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giovedì 2 aprile 2015

Stanchezza dei preti, stanchezza dei fedeli

Non è mia intenzione fare le pulci su ogni cosa si diffonde su internet ma a volte ci sono notizie diffuse in modo tale da far molto riflettere.

Di quest'oggi è la notizia che i preti sono stanchi e che pure il papa lo sarebbe. La frase pare essere stata pronunciata dal papa stesso. I mezzi di diffusione mediatica hanno ben messo l'accento su questa frase per indicare che, in fondo, anche i preti sono come la gente comune, tutti sono uguali nel nostro mondo massificato!
Noto oramai da tempo un'impostazione fortemente umanistica nelle parole di questo pontefice, come se il punto di osservazione del cristiano debba partire da constatazioni puramente umane e finire in altrettante constatazioni umane. Sarò sincero, anche a costo d' inimicarmi qualcuno: questa non è mai stata l'autentica prospettiva cristiana!

La stanchezza è un'esperienza umana ben comprensibile, soprattutto oggi. Ma c'è stanchezza e stanchezza. La stanchezza del corpo è una cosa, quella dello spirito è di ordine completamente diverso. Ed è proprio della seconda stanchezza che, pare, il pontefice parlasse.

La stanchezza dello spirito nasce da diverse cause di ordine psicologico ed emotivo, nasce da delusioni, dal fatto di sentire la propria vita senza un reale sbocco o realizzazione. Così oggi i preti (ma evidentemente anche certi fedeli) nella loro vita di fede si sentirebbero non realizzati? È lecito chiederselo ed è pure lecito pensare che per alcuni sia effettivamente così. Ma se è così, viene automatico porsi un'altra domanda: su cosa si basava, dunque, la vita cristiana di questi preti e questi laici? Evidentemente su un'attesa puramente umana!

Dal momento che nella vita di fede dovrebbe esserci un vero rapporto con Dio e considerato il fatto che per un credente Dio non è il Dio dei morti ma il Dio vivente, questo non può non creare una vivificazione interiore, certamente non eclatante, ma tale da motivare la persona, infonderle viva speranza e autentica gioia. I fatti sono fatti, le parole, anche consolatorie, rimangono flatus vocis!

Un giorno un neo papà mi disse: "Stanotte ho dormito pochissimo perché ho dovuto cullare il mio bebé, eppure sono felice". Anche nelle realtà umane ci sono situazioni in cui si può essere stanchi nel corpo ma vivificati nello spirito! 

Oggi, invece, vediamo e ci raccontano che chi dovrebbe darci una speranza e dovrebbe testimoniarla è, per primo, stanco nello spirito. Che dovevano dire i martiri che avevano tutto il mondo contro ed erano falliti umanamente ma nei quali sgorgava la sensazione viva della presenza di Dio che li rendeva ilari al punto che per i pagani erano pazzi? Che doveva dire sant'Atanasio che aveva il mondo eretico contro, praticamente tutto l'impero di allora, eppure nelle battaglie era sereno?
Nel caso dei preti e dei fedeli stanchi di oggi non si sarà mica oscurata la grazia, la viva sensazione interiore della presenza divina, al punto che essi ragionano oramai solo in modo puramente umano? Non è una domanda formale perché ci indica che, se le cose stanno così, questa gente non ci condurrà da nessuna parte!

10 commenti:

  1. Risposte
    1. Bene diceva Cristo: l'albero lo si riconosce dai frutti!

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  2. Concordo. Concluderei che a questo punto sarebbe meglio ripartire dall'10 febbraio 2013. E far finta che questi due anni siano stati solo un brutto sogno.

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  3. Sento parlare spesso di gioia e allegria dai pulpiti. Ma quello che realmente vedo e percepisco è, purtroppo, noia. E questa porta decisamente alla stanchezza e allo sconforto. Aggiungo che lo spirito non si puo' nutrire di cose materiale e sociali, ma appunto di cose spirituali; è il cibo che manca..

    nikolaus

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    1. Una realtà ecclesiale che ha perso la via per la spiritualità (che non è quella New-Age, il sentimentalismo, il fideismo miracolistico alla Medjugorie o il semplice "vojemose bene" lavorando nel sociale), a che serve? Non servono neppure a loro stessi e infatti si deprimono (o per dirla gentilmente si "stancano") ...

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  4. S.Giovanni Bosco pur avendo tutti quei problemi con tutti quei ragazzi (e gli mancava addirittura il pane) non si stancava, anzi era sempre gioioso e allegro: Ma volgeva il suo sguardo solo a Dio; (fatto è che ci credeva davvero).
    Dico questo, perchè Don Bosco era un prete cosidetto di strada, ma anche vero prete, dedicatosi a Dio.

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    1. Non conosco la vita di questa persona ma una cosa è certa: è caratteristica della santità quella di portare grande pena per le sorti del mondo e contemporaneamente grande gioia per la provvidenza di Dio; grande pena per le sofferenze morali e corporali e contemporaneamente grande gioia nello spirito per la sensazione di vicinanza di Dio; grande pena per l'incomprensione e l'isolamento e contemporaneamente grande gioia per la comunione con i santi!

      Solo la perdita della prospettiva verticale (o la chiusura verso Dio) ha determinato nei chierici e nei cristiani la speranza solo per le cose di quaggiù e, nel momento in cui queste svaniscono, arriva l'abbattimento e la .... stanchezza!

      Può mai un chierico che confida in pratica solo nelle sue forze e nella speranza per la sola terra innalzare gli altri? No, evidentemente: odorerà con l'odore delle sue pecore!

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  5. Articolo condivisibile fino alle virgole, ha ragione Mazzarino, vorrei chiudere gli occhi e pensare che è stato un tremendo sogno durato 2 anni, che quando li riapro stasera alla Via Crucis sento ancora le bellissime meditazioni finali pronunciate con il familiare accento tedesco appena appena accentuato......

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    1. Purtroppo quella persona è di una banalità affliggente e più si scopre più lo coprono con osanna e brividini come dinnanzi ad una rock-star...
      Lo stesso "odore delle pecore" che il pastore deve avere quando sta tra loro (egli lo dice!) non meriterebbe neppure un commento, tanto è fuorviante!
      Il pastore se non porta il PROFUMO DELLA CHIESA, che è profumo di santità, tra le pecore e porta loro il loro stesso odore (o cattivo odore) non ha dato loro nulla di nuovo. A quel punto possono ben dirgli: "Non hai nulla di nuovo da portarci!". L' EVANGELION, ossia la buona notizia, in questo contesto non esiste più: il pastore che odora delle pecore e non della grazia di Cristo non ha alcun evangelion da dare, porta agli altri quello che altri già hanno. A quel punto non serve più.

      Questo ragionamento elementare non riesce a stare in quella mente e non perché ne sia incapace (è capacissimo nelle relazioni politiche e sociali!) ma perché, evidentemente, non è in grado di vederlo o di viverlo.

      Grazie Signore, per questa pena, dal momento che non possiamo meritare altro!

      "Stai all'inferno e non disperare!", diceva un santo monaco...

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  6. Articolo che coglie nel segno! Non c'è che dire, bello!
    Buona Pasqua.
    Paolo

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