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venerdì 5 giugno 2015

I diritti dei bambini ...

Una classe di un seminario minore. I bambini fotografati avranno attorno ai 7-8 anni,


Questo blog non si dedica a questioni sociali, così dibattute in questi tempi, ma quando il buon senso delle persone va a farsi benedire ho la tentazione di sfruttare questo spazio per fare almeno qualche accenno.
Sono a dir poco infastidito dal tono grottesco con il quale si affrontano certe tematiche come quella che prevede per dei bambini il diritto di avere una famiglia con padre e madre. Purtroppo il nostro popolo, per l'80 per cento almeno, non è in grado di ragionare a mente fredda e, da qualsiasi schieramento stia, spara a zero senza tenere conto di tante cose.
Il bambino ha certamente diritto di vivere in un ambiente familiare con padre e madre e un'atmosfera positiva.
Ma è un dato di fatto che spesso manca o il padre o la madre o, in altri casi ancora, i tutori del  bambino possono essere altri: parenti prossimi o estranei che lo addottano. Anche queste sono indubbiamente famiglie!
Piuttosto che sia lasciato in un istituto è molto meglio che sia allevato con amore anche in una coppia non convenzionale (non voglio entrare nelle questioni omogenitoriali, se non altro per risparmiarmi discorsi risaputi o di cattedratici improvvisati).
In tutto ciò si dimentica che per molto tempo il tanto reclamato "diritto del bambino" non esisteva, via per lo sfruttamento minorile (che continua ancora nelle zone povere del pianeta) via perché, o per convinzioni religiose o per togliersi una bocca da sfamare da una famiglia numerosa e povera, lo si affidava ad istituti religiosi.
Nel medioevo i pargoli erano affidati in istituzioni religiose anche molto molto piccoli ma non chiedo di ricordare questo quanto qualcosa di più vicino a noi: i seminari minori.
I seminari minori erano (e in parte lo sono ancora laddove esistono) luoghi in cui certamente non c'è mamma e papà ma altre persone che compongono un contesto ben differente da quello familiare. Se chiamiamo questi luoghi "famiglia" perché non chiamare così le altre che lo meriterebbero a maggior ragione?
Pongo allora una domanda retorica: perché chi protesta sul diritto del bambino ad avere padre e madre si dimentica di questi ultimi casi? 
O tale diritto vale sempre o non vale mai. 
O la sua mancanza fa danni sempre o non lo fa mai. 
L'ipocrisia, ecco cosa mi da più fastidio, il che porta a ragionare per compartimenti stagni. Se poi un cervello è pure rigido il danno è completo ...

8 commenti:

  1. Gentile sgr. Pietro:

    Probabilmente (e qui parlo come ignorante che sono circa pressoché tutto) il problema fondamentale è quello dell'imperfezione intrinseca delle società umane. Da Adamo in poi, i gruppi umani tendono a contenere contradizioni, ingiustizie ed ipocrisie molteplice, perché ciascuno di noi è pure imperfetto. Le società cristiane del passato non ne erano prive, certamente. La differenza, a mio avviso, con queste proposte che si fanno oggi su "atri modelli di famiglia", è che queste ultime sono pervase di una ideologia che considera la famiglia come un mero rapporto artificiale di sfruttamento e i bambini, come pure noi adulti, come proprietà dello stato. In Spagna, dove le politche "di gender" sono più aggressive che in Italia, lo sappiamo ormai da molto tempo. Concordo però con Lei sul bisogno de buttare via le deformazioni e idealizzazioni del passato, che anch'esse vengono fondate su ideologie lontane dalla verità.

    Inoltre, Lei fa riferimento ad un punto da quasi tutti trascurato: l'assenza dei cosiddetti "diritti dei bambini" nel passato. Io andrei oltre: fino alla fine dell'Ancien Régime, l'umanità non conosceva la nozione teorica di "diritti dell'uomo" che oggi noi crediamo consustanziali all'essere umano. Certo non si può difendere la schiavitu, ma credo che sarebbe buono ricordare che alcune cose, che a noi paiono normalissime, non lo sono afatto; anzi sono invenzioni dell'atro ieri. Dio invece non lo è.

    K. e.

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    1. Non entro in merito nelle questioni delle coppie non convenzionali perché se ne parla e spesso assai male, non capendo che uno Stato non confessionale è slegato dalla Chiesa e, per forza di cose, seguirà altri percorsi. Spingere uno Stato non confessionale ad avere posizioni da Stato confessionale è una contraddizione in terminis. E, d'altra parte, non si può neppure "costringere" tale Stato ad avere una nozione di "natura" che, in buona sostanza, obbedisce a criteri cristiani.
      Anche qui c'è una discrepanza di fondo: o si torna allo Stato confessionale (e allora certi valori possono essere tutelati) o, se si sostiene lo Stato aconfessionale, o prima o poi questo porrà in essere delle scelte più o meno collidenti con le scelte cristiane e di questo non ci si deve sicuramente meravigliare.

      Detto ciò è vero che i diritti dei bambini sono un concetto contemporaneo e che, fino ad un recente passato, non erano compendiati.
      Su questo le persone non parlano perché hanno una visione estremamente limitata della storia.
      Ma è pure vero che anche oggi sopravvivono strutture nate nel periodo precedente come i cosiddetti "seminari minori", luoghi in cui, in assenza di papà e mamma, i bambini vengono fatti crescere ed educati.
      Nessuno di quelli che difendono la necessità della presenza di padre e madre per il bambino tiene conto di ciò.

      Questo dimostra un ragionamento con i paraocchi.
      Se assommiamo ad una visione ristretta della storia un ragionare con i paraocchi – unito magari all'incapacità di avere mente fredda su questi argomenti – il risultato è mostruoso.
      Ecco perché provocatoriamente dico che certi principi o valgono sempre o non valgono mai. O è sempre importante avere papà e mamma o non lo è.
      Se il principio vale sempre perché non ci si problematizza quando i bambini sono allevati in un seminario minore mentre ci si problematizza solo davanti ad una coppia omogenitoriale?
      Allora a me pare evidente che dietro a questo schieramento non c'è un ragionamento perfettamente coerente, quanto meno.

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    2. Credo che il discorso "contro" le famiglie omo sia valido per i casi, abominevoli, di bimbi comprati attraverso l'utero in affitto.
      Ecco, nei seminari i bambini erano educati sì da preti, ma psichicamente avevano bene impresse le nozioni di famiglia, di padre e di madre; idem i bambini a cui è morto uno od entrambi i genitori. L'idea che una mamma c'è stata, un papà c'è stato è fondamentale per la crescita psicologica di un bimbo. La vera tragedia l'affrontano quei bambini che in effetti conoscono solo il padre, il cui seme si unisce a un ovulo di un'anonima donatrice, e che viene poi impiantato in un utero di una povera sconosciuta. Ecco, quei bambini un giorno si porranno certe domande in merito alla propria identità, e allora ci si accorgerà del baratro in cui siamo caduti. Purtroppo sembra una battaglia inutile per chi non ha figli. Chi invece li ha capisce benissimo che è un dovere battersi contro queste oscenità. Due adulti consenzienti possono fare ciò che vogliono. Ma lasciamo stare i bambini.

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    3. A me pesa parlare di queste cose e infatti ho fatto un intervento marginale parlando unicamente dei bimbi. Ma se stiamo al significato delle cose, il bimbo che ha conosciuto mamma e papà e ne viene sottratto non è molto più fortunato di quello che non li ha conosciuti. Non è infatti tanto importante sapere CHI sono papà e mamma ma VIVERE papà e mamma e un bambino anche se non ha più l'essenziale bisogno dei primi anni di vita, comunque ha bisogno dei genitori nella crescita. ERGO, se protestiamo verso le famiglie non tradizionali che non hanno papà e mamma, perché ci sfuggono i casi di quei bimbi che, allevati in istituti religiosi o cresciuti nei seminari, non vivono mamma e papà? Semplice domanda che non chiede sottefuggi ma una coerente risposta!

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  2. "Da Adamo in poi ..." .. oddio, si da' per scontato che Adamo sia davvero esistito o, forse, si usa la metafora biblica come per dire: "Da sempre". Mi piace comunque restare sulla metafora creazionista della Genesi perché molti, in troppi, anche pseudo-religiosi non praticanti, usano la "foglia di fico" creazionista per giustificare i propri pregiudizi. La storia della prima coppia genitoriale ci insegna che non abbiamo bisogno di alcun matrimonio per procreare e per avere una famiglia e che, probabilmente, siamo tutti discententi di un incesto, se non ci è chiaro Caino con chi si sia accoppiato, escludendo l'unica donna esistente e cioè sua madre.

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    1. Prendere i racconti biblici alla lettera significa aprire un vaso di Pandora! Non a caso da subito si cercava di interpretare la Bibbia (in senso allegorico-spirituale). Prendere letteralmente il racconto di Adamo ed Eva significa fargli dire quanto con, rigida logica, dice lei. In realtà il racconto di Adamo ed Eva non vuole mostrare altro che l'origine da Dio dell'umanità e la sua rovina, misconoscendo il Creatore e sostituendosi a lui nell'idea di poter dominare tutte le leggi della vita. Il resto non è fine del narratore ma ce lo mettono gli uomini con letture letteralistiche o fanatiche che producono più danno che altro.

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  3. Per l'Anonimo dell'8 giugno 06:15. Certo, essendoci allora al mondo un'unica famiglia (cioè papà Adamo, mamma Eva e svariati figli e figlie) le iniziali procreazioni devono essere avvenute tramite "incesti" (parlo, ovviamente, in un quadro ipotetico di veridicità letterale del racconto biblico), ma non si trattò necessariamente di accoppiamenti Caino-Eva. Adamo ed Eva non generarono infatti, come credono i più, soltanto Caino e Abele, ma, recita la Genesi al capitolo 5: "Adamo all'età di 130 anni generò un figlio simile a lui, a sua immagine. Lo chiamò Set. Dopo la nascita di Set , Adamo visse altri 800 anni ed ebbe ancora figli e figlie. Adamo visse 930 anni, poi morì". Sarà poi appunto da Set che discenderanno tutti i principali personaggi biblici, giù giù fino a, moltissime generazioni dopo, lo stesso Gesù. Dunque, iniziali incesti sì, ma non necessariamente madre-figlio.
    Tommaso Pellegrino - Torino
    www.tommasopellegrino.blogspot.com

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    1. La Bibbia sin dai primordi non è mai stata interpreteta letteralmente nei passi difficili. Soprattutto quando si serve di particolari forme letterarie per esprimere il significato della nostra origine da Dio. Non a caso il racconto del diluvio universale è presente in tutti i miti dell'antichità medio orientale... Queste forme letterarie devono dunque essere accostate con prudenza per non far dire all'Oddifreddi di turno che i cristiani sono un branco di scemi.

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