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lunedì 20 aprile 2015

Una risposta a Maria Guarini

Chiedo scusa ai miei lettori se mi servo di questo spazio per porre le mie argomentazioni in risposta a Maria Guarini, una signora d'indubbia sensibilità tradizionale, animatrice del blog "Chiesa e postconcilio" e che, a mio avviso, gira attorno ai problemi ecclesiali senza coglierne l'essenza profonda. 

Per arrivare all'essenza profonda delle cose bisogna innanzitutto chiedersi quale sia l'intima indentità del Cristianesimo e che genere di trasformazioni questo si prefigga di fare nella persona. Se questo non è chiaro (il riferimento è senza dubbio all'antropologia biblica e patristica) o se è confuso si girerà attorno a se stessi pensando di dare "ricette" utili che, in realtà, non serviranno a gran che. 

Non ho nulla contro Maria Guarini verso la quale ho pure una certa simpatia ma dissento da alcune sue idee. Lo mostrerò brevemente. Essa scrive [1]: 

Ho già provato a dialogare con Pietro C. che provocatoriamente ha ripreso alcune discussioni iniziate qui approfondendole dal suo blog; ma ho desistito perché mi sono resa conto che è inutile. 

Non chiamerei provocazione una risposta ad un tema trovato altrove. Ma se questa risposta colpisce nel nervo le persone (indipendentemente dalla mia intenzione) evidentemente lo è. Allora non sono io a provocare ma altri a sentirsi provocati. Perché? 

Avrei da rispondere e riprendere molte delle sue affermazioni e chiarir meglio alcune mie, tra quelle scaturite dalle mie incursioni in quello spazio, che neppure ha pubblicato per intero

Questa è una menzogna (me lo permette?). Nonostante la sensibilità diversa che ci contraddistingue non l'ho censurata. Quello che mi ha inviato l'ho tutto pubblicato, ho risposto e non ho trovato alcun testo in sospeso scritto da lei. Perché ha bisogno di dire cose non vere? Sono mezzucci indegni di una persona di qualità quale lei pare essere.

Alcune delle sue analisi peraltro sono condivisibili, ma poi le porta a conclusioni estreme nella sua ottica, che la discussione alimenta oltre ogni dire. Noto che si ripresenta la stessa dinamica di tutte le dialettiche sofiste anche di altra provenienza: non colgono il focus del tuo discorso e ne prendono una virgola per costruirci altri interminabili castelli. 

Certamente posso sbagliarmi, come tutti. Ma qui non si tratta di prendere un particolare e di assolutizzarlo perché gli eventi evangelici hanno un forte valore e vanno tutti in una sola direzione (che è tutt'altro che un "particolare"): la comunione del creato con l'increato. Prendiamo l'evento della Pentecoste, ad esempio, e da lì tiriamo tutte le conseguenze per la vita della Chiesa e del cristiano. Ecco perché in At 2, 17 si scrive: "Negli ultimi tempi [ossia nei tempi della primitiva Chiesa che venivano sentiti come gli "ultimi"] i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno". Questa qualità di "profezia" non è legata ad un'immaginazione o, come avviene in certi movimenti religiosi, ad un'emozione psichica. Ci si deve quanto meno chiedere cosa sia e non passarci sopra come se nulla fosse.
Questo non è portate "agli estremi" un ragionamento ma mostrare il "punto di arrivo" del tutto, ossia quello che convenzionalmente si chiama "comunione con il divino" con tutte le conseguenze che se ne traggono.
San Massimo il Confessore, quando mostra che la volontà umana di Cristo seguiva quella divina, non annulla la volontà umana ma la pone in armonia con quella divina. E siccome l'uomo nel Cristianesimo diviene un "alter Christus", nella sua reale santificazione s'illumina questa dimensione interiore, in contatto con il divino appunto, che chiamo "spirituale" obbedendo all'antropologia antica. Questa sfera interiore ordina e disciplina tutte le altre (portate alla malattia) ed è qui la differenza tra il cosiddetto santo e chi non lo è. Siamo ben lungi da una "santità" di tipo unicamente etico o ad una "imitazione" esteriore ad un modello proposto.

Viceversa, chi non ha raggiunto questo livello corre sempre il rischio dell'illusione (così ben evidenziata nell'ascetica antica).
Io, in quanto uomo psichico come tutti, inizierò a sbagliarmi religiosamente quando assolutizzo la mia dimensione unicamente umana (quindi razionale e somatica) e penso sia illusione quanto si appoggia su un approccio spirituale semplicemente perché non l'ho ancora visto e non mi fido.

Il problema per il cristiano non è muoversi solo psichicamente (per cui il cristiano può definirsi pure "peccatore" o, per fare un esempio, inabile a nuotare) ma assolutizzare questa dimensione facendo implodere il Cristianesimo in se stesso (qui non è solo una questione di "peccato" ma di eresia e, per riprendere l'esempio, è come se dicessi che l'acqua non sostiene il mio corpo e tenessi gli altri lontani dal nuoto).

Ricordare queste basi non è una "dialettica sofista" (questo slogan tanto suona bene, quanto è fuorviante!) ma evidenziare le basi essenziali della rivelazione cristiana.

La differenza è che lui è intrigante perché porta argomenti; ma mancano i punti d'incontro e a me, francamente, manca il tempo (ne spendo già molto qui) per sviluppare fino in fondo certe tematiche complesse che spaziano dal livello psicologico a quello spirituale. Senza dimenticare (detto in soldoni) che sono livelli distinti ma interconnessi e che il loro equilibrio è nella grazia che scaturisce dalla retta fede. 

Grazie ma se sono "intrigante" come dice è perché queste cose non sono campate per aria! 
Vede, parlare in senso generico di "secolarismo nella Chiesa" (come succede sul suo blog) non serve a nulla se non si va al cuore dei problemi che, alla fine, è quello che le indico: lo smarrimento concreto della spiritualità e l'averla scambiata con un certo psichismo religioso (gliel'ho scritto ma non me lo ha pubblicato e non gliene importa affatto!).

Lei non incontra la mia prospettiva (che non è né occidentale né orientale ma cristiana tout-court). Se fossi in lei mi chiederei sinceramente dove mi sto appoggiando se sulle mie pie idee o sulla vera tradizione!

I livelli psicologico e spirituale sono senz'altro interconnessi (come ho accennato sopra) ma nel cristiano il primo segue e obbedisce al secondo che non è una favola, qualcosa d'inconsistente e vacuo ma è il contatto con il Dio vivente (Vedi, tra l'altro, l'antropologia cristiana di san Massimo il Confessore). 

E se Dio è vivo (e non una proiezione idealistica e psicologica) non può non lasciare dei segni nelle persone, per quanto discreti siano, a patto che esse sappiano disporsi convenientemente (una casa con le finestre chiuse non avrà mai la luce del sole in se stessa, neppure a mezzogiorno!). 

La sfera spirituale non è in semplice "equilibrio" con tutto il resto, come pare dire lei ma, se la persona vive realmente in Cristo, lo spirituale è predominante e dirige tutto il resto. (È normale che oggi, non capendolo, si invoca la democrazia nella Chiesa! Lei sarà contro la democrazia nella Chiesa in nome della tradizione ma se non arriva fin qui - ossia nell'intimo delle cose - non parrà altro che uno degli ultimi residui dell'Ancien Régime!)

Quindi non si tratta di fare un equilibrismo tra due cose ideali per mantenere un certo status quo e non turbare i pusilli che si scandalizzerebbero. 
Non si tratta di dire "troviamo una via di mezzo tra sfere e cubi e saremo nel giusto!", asserzione di aurea mediocritas ma che fa tanto "italiano". 

Si tratta di vedere quanto la Rivelazione ci pone sotto gli occhi e aver il coraggio di ammetterlo tirandone tutte le conseguenze: la Chiesa è per la Rivelazione, non è la Rivelazione per la Chiesa!

Quest'idea di fare un "equilibrio" tra due concetti, come se fosse un teorema astratto tra due equazioni, m'inquieta e m'indica che siamo ancora distanti dal capire l'ordine di valori disposto dalla Rivelazione. 

Si vedono tali cose al di fuori di loro stesse non nella loro intimità, come se fossero cubi e sfere, non come se fosse pane mangiato. Non siamo quindi nell'empireia cristiana ma in una descrizione astratta e teorica, da manuale. 
È come se io - che non capico nulla di motori - iniziassi a descrivere il funzionamento di un motore osservando un'automobile con il cofano chiuso. Chiunque direbbe che sono totalmente estraneo alla meccanica, anche se avessi imparato un manuale sui motori a memoria ma senza averlo capito. Ecco l'illusione e l'ardimento di chi parla e stabilisce cose senza esperienza! Bisogna sapersi fermare laddove ci sono cose che superano le nostre possibilità, non negarle perché noi non le capiamo adducendo motivazioni totalmente inconsistenti!

Negandole, si "ha chiuso a chiave la porta del cielo e buttato via la chiave impedendo a se stessi di entrare e ad altri di entrarvi", come direbbe il Vangelo: è l'appiattimento della Rivelazione al fatto solo umano in cui il divino è solo astrattamente affermato e all'atto pratico non serve. Riprendendo l'esempio: guai a chi si avvicina alla piscina e scopre che l'acqua sostiene i nostri corpi! Bisogna negare il fatto!


Alla fine penso che alimentare certe discussioni teoriche - ed è la stessa ragione per cui non mi lascio invischiare in altre sterili polemiche con chi mi insulta - ci distolga dal riaffermare limpidamente e serenamente la nostra fede e rubi tempo ed energia preziosi ad un impegno più serrato nel concreto. Ci sono delle priorità e non tutto dipende da noi.

Ecco che giungiamo al dunque! I temi da me sollevati sono teorici e non servono alla vita concreta! Dunque d'ora in poi si dovrà ritenere pure la santità cristiana degli asceti qualcosa di puramente teorico (logica lo vuole!).
"Dio è nei cieli, noi sulla terra e facciamo quello che pensiamo sia meglio [servendoci del nome di Dio]" Un principio con cui nella storia in nome di Cristo è stato fatto proprio di tutto! 
Questo è l'atteggiamento dell'homo religiosus! Come non rinvenirlo in filigrana pure dietro a tali espressioni?

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[1] L'intervento della Guarini che mi concerne si trova qui. Lo riproduco sotto per non sentirmi dire che, magari, me lo sono inventato.



La Guarini risponde ad un pusillus che equivoca totalmente le mie intenzioni (quando esamino l'intervista di un cardinale) pensando che condanno l'uomo, non che tiro le conclusioni da certe affermazioni che potrebbe dire chiunque, oramai. Sono persone a cui se indichi la luna si fermano alla mano. E la Guarini non è in grado di vedere questa cosa e contestarla onestamente. Significativo!

15 commenti:

  1. Per essere molto concreti e per nulla astratti (come mi si dice) propongo un giochino ai miei cari lettori; rispondere a questa banale domanda:

    CHE DIFFERENZA C'E' TRA L'ATMOSFERA DI UNA CAPPELLA E L'ATMOSFERA DI UNA BIBLIOTECA?

    Al vincitore non andranno premi pecuniari ma i miei più vivi complimenti! Il gioco inizia!

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  2. riprendo e concludo

    L'atmosfera riguarda i "vapori", cioè qualcosa "che non si vede", eppure c'è.
    La chimica-fisica spiega che in realtà non è "vuoto", essendoci massa.
    Ma se anche restassimo ai gas ideali, considerando nullo il corpo, saremmo pur sempre in un pneuma, che non è psichico, ma c'è.
    Ebbene nella cappella lo spirito è quello della Presenza di Dio. In biblioteca al massimo c'è lo spirito umano, menti che ragionano.
    Nella cappella non si smette di ragionare: ma la razionalità si arrende, non potendo pensare e disquisire di chi lo crea.
    Perchè è il fatto (Dio) a fare l'uomo e il pensiero umano, anche quello su di Lui, rivelandosi per primo a noi.
    Non le nostre idee, anche quelle su di Lui, a scrivere una sceneggiatura, soddisfacendo il bisogno psichico di un trascendente.

    ruggero

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  3. Non so se sia una risposta corretta, ma il gioco mi piace e ci provo...

    In entrambi i casi è raccomandato il silenzio. In Italia è comunque raro.
    In biblioteca il silenzio è per concentrarsi su un libro, un autore, uno studio.
    In cappella il silenzio è per adorare Dio.
    In biblioteca il centro sono ancora io, che mi do strumenti per ascoltare l'autore che mi interessa.
    Il libro è fatto di carta e l'autore fisicamente non c'è.
    In cappella al centro c'è Dio, al quale mi rivolgo, facendo comunione con Lui, presente nel tabernacolo.

    In entrambi i casi il mio corpo c'è.
    In entrambi i casi la mia psiche c'è: gratificata, delusa, aiutata o mortificata dal contesto, con i miei sensi e miei pensieri in piena luce.
    Solo nella cappella la mia spiritualità si può congiungere con lo Spirito di Dio: l'estasi, la mistica, l'abbandono, il sacro, l'oltre me sono un'esperienza che non è più fatto del mio sapere, ma di una Volontà alla quale consegno il mio volere.

    ruggero

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  4. Questo commento ha cose carine, non lo nego,
    Ma la domanda da me posta cade un po' diversamente rispetto alle risposte date.

    "Che differenza c'è TRA L'ATMOSFERA di una sala di lettura in biblioteca e un'aula cutuale in chiesa?".
    In altre parole, nella vostra esperienza, se foste ciechi e vi accompagnassero in chiesa o in biblioteca, da cosa vi accorgereste della differenza?

    Non è una domanda oziosa e fra qualche giorno capirete perché!

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  5. vacuo, non vaquo

    ancien régime (senza t, accento acuto) , non ancient règime

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    1. Ha ragione. Evidentemente non dovrei scrivere febbricitante. Correggo subito.

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  6. In biblioteca ci sono libri. In una cappella persone vive (Cristo e i Santi).

    Ma credo che la prima cosa che sentirei, da cieco, sarebbe la differenza olfattiva. L'odore di Chiesa contro quello della carta.

    nikolaus

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  7. Mi viene una risposta forse un po' banale: nell'atmosfera della chiesa si "avverte" la presenza di Dio; lo dico perchè entrando tempo fa in una chiesa protestante mi è capitato di avvertire un senso di "vuoto" e andavo cercando il tabernacolo.

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    1. Ok. Attendo qualche altra risposta!

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    2. Non ricordo più quale mistica, in Germania o in Austria, non trovando nessuna chiesa aperta si inginocchiò davanti alla porta chiusa di una di esse. Le apparve un angelo che l'avvisava essere una chiesa protestante e lì non era presente il Santissimo.

      Comunque un senso di angoscia e vuoto lo si prova anche entrando nelle chiese moderne (almeno fino a quando non si trova il tabernacolo).

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  8. Che si percepisca il silenzio orante anche quando non c'è fedele in carne ed ossa presente a pregare? In alcune cappelle o chiese mi è quasi parso che si possa notare a occhi chiusi (mentre entrando da cieco certamente non saprei trovare il tabernacolo).

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    1. io una volta da bimba sentì l'energia della preghiera in una Chiesa, dopo d'allora solo freddo e senso di spaesamento...

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  9. Credo che la differenza sia la pace che trova lo spirito nella cappella e non nella biblioteca.

    Da qualche altra parte, che ora non trovo più, aveva scritto che i cristiani orientali quando evangelizzano un luogo, come prima cosa fondano un monastero. Ecco, vendendo (purtroppo solo in rete) come vivono i monaci di Norcia si capisce davvero perché tutto deve ruotare attorno alla vita monastica. Anche chi vive nel mondo deve trovare il tempo per potersi appartare, anche solo per brevi periodi, e monasteri di quel tipo sono quanto di meglio si possa desiderare!

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  10. Ottimo: ho aperto un nuovo post dove tiro le fila dei discorsi qui accennati e do la risposta.

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