrava la messa o liturgizzava in genere. La televisione, poi, si divertiva ad intrattenersi su quel volto che si contorceva, e mi riferisco a lui quando era ancora giovane e fresco, non quando sulla sedia a rotelle giaceva oramai malato. Anche queste sono espressioni psichiche, non spirituali! Un uomo spirituale, al contrario, rifugge da queste teatralità e interiorizza tutto.

      Si badi bene che non voglio "parlar male" del papa, come una mente superficiale potrebbe dire (è facilissimo buttarla sul personale quando non si hanno argomenti!). Giovanni Paolo II, per molti altri aspetti, era infinitamente meglio dell'attuale.
      Qui sto constatando e so benissimo che a qualcuno questo fa molto male. Non è bene che questa gente inizi a svegliarsi?

      Ripeto: persone dalla religiosità psichica potranno anche essere buona gente ma, quel che è certo, è che non rappresentano l' oro che è tutta un'altra cosa.
      E anche dire questo, guarda caso, potrebbe creare reazioni di stizza e di rabbia...
      Poi come nel caso di Maria Guarini, non sono in grado di poter ripondere e la mettono sul piano personale offendendosi e impedendo di intervenire ulteriormente. È solo segno che la freccia ha colpito il centro del bersaglio!

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  2. Pietro C.
    lei trasfonde in questo articolo una serie di giudizi sulla spiritualità occidentale, senza aver 'ascoltato' alcuna delle obiezioni che le sono state mosse nella discussione su Chiesa e post concilio, tra i cui obiettivi, da sempre, c'è quello vivere, custodire e diffondere la Santa e Divina Liturgia Tradizionale come un tesoro che va preservato, una ricchezza sempre attuale e primigenia che non si può perdere senza snaturare il messaggio di Cristo, che è il culto autentico al Padre, culmine e fonte di ogni grazia.
    Così come non ha replicato a questo lettore:
    Non sono certo gli psicologi o i teo-sociologi che possono dare lezioni di spiritualità a gente preparata teologicamente. Credo che non solo l'autrice del libro, ma tutti i frequentatori di questo blog siano pienamente consapevoli della differenza tra emozione (che serve a poco, o semmai serve ad abbassare il livello della fede, come purtroppo sanno quanti la vogliono minare alle fondamenta), sentimento (che è nobile ma insufficiente) e spiritualità. Tanto è vero che questo blog, mi sembra, ha sempre combattuto perché questa distinzione rimanesse ben chiara.
    Le avevo promesso di rispondere alla sua prima provocazione su quelle quattro righe enucleate da una trattazione ben più ampia e ricca di spunti sulla sobrietà e fedeltà dell'antico rito al nucleo originario del Santo Sacrificio che, solo successivamente diviene banchetto escatologico; il che risulta anche un antidoto per ogni tipo di creatività e abuso liturgico e conseguenti aspetti sentimentalistici e superficialmente narrativi o addirittura intrattenitivi, tale è lo scadimento attuale, piuttosto che Actio teandrica del Signore, alla quale il nunc et memores e ss. ci unisce dopo la Consacrazione.
    Ora non riesco a darmi il tempo di approfondire, ma mi intriga farlo e lo farò. Continui pure intanto, se crede, con i suoi ingenerosi distinguo.

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    1. Gentile Maria Guarini, benvenuta!
      Sta avendo un atteggiamento abbastanza stizzito, mi pare e non è mia intenzione farla imbestialiare.
      Quanto dice sopra "Non sono certo gli psicologi.... questa distinzione rimanesse ben chiara" è corretto e lo approvo al 100%. Però rimane spesso teorico.
      Da buon frequentatore di monasteri e di realtà tradizionaliste posso dire che ho visto di tutto, realtà interessanti, realtà contaminate che chiamo con il loro nome: psichiche.
      Questo tipo di psichismo ha una sua "tradizione" culturale ben indiviuabile ma, e qui dissento in toto, moltissimi non solo non lo vedono ma lo difendono come una espressione pura di cattolicesimo. Lo vedo pure negli interventi sul suo blog in cui si invoca una espiazione per i peccati della Chiesa conciliare.
      Le ho posto degli esempi chiari, quando lei mi diceva che la chiesa ha sempre combattuto il devozionalismo e io, al contrario, le ho mostrato liturgie approvate con imprimatur nelle quali lo si esprimeva per la sacra colonna, le sacre spine, i sacri chiodi, ecc.
      Cosa costa dire che nella storia c'è stato di tutto anche a livello istituzionale?
      Invece, ecco cosa ci differenzia, mentre io ho la libertà di affermarlo lei in coscienza non può e non si sente di doverlo fare.
      Badi bene che sono abbastanza libero di trovare problemi anche in Oriente (dal momento che sono accusato di fare un mach Oriente contro Occidene, il che mi sembra profondamente sciocco). Questo è così vero che c'è chi, dal versante orientale, mi rampogna.
      A me importa vedere la realtà. Di ideologie il mondo è strapieno e vogliamo aggiungercene un'altra?
      Cordialmente!

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    2. Non sono affatto stizzita. E francamente non vedo come le celebrazioni che cita possano connotare negativamente tutta la spiritualità tradizionale che, nella sua essenza, non è mai una ricerca del dolore o della sofferenza fine a se stessa (altrimenti sarebbe masochismo). E' compartecipazione, 'configurazione' paolina anche in questo senso al Christus patiens, oltre che la Christus triumphans e a tutte le infinite sue ricchezze da cui attingiamo grazia su grazia.
      E quando si meditano o contemplano (attenzione ai termini!) i Misteri della Passione (che ovviamente non sono i soli, ma sono il punto culminante di un "fiat" che ha ribaltato la disobbedienza di Adamo), cosa c'entra lo psicologismo o il sentimentalismo? Non si cercano emozioni psichiche, ma si entra in contatto profondo con l'unica Realtà che ci interpella e ci trasforma. E quando si vive il Santo Sacrificio (che, dopo la Consacrazione, diventa anche banchetto escatologico), nella forma sobria sacra e solenne dell' Antico Rito, dove sono gli sdilinquimenti e i sentimentalismi?
      Quando dico che la Chiesa ha sempre combattuto il devozionalismo, dò per scontato, ma evidentemente non lo è, che parlo della parte sana della Chiesa. E' evidente che il devozionalismo c'è sempre stato e forse se oggi viene meno è perché manca anche la devozione...

      Lei dice e non posso che condividere: "Diffidare dagli atteggiamenti psichici è qualcosa di molto pratico ed è proprio simile a questo. Un asceta serio lo sa, per questo li evita con cura come evita con cura di far fantasie religiose mentre prega, esattamente come un buon equilibrista che cammina su un filo evita di guardarsi qua e là se non vuole cadere!"
      Le ricordo che proprio quel che raccomandava Santa Teresa alle sue suore e da cui qualunque buon padre spirituale aiuta a guardarsi.
      Chiunque davvero adora (in oriente come in occidente) non cerca 'consolazioni' o 'emozioni', è in ascolto, in attesa e altro di Qualcuno... Che poi la nostra società ci porti altrove nel sensazionalismo, nel sentimentalismo, nella rappresentazione, più che nell'azione (non quella velleitaria ma quella che nasce dal 'conoscere' in senso biblico) e che è "fare la volontà del Padre", non è quello che ogni vero cristiano cerca di vincere e col Suo Signore ci riesce per quel che gli è dato e si sforza di condividerlo?

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    3. Esiste una differente modalità nella preghiera bizantina e questo è un dato che bisogna registrare sine ira: l'orante presta attenzione solo alle parole pronunciate ed evita di fantasticarci su (nel tot mistero mediatiamo ....), poiché anche una meditazione santa, durante la preghiera, porta lo spirito a vagare, non a lavorare come una trivella.
      Libero, uno, di accettarlo o meno.
      Ma questo mi ricorda il bellissimo passo delle Sorelle Materassi quando, riunite assieme recitano il rosario e, tra un ave e un altro, portano il pensiero altrove (in questo caso nelle loro preoccupazioni per il nipote).
      Pregare è giusto ed è bello per un cristiano, certo, ma è un esercizio come l'equilibrista. Che senso ha convenire con la tecnica dell'equilibrista, che evita di guardarsi di qua e di là, quando nella pratica si lascia che il pensiero vaghi durante la preghiera? Alle parole non seguono i fatti e questi ultimi non rispecchiano il rigore delle parole!

      Per questo mi impressiona non poco che a parole possiamo convenire su molte cose e poi, a fatti, si prende sempre un'altra piega e si lascia la possibilità per quasi tutto (es. la statua della Teresa è sensuale, forse non è conveniente, eppure va bene che stia in chiesa...).

      Lei mi parla di "parte sana della Chiesa" ed è una cosa alla quale anch' io vorrei credere ma questa parte sana, come lei dice, la possiamo trovare solo nella vita di santi veramente affidabili. L'istituzione ha spesso oscillato o, come diceva un allievo di mons. Gherardini da me ben conosciuto, quando un papa bolla giunge sempre un suo successore a sbollare.
      Non dimentichiamo che le estemporaneità papali recenti hanno una differenza rispetto alle oscillazioni istituzionali del passato: sono solo molto più ampie e frequenti. Certo un tempo era difficile capirlo perché c'era molta più continuità.
      I preti hanno spesso rappresentato una grande afflizione per la Chiesa (in Oriente e in Occidente) per questo io sono fautore della cultura monastica, non di quella clericale!

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    4. poiché anche una meditazione santa, durante la preghiera, porta lo spirito a vagare, non a lavorare come una trivella.

      La meditazione di un mistero (che non esaurisce tutta la meditazione ma è solo uno dei momenti da dedicarvi) non fa vagare lo spirito più di quanto non possa accadere in ogni altro momento meditativo quando viene meno la concentrazione; ma in qualche modo mette in contatto con quella realtà e con Colei e Colui che l'hanno vissuta. E questo provoca luci e intuizioni, ispirazioni e quant'altro (comprese le mancanze passate e presenti che possono esservi correlate, da colmare con la Grazia corrispondente da chiedere).
      Il "lavorare come una trivella" è una sua arbitraria affermazione.
      Infatti meditare su un certo mistero di fede non equivale ad "attivismo", ma al semplice uso di uno 'strumento' consigliato da chi ne ha fatto esperienza e ci ha preceduto nelle generazioni...
      In fondo anche la lectio divina, non parte da uno spunto di meditazione dato dalla Scrittura? Non esiste solo l'esicasmo...
      Ma se mi porta come esempio le sorelle Materassi, di che stiamo parlando?
      Quella "parte sana" della Chiesa di cui parlo evidentemente esiste e l'ho incontrata, per dono grande in diversi maestri appartenenti al mondo clericale (anche se anch'io amo molto quello monastico che conosco da tanti scritti nutrienti) altrimenti da dove avrei attinto?

      La Chiesa è viva, Pietro C., anche se la sua visibilità è attualmente ridotta a un falcetto di luna... o a un fuoco sotto le ceneri. Divamperà di nuovo quando il Signore vorrà!

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    5. La manducatio et ruminatio della Scrittura, altrimenti detta meditazione è una cosa ben distinta dalla preghiera e le due cose non si devono mescolare perché sono attività completamente differenti. Nella meditazione cerchiamo il Signore, nella preghiera lo troviamo, dicevano anticamente (cosa che penso sa). Quello che si trova non si cerca contemporaneamente, se io cerco una moneta e la trovo, una volta trovata non faccio come per ricercarla di nuovo!
      Per questo la preghiera è distinta dalla meditazione. Nella pratica popolare invece si dice "nel II mistero doloroso CONTEPLIAMO", non è detto che la decade delle Ave Maria è dedicata ad un fatto preciso ma si usa precisamente la parola "contempliamo", ossia pensiamo, immaginiamo .... Questo indica che mentre prego io penso a certi fatti. Quindi meno giri di parole e cerchiamo di convenire che è così e allora non perdiamo tempo: da un certo momento in poi nella preghiera si associa il pensiero immaginifico. Questo non si sposa con il principio antico per cui la preghiera deve essere scevra di fantasie anche se fossero sacre. Punto e basta. Su questo non si può aggiungere altro, piaccia o non piaccia. Più coerente è un curiale che conosco da moltissimi anni. Costui ha ben compreso che su certi temi non c'è possibilità di incontro: l'Occidente ha fatto la sua storia! Per questo preferisce non parlarne più piuttosto che quadrare cerchi e cerchiare quadrati, sprecando così energia mentale e tempo inutilmente.

      Le sorelle Materassi - appunto letterario giocoso - non sono completamente fuori luogo perché come quelle pie donne tra un Ave e un altro pensavano al nipote Remo che gliene combinava di tutti i colori, così se si deve CONTEMPLARE determinati misteri si deve PENSARE ad essi; si deve pensare che Gesù suda sangue nell'orto degli ulivi, che le gocce di sangue cadono a terra, che respinge il calice che il Padre gli porge, e così via. Cambia il contenuto ma l'attività immaginifica rimane.
      In questo modo davanti ai patimenti e alla croce lo spirito non rimane come dovrebbe, in una santa apathia (come vediamo nelle rappresentazioni romaniche), ma si accende passionalmente e questo porta la mente lontano dalla preghiera, nella immaginazione, appunto! Ed ecco spiegata, per aliam viam, la focosità brulicante e immaginifica del barocco che tapezza le chiese da una certa epoca in poi!

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    6. Lavorare come una trivella non è una mia arbitraria affermazione.
      Nella prassi ascetica la preghiera ripetitiva è vista come una trivella che entra nel cuore, luogo in cui risiede la grazia di Dio, porta del cielo. La ripetizione serve a questo. Questa immagine non è una novità e nel monachesimo se ne servono anche oggi.
      Un personaggio religioso molto famoso (penso che lei non lo ami ma non entusiasma neppure me), che edita libri di spiritualità orientale e a volte scrive pure su Repubblica, si sentì dire da un monaco: "È intutile che tu faccia la preghiera perché quella è come una trivella che fa emergere la grazia dal cuore e tu, siccome non puoi avere questa grazia, trivelli per nulla". Neppure a quel monaco stava simpatico questo personaggio perché lo aveva capito e quindi gli diede il ben servito con questa frase tranciante.

      L'immagine della "trivella" è popolare ma rende l'idea: la preghiera fa emergere la grazia, attira la grazia, come la trivella fa emergere il petrolio. Il fatto che a lei questa immagine non dice nulla infonde la non piacevole sensazione che, per quanto riguarda l'empeiria, ne sappia quasi nulla, come chi dice di saperne di musica ma poi, vedendo l'archetto di un violino, dicesse che è una arbitraria invenzione del violinista...

      Cara Maria non se la prenda: non mi invento nulla, quindi prima di dire che "è una mia arbitraria affermazione" abbia almeno la prudenza (dovrebbe averlo imparato dopo due lauree) di chiedersi dove, almeno, ho attinto certe informazioni e cerchi di trovarci una logica e se non la trova, la chieda, non butti via tutto pensando che sia l'invenzione di un cervello balzano!

      La parte sana della Chiesa esiste nei santi e anche qui bisogna stare attenti a non assolutizzare ma a prendere quanto è emerso ovunque e in ogni tempo da tutti. Se assolutizziamo il pensiero di un santo rispetto ad altri cadiamo in errore o pensiamo che, ad esempio, la focosità di un determinato personaggio sia da imitare.

      Per il resto non so e preferisco non pronunciarmi (ho visto troppe variazioni nelle persone, pure quelle che sembravano "per bene"). Preferisco non dar giudizi sui viventi che sembrano buoni per prudenza e anche per non spegnere il lucignolo fumigante. Preferisco parlare di principi e di casi generici.

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  3. Quanto a quel che dice su Santa Teresa, ne ho già scritto:
    Succede anche con la psicoanalisi che nel sacro e nell'Altro con la maiuscola dei mistici non individua un Dio personale trascendente. E dunque non può esistere dialogo perché non si condividono le categorie che lo strutturano e permettono lo scambio di riflessioni di concetti e di esperienze. Anche la psicoanalisi usa un linguaggio simbolico che ha il suo fascino e spessore ma che, tuttavia, quando pretende di esplorare campi metafisici con categorie immanenti, non fa altro che svilirne e impoverirne oltre che fraintenderne le peculiarità. E’ sempre il Sé il soggetto dell'esperienza e, allora, non si vede perché il contatto con l'Altro con la maiuscola non debba coinvolgere TUTTA la persona e tutte le sue facoltà cognitive e sensitive, senza per questo tirare in ballo soltanto l’erotismo o la sensualità; il che denota un evidente atteggiamento riduzionistico di conio positivista.
    Altrettanto può accadere ad uno spiritualismo spinto che confonde la “carnalità” con l’incarnazione. O l’interpretazione anche “carnale” di un’artista con la realtà della Santa raffigurata.
    Non mancano studi autorevoli che osservano e dimostrano le differenze tra gli stati psicopatologici e quelli della coscienza mistica. Basti ricordare che quando siamo nel campo della patologia, le esperienze che il soggetto psicotico percepisce come sovrumane e soverchianti sono sempre auto-referenziali, irriducibili al dialogo con un altro da sé; il che è assolutamente estraneo alla vita ed all'esperienza dei mistici, come a quella della nostra Santa Teresa. E, per approfondire questi ambiti, occorrono competenze interdisciplinari e coscienze aperte, non uomini (e donne) ad una sola dimensione.
    L'"esperienza mistica" induce uno stato di coscienza che porta al contatto con il "sacro". Ne scaturisce una consapevolezza nuova che non sempre è traducibile in concetti, ma ciò non toglie che si tratti di vera e propria "conoscenza" di livello superiore: nell'interiorità - e quindi poi nella vita - del mistico, infatti, risulta operata una trasformazione interiore, alla quale corrisponde un approfondimento, una elevazione e una dilatazione della coscienza, condotta oltre i limiti dell'ordinario rapporto con il reale, ma che permette di rapportarsi col reale con maggiore pienezza; il che comporta un sentimento di espansione dei confini del sé.
    Al contrario, il folle si illude, in modo delirante, di accedere al godimento infinito nella finitezza della realtà, e crede di eludere la caducità, la mancanza, mentre non esce dall'autoreferenzialità cui accennato prima.
    Sarebbe interessante approfondire, ma non è questo il luogo né lo strumento adatto. L'importante è cogliere l'essenziale, come ho cercato di fare.

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    1. Chissà perché ma ai primordi del mio riavvicinamento alla pratica cristiana (parlo di qualche decennio fa) ero affascinato dai carmelitani, particolarmente da Giovanni della Croce. Da allora ho proseguito in quella direzione e oggi posso dire che è una ottima direzione. Qui non ce l'ho con la Teresa d'Avila, e spero che lei lo ha capito anche se non ne sono sicuro, ma con la maniera con la quale si vede il fenomeno mistico, un modo assai diffuso e che ben pochi contrastano, un modo, appunto, psichico. Questo è così vero che è stato permesso, senza alcun problema, che la statua della mistica cattolica fosse in una chiesa, non in un museo. E le rappresentazioni artistiche sono un muto insegnamento e imprimono nella coscienza dei fedeli atteggiamenti e attitudini, basti pensare al san Luigi dal collo torto, che io vidi imitato perfettamente nella postura di un "divoto" ragazzino inginocchiato a saint Nicolas de Chardonnet.

      Che l'esperienza con l'Altro coinvolga tutto l'uomo questo è un dato di fatto ma, proprio perché è Altro, il tipo di coinvolgimento non può avere nessuna caratteristica naturalistica (orgasmica, sensuale, affettiva, razionalista, ecc.). Siamo nell'ambito di una realtà che supera talmente se stessa che finisce per negarsi (al modo naturale di poterla esprimere e rappresentare).
      Vedo che lei mi fa sfoggio di analisi psico-analitiche. La mia base non è la psicoanalisi, per quanto ne usi qualche termine, ma l'esperienza ascetica, soprattutto antica. E qui nessuno che abbia buon senso può tacciare tale esperienza come gnostica, atea, anticristiana e via dicendo.
      Per questo concordo quando dice "L' esperienza mistica induce uno stato ci coscienza.... di espansione dei confini di sé".
      Ma questo, ed è più che lampante, ha praticamente lasciato il mondo cattolico massivamente intrattenuto in ben altre cose.
      Il problema occidentale è un problema umano e spirituale. Quello orientale, al momento, è solo un problema umano poiché per quante miserie possano esserci pure lì, nessuno avrebbe in mente di mettere una statua praticamente orgasmica in una chiesa, statua che, per altri versi, è un capolavoro del barocco.

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  4. Nikolaus, parecchio protestantesimo (se non tutto) è psichico! Il mondo cattolico soprattutto attuale, abbondantemente protestantizzato, non può esserlo di meno.
    Ricordo una donna esagitata che urlava in un auditorium di come Cristo l'aveva salvata e di come Dio era intervenuto nella sua vita. Ha menato questa tiretera per un'ora e mezza, almeno, in una riunione di un movimento cattolico. All'uscita, uno di questi, mi disse: "Vedi come quella ragazza è ripiena di Spirito santo?".
    Non risposi ma sentii perfettamente che non era vero: eravamo nello psichismo puro, non nello spirituale!
    Vaglielo a dire, tu, ti spareranno contro!!

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  5. Frequento sempre la messa antica, e non trovo niente di psicologico e sensazionale, ma anzi quasi un estraneamento, un oblio da questo mondo.

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    1. Possono esserci casi sani, non lo escludo. La forma simbolica è quella antica, l'atmosfera che chiede deve per forza essere scevra di elementi psicologici. Ciononostante, e storicamente lo vediamo in forma chiarissima, anche in questo contesto ci sono state (e ci sono) realtà psichiche poiché è sempre facile fare decadere le cose. Il commento sul quadro delle comunicande ottocentesche, alcuni post fa, lo dimostra palesemente. Giuro che quando lo vidi dal vero rimasi mezz'ora ad osservarlo e mi fece profonda impressione...

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    2. Nel passato si usavano cilici e flagelli le nomino alcuni santi alcantarini che facevano grandi penitenze:s.Giovanni Giuseppe della Croce,s.Maria Francesca delle Cinque Piaghe,lo stesso s.Pietro d'Alcantara;
      ebbene furono malati di mente???

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    3. Vede, porre le cose in questi termini significa non capirci nulla o, per dirla diversamente, ragionare per bianchi e per neri (quando la realtà non solo ha sfumature di grigi ma infinità di colori!).
      L'uso delle penitenze corporali (riprovato ordinariamente nella prassi antica) obbedisce ad un gusto che si impone da un certo periodo in poi. Chi ne fa uso lo fa in buonissima fede e anche perché crede che sia la maniera migliore per seguire Cristo. Ognuno fa quel che può!
      Ma questo uso è osteggiato anticamente e qui bisogna capire perché. E' quello che ho cercato di fare io con la divisione "psichico-spirituale". Che Dio assuma nella sua bontà gente che ha vissuto sempre una religiosità psichica, non sta a me contestarlo. Dio è padrone e signore e, all'ultimo momento, ha pure assolto il ladrone in croce.
      Ma questo non significa che allora possiamo vivere come quel ladrone sperando in una estrema assoluzione!
      Ugualmente questo non significa che il piano psichico-cristiano sia indifferente o uguale a quello spirituale!
      Non sia mai!

      Se io non posso entrare negli arcana Dei, sta a me capire perché è esistita sempre una certa diffidenza verso questo dolorismo, questo sì.
      Se poi a lei sta a cuore mettermi in bocca cose che io non solo non dico ma neppure penso (i cristiani su livello psichico sono dei pazzi), le sue accuse ricadono su di lei poiché questo non mi tocca.

      Per favore, prima di intervenire cerchi di capire cosa sto dicendo.

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  6. La ringrazio per la sua risposta dell'altro giorno. Mi permetta però di osservare: 1. Dio non è atarassia; 2.le modalità con cui Dio interviene non le decidiamo noi. Gli stigmatizzati non l'avevano certo scelto loro di esserlo; è noto come padre Pio ripetesse: "io sono un mistero a me stesso". Come dunque dare valore al dolore umano? San Paolo parla di completare nella propria carne ciò che manca ai patimenti di Cristo. Sull'aspetto psicologico: anche la Grecia è piena di racconti su icone piangenti e santi apparsi in sogno per svelare il sito delle loro tombe dimenticate (racconti su cui, per inciso, io non faccio alcuna ironia, anzi li prendo molto sul serio). Anche le "effusioni" carismatiche, per quanto lontanissime dalla mia sensibilità, possono trasmettere l'intervento di Dio, persino a chi non ne sarebbe tanto convinto (anche su questo sono testimone). Mi sembra dunque che lei dovrebbe piuttosto prendersela col materialismo edonistico attuale e con quella curiosa versione di storicismo in salsa clericale che è l'attuale dottrina ufficiale dei gesuiti. E magari anche col tradizionalismo spurio di certi cattolici come p. es. i pliniani di origine guenoniana o tutti coloro che identificano come cattolico unicamente lo stile ecclesiastico di Ottocento e prima metà del Novecento.
    Mi permetta infine una nota ironica: vedo che lei, per quanto attinga a fonti raffinate e dotte, non si perita dall'usare il vocabolo "pischello", vocabolo che, oltre ad essere cacofonico, non è certo buon italiano ma è frutto della rozzezza dei borgatari romani. Ma non tutti i romani si esprimono così.
    Luca

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    1. Cercherò di rispondere punto per punto alle questioni più importanti ma inizio a stancarmi perché ho come l'impressione di vuotare il mare con un secchiello (mi riferisco all'insieme di tutti questi post dove è realmente difficile intendersi, addirittura per cose elementari!).

      1) “Dio non è atarassia”.

      Cosa sia realmente Dio non è possibile dirlo a parole umane. Dionigi cerca di farlo e diviene contraddittorio. Affermare che Dio non sia atarassia è improprio. L'atarassia o il suo contrario è un affare che riguarda la realtà creata, noi, non Dio in cui ogni definizione è totalmente impropria. Pure definirlo Dio non va bene perché egli è oltre ogni concetto di Dio.
      Viceversa se lei con questa affermazione sottintende che, siccome Dio non è atarassia allora pure noi non dobbiamo esserlo, sbaglia di nuovo perché tutta la patristica sottolinea vigorosamente una cosa: camminare verso la conoscenza esperienziale di Dio, quindi divenire teologi, passa prima di tutto attraverso la purificazione delle passioni e il raggiungimento di una “apatheia”.
      È noto il detto dei padri del deserto: come i morti non si scompongono se vengono lodati o insultati, così dev'essere il cristiano se vuole ascendere a Dio”. Questa totale indifferenza nasce dall'aver fatto morire il lato passionale in sé: l'acqua dello stagno si prosciuga e i ranocchi crepano, per usare un'altra immagine ascetica.
      Non conoscere questo e fare proiezioni su ciò che non è Dio per cui noi pure non dobbiamo esserlo è pura presunzione e ignoranza dei dati elementari del Cristianesimo ascetico. Noi non siamo nulla rispetto agli antichi asceti, questi giganti della fede e, prima di dire ciò che ci frulla in capo, dobbiamo confrontarci con loro! Altrimenti perdiamo tempo e lo facciamo perdere agli altri!
      Impressiona quindi questo SALTARE LA STORIA ossia più semplicemente IGNORARE LA TRADIZIONE, cosa che fatta da chi vuol essere tradizionalista dimostra evidentemente la comunanza con i progressisti che lo fanno altrettanto!

      2) Le modalità con cui Dio interviene non le decidiamo noi.

      Questo è vero ma con ciò dove si vuole parare? Si vuole per caso dire che allora tutte le vie sono uguali? Siamo ad un passo da un certo indifferentismo pratico! Invece esiste, eccome, quello che si chiama “discernimento degli spiriti” il che significa che se Dio nella sua libertà decide come vuole, ci ha però dato dei punti di paragone per non ingannarci perché anche il demonio fa miracoli e si può rappresentare nella veste di uno pseudo santo.
      Insegnamenti del genere si trovano già nel Vangelo e, con quello spirito, li si trova in tutti i primi secoli cristiani.
      Non voglio entrare nella questione degli stigmatizzati perché le stimmate non sono affatto un necessario e chiaro segno di santità e su ciò non voglio più perdere tempo.

      La libertà d'intervento di Dio non significa che non ci sia un metodo, un piano preciso, non significa che non ci siano cose più nobili e cose meno nobili sia nella prassi che nella santità cristiana.
      In Occidente mentre considererei con attenzione Teresa d'Avila (pur non assolutizzandola) non sarei per nulla attratto dalla Teresina di Lisieux, tanto per fare un esempio. Questo sia per gusto personale sia per questioni di altro genere sulle quali qui non voglio né specificare né dilungarmi (sono stanco!).

      La sua tendenza, al contrario, è quella dello status quo, del “a me va bene così quindi non stare a farmi le pulci”. Se a lei va bene così si accomodi. Io parlerò ugualmente perché le cose sono semplicemente già per loro stesse in tal modo e io lo noto soltanto: non tutto è uguale a tutto e il sole gira attorno alla terra, non il contrario. Se gli aristotelici non sono d'accordo affare loro!

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  7. 3) Per quanto riguarda i miracoli o le manifestazioni teofaniche (che avvengono nel mondo orientale ma possono avvenire pure qui), bisogna discernere caso da caso. Ma se le realtà sono autentiche, questo non ha minimamente a che vedere con degli aspetti psicologici. La psicologia riguarda l'uomo, il suo modo di vedere e vivere le cose, non gli eventi soprannaturali in se stessi che non sono costruiti dall'uomo! Se un'icona inizia a dare segni di vita e uno lo constata è come osservare la caduta di una foglia da un albero. Se io davanti ad una foglia che cade inizio a strepitare, allora ho un atteggiamento psicologico ma questo riguarda me, non la cosa osservata, non la povera foglia. Il fatto in sé non essendo umano non ha nulla di psicologico bensì ha una caratteristica soprannaturale.
    Il suo discorso mi da la sensazione di una certa confusione (l'evento soprannaturale finisce per essere psicologico), e temo che questo alla fine crei molta difficoltà ad intendersi.

    Perciò se una prossima volta invece di ricevere delle domande, mi si presenta un discorso confuso che, nonostante la confusione, vuole essere autoritativo, (come nel caso di Dio che non è atarassia), non lo pubblicherò ma non per fare un torto: mi stanca assai rispondere con queste condizioni.

    4) Se considero queste cose non tralascio altre: il modernismo del cattolicesimo, infatti, non nasce a caso ma fiorisce in una disposizione alla superficialità che, mi permetta, tocca anche certo mondo tradizionalista ed era ben presente nel pre-concilio.
    Lascio perdere le altre sue osservazioni che, mi permetta, sono quisquiglie.

    Concludo con un passo di san Gregorio il Teologo che riguarda tutti poiché è stato bellamente dimenticato (soprattutto in Occidente):

    “Il parlare sulla fede NON DEVE ESSERE CONCESSO A TUTTI e in ogni momento ma soltanto ad alcuni e in tempi ben determinati: intendo riferirmi a quelli che non sono completamente negligenti o lenti di intelletto, o a quelli che non sono eccessivamente insaziabili, ambiziosi e infervorati più del dovuto... la folla, invece, DEVE ESSERE ALLONTANATA da questa strada e dalla loquacità che oggi dilaga come una malattia” Orazione 32.

    Non va bene, dunque, intrattenersi più del dovuto su certe cose!

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  8. Ultimo appunto, giusto per non lasciar nulla di incompiuto: San Paolo parla di completare nella propria carne ciò che manca ai patimenti di Cristo.
    Questo passo era letto certamente anche dagli asceti e dai padri. Essi, però, non ci danno ASSOLUTAMENTE una lettura doloristica, come d'altronde non ce la da lo stesso san Paolo. San Paolo entra in solidarietà con i patimenti di Cristo NON perché va in cerca di frustini e cilici per divenire redentore con il Redentore (il Redentore è e rimane UNO SOLO), ma perché le fatiche del ministero glielo permettono. Tutti ricordano le sue traversie (rischi, pericoli, possibilità di naufragio, di essere traditi da falsi fratelli, ecc.). E' in questo senso che egli entra in solidarietà con i patimenti di Cristo, ossia come dice "compio nella mia carne quanto manca....". Ma propriamente parlando alla Redenzione operata da Cristo non manca nulla, essendo perfetta in sé.
    Il dolorismo inizia a caratterizzare un certo Cristianesimo verso il XII secolo, come abbiamo visto. Possibile che fino ad allora nessuno si sia accorto di questo passo paolino? In realtà se ne erano accorti, eccome, ma gli davano una lettura TOTALMENTE DIVERSA.
    Dunque non facciamo finta di scoprire l'acqua calda...
    L'oblio della prospettiva storica in teologia porta ad avere questi abbagli terribili per cui, alla fine, tutto diviene un minestrone.
    Non ci si chiede: cosa è successo nel tempo? No, si parte in quarta: vedendo un passo biblico gli si da l'interpretazione che più confà alle proprie idee. Metodo completamente sbagliato!
    E, si noti, che le persone fino ad ora intervenute sono quelle che cercano di informarsi, come possono. Figuriamoci che direbbero tutti gli altri!!! Il livello è assai basso, ahimé!

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  9. Ma quando Faustina Kowalska ragazza non ancora suora, nel bel mezzo di una festa danzante, vede apparirle Cristo piagato che la rimprovera perché non si è ancora consacrata a Lui, che avrebbe dovuto fare?
    Considerare della storia cristiana solo alcune epoche e personaggi e svalutarne altri per partito preso, non mi pare renda un gran servigio alla storia della Salvezza (e al Salvatore).
    In ogni caso, le ripeto: farebbe meglio a rivolgere le sue perplessità (o le sue polemiche) in ben altra direzione (p. es, baroni rossi universitari, pseudotradizionalisti politicizzati...). Ma è chiaro che si rischia l'isolamento e dunque l'afasia, non in senso ascetico, purtroppo.
    Luca
    p.s. Lo stile frammentario del mio intervento era dovuto sia al poco spazio consentito dal commento sia al desiderio appunto di non essere tedioso e di non sembrare polemico, come mi pare invece lei stia cominciando a essere ma non per colpa mia, mi consenta di dirlo. Tolgo il disturbo, la ringrazio e la saluto.

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    1. Lei non disturba affatto, si figuri! Non vorrei che si scambiasse il mio sconcerto e smarrimento per polemica.
      Sono assolutamente smarrito, infatti, quando vedo che certi riferimenti-base non sono affatto chiari. Ma quando, oltre questo, vedo che si vuole avere ragione (vedi sopra: "Dio non è atarassia") imponendo e senza argomentare, come invece cerco di fare io, allora non so più che dire e... mi stanco!

      Il vangelo è stato dato una volta per tutte. Su quello spirito si è plasmata da subito una tradizione che aveva il "naso" per le cose spirituali. E' dunque sempre TORNANDO ALLE FONTI che ci si deve confrontare con qualsiasi cosa accade oggi.
      Questo non significa "svalutare" le epoche, significa fare un lavoro di confronto con le fonti-base che, lo si voglia o no, sono nei primi secoli e non dopo!
      Qualsiasi evento non ordinario come quello da lei narrato deve, dunque, essere confrontato con gli "strumenti di lavoro" che ci sono stati dati una volta per sempre.
      La Chiesa è la mia passione. Non altrettanto i baroni rossi universitari e realtà del genere. Dunque non mi si può staccare dal capire e indagare, con tutti gli strumenti a mia disposizione e i miei limiti. Se qualcuno si inquieta, sappia che molto prima di lui mi sono inquietato io. Meglio una salutare crisi che vivere nell'incoscenza!
      Grazie per l'intervento.

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  10. il rito tridentino è bellissimo, se ben eseguito e fatta un accurata catechesi sul rito dà il senso del sacrificio mi affascina
    fabio

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  11. caro Pietro C. questi tuoi post sono estremamente veri e profondi . Vorrei suggerire a tutti di leggere un bellissimo libro di Vladimir Lossky "la teologia mistica della Chiesa d'Oriente" ed. EDB.
    In esso si capiscono i fondamenti teologici delle due diverse "vie" spirituali quella occidentale e quella Orientale essenzialmente apofatica, cioè derivante dalla teologia negativa di Dionigi l'Aeropagita.
    Dice Lossky nel capitolo conclusivo dopo aver comparato le due vie:
    E' unicamente nella Chiesa con gli occhi della Chiesa che la spiritualità orientale vedrà il Cristo. In altri termini lo conoscerà nello Spirito Santo. Il Cristo si presenterà a lei sempre nella pienezza della sua divinità, glorificato e trionfante, anche nella passione, anche nella tomba. IL Cristo storico, Gesù di Nazaret, come appariva agli occhi dei testimoni estranei, il Cristo esterno alla Chiesa è sempre superato nella pienezza della rivelazione accordata ai veri testimoni, ai figli della Chiesa illuminati dalla Spirito Santo.
    Il culto dell'umanità di Cristo è estraneo alla tradizione orientale. La via dell'"imitazione di Cristo" non è mai praticata nella vita spirituale della Chiesa Orientale, che ritiene di riconoscere in essa un carattere di incompletezza, un atteggiamento esterno rispetto a Cristo. Per la spiritualità orientale la sola via che ci rende conformi al Cristo è quella dell'acquisizione della grazia conferita dalla Spirito Santo.
    I SANTI DELLA CHIESA D'ORIENTE NON HANNO MAI AVUTO LE STIGMATE, quelle impronte esterne che hanno reso simili al Cristo sofferente taluni grandi santi e mistici dell'Occidente. Ma per contro, molto spesso i grandi santi orientali sono stati trasfigurati dalla luce interiore della grazia increata e sono apparsi risplendenti di luce come il Cristo nella sua Trasfigurazione sul Monte Tabor"


    . Dovremmo in Occidente riflettere di più sulla TRasfigurazione di Cristo sul Monte Tabor e sul suo significato spirituale anche per noi. In fin dei conti Cristo non è solo ed esclusivamente il Crocifisso sanguinante è anche il Santo dalle vesti bianchissime e dalla Luce abbagliante del Monte Tabor. E dalla sua conteplazione possiamo dire "nella tua Luce vediamo la Luce"
    E' stato veramente tragica la divisione delle due vie, quella apofatica seguita dalla Chiesa d'Oriente e quella catafatica seguita dalla CHiesa d'occidente. Le due vie andavano tenute entrambe.
    Vladimir Lossky:" Le vie che conducono alla santità non sono le stesse per l'Occidente e per l'Oriente dopo la separazione. Gli uni provano la loro fedeltà a Cristo nella solitudine e nell'abbandono della notte del Getsemani; gli altri acquistano la certezza dell'unione con Dio nell luce della Trasfigurazione
    Maria Cristina

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    1. Nelle cose che dice, deve tenere conto che la festa della Trasfigurazione di Cristo è molto tardiva. Ancora nel XV secolo era una festa minore e non diffusa universalmente (se non erro). La trasfigurazione non ha mai esercitato lo stesso fascino della flagellazione di Cristo. Alla luce divina l'Occidente ha sempre preferito il sangue dalle ferite dei flagelli. Ancora oggi la trasfigurazione non è molto capita.
      La stessa resurrezione, d'altronde, è una festa troppo spirituale e se ne dichiara la grande importanza a parole ma a fatti sfugge. Il Natale, al contrario, avendo l'evidenza della carne di un bambino, è molto molto più eloquente! Questa sensibilità è sempre esistita per cui è normale che, da noi, paiano strane "altre cose".

      Vorrei tuttavia osservare che in queste osservazioni non si tratta di umiliare il mondo cattolico o di "parlarci male" (come direbbe una mente superficiale), si tratta di allontanarsi dagli psichismi ed avvicinarsi al mondo spirituale.

      Non si tratta di esaltare l'Ortodossia a scapito del Cattolicesimo ma di seguire il Vangelo nella sua interezza ben capendo che nella storia religiosa c'è stato di tutto anche a livello istituzionale!

      Poi è facile opporre a queste argomentazioni dichiarazionni di dissenso basate solo sul "io dico che non è così". Ma questo non è argomentare ma imporsi in nome di se stessi credendo che si è convincenti mentre non lo si è affatto.

      Per aggiungere un'altra tessera al mosaico ho scritto un nuovo post! Il rapporto psicologico-spirituale con l'oblio dell'ultimo sostituito in gran parte dal primo, è un buono strumento per leggere la decadenza dell'Occidente

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    2. I santi "ortodossi" non hanno mai avuto le stigmate semplicemente perchè non fanno miracoli come invece quelli cattolici. E non fanno miracoli perchè non sono in Paradiso. Ve l'immaginate un'apparizione di Lourdes o di Fatima in Oriente? Sarebbe assolutamente impensabile perchè la Madonna non appare agli ortodossi, quantomeno non facendo miracoli o portenti soprannaturali come accade nella Chiesa Cattolica! Anzi, la Vergine stessa ha dichiarato in varie apparizioni che la Verità tutta intera sta solo nella Chiesa Cattolica e che la Russia ("ortodossa") dovrebbe convertirsi (alla vera fede).

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  12. Pietro, secondo me lei guarda la questione solo da un punto di vista, quello che lei chiama psicologico. Se i termini fossero solo quelli psicologici allora le potrei dare ragione. Tuttavia lei ha escluso il corpo. L'incarnazione. Lei dall'Oriente ci propaganda un cristianesimo tutto spirituale, aleatorio, sfuggente, iperuranico. Noi dall'occidente le rispondiamo con un cristianesimo incarnato, vissuto pienamente nel corpo e nell'anima. Ecco che la grande estasi di Santa Teresa oltre che ad essere un'intensa esperienza spirituale è anche un'esperienza pienamente corporea. Nella nuova creazione, nell'uomo nuovo nato dalla risurrezione di Cristo il corpo e l'anima saranno rese perfette. La risurrezione dei morti sarà anche un fatto corporeo non solo spirituale. Così il cattolicesimo traspone il cristianesimo anche come esperienza pienamente umana, pienamente corporea in cui il fedele incarna Cristo bella sua anima e nel suo corpo. Tutto l'essere cristiano, anima e corpo è trasformato dall'incontro con Cristo. Infatti Cristo si è incarnato in un corpo umano, si è fatto uomo, con tutte le gioie che ha vissuto ed i dolori che ha patito. Condivido la critica al dolorismo, ma non la critica alla corporeità del cattolicesimo che non relega il corpo come limitazione o prigione dell'anima, ma come mezzo per avvicinarsi a Dio, per imitare Dio, per pregare e glorificare Dio, per vivificare con esso l'anima e viceversa. Se lei imputa al cattolicesimo l'esclusione dello spirituale io imputo all'ortodossia l'esclusione della corporeità, dell'incarnazione di un Dio che si è incarnato come uomo creato a somiglianza sua. Tra lo spirito e la psiche c'è di mezzo il corpo. Ecco il motivo del fiorire della rappresentazione plastica, figurativa, drammatica e poetica della natura umana del Dio incarnato che è simile come noi nel corpo. Ciò che dico non è farina del mio sacco, ma è stato tema di speculazione approfondita per molti padri della Chiesa: Agostino, Tertulliano, Basilio e tanti altri che lei conoscerà meglio di me. Le consiglio alcuni riferimenti bibliografici: Dal trionfo al pianto di Carla Bino; Il dramma e l'immagine sempre di Carla Bino; Il corpo glorioso. Il riscatto dell'uomo nelle teologie e nelle rappresentazioni della resurrezione, Atti del II Simposio internazionale di studi sulle Arti per il Sacro, Roma, Pontificia Università Lateranense, 6-7 maggio 2005, a cura di Claudio Bernardi, Carla Bino, Manuele Gragnolati, 2006.

    Urban

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  13. Pietro, che male c'è nell'orgasmo se procurato a fine procreativo? Che male c'è se l'accesso alla nuova vita nel cielo fisicamente sarà simile ad una sensazione orgasmica moltiplicata mille volte come atto procreativo che fa nascere alla nuova vita? Lei sà come sarà? In oriente le vostre icone sono stilizzate, certamente trasmettono spiritualità, ma niente altro, sono simboliche e una volta che ne ho vista una le ho viste tutte, non sono interessato a proseguire oltre. In occidente invece la rappresentazione dei santi e della divinità è incarnata, plasmata a partire dal corpo dell'uomo. Le rappresentazioni del fatto religioso in occidente spingono ad una mimesi, all'imitazione. Il santo ritratto plasticamente nel suo atto di conversione o nelle opere che ha condotto in vita, spinge il fedele ad imitarne l'atteggiamento per trasformare la propria vita ad immagine sua che è l'immagine di Cristo, Dio incarnato simile nell'aspetto agli uomini creati ad immagine di Dio. La fisicità degli atteggiamenti e delle rappresentazioni religiose occidentali mira ad assimilare nel corpo l'evento della salvezza, affinché non solo lo Spirito ma anche le membra siano trasfigurate, così che tutto l'uomo corpo-mente-anima possa vivere come Gesù. Il corpo non è un fatto negativo per noi occidentali, godere e sfruttare evangelicamente e cristianamente le possibilità offerte dal corpo umano creato da Dio è parte integrante della nostra spiritualità, ecco perché in occidente c'è un gran fiorire della bellezza religiosa in senso artistico e delle opere di carità in svariate forme e misure. E' una spiritualità incarnata, che francamente non traspare dall'oriente. E' una spiritualità vissuta, in cui sacro e profano sovente si mescolano: il sacro per santificare il profano, il profano per fare si che la spiritualità non porti la religione nelle regioni iperuraniche. Ratzinger disse che il legame tra spiritualità e serena e gioiosa mondanità è veramente, pienamente, cattolico: l'accostamento «Chiesa e osteria» è sempre stato considerato tipicamente cattolico e lo è per davvero.

    Urban

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    1. Risponderò alle sue questioni in un post a lei dedicato. Intanto grazie per il suo interesse e per il suo intervento che cerca di porre le questioni con un ragionamento, non con asserzioni autoritative.

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  14. Ricordo i miei gentili lettori che non pubblicherò interventi perfettamente inutili al nostro dialogo con asserzioni autoritative (= è così perché lo dico IO).
    Chi mi afferma cose non vere (tipo "i miracoli esistono solo in occidente") o non avendo argomenti si attacca alle visioni della Madonna (che non sono dogmi e verso le quali la stessa gerarchia cattolica non obbliga assolutamente a credere), mi offre materliale totalmente inutile e fuorviante.

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