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domenica 5 aprile 2015

Appunto sul "neo-clero"

Generazioni diverse di chierici: nella prima foto un gruppo di studenti negli anni '60;
 nella seconda un gruppo odierno. Non è solo l'abito a fare la differenza
 ma è tutto un intero mondo ad essere cambiato!

Una decina di giorni fa ho scritto un post sul "neo-clero", una realtà sociale che, di fatto, caratterizza tutte le confessioni cristiane. Il "neo-clero" per formazione e struttura psicologica è differente da quello di sole due generazioni fa.

Un anziano parroco cattolico mi confidava: "Se un tempo un prete novello andava in crisi dopo 10 anni, oggi capita che vada in crisi già dopo due anni, quando ai miei tempi il momento di crisi poteva semmai arrivare solo a cinquant'anni, oggi arriva anche prima dei trenta!". 

Un laico ortodosso mi confidava: "Noto una profonda differenza tra il clero greco di soli vent'anni fa e quello di oggi. Oggi mi paiono molto più fragili e abbastanza disancorati dalla tradizione. Ricordo un vecchio prete che portava sempre con se il suo komboskìni [una sorta di rosario] e lo usava in ogni occasione. Non ricordo, invece, di aver mai visto gli ultimi delle nuove generazioni con un komboskìni in mano ...".

Una cara amica, buona cristiana e attenta osservatrice, vedendo un certo clero mi commentava: "Mah, diranno pure di avere una certa tradizione e spiritualità ma il loro comportamento mi convince poco, con i loro telefonini e atteggiamenti leggeri ...".

Alla gente non sfugge la realtà! Ovviamente questo riguarda (eccome!) anche il mondo laico perché è dai laici che viene il clero. Ognuno ha la sua buona dose di "mea culpa"...

Sono cordialmente dispiaciuto che qualche chierico leggendo il mio post si sia rammaricato. Non è e non sarà mai mia intenzione ferire delle persone ma mostrare dei fenomeni in atto che se, da un certo punto di vista, non possiamo fermare, dall'altro non possiamo non constatare e divengono di giorno in giorno sempre più eclatanti.

Un paio di anni fa un monaco atonita mi disse: "Non chiedere a noi monaci caratteristiche che potevamo avere nel passato: la società si è ovunque rammolita e noi stessi non siamo fuori da questa società e ne subiamo le conseguenze negative". 

Questo è realismo.

Tuttavia non volerlo vedere ci farà sembrare come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia. Vederlo serve per pregarci su ma anche per avere il coraggio di vedere a cosa ci può portare tutto questo perché o prima o poi la barca si allagherà da qualche falla... Se in una palestra l'allenatore chiede sempre di meno, o prima o poi la squadra che forma non sarà in grado di avere muscoli forti! 

Lo stesso avviene nella Chiesa: un pastore che non chiede più nulla ai fedeli o a se stesso potrà essere un buon pastore? Un fedele che non chiede e non da più nulla può dirsi ancora a posto?

L'Occidente dinnanzi a questi problemi la vuole risolvere ancora una volta a modo suo, invocando un anno di misericordia dove il pentimento pare essere archiviato una volta per tutte. È di questi giorni la notizia che in una grande basilica romana due giorni prima di pasqua i 32 confessionali erano vuoti e che ci fosse a disposizione solo un prete senza alcuna fila: tutti si sentono a posto. Ma è mai possibile, questo? E chi li invita a giustificarsi non è peggio di loro?
Non sono assolutamente un santo né un uomo perfetto ma proprio per questo non amo che si chiami oro quello che è legno e legno quello che è oro! La porta della Chiesa è e sarà sempre rappresentata dal pentimento, qualsiasi cosa accada o venga detta.

Neppure molto tempo fa, prima di Pasqua, per confessarsi si doveva fare la fila e chi è anziano ricorda che la confessione pasquale era un atto di massa in una società ancora cristiana. Oggi non più!

Viviamo in un mondo molto indebolito, come constatava il monaco atonita, per questo come oramai esiste un neo-clero, esistono dei neo-fedeli ai quali non si può chiedere quasi nulla e per i quali l'obbedienza non esiste quasi più. 

Il fenomeno lo riscontriamo sia nei paesi ortodossi (Grecia, Romania...) sia nei paesi ex cattolici. Così oggi dire "greco" non significa per nulla dire "ortodosso" (*), esattamente come dire "italiano" non significa dire "cattolico". Non vederlo significa fare errori madornali: l'appartenenza nazionale non è più una garanzia, tanto meno una garanzia cristiana!

Oltre a questo c'è la mentalità odierna con la quale si vuole sempre e comunque la comodità e si evita qualsiasi sforzo o rinuncia: è la mentalità del "signorino". Come un ragazzo abituato a vivere sempre da signorino mal sopporterà il matrimonio e si comporterà in modo da farlo fallire, così un clero abituato a vivere da signorino creerà dei problemi nella Chiesa, peggio se da questo clero si prenderanno candidati per farli divenire vescovi. A questo male comportamentale si assommerà un ulteriore male se si concepisce il proprio ministero in senso puramente istituzionale (in modo mondano) con il quale pretendere da altri assoggettandoli, non in senso carismatico, come un dono ricevuto da far fruttificare con tutti.

Questi sono fatti ben noti e non voglio umiliare nessuno nel ricordarli ma mostrare nel mio piccolo che la realtà è là e o prima o poi ci aspetta al varco e chiederà il suo conto anche se oggi non lo vediamo o non lo accettiamo.

Un buon vescovo non avrà da temere, un buon chierico e fedele neppure. Temerà solo chi non riesce a tenere il timone della barca diritto tra le tempeste e questo, se deve accadere, non tarderà a manifestarsi nel qual caso i buoni e i pii se ne rammaricheranno assai mentre i malvagi ne proveranno grande allegria. Com'è sempre stato, d'altronde. 

___________

(*) Recentemente c'è una vera esplosione di sette e chiesuole in Grecia, tra cui i Testimoni di Geova. Inoltre, come potremo chiamare "cristiano" un governo i cui uomini politici hanno pesantemente contribuito a mandare in ginocchio economicamente un'intera nazione? Si conosce e si condanna l'individualismo occidentale - che chiude la persona in se stessa alla ricerca di soldi e piaceri - ma, ad essere onesti, si deve constatare lo stesso individualismo anche nei paesi balcanici. Io che sinceramente amo la Grecia devo stare attento a certi greci e noto che greci onesti fanno altrettanto con i loro connazionali. 

19 commenti:

  1. se non ci credono nemmeno loro più, quando si va a confessarsi si ha l'impressione di essere fuori posto... credono di risolvere la crisi di fede umanisticamente...

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    1. Quando avevo vent'anni ero in una parrocchia con un parroco molto modernista, praticamente protestante. Dal punto di vista religioso ben poco mi accomuna a questo uomo, per quanto ancor oggi gli voglia sinceramente bene, dal punto di vista umano, perché persona molto sincera, cristallina, con il dono di chiamare bianco ciò che è bianco e nero ciò che è nero.
      Ebbene a vent'anni quando ripresi la pratica cristiana volevo ovviamente confessarmi. Nella neo-chiesa di recente costruzione (ne parlo diversi post addietro) non esistevano né confessionali né luoghi adibiti per la confessione. Il parroco mi fece entrare in un ufficetto e mi trattenne in un modo tale che ne ebbi la stessa sua sensazione: stava perdendo del tempo con me! La cosa mi imbarazzò, lui non ebbe il coraggio di dirmi chiaramente che non ci credeva, nonostante tutti i suoi atteggiamenti me lo dimostrassero. Nel giro di poco tempo non andai più a confessarmi da lui. Bisogna convenire che un Cristianesimo senza metanoia perde velocemente il significato di "redenzione". A quel punto è solo questione di tempo e la barracca chiuderà, o prima o poi. Non vederlo e cullarsi sugli allori vivendo di rendita del poco che oggi ancora ci giunge è pura illusione.
      Non è più il tempo in cui aprendo una chiesa la gente arriva automaticamente, né in Italia, né in Grecia né altrove...

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  2. vero, però mi sembra l'atteggiamento di chi pur non vedendo il disastro continua ad avanti, e al paese mio si chiama schizofrenia e alla fin la gente non è scema e lo capisce alla fine in cuor suo che loro nemmeno ci credono...

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    1. Dando per scontato che, comunque, c'è sempre una parte di clero e di laici sani che in buona fede cercano di fare meglio che possono, le persone che creano problemi - volendo o non volendolo - sono una realtà sempre più evidente che è molto difficile nascondere. Chi, in nome di questo, preferisce lasciare la pratica cristiana secondo me lo avrebbe fatto comunque o prima o poi. Lasciare il Cristianesimo o la Chiesa solo perché ci sono preti che non funzionano bene è un'ottima scusa per giustificarsi. Addolora che la falla dalla quale entra acqua c'è, eccome, e nessun discorso trionfalista o buonista potrà arginarla. Che ci sia clero che non ci crede oramai mi sembra più che evidente ma, d'altronde, la loro qualità non è molto diversa da quella di molti laici...

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  3. qua non c'è un protestantesimo smaccato, solo vedo e sento freddo e senso di finzione

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    1. Sì ma chi finge (laico o chierico che sia) lo fa per difendersi o perché si sente poco adeguato. Molti anni fa capii che al clero chedevano di fingere, di fatto, anche se non lo dicevano a parole ma lo mostravano a fatti. L'importante era dimostrare qualcosa, cercando di nascondere cosa realmente viveva nel cuore. Ma questa politica (che vedevo attuare negli anni '80 nel mondo cattolico) o prima o poi crolla. Siccome io non ho mai finto né ho voluto tentare di farlo si è rapidamente dimostrato che non potevo integrarmi in un sistema che chiedeva dei cortigiani e che non si rendeva conto che, in questo modo, si isolava dalla realtà con conseguenze poco piacevoli. Ad equilibrare le cose, però, ho notato che c'è sempre stata una minoranza di persone vere e sincere. Anche dal punto di vista fisiologico in una chiesa, anche se la maggioranza dovesse essere rappresentata da chi finge, ci saranno sempre delle persone vere. Ed è sulla verità che, appunto, si costruisce la casa che resiste alle tempeste...

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    2. Il freddo, diceva san Serafino di Sarov, è indice della mancanza dello Spirito santo. Se una realtà ecclesiale le trasmette un senso di freddo significa che lì Dio si è ritirato e agisce solo la razionalità umana. Quel luogo è divenuto un buon ufficio burocratico, forse, ma ha perso l'essenziale che è dato dalla sensazione di una Presenza trascendente. Non le nascondo che la maggioranza delle Chiese è oggi così perché tutti tendiamo a ragionare umanisticamente e a credere che tutto dipende dai nostri progetti. Allora Dio che vede questo si ritira, dicevano i santi asceti. E non c'è dubbio che avvenga esattamente questo.

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  4. sì ma se i primi a non crederci sono loro non si va da nessuna parte non si può fingere né fare gli schizofrenici a lungo, la gente non è scema in cuor suo sa, che non ci credi...

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    1. Ed è per questo che il clero ha una grande responsabilità. Nonostante questo è bene avere "viscere di misericordia" poiché come noi siamo accolti nonostante i nostri limiti, così è bene accogliere anche chi non ci pare adeguato. La Chiesa è destinata a seguire le orme del suo fondatore e a subire i flagelli più sanguinosi, non da parte dei nemici esterni ma da parte delle persone più vicine. Da un certo punto di vista è sempre stato così.

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  5. dalle mie parti le apparenze sono cattoliche , però sono solo io a vedere contrasti stridenti

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    1. Apparentemente ovunque va tutto bene. Poi quando accade che una parte dell'edificio crolla ci si meraviglia su come questo possa mai essere capitato. Pochi vanno a pensare che il crollo è determinato da un lunghissimo periodo in cui c'era una situazione instabile. Il problema è che pagheranno spesso gli innocenti. Ad esempio, in una diocesi in cui pare vada tutto bene ma che non ha un buon vescovo può succedere che costui vada in pensione e lasci buchi e danni enormi al successore che, così, dovrà porre riparo e assumersi responsabilità che mai avrebbe immaginato esistessero. Ci sono anche queste realtà.

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  6. mi perdoni che l'abbia spammata di messaggi ma a volte sono un disastro con internet! la ringrazio per la cortesia delle risposte, infatti io cambio spesso confessore cercare di non sentire freddo e andare avanti...

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  7. Apparentemente non è purtroppo vero che vada tutto bene, a meno di non seguire solo certe radio e tv, posso dire che, tornando dopo molti anni di randagio vagabondage extra eccelsiam, sono sconcertato, se non sconvolto, da quello che ho trovato, premetto che il mio ritorno è coinciso con l'elezione di Papa Benedetto su cui ora è scesa la damnatio memoriae, mi ero riaccostato seguendo le sue celebrazioni, leggendo i suoi testi, ed ascoltandolo mi sentivo al sicuro, ora ho perso qualsiasi punto di riferimento, non mi fido più di nessuno, vedo cose che straziano il cuore, un mare di gente, si fa per dire, che si alza all'improvviso e va a fare la comunione masticando chewinggum, la prende in mano come fosse una caramella, preti casual hippy, etno e di tutto e di più e mai un collarino, una piccola croce sulla giacca.....ho trovato qualche prete sugli 80 che conservava ancora parvenza di cattolicesimo, ma sono sempre più rari, l'età non gioca a loro favore, chiese chiuse per mancanza di preti, 2/3 parrocchie affidate allo stesso sacerdote che più che dire una messa frettolosa alla domenica, umanamente non può fare, in campagna- montagna ogni 5 chiese 1 volta al mese messa a rotazione, la gente è molto anziana e non può fare tanta strada, risultato cancellazione, tante persone anziane muoiono senza i conforti religiosi e non è che io voglio fare delle accuse precise, constato. La foto dei seminaristi in talare fa tenerezza, io sono cresciuto dopo e non ne ho mai visti se non qualche vecchio prete irriducibile, sic rebus stantibus,non resta che pregare e sperare. Buon lunedì dell'Angelo, anche se ormai nessuna sa cosa significhi. Grazie per l'eventuale spazio e per la sopportazione.

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    1. Gentile Anonimo,
      lei non è affatto sopportato ed è anzi il benvenuto!
      Sì, ha ragione, è il caos totale il che non prelude a nulla di buono. Faccia però conto di essere in una gioranta piena di nuvole: è ovvio che non può vedere il sole poiché esso sta ben al di sopra. Dunque il sole non cessa di esistere ma si sono solo frapposte delle nubi. Questo per dire che, in qualsiasi condizione non si deve mai disperare: il sole esiste e Giobbe, in tal senso, ne è stato un buon testimone.
      Non esiste solo l'idea del sole ma il sole vero e proprio. Non a caso Cristo nei vangeli parla della roccia ferma della fede. I marosi e le tempeste (se non i terremoti) non possono non avvenire. Questi fenomeni fanno parte della fraglilità della condizione cosmica, oltre che umana. La roccia della fede (tu sei Pietro e su questa pietra ...) significa che, nonostante tutto ciò e molto altro, nella propria interiorità non si è affatto smossi. Per essere vera ed efficace è qui che la fede cristiana deve portare il singolo, non alla dipendenza da semplici uomini (anche i chierici lo sono!) che oggi possono dire bianco e domani nero. Faccia il suo cammino con pazienza mantenendo la presa elettrica attaccata (la preghiera). Se ha costanza o prima o poi qualcosa di buono le verrà dato in dono.

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  8. gentile signor pietro secondo me la colpa è tutta della gerarchia e del papa se loro per primi non danno il buon esempio non ci può esser nulla di buono poi con tutta questa misericordia e poi lo spirito del concilio ,la riforma liturgica hanno fatto il resto, siamo rovinati e io sto perdendo la fede
    fabio

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    1. Quanto dice, francamente, è vero solo per metà.
      Il clero appena vede queste accuse si chiude a riccio e si sente perseguitato. Da un certo punto di vista ha ragione. Qui non si tratta di dire "Il parroco XY è responsabile, vogliamo la sua testa!", qui si tratta di capire che tutti sono responsabili. Il clero esce dai laici e da laici secolarizzati non ci si può aspettare un clero particolarmente santo.
      Viceversa da famiglie molto cristiane si sono sempre visti, nel passato, chierici ottimi.
      Quindi questa decadenza deve prima di tutto far riflettere su qual livello si pongono i laici.
      I preti c'entrano ma vengono dopo...
      La fede può essere messa a dura prova da ambienti ecclesiali secolarizzati. Ne so qualcosa pure io. Ma non si può perdere la fede a causa degli uomini a meno che non ci si appoggi agli uomini. La fede la si appoggia solo su Dio.

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  9. Egregio dottor Chiaranz,
    sono uno studioso di storia e mi sono occupato molto della Grecia moderna. Sono inoltre cattolico, il che ha impedito la mia carriera accademica. Mi chiedo sinceramente come faccia lei a lavorare in un ambiente universitario e a non essere molestato per questo suo genuino interesse verso la spiritualità dei cristiani "ortodossi". Un docente di neogreco dell'università di Venezia mi risulta essere una specie di comunista arrabbiato (ovviamente senza che questo coincida con la di lui effettiva posizione sociale); non parlo poi di un analogo individuo dell'università di Padova, se possibile ancora più grottesco. Come facciano persone così a capire veramente la Grecia, sinceramente non lo capirò mai.
    Ho notato come il Suo interesse sia simile a quello di, per fare un esempio, Francesco Colafemmina. Mi congratulo con Lei per le interessantissime osservazioni e per l'attenzione al Sacro che ne emerge.
    Avrà notato anche Lei l'interesse piuttosto ipocrita per l'Ortodossia di certo mondo cattolico, che ne scimmiotta talune forme esteriori (le icone) per supplire alla propria perdita del sacro, oppure vorrebbe imitarne certi atteggiamenti in materia di matrimonio, senza però che tale imitazione si estenda ad altre regole, per esempio ai severi digiuni.
    Detto questo, mi permetta alcune osservazioni in spirito puramente fraterno. Lei a volte sembra sopravvalutare tutto ciò che è proprio della spiritualità ortodossa e sottovalutare ciò che è cattolico, perché sarebbe frutto di unilateralismi, erronee interpretazioni, suggestioni psicologiche. Mi permetto di dissentire da questa sua impostazione. Il dolore, in quanto tale, è proprio di ogni essere umano. Per Grazia di Dio, di cui evidentemente sono stato piccolissimo strumento, mi è capitato di aiutare a tornare a Dio persone greche le quali vivevano momenti di disperazione e di mancanza di fede, e sa come? Parlando loro del Cuore di Gesù e di come le nostre sofferenze possono aiutare chi soffre qui e nell'al di là. E badi che parlavo a Greci che venivano da un retaggio ortodosso, anche se messo da parte, non certo a gente priva di qualsiasi religione. Nè, d'altra parte, mi pare commendevole questo Suo atteggiamento di sottovalutazione verso i santi "cattolici", Guardi che anche in Grecia san Francesco è conosciuto (lo tradusse perfino Kazantzakis!) e rispettato. D'altra parte, non si sente - mi scusi - in imbarazzo a dichiarare - come ha fatto qualche giorno fa - a un commentatore che le parlava di san Giovanni Bosco, di non conoscere nulla di "quella persona" (uno dei santi italiani più famosi?). Capisco che la cosiddetta "santità sociale" non La stimoli, ma guardi che quei santi lì erano campioni di spiritualità, non di attivismo. Né si può parlare di "psicologismo" per epoche in cui questo termine non esisteva, anche se è vero che la spiritualità non va confusa con la psicologia.
    Lei giustamente deplora la mancanza di senso del sacro oggidì. Mi permetto però di richiamare la Sua attenzione che questo è un fenomeno che non deriva dal Cattolicesimo, ma piuttosto da rifiuto di esso nell'Occidente, a partire dalla Francia, Paese che viceversa per molti Greci moderni è una sorta di riferimento culturale.
    A parte ciò, Le segnalo che ho sottoposto alcuni suoi articoli, quelli su un teologo francese ortodosso, a un teologo moralista italiano di origine greca, buon conoscitore dell'Ortodossia greca e traduttore del teologo greco che lì veniva citato e criticato, il quale teologo italiano però non ha apprezzato le critiche ivi contenute. Ma non è detto che abbia per forza ragione.
    Mi fermo qui perché non voglio sembrare né prolisso né fastidioso. Mi piacerebbe discutere con lei amichevolmente di persona. Le auguro ogni bene "pasquale" e le chiedo di pregare per me.
    Luca Pignataro

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  10. Gentile Luca,

    il discorso che lei fa è ben accetto, ovviamente.
    La realtà religiosa è assai complessa e non mi sembra affatto facile descriverla in un blog. Mi devo dunque limitare a tracciare dei flash che, come tali, lanciano delle luci su alcuni aspetti e delle ombre su altri. Di questo penso lei sia cosciente e già questo le fornisce una parte delle risposte ai suoi quesiti.

    Tralascio di trattenermi sugli insegnanti universitari da lei menzionati poiché non vorrei perdere del tempo. D'altronde è noto che una parte dei greci (pure da me conosciuti) hanno posizioni strane, laiciste alla vecchia maniera, credendosi però al passo con i tempi, una cosa che mi sembra un po' ridicola e demodé. Che qualcuno dei nostri li imiti non mi sembra, dunque, irreale.

    Allo stesso modo, non mi meraviglia che ci siano laici greci che, pur essendo passati (forse, ma ho i miei dubbi) attraverso una certa formazione religiosa, si trovano ad avere il cuore vuoto e la speranza azzerata. Nel mondo succede di tutto: anche che un figlio ricco perda le ricchezze e l'eredità. Così ci sono (e io stesso ne ho visti) di ortodossi che, pur passando in chiesa, non conoscono veramente la loro fede. In una città italiana, pensi lei, c'erano dei laici ortodossi che accogliendo un vescovo cattolico gli confidarono di credere nei marziani e ponevano questa cosa come essenziale! Quindi non mi meraviglia che lei abbia trovato persone di fatto a digiuno. Mi chiedo sempre più cosa sia la "pastoralità" per il mondo ortodosso. Si sveglieranno quando un giorno sarà molto tardi. I russi, da questo punto di vista, si stanno dando più da fare.

    In linea teorica non svaluto la santità cattolica ma, come ho scritto tempo fa riguardo a san Francesco, non si può dire che "è la stessa cosa". Non nego che Dio nella sua misericordia può chiamare a sé le persone a cui addirittura non penseremo mai ma questo è un altro conto. La storia ha creato realtà differenti, ci sono similarità (sulle quali amo trattenermi dal punto di vista liturgico,soprattutto, ma pure differenze che per onestà non si può negare).

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  11. La questione del dolore da lei esposta non c'entra con quanto dico io. Il dolore è evidentemente una realtà umana ineludibile ma una cosa è dover sopportare una malattia o una disgrazia, una cosa totalmente diversa è fare leva sul dolore, cercarlo, credendosi dei piccoli redentori con Gesù. Qui, neppure tanto nascosto, è l'orgoglio e l'egocentrismo che prevale. Poi l'egocentrismo in campo religioso fa presto a sconfinare in megalomanìa: sentirsi importanti perché si ha fatto questo e quello, perché si ha sofferto per Gesù! Sono cose francamente ributtanti che anticamente si condannava.

    Quanto definisco con psicologismo (lo potrei chiamare anche diversamente) è una propensione che, pur in buona fede, nasce nel soggetto e muore nel soggetto stesso. Mi sembra un po' ingenuo che lei pensi che non si debba pensare ad esso in un epoca in cui non esisteva la definizione di psicologia! Io, al contrario, penso che è possibilissimo pensarlo perché ovunque l'uomo o è stato aperto o chiuso alla trascendenza. Tra aperto e chiuso, poi, ci sono infiniti gradi, ovviamente. Perfino Cristo lo mostra nella famosa parabola del seme gettato sul terreno buono, sul terreno sassoso o sulle spine. E cosa vuol dire, questo, se non un atteggiamento spirituale, un atteggiamento autoreferente e antropocentrico (psicologico) e un atteggiamento parzialmente di un tipo e di un altro?

    Non mi lascio impressionare dal fatto che il teologo da lei consulato apprezzi o disprezzi le idee che io propongo (siano mie o di altri). Non ho voglia né tempo da perdere nel cercare consensi umani. Quello che mi interessa è la realtà, non i giri di parole che lascio ai ventenni. Il teologo qui criticato da un autore da me tradotto fa il ripetitore (un po' scassato) di idee che alla fine non sono affatto quelle della sua tradizione e, proprio per questo, ha avuto successo. Ma questo lascia il tempo che trova e fra non molto nessuno parlerà più di lui, con buona pace del teologo moralista da lei consultato!

    Su Giovanni Bosco non ho voluto parlare perché non voglio giudicare. Ho dato degli strumenti di indagine. Ma badi bene che la "santità umanistica" non è la santità evangelica. Sono cose di ordine totalemente diverso.

    Ultima cosa.
    Lei sa, ovviamente, cosa sia l'eterogenesi dei fini. Significa che si pongono delle condizioni in un determinato pensiero le quali, senza che il suo autore lo voglia necessariamente, sfociano poi in conseguenze logiche ma inaspettate.
    Non sono uno che ama accusare le istituzioni ecclesiastiche perché, fintanto che posso, cerco di salvarle. Ma da un certo punto in poi, onestamente, ci sono ambienti ecclesiastici che non è possibile salvare perché pongono dei punti i quali, inevitabilmente, generano tutto un movimento di idee. Il laicismo non nasce a caso. Si dice che spesso i peggiori anticlericali sono proprio quelli che hanno fatto i collegi religiosi. Non è una stranezza. Esiste una radice, nella stessa teologia, che ha finito per produrre una eterogenesi dei fini: il razionalismo teologico. Dal razionalismo teologico si è passati velocemente ad un certo scettiscismo. E ancora non è un caso che il primo ateo ufficiale sia stato un prete (vissuto nel XVII secolo) ed esaltato nel secolo dopo da Voltaire. La desacralizzazione, dunque, nasce dal tentativo remoto di porre la ratio nei misteri di Dio fino a impazzirvi, come direbbe san Gregorio il Teologo.
    La prego, dunque, di non propormi delle difese che se, da un certo punto di vista, posso ben capire, dall'altro non sono più nella condizione di accettare.

    La ringrazio sentitamente per la sua attenzione e le auguro un buon perido pasquale.

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