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sabato 11 aprile 2015

Vita spirituale e lettura della Bibbia

La Resurrezione di Cristo, secondo la letteratura patristica, è l'anticipo dello stato futuro dell'uomo in cui non ci sarà alcuna decadenza e corruzione e la stessa morte sarà distrutta. In questa futura situazione, l'uomo parteciperà dello stato del Risorto, tra cui una comprensione profonda delle realtà spirituali, cosa che attualmente può fare solo parzialmente e nell'unico caso di certi santi.

L'uomo che vive spiritualmente, ossia con la mentalità di Cristo, non vede più le cose dal punto di vista unicamente umano ed è in grado di afferrare la ragione d'inspiegabili comportamenti di alcuni asceti o di comprendere certi passi oscuri dei loro scritti.

La famosa frase “attraverso il nulla giungi al Tutto” del mistico cattolico Giovanni della Croce, evidentemente influenzato da Dionigi l'Areopagita, è per un autentico uomo spirituale chiara come il sole.

Perciò egli sa dove sia il confine tra la sola mentalità umana e quella rivelata, tra la mentalità del mondo e quella divina ed evangelica.

La sacra Scrittura, diffusamente detta Bibbia, ha nei suoi libri molte realtà: racconti storici, precetti legali, a volte pure imprecazioni (vedi i famosi salmi imprecatori). Tra tutto questo ricco materiale c'è la Rivelazione di Dio, ossia più propriamente, la testimonianza di tale rivelazione.

Quando san Giovanni l'evangelista scrive la sua Apocalisse, per fare un esempio, egli patisce la Rivelazione, ossia ha un contatto con il divino. A causa di questo contatto egli scrive con linguaggio umano. La Rivelazione è il semplice essere faccia a faccia con la realtà divina. È da qui che, in seguito, si producono degli effetti che, nel caso di san Giovanni, sono stati la redazione del libro apocalittico. L'Apocalisse, dunque, testimonia questa Rivelazione divina avvenuta in san Giovanni.

Se l'Apocalisse in tutta la sua materialità fosse la semplice Rivelazione tout-court, finiremo per scambiare l'esperienza divina con un libro sacro quando, invece, il libro sacro (con i suoi elementi umani) è conseguenza della Rivelazione divina (*). Scambiare la Rivelazione per un libro sacro è quello che, in buona sostanza, succede nell'Islam in cui si crede che il Corano, con tutta la sua materialità ed elementi umani, sia disceso dal cielo esattamente come sta.

Fare questo scambio, è simile a chi ritenga che la visione dei microbi al microscopio sia la descrizione che ne fa il biologo. Questo è pure indice di un tragico abbaglio: la vita è scambiata con la descrizione della stessa, Dio è scambiato con l'idea di Dio il che, propriamente, si chiama "idolo". Il nostro mondo, infatti, è diffusamente idolatrico, pure in ambito cristiano perché avere una sensibilità idolatrica o tendenzialmente tale, è infinitamente più facile.

La patristica greca esprime questi concetti dicendo che l'Increato (Dio) è totalmente diverso dal creato (l'uomo e il cosmo materiale e spirituale da Lui creato). Non si può, dunque, confondere il primo con il secondo. Di qui, tra l'altro, esiste una chiara e profonda differenza tra la realtà spirituale e quella psicologica (come abbiamo sottolineato nei due post precedenti, creando non poche perplessità e opposizioni in chi non riusciva a cogliere tale differenza perché probabilmente ne era totalmente estraneo).

Se, dunque, la sacra Scrittura deriva da questo contatto trascendente, consegue in tutta evidenza che per essere accostata è necessario sintonizzarvisi, per quanto possibile, in modo spirituale non in modo psicologico. Questa è l'unica cosa importante!

In senso semplicemente psicologico, ci sono infinite maniere di leggere la Bibbia tra cui letture contraddittorie, poiché il testo contiene affermazioni addirittura discordanti tra loro. L'unico modo per averne una lettura unitaria è quello spirituale e sapienziale. Detto in altri termini: se io non entro nell'atmosfera spirituale di uno scrittore, se non mi avvicino in qualche modo alle sue esperienze, rimarrò sempre esterno al suo testo e potrò dirne ciò che mi pare. Ora, la sacra Scrittura dal momento che testimonia la Rivelazione divina, ne è il “contenitore”, chiede al suo lettore una qualità spirituale, non una semplice preparazione filologica ed intellettuale. Non chiede tanto doti naturali ma doti soprannaturali, per dirla in altri termini.

Penso che mai, come oggi, si fa violenza al testo biblico. Ciò avviene non perché non abbiamo mezzi filologici e conoscenze storico-letterarie. Da questo punto di vista siamo infinitamente meglio di altre epoche. Ciò avviene perché oggi siamo molto più estranei ad una lettura spirituale della Bibbia, rispetto ad un tempo.

Può succedere, dunque, che quando la Scrittura descrive il caso di “serpenti mandati da Dio nel deserto agli Israeliti” (cfr. Num 21, 4-9), si senta predicare: “Non è Dio a mandare i serpenti, perché i serpenti esistono in ogni deserto. Qui si vuole solo dire che casualmente gli Israeliti si imbattono nei serpenti”. Leggere in questo modo accomodante e razionalistico, strappa alla Scrittura la convinzione che Dio muove ogni cosa e permette anche il male per un maggior bene. Sgancia il creato dal suo Creatore alimentando la già gran diffusa mentalità dell'autonomia del creato da Dio. Che lo faccia un agnostico non mi merviglia. Che lo faccia un prete mi scandalizza. Invece, noto, che i pochi fedeli che vanno alle messe feriali nelle quali si predica in questo modo, non reagiscono più: elettroencefalogramma piatto!

Purtroppo non c'è solo questo approccio razionalistico, esiste anche una vera e propria ideologia umanistica.

È di questi giorni la pubblicità ad un'opera di esegesi biblica scritta per mano di sole donne. L'editrice cattolica che la diffonde usa una recente frase papale: 

I Vangeli tradotti da quattro bibliste! Questa è una cosa importante. Le donne hanno un modo particolare di leggere la Scrittura. Un talento naturale dato da Dio”.

Ora, ad essere sinceri, ogni persona ha il “suo” talento particolare di leggere qualsiasi cosa, non solo la Scrittura. L'universo femminile può senz'altro avere una maggiore sensibilità. Ma una volta che s'inizia a vedere le cose in questo modo, si dovrà inevitabilmente seguire l'onda di tutta una corrente critico letteraria che pone l'accento su molti altri tipi di sensibilità oltre quella femminile, tipo quella omosessuale. E, da questo punto di vista, perché le donne possono commentare e gli omosessuali no? Se lo si nega, umanisticamente parlando, si fa una discriminazione! (**)

È perfettamente coerente e logico porsi questa domanda se si rimane sul solo piano umano. Dal punto di vista strettamente letterario, la letteratura è informata da varie sensibilità, anche da quelle che noi non accetteremo per motivi religioso-morali e nella letteratura, in genere, si deve essere attenti a tutti gli apporti, maschile, femminile, omosessuale, politico, ecc. La letteratura non riguarda la moralità ma la pura registrazione del fatto umano in sé nella sua manifestazione letteraria.
La letteratura è pure attenta alle esperienze allucinatorie che poteva avere Rimbaud con il suo compagno Verlaine, entrambi esponenti del cosiddetto decadentismo letterario.

Le premesse che ho fatto all'inizio del post, al contrario, ci indicano come la lettura umanistica lascia il tempo che trova e può addirittura essere fuorviante nel campo strettamente biblico.
Così, se, per certi aspetti, una donna può cogliere particolari che all'uomo possono sfuggire grazie alla sua naturale sensibilità, da un altro punto di vista più essenziale e profondo, sia all'uomo che alla donna può sfuggire il nocciolo fondamentale poiché la Scrittura chiede un approccio spirituale per essere capita, non un approccio unicamente naturale e umano. 
Il fatto di essere uomo o donna (o di avere una qualsiasi naturale capacità o propensione) serve fino ad un certo punto e potrebbe pure essere d'impedimento. Da un certo punto in poi si deve adottare un altro modo di vedere le cose.

Ebbene la Chiesa è lì proprio per indicare che l'uomo deve andare oltre alle sue capacità naturali (nelle quali s'insidia la decadenza e il peccato, per dirla biblicamente) per iniziare ad afferrare la Scrittura in senso spirituale, ossia profondo. E, a quel livello, “non c'è più maschio né femmina ma tutti sono una sola cosa in Cristo” (Gal 3, 28), come dice san Paolo. Solo a livello spirituale si giunge dal molteplice all'unità. A livello psichico si finirà per frantumare l'unità e polverizzare i pochi frammenti rimasti.

Il rapporto "psichico"-spirituale è molto simile al rapporto "carne"-spirito in san Paolo poiché l'apostolo sapeva assai bene che il Cristianesimo era fatto per accendere ed espandere la prospettiva pneumatica, non per chiudere l'uomo nella priogione del suo psichismo.

Come si vede, anche nell'esempio dell'approccio alla Scrittura c'è l'equivoco di fondo con il quale si scambia lo psicologico con lo spirituale o, detto altrimenti, c'è il solito orientamento antropocentrico che affligge la religiosità occidentale. Questa religiosità per molti versi è come se fosse una mosca presa nella tela di un ragno dalla quale non riesce più a divincolarsi. 

Questa visione antropocentrica, anche se ora appare in modo fin troppo evidente e sfacciato, non nasce nei nostri giorni ma ha tutta una sua lunga "tradizione" che ha rappresentato un piano inclinato sul quale, inesorabilmente, si è scivolati fino alle posizioni attuali... 

__________


Note

(*) "La Rivelazione si è chiusa con la morte dell'ultimo apostolo", recita una famosa frase del catechismo di san Pio X. 
Cos'è la Rivelazione, dicevamo? È il manifesarsi di Dio in un uomo. Rivelarsi, è quasi uno "svelarsi", è il mostrarsi di Dio per ciò che è (nella misura in cui è dato ad un uomo afferarlo). 
La rivelazione è dunque una "teofania", ossia una manifestazione del divino, null'altro! 
Il contenuto di tale manifestazione, che si esprime anche in forme verbali e si contiene nella Bibbia, è poi una semplice conseguenza della Rivelazione. Con la morte dell'ultimo apostolo si ha la chiusura del Nuovo Testamento, della testimonianza scritta su Cristo, della esperienza apostolica su Dio.
La Rivelazione evangelica è chiusa, non perché Dio non si manifesta più ma perché l'ultimo apostolo è passato a miglior vita e la rivelazione evangelica è affidata ai soli apostoli. L'esperienza, o rivelazione,  in se stessa non cessa e può continuare poiché Dio è libero di farlo come vuole e non siamo certo noi a impedirglielo. Ovviamente questa esperienza di Dio per essere autentica non può smentire quella evangelica ma si pone su un altro piano. Perciò non ci saranno altri Vangeli o un'altra Scrittura (quella che abbiamo è data per sempre ed è fondata sulla esperienza degli apostoli, non di altri). 
Se la rivelazione evangelica è terminata, continua la rivelazione divina nel modo che a Dio piace, nella vita di determinati santi. Per questo la Scrittura chiama Dio come "Dio dei vivi", non dei morti. Dio, infatti, è vivente.
Bisogna dunque capire bene il significato di certe definizioni.

(**) Una chiesa nella quale vive l'umanismo a tutto tondo è, a mio modesto avviso, l'anglicana. In questa chiesa all'inizio ci si chiedeva: "Perché dobbiamo escludere dal sacerdozio le donne, che hanno il loro dono naturale dato da Dio?". Così sono state ammesse.
Poi si ha iniziato a chiedersi: "Perché dobbiamo escludere gli omosessuali [dichiarati] dal sacerdozio? Non faremo una discriminazione?". Così sono stati ammessi. 
Se si ragiona dal punto di vista esclusivamente umanistico, le scelte dell'anglicanesimo sono giuste e civili, segno di progresso e di buon senso.
Ma, mi chiedo, la Chiesa è umanismo?
Nel mondo cattolico l'umanismo è entrato non meno che nell'anglicanesimo ma, qui, viene frenato per ragioni di pura opportunità (= oggi non si può ancora, domani chissà!). Non si capisce che in una Chiesa non ha senso avere una visione di tal genere proprio perché la visione spirituale è confinata in pochissimi ambiti, tutt'altro che capiti ed è bellamente equivocata con lo psichismo.

5 commenti:

  1. mi permetta di correggerla, si scrive Rimbaud, il cognome del compagno amato da Verlaine..

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    1. Altro che!
      Ho scritto questo post in gran fretta e quindi mi è scappato questo errore.
      D'altra parte, ho assistito a dei seminari universitari sui poeti maledetti molti anni fa, tenuti, tra l'altro, da una docente di eccezione: Liana Nissim, ora docente a Milano. All'inizio ero perplesso e pensavo: "Cosa potranno mai dirmi questi poeti?". Sono uscito dal seminario totalmente affascinato.
      Da allora è corso molto tempo. Correggerò il mio testo.
      Quello che volevo dire, è che la letteratura è di suo aperta ad ogni situazione umana a 360° perché ha i suoi fini e i suoi metodi. La letteratura biblica, al contrario, ha altre finalità e quindi deve avere per forza altri approcci. Questo non è chiaro oggi per cui come si mescola la spiritualità con lo psichismo, così si mescola il corretto approccio biblico con un approccio umanistico.

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  2. Conosce la collana La Bibbia commentata dai Padri dell'editrice Città Nuova?
    Stavo pensando di prendere il Vangelo di Marco, ma non trovo recensioni in rete e il costo, per le mie tasche, è significativo.
    Grazie e buona domenica!

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    1. Dovrebbe essere una epitomé dei Padri su temi biblici. Li può leggere in una buona biblioteca che li ha e glieli da a prestito.

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  3. ma già questo da Lutero che si applica alla Bibbia un criterio filologico letterario e con esso al Cristianesimo... sì i maudits sono affascinanti, ma alla fine è una "mistica" panica non solare

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