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domenica 19 aprile 2015

L'homo religiosus ψυχικός e l'uomo spirituale - 2

Grado (Go). Chiesa dedicata a sant'Eufemia di Calcedonia

Ci sono cose talmente ai confini con la realtà da sembrare inverosimili. Di queste cose il vangelo è pieno al punto che negare queste significa necessariamente mettere in dubbio o negare quelle evangeliche. Tutti ricordano la “demitizzazione” del vangelo operata da Rudolf Bultmann, studioso protestante, per il quale i fatti straordinari operati da Cristo non sono affatto accaduti. Oggi quest'indisposizione ad ammettere la possibilità di fatti straordinari si è ancor più diffusa secolarizzando ulteriormente la rivelazione cristiana che diventa un'opera letteraria al pari di molte altre.

Ciononostante, pure la storia della Chiesa, essendo in collegamento con la storia evangelica, è disseminata di fatti che non possiamo umanamente spiegare.
In alcuni casi si è davanti a dei veri e propri inganni dove, dietro la parvenza religiosa, si esalta l'egoismo umano (imprigionando definitivamente l'uomo nel suo psichismo). Qui, per il credente, lavora il cosiddetto Πονηρς, ossia il Tentatore. False apparizioni, falsi eventi soprannaturali, delle pure proiezioni psichiche umane che si scambia per fatti spirituali, appartengono a questi inganni.

In altri casi, ci si trova dinnanzi ad eventi dubbiosi, difficilmente giudicabili. Pensiamo, ad esempio, a eventi straordinari in contesti religiosi non cristiani. Perché negare che Dio, nel suo eros debordante, non sovvenga gente al di fuori del contesto cristiano? Nel dubbio si sospende l'assenso.  

In altri casi ancora ci si trova dinnanzi a fatti che hanno un'alta probabilità di veridicità, per come si sono manifestati e come li descrive chi li ha vissuti.

In questo post riporto uno di questi ultimi avvenuto al monaco Paisios l'atonita (1924-1994).

Premetto quanto segue e che aiuterà a leggere l'accadimento soprannaturale di Paisios.

Il monachesimo orientale e occidentale non è una “bella soluzione” per fuggire dal mondo, per non risolvere i problemi personali e altrui. Contrariamente a quel che sembra, ha un suo modo peculiare di risolverli ma lo fa (o dovrebbe farlo) attingendo direttamente alla fonte divina: chiede a Dio la risposta ai dilemmi umani! A quel punto, se il monaco è santo (ossia se vede le cose dalla prospettiva spirituale, con “gli occhi di Dio”, senza equivocare ciò che si rivela al suo spirito con quanto immagina la sua psiche), ha abbattuto il diaframma opaco che non gli permette di essere a contatto con il Trascendente e può ricevere delle risposte, seppur in un modo che a noi – in quanto uomini solo psichici – risulta del tutto inconcepibile. Qualcosa del genere lo troviamo negli atti degli apostoli in cui l'apostolo Filippo sente interiormente dove andare perché è là che Dio lo vuole (cfr. At 8, 26). Dio invia un angelo a Filippo per informarlo quale direzione prendere nel suo viaggio. Filippo se ne accorge e lo capisce perché in lui è attivo un “sentire” spirituale. In queste condizioni il “sentire psichico” obbedisce a quello spirituale e non lo soffoca come ordinariamente accade. Filippo capisce e s'incammina nella direzione voluta da Dio.
Come si vede, parlando di queste cose non è questione di Oriente o Occidente cristiano, quasi che quel che vale ai primi non valesse ai secondi. È una questione di Rivelazione e basta! L'uomo è ovunque lo stesso, ed è chiamato a passare dall'immagine alla somiglianza divina attivando in lui il sentire spirituale e non scambiandolo con l'immaginazione psichica.

Infatti, il Cristianesimo non è una religione idealistica che inizia e si esaurisce nella prospettiva terrena. Il Cristianesimo è fede in Cristo con la quale si “attraversa” la contingenza terrena e temporale, si illumina la propria interiorità attingendo direttamente dalla prospettiva celeste (spirituale). Quest'ultima illumina tutto il nostro mondo materiale e da un senso a qualsiasi realtà umana, pur difficile che sia.
Senza questo contatto con il Trascendente (che avviene dentro di noi nella parte spirituale), nulla ha più senso e il Cristianesimo diviene un'ideologia buonista, un socialismo cristiano, una filosofia consolatoria, ecc. In realtà in questo modo il Cristianesimo è morto. Essendosi affidato alle sole forze psichiche umane (nonostante riferimenti puramente verbali a Dio), ha completamente pervertito la sua ragione di essere.
“Dio è nei cieli ma noi sulla terra e facciamo quel che vogliamo”, diranno certi “cristiani”. Qui non c'è alcuna vera confidenza, alcuna vera fede nella realtà ultraterrena. Perciò si ritiene che essa sia totalmente inutile alla soluzione dei problemi umani: agire come se Dio non esistesse, ecco in cosa si concretizza questo stile.

In questo racconto padre Paisios si trova dinnanzi ad un problema molto difficile che non può risolvere. Si sente inutile e impotente. Si affida alla preghiera. La risposta giunge ma in un modo a lui inimmaginabile. È una risposta perfetta. Il santo monaco racconta quanto gli è accaduto ad un figlio spirituale per spingerlo a confidare nell'intervento di Dio nella vita umana ma, allo stesso tempo, lo obbliga a non diffondere il fatto perché la gente non esalti lui, povero monaco, al posto di Dio. Questo gli toglierebbe quella pace che gli deriva dall'umiltà (prospettiva spirituale). A differenza di chi è sottomesso al dominio psichico (ossia di chi è egocentrico e che cerca conforti umani) Paisios teme le lodi e le considera pericolose per la sua salute spirituale, ossia per il mantenimento del suo rapporto spirituale con Dio.

Ecco il fatto diffuso successivamente alla sua morte.



Sant'Eufemia di Calcedonia (+303) 
in un'iconografia voluta da p. Paisios l'Atonita
Mentre si trovava nel cortile del suo kellìon, l'Anziano ricevette la visita di uno dei suoi figli spirituali. Stava ripetendo incessantemente “gloria a te o Dio!”. Poi l'Anziano gli disse: “Si può essere inutili nel buon senso del termine”.
- Di che parlate, ièronda?
- Ero seduto tranquillamente nella mia cella, lei è venuta e mi ha fatto perdere la testa. Loro si trovano molto bene lassù.
- Che è successo, ièronda?
- Te lo dirò ma non ripeterlo a nessuno [1]. Ero appena tornato dal mondo per un problema ecclesiastico. Martedì (27 febbraio 1974), verso le 10 di mattina ero nella mia cella e stavo dicendo le Ore [2]. Qualcuno bussò alla porta e sentii una voce femminile dire: “Per le preghiere de santi Padri...” [3]. Dissi a me stesso: “Com'è possibile che una donna si trovi sul monte Athos?”. Ciononostante sentii improvvisamente nascere dentro di me un'estrema dolcezza divina [4] per cui chiesi: “Chi è?”. “È Eufemia”, mi rispose. Dissi a me stesso: “Quale Eufemia? Che sia una donna che ha avuto la follia di venire nell'Athos travestita da uomo? E ora che farò?”. Essa bussò nuovamente. Chiesi: “Chi è là?”. “Eufemia!”, disse per la seconda volta. Rimasi pensoso senza aprirle. Quando bussò per la terza volta, la porta si aprì da sola, nonostante fosse stata rinchiusa dal di dentro. Sentii dei passi nel corridoio. Mi affacciai dalla mia cella e vidi una donna coperta con un velo sulla testa. Qualcuno che sembrava l'evangelista san Luca la seguiva per poi sparire. Nonostante fossi certo che non era una diavoleria perché era splendente, le chiesi chi fosse. Mi rispose: “La martire Eufemia”. Se tu sei la martire Eufemia vieni a venerare la santa Trinità. Tutto quello che faccio fallo a tua volta” [5].
Entrai nella chiesa e feci una prosternazione dicendo: “Nel nome del Padre”. Essa lo ripeté prosternandosi. “E del Figlio”. “E del Figlio”, ripeté lei con voce sommessa. “Più forte, non ti sento”, le dissi. Lo ripeté più intensamente. Mentre era ancora nel corridoio non si prosternò verso la chiesa ma verso la cella. All'inizio mi parve strano ma poi mi ricordai d'avere una piccola icona della Trinità in carta, incollata sul legno, sopra la porta della cella. Dopo che ci fummo prosternati una terza volta dicendo “E dello Spirito santo”, aggiunsi: “Ora lascia che mi prosterni dinnanzi a te a mia volta”. Mi prosternai e le baciai i pedi e la punta del naso (consideravo un'indiscrezione baciarle il viso).
In seguito, la santa si sedette sullo sgabello e io sul piccolo baule ed essa risolse il problema che mi assillava (riguardo ad una difficile questione ecclesiastica).
Poi mi raccontò la sua vita. Conoscevo l'esistenza di una santa Eufemia ma non sapevo la storia della sua vita. Quando essa mi raccontò il suo martirio non solo lo ascoltai ma fu come se lo avessi visto; lo vivevo. Avevo la pelle d'oca. “Oh mamma mia!”. Le dissi allora: “Come hai potuto sopportare un tal martirio?”.
- Se avessi saputo quale gloria hanno i santi, avrei fatto tutto quello che potevo perché mi infliggessero un martirio ancora più grande [6].
Dopo quest'avvenimento fui incapace di fare qualsiasi cosa per tre giorni. Esultavo e lodavo Dio incessantemente senza mangiare, senza fare altro... se non un'azione di grazie perpetua.

Riguardo a questo fatto, in una lettera p. Paisios scrive: «In tutta la mia vita non riuscirò mai a saldare il mio grande debito verso santa Eufemia che, benché non la conoscessi [7] e senza avere il minimo obbligo nei miei riguardi, mi fece un così grande onore... ».

Raccontando quest'avvenimento aggiungeva con umiltà che gli era apparsa sant'Eufemia «non perché ne fossi degno ma perché in quel momento un problema stava particolarmente assillandomi e riguardava la situazione generale della Chiesa, oltre ad altre due questioni...».
L'Anziano fu impressionato: «Come ha potuto, questa giovane esile ragazza, sopportare così tante prove? Si avrebbe pensato che fosse … [voleva dire grossa, corpulenta]. Era un fuscello... ».

Fu in questo stato spirituale paradisiaco che compose in onore della santa lo sticario seguente: «Con quali canti gloriosi si potrà celebrare la lode di Eufemia, che si degnò di far visita ad un monaco miserabile di Kapsala? Essa bussò per tre volte alla mia porta. Alla quarta si aprì miracolosamente ed essa entrò rivestita di gloria celeste, la martire di Cristo, venerando la Trinità».
Compose pure un exapostilario sul modello “Venite, accorriamo con i discepoli”, che cominciava così: “Grande e gloriosa martire di Cristo Eufemia, ti amo molto dopo la Tuttasanta». (Certamente non fece di queste composizioni un uso liturgico e non le cantava neppure dinnanzi alle persone) [8].

Contrariamente alla sua abitudine, si recò di nuovo nel monastero femminile di Souroti [...]. Con il suo aiuto e seguendo le sue direttive le monache fecero un'icona della santa come gli era apparsa.

Bibl. Hiéromoine Isaac, L'Ancien Paissios de la sainte Montagne, L'Age d'Homme, Paris 2009, pp. 133-135.
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Note


[1] L'Anziano, per quanto avesse notevoli esperienze spirituali, non amava mettere in mostra se stesso e s'infastidiva quando altri parlavano di lui o lo fotografavano. «Lo Ièronda possedeva un’immensa umiltà! Questa è la caratteristica di base comune a tutti i Santi! Mentre gli eretici sono orgogliosi come il diavolo. Pregavo il Padre “Dimmi Ièronda qualcosa di impressionante e grandioso”. E lui rispondeva “A quanti andrai a raccontarlo?”. Non desiderava che il suo nome diventasse oggetto di discussione per gli altri. Era anche molto triste quando alle sue orecchie giungevano le parole che aveva affidato ad altri, spesso travisate nel loro vero significato». Citato da qui.

[2] Si tratta delle Ore liturgiche minori: ora di prima, di terza, di sesta e di nona.

[3] Formula liturgica usata dai monaci orientali quando bussano ad una porta.

[4] Si tratta di una sensazione non psichica che nasce immediatamente in una condizione di prossimità con la realtà divina. Qualcosa del genere la si ritrova in tutte le vite dei santi asceti e in certe teofanie bibliche. La prossimità con la realtà divina attiva nell'uomo sensazioni di cui è capace ma che ordinariamente sono spente. Spesso in assenza di ciò gli uomini si costruiscono in modo artefatto sensazioni religiose che, però, non hanno nulla a che vedere con la realtà spirituale in quanto unicamente psichiche, non spirituali. L'inganno è senz'altro evidente a chi ha conosciuto quelle spirituali.

[5] L'Anziano Paisios invitando la sua ospite a venerare la Trinità verificava ulteriormente se quanto gli stava accadendo era dono di Dio o inganno diabolico. Nell'ambito spirituale, infatti, può agire anche il Demonio ma le sue “credenziali” sono totalmente diverse.

[6] La santa parla in senso paradossale. Qui non c'è alcun culto verso il dolorismo di cui abbiamo parlato nei post precedenti biasimandolo.

[7] Interessante osservazione! Qui si capisce che Paisios non poteva “costruirsi” una visione del genere perché non conosceva affatto la santa che poi gli appare. Si tratta, dunque, di qualcosa che non è prodotto psichico.
Contrariamente a ciò, diversi anni fa assistetti, mio malgrado, alla confessione di uno pseudo-mistico cattolico, tale padre Gino Burresi il quale, in un raduno di giovani tra i quali c'ero pure io, confessò d'aver avuto la visione di Gesù bambino. "Lo presi tra le braccia - disse - e fui estasiato dalla sua carne bianca e profumata". Sono cose che udii con le mie orecchie e mi parvero assai strane, tutt'altro che spirituali, anche se allora, privo di mezzi di discernimento, non potevo dire di più. Dopo qualche anno padre Gino fu condannato per pedofilia dal Vaticano. Si comprende, dunque, come in un contesto in cui fioriscono lazzaroni e pseudo-mistici l'Occidente sia portato a deridere la questione spirituale e ad appiattire il Cristianesimo ad una filosofia filantropica consolatoria e antropocentrica.



[8] Qualche post fa osservai l'inconsistenza di chi inventa testi liturgici per poi, forse, utilizzarli per il culto. Questo riguarda tutti ma in quel caso mi rivolgevo ad un sacerdote ortodosso che diffondeva apolytìkia di sua invenzione. Paisios, pur potendo diffondere dei testi che nascono da un'esperienza totalmente fuori dalla norma, esperienza spirituale non psichica, se ne astiene poiché obbedisce alla regola della Chiesa che vincola ad usare solo i libri liturgici, non composizioni private. Una lezione per tutti!

2 commenti:

  1. Mi complimento per l'articolo, bello ed arricchente, mi consenta una osservazione : il sito non è chiaramente per tutti, anzi direi per pochi che sono dotati di solida cultura,spiega davvero bene cose non proprio di comune accessibilità, avrei qualche remora sull'utilità delle sterili polemiche fra commentatori ed altri bloggers, non servono, se un saggio è bello e ben scritto si commenta da solo. Grazie per l'eventuale lettura e buon lavoro.

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  2. Grazie.
    Tenga conto che io non ho alcuna voglia di polemica. L'incomprensione altrui, invece, è utile materiale per le mie osservazioni Mi chiedo: perché non si capisce anche se è chiaro? cosa blocca le persone a convenire?
    La signora Guarini a cui ho appena risposto mi offre ottimi spunti in tal senso e indica, al di là delle sue migliori intenzioni, che tutta l'aria del nostro cristianesimo è avvelenata, che sia di marca "progressista", che sia di marca "tradizionalista".
    Questo lo noto proprio dall'incapacità totale a cogliere cose elementari. Come potranno essere di reale alternativa al secolarismo?

    Comunque, come diceva qualcuno, dietro alle nuvole c'è sempre il sole! L'importante è andare oltre alle miserie umane e saperlo fare!

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