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venerdì 17 aprile 2015

L'homo religiosus ψυχικός e l'uomo spirituale - 1


Questo nuovo post prosegue sulla linea dei precedenti e aiuta il lettore a capire meglio quanto sto esponendo. 


Prendo un esempio dal blog “Chiesa e postconcilio” animato da Maria Guarini in cui si esalta un cardinale di curia che, rispondendo ad un'intervista, dichiara di “voler divenire santo”.

La prima cosa che mi sovviene, quando leggo queste asserzioni, (che diffondono pure gli aderenti all'Opus Dei o, a livello spicciolo, vengono propinate ai giovani in certi raduni-incontro) è la seguente: 

“Come mai in tutto il passato della Chiesa e soprattutto nell'antichità cristiana a nessuno è venuto in testa di dire 'voglio diventare santo'?”.

La risposta è semplice: allora quest'espressione pareva molto poco opportuna! Infatti allora era chiaro che: 

1) se in una persona nasce l'intenzione di seguire nudo Cristo nudo, deve prima di tutto spogliarsi dell ' "io voglio" con cui inizia questa frase poiché nei Vangeli Cristo dice “senza me non potete fare nulla!” (Gv 15, 5). Inoltre se dico ad altri “io voglio” immediatamente l'attenzione altrui cade sul mio io, non su Dio, l'attore della vicenda davanti agli altri sono io e Dio, in questa frase, cade immediatamente in secondo piano, cosa che soprattutto anticamente sarebbe stata inconcepibile (esisteva infatti un orientamento verso Dio non verso l' io, seppur religiosamente inteso). Agostino, anche sotto questo profilo, ha rappresentato una strana eccezione (vedi Le Confessioni che non a caso attirano l'attenzione dell'uomo odierno per il modo in cui sono esposte).

Dietro a questa frase si cela, dunque, un homo religiosus antropocentrico anche se a parole non sembrerebbe così! 

2) Nella letteratura ascetica troviamo una lezione: se una persona ha l'intenzione ferma di seguire Cristo non ne deve fare pubblicità poiché immediatamente avrebbe la sua ricompensa dagli uomini, come mostra il vangelo, e questo oltre a far cadere nell' orgoglio spirituale la persona, le potrebbe far ritirare la ricompensa dello Sposo: “Che vuoi da me? Hai già la tua ricompensa!” (cfr. Mt 6, 1-2) . 
Nel vangelo queste cose non sono scritte a caso ed ispirano, infatti, i prudenti comportamenti ascetici! 

3) Sempre nella prassi ascetica tradizionale, se una persona ha l'intenzione di seguire Cristo, l'unica cosa che può e deve dire al mondo è la sua totale inadeguatezza, inutilità o, per usare il linguaggio propriamente ascetico, il suo essere "grande peccatore". 

Ora, queste dichiarazioni ad effetto - “voglio divenire santo” - che fanno spellare le mani di alcuni cattolici tradizionalisti dagli applausi, mi lasciano totalmente indifferente quand'anche non mi trovano infastidito per le tre ragioni sopra esposte. 

Il rischio di muoversi sempre e ancora sulla pura apparenza è tremendamente probabile e, in un mondo di apparenze, non sarebbe che una apparenza in più. Non affermo che il cardinale è automaticamente un uomo superficiale e poco attento alle cose evangeliche. Dico che queste affermazioni lo sono e imprimono in chi le ascolta un orientamento contrario a quello testimoniato nel Nuovo Testamento e nei Padri.

Temo che Maria Guarini e altri non possano accorgersene! Sono portato a pensare che per queste menti, che si pronunci un cardinale dall'orientamento piuttosto tradizionale sembra automaticamente espressione d'ineccepibilità e perfezione. 

E davanti a ciò chi s'importa se san Paolo la pensava diversamente? 

Il cardinale nell'intervista dice anche cose ampiamente condivisibili ma mescolate con alcune espressioni che paiono un reale autocompiacimento. 

Eccone una: “Per questo, la mia testimonianza è lì per invitare il mondo a non rifiutare Dio. Quando guardo la mia vita, vi vedo, infatti, il segno reale della predilezione divina. Vengo da una semplice famiglia africana e da un villaggio molto remoto dal centro della città. Chi avrebbe potuto dire quando sono nato tutto ciò che Dio avrebbe compiuto? Per diventare seminarista e sacerdote, sono andato dalla Guinea al Senegal passando per la Costa d'Avorio e la Francia. Successivamente, sono diventato vescovo di Conakry in condizioni difficili. Poi sono stato chiamato a Roma, nel cuore della Chiesa. Come tacere, dal momento che ogni fase della mia vita forma un chiarissimo segno dell'azione di Dio su di me?”. 

La frase: "Testimonio l'azione di Dio su di me" la troviamo massivamente nella predicazione di molti protestanti e di molti nei movimenti cattolici. Sono atteggiamenti per creare impatto e ascolto ma di cui la Rivelazione fa volentierissimo a meno!

Infatti, san Paolo dice di non poter parlare delle rivelazioni divine (di cui è stato testimone) per non cadere in superbia. 

Il passo è chiarissimo e lo riporto per esteso: 

Bisogna vantarsi? Non è una cosa buona; tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa [...], fu rapito fino al terzo cielo. So che quell'uomo [...] fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all'uomo di pronunciare. Di quel tale mi vanterò; ma di me stesso non mi vanterò se non delle mie debolezze. Pur se volessi vantarmi, non sarei un pazzo, perché direi la verità; ma me ne astengo, perché nessuno mi stimi oltre quello che mi vede essere, o sente da me. E perché io non avessi a insuperbire per l'eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca” (2 Cor 12, 1-7). 

Seguendo queste indicazioni apostoliche, molti asceti antichi e recenti rifiutavano categoricamente di parlare di loro stessi attribuendo i miracoli di Dio nella loro vita ad altri. 

Il discrimine tra le parole del cardinale e quelle dell'apostolo può forse parere sottile ma è reale ed evidente. 

L'homo religiosus, di cui abbiamo ampia esperienza attorno a noi poiché esiste prevalentemente solo quello, anche quando parla di Dio e lo vuole esaltare è sempre portato ad avere autocompiacenza (φιλαυτία = amore per sé) perché è ancora psichico, non spirituale. 

In queste condizioni bisogna stare attentissimi a non porsi come esempio per gli altri ed è meglio parlare di persone dalla santità acclarata e reale! (*)

San Paolo e gli asceti si ponevano su un altro piano: spirituale, appunto. Nonostante potessero parlare di loro stessi lo evitavano come la peste e ciò rende il loro insegnamento sostanzialmente diverso, anche se sembra apparentemente simile! 

Ecco perché esiste un dovere preciso di seguire la tradizione per non incappare nelle mille trappole che lo psichismo umano dissemina ovunque per illudere e illudersi. Il passo del cardinale è solo un esempio e non è né meglio né peggio di quello dell'uomo comune che s'arrischia di parlare su Dio. 

Ecco perché questi temi da me trattati non sono futili, eterei, astratti ma fondamentali e rappresentano da ogni punto di vista la tradizione fondante della Chiesa, nell'ethos della vita di chi è veramente il suo vero fedele. 

Non erano e non saranno mai cose secondarie e opzionali!

Qui il link che riferisce quanto ho esaminato: 
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/04/dio-o-nulla-grande-intervista-al-card.html


___________

(*) Anni fa, un signore - che poi fondò un'organizzazione cristiana con il fine di diffondere libri di spiritualità orientale - era solito telefonarmi nell'illusione di coinvolgermi nel suo progetto.

Quando mi rivelò il nome dell'organizzazione da fondare, immediatamente gli feci presente che era totalmente errato. Non si poteva chiamare quell'organizzazione con il titolo di "Testimonianza..." perché subito le persone avrebbero visto in lui e in qualche suo collaboratore dei "testimoni". Fece orecchio da mercante e non mi ascoltò: per lui era importante far colpo sulle persone!

Ora, questo atteggiamento è radicalmente opposto a quello dei santi orientali i quali non si sentivano affatto "testimoni". 
San Massimo il Confessore, pur potendo parlare ampiamente di sé, non indica in se stesso un testimone o un maestro ma lo trova in Dionigi l'Areopagita, tanto per fare un esempio!

La mentalità secolaristica con cui si colpisce gli altri per attirare narcisisticamente lo sguardo su di sé, con la scusa di Dio o degli asceti, è qualcosa di terribile, un inganno profondo ma è ovunque diffusa. È un vero e proprio atteggiamento trasversale a tutte le confessioni cristiane, questo attaccamento alla vita psichica!

Anche qui, come nel caso mostrato nel post, abbiamo a che fare, al più, con una religiosità psichica o, nel caso peggiore, ad una reale e profonda φιλαυτία.

Nei Vangeli, al contrario, Cristo è chiarissimo: "Chi non odia la propria vita psichica non è degno di essere mio discepolo" (Lc 14, 25).
Quello che le Bibbie traducono con "vita"  e la vulgata con "anima" corrisponde a psiché, e non mi pare affatto una forzatura tradurlo come "vita psichica" ossia la vita nello stile psichico che Cristo spinge addirittura a odiare poiché il cristiano è chiamato alla vita nello spirito. La comprensione psichica è, infatti, tipica dell'uomo naturale segnato dalla conseguenza adamitica, totalmente superata nel nuovo Adamo, Cristo. Rimanere nella ψυχη, nella comprensione del vecchio Adamo decaduto e con questa leggere e interpretare il vangelo, significa svuotare e defraudare tutta la Rivelazione. 
Infatti oggi chi capisce veramente la Bibbia?

16 commenti:

  1. questa di dare testimonianza della propria fede è partita da Paolo VI, ma l'unica cosa giusta che ho sempre approvato è come dice lei:non ci si può vantare della propria fede o testimonianza di vita, senza risultare un cieco che guida altri ciechi...

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    1. Poi, gentile Vera, basta solo farsi una semplice domanda: perché un tempo non lo facevano? Sono andati avanti per molti secoli senza farlo e poi arriviamo noi e pensiamo, forse, di aver capito tutto facendolo? Questa è solo decadenza e, lo vede pure lei, i tradizionalisti che gridano al mondo di poter rinnovare la chiesa sono come tutti gli altri: non se ne accorgono minimamente, segno che sono profondamente presi pure loro nel processo di mondanizzazione.
      Sono esseri psichici come tutti. Su questa base non si fonda o rinnova proprio nulla!

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    2. è vero a volte sembrano l'altra faccia dei progressis

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    3. perché sapevano che si puo' cadere nella superbia o può risultare insincera.. ma alle volte anche dalla stessa umiltà risulta una certa insincerità, quindi meno parole ci sono su queste questioni meglio è anche perché così disobbediamo all'umiltà evangelica...

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    4. Non lo sembrano solo, lo sono!

      Come fa, uno che urla al mondo di essere tradiionalista, a non riconoscere l'antica tradizione ascetica della Chiesa?
      Come fa a ritenerla opzionale e buona solo per quei pochi "pazzi" che si danno al monachesimo?
      Come fa a etichettarla come "gnosticismo pessimista"?

      Un certo tipo di "tradizionalista" dIce: "Sì il vangelo è bello ma non mi serve per vivere la vita nel mondo! O lo metterò da parte o lo interpreterò a modo mio". Chi non ci crede legga pure gli interventi nei post precedenti a questo.

      Poi questi stessi si scandalizzano quando certi "progressisti" fanno a coriandoli la tradizione ecclesiastica. Ipocriti!

      Di cosa si scandalizzano?
      Del fatto che i "progressisti" hanno fatto a coriandoli qualcosa che certi "tradizionalisti" hanno ridotto a feticcio o che è stata sfregiata qualcosa che connette profondamente l'uomo ad una evoluzione spirituale?

      Poiché la seconda non la capiscono più come i "progressisti" (e non gli interessa) o la equivocano con un bieco moralismo pietista, allora è indubbio che si scandalizzano per il primo motivo.

      Basta vedere certi forum cattolici in cui c'è la vetrina di tutti paramenti papali antichi e si ha questa precisa sensazione di feticismo materialistico presentato, però, per cosa santa e buona.

      Ecco perché in questo blog in cui parlo di liturgia, non ho mai fatto vetrine di paramenti né li ho ritenuti essenziali al discorso liturgico, come pensano altri!

      Non c'è peggior persona di quella che urla al mondo di essere l'alfiere della verità.

      Io, ben sapendolo, mi fermo assai prima e pongo solo delle domade e delle deduzioni confrontando le fonti con gli atteggiamenti odierni, cosa che a loro non va bene ugualmente perché sono in ricerca solo di una giustificazione e guai a toccarli!

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    5. sì è vero, ho notato che tutto si riduce al paramento o alla Tomistica oppure a venerare il sacerdote in quanto tale. Queste cose servono solo se davvero trasmettono di aver incontrato Dio nella loro vita o fanno da mediatore vero traDio e gli uomini e non solo come semplice rappresentante di un'istituzione, ma anche loro, pur essendo brave persone, confondono la santità o l'umiltà evangelica col pietismo o con la superbia mascherata d'umiltà

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    6. Certamente e vedo che ci siamo perfettamente intesi.

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  2. Gentile Pietro, le racconto un fatto autentico. Un mio carissimo frate francescano scelse sin da subito dal postulantato la decisione di non essere ordinato sacerdote perché lui diceva che la sua vocazione era sic et sempliciter essere frate e basta. Con gli anni questo convincimento si rafforzava sempre di più e nonostante i suoi voti brillanti in teologia e il relativo conseguimento del relativo titolo di baccalaureato in teologia in una prestigiosa facoltà pontificia di Roma restava fermo nella sua idea o meglio nella'ispirazione che Dio gli faceva sentire. Non le dico la guerra che gli hanno fatto i superiori per convincerlo a essere ordinato sacerdote e non soltanto a prendere i voti monastici.E tuttora mentre le scrivo nonostante siano passati molti anni, i superiori tornano alla carica ogni tanto per convincerlo a essere ordinato sacerdote. Lascio a lei ogni commento

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    1. I monaci che cercano di incarnare il vangelo consigliano i laici due cose: "Stare attenti ai vescovi e alle donne".

      Attenti ai primi perché fanno di tutto per importi le mani (farti divenire prete) anche quando non sei francamente fatto per il sacerdozio. In questo modo riempiono la chiesa di inetti (cosa che a loro non importa affatto poiché a loro importa solo fare numero) e bloccano l'evoluzione spirituale di un uomo (che se è già difficile farlo migliorare da laico poi da prete è impossibile, poiché si sente perfetto. Ho visto diversi casi scendere su questa china!).

      Stare attenti alle donne poiché non tutte le donne hanno buon senso e sensibilità spirituale. E anche qui ho diversi esempi come quello di una disgraziata di Salonicco che, per avere un diversivo nella vita, fece cadere nella sua trappola un monaco pervertendolo. Rividi poi quel monaco in Spagna, completamente mutato, mondanizzato, pieno di sé e conscio del fatto che poteva esercitare fascino sulle donne. Un caso tristissimo!

      Non pochi vescovi, dal canto loro, fanno esercitare una grande pazienza ai cristiani!
      Io stesso ho conosciuto vescovi che volevano una sola cosa: essere lodati qualsiasi cosa facessero. Non sono mai stato un codino clericale per cui fare il "lecchino" è per me un'autentica umiliazione, soprattutto quando il vescovo che lo chiede umanamente non vale nulla. Conosco qualche caso umano in tal senso...

      Oggi il livello è questo, assai misero, ahimé, e la cosa è ... trasversale a tutte le confessioni cristiane!

      Un'amministrazione ecclesiastica molto psichica, che tratta la gente come numeri o tappi per chiudere buchi è cosa usuale, oggi. Questi amministratori non si chiedono minimamente se la persona che vorrebbero ordinare prete può reggere il ministero e, tantomeno, se tale persona non sia effettivamente chiamata da Dio a qualcosaltro.

      "Dio è nei cieli ma io sono sulla terra e comando", pensano. Con questo hanno risolto tutto.

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    2. Gentile anonimo, non dimentichi una cosa elementare: chi assume ruoli istituzionali ad alto livello, vedrà sempre istituzionalmente la Chiesa, non carismaticamente! Potrebbero spingere quel religioso a divenire prete per controllarlo meglio o al più per ricattarlo tenendolo in pugno.
      Dal concilio di Trento c'è stata nel cattolicesimo una massiva ordinazione al sacerdozio: non si poteva avere ordini religiosi con una maggioranza di semplici religiosi poiché si dovevano ordinare più preti possibile. Quando un religioso è prete è sottomesso ad uno statuto giuridico molto più stringente. Se ha idee "libere" lo si può ricattare: "O obbedisci o ti sospendo dal sacerdozio". L'istituzione cerca sempre garanzie per proteggersi e questa è una di quelle.
      Poi, magari, copre il tutto con pie idee : "Più sacerdoti ci sono più si rinnova il sacrificio di Gesù sull'altare a gloria di Dio e a salvezza delle anime".

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  3. Ho trovato buono questo articolo perchè la cosa che salta maggiormente agli occhi oggi è la mancanza di umiltà ovunque si vada. Io ho cominciato a leggere i blog tradizionalisti sperando di trovare quella fede semplice e genuina dei "piccoli" ma ho dovuto constatare che, pur essendo curati da persone sicuramente di alta intelligenza e cultura, anche su questi siti spesso si cade nell'autocompiacimento, sperano sempre nella lode e guai a contraddirli.. Essere davvero umili è difficile

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    1. Gentile Edel,

      non si lasci impressionare, quando è davanti a persone di alta intelligenza e cultura (ammesso che lo siano davvero, poi!).

      In campo religioso se una persona di grande intelligenza e cultura non si appoggia sulla Rivelazione per ciò che è (non per quello che vorrebbe fosse) e se manca di umiltà, è come un gigante che sta su un terreno che non lo tiene. Un qualsiasi lillipuziano lo può far cadere se, contrariamente, si appoggia su un terreno stabile (la roccia ferma del vangelo!).

      Non si lasci impressionare dalle molte parole ma si chieda: dove mi vuole condurre questa persona?

      Se lei è una donna (come penso) ha la fortuna di avere la capacità intuitiva più sensibile rispetto ad un uomo (che fa molto leva su un certo tipo di razionalismo). E con l'intuizione può "annusare" dove un ciarlatano la porterà.

      Il fine del Vangelo è quello di far tornare religiosamente bambini gli uomini perché solo in quella condizione si sgonfia l'iperazionalismo (la troppa razionalità ovunque presente) e ci si semplifica. In quella sola condizione si passa da un modo di essere psichico (appoggiato su se stessi) ad un modo di essere spirituale (appoggiato su Dio).

      Qui si diviene umili. Solo questo ci è richiesto. Poi Dio fa tutto il resto.

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    2. Non mi sembra infatti che P. Paissios o P. Pio, tanto per fare due esempi, fossero laureati in filosofia o dottori in teologia..

      nikolaus

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  4. Ho ricevuto un ennesimo commento del solito Roberto.
    Mi spiace ma non lo pubblico perché la butta sulle accuse personali, non potendo opporsi a quanto scrivo che è fin troppo chiaro.

    Mi è capitato di prendere quale esempio le frasi di questo cardinale, che sarà magari una pia persona sulla quale non c'è nulla da dire, contrariamente a queste sue parole. Al posto del cardinale avrebbe potuto esserci chiunque perché all'esame logico di certe cose i titoli non contano. Le cose strane rimangono tali indipendentemente da chi le dice, che uno sia papa, cardinale, ferroviere o portinaio.

    Con cosa ho confrontato queste affermazioni? Con la Rivelazione!
    Siccome Roberto non può convenire, pensa che tutto ciò sia invenzione del Monte Athos e, in quanto tale, sia perfettamente inutile alle persone "normali".
    Si riesuma, dunque, il solito e stantìo luogo comune: "I monaci non servono a nulla!". Quindi Cristo che, tra l'altro, ha insegnato ai suoi discepoli ad appartarsi non serve a nulla. Quindi gli apostoli, che fecero i diaconi per i bisogni materiali della comunità al fine di isolarsi per dedicarsi meglio alla preghiera (vedi Atti), si sbagliavano.

    Se la diaconìa in Cristo non è un servizio appoggiato al contatto con il Trascendente, che avviene nelle condizioni sopra ricordate, è filantropia massonica, rispettabile quanto si vuole ma un'altra cosa!

    Non proseguirò più il dialogo con Roberto. Non è utile né a me né a lui. Le posizioni sono ben definite e irremovibili al punto che io sono dipinto come un fanatico dell'ascesi, quando molto semplicemente pongo delle domande e offro delle risposte sulla base degli elementari dati neotestamentari.
    Lo lascio nelle sue convinzioni con le quali equivoca - in buonissima fede - il vangelo con una dottrina sociale di ispirazione cristiana. Domani, forse, si accorgerà che può avere comunque un buon orientamento filantropico (forse addirittura migliore, dal punto di vista esclusivamente umano), abbandonando i riferimenti a Dio e a Cristo. Sarà solo stato conseguente con se stesso e con i suoi principi che inclinano indubbiamente in quella direzione.

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  5. Gentile Pietro, La ringrazio innanzitutto per questo suo blog che è sempre un piacere leggere. Questo articolo in particolare, mi ha fatto venire in mente un episodio a cui avevo assistito tempo fa. Ero all' ultimo anno di Liceo, e il nostro professore di religione, in accordo col vicepreside, aveva invitato un sacerdote della nostra Diocesi a tenere un incontro con noi sul tema della vocazione, per invogliare chi volesse a mettere alla prova una sua eventuale chiamata. Fu un qualcosa di terribile. Questo sacerdote non faceva altro che mettere se stesso al centro parlando solo in termini di "io ho fatto questo e quello, a me è successo questo e quello", relegando Dio in un angolino, come se il Suo ruolo all' interno di una vocazione fosse marginale. Non menzionò mai nè il Vangelo, nè gli Atti o le Epistole, e neanche qualcuno dei Padri della Chiesa o qualche santo da cui poter prendere esempio. Questo incontro si ridusse soltanto a un esposizione della vita del chierico in questione, prescindendo da qualsiasi altro riferimento, e tenne questo incontro con noi studenti cercando in tutti i modi di mettere se stesso sotto i riflettori. Fu un qualcosa di terribilmente banale oltre che noioso, e non lasciò alcun segno o buona impressione in noi studenti. Mi perdoni se forse mi sono dilungato o se sono stato inopportuno, ma questo suo post mi ha fatto tornare in mente quell' episodio. La saluto e le faccio ancora i miei complimenti per il blog!

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    1. Caro lettore,
      grazie per le sue parole d'incoraggiamento.
      Aver proposto una lettura un poco dicotomica (uomo psichico-uomo spirituale) ma concreta ha colpito diverse persone, non tutte positivamente. I meno disposti a riflettere se la sono presa con me, ovviamente, ma io tiro dritto perché so che queste riflessioni, prima di essere mie, sono dei santi Padri: o si guarda Dio e si parla di Lui, o si guarda a se stessi (magari con la scusa di Dio) e si parla di sé. Inutile dire che la religiosità dei nostri tempi è in gran parte su questo secondo versante, quindi molto antropocentrica. Di qui la sua esperienza di fastidio alle parole del sacerdote che, con la scusa di Dio, incensava se stesso! Sono cose semplicemente vomitevoli (passi il termine) ma chi è ebbro di narcisismo non se ne puo' rendere conto. Forse è proprio per questo che la Scrittura è ancor più radicale quando dice: "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo!" e un effetto di tale "maledizione" è proprio la sensazione di vuoto e di insensatezza che si prova dinnanzi a chi, in un quadro religioso, alla fine propone solo se stesso!

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