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giovedì 23 luglio 2015

Esercizio dell’autorità e autoritarismo nella Chiesa: una rivoluzione strisciante in Oriente?

Il Vescovo Job di Telmessos,
fortemente contestato da diversi fedeli della sua diocesi
per le sue posizioni autoritarie
Sono tornato sovente su quest’argomento molto spinoso e molto attuale. 

La maggioranza dei cristiani non lo considerano, forse proprio perché è il Cristianesimo in sé a non toccarli intimamente. 
Una minoranza comincia a farsi domande abbastanza importanti ma, conscio della complessità dell'argomento, sospende ogni giudizio.
Solo qualcuno lancia un grido di allarme. 

Per quanto l’argomento sia complesso, non è impossibile affrontarlo, basta munirsi di pazienza, di buon senso e di una sufficiente conoscenza della storia e della fede cristiana. Non si tratta assolutamente di avercela con qualcuno ma di vedere le cose come dovrebbero essere.

Il punto iniziale da cui, allora, partire è il noto loghion evangelico nel quale Cristo afferma: 

«25 Οἱ βασιλεῖς τῶν ἐθνῶν κυριεύουσιν αὐτῶν, καὶ οἱ ἐξουσιάζοντες αὐτῶν εὐεργέται καλοῦνται· 26 ὑμεῖς δὲ οὐχ οὕτως, ἀλλ' ὁ μείζων ἐν ὑμῖν γινέσθω ὡς ὁ νεώτερος, καὶ ὁ ἡγούμενος ὡς ὁ διακονῶν»
(Lc 22, 25, 27). 

«25 I re delle nazioni le signoreggiano, e quelli che le sottomettono al loro dominio sono chiamati benefattori. 26 Ma per voi non dev'essere così; anzi il più grande tra di voi sia come il più piccolo, e chi governa come colui che serve». 
(Traduzione Nuova Riveduta).

La Bibbia CEI (approvata dalla Conferenza Episcopale Cattolica in Italia) in luogo del termine più corretto “signoreggiano”, traduce “governano”. Sembra un sinonimo ma non è così. 

“Kυριεύουσιν” deriva da “κυριεύω” verbo che letteralmente significa “essere padrone”, “essere signore”, per cui tradurlo con “signoreggiare” è corretto. 

“Signoreggiare” significa a sua volta: “esercitare un predominio assoluto” (vedi vocabolario Treccani). 

“Governare” significa invece: “guidare secondo un programma, secondo delle leggi” che potrebbero pure essere democratiche. 

Mentre “signoreggiare” pone l'accento sul signore che esercita la sua signorìa, “governare” pone l'accento al di fuori del signore, su un insieme di leggi che potrebbero essere state stabilite pure concordemente con il popolo. 

Le due versioni bibliche, così, danno un’interpretazione praticamente opposta. 
Oserei dire che la versione CEI pare essere un serio tentativo di evacuare pericolosamente il significato delle parole di Cristo facendogli dire ben altro (1).

Si noti che in questo passo Cristo parla proprio ai suoi discepoli i quali stanno discutendo animatamente su chi dovesse essere considerato tra loro il “più grande”. Cristo mostra loro un concetto di autorità diametralmente opposto a quello mondano: il più grande, colui al quale si attribuisce maggiore autorità, dev’essere considerato come colui che serve. Colui che serve non “signoreggia” ma si pone in una condizione subalterna. È il noto servus servorum Dei, “servo dei servi di Dio”, motto creato da san Gregorio Magno il quale, non a caso, era contrario all'idea di un episcopato universale. 

Purtroppo questo motto ha assunto, nel tempo, una valenza pietistica, formale, fino a divenire completamente evanescente e insensato. Oggi, all’interno della Chiesa, l’autorità di fatto “signoreggia” e tutto il resto pare essere solo un paravento a tale stato di cose. Forse è proprio questo il motivo per cui lo si nasconde un po’ goffamente con la traduzione CEI “governa” in luogo di “signoreggia”. Cristo non si deve permettere di disturbare i chierici e se il termine greco dice altro, tanto peggio per lui! 

Lo stile secolare di “signoreggiare” è stato impresso dalla nota svolta ecclesiologica occidentale, nel periodo feudale. Quando i principi feudali stavano per soffocare la Chiesa arrogandosi il diritto di fare nomine vescovili e di disporre ampiamente dei beni ecclesiastici facendo decadere diocesi e abbazie, pian piano dagli ambienti monastici e da quelli curiali romani nacque una reazione che si concretizzò nel sottolineare ulteriormente l’autorità papale: è solo il papa a nominare i vescovi e dal suo petto sgorga ogni potere sulla terra per cui principi, re e imperatori gli devono obbedienza assoluta (2).

Detto in altri termini, si cercò di curare un male con un eccesso opposto: all’eccesso dell’autorità secolare che “signoreggia” si contrappose quello dell’autorità clericale che “signoreggia” con, forse, maggior vigore rispetto alla prima. Non si deve credere che questo stato di cose venisse digerito senza colpo ferire: nel medioevo era ancora troppo forte il ricordo delle autonomie ecclesiastiche le quali non disprezzavano affatto il primato di un metropolita o del papa ma lo leggevano in modo tale da non ledere le prerogative locali. Quando il baricentro si sposta sensibilmente, iniziano inevitabilmente a crearsi delle reazioni. Non fu dunque raro che si osservasse il processo di centralizzazione con un certo sospetto. Il fiorire delle eresie, che prendono quale pretesto un elemento della dottrina, si pone nel crinale di questo sospetto verso il centralismo romano crescente accompagnato da una rivendicazione di autonomia e indipendenza. Lutero, da questo punto di vista, è l’ultimo di una lunga serie e non lo si può capire isolandolo da un ampio e vasto contesto in cui le cosiddette colpe sono davvero distribuite in tutte le parti. 

In Oriente si conservarono a lungo alcune tipicità della Chiesa alto-medioevale conosciute pure in Occidente. La vita monastica nel suo aspetto carismatico poteva continuare a collidersi con l’autoritarismo di qualche vescovo proprio perché l’autorità non è mai vista per se stessa ma per servire ad un bene comune alla cui difesa sono chiamati tutti. È assolutamente parziale pensare alla Chiesa bizantina come ad una Chiesa passiva ed asservita all'imperatore (cesaropapismo) poiché, in realtà, le cose stavano molto differentemente nel senso che erano assai più complesse.

Questo è così vero che in Oriente non è mai esistita passività dinnanzi all'autorità vescovile. Venerazione sì, passività mai. Nel caso in cui un vescovo non è in grado di fare il bene della Chiesa ma la danneggia (con un governo insensato o con l’affermazione di eresie) chiunque cerca di proteggere la Chiesa fino a giungere al mezzo estremo dell’aperta contestazione. Dapprincipio lo si fa certamente con riservatezza e grande carità, rispettando una certa gerarchia di interventi. Se questo fallisce, si segue quanto dispone il vangelo:

«Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; 16 ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. 17 Se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa [leggi la totalità dei credenti], sia per te come il pagano e il pubblicano». 
(Mt 18, 15-17) 

È vero che qui non si parla di autorità, ma questo dimostra che, da un certo punto di vista, tutti nella Chiesa, sono fratelli tra loro. Così il vescovo, pur essendo anche padre, è fratello dei credenti, come dice sant’Agostino, e deve loro rispondere, non dar conto delle sue azioni solo al suo superiore ecclesiastico (3).
Come si vede, esiste una progressione, quando si devono affrontare dei problemi. All’ultimo grado, l’autorità può non venir più riconosciuta. 

Nella storia del Cristianesimo questo è successo infinite volte e le spaccature in esso si sono create esattamente perché alcuni si ritenevano intoccabili e autocrati. 

La tendenza all’autocrazia se ha distinto in modo peculiare il mondo Cristiano in Occidente (anche se non sempre allo stesso modo e in tutti i luoghi), in Oriente ha faticato a progredire, grazie ad una maggiore coscienza degli equilibri antichi e alla funzione profetica del monachesimo che non cessava di opporsi agli abusi di certi vescovi. 

Basti ricordare, ad esempio, la vigorosa opposizione di san Simeone il Nuovo Teologo (XI sec.) all’autoritarismo del Metropolita di Nicomedia il quale aveva un concetto di teologia molto intellettuale e assai poco mistico. 

Sembra di vedere certe situazioni odierne, con la differenza che oggi non si vede alcun san Simeone e nessuno Sinodo da ragione a Simeone ma semmai  all’autorità ecclesiastica solo perché è autorità istituzionale! 

Purtroppo devo constare l’esistenza di una rivoluzione strisciante nel Cristianesimo orientale di tradizione bizantina: in più settori sta emergendo un clericalismo molto simile a quello che si vide nella seconda metà del Medioevo in Occidente, un’ascesa dell’autorità clericale che dispone tutto e si pensa al centro di tutto, prescindendo a volte da ogni carisma e tradizione ecclesiologica. Pare essere dinnanzi all’autorità che vuole “signoreggiare” e se trova campo libero lo farà sicuramente con la conseguenza di estromettere tutti gli altri facendoli sentire elementi subalterni in servizio di un sistema tutto sommato feudale. È un fenomeno che personalmente incuriosisce e inquieta non poche persone e su cui ho spesso dialogo con persone di grande competenza storico-ecclesiastica. 

La Chiesa è collaborazione, compenetrazione, armonia di carismi in cui tutti hanno bisogno di tutti. Ma se, da qualche parte, si crea una contrapposizione è la volta che tutto il sistema si squilibra pericolosamente (4). Non devono signoreggiare né i laici né i chierici (5). L’unico che “signoreggia”, ma in modo tutt’altro che mondano, è Cristo il quale mostra la giusta via e la sua volontà nel cuore di uomini (laici o chierici) santificati. 

Ecco perché in tempi di crisi anche l'ultimo monaco santo (non necessariamente sacerdote!) può essere l'unico a conservare il senso corretto della Chiesa dinnanzi a fior fior di papi, metropoliti, patriarchi e vescovi che si perdono completamente, magari ebbri di narcisistico amore di sé e con volti che rilucono d'immanenza. 

È già successo e sta ancora succedendo... 

La visione e l'equilibrio corretti sono sempre più difficili da tenere, perfino nel mondo cristiano orientale! 

Mi chiedo, allora: l’Oriente cristiano è destinato a divenire in gran parte una specie di Cattolicesimo con molti papi (autocrati) e con qualcuno (il patriarca) più papa di tutti gli altri?
Ci sono, infatti, tutte le premesse!

© Traditio Liturgica

______________

(1) La Bibbia approvata dalla Conferenza episcopale cattolica italiana (Bibbia CEI), da questo punto di vista è un bouquet d'infinite sviste o errori. Non so quanto in buona fede... Altrove ne ho già parlato ma, ogni volta che la sfoglio, m'imbatto in nuovi errori! 

(2) Si noti che il primato del papa non comporta assolutamente la signorìa in senso mondano di quest'ultimo. Il fatto di non riuscirlo più a capire è indice della decadenza di tutto un contesto ecclesiale che scambia per spirituale quanto, in realtà, è puramente mondano. 

(3) Questo è quanto, purtroppo, va affermando qualche vescovo (come pare faccia il metropolita Job) ma non è assolutamente confortato dalla tradizione antica. Se un vescovo dovesse dar conto del suo operato solo al suo superiore ecclesiastico, allora la Chiesa diverrebbe solo affare clericale. Non a caso affermo che qui siamo dinnanzi ad una deriva di tipo clericalistico.

(4) Quando, ad esempio, si sottolinea che il vescovo è un alter Christus, all'interno della Chiesa, non si dovrebbe mai dimenticare, come spesso si fa, che lo stesso cristiano è un alter Christus, seppur con modalità diverse. L'Ordine sacro attribuisce a chi lo riceve una particolare importanza ma MAI a detrimento del battezzato che, in comune con il vescovo, ha ricevuto il sigillo dello Spirito nel battesimo. Entrambi, seppur in modo diverso, portano dunque la responsabilità della Chiesa anche se è il solo vescovo ad essere bocca della Chiesa locale. Quest'equilibrio armonioso pare essere perso in chi, volendo difendere a tutti i costi qualche vescovo, tende ad appiattire la Chiesa ad una pura questione di autorità in nome di Dio. 
Vedi ad esempio la lettera di padre Placide Deseille “Un cristiano deve avere uno sguardo cristiano sul suo vescovo” sul caso del metropolita Job. 

(5) Nella spinosa vicenda del vescovo metropolita di Francia Job di Telmessos, è stato ricordato che il vescovo è creato da un'istanza superiore. Nell'Ortodossia questo è vero solo a metà. Se infatti il vescovo è nominato dal Patriarca, è pure vero che i laici possono non accoglierlo in diocesi, nel caso in cui non ritengano essere persona ecclesiasticamente capace, e questo è in grado di rendere inoperosa la sua nomina. Il ruolo dei laici nella liturgia di ordinazione di un vescovo è tale da poterne inficiare la nomina se, ad esempio, in luogo di axios (degno!) essi esclamssero anaxios (indegno!). È un loro diritto e dovrebbe essere sempre possibile, in casi di particolare pericolo.
Queste sono cose che non devono essere mai dimenticate ma che oggi, stranamente e drammaticamente si dimenticano. Pensare che i laici debbano solo subire, essere pecore da tosare, è, di fatto, aver reso l'Ortodossia lo specchio di un certo mondo Cattolico (neppure tutti i cattolici vorrebbero questo per la propria Chiesa!), averla resa un clericalismo allo stato puro, cosa che se in Occidente in qualche modo si spiega, data la particolare sua storia, in Oriente è totalmente insensata
Fare notare queste cose non è, come qualcuno erroneamente e artificiosamente afferma, "essere influenzati da una visione secolaristica e da tendenze scismatiche" ma riportare gli equilibri nella Chiesa contro l'assalto di alcuni che se ne ritengono i soli indiscutibili padroni! 

18 commenti:

  1. Excusez-moi pour le texte italien. Le sujet est très important et touche le sens de l'autorité dans l'Eglise (surtout compte tenu de certains faits douloureux largement médiatisés). Sans vouloir être partiel e si je ne me trompe pas, je crains que nous sommes devant un type de phénomène cléricaliste, un peu comme ce connu en Occident au XIIe ou XIIIe siècle et qui a transformé le christianisme occidental lui-même. Je crois que parler de ces choses n'est pas, comme certains disent à tort avec un discours artificiel, "être influencé par une vision laïque et des tendances schismatiques», mais apporter un equilibre dans l'Eglise contre les assauts de certains qu'ils croient être les seuls maîtres incontestables! Les laïcs ne peuvent exclure les évêques ni les évêques devrait exclure - pour une raison quelconque de principe - les laïcs. Si cela se produit, c'est signe dans l'Eglise d'une vrai métastase.

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    1. Bonjour,
      Merci pour ce texte. Ce nouveau cléricalisme semble partagé aujourd'hui par de nombreux responsables aussi bien grecs que russes. Il y a là une dérive très inquiétante.
      Peut-on traduire votre texte en français?
      Daniel S.

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    2. Certainement oui! Ces idées doivent être diffusés, parce que je vois beaucoup de signes qui indiquent le cléricalisme, même dans les Églises orthodoxes, où la tradition n'est pas cléricale. Le haut clergé est fasciné par le système du Vatican. Il oublie dans la pratique sa tradition. C'est qui se passe dans le Patriarcat œcuménique, mais, je vois, se passe dans d'autres églises aussi. Cela, comme je l'ai dit, est une altération dans la tradition de l'Eglise, qui est fondée sur le charisme de l'Esprit Saint, non seulement sur la vision institutionnelle. Cette altération est une métastase et il faut le dire avec calme (sans faire la guerre à personne!) mais fermement! J'espére ecrire un livre un jour sur le clericalisme, voire la secularisation de l'Eglise.

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    3. Informez-moi où vous pubbliez le texte traduit. Merci!

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    4. Pourriez-vous m'indiquer une adresse mail où vous contacter?

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    5. Donnez-moi la vôtre et je vous écris. Évidemment, je ne vais pas publier votre adresse e-mail.

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  2. Salve, io però se fossi in lei eviterei di entrare a gamba tesa in una questione che evidentemente conosce solo dal "versante" dei "protestanti" (e non solo nel senso di coloro che protestano...) perché, a mio avviso, la questione tocca faccende molto più "profane", ossia veri e propri potentati che non gradiscono che il Metropolita Job metta il becco (e a buona ragione) in situazioni ormai incancrenite da tempo, anche a causa della lunga malattia del Metropolita Gabriele. Ad esempio, i "protestanti" dell'Istituto San Sergio omettono di dire che c'è un procedimento penale in corso per un ammanco di centinaia di migliaia di euro dei quali il Metropolita Job ha chiesto conto. La famosa "Commissione ad hoc" è stata espressamente voluta e creata dal Patriarca Ecumenico proprio perché la puzza di bruciato era ormai insopportabile. E di "fatterelli" di questa portata ce ne sono parecchi. Leggendo gli sbroccamenti dei "protestanti" sul blog anonimo creato per gettare fango sul Metropolita Job mi chiedo se questa persone siano davvero cristiane...
    Capisco che lei deve avere qualche "conto in sospeso" con l'Esarcato, traspare dai suoi scritti, e non entro nel merito, magari lei ha tutte le ragioni per avercela con loro. Ma proprio perché la conosco, dai suoi scritti, come una persona imparziale e trasparente, mi permetto di suggerirle prudenza, onde evitare possibili future figuracce che non meriterebbe.
    Cordialmente
    Giuliano A.

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  3. Grazie delle sue elucidazioni nelle quali noto uno stile ben diverso da qualche sciocco (prete?) anonimo che non si è per questo fatto buona pubblicità.
    Vede, quando scoppia una questione i cosiddetti torti difficilmente sono da una sola parte.
    L'ho detto per la questione di Lutero che anche qui ho accennato e non mi meraviglia che pure nella questione "san Sergio" ci siano state cose poco trasparenti anche se non posso dire nulla in merito a quanto lei mi porta.
    .
    Premesso ciò, però, è evidentente un fenomeno che va ben al di là della semplice questione "san Sergio" stessa e riguarda più o meno tutto il mondo ortodosso: il clericalismo.
    E' qui che io metto il dito e lo sottolineo forte forte. Perché si porta l'attenzione altrove???

    Andare a vedere se il torto è dei "protestanti" o di mons. Job che, a detta di molte testimonianze, ha un pessimo carattere e un modo a dir poco inurbano di trattare le persone, significa deviare il discorso. Io stesso avrei potuto intrattenermi meglio e di più su tale questione con i dati disponibili, adducendo il particolare statuto di questo Istituto, approvato dalla Chiesa ma autonomo da essa finanziariamente e didatticamente, ma non l'ho fatto.
    Non mi sono neppure intrattenuto ad esprimere delle perplessità sul metodo adoperato da mons. Job nell'affrontare la questione "san Sergio", metodo che pare non tenere conto del particolare statuto dell'Istituto stesso ed entra come un elefante in una cristalleria.
    Avesse pure tutte le ragioni dalla sua parte, il metodo che questo vescovo adopera pare essere quanto meno dispotico e finisce per essere controproducente.
    Quando si deve disinnescare una bomba in un locale lo si fa con grande delicatezza, mai entrando a gamba tesa e facendo un gran fracasso.
    Se si deve sistemare una situazione come quella da lei accennata, perché complicarla ancor di più anche se si avesse la ragione dalla propria parte?
    Ebbene, di questo non ho parlato e ho accennato a tale vescovo solo in nota.

    Questo non le suggerisce, forse, qualcosa?

    Temo che a lei sfugga che il discorso per me interessante è un altro e oltre a preoccuparmi, preoccupa diversi altri che lo stanno notando.

    Se i laici possono essere piuttosto secolarizzati il clero non lo è da meno e aggiunge a questo una presunzione tutta sua che lo chiude in una torre d'avorio, eccezioni lodevoli a parte, ovviamente!

    Questo fenomeno, guarda caso, affratella sempre più e sempre meglio Oriente e Occidente e contribuisce a far colare a picco il Cristianesimo e a far fuggire la gente dalle chiese. Quando mai lo si noterà e vi si porrà rimedio?
    L'unità delle Chiese è perciò alle porte ma, si noti bene, non è un'unità nella verità e nella santità ma nelle passioni dove se ci sono laici poco onesti si trovano non di meno metropoliti e cardinali che non brillano affatto in santità ...

    Se uno capisce questo mio discorso non potrà mai dare retta a questioni campanilistiche o personalistiche.

    Perciò vedere in me una antipatia personale o un "conto in sospeso" verso qualcuno, come ERRONEAMENTE sostiene lei, è fantascienza pura! Significa fermarsi al dito quando quest'ultimo indica la luna o, peggio, fermarsi ad osservare l'unghia del dito immaginandola pure sporca...

    Se non a lei, lo dico a chi senz'altro ne ha bisogno: per favore, eleviamo la mente e i ragionamenti, non affossiamola sempre nella banalità sotterrandola nel gossip come le donnette di mercato...

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  4. Dolente, temo che lei sia troppo sulla difensiva per poter essere obbiettivo.
    E temo anche che le sue argomentazioni siano troppo simili a quelle dei "protestanti" per poter fornire elementi interessanti da valutare.
    Peccato.
    Non ho letto neanche una velata critica per i metodi poco urbani - per usare un eufemismo - usati dai "dissidenti" mentre si è prodigato nel criticare il metodo del Metropolita Job. Lei non è obbiettivo.
    Su una cosa però concordo: eleviamo la mente e i ragionamenti oltre la pochezza umana, anche la nostra.
    Cordialmente
    Giuliano A.

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  5. Gentile Giuliano, lei è libero di dolersi e di dare del non obbiettivo agli altri. Io purtroppo non me ne lascerò per nulla impressionare.
    L'ho già pregata di andare oltre quel fatto del quale né io né lei disponiamo di elementi sufficienti. Vedo che ci insiste e mi chiedo perché e per quale scopo...

    Purtroppo la mia più che lunga conoscenza del mondo clericale non mi porta a parteggiare molto in quella direzione. Tra il clero sia cattolico che ortodosso ho conosciuto persone encomiabili e realmente amabili ma, chissà perché, nelle leve del "potere" spesso non ci sono costoro.
    Non ho istintivamente molta simpatia per quel mondo, dunque, e so che in questo, dopo decenni, sono assai obbiettivo.
    Quindi quando c'è di mezzo qualche alta gerarchia clericale subito mi chiedo: "Perché si agita? Che voglia pure lui spartirsi la torta?": E, mi creda, non sono affatto domande inutili, conoscendo le propensioni delle persone...
    I laici oggi sono quel che sono, ne convengo, ma, nonostante ciò, un prete ortodosso di santa memoria, mi diceva: "Stia lontano dai preti!!". Non mi diceva "stia lontano dai laici", per quanto ne abbia conosciuti di imbroglioni e di pasticcioni, ma "stia lontano dai preti!", poiché la bruciatura qui può essere molto più forte!
    E, d'altronde, questo sacerdote non parlava a caso ma per esserne stato più che scottato.
    Probabilmente per lei non sarà stato obbiettivo neppure lui.

    Un monaco eremita, che mi pare molto buono, si metteva assieme ai pessimi e mi diceva: "Noi sacerdoti quando ci mettiamo siamo proprio cattivi, sa? Soprattutto siamo vendicativi! Stia dunque attento!".
    Un altro che ovviamente non sarà obbiettivo, a dispetto dei suoi molti anni e della sua rispettabilissima esperienza e cultura ...

    Visto che io le paio "di parte" le porgo spassionatamente un consiglio: si butti nella mischia e si faccia pestare un po'.
    Fra 20 anni torni qui e mi dica come sta e, soprattutto, dov'è andata tutta la sua obbiettività di un tempo...

    Vede, gli italiani (a cui certamente pure io appartengo) sono istintivamente portati a difendere certi politici (che poi magari li imbrogliano) e i preti (tra i quali alcuni hanno le loro nascoste furberie con le quali non pagano mai il dazio).

    Libero lei di imitarli ma a me non la si fa di certo.

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    Cortese GIuliano,
    lei inoltre dice: "Eleviamo la mente e i ragionamenti oltre la pochezza umana, anche la nostra"

    L'ascesi non è mai stato questo. L'asceta è uno che conosce a fondo tutte le mieserie umane (non fa finta che non esistono) per poterle superare.
    Non a caso i trattati di ascetica sono dei finissimi trattati psicologici.
    Una religione che rifiuta di conoscere la realtà non è che una droga per ottundere le persone.
    Questa, mi creda, è una religione atea, che va benissimo ai poteri dominanti (che siano clericali o laici).
    Peccato che Cristo abbia insegnato ben altre cose...
    Non mi metta dunque in bocca cose che io non concepisco neppure nell'anticamera del cervello. Grazie! :-)

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  6. Gentile Pietro, io nella "mischia" ci sto da oltre trent'anni e credo di conoscerla molto meglio di lei che ne è stato un osservatore esterno (e parziale), e proprio per questo so discernere - pur nei miei limiti umani - la mela buona, ancorché ammaccata da quella marcia, anche se apparentemente bella. Quindi non mi dia "lezioni di vita"!
    Se secondo lei "i preti sono dei farabutti" vuol dire che ha una pessima idea della Chiesa e quindi mi domando che cosa ci stia a fare...
    Ultima cosa, lei ha frainteso la mia frase (che poi era la sua) "eleviamo la mente e i ragionamenti", L'ascesi è proprio questo: la conoscenza profonda delle miserie umane (le proprie, non quelle degli altri che non sta a noi giudicare) per potersi elevare al di sopra di esse.
    Pace e Bene!
    Giuliano

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    1. Gentile Giuliano,
      libero di pensarla come crede ma per nulla libero di mettermi tra quelli che pensano che il clero sia composto da farabutti. Questa è una sua affermazione. La mia, se legge bene, è quella oggettiva: in un'epoca di generale decadenza dell'umanità in generale, il clero non ne è esente. Se, quindi, ci sono elementi che si distinguono positivamente - come altrove - la tendenza prevalente è quella dell'individualismo e, in chi fa "carriera", dell'arrivismo perfino totalmente privo di scrupoli.
      Voler mettere la testa sotto la sabbia davanti a questo, suggerirlo di farlo o, peggio, valutare le cose in modo tale da "consigliare" a qualsiasi che vede il reale di uscire dalla Chiesa non ha il minimo senso. Peggio: potrebbe sembrare complicità con la situazione presente.
      Quando tutto il mondo era ariano, lei avrebbe "consigliato" ad Atanasio di Alessandria di uscire dalla Chiesa?
      Buona vita!

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    2. Ultimo appunto:
      nei suoi scritti torna la solita frase fritta e rifritta per cui "non sta a noi a giudicare".
      Quando si tratta di vedere la realtà della Chiesa - anche nei suoi lati più fragili - noi non dobbiamo giudicare.
      Non prendiamo posizione e così lasciamo pure che il male incancrenisca.

      Ma che ci stiamo a fare nella vita, se non a capirci e a capire quanto ci succede attorno?
      Da chi ci vengono questi "consigli" di "non giudicare", se non da chi, alla fine, non vuole essere scoperto?

      Nella Chiesa si ha mai agito così o, piuttosto, non si ha da subito posto delle condizioni stabilendo ciò che è "bene" e ciò che è "male"?
      E Gesù Cristo stesso, del quale si ricorda la frase "Nolite judicare!", non ha subito dopo aggiunto "Sed recto judicium judicate"?
      Come si vede ci sono parecchie cose da correggere...

      Mi colpisce molto il relativismo religioso di chi dice "non giudicate!" poiché nella vita pratica costoro giudicano e soppesano assai bene. Dal fruttivendolo non si faranno mai rifilare un etto di pesche marce e in banca sapranno per bene scegliere come far fruttare il proprio conto corrente.
      Nel campo religioso invece.... non giudicano! Ma ha senso tutto questo?

      Io penso che se nella vita comune non ci facciamo imbrogliare (e giustamente) e sappiamo discernere e giudicare, è perché la vita comune ci interessa sul serio e non vogliamo subire dei torti.

      Se, al contrario, facciamo passare di tutto nella vita religiosa (e quindi non giudichiamo), non sarà, forse, perché sotto sotto questa realmente non ci interessa? Riflettiamoci su!

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  7. Gentilissimo Dott. Chiaranz,
    grazie infinite per lo splendido lavoro che svolge tramite il suo blog, grazie per la sua saggezza e la sua franchezza. Mi perdoni se le propongo un argomento assolutamente off topic ma crede che questi mali striscianti, da lei fotografati con grande acume nell'attuale mondo ortodosso, potranno avere una qualche degenerazione in seguito al concilio previsto nel 2016? Potrà essere quest'evento una sorta di Vaticano II delle Chiese Orientali con tutti i nefasti effetti che esso ha avuto per il Cattolicesimo?
    La ringrazio davvero di cuore e le auguro ogni bene!

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    1. Gentile Paleologo,
      non penso di essere particolarmente saggio. Saggio era padre Paisios che, dicendo in parte le mie stesse cose (sui problemi del clero e della società in generale) sapeva farlo senza che gli interessati si irritassero.
      Ma qui siamo sul livello della santità...

      Il clericalismo, come dicevo, è la tendenza a voler "chiudere" le "stanze" della Chiesa ai soli chierici, come se nelle cose di fede i laici non contassero nulla, come se il loro battesimo fosse una pura formalità.
      Nel mondo ortodosso, erede della situazione antica, non emerge ovunque questo genere di clericalismo, ossia di potere autocratico del clero sul popolo. Ci sono, però, situazioni in cui lo si vede distintamente.

      Non di rado i chierici clericalisti sono quelli che, come diciamo tra amici, "hanno studiato a Roma" e se ne fanno un punto di vanto.
      Mi si intenda bene: non è che studiare a Roma, nelle facoltà pontifice. sia di suo un male, per carità, ma per certi cervelli è negativo perché assorbono mentalità negative, clericaliste, appunto. Credono che essere "chierici" sia più importante di essere laici, che essere chierici comporti un "privilegio" e un "potere" speciali nel Cristianesimo!

      Il clericalismo non si insegna nelle accademie romane. Si respira negli ambienti di tipo clericale.
      Ad esempio, in un corso di ecclesiologia non si insegnerà che i chierici sono la "crème" del Cristianesimo e che "solo il papa e i cardinali sono la Chiesa, nessun altro!".

      Ci può essere, tuttativa, una mentalità tale per cui si impara questo e poi lo si applica nella propria vita ordinandola di conseguenza.

      Quando, come nell'esempio sopra accennato, il vescovo Job afferma: "Io non devo dare conto delle mie azioni. Lo devo fare solo verso il patriarca ecumenico!", questo è clericalismo bello e buono.

      Da chi hanno imparato questi signori? Cosa sperano di ottenere con questo?

      Una cosa è certa: nel momento in cui si stringe la Chiesa in queste asfittiche modalità l'abbiamo già deformata.
      Lo stesso metropolita Zizioulas (patriarcato ecumenico) quando parla della centralità del vescovo per la Chiesa dice una cosa vera ma spesso mi chiedo se non la intenda in senso clericalista. Potrebbero esserci più elementi del suo stesso pensiero a suggerirlo. Non a caso è molto "simpatico" in certi ambienti romani ...
      La tentazione è dunque forte ed è più che evidente.

      Il concilio panortodosso che si terrà nel 2016 dovrebbe discutere dei problemi di ordine pratico senza toccare, dunque, le basi stesse della Chiesa e la sua tradizione. Così, però, si disse anche alla vigilia del Concilio Vaticano II e poi abbiamo visto che è successo.

      Non le nascondo che il mondo orientale ha, in alcune sue aree, una forte crisi: molti si sono più che adagiati, un po' come negli anni '50 da noi con la "dolce vita".

      Un clero che vive la sua attività esclusivamente nelle modalità del "dipendente statale" il più delle volte non è affidabile.
      Chi, ad esempio, ha bisogno di confessarsi ha da tribolare non poco per farlo poiché questo clero "ufficialmente" è sempre molto occupato. Poi gratta gratta scopri che chiudono barracca e burattini e scappano al bar del paese a passarla in allegria...

      Nella stessa isola di Patmos, il grande monastero maschile sulla collina è spesso pressoché vuoto di monaci. Li si trova alla sera nei bar del porto. Patmos fu per me una grande delusione. Se non fosse stato per il monastero femminile dove si respira un'autentica aria religiosa, ci avrei messo una pietra su.

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  8. ...

    Vediamo, dunque, una gran rilassatezza. Perciò anche in Oriente si sono manifestati, talora, gli scandali finanziari o sessuali conosciuti da noi. I laici si sono dunque disaffezionati.

    L'unica ricetta sarebbe tornare alla tradizione e crederci davvero. Ma i tempi sono difficili ovunque e le persone sono deboli.
    Si fa, dunque, quel che si può.

    Dovesse scoppiare un "Vaticano II" nell'Ortodossia, credo che qua e là ci saranno degli scismi.
    A me alcuni monaci non hanno avuto timore di dire che, nel caso in cui il patriarca ecumenico si manifestasse eretico, non temerebbero di lasciarlo.
    Forse ne vedremo di "belle" ....

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  9. Gent.mo Dott. Pietro, ho letto con vero interesse le sue considerazioni sull'esercizio dell'autorità nella Chiesa e le ho trovate stimolanti, a partire dalla sua traduzione del testo lucano, certamente più corretta. Tuttavia mi sorge un dubbio, dovuto all'assenza di certe considerazioni, sia nell'articolo, come nei commenti: - Quale peso avrebbe la virtù dell'obbedienza nella vita monastica e/o ecclesiale in rapporto all'autorità? - Ringrazio fin d'ora della risposta.

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    1. Ottima e intelligente domanda alla quale risponderò con un post a parte. Grazie.

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