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lunedì 13 aprile 2015

Ricevo e rispondo (a proposito di "approccio religioso di tipo psicologico o spirituale?").

Le vergini sagge e le vergini stolte della parabola evangelica
Apro un post per rispondere in modo più articolato ad un tema che pare abbia colpito non poco i miei gentili lettori, considerato anche il flusso di presenze, considerevolmente aumentato.

Il lettore che mi scrive cerca di documentare il suo punto di vista con un pensiero un po' articolato. Riporto il suo intervento integralmente e poi offro una mia risposta.
Ringrazio da ora chi avrà un po' di tempo e pazienza per leggerlo fino in fondo.

Pietro, secondo me lei guarda la questione solo da un punto di vista, quello che lei chiama psicologico. Se i termini fossero solo quelli psicologici allora le potrei dare ragione. Tuttavia lei ha escluso il corpo. L'incarnazione. Lei dall'Oriente ci propaganda un cristianesimo tutto spirituale, aleatorio, sfuggente, iperuranico. Noi dall'occidente le rispondiamo con un cristianesimo incarnato, vissuto pienamente nel corpo e nell'anima. Ecco che la grande estasi di Santa Teresa oltre che ad essere un'intensa esperienza spirituale è anche un'esperienza pienamente corporea. Nella nuova creazione, nell'uomo nuovo nato dalla risurrezione di Cristo il corpo e l'anima saranno rese perfette. La risurrezione dei morti sarà anche un fatto corporeo non solo spirituale. Così il cattolicesimo traspone il cristianesimo anche come esperienza pienamente umana, pienamente corporea in cui il fedele incarna Cristo bella sua anima e nel suo corpo. Tutto l'essere cristiano, anima e corpo è trasformato dall'incontro con Cristo. Infatti Cristo si è incarnato in un corpo umano, si è fatto uomo, con tutte le gioie che ha vissuto ed i dolori che ha patito. Condivido la critica al dolorismo, ma non la critica alla corporeità del cattolicesimo che non relega il corpo come limitazione o prigione dell'anima, ma come mezzo per avvicinarsi a Dio, per imitare Dio, per pregare e glorificare Dio, per vivificare con esso l'anima e viceversa. Se lei imputa al cattolicesimo l'esclusione dello spirituale io imputo all'ortodossia l'esclusione della corporeità, dell'incarnazione di un Dio che si è incarnato come uomo creato a somiglianza sua. Tra lo spirito e la psiche c'è di mezzo il corpo. Ecco il motivo del fiorire della rappresentazione plastica, figurativa, drammatica e poetica della natura umana del Dio incarnato che è simile come noi nel corpo. [...]

Pietro, che male c'è nell'orgasmo se procurato a fine procreativo? Che male c'è se l'accesso alla nuova vita nel cielo fisicamente sarà simile ad una sensazione orgasmica moltiplicata mille volte come atto procreativo che fa nascere alla nuova vita? Lei sà come sarà? In oriente le vostre icone sono stilizzate, certamente trasmettono spiritualità, ma niente altro, sono simboliche e una volta che ne ho vista una le ho viste tutte, non sono interessato a proseguire oltre. In occidente invece la rappresentazione dei santi e della divinità è incarnata, plasmata a partire dal corpo dell'uomo. Le rappresentazioni del fatto religioso in occidente spingono ad una mimesi, all'imitazione. Il santo ritratto plasticamente nel suo atto di conversione o nelle opere che ha condotto in vita, spinge il fedele ad imitarne l'atteggiamento per trasformare la propria vita ad immagine sua che è l'immagine di Cristo, Dio incarnato simile nell'aspetto agli uomini creati ad immagine di Dio. La fisicità degli atteggiamenti e delle rappresentazioni religiose occidentali mira ad assimilare nel corpo l'evento della salvezza, affinché non solo lo Spirito ma anche le membra siano trasfigurate, così che tutto l'uomo corpo-mente-anima possa vivere come Gesù. Il corpo non è un fatto negativo per noi occidentali, godere e sfruttare evangelicamente e cristianamente le possibilità offerte dal corpo umano creato da Dio è parte integrante della nostra spiritualità, ecco perché in occidente c'è un gran fiorire della bellezza religiosa in senso artistico e delle opere di carità in svariate forme e misure. E' una spiritualità incarnata, che francamente non traspare dall'oriente. E' una spiritualità vissuta, in cui sacro e profano sovente si mescolano: il sacro per santificare il profano, il profano per fare si che la spiritualità non porti la religione nelle regioni iperuraniche. Ratzinger disse che il legame tra spiritualità e serena e gioiosa mondanità è veramente, pienamente, cattolico: l'accostamento «Chiesa e osteria» è sempre stato considerato tipicamente cattolico e lo è per davvero.

L'intervento, come si vede, è elaborato. Affrontiamolo punto per punto.

Pietro, secondo me lei guarda la questione solo da un punto di vista, quello che lei chiama psicologico. Se i termini fossero solo quelli psicologici allora le potrei dare ragione. Tuttavia lei ha escluso il corpo. L'incarnazione.

Purtroppo lei si sbaglia. Nella mia analisi, che in questa sede non può essere approfondita, considero l'intero uomo. Alcuni post fa avevo pure fatto degli schemi nei quali mostravo graficamente le tre realtà con cui, secondo la letteratura biblica e patristica, l'uomo è fatto: corpo, psiche e spirito intrecciati tra loro. Ognuna di queste parti ha caratteristiche sue particolari. Non è dunque possibile escludere il corpo dal composto unitario dell'uomo e non ha neppure senso. Ciononostante c'è chi ha tentato di farlo disprezzando la carnalità. Innocenzo III, quand'era cardinale, scrisse un'opera di disprezzo verso il corpo. Il pensiero di questo papa non era unicamente personale ma rappresentava una forte tendenza di tutto il cristianesimo del tempo che sembrava avere, dunque, un marchio profondamente platonizzante. San Paolo, al contrario, pur evidenziando l'importanza dello spirito non nega alla carne il suo ruolo ma la sottomette allo spirito stesso poiché la carne, dalla disobbedienza adamitica, è malata, debole, ed è tendenzialmente in continua rivolta contro lo spirito. Per san Paolo e per la patristica (Agostino è una eccezione) il corpo non è da disprezzare ma deve essere considerato per ciò che è: malato non meno della psiche poichè spontaneamente animato da un moto centrifugo da Dio (vedasi come la patristica tratta il ruolo delle passioni nell'uomo).

Lei dall'Oriente ci propaganda un cristianesimo tutto spirituale, aleatorio, sfuggente, iperuranico. Noi dall'occidente le rispondiamo con un cristianesimo incarnato, vissuto pienamente nel corpo e nell'anima. Ecco che la grande estasi di Santa Teresa oltre che ad essere un'intensa esperienza spirituale è anche un'esperienza pienamente corporea.

L'Oriente mi offre degli spunti profondi di riflessione, è vero. Ma l'Oriente e l'Occidente sono categorie che servono fino ad un certo punto. Quello che è importante è capire la realtà profonda del Cristianesimo. Se si ragiona semplicemente dividendolo come "oriente" e "occidente", a lungo termine non si giunge a nulla poiché si dirà: "Per loro vale questo, per noi vale altro ed è quest'altro che conta!". Mi sembra sia proprio il suo ragionamento.
Il mio è differente: traggo spunto da dove posso per comprendere cosa sia nella sua essenza il Cristianesimo ben sapendo che in Occidente, assai più che in Oriente, ci sono stati molti "lavaggi culturali" che, a lungo termine, hanno finito per oscurare certe evidenze evangeliche, sia in ambito societario sia in molti ambiti ecclesiali.
Ed ecco, infatti, che lei definisce la prospettiva spirituale come "aleatoria, sfuggente, iperuranica", in parole povere priva di reale importanza. Quanto è realmente importante, ed è lei a dirlo, è "un cristianesimo incarnato, vissuto pienamente nel corpo e nell'anima". Cosa vuol dire "vissuto pienamente nel corpo e nell'anima"? Mi par di capire che voglia dire "vissuto solo nel corpo e nell'anima, solo con l'unica comprensione che ne può avere il corpo e l'anima, ossia con la comprensione razionale e vitalistica" poiché l'aspetto spirituale – ammesso che possa ancora sussistere in questa prospettiva – è del tutto "aleatorio, sfuggente e iperuranico".

Ha fatto bene a scriverlo ed è molto onesto con se stesso poiché questa è, appunto, la vulgata corrente quella per cui un certo cristianesimo si è chiuso in una contemplazione narcisistica dell'umanità in se stessa e si è tranciato totalmente da Dio, salvo nominarlo formalmente. Non è infatti possibile servire due padroni e chi ama uno disprezzerà l'altro: se mi appoggio unicamente sulla comprensione puramente umana del vangelo (ecco la religione nei limiti della sola ragione di kantiana memoria), disprezzerò la comprensione spirituale però con la comprensione spirituale (se rettamente intesa) non disprezzerò ma ridimensionerò assai la dimensione puramente umana!

Nella prospettiva unicamente umana è solo l'uomo ad agire (infatti qui c'è solo corpo e razionalità) non si permette l'azione di Dio perché la prospettiva spirituale, per quanto non negata a parole, è di fatto inoperosa: non  la si sperimenta e la si ritiene "aleatoria, sfuggente, iperuranica". Dio rispetta la libertà dell'umo e lo lascia solo con se stesso. Queste mie affermazioni non sono campate per aria ma testimoniate da tutti i mistici.

La santa mistica cattolica Teresa d'Avila, infatti, capì che il suo concetto di Cristianesimo quand'era nel mondo e agli inizi della sua vita religiosa, non era che ombra. Era un concetto che esaltava, appunto, una prospettiva esclusivamente psichica in un contesto che, con la cultura barocca, era intensamente psichico.

Teresa disse che, da un certo punto in poi, fu come aver ricevuto un "secondo battesimo". Il mondo e la mentalità precedente non avevano più molto senso. Cito una santa cattolica, perché so che se citassi lo stesso concetto dalla bocca di un mistico ortodosso per diversi lettori cattolici "non avrebbe valore" (salvo poi non capire neppure i mistici della propria "casa").

Al contrario di Teresa, lei sembra perorare la prospettiva di quel "mondo precedente" affermando che "l'intensa esperienza spirituale è anche un'esperienza totalmente corporea". Un'affermzione così sarebbe condivisibile solo se si desse alla prospettiva spirituale il suo dominio totale sul corpo e sulla psiche. Ma siccome lei, precedentemente, mi scrive che la prospettiva spirituale è "aleatoria, sfuggente, iperuranica", ne devo dedurre che la sua prospettiva sia puramente mondana, come lo è, d'altronde, la percezione che si ha vedendo la statua della mistica spagnola: un orgasmo biologico e nulla più, cosa che può sussistere pure nel mondo animale che, come sappiamo dalla rivelazione, non è chiamato a divenire uno in Cristo (Cristo assume l'umanità, non l'animalità!).

Nella nuova creazione, nell'uomo nuovo nato dalla risurrezione di Cristo il corpo e l'anima saranno rese perfette. La risurrezione dei morti sarà anche un fatto corporeo non solo spirituale. Così il cattolicesimo traspone il cristianesimo anche come esperienza pienamente umana, pienamente corporea in cui il fedele incarna Cristo nella sua anima e nel suo corpo.

Anche in questa frase noto la stessa tendenza. Lei parte affermando una cosa ma poi inevitabilmente finisce per arrivare sempre alla prospettiva corporea poiché è questa che le sta a cuore ma questo è proiettare la propria mentalità nel mondo evangelico, non capire realmente come stanno le cose nell'antica tradizione ecclesiastica e ascetica, che nasce direttamente dalla mentalità apostolica.

Onestamente dobbiamo chiederci: era così per san Paolo e per gli asceti nei primi secoli? 
Il primo e i secondi sono stati definiti a torto platonici poiché disprezzerebbero il corpo. Al contrario, l'apostolo e la tradizione ascetica non disprezzano il corpo (come nella filosofia platonica e nelle tendenze platonizzanti di un certo cristianesimo latino) ma hanno un realismo spirituale con il quale osservarlo. Sanno che il corpo è ferito, malato, quindi gli danno una regola precisa perché non si rivolti contro le istanze spirituali e le annulli ma sia al loro servizio.

Essi presentano le cose al contrario rispetto a quanto fa lei. Infatti, lei parte da idee evangeliche per arrivare al corpo e lo vuole comunque affermare per quel che è, dando l'impressione che le stia bene così, nonostante i suoi lati problematici e oscuri. La tradizione ascetica (che non fu solo dell'Oriente ma pure dell'Occidente) ha un cammino contrario: considera la debolezza del corpo per farlo obbedire alle istanze spirituali in modo da camminare evangelicamente.

Per la tradizione patristica, la perfezione del corpo e della ratio (ossia la loro sottomissione completa alle istanze spirituali) non è cosa che si affida solo all'al di là ma è un cammino che inizia già qui e ora con la forza infusa da Dio (forza ecclesiasticamente detta "grazia"). Ugualmente non si nega di certo la resurrezione dai morti ma il fatto che il corpo risorge non significa che la prospettiva corporea (con i suoi difetti) debba avere la meglio sulla prospettiva spirituale!
Di conseguenza l' "incarnare" Cristo nella propria anima e nel proprio corpo, come lei dice, non significa che questi ultimi devono rimanere come stanno ma devono essere trasfigurati spiritualmente (poiché è la sola prospettiva spirituale ad essere importante per il cristianesimo). Di qui la tradizione orientale di dipingere il corpo dei santi trasfigurato dalla luce della grazia.

Tutto l'essere cristiano, anima e corpo è trasformato dall'incontro con Cristo. Infatti Cristo si è incarnato in un corpo umano, si è fatto uomo, con tutte le gioie che ha vissuto ed i dolori che ha patito. Condivido la critica al dolorismo, ma non la critica alla corporeità del cattolicesimo che non relega il corpo come limitazione o prigione dell'anima, ma come mezzo per avvicinarsi a Dio, per imitare Dio, per pregare e glorificare Dio, per vivificare con esso l'anima e viceversa.

Condivido pienamente il fatto che l'intero uomo, assunto da Cristo, si debba in lui trasformare. È un dato biblico. Ribadisco, però, che questa trasformazione per essere reale e non una pura affermazione verbale, deve far trionfare l'aspetto spirituale che, quindi, non è più "aleatorio, sfuggente, iperuranico", come ha detto prima, ma vissuto ed esperienziale. E se è veramente così, l'asceta sa per esperienza che tutto ciò trascende la prospettiva corporea e razionale, per quanto  illumini entrambe!

Nella storia religiosa dell'Occidente è innegabile che vi siano state tendenze platonizzanti (come ho sopra accennato).
A parte ciò, non capisco la sua affermazione: "il corpo è un mezzo per avvicinarsi a Dio". Ci ritrovo tutta un'enfasi antropocentrica che manifesta non pochi problemi. Il corpo, ripeto, è una realtà ambivalente. Se trasfigurato dalla grazia diviene un "trasmettitore" di realtà spirituali (lo si vede nel contatto con le sacre reliquie) ma se è lasciato come sta non porta a nulla e, spesso, conduce la persona lontano da Dio.

Il suo esempio mi fa pensare a chi esalta la ragione per se stessa. La ragione, se informata da retti principi, è cosa utile. Se, invece, è lasciata allo stato brado può essere la porta di accesso per stili di vita tutt'altro che civili! Tutte le realtà create, nella prospettiva biblico-ascetica, sono ambivalenti per cui non devono assolutamente essere assolutizzate, come mi sembra lei faccia. Al contrario, l'unica cosa da assolutizzare è la realtà spirituale poiché questa discende da Dio e deve essere fatta germogliare nell'uomo togliendo lo spazio alla dittatura indebita della ratio, della psiche e delle voglie corporee, cosa che la stragrande maggioranza dei cristiani oramai non capisce più.

Quindi non è il corpo che vivifica l'anima, come mi sembra lei abbia affermato, ma lo spirito, ossia la grazia di Dio che illumina la parte interiore e spirituale dell'uomo. A quel punto il corpo segue e si sottomette e la psiche con esso.
Non mi pare affatto che stiamo dicendo le stesse cose.

Se lei imputa al cattolicesimo l'esclusione dello spirituale io imputo all'ortodossia l'esclusione della corporeità, dell'incarnazione di un Dio che si è incarnato come uomo creato a somiglianza sua. Tra lo spirito e la psiche c'è di mezzo il corpo. Ecco il motivo del fiorire della rappresentazione plastica, figurativa, drammatica e poetica della natura umana del Dio incarnato che è simile come noi nel corpo. [...]

Ancora una volta ricordo che è sbagliato porre il discorso come un match "ortodossia" contro "cattolicesimo". Si tratta di capire cosa sia essenziale al Cristianesimo!
Non è affatto vero che il mondo ortodosso disprezza ed esclude la corporeità tant'è vero che esiste il culto delle reliquie, cosa che in Occidente si è praticamente estinta (tranne qualche caso, mi pare).
Tuttavia, questa è una corporeità nella quale vive il dominio dello spirito, non si esprimono semplicemente la razionalità o il corpo come stanno: "Non sono più io a vivere ma Cristo vive in me", diceva in altri termini san Paolo! (Cfr. Gal 2, 20).
Ne discende, che le arti hanno seguito, con il genio loro proprio, la rappresentazione dei corpi trasmettendo, volenti o nolenti, l'ethos religioso prevalente nel loro tempo. In un'epoca in cui il corpo era a servizio totale dello spirito, l'artista lo raffigurava in modo simbolico, ieratico. In un'epoca in cui prevaleva una sensibilità di ordine umanistico e psichico (se non un'ideologia della pura materia) c'è stato il trionfo rinascimentale, giunto perfino a rappresentazioni puramente naturalistiche dove il dato trasfigurato si è totalmente perso (penso a certe realizzazioni della trasfigurazione di Cristo o a certe Resurrezioni). Il fatto è là e non possiamo certamente smentirlo.

Pietro, che male c'è nell'orgasmo se procurato a fine procreativo? Che male c'è se l'accesso alla nuova vita nel cielo fisicamente sarà simile ad una sensazione orgasmica moltiplicata mille volte come atto procreativo che fa nascere alla nuova vita? Lei sà come sarà? In oriente le vostre icone sono stilizzate, certamente trasmettono spiritualità, ma niente altro, sono simboliche e una volta che ne ho vista una le ho viste tutte, non sono interessato a proseguire oltre.

Ogni cosa nel suo giusto ambito ha il suo senso e utilità. Non c'è nulla di male a usare il martello pneumatico per spaccare l'asfalto di una strada, laddove questo è utile, ma è uno sfregio usare lo stesso utensile in una cristalleria o contro un'opera d'arte.
Se la natura umana ha le caratteristiche che conosciamo, non è un male in sé. Ma diviene fuorviante quando proiettiamo i nostri concetti e sensazioni puramente umani in un ambito che le trascende totalmente. Di qui nasce la mia critica (fatta poi da molti altri). Pensare ad un paradiso di orgasmi, come lei di fatto sostiene, è totalemnte sciocco e inadeguato, quand'anche non blasfemo. Inoltre, fonda l'idea assolutamente errata che il piacere sessuale in se stesso sia la via per il paradiso, quando invece, non essendo una sensazione spirituale, nasce e muore con il corpo. Non a caso san Paolo disse che in Cristo non c'è più né marito né moglie, né maschio né femmina ma tutti sono uno in Dio (Cfr. Gal 3, 28). E disse pure che non serve a nulla seminare nella carne poiché si erediterà corruzione. Seminare nello spirito significherà ereditare la vita eterna (Cfr. Gal 6, 8). Questa è la Rivelazione! "Seminare nella carne" non vuol dire condannare il piacere sessuale in se stesso ma farlo divenire una categoria teologica, come mi sembra faccia lei, dimenticando totalmente che i riferimenti religiosi sono completamente diversi, spirituali, appunto.
Al contrario oggi si ritiene il piacere carnale talmente essenziale che in alcuni è divenuto la categoria princeps per descrivere pure ... le relazioni intratrinitarie! Solo poco tempo fa questo sarebbe parso blasfemo.
Daltronde è qui che ci porta l' umanismo e lo psichismo! Questa visione in cui trionfa ovunque il carnale è il punto a cui logicamente arrivano le sue idee che, perciò, si contrappongono violentemente ad una reale visione evangelica.
Siamo liberi di accettare o no il vangelo, ma non possiamo certo equivocarlo!

Se un cristiano non sa come sarà il paradiso, gli sono però offerte le primizie, le sensazioni spirituali, ed è da queste che capisce la trascendenza dello spirito da ogni altra cosa. Cristo stesso dice: "Vi do la mia pace, non come la da il mondo" (cfr. Gv 14, 27), per indicare che la sua non è una pace di tipo nervoso, psichico, ma spirituale poiché "accende" la parte più interna dell'uomo, quella spirituale, appunto! Questa pace non è "aleatoria, sfuggente, iperuranica", ma concreta ed è oltre il mondo, oltre le possibilità psicologiche e corporee del nostro mondo! Più chiaro di così!

Per tal motivo le rappresentazioni iconografiche devono essere "secche" ossia non concedere nulla al romanticismo sensuale, alla pura soddisfazione razionale, per indicare che chi le osserva deve andare oltre alla pura comprensione mondana e secolare, cosa che si può capire se realmente si sente di essere in contatto con una forza trascendente. Se tutto questo viene meno, il vangelo in queste essenziali istanze, diviene logicamente "scandalo dei giudei e stoltezza dei pagani", come lo fu la predicazione della crocefissione di Cristo (1 Cor 1, 23). Tutto quello che non può rientrare nella comprensione dell'uomo naturale è giustamente scandalo e stoltezza. Quindi non c'è alcun interesse a "proseguire oltre"!

Oggi siamo esattamente arrivati al punto in cui la prospettiva spirituale-evangelica è scandalo e stoltezza. Ecco perché è "aleatoria, sfuggente e iperuranica". Di fatto solo il corpo conta e con lui la mitizzazione della ratio e della psiche.

Il cattolicesimo è una spiritualità vissuta, in cui sacro e profano sovente si mescolano: il sacro per santificare il profano, il profano per fare si che la spiritualità non porti la religione nelle regioni iperuraniche. Ratzinger disse che il legame tra spiritualità e serena e gioiosa mondanità è veramente, pienamente, cattolico: l'accostamento «Chiesa e osteria» è sempre stato considerato tipicamente cattolico e lo è per davvero.

Quello che dice riflette veramente la prassi comune vissuta dalle nostre parti: sacro e profano si mescolano (e la spiritualità è equivocata con un certo tipo di psichismo religioso) ma, aggiungo, a spese complete del sacro. Infatti parlare in termine di "sacro" non ha più senso, in primis in molto clero.

La spiritualità, lo ripeto, non porta affatto nell'iperuranio (concetto filosofico ideale) ma modella la realtà umana e la illumina dal di dentro facendolo capire chiaramente.
Di certo tutto ciò non avviene senza sforzo perché chiede pazienza, tempo, dedizione e sacrificio. Anche in latino si diceva "per crucem ad lucem", per indicare che chi riceve lo spirito deve in qualche modo faticare non poco per prepararvisi, come le vergini sagge.

Il vangelo ci ricorda che esse cercano di stare in piedi tutta la notte per attendere lo Sposo, badando bene di conservare dell'olio in più per non far spegnere la fiamma dalle loro lampade. In questo senso, il cristiano è colui che veglia, che non si mescola con tutto ("[...] non ogni cosa è utile, [...] perciò non mi farò dominare da nulla", dice l'Apostolo in 1 Cor 6, 12), che non ha l'avventatezza e la superficialità delle vergini stolte. Se lo spirito non dovesse avere il predominio su tutto, non si capisce perché nella tradizione ascetica si parla della diakrisis, ossia di discernimento spirituale!

Perciò accostare Chiesa e osteria è quanto meno ridicolo e non importa affatto che lo possa aver detto un papa, il ridicolo rimane! L'osteria da sempre ha rappresentato un luogo in cui, assieme ad una certa comprensibile ricreazione si possono avere atteggiamenti antievangelici. La chiesa è il luogo della preghiera, l'osteria giunge ad essere il luogo della bestemmia. Le osterie, soprattutto un tempo, erano il luogo privilegiato in cui si comunicavano idee eversive. Di qui la preoccupazione del Curato d'Ars nel vedere osterie aperte e frequentate che portano inevitabilmente a chiudere le chiese, ieri come oggi. (Non citerò la diffidenza del Crisostomo per gli svaghi, per non attirarmi la solita critica: è orientale!).

La conseguenza è chiara: per il cristiano ha senso vivere nel mondo solo non essendo del mondo, come già insegnava la Didaché nel II secolo, epoca in cui il monachesimo ancora non esisteva (affinché non si dica che questo stile va bene solo per i monaci, continuando a vendere fumo!).

In conclusione

Come vede dopo la nostra lunga chiacchierata emerge una cosa lampante:

Io, per pura onestà con le fonti cristiane, affermo che il proprium del Cristianesimo è la spiritualizzazione del mondo tout-court, che si esprime in una reale e concreta esperienza di elevazione umana con la quale si ridimensiona e si disciplina la ratio, il corpo e la psiche.


Lei, nella moda attuale di fatto antropocentrica, svende un'idea di Cristianesimo che per me è senz'altro adulterata con un predominio dell'umano in quanto umano (seppur motivato formalmente dal vangelo) e del carnale per se stesso, sganciato da un'autentica ed effettiva prospettiva spirituale. 
Poi lei mi dice che questa sarebbe una "spiritualità incarnata". Io abituato a vedere la realtà delle cose e a chiamarla con il suo nome, so, al contrario, che un animale che cammina come uno struzzo, agisce come uno struzzo, rumoreggia come uno struzzo è... uno struzzo, non un cigno! Questa dunque non è affatto spiritualità evangelica.

In un certo senso anche lei è onesto: non fa che ripetere quella che è la vulgata corrente, una vulgata che, a dire il vero, porterà alla totale dissoluzione del cristianesimo in pura antropologia. Ciò, d'altronde, è già di fatto avvenuto nelle nostre regioni.

Possiamo concludere vedendo nello sfondo delle idee del lettore che ci ha scritto lo stadio precedente alla morte del cristianesimo poiché esse rappresentano, nel loro attraente ed ingenuo vitalismo, un reale agnosticismo ed indifferentismo religioso: lo spirituale è "aleatorio, sfuggente, iperuranico". Il contingente secolare, comunque lo si chiami o giustifichi (tirando in ballo l' "incarnazione" o altro) rimane l'unica cosa che conta davvero.

17 commenti:

  1. Pietro, apprezzo lo sforzo, ma non ha interpretato correttamente il mio pensiero, forse perché espresso in poche righe e forse perché lei cova un sentimento anticattolico e forse anche antiumano. Innanzitutto mi lasci dire che tutta la sua mania ossessivo compulsiva sulla spiritualizzazione del cristianesimo è smentita da due fatti: la creazione dell’uomo da parte di Dio e l’incarnazione di Dio in Gesù Cristo. Vero Dio e vero uomo.
    Le ricordo che Innocenzo III nel 1208 bandi una crociata contro i catari i quali avevano una visione del corpo come prigione dell’anima e propagandavano più o meno un’idea di cristianesimo simile alla sua, tutta ariosa, completamente sganciata dalla realtà umana, accessibile solo a pochi eletti. Tuttavia Gesù è venuto per salvare tutta l’umanità, non solo i monaci del monte Athos. L’oggetto del cristianesimo è un’umanità nuova lavata dal sangue di Cristo e asciugata con i raggi di calore emanati dalla risurrezione di Cristo, quindi un’umanità spiritualizzata; il soggetto destinatario di questo obiettivo è l’umanità peccatrice, ferita e segnata dal peccato originale che è chiamata alla redenzione abbracciando la spiritualità evangelica. Non ha senso come lei dividere lo spirituale dal corporale. Il discorso del mio post era da intendere come un’integrazione della Cattolica rispetto all’ortodossia che purtroppo pare essersi fermata nel tempo come una fotografia, infatti è indietro di ben quattordici concili e di secoli di speculazione teologica e filosofica. Non può esserci spiritualità senza un corpo che la vive; non può esserci corpo senza atteggiamento spirituale; il cattolicesimo offre una sintesi equilibrata di una vita umana spiritualizzata vissuta pienamente corpo-mente-anima nel cammino verso la redenzione eterna, il vero ed unico luogo finale in cui l’uomo troverà la sua autentica dimensione corporea e la sua autentica dimensione spirituale: Dio sarà tutto in tutti. Ma già su questa terra in cui Dio si è reso partecipe della natura umana noi siamo chiamati a partecipare alla natura divina, cambiando e trasformando la nostra vita corporale perché sia un riflesso della Grazia divina che ci accoglie e ci trasforma. Ovviamente nulla possiamo senza la Grazia.
    La divisione manichea tra Oriente e Occidente non l’ho proposta io, ma la propone lei in tutti i suoi post dove presenta l’Ortodossia come la panacea di tutti i mali, come se per essere pienamente cristiani noi cattolici dovremmo abbandonare le nostre sante e venerabili tradizioni per seguire quella delle chiese scismatiche orientali che il nostro Papa Francesco non esiterebbe a definire musei delle cere. Ovviamente il cattolicesimo non è perfetto, ci sono delle imperfezioni, ci sono state e ci saranno, una l’ha trovata lei nel dolorismo, ma non è un atteggiamento rappresentativo di tutto il cattolicesimo. Sono un cattolico di orientamento tradizionale e sono cosciente di tutti i problemi contemporanei che affliggono la Chiesa, i quali non sono imputabili al Concilio Vaticano II, ma anche al Concilio di Trento e a tutto il basso medioevo. A tal proposto vorrei ribadire che non ho mai creduto in una sedicente Età dell’Oro, ad una Chiesa perfetta, ad una liturgia perfetta. La Chiesa, non in senso mistico ma come insieme di riti e tradizioni, è sempre in crisi perché si occupa della crisi dell’umanità decaduta ed essa stessa composta di questa umanità che deve essere portata ai piedi del Calvario per morire e risorgere con Cristo per vivere pienamente la propria vita umana per raggiungere la meta finale: il paradiso. Quando dico che l’Oriente è solo spirituale, sfuggente e iperuranico, non intendo dire che l’Occidente rifiuta la spiritualità. La nostra tradizione è permeata dall’esempio di numerosi dottori della Chiesa, Santi e ordini religiosi che propongono diverse spiritualità.
    (prima parte)
    Urban

    RispondiElimina
  2. Come Lutero credeva nella sola grazia, sola scrittura e sola fede, l’ortodossia sembra credere nella sola spiritualità. Il cattolicesimo invece integra la sola spiritualità orientale, la incarna nell’uomo, la completa radicandola nell’uomo per trasformarlo ed orientarlo totalmente a Cristo. Lei parla come se io glorificassi il corpo umano decaduto, e per questo motivo sdoganassi i peccati carnali. Non è così, in quanto uomini siamo chiamati a comportarci da uomini, a vivere come uomini, pienamente uomini mondati dal peccato e risorti in Cristo, il più possibile simili a come Dio ci creò in Eden. Per questo noi cristiani siamo portatori di una nuova civiltà, di un nuovo modo di vivere e pensare rispetto al paganesimo, perché noi battezzati non siamo schiavi di Dio come i pagani che erano schiavi degli Dei pagani, degli idoli, e dunque facevano dei loro corpi delle cloache d’impurità per compiacere i capricci divini; noi cristiani attraverso la nostra vita umana, carnale, corporale trasmettiamo Dio, i nostri corpi sono il tempio dello Spirito Santo e dunque devono comunicare questa novità, Dio è in noi come noi siamo in Dio. Tutto ciò che dico non è antropocentrismo cristiano. Nella mentalità pagana, senza Cristo, l’uomo corporale sarebbe schiavo del peccato, il suo corpo sarebbe solo carne da macello offerta sull’altare del peccato. Invece nella visione teocentrica cristiano-cattolica Dio ha creato l’uomo corpo-mente-anima che è un tuttuno e grazie al Dio-uomo Cristo ha la possibilità di vivere divinamente, ora in maniera simbolica, alla fine dei tempi in maniera reale e piena.
    Ovviamente il mio accenno all’orgasmo di Santa Teresa era provocatorio, ma torno a ripetere che nella tradizione cattolica l’uomo ha sempre cercato di incarnare in sé la Grazia ricevuta, di imitare Gesù, di vivere in tutte le sue forme carnali e spirituali la salvezza ricevuta. Prova ne sono le miriadi di ordini religiosi, le infinite schiere di Santi e di Beati rispetto ai quali i fedeli sono chiamati ad imitarne la vita. Vedo che lei ha molti sospetti circa il corpo dell’uomo che le ricordo essere creazione divina, anzi, il capolavoro della creazione, Dio vide che era cosa molto buona. E’ vero che il diavolo si è impadronito dei nostri corpi, ma Dio ha mandato suo Figlio a vivere sulla terra e morire e risorgere perché questi corpi da lui creati vuole riprenderseli, li vuole fare tornare come prima, nell’Edena, anzi forse ancora più perfetti. Questo suo continuo puntare sulla spiritualità come se fosse sganciata dal corpo, come se fosse una capsula esterna da inserire nel cervello o nel cuore delle persone è controproducente. La spiritualità è un servizio al corpo e alla vita umana per santificarli e renderli perfetti: l’obiettivo in un modo o nell’altro è il raggiungimento della salvezza eterna in obbedienza alle leggi divine. Del resto come si potrebbe esprimere la spiritualità se non con le azioni corporali? La liturgia è un sommo esempio di una corporeità santificata e “dvinizzata”, messa al servizio di Dio, trasfigurata in Esso.
    Come ha detto lei e come dicono i padri della Chiesa la soluzione è l’uomo tuttuno corpo-mente-anima, la spiritualità è al servizio dell’uomo, è una bussola che deve orientarlo e non comprimerlo. La spiritualità è un sentiero sul quale l’uomo cammina con i suoi piedi sporchi, con le gocce di sudore che cadono a terra, per arrivare finalmente alla fonte per lavarsi e pulirsi e diventare un uomo nuovo e pulito in Cristo.
    (seconda parte)
    Urban

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    1. Quello che lei dice ha tratti DIFFUSAMENTE IDEOLOGICI quindi rifiutabili tout-court, soprattutto il modo in cui apre il discorso con la continua voglia di contrapporre cattolicesimo ad ortodossia, mentre da parte mia non c'è questa disposizione ma l'analisi di dati generali confrontati ad alcune fonti.

      Siccome ha bisogno di colpire il lettore deve dire che io non la capisco perché sono antiumano e anticattolico, ma qui siamo veramente nell'iperuranio! Colpirà solo chi avrà un comprendonio molto infimo, non chi capisce bene cosa sta in gioco dietro a tante parole.

      Si immagina, lei, se in un corso universitario di letteratura ascetica al docente che le spiega cosa sostenevano Barsanufio, o Kalliniko nei riguardi del corpo, lei se ne venisse fuori dicendo: "Professore, Barsanufio e Kalliniko non ci capivano nulla e se lei si oppone alla mia opinione è antiumano e anticattolico!".

      Le giuro che se io fossi quel professore la sbatterei immediatamente fuori di classe, poiché dimostra di non essere in grado di comprendere l'analisi di certi dati e li mescola con immaginarie caratteristiche personali di chi glieli spiega come se ci fosse una connessione necessaria tra le opinioni e le immaginate caratteristiche personali.

      Io potrei essere la persona più sensuale e razionale della terra, mettiamo. Ma PER ONESTA' non posso mettere in bocca al vangelo cose sensuali e razionaliste che il vangelo o le fonti antiche non hanno, solo perché non accetto quanto evidentemente tali fonti sostengono.
      Ecco cosa ci differenzia!

      Io non vendo fumo e non mi metto tra gli incantatori di serpenti. Se lei lo vuole fare libero di farlo ma non avrà più ospitalità nel mio blog che ospita tutti a patto che siano onesti, non manipolatori delle fonti!

      Il cristianesimo è seguire Cristo, non un'idea di uomo puramente umana con la scusa di Cristo come oramai si pubblicizza ampiamente.
      Ecco perché per capirlo dobbiamo sempre confrontarci con le fonti antiche che sono valide SOPRATTUTTO oggi. E questo dimostra dove sta il cristianesimo di plastica dal cristianesimo che rispetta la sua vera identità.

      L'Ortodossia su quanto evidenzio segue l'impostazione antica (anche se non la vive ovunque). Se non la seguisse non mi interesserebbe affatto. Questa impostazione la riscontro in alcuni mistici cattolici da me citati ma che a lei, guarda caso!, non interessano. Dunque non è in realtà una questione confessionale come mi sta sbandierando e dietro la quale si nasconde!

      Quello che rende autentica una realtà cristiana non è tanto il titolo di cattolica o di ortodossa (che alla fine sono etichette) ma se è collegata in modo reale e autentico con le fonti antiche a cui dice verbalmente di fare riferimento.
      Analogamente, quello che differenzia un buon falegname da un falegname non sempre buono, non è il cognome sulla targa della ditta o come si presenta a parole, ma la capacità di applicare coerentemente e realmente l'arte della falegnameria quando gli è richiesta. Il resto sono balle che per il falegname capirà sicuramente. Non altrettanto per il campo religioso e qui si chieda il perché.


      Io nel suo scritto non vedo tanto il cattolicesimo (che ha dentro un po' di tutto) ma le sue posizioni personali, oggi divenute vulgata corrente che influenza, però, diversi ambiti cattolici.

      Quello che uno scrive (provocatorio o meno) si deve interpretare per come sta e da lì discendono inevitabili conseguenze, che sono poi quelle che ho tratto. Quindi ho interpretato il suo scritto nell'unico modo sensato in cui era possibile leggerlo: se la spiritualità è eterea e iperuranica, l'unica cosa che conta è la visione contingente e terrena (religiosa o meno che essa sia).

      Al contrario, nelle fonti cristiane, la proposta è l'uomo intero ma SPIRITUALIZZATO, cosa che a lei di fatto non pare interessare poiché questa prospettiva le sembra irreale, "come un satellite fuori dal corpo".

      ...

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    2. ... Il corpo stesso, per la rivelazione cristiana è ambivalente, cosa che non mi sembra le entri in testa tant'è che, pur di avere ragione a tutti i costi distorce la realtà e mi attribuisce l'idea che per me il corpo sia solo "carne da macello": non ci ha capito proprio assolutamente niente!

      È vero che non c'è spiritualità senza corpo ma questo corpo per avere spiritualità deve essere TRASFIGURATO, non deve rimanere nella condizione che a lei pare essere comunque buona, al punto che non pone lo spirito sopra tutto ma il corpo e la psiche.

      Dunque perché ne parliamo ancora? Mi sembra di averle dedicato fin troppo tempo senza aver minimamente convenuto su un punto essenziale ...

      Con le parole si possono dire molte cose, pure che un cerchio è quadrato e che un quadrato è un cerchio. Poi è la realtà dei fatti che ci mostra su quale terreno stiamo camminando, se sull'amor sui o sull'amor Dei. Tertium non datur!

      La prego di non proporre veleno in pillole tipo "la spiritualità è al servizio dell’uomo, è una bussola che deve orientarlo e non comprimerlo". Cosa significa "non comprimerlo"? Non sacrificarlo? E adesso non mi dica che la capisco male perché sono animato da cattive intenzioni!
      Scrivere così significa non avere mai capito in vita cosa significa la spiritualità che è spesso "per crucem ad lucem", ossia un camminare nella via stretta e spinosa, subendo anche delle prove (che non ci cerchiamo!) come Giobbe, via che sola porta al Paradiso. Questa è una vera e propria "compressione" del proprio egoismo!
      Perciò il Cristianesimo è prima di tutto rinuncia, non autoincensazione o somatolatria narcisistica con la quale, al contrario, si pompa l'egoismo all'inverosimile (Si legga i trattati ascetici prima di parlare).
      Lo accettiamo? Siamo cristiani. Non lo accettiamo? Liberi, ma smettiamola di abusare del nome "cristiani".

      Giustamente in Oriente si dice: "Dai il sangue ed avrai lo spirito!", non perché dobbiamo fare del nostro corpo una macelleria, ma perché dobbiamo vivere nella rinuncia per espandere lo spirito. Chi vive in poltrona o scambia il cristianesimo per opere sociali in cui riceve la sua ricompensa non cammina nella prospettiva antica ma in un'altra realtà ed è bene che se ne renda conto, poiché qui non è questione do Ortodossia o di Cattolicesimo e neppure di "musei delle cere" o di altro, tutte balle per stornare il discorso dalla realtà credendosi poi nel giusto.

      Pensare che uno stile differente da quello autentico sia il vero vangelo è illusione e lei qui sta vendendo illusioni se usa un linguaggio anche tradizionale con l'intenzione di capovolgere gli antichi valori che non saranno mai museali: per crucem ad lucem.

      (Significativo che lei si professi "tradizionalista". Se i tradizionalisti pensano questo, cosa penseranno tutti gli altri? Ecco in che senso certi tradizionalisti sono proprio uguali uguali ai progressisti).

      Se lei mi ponesse delle domande lo accetterei, se lei mi argomentasse con una fonte autoritativa lo accetterei pure. Non accetto che lei pontifichi basandosi su se stesso senza sapere neppure la portata di quel che dice e dipingendomi come malevolo quando le sue affermazioni portano inevitabilmente alle conseguenze che io semplicemente mostro.

      Questo è l'unico motivo per cui io banno.

      Per il resto, lascio ad altri rispondere per me (ho dato troppo tempo e devo fare anche altro nella vita!)

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  3. purtroppo la spiritualità ha preso una piega sentimentale e carnale e terrena che sicuramente mal si adice alla Vera Via e Verità e Vita che ci indica Nostro Signore!

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    1. Il vangelo è chiaro. È onestà non adulterarlo. Poi se uno non lo vuole seguire fatti suoi, ma non può chiamare acqua quel che è vino e viceversa.

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    2. mi ha colpito il suo scritto ,penso che purtroppo il cristianesimo ha subito l'inquinamento di gruppi pentecostali protestanti e con la scusa di non spegnere lo spirito con l'imposizione di mani abusive fatte da laici,hanno assicurato la propagazione dello spirito dal basso...tempi di tenebra...restiamo fedeli al Signore e alla larga dai falsi profeti ...

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    3. I padri hanno una visione molto pratica: sanno che l'uomo come può santificarsi così può anche dannarsi e, in questo senso, hanno sviluppato tutta una serie di metodologie con le quali discernere pure i moti più delicati dell'animo. In un certo senso prima della psicologia loro erano degli psicologi ma con un fine: non giustificare la persona come sta ma farla crescere davvero in Cristo. Di qui i trattati sulle passioni con i quali, pur non disprezzando del corpo, ne diffidano. Il giusto equilibrio è facile perderlo: in questo modo o si passa a canonizzare l'uomo come sta (avviene oggi!) o si condanna tutto quello che è espressione dell'uomo, corpo compreso (è successo nel passato e lo si attribuisce a me, sbagliando totalmente!).

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    4. Evacuazione sarebbe meglio che evaquazione

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    5. "Dai il sangue ed avrai lo spirito!" se lo dice il patriarca di Costantinopoli va bene, se lo dice Veronica Giuliani e i penitenti battenti calabresi in quaresima non va bene. Evviva il pregiudizio! Guardi che io non ho mai detto, e sfido a provare il contrario, che l'uomo debba adorarsi narcisisticamente in quanto peccatore. L'uomo deve convertirsi, passare dalla croce per morire e risorgere con Cristo, e testimoniare la Grazia della salvezza ricevuta con una nuova vita da uomo nuovo che con ogni atto della propria vita loda e ringrazia Dio misericordioso. E' questa nuova vita, questa nuova creazione illuminata dall'incarnazione, morte e risurrezione di Cristo che, in ogni suo aspetto di gioia e dolore, deve essere testimoniata con le opere, caritative, artistiche, rituali, ecc. URBAN

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      Ho copiato-incollato l'ultimo intervento di uban. Poi non ne metterò più perché dimostra la sua indisposizione permanente a capire e a manipolare quello che io dico metodo questo che si addotta nei dibattiti politici da parte dei più beceri partiti.

      Dare il sangue per avere lo spirito non è MAI stato inteso in senso letterale in Oriente, Forse i flagellanti ne seppero qualcosa e lo interpretarono letteralisticamente ma questo è un errore.
      Personalmente non sono affatto un codino clericale che sta dietro a tutto quello che dice un vescovo o un patriarca. A me interessano le fonti, le basi comuni, non i partiti clericali!
      Non ho mai avuto una visione istituzionalista, dove può accadere che l'istituzione (terrena) sostituisca il càrisma in senso evangelico soffocandolo. Non è una mia mentalità, questa!

      Ho spiegato bene cosa significa il passo su evidenziato e ironizzarci indica solo un cattivo spirito e un segno che il dialogo non esiste più e si sta rapidamente andando in una direzione pericolosa.

      Il perfezionamento religioso dell'uomo, a cui lei accenna, ha senso solo in una prospettiva spirituale, prospettiva che lei rifiuta nel senso tradizionale da me indicato, e me lo ha mostrato ampiamente.

      Vede, quanto esprime non è tanto un "adattamento" delle tradizioni antiche alle condizioni del nostro tempo, ma una vera e propria "evacuazione", un annichilimento della sostanza del cristianesimo, per quanto usi termini tradizionali che possano non farlo sembrare.

      Non perderò dunque più altro tempo.

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  4. Le posizioni del lettore spiegano bene perché oramai un certo clero sia tentato di spiegare lo Spirito santo come la manifestazione della "coscienza personale" dell'uomo. Dal momento che lo spirito spiegato nel modo tradizionale è "aleatorio, sfuggente, iperuranico", l'unico modo di comprenderlo razionalisticamente è identificarlo con la coscienza dell'uomo.
    Questo, però, non è cristianesimo ma eresia.
    Aver sempre più scambiato la spiritualità per uno psicologismo antropocentrico ha portato a queste conseguenze.
    Certamente se 70 o 150 anni fa non lo si poteva sospettare o vedere chiaramente, oggi è chiarissimo.
    Nulla nasce a caso e certi risultati provengono da una lentissima gestazione storica causata da fatti ben precisi, orientamenti culturali e religiosi ben precisi, nonostante resistenze in senso contrario.

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  5. Gentile Pietro,
    Mi permetta, senza polemica, di spezzare una lancia in favore di Urban. Sottoponendo i suoi testi ad alcuni conoscenti esperti, emerge che in alcuni tratti il suo scritto cade in quel pessimismo gnostico che svaluta le realtà corporee. I padri della Chiesa la smentiscono. Alcuni esempi. Ireneo da Lione nella sua opera rivendica l'originaria santità del corpo, della carne e della materia non meno che dello spirito. Si legga anche Basilio la cui opera è un inno alla dignità dell'uomo che è stato riabilitato da Cristo. Basilio si può definire padre della dottrina sociale della Chiesa. Da ricordare anche le parole di ammirazione pronunciate da Gregorio di Nazianzo su Basilio proprio per il suo lavoro sulla testimonianza che il cristiano è chiamato a porre in essere nella vita e nel corpo quale uomo nuovo in Cristo Propri Gregorio Nazianzo nel suo lavoro ha messo in grande rilievo la natura umana di Cristo e le ripercussioni che ciò ha avuto sugli uomini che sono chiamati nella loro natura a diventare come Lui. Anche Gregorio di Nissa loda la dignità umana come dignità che gli uomini hanno ricevuto da Cristo. Ilario di Poiters arriva ad affermare che "Cristo si è fatto la carne di tutti noi" e noi siamo chiamati ad imitarlo nelle opere della nostra vita. Le opere, la carità, le devozioni, le rappresentazioni della fede, la liturgia, la vita quotidiana, tutto ciò che lei chiama espressione psichica, caro Pietro, per i Padri della Chiesa è imitazione di Cristo nella propria vita e conversione attiva nella quotidianità verso il regno eterno di Dio. Girolamo ci esorta ad accordare la vita con la Parola divina perché in ogni essere umano è presente la persona di Cristo. Secondo Giovanni Damasceno nella creazione la materia, a causa della creazione, appare come divinizzata, è abitazione di Dio e così anche la creatura umana. Egli è il padre dell'ottimismo cristiano che vede il bello, il buono e il vero nella creazione.

    continua...

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    1. Per favore, non mi faccia la pappardella di Urban che il tempo è breve e non posso stare al pc tutto il giorno!

      Libero di parteggiare per chi vuole, ma si è appena.... CONTRADDETTO!!
      "Ireneo da Lione nella sua opera rivendica l'originaria santità del corpo, della carne e della materia non meno che dello spirito."
      Ireneo di Lione parla della santità ORIGINARIA, ossia di quella prima del peccato ancestrale.
      Dopo il peccato ancestrale qualcunque asceta di buon senso e santità provata sa che non ci si può fidare/affidare totalmente alla realtà creata come sta poiché il corpo stesso dell'uomo, come ho ripetuto fino allo sfinimento, è malato spiritualmente, essendo soggetto alle passioni, e si ammala pure somaticamente (malattie e morte).

      I padri greci, molto più dei latini e infinitamente di più di Agostino, hanno una visione molto positiva dell'uomo, un ottimismo antropologico, si è scritto. È vero. Questo è dato dalla coscienza che con la Resurrezione Cristo ha aperto una epoca totalmente nuova.
      Ma i padri sono realisti. Basilio di Cesarea che lei mi cita, ha consigliato Gregorio di Nissa di andare in monastero. Lui stesso è considerato un patriarca per i monaci di Oriente. Che vuol dire questo? Il monastero è la "palestra" dei deboli, l' "ospedale" dei malati. Così è dipindo dai padri. Quindi ottimisti quanto si vuole, ma realisti nel modo più vero possibile.
      E realisti perché? Perché l'uomo non viene salvato se non lo vuole, se non si dispone in modo da poterlo essere.
      Ecco allora la lotta contro le passioni che stravolgono la sua interiorità e la sua psiche.
      Ecco la disciplina monastica.
      Ecco la continua preghiera, preghiera pure ininterrotta.

      Se il corpo fosse nella disposizione ottimale per poter comunque avere la "veste nuziale" ed accogliere il suo Sposo, non ci sarebbe bisogno di tutto quel sudore. Ma Basilio non meno di tutti i legislatori monastici lo sa bene: lo Spirito ha bisogno di trovare un uomo pronto perché come sta non lo è affatto.
      L'ottimismo antropologico, dunque, si sposa sempre con il realismo.
      Oggi, al contrario, si pensa che l'uomo va bene come sta poiché si ha perso la dimensione autenticamente spirituale, quella, per inciso, che faceva dire al migliore tra i santi di essere comunque indegno e peccatore.

      Nella Divina liturgia di san Basilio Magno al contrario, c'è una preghiera che recita: "Sovrano amico degli uomi­ni, che per noi sei morto e risuscitato e ci hai donato questi tremendi e vivificanti misteri a beneficio e santifi­cazione delle anime e dei corpi, fa’ che essi siano an­che per me salute dell’a­nima e del corpo, vittoria contro ogni avversario, illu­minazione agli occhi del mio cuore, pace alle mie potenze spirituali, fede sen­za rossore, amore sincero, pienezza di sapienza, osser­vanza dei tuoi comanda­menti, aumento della tua di­vina grazia e possesso del tuo regno".

      Questo per mostrare chiaramente che l'uomo come sta non è affatto perfetto, nonostante gli eventi salfici operati da Cristo.
      I misteri (il sacramento eucaristico) sono farmaci, per la salute l'anima e il corpo poiché entrambi, nella condizione ordinaria, sono malati.

      Se il santo sa bene di essere peccatore, nonostante le sue virtù, è perché ha veramente capito cosa sia la dimensione spirituale, lo Spirito.

      Sono molto allarmato che tutto ciò non sia per nulla capito oggi e soprattutto tra chi mi risponde in questa sede che, a differenza delle masse, cerca di capirci qualcosa di cristianesimo.

      Questo è solo segno di apostasia, per quanto non sia ben chiaro a chi la professa.

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    2. "Secondo Giovanni Damasceno nella creazione la materia, a causa della creazione, appare come divinizzata, è abitazione di Dio e così anche la creatura umana. Egli è il padre dell'ottimismo cristiano che vede il bello, il buono e il vero nella creazione."

      Sono autore di una tesi di 500 e più pagine sulla cosmologia nei padri della Chiesa dove si parla pure della bontà del creato. Essi, però, sanno che tale bontà è stata sconvolta e pure nella creazione si è introdotta la ferita della malattia e della morte.
      La realtà creata, dunque, è segnata non meno del'uomo.
      Il rinnovarsi spirituale dell'uomo è il presupposto indispensabile per introdurre anche nella creazione il germe dello stato futuro nel quale non ci sarà più decadenza e morte. Dire questo, affermando la preminenza dello stato spirituale su quello materiale, è realismo cristiano, non "pessimismo gnostico"!
      Sappiamo quali siano le basi del Cristianesimo e, quando leggiamo gli scritti dei Padri, siamo veramente sicuri di averli interpretati correttamente o ci proiettiamo quello che sta meglio a noi?

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    3. Anche Benedetto XVI insisteva continuamente sull'imprescindibilità del rinnovamento spirituale.

      Paolo

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  6. Dunque Pietro, lei vorrebbe una spiritualità chiusa in un cassetto, in un enciclopedia, custodita segretamente: ma a chi e a che cosa servirebbe una tale spiritualità? Invece tutti questi padri ci dicono che siccome Cristo ha santificato la natura umana con l'incarnazione ed il mistero pasquale, allora l'uomo non deve avere solo una fede salda, come un etichetta appiccicata in fronte, ma anche applicarla e impegnarsi nelle opere per plasmare la città di Dio, anticipo del regno celeste. Il tutto con l'aiuto della grazia che è lo Spirito Santo. Ecco il motivo della moltiplicazione delle opere di carità che hanno contraddistinto il cattolicesimo, il fiorire di sempre nuove famiglie religiose, la continua e incessante proclamazione dei Santi, l’istituzione di patroni per ogni aspetto della vita sociale dell'uomo, la creazione artistica e la rappresentazione carnale intesa come imitazione degli eventi salvifici per spronare alla conversione, la vitalità che è continuazione nella propria vita battesimale e della redenzione ricevuta in dono da Cristo. Le cito infine Rabano Mauro che ci indica come l'esperienza cristiana debba essere vissuta con l'anima, con il cuore e con i sensi perché la fede non è solo pensiero ma tocca tutti i nostri sensi. Ma anche Anselmo d'Aosta rivendica che la fede deve essere radicata nell'esperienza umana e corporea per non parlare di Guglielmo di Saint-Thierry secondo il quale l'uomo deve incarnare nella propria vita quel Dio che lo ha creato a sua immagine e somiglianza. Sicuramente anche lei riconoscerà che la fede ha bisogno di essere espressa nella vita quotidiana e nelle espressioni rituali e religiose come atti di incessante conversione in corpo e in spirito per plasmare l’uomo nuovo. Nel cattolicesimo come nell'ortodossia ci sono esempi buoni e cattivi. Certo, dall’occidente l'immagine dell'ortodossia é quella di una religiosità statica, quasi rafferma, ma la visione della vita veramente cristiana è quella in cui spiritualità e umanità convivono e coesistono nell'uomo nuovo.

    Roberto

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    1. Roberto, lei sfonda porte aperte.
      Nel mio discorso non ho nulla contro il coinvolgimento dei sensi e delle realtà corporee nel Cristianesimo. La liturgia ci insegna che tutto l'uomo viene compreso nella celebrazione. Le narici sentono il profumo dell'incenso, gli occhi ammirano i colori dei dipinti e delle icone, la mente nel suo piccolo contempla la successione dei misteri salvifici.

      Ma il problema nasce quando si reputa che il punto di arrivo, la realtà che fonda tutto, lo Spirito, appunto, quello che "accende" la nostra sfera spirituale interiore, sia qualcosa di "etereo e disincarnato", qualcosa che di fatto non ci interessa poiché quello che è importante è la sfera psichica e somatica e la spiritualità si fonda su queste realtà e basta. Senza la reale prospettiva spirituale (che non è moralismo o semplice "dover fare") non c'è autentico stimolo al miglioramento perché si rimane sempre nell'al di qua, nel puro terreno.

      Tra affermare ciò e arrivare a dichiarare che comunque, tranne qualche marachella da non fare, l'uomo va bene sempre come sta, il passo è breve. Allora si giustifica pure papa Francesco nella risposta a Scalfari per il quale basta obbedire alla coscienza ed è tutto ok.

      Non so se ha notato il baricentro nel quale fa gravitare tutto quel signore con il quale mi sono fin troppo soffermato.
      In questo caso, e lo ringrazio ancora, porta l'acqua al mio mulino: siamo dinnanzi ad una ennesima manifestazione di ordine psichico, non spirituale.

      Saremo in una posizione migliore se, pur non capendo come lo Spirito interviene e non sapendone riconoscere i segni, non assolutizzassimo la sola dimensione somatica e psichica in quel modo.

      No, qui siamo decisamente in una dimensione fortemente antropocentrica, con qualche aggiustamento formale tratto dal vangelo. E, si badi bene, chi ha scritto è un "tradizionalista"! Chissà che scriverebbe chi non lo è!

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