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domenica 5 aprile 2015

Liturgie della Settimana Santa tra Oriente e Occidente


Il periodo della Settimana Santa è un momento particolarmente denso, dal punto di vista liturgico. Vi si celebra la morte e risurrezione di Cristo. Ogni giorno della Settimana Santa è punteggiato da qualche evento particolare.


Nella liturgia tradizionale latina soprattutto nel triduo sacro si celebrano i "Mattutini delle Tenebre", servizio liturgico notturno eseguito tutto in canto e composto di salmi, lamentazioni, letture e responsori. Depreco fortemente che sia stato ovunque abolito, tranne in pochi luoghi in cui ancora si esegue. I "Mattutini delle Tenebre" rievocano tutti i momenti della passione di Cristo, dalla preghiera nell'Orto degli ulivi alla deposizione del corpo morto di Cristo nella tomba, con un canto che sottolinea questi eventi e aiuta ad entrare nel mistero celebrato.

Chi vuole seguire in differita queste celebrazioni che hanno una reale struttura antica, le può trovare nel sito dell'abbazia francese del Barroux, qui (per il giovedì santo), qui (per il venerdì santo) e qui (per il sabato santo). I Mattutini sono udibili cliccando il tasto "Lodi".

Nella corrente settimana il mondo ortodosso inizia le celebrazioni della passione, morte e risurrezione di Cristo con un programma molto più denso rispetto a quello del mondo cattolico tradizionale (e assai di più rispetto a quello conosciuto normalmente dalle parrocchie cattoliche odierne).

I primi tre giorni della Settimana Santa c'è il cosiddetto "Ufficio dello Sposo", ossia la celebrazione dei Mattutini. Il Mercoledì santo è prevista, tra l'altro, la celebrazione dell'Olio santo che viene distribuito tra i fedeli malati.

Il Giovedì santo mattina si celebra la Divina Liturgia di san Basilio il Grande e la sera il Mattutino del  Venerdì.

Il Venerdì santo mattina si celebra il Vespro della Deposizione e la sera il Mattutino del Sabato santo con la processione dell'icona di Cristo morto (l'epitafio). Durante questa processione si cantano delle lamentazioni o enkomia di cui qui è possibile avere il testo greco e la traduzione italiana.

Il Sabato santo mattina si celebra una liturgia che annuncia la prossima resurrezione; la sera si celebra nel modo più solenne possibile la Veglia della Liturgia Pasquale.

Questo denso programma è sostenuto tranquillamente nei monasteri ma è in grado di stancare assai il clero delle piccole parrocchie. Nonostante tutto si celebra ancora (per fortuna!). Nessuna tentazione di aggiornamento ha ancora solleticato l'Oriente...

Una delle cose più toccanti delle celebrazioni di questa settimana è il potere della liturgia sugli animi dei fedeli. La liturgia antica e tradizionale ha, infatti, un mondo simbolico, si esprime in una serie di parole e atti che "magnetizzano" lo spirito di chi vi assiste. Parlo ovviamente delle liturgie antiche alle quali appartengono ancora i Mattutini delle Tenebre e le liturgie bizantine sopra elencate. Le liturgie moderne, invece, mescolano aspetti simbolici (che fanno leva sullo spirito umano) con aspetti teatrali o spettacolari, in ogni caso umanistici, che fanno leva unicamente sulla psiche, agendo dunque su un piano totalmente diverso.

Così se nel primo caso è come avere un magnete che, strofinato su un ferro, lo magnetizza a sua volta, nel secondo caso è come avere un magnete che non magnetizza più. Questo è un grosso problema che il mondo cattolico in gran parte non ha ancora affrontato e intravvisto: se il mondo simbolico da un lato aiuta a risvegliare lo spirito che dorme in ciascuno di noi, il mondo spettacolare ci distrae nuovamente dal mondo dello spirito e ci immerge in una prospettiva di fatto mondana!

Viceversa, una liturgia non secolarizzata, come negli esempi sopra posti, mantiente intatto il suo fascino e il suo potere evocativo. E cosa c'è di meglio delle liturgie tradizionali della Settimana Santa?

Un altro aspetto che personalmente mi affascina assai e che in questa sede posso solo accennare, è il seguente: nella benedizione delle acque (secondo gli antichi rituali latini oggi non più usati) si chiamava l'acqua come se fosse una persona, la si trattava come un essere animato. L'acqua nella quale si infonde la grazia in un certo senso si... "personalizza". 
Dove avevamo visto qualcosa del genere? Nella liturgia bizantina del Myron. Qui il patriarca, una volta che ha infuso la grazia nel santo Olio, lo chiama come fosse una persona.
La stessa cosa avveniva nell'antico pontificale latino (oggi non più usato se non in casi eccezionali) in cui il vescovo e il clero in successione, s'inginocchiavano davanti al Crisma salutandolo: "Salve, santo Crisma!".

Non so perché nel mondo cattolico attuale i liturgisti abbiano abolito questi aspetti antichi e tradizionali. Personalmente li ritengo profondamente significativi e indicano che la grazia di Dio non vivifica solo lo spirito umano ma pure gli aspetti materiali di questo mondo al punto che essi stessi assumono una personalità. Ecco allora Cristo che chiama i venti e ordina ai mari di placarsi e questi gli obbediscono (cfr. Mc 4, 41). Ecco allora il salmista che chiede: "Che avevi tu, o mare, per fuggire? E tu, Giordano, perché tornasti indietro?" (Salmo 113, 5). 

No, non sono aspetti di paganesimo o di sciamanismo, come potrebbe dire qualche saccente biblista razionalista di oggi, ma è vedere la creazione con gli occhi di Cristo stesso, un aspetto che in Occidente è venuto sempre meno al punto stesso che la sua liturgia, pure in questi aspetti, è stata modificata e pare seguire un certo indifferentismo materialista proprio al nostro mondo verso la realtà creata.

I testi della Settimana santa antichi, sia orientali che occidentali, ci comunicano, invece, tutto un differente orientamento. È facile capire dove è meglio stare, dove rivedremo tutto con gli occhi dei bambini che, soli, possono entrare nel Regno di Dio ... 

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