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domenica 3 maggio 2015

La funzione del sacerdote nel Cristianesimo


Se si volesse affrontare questo tema in modo adeguato bisognerebbe farci una o più di una tesi. Pretendere di esaurire l'argomento in un post è chiedere veramente troppo. Ciononostante in un blog che si dedica alla liturgia, mi pare essenziale farvi qualche accenno, tenuto pure conto che ho già sfiorato alcune volte il tema del sacerdozio, particolarmente quando mi riferisco ad una sua attuale alterazione: il clericalismo.

Il sacerdozio, per quanto negato e contestato da alcune assemblee protestanti, è un dato inequivocabile e testificabile già in era apostolica. L'istituzione di presbiteri e di diaconi la possiamo constatare già negli Atti degli Apostoli. Secondo alcuni studiosi, l'episcopato pare essersi generato dal presbiterato. Sembra che in un primissimo tempo una vera e propria attività episcopale fosse esercitata addirittura da un collegio di presbiteri, in determinate comunità ecclesiali.

Che ne sia stato, all'inizio del II secolo si stabilizza chiaramente la struttura clericale della Chiesa locale con il vescovo, i presbiteri e i diaconi. Un nome importante che ce lo mostra è Ignazio d'Antiochia (+ 107).

Già a questo livello si deve chiarire un punto sul quale molti fanno diversa confusione: il rapporto tra vescovi e apostoli. È usuale dire, ad esempio, che san Pietro è stato il primo papa e che i vescovi di Roma furono i suoi successori. Chi parla in questi termini vuole dimostrare il legame esistente tra la struttura clericale  e la fondazione apostolica della Chiesa romana. Che vi sia stato questo legame non lo si mette in dubbio. 
Che la funzione dell'apostolo sia di tutt'altro genere e identità, rispetto a quella del vescovo, è giusto ribadirlo con forza, nonostante mille voci contrarie. Per questo le antiche cronotassi episcopali distinguevano sempre la fondazione apostolica dall'episcopato che ne seguiva.

Nel caso di san Pietro, se vogliamo essere logici e coerenti con l'idea che il papa è successore dell'apostolo, dovremo dire pure che il patriarca di Antiochia è successore di san Pietro, dal momento che la Chiesa di Antiochia è stato fondata da san Pietro e, anzi!, lo è maggiormente, visto che la sua fondazione è precedente a quella romana. In realtà mentre la funzione episcopale è trasmettibile sotto certe condizioni, la funzione apostolica non lo è affatto. L'apostolo si distingue dal vescovo per la sua diretta discendenza da Cristo e per la sua funzione universale:

1) Cristo istituisce gli apostoli, non i vescovi che nascono solo dopo dai secondi. Una volta che un apostolo muore nessuno con le sue identiche caratteristiche e la sua provenienza lo può sostituire.
2) San Pietro non si lega ad un solo luogo poiché va ovunque la necessità lo chiami. L'apostolo ha una funzione universale. Il vescovo di Roma nei primi secoli, al contrario, non fu visto come “universale” (di qui la forte opposizione di Gregorio Magno alla sola idea che un vescovo potesse chiamarsi “universale”) ma assolutamente legato-sposato ad una Chiesa locale. O si è universali (nel caso dell'Apostolo) o si è locali (nel caso del vescovo). Non si può essere contemporaneamente universali e locali, almeno nei primi secoli. Solo molto posteriormente si appiccica al vescovo di Roma l'appellativo di “universale” ma, dati i presupposti dimostrati, non era affatto tollerabile anticamente: solo l'apostolo è universale e il vescovo non è un apostolo!

Questi principi, certissimamente chiari nei primi secoli, si sono appannati e confusi per varie ragioni e motivi storici e questo ha introdotto un altro genere di valutazioni.

Come il rapporto apostolo-vescovo, la realtà del sacerdozio non è rimasta con le stesse e identiche valenze dei primi secoli. Già altrove osservavo che il famoso detto agostiniano: “Sono vescovo per voi ma fedele con voi”, indicava un assetto ecclesiologico molto particolare che noi, nonostante tutto, abbiamo molto smarrito. Qui il vescovo, per quanto bocca della Chiesa e insegnante della fede, diveniva fedele con i fedeli in quanto obbediente, come loro, alle tradizioni ricevute. Qui non c'è un principio personalistico alla testa della Chiesa (il vescovo in quanto autorità costituita, autorità per se stessa o ex sese) ma il principio della tradizione alla quale il vescovo non meno dei fedeli doveva rimanere sottomesso.

Formalmente tutto ciò cerca di conservarsi anche posteriormente ma vi si assomma sempre più l'idea del vescovo come autorità, semplicemente e solo perché vescovo. Il feudalesimo da una botta formidabile in questa direzione. È questo principio che, poi, fa in modo che l'autorità ecclesiastica, in qualche modo, inizi a precedere e “superare” la tradizione stessa: ecco l'inizio del clericalismo per cui il chierico in quanto chierico può innovare nella Chiesa, esattamente come il fedele in quanto fedele può leggere la bibbia come vuole nel Protestantesimo.

Contrariamente a ciò, la Chiesa antica generalmente non è clericale. Ha una struttura sacerdotale, questo sì, ma non conosce il clericalismo perché in essa è diffusamente chiaro il suo fine: quello di cristificare i suoi membri (cfr. le catechesi battesimali). Gli occhi dei fedeli si appoggiano sul vescovo solo tanto in quanto costui è a loro servizio per aiutarli a divenire Cristo. La diffusione del monachesimo nei primi secoli obbedisce particolarmente a questo criterio. Il monaco si isola (monos = solo) per cercare nell'asprezza del deserto la condizione più radicale e favorevole che lo porti al rifiuto della mondanità dissipante e delle sue distrazioni. Il fine è unicamente spirituale, poiché l'autentica identità della Chiesa lo è. 
In questa prospettiva anche la carica ecclesiastica potrebbe essere una tentazione demoniaca nel momento in cui è vissuta come vanità e gloria personale.

In questo contesto, il sacerdote ha la funzione del medico: è colui che applica alle persone una cura spirituale, diversa per ognuno, poiché è divenuto esperto, avendo cercato di curare prima di tutto se stesso. Il sacerdote non è solo l'uomo della preghiera e dei sacramenti ma colui che applica le terapie spirituali ai suoi fedeli affinché essi rinascano in Cristo. Non è dunque un caso che tutti i padri della Chiesa abbiano conosciuto, in un modo o in un altro, l'esperienza monastica, cosa assai raccomandabile e tutt'altro che opzionale, allora!

Qui c'è uno stretto contatto tra eremo e sacerdozio, tra deserto e chiesa, tra ascesi e sacramenti. Tale contatto, assai chiaro nei primi secoli, si perderà inesorabilmente con l'andare del tempo e con la decadenza del monachesimo specialmente in Occidente.

La vita spirituale dei fedeli finirà inevitabilmente per “meccanizzarsi” fino a divenire un puro lavoro formale, magari eseguito con perfetta convinzione e buone intenzioni.

A quel punto, in Occidente, arriva Martin Lutero. Il monaco agostiniano tedesco apparteneva ad un monastero in cui si applicava la cosiddetta “osservanza” religiosa. Egli, per quanto si scandalizzasse dell'andazzo della Chiesa romana, non aveva seri motivi per lamentarsi nei riguardi della religiosità monastica tedesca. Dal punto di vista formale il suo era un monastero serio.
Eppure entra in crisi e trascina pian piano con sé tutto il mondo di allora. Non si può spiegare tutto ciò se non si pensa che l' “osservanza” religiosa doveva portare ad un certo disseccamento interiore probabilmente perché rimandava più ad un formalismo religioso che ad un'autentica prassi spirituale.

Chi ci rimise le “penne”, nella Germania della Riforma fu, allora, il sacerdozio. Vedendolo come supporto ad una vuota formalità che, secondo Lutero, portava alla superstizione, non c'era altra via che la sua abolizione e la sua trasformazione ad un'emanazione del laicato. Ecco la nascita della figura del pastore.

Nel versante opposto, in campo cattolico, la figura del sacerdote fu ulteriormente elevata a causa della polemica protestante. “Non c'è cosa più grande sulla terra che divenire sacerdote”, disse recentemente un sacerdote “lefebvriano” in un'intervista da me criticata nel mio blog. Quest'espressione obbedisce ad una mentalità realmente controriformista al punto che la potremo certamente trovare sulla bocca di un ecclesiastico barocco. In questa espressione la cosiddetta santità cristiana non è immediatamente la “cosa più grande della terra”; il punto di arrivo non pare essere più la cristificazione della persona ma un'istituzione prettamente terrena: quella sacerdotale. Il resto sembra divenire sua semplice proiezione.

Le istanze spirituali della Chiesa barocca non furono così forti da riequilibrare questa prospettiva molto istituzionalizzante. Oggi, essendosi ulteriormente affievolite, hanno contribuito a  sottolineare l'autorità ecclesiastica facendola quasi divenire fine se stessa (clericalismo). Di qui un concetto cattolico sempre più fantasmatico di tradizione, almeno nella stragrande maggioranza della prassi.

C'è da evidenziare un ulteriore “particolare” che, però, è molto importante al nostro discorso. Se in Occidente l'opera del sacerdote è quella di un “alter Christus”, al punto che quando pronuncia le parole sul pane e sul vino ne opera la mutazione in corpo e sangue di Cristo, come se fosse Cristo stesso nell'Ultima Cena, in Oriente non è mai stato così. Il sacerdote ha la facoltà di chiamare lo Spirito santo che opera la mutazione ma non è lui, in quanto tale e per il potere che ha, a fare questa mutazione.

Questo non è il luogo per dire se è giusta o sbagliata una o l'altra visione, tanto più che oggi ci possono anche essere ulteriori modi di spiegarle confondendo l'una con l'altra o semplicemente sovrapponendole. 

Qui si mostra solo che se il sacerdote è un “alter Christus”, quello che emerge ulteriormente è la sua autorità, autorità in quanto sacerdote. Se nella tradizione orientale lo Spirito santo è l'attore principale, al punto che potrebbe illuminare l'ultimo dei fedeli che, perciò, dovrebbe avere a tutti gli effetti diritto di parola nella Chiesa, in Occidente le cose non sono assolutamente viste in questo modo poiché l'aspetto istituzionale, in qualche modo, tende sempre più a superare e precedere quello carismatico che rimane sullo sfondo (quando c'è e se c'è).

Se poi l'aspetto spirituale decade e non si sa più cosa sia precisamente, ciò che rimane nella Chiesa è solo l'aspetto istituzionale, l'autorità fine se stessa: chi ha i timbri della curia ha le chiavi del potere, gli altri non contano più nulla (clericalismo).

Qui, dobbiamo onestamente rilevarlo, siamo dinnanzi ad una perversione di Chiesa e di sacerdozio.

Questa perversione oggi tocca un po' tutti gli ambiti confessionali e, oltre ad essere ampiamente conosciuta in Occidente, finisce per tentare sempre più diversi chierici ortodossi che manifestano al mondo di “nutrirsi della loro stessa sostanza”, non di quanto Dio dispensa a tutti alla Chiesa per il dono gratuito della sua grazia (cosa astratta, irreale, iperuranica per i più). 

Occidente e Oriente, così, tendono ad affratellarsi non nella virtù o nella pietà (nel senso di san Massimo il Confessore) ma in una forma alterata di ecclesialità che tende a prescindere sempre più dalla Chiesa voluta da Cristo. La tendenza a far decadere quant'è stato istituito per il Cielo, per farlo girare attorno a se stessi è più forte che mai, oggi giorno, e non conosce più pudore: la luce che dovrebbe illuminare Cristo è da lui strappata per se stessi. Le conseguenze sono attorno a noi in modo, ahimè, fin troppo eloquente, con un clero sempre più "hollywoodiano" e sempre meno evangelico.

21 commenti:

  1. Gentile Pietro, lei sta divenendo sempre più il portavoce, nella blogsfera italiana, delle istanze delle chiese scismatiche d'Oriente. Mi consta che fin dal I secolo tutti i maggiori Padri della Chiesa, d'Oriente come d'Occidente (da Ignazio di Antiochia a Cipriano di Cartagine, da Ireneo di Lione ad Atanasio, ecc...), riconoscessero al Vescovo di Roma il primato su tutte le chiese locali del mondo e quindi vedevano nel Papa, in quanto Successore di Pietro e non semplicemente in quanto Vescovo della capitale dell'Impero Romano, una figura squisitamente universale. Non è un caso che le spoglie dei due principali Apostoli del Signore, Pietro e Paolo, si trovino a Roma e non certo a Mosca o a Costantinopoli. Quindi, se i pope cosiddetti "ortodossi" sono riusciti a farle bere tutte le panzane sulla apostolicità della loro chiesa, che per giunta non si chiama neanche più Cattolica come quella che recitiamo nel Credo ma ha assunto un'altra denominazione, se le tenga per lei e non tenti di arrampicarsi sugli specchi cercando di propalarle anche a noi. Quando ero al Liceo, un capitolo del mio libro di storia era dedicato al Grande Scisma d'Oriente. Il chè significa che anche la storiografia ufficiale è convinta che gli scismatici siano gli orientali e non certo il contrario. D'altronde, la scomunica a Michele Cerulario è partita da Roma, non sarebbe mai potuto accadere il contrario. Ed è anche vero che fino al 1054 gli orientali citavano il nome del Papa nel Canone della Messa. Tutti questi dati di fatto testimoniano che furono gli orientali a staccarsi da Roma e a fondare una chiesa scismatica. Faccia pure a meno di pubblicare il mio intervento, tanto sappiamo che voi "ortodossi" avete la cosa di paglia perchè non avete argomenti sufficientemente seri da provare le vostre patetiche convinzioni. Buona serata. Ubi Petrus, ibi Ecclesia! (Ambrogio di Milano sul Primato del Successore di Pietro, IV secolo).
    Se lei

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    1. Quest'intervento E' MORTALMENTE NOIOSO!

      Già quando ero studente di teologia in una istituzione cattolica un giorno un collega mi disse: "Guarda, Cristo parla di certe cose ma i preti finiscono per parlare solo di loro stessi".

      Parlare del papato nei soli termini fatti dal nostro lettore è uno sbavarsi addosso e basta. Qui con le migliori intenzioni si sfocia nel clericalismo più assurdo.

      Dal mio punto di vista cerco di essere più imparziale possibile, al punto che se, rispetto al vangelo, si oscura l'Oriente ortodosso non ho problemi a dirlo, per quanto a volte sia meglio stare zitti. Infatti la propensione ipernarcisista di certi preti e vescovi ortodossi non è minore rispetto a quella che vedo nel clero cattolico! Si parte da Cristo, lo si smarrisce per strada e poi si finsice su se stessi su quanto si è bravi e al centro dell'Universo. E qui preferisco tacere ...

      Quanto riferisce questo lettore è dunque per me MORTALMENTE NOIOSO; lui crede di difendere l'essenza del Cristianesimo, io ritengo più semplicemente che difende solo una forma storica di Cristianesimo.

      Nelle mie analisi parto da una cosiderazione basilare: la struttura ecclesiastica non è per se stessa (con la scusa di Cristo) ma per Cristo. La struttura ecclesiastica non deve stornare la luce da Cristo per portarla su se stessa ma dovrebbe lavorare per portare luce a Cristo. Nella realtà non è sempre stato così!

      Il primato papale, inteso come lo conosce oggi il mondo cattolico, è qualcosa che vincola il cattolico, ovviamente, ma ha assunto solo GRADUALMENTE l'identità storica che conosciamo oggi.

      Pensare che l'identità attuale sia sempre esistita è un mito, un modo di leggere la storia proiettando nel passato quanto si desidera vedere, senza rendersi conto che nel passato c'era tanto di più e anche molti elementi contrari.

      La voce del vescovo di Roma era importante tanto in quanto eco della tradizione ovunque diffusa, non per se stessa al punto che se affermava cose difformi alla tradizione non c'era problema a condannarlo.
      Non sto qui a fare un elenco di citazioni perché non amo fare la contrapposizione di citazioni a citazioni portate da questo signore. Non è infatti storicamente coerente né onesto accennare solo a citazioni a favore e far finta che non esistano citazioni a sfavore!

      Allo stesso modo non è un'invenzione bizantina che Gregorio Magno si opponesse ad un episcopato "universale" ma lo si legge benissimo nel suo epistolario al patriarca eulogio di Alessandria. I dati storici sono questi. Solo successivamente si tirano le cose in modo almeno parzialmente diverso.

      Tra l'altro elementi in mio favore si ritrovano pure nei commenti storici di Vittorio Peri, defunto bibliotecario della Biblioteca vaticana. Basta conoscerli e leggerli.

      Se al concetto attuale di papato il cattolico è tenuto ad aderirvi, lo storico deve leggere le cose nella loro reale complessità.

      Io, oltre ad ossequiare la storia, cerco di mostrare le essenzialità della Chiesa che non sono né orientali né occidentali ma sono quelle volute da Cristo. La tradizione apostolica precede sempre qualsiasi tipo di "personalismo" nella Chiesa, fosse pure dello stesso papa.

      Il fatto di aver pompato in questa maniera il "personalismo" ha fatto in modo che un giorno Giovanni XXIII dicesse: "La tradizione, la tradizione... cos'è la tradizione? E' la novità di ieri. E la novità di oggi [imposta dalla mia autorità] sarà la tradizione di domani".

      Qui è evidente che la tradizione ecclesiastica (nata per servire quella apostolica) viene partorita dalla autorità ecclesiale, non che l'autorità ecclesiale è espressione e a servizio della tradizione! Ma questo ha portato il mondo cattolico ad avere un concetto sempre più relativo di tradizione fino a trasformarla nella "continua novità del momento" il che ha oscurato pure la tradizione apostolica.

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    2. Perciò abbassare lo sguardo parlando dei preti per i preti (tentativo sempre più fastidioso di molto clero di portare la luce su se stesso, che sia fatto da papi, da patriarchi o da preti è lo stesso) è noioso da morire ed è l'anticamera per l'ateismo che lo si veda o no.

      Non ho altro da aggiungere e non voglio perdere tempo in assurde e inutili contrapposizioni che non portano a nulla e sono solo dannose. Severino Dianich affermò in una sua conferenza tenuta anni fa che quanto è essenziale alla Chiesa sono i sacramenti e non consta che il papato sia un sacramento. Io mi fermo prima e lascio che si offra venerazione ad una istituzione ecclesiastica ma non fino al punto da farla divenire un idolo. Questo lo odio.

      Ultima cosa: citare il libro di storia delle scuole medie, come vertice di accademicità nel complesso eppure chiaro scisma tra occidente e oriente cristiano è, mi si consenta, fortemente ridicolo. E' evidente che questa visione ha fatto il suo tempo, pure da un punto di vista strettamente cattolico, poiché le tesi su questo argomento nelle università cattoliche hanno ben altre argomentazioni!

      Se si deve fare una epitomé di luoghi comuni, a questo punto perché non citare Cerulario per il quale il Filioque era sempre presente nel Credo e i greci (cattivi) lo hanno tolto? Sono cose che storicamente parlando non stanno in piedi neppure su una gamba sola in quanto monoculari e parziali (quando non tendenziose).

      Le bordate confessionaliste, per favore, se le tenga per lei ("voi ortodossi"). Qui non si sta facendo un match "ortodossia contro cattolicesimo", lo dico e lo ripeto fino allo sfinimento, ma si sta sottolineando quelli che sono gli elementi basilari del Cristianesimo. Se lei non ce la fa a capire non si arrischi a far brutta figura con così tristi interventi e si dia a qualcosa di più dilettevole, che so, il gioco delle carte, ad esempio. Le auguro una buona serata.

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  2. Ecce sonat in aperto
    vox clamantis in deserto:
    nos desertum, nos deserti,
    nos de pena sumus certi.
    nullus fere vitam querit,
    et sic omne vivens perit.
    omnes quidem sumus rei,
    nullus imitator Dei,
    nullus vult portare crucem,
    nullus Christum sequi ducem.
    quis est verax, quis est bonus,
    vel quis Dei portat onus?
    ut in uno claudam plura:
    mors extendit sua iura.
    iam mors regnat in prelatis:
    nolunt sanctum dare gratis,
    quod promittunt sub ingressu,
    sancte mentis in excessu;
    postquam sedent iam securi,
    contradicunt sancto iuri.
    rose fiunt saliunca,
    domus Dei fit spelunca.
    sunt latrones, non latores,
    legis Dei destructores.
    Simon sedens inter eos
    dat magnates esse reos.
    Simon prefert malos bonis,
    Simon totus est in donis,
    Simon regnat apud Austrum,
    Simon frangit omne claustrum.
    cum non datur, Simon stridet,
    sed si detur, Simon ridet;
    Simon aufert, Simon donat,
    hunc expellit, hunc coronat,
    hunc circumdat gravi peste,
    illum nuptiali veste;
    illi donat diadema,
    qui nunc erat anathema.
    iam se Simon non abscondit,
    res permiscet et confundit.
    iste Simon confundatur,
    cui tantum posse datur!
    Simon Petrus hunc elusit
    et ab alto iusum trusit;
    dum superbit motus penna,
    datus fuit in gehenna.
    quisquis eum imitatur,
    cum eodem puniatur
    et sepultus in infernum
    penas luat in eternum! Amen.

    Carmina Burana, 10

    Ioannis

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  3. Nelle mie analisi sono simile a chi, aperto il cofano di un'automobile, esamina i pezzi del motore e cerca di capire il contributo di ognuno. Il meccanico deve sapere bene tutto ciò altrimenti, se arriva un motore guasto, non sa dove mettere le mani per aggiustarlo.
    L'impostazione di certi "tradizionalisti" cattolici è, al contrario, completamente diversa. Lo vediamo nel primo intervento di questo post. Essi hanno la fotografia di un motore e dicono "va bene così". Non mettono le mani sui vari pezzi, non li esaminano, non ne vedono il funzionamento o meno. Anzi, l'idea di farlo per loro è addirittura blasfema. Di qui quella sensazione di staticismo mentale che si ha ogni volta che ci si confronta con uno di loro.
    L'insistere sempre sul papa, quando si parla di Cristianesimo, ha qualcosa di malato. È come se, dinnanzi ad un affamato, si insistesse sempre sull'importanza di portargli un piatto, sorvolando se riempirlo o meno. L'affamato si soddisfa solo con la minestra, non con un semplice piatto che potrebbe essere pure vuoto o pieno di acqua calda.

    Come si vede, non si tratta di avercela su con il piatto (che potrebbe rappresentare qualsiasi istituzione ecclesiastica, non solo il papato) ma di sottolineare l'importanza della minestra (che è il vero essenziale del cristianesimo) e di distinguerla dall'acqua calda.

    Fare il contrario significa senz'altro essere dinnanzi ad un'ideologia religiosa in cui si pone lo sguardo sugli uomini senza giungere mai ad una autentica conoscenza di Dio.

    Ecco perché in un'accademia teologica un giorno, osservando i titoli delle nuove acquisizioni della biblioteca, uno studente mi disse: "Guarda, Cristo ci parla di tante cose, i preti, al contrario, finiscono sempre per parlare di loro stessi".

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    1. Trascura un fatto, però. Ossia il fatto che l'insieme - o il tutto - è qualcosa di più della somma delle singole parti. L'uomo non è la somma dei singoli organi. La Chiesa - "una, santa, cattolica, apostolica" - non è la somma dei singoli fedeli o delle Chiese locali.
      Luca

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    2. Lo so bene, tant'è vero che ad ogni pié sospinto ricordo l'oblio della trascendenza e l'aver imposto una mentalità tale per cui la Chiesa è vista come una organizzazione umana.
      Ma qui non si parla di aspetti trascendenti (che pur dovrebbero esistere) ma di aspetti umani. E dal punto di vista umano l'uomo ha una struttura, una psicologia, dei meccanismi che funzionano in un modo e danno forma a quanto lo circonda.
      Sotto questo punto di vista esiste tutta una "meccanica" nel funzionamento delle cose e della liturgia stessa (se vogliamo stare in tema).
      Viceversa se io - vedendola solo in senso soprannaturale (in certi momenti però alcuni mi danno l'impressione di vederla MAGICAMENTE - copro tutto e lascio tutto come sta senza avere la semplicità del bambino che vede nudo ciò che è nudo, posso prendere le peggiori cantonate.
      Ecco perché tutti quelli che si svegliano, dopo aver vissuto in situazioni settarie, iniziano a vedere le cose come stanno. Ma ci vuole proprio che qualcuno ci colpisca duro sulla testa per iniziare a vedere le cose e smetterla di applicarci su criteri magici (nella buona fede che siano spirituali)?

      La ringrazio molto perché mi aiuta a capire cosa veramente blocca alcune persone dall'esaminare certe realtà di Chiesa: l'attribuirgli a tutti i costi un'aurea divina (soprattutto nel caso in cui non è così, di qui la mia distinzione tra PSICHICO e SPIRITUALE). Così la mente si obnubila e la persona può essere manipolata.

      Però, vede, mentre certi fedeli, succubi di una concezione tabuistica, preferiscono non vedere, non esaminare, non pensare e accolgono tutto a scatola chiusa (come lei?), in compenso i preti non solo hanno visto, esaminato, pensato ma sono giunti perfino a stravolgere partendo da basi errate con la secolarizzazione della Chiesa e della liturgia. Questo, perché loro si ritengono i padroni, si sentono in una condizione feudalmente superiore (quindi non rispecchiano l'atteggiamento della Chiesa antica). Tant'è che parlano di "RIDUZIONE allo stato laicale" nel caso di un prete disobbediente. Loro vedono lo stato laicale uno stato ridotto, lo stato di chi deve tabuisticamente tacere e non pensare. A questo stato certo clero ha ridotto i laici!

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  4. Gentile sig. Pietro C. il leggo il suo blog perché è materiale di arricchimento per imparare cose nuove, viste anche da diverse angolature, se il suo scopo recondito è, come affermano taluni interlocutori, un tentativo di conversione all' ortodossìa, su di me non fa presa, lei espone teorie ed opinioni ed io mi limito a leggere, quello che mi permetto di sottolineare sono le inutili puntualizzazioni con certi tradi, blog ed affiliati, che sono sterili e non portano a nulla, ognuno si trincera dentro il suo fortino e da lì partono le bordate, non penso sia né profondamente cristiano, né edificante per coloro che come me non stanno né da una parte né dall'altra,il suo blog è dotto, ben argomentato e disquisito, sta nell'intelligenza di chi legge, prenderne atto senza polemiche che servono a nulla, ciò che io dall'esterno noto con distacco, è la decadenza inarrestabile della chiesa cristiana in toto, cattolica romana, ortodossa o protestante che è nulla ormai, le ripeto,bisognerebbe limitarsi ad esporre gli argomenti e non prestarsi al gioco degli altri, non è questo ciò che Cristo lasciò come insegnamento. Mi scuso per l'intromissione, spero non essere stato scortese.

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    1. Grazie, lei non è stato affatto scortese.

      Se fosse mia intenzione portare le persone all'Ortodossia, come lei dice (o come alcuni credono), avrei iniziato tutta una serie di diatribe sulle differenze fondamentali tra l'Ortodossia e il Cattolicesimo:

      - la dottrina trinitaria (con riferimento al Filioque);
      - la giurisdizione papale e l'infallibilità del papa;
      - l'antropologia agostiniana con applicazione al dogma dell'Immacolata concezione;
      - la dottrina sacramentaria con riferimento alla dottrina della grazia increata
      - ecc.

      Sono argomenti che conosco bene e sui quali mi muovo con sicurezza. Lei vede questi argomenti in questo blog? No! Lei vede solo la ricerca di elementi comuni e fondamentali propri al Cristianesimo tout-court.

      Che poi uno, con le mie analisi, divenga maggiormente cattolico, ortodosso, ateo o chissà cos'altro è un affare che riguarda solo lui e non mi interessa. Pensare che, con questo blog, faccio il "predicatore del settimo giorno" per portare la gente nella mia conventicola (ammesso che ne abbia una) è degno solo di un cervello molto piccolo e meschino, di chi sicuramente ragionerebbe così.

      L'intenzione del blog è costruttiva. E lo è anche quando puntualizzo (con grandi urla di dolore dei soliti benpensanti) che la spiritualità può avere profili psichici (essere dunque di basso livello e non comportare alcun vero incontro con DIO ma solo con se stessi) e un profilo spirituale (essere dunque a contatto con quanto vuole la rivelazione cristiana).

      Queste sono le basi, l' ABC. Se non posso ricordare neppure queste, per non scandalizzare e non fare urlare i pusillli, per non farli entrare in polemica, mi dica lei su cosa potrei mai parlare. Sulle pantofole del papa? Sui piviali del 1700?

      Servirebbe davvero parlare di queste cose per alimentare il feticismo religioso?

      D'altra parte nel momento in cui vedo la decadenza di una certa chiesa ortodossa (tanto per fare un esempio) qualcuno subito mi rimbrotta contro e sembra che ce l'abbia contro le persone, quando invece indico una malattia diffusa un po' ovunque. Qui qualcuno potrebbe affibbiarmi il titolo di "nemico della nazione", pur di non cambiare e non avere un atteggiamento più coerente ed attraente, dal punto di vista religioso. Facesse pure, tanto chi ci perde è lui.

      Lo stesso avviene se mi permetto d'indicare i vermi che corrodono il mondo cattolico: "E' anticattolico, contro il papa, contro il cattolicesimo e ci vuole portare nell'Ortodossia", dicono altri.

      Per fare contenti gli uni e gli altri bisognerebbe fare tanti bei sorrisini ecumenici e dire che tutto va bene, anche quando la fogna sale a livello del mento. Va bene così?

      Da parte mia io tiro dritto e non mi lascio impressionare da chi non ce la fa, da chi vuole buttarla sempre a tarallucci e vino o da chi, peggio!, credendo di infangare il mio discorso dice che "voglio portare la gente in direzioni eretiche".

      Vede, ci troviamo davanti ad un mondo cristiano che oramai è praticamente ateo. Se qualcuno inizia a vederlo e a dirlo credo sia una cosa buona. Tacerlo è quanto di peggio si possa fare se non altro perché non si invertirà mai la rotta, non crede?

      Io ne parlo poi ognuno è libero di fare quel che vuole.

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  5. Ateo e basta, non praticamente, bensì drammaticamente, io constato, non urlo, ma nemmeno mi lascio incantare da certi sedicenti catari, defensores fidei e quant'altro, io leggo diversi blog per amore di quello che i Greci chiamavano sofìa, il sapere nudo e crudo, non cerco polemiche, non rispondo mai agli insulti che talora trolls maleducati ed ignoranti, nel senso buono del termine, scrivono in maiuscolo, fatica sprecata, si notano subito lo stesso, però dico, da lontano e senza ombra di polemica, che se Dio così vuole, un motivo a noi nascosto ci sarà, la Chiesa è la Sua sposa, ne farà Lui ciò che vorrà, noi, oltre che servi inutili, siamo tutti Giuda l'Iscariota dagli alti scranni fino ai gueux come me, tutto è già stato consegnato più o meno scientemente nelle mani del padrone del mondo, le conseguenze non tarderanno a manifestarsi ed a palesare l'orrido buco nero in cui siamo precipitati. Rinnovo il ringraziamento se pubblicato, è un piacere argomentare senza essere attaccato o bannato. Buona giornata e continui il suo lavoro, non si finisce mai di imparare e bisognerebbe avere l'umiltà di tentare di capire le ragioni degli altri, senza cercare di imporre con violenza le proprie anche se distorte, ed è questo che il mondo fa..

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  6. Grazie.

    "bisognerebbe tentare di capire le ragioni degli altri". Dice bene. Purtroppo non ci può essere nessuna disposizione a farlo in chi, trincerandosi addirittura dietro alle affermazioni di un libro di storia delle scuole medie, spara a zero.

    Quando vedi questo non sai se piangere o se ridere ma purtroppo la maggioranza è fatta così...

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  7. Per quel che concerne la decadenza del monachesimo.. Ai nostri tempi si ha quasi ribrezzo a parlare di fuga mundi, di disprezzo del mondo e anche gli ordini di più stretta osservanza evitano, le poche volte che sono interpellati, questi argomenti rimarcando invece solo l'amore di Dio e il fatto che la vita claustrale permette di amare in modo più profondo il mondo. C'è effettivamente qualcosa che non torna o è solo una mia impressione?

    nikolaus

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    1. Non è una sua impressione! Anche nelle accademie teologiche si evita con cura di analizzare quei passi in cui, come nella lettertura giovannea, si parla di "mondo" contrapposto al Cristo. Tutto deve suonare dolce, senza contrasti, facile e utopisticamente realizzabile. In realtà la via cristiana è sempre stata stretta e disseminata di spine...

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  8. infatti, ho notato che gli ortodossi qui in Italia tendono a riprodurre gli stessi difetti del clero cattolico (tipo argomentazioni razionalistiche, clericalismo, dirittismo, tacciar d'eresia l'altro solo per esercizio d'autorità ecc..)

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    1. Chi ha occhi per vedere, vede e vede bene, cara Vera!
      Se siamo spiaciuti per i problemi del mondo cattolico, siamo addirittura atterrati per le difficoltà umane del mondo ortodosso. Sopra tutto agisce il buon Dio che porta a compimento le cose buone, certo, ma quante problematicità! Mi viene francamente da ridere quando certi ortodossi si sentono "meglio" del mondo cattolico quando poi finiscono per essere praticamente una brutta copia dello stesso.
      Un amico ortodosso mi raccontava di come era rimasto stupito dinnanzi alle risposte di un sacerdote ortodosso che ha studiato nelle accademie latine e in pratica ha conformato la sua mentalità con quella latina. Non avendo la possibilità di avere il padre spiriuale e volendo confessarsi, egli in una certa occasione seguì una pratica che, talora, fanno gli ortodossi: si mise dinnanzi all'icona di Cristo, confessò a Cristo i suoi peccati e andò dal prete per ricevere l'assoluzione.
      (E' noto infatti che per l'Oriente una cosa è il padre spirituale e un'altra è il prete che assolve, di qui la seprazione tra la confessione e l'assoluzione).
      Il sacerdote, che ambisce a cariche episcopali e manifesta un carattere molto dispotico e poco propenso al dialogo, gli disse che questo "non era valido". Ragionò in modo molto latino, accampando questioni di validità e di invalidità, senza minimamente capire da dove nascesse questa pratica e chi gliel'avesse insegnata.
      Questo laico ortodosso, che ha un'ottima istruzione e formazione, rimase meravigliato e si rese perfettamente conto che l'impostazione latina in certi chierici è entrata profondamente. Poi questo stesso, in un'altra sede, si sentirà "superiore" ai latini. Superiore dove, visto che finisce per essere la stessa cosa?

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  9. sì se continua su questa strada l'Ortodossia diventerà il Cattolicesimo tridentino: un moloch dai piedi d'argilla...

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    1. In alcuni casi è già così ma quando lo fanno certi ortodossi lo fanno come "brutta copia" del cattolicesimo tridentino.
      C'èun patriarca, ad esempio, che quando decide una cosa tutto il santo sinodo deve adeguarsi, come se non esistesse e non avesse senso alcuno. Se non è cattolicesimo questo....

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  10. ho capito, e ha ragione su quel patriarca e su quella vicenda che m'ha raccontato...

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  11. sì ha ragione e vedendo alcune foto di questo patriarca di cui parla penso anche per un'altra faccenda ha ragione

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    1. Capisce, ora, perché parlo di "personalismo ecclesiastico" o di autorità ecclesiastica che tende a precedere la Tradizione? Nel mondo ortodosso, come anticamente, il primato è sempre quello della Tradizione (biblica e, in suo supporto, della tradizione ecclesiastica). Ad essa si adeguano e obbediscono clero e laici. Ma quando un'autorità vuole cambiare le carte in tavola, inizia a porsi prima della Tradizione in nome della sua stessa autorità, appunto!
      Ricordo lo sguardo torvo con il quale fui guardato quando osservai il primato dei santi (che si basano sulla Tradizione) sulla gerarchia ecclesiastica. Chi mi guardò così era il teologo ufficiale di quel Patriarcato il quale mi risposte seccato: "Ma i santi chi li approva, se non la gerarchia ecclesiastica?". Siamo in piena prospettiva latina!!!!
      Sono questi poi che fanno i "dialoghi" teologici. Ma a che servono questi dialoghi ecumenici quando si è della stessa e identica pasta dell'altro?

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