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lunedì 31 agosto 2015

Ancora sul clericalismo ...

Il sogno dei preti: essere al centro della scena come attrici hollywoodiane!
Dall'estero mi hanno chiesto il permesso di tradurre e pubblicare il testo di qualche mio post sul clericalismo. È infatti un tema molto importante, essenziale, al punto che, o prima o poi, ci scriverò un libro.

Nel frattempo mi limito a lasciare qualche appunto. Quanto segue, in effetti, riprende in parte cose già dette, in parte tocca altre cose.

I lettori sappiano che qui non si tratta di vedere le cose confessionalisticamente (l'Ortodossia è meglio del Cattolicesimo) ma realisticamente (una malattia ovunque si diffonde crea i medesimi danni). In questo modo, forse, mi si capirà meglio.

I miei scritti non sono pensati come una critica severa della gerarchia ecclesiastica. Sono, piuttosto, una accorata richiesta di chiarimenti.

Il fenomeno del clericalismo sembra essere cosa da poco, un peccato veniale. Indica, invece, la trasformazione di una chiesa in qualcos'altro dove quello che è essenziale non è più il carisma (inteso in senso tradizionale e paolino) (1) ma gli aspetti istituzionali (“La Chiesa non si regge con le Ave Maria”, diceva in tal senso il cardinale Marcikus!).

Il clericalismo, dicevamo, è la "chiusura" della Chiesa nelle stanze dei preti, dove la Chiesa diviene solo "affaire" dei preti. I fedeli devono solo obbedire.

Dopo secoli di ritardo, il Cristianesimo orientale si sta trasformando come buona parte di quello occidentale? Ecco la domanda pressante.

Effettivamente, spogliato dall'aspetto carismatico, o vedendo questo aspetto solo nelle semplici funzioni istituzionali, abbiamo secolarizzato il Cristianesimo.

È sufficiente non toccare l'apparenza per dare l'impressione che nulla è cambiato quando, invece, è cambiato il cuore!
Se anche il Cristianesimo orientale si trasforma in questo modo, in tutto il Cristianesimo non c'è più posto per il Cielo e la santità cristiana è equivocata in una semplice coerenza etica.

Questo dimostra perché in molta parte del Cattolicesimo si fanno interminabili questioni per temi morali e non si vedono quasi mai i fondamenti che sono la spiritualità, la liturgia e il dogma, tre cose che fanno una sola poiché si richiamano vicendevolmente.

In realtà la coerenza etica è un effetto della santità, ossia della vita in Cristo, è una delle conseguenze, non una finalità o l'unica finalità!

Se si perverte il Cristianesimo con il clericalismo, il centro della Chiesa non è più il santo (icona della Chiesa) ma il prete (2). Il santo, dunque, al più diviene la prova della grandezza del sacerdozio e della Chiesa gerarchica. Il santo da centro, diviene elemento accessorio, una semplice medaglia sul petto del prete o del papa che lo ha proclamato (3)

Qui la legge canonica è l'unica cosa importante. In una Chiesa in cui è importante solo l'istituzione, è logico che le donne vogliano divenire preti. Ed è così che anche il Cristianesimo orientale diventerà, se imboccherà certe strade ...

Mi auguro che si inizi a parlare seriamente di queste cose anche se i responsabili faranno di tutto per nasconderle, forse un po' per ignoranza (poiché nella mia esperienza ho pure visto qualche vescovo ignorante), un po' per cattiva fede (privilegia sunt amplianda, odiosa restringenda!)...

San Paisios l'atonita aveva ampiamente previsto questo fenomeno e aveva preso posizione con poche e chiare parole: “La Chiesa non è la barca personale del vescovo e del patriarca”. Neppure del papa, si potrebbe aggiungere...

Sono parole che in Occidente, purtroppo, si capiscono sempre di meno. Forse domani (o già oggi?) non si capiranno neppure in Oriente.





________

NOTE

1) Nella Chiesa antica lo stile era differente. Questo spiega perché per venire a capo dei problemi si stava tanto tempo. Era necessario, infatti, coinvolgere tutto il corpo della Chiesa (chierici e fedeli), chiedere a tutti il parere e se i temi erano controversi si doveva attendere molto tempo prima di trovare un accordo. Questo non è semplicemente un "processo democratico" ma implica da parte di tutti un riconoscimento delle questioni sottoposte partendo da una angolatura spirituale. Se, tra mille persone, una sola è in grado di avere questa angolatura spirituale (che implica una vita evangelica e ascetica) sarà solo costui a vedere rettamente, non gli altri 999. Ciononostante si coinvolge tutto il corpo della Chiesa in questioni che riguardano tutti e anche l'opinione dell'uomo spirituale è sottomessa al giudizio dell'intera Chiesa. 
Dal punto di vista funzionale un sistema del genere può essere tutt'altro che efficiente. Ma è l'UNICO sistema conosciuto dalla Chiesa. Pian piano nel tempo, rafforzandosi certi centri di potere, la cosultazione diviene sempre più formale. Ne guadagna una certa "efficienza" con la quale la Chiesa funziona come un orologio. Ma questa Chiesa non è più come quella dei primi secoli. Contro questi fatti non ci sono argomenti che tengono.
Nei tempi attuali abbiamo avuto diverse testimonianze del funzionamento antico della Chiesa, ad esempio nella Chiesa di Grecia quando, davanti ad un problema ecclesiastico insormontabile, l'arcivescovo interpellò un uomo carismatico, san Paisios. Paisios che non era neppure un prete, aveva il dono di "telefonare" al Cielo, come lui stesso diceva facessero i santi, e di vedere tutto con una prospettiva sovramondana. Nel corso di un evento straordinario ricevette la risposta al problema e la trasmise all'arcivescovo. In una chiesa malata di clericalismo queste cose non esistono e per giunta si diffida dei personaggi carismatici perché potrebbero essere di nocumento alle autorità. La lotta al monachesimo e il suo confino in "riserve indiane" dev'essere vista esattamente in tal prospettiva. E non ci sono dubbi che il monachesimo, in Occidente, è per lo più testimonianza o residuo del mondo medioevale. All'istituzione non serve a nulla. 
Infatti, in modo confidenziale, mi è stato confidato che, alcuni anni fa, in Vaticano chiesero un sostegno finanziario alle congregazioni monastiche per determinati fini. Quest'ultime non avendo fondi sufficienti neppure per loro stesse, dovettero rifiutare. Furono trattate come realtà "inutili" per la Chiesa. Questa è la realtà dei fatti al di là di tante vuote parole con le quali si riempiono i giornali e si confondono i semplici. Questa realtà indica una sola cosa: nella mente di certi "dirigenti" l'essenzialità evangelica è scomparsa da un bel po'!

2) Ricordo, molti anni fa, ad Econe (il seminario cattolico tradizionalista), che una fedele invitava me, giovane curioso, a divenire prete perché un giorno, essa diceva, forse sarei divenuto vescovo. Si noti la mentalità, che poi è la mentalità cattolica tradizionale: il fine di impegnarsi nella Chiesa come chierico è... divenire vescovo! (Una malattia che affligge pure diversi chierici ortodossi). Ovviamente qui il "carisma" è rappresentato puramente dall'istituzione. I santi restano sul calendario o per caramellose "divozioni" personali ...

3) Non vorrei essere polemico, ma le recenti canonizzazioni di papi sembrano chiaramente funzionali a portare luce all'istituzione. Sembrano indicare in modo addirittura smaccato che la gloria va all'istituzione (forse grazie a Dio, un Dio che a questo punto è "schiavetto" dell'istituzione e lo si può evocare solo in tal senso). Un uomo etico, con una buona formazione intellettuale e una coerente dirittura personale non è un santo. Per essere tale ci vuole molto di più. Anche se ad una persona del genere si attribuiscono dei miracoli ancora non ci siamo. Di eventi straordinari è pieno pure l'induismo e, ovviamente!, nonostante l'esistenza di questi fenomeni non è il caso di parlare di santità cristiana altrimenti lo stesso Sai Baba sarebbe un santo!

21 commenti:

  1. salve signor pietro secondo me il clericalismo è solo una mancanza di fede e di servizio verso DIO e i fratelli ,tutti dovremmo convergere verso CRISTO incominciando dal papa fino all ultimo fedele e questo dovrebbe avvenire nella liturgia dove purtroppo CRISTO ,non è più al centro come un tempo, secondo me l altare tridentino dava questo senso di centralità ,oggi è il popolo al centro
    fabio

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    1. Detto in soldoni si potrebbe dire questo, in effetti, anche se il fenomeno del clericalismo era ampiamente in atto pure nel periodo tridentino (con l'altare rivolto verso oriente e non verso il popolo!). Il principio del clericalismo sta montando su pure in Oriente dove non esistono altari verso il popolo, segno che si possono pure lasciare formalmente le cose come stanno e cambiare il cuore della Chiesa. Inoltre è necessario sviscerare bene il problema perché un chierico secolarizzato gira facilmente la frittata dicendo che, in fondo, il suo è pur sempre un servizio alla chiesa o, come diceva un diacono (ora prete!) anni fa, punito per le sue pratiche disoneste: "Comunque siamo dei testimoni!". Testioni di cosa? Del fatto di comportarsi peggio di certi laici con la copertura che da loro la Chiesa? Sono cose da pazzi. Poco fa mi hanno rivelato che qualche vescovo ortodosso (non dico la nazione altrimenti mi rampognano) sta tenendo una parrocchia senza prete perché questa parrocchia non è in grado di dargli 8000 euro al mese.... Questi sono dei lupi, gente che non c'entra nulla con la fede, altro che vescovi!
      Poi, magari, sempre i medesimi soggetti si divertono come adolescenti a farsi fare dei selfie da pubblicare su facebook e con questo credono di essere popolari e simpatici. Ci cadranno solo i grulli e di grulli (purtroppo) il mondo è pieno...

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  2. salve signor pietro secondo me la mentalità tradizionale non è sbagliata ,cioè il chierico che vuol divenire vescovo ,ma deve divenirlo non per un proprio appagamento personale ma per portare sempre più anime a CRISTO e instaurare il regnum CHRISTI
    fabio

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    1. Per "mentalità tradizionale" il mondo tradizionalista cattolico ci ha messo molte, troppe cose dentro. Era mentalità tradizionale pure il giuseppinismo, ossia l'asservimento della Chiesa alle intenzioni dell'imperatore. E' mentalità tradizionale anche il dolorismo, ossia l'ndulgere in modo piuttosto smodato nella riceca delle sofferenze pensando di rabbonire Dio per i peccati degli uomini. E' mentalità tradizionale pure interpretare il passo paolino "Aspirate ai più alti carismi" in senso istituzionalista e clericale leggendolo come "aspirate a divenire vescovi". In realtà la Chiesa, soprattutto anticamente, non ha MAI letto quel passo paolino in questo senso poiché i più alti carismi nella Chiesa paolina erano ben altri. Divenire vescovo era una rogna, al punto che non passava giorno nel quale san Gregorio Magno se ne lamentava! Divenire addirittura chierico era una tentazione fatale, al punto che i monaci del deserto invitavano i laici maschi a fuggire dalle donne e... dai vescovi che li avrebbero fatti divenire preti!
      Lei Fabio, è un bravo ragazzo, si capisce da come scrive. Tuttavia io intuisco che è ancora molto giovane o è molto chiuso in una prospettiva che non le fa vedere se non uno spicchio della realtà. Non creda che divenire vescovo significhi instaurare il regnum Christi!!! Oggi più che in altre epoche questo non è vero (eccezioni lodevoli a parte) e se già nell'epoca del Crisostomo si diceva che tutti i falliti della vita correvano per divenire preti (e assicurarsi vitto e alloggio gratis), cosa dovremo dire oggi? Cerchi di essere meno idealistico, la prego! Sull'idealismo non si costruisce nulla e il giorno in cui si aprono gli occhi si corre il rischio di divenire atei .....

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  3. I am Alex Benziger, Advocate, Madras, S.India, wrote a letter to His Eminence Cardinal Muller , CDF, that the present “XIV Ordinary General Synod” (Synod of Bishops 2015) is going to discuss or deal in respect of divorced, remarried and living-together/co-habitation partners and civil union /gay marriage persons whether they could be permitted to receive Holy Communion or not. It is unnecessary and unwanted. In that case the object of the Synod is unbiblical, and the Synod has no such power to deal or no such power to interpret the Scripture or no such power to redefine that the divorced, remarried and living-together/co-habitation partners and civil union /gay marriage persons are to be permitted to receive the Holy Communion is contrary to the Scripture, Tradition and WILL of GOD.
    Please read in detail : www.alexbenziger.com

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    1. Lo avevo detto, no? La nave affonda da tempo per molte altre cose e questi si "svegliano" solo davanti al matrimonio dei gay... Per questo nel mio blog non se ne parla affatto! Sono tremendamente superficiali e noiosi, nonostante la loro buonissima fede e, lo credo, la loro bontà umana e cristiana...

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  4. gentile signor pietro conviene con me che oggi viviamo in un periodo di apostasia , la colpa è di coloro che dovevano controllare e non lo hanno fatto e per cosi dire hanno aperto la chiesa al mondo i papi del postconcilio e il papa gvxxiii ,ma se per esempio lei sa chi è questo vescovo cattivo di cui parla ,ma il patriarca sei fedeli si ribellano lo può far destituire oppure no?
    fabio

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    1. So certamente chi è ma io non sono nessuno per fare qualcosa. Ne posso parlare, mantenendo l'anonimato, perché depreco i comportamenti non le persone. Il patriarca, da quel che noto, è un uomo molto attento: mantiene i chierici nella misura in cui questo è conveniente al Patriarcato. Il giorno in cui i chierici, vescovi compresi, pongono troppi problemi e le persone si ribellano (magari minacciando uno scisma) solo allora il vescovo salta. Ma bisogna aspettare che la situazione si estremizzi con il rischio che nel frattempo molte persone abbandonino la Chiesa. Da qualche parte del mondo sta già succedendo, purtroppo. Se i laici non brillano, bisogna pensare che il clero è scelto tra di loro e i vescovi, alla fine, pure. E' un mondo che tende OVUNQUE all'apostasia perché la malattia si è diffusa ovunque. Ragionare con il paraocchi vedendolo come un problema quasi unicamente cattolico dovuto al Concilio Vaticano II è molto infantile. È un problema profondo, sociale, radicato nel tempo e diffuso nello spazio....

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    2. La causa remota del clericalismo - a parte le miserie umane sempre esistite fin dall'inizio del Cristianesimo - a mio avviso riesiede nei mutamenti, che la Chiesa occidentale ha subito nel secondo millennio, specie nell'aver tolto al popolo l'accesso diretto alla Sacra Scrittura e alla liturgia. Erano proibite le traduzioni della Bibbia ed il cuore della liturgia, il Canone Romano, che è un catechismo concentrato, veniva recitato sottovoce: il popolo così dipendeva dalla mediazione del clero e non aveva idea, se questa fosse conforme o meno. Il Concilio (o meglio il sinodo) tridentino aveva dogmatizzato questo sistema.
      I risultati si sono visti in due occasioni, il Concilio di Firenze ed il CVII: nel primo Marco Eugenico fu l'unico a non firmare i documenti contrarî alla Fede cattolica ortodossa e, rientrato in patria, il clero ed il popolo lo sostennero ed obbligarono gli altri vescovi a ritrattare o li deposero; nel secondo Mons. Lefèbvre (dopo il concilio) si oppose alle novità e non lo seguì quasi nessuno..
      In Oriente il popolo aveva la sua formazione, specialmente attraverso la liturgia, e sapeva distinguere il vero dal falso. In Occidente il popolo si fidava ciecamente del clero e non era in grado di discernere

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    3. Quanto dice ha delle verità ma pure delle imprecisioni e, comunque, necessita di integrazioni.
      La PRIMA radice del clericalismo, i suoi prodromi, si notano ben prima dell'inizio del secondo millennio (l'ho scritto!!!) e sono stabiliti dal libero accesso nella corte imperiale dei vescovi che divengono, a tutti gli effetti, dignitari imperiali.
      Questo inizia a creare una situazione parallela, rispetto a quella precedente, al punto che il monachesimo nace per reazione a tal stato di cose.
      Il secondo colpo in favore del clericalismo avviene con l'instaurarsi del feudalesimo in Occidente e con la crisi del monachesimo e la contemporanea ascesa dei chierici. Non a caso in questo stesso periodo il primato romano assume quella forma identitaria che poi è stata canonizzata.
      Il concilio di Trento, quindi, fissa (per sempre!) un profilo di Chiesa nel quale si diffidano dei laici e si affida ogni attenzione ai chierici i quali hanno nelle loro mani la possibilità di disporre su tutto. Se, precedentemente, la Chiesa docente era rappresentata dalla tradizione e dalla vita dei santi, poi è rappresentata dai chierici e i laici devono solo imparare e non rispondere. E' vero che la tradizione ci insegna che il vescovo è MAESTRO nella diocesi, e questo già nei primi secoli, ma in quel tempo la realtà era molto più ricca al punto che pure certe monache (laiche e donne!) potevano insegnare ai re!! Poi questo non è più possibile al punto che Teresa d'Avila incontra insormontabili difficoltà e incomprensioni....
      Mons. Lefebvre è veicolo del mondo barocco mentre l'Eugenico del mondo antico e medioevale (non feudale, però!). I due da questo punto di vista sono molto diversi e non possono essere paragonati.
      E' però vero che la società cattolica, uscita dalla "fase tridentina" e affascinata dalla dolce vita e dal benessere economico degli anni sessanta (nonché da una ingenuissima idea di progresso), era come un uomo senza spina dorsale: è bastato dargli un colpetto ed è finita a terra. Come si poteva pretendere da questa gente anemizzata di "reagire" dinnanzi alla secolarizzazione del cattolicesimo quando loro stessi erano ampiamente secolarizzati? Ben diverso è il contesto che trova l'Eugenico in patria!!
      Inoltre il mondo cattolico "tridentino" si è messo in TRAPPOLA da solo: togliendo ai laici la possibilità di vivificare la Chiesa (poiché sospettava che presso di loro si insinuassero le eresie protestanti), i chierici si sono chiusi a guscio in loro stessi, illudendosi che lo spirito del mondo e il modernismo non li avessero mai intaccati. Invece era solo questione di tempo. Una volta che il virus del modernismo entrò nella cittadella clericale trovò in parte gente inerme, in parte gente favorevole ad ammalarsi ben più e ben peggio dei laici, come quello che fino a 40 anni non è mai andato a donne e poi deve recuperare il tempo perduto....
      Le flebili reazioni di autodifesa di Pio XII oramai non servirono a nulla e avevano un non so che di patetico: un mondo oramai era finito!

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    4. Detto ciò, il clericalismo non solo non sparì ma si adattò alla nuova situazione. I laici evocati dal concilio vaticano II finiscono per essere come e peggio dei chierici (basta osservare cosa combinano i movimenti laicali cattolici) e comunque sono avvallati dai chierici stessi nella misura in cui portano a loro forza e denaro.

      Oggi la Bibbia si legge e la liturgia è in lingua vernacolare, sì, ma tutto inclina in forme secolarizzate, sempre più lontane dallo spirito dei Padri e della tradizione antica che non si capisce più.

      Tutto è cambiato, in un certo senso, ma nulla è cambiato, alla fine. I tradizionalisti cattolici che protestano (a ragione!) sul clericalismo di quei vescovi che manco li badano, sono perfettamente incongruenti poiché non si accorgono che sono vittime dello stesso clericalismo tridentino, anche se ha camaleontescamente cambiato colore di pelle: è quell'autoritarismo che non è minimamente disposto ad ascoltare il prossimo e parte in quarta dicendo che ha ragione e basta!
      Non capire ciò è una incredibile incongruenza, una delle tante del mondo tradizionalista il quale pensa di risolvere le cose ma si annoda furiosamente su se stesso aggiungendo ai nodi che trova altri e altri nodi. Non a caso quando leggo certi blog tradizionalisti cattolici sento un'aria molto viziata e ho la sensazione di girare su me stesso rimescolando sempre la stessa minestra...

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  5. Ormai vivo la fede in solitaria, per quanto i sacerdoti mi spieghino l'estrema importanza della "vita comunitaria" non ce la faccio, non esiste "comunità" se non nel monachesimo e le liturgie sciatte fanno più danni che altro. Poi credi di incontrare preti/frati validi e scopri che passano 3/4 del tempo sui social network a postare foto di aperitivi, ferie, feste, selfie. Alla ricerca dell'ennesimo "like".
    E' sempre sbagliato giudicare le persone, ma tutti questi comportamenti lasciano un senso di vuoto e una desolazione senza pari, così come la semi-idolatria verso papi o vescovi che siano. Insomma nell'Italia culla della cristianità è sempre più difficile essere cristiani.
    Non mi sorprendono le conversioni all'islam, loro non sono così clericali e moralisti come noi.

    nikolaus

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    1. Gli eremiti non hanno una comunità che li circonda, altrimenti non sarebbero eremiti. Nonostante ciò non si deve dimenticare che pure loro sono espressione della Chiesa e non sono slegati da essa. Oggi molti sono costretti a percorrere la difficile e rischiosissima strada dell'eremitismo, magari vivendo in città e facendo umili lavori, come il ciabattino di Alessandria ricordato in una storia su Antonio il Grande. Me pure essi sono espressione della Chiesa. Lasci perdere i fanatici "comunitaristi" che vogliono fare pappa e ciccia costringendo i cristiani a riunirsi pure in comunità in cui, alla fine, si perde la fede....

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  6. La seguo da un po' e le sue analisi, anche se non le condivido in toto, sono sempre molto profonde e stimolanti. Trovo che questo post in particolare, compresi i suoi commenti, sia uno dei più illuminanti. Non ha scritto cose che non pensassi già (diciamo quasi), ma la sua visione d'insieme mi dà una spiegazione più semplice e comprensibile del fenomeno.

    Venendo al pratico: cosa si dovrebbe fare per ripristinare le cose nel modo corretto? Perché, come dice lei, il richiamo al maggior coinvolgimento del popolo, lanciato dal CVII, è totalmente travisato e vediamo un popolo che, invece di lasciarsi guidare dal carisma, pretende di dettar legge "democraticamente" in funzione dei propri capricci. Cosa pensa dei cosiddetti movimenti carismatici? Possono essere utili nel riportare l'attenzione sulle cose fondamentali, oppure si stanno muovendo pure quelli in un'ulteriore direzione sbagliata?

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    1. Ahimé, qui tocchiamo problemi terribili. È come avere una montagna di nodi e pretendere di volerne sciogliere la maggior parte. Si fa prima a tagliare via tutto con una spada!
      Il Cristianesimo mi sembra molto malato. Forse esistono luoghi e comunità nelle quali esiste un rispetto e un attaccamento a visioni tradizionali ma la maggioranza oramai ha intrapreso altre vie che non portano soltanto ad una revisione della facciata dell' "edificio" Chiesa, ma a una sua profonda alterazione.
      Fino ad alcuni anni fa non avrei avuto il coraggio di dire o scrivere questo. Ora mi pare che si possa dirlo perché lo stile, l'atmosfera, l'ethos che si respira in certe comunità ecclesiali non ha nulla a che vedere con un sano atteggiamento di adorazione e di umiltà.
      Angelo Clareno, che conobbe frate Leone, discepolo di san Francesco, diceva che in una isola greca i fraticelli che seguivano lo stile voluto da Francesco erano apprezzati. Questi fraticelli a loro volta vedevano nel monachesimo bizantino i tratti del monachesimo che avrebbe voluto san Francesco... Le due realtà avevano un ethos molto simile, come si vede.
      Non altrettanto si deve dire oggi. Un giovane greco ortodosso fu forzatamente invitato ad una kermesse cattolica, in una parrocchia. Tale kermesse era composta di canti e balli con testi religiosi e musica sensuale. Il giovane si sentì profondamente a disagio e, appena possibile, si allontanò da quel luogo.
      Invece una ventina di anni fa, ricordo di un altro giovane, ora medico, che riconosceva nella compostezza di una liturgia monastica alcuni tratti delle liturgie orientali.

      Racconto questi fatti per indicare che ci sono ambienti che si stanno rapidamente allontanando, NON dallo stile ortodosso (sarebbe sciocco ragionare così campanilisticamente) ma dallo stile che la Chiesa OVUNQUE ha sempre desiderato, in ogni tempo. Questo stile è oramai sconosciuto alla maggioranza dei laici cattolici.
      Se poi entriamo a considerare i cosiddetti movimenti carismatici, temo che siamo in piene sabbie mobili. Il carisma paolino, il carisma a cui fanno riferimento i padri e la Chiesa antica, non ha nulla di nevrotico, di sensazionalistico, di erotico (oserei dire), come si può riscontrare in queste comunità. Non a caso mesi fa ho parlato di religiosità psicologica (la postmoderna e la moderna) e di religiosità spirituale. La prima è una perversione della seconda. Solo la seconda è realmente evangelica.
      Ma se si ha una religiosità spirituale si vede le cose in modo profondo e si è mossi da intuizioni realmente carismatiche che prescindono o possono prescindere dal clero. E per una Chiesa malata di clericalismo (lo dice pure papa Francesco ma dubito che ne sappia cogliere queste implicazioni) questo è molto pericoloso. Il clericalismo preferisce, infatti, che i fedeli abbiano una reigiosità superficiale, legata a sensazioni di pelle e che siano bisognosi della caramella quotidiana che il clero offre loro. In questo modo sono sottomessi e in pugno a chi li dirige. Ma in questo modo cessano pure di essere "profeti" e "testimoni" nel senso evangelico profondo. Tutto diviene molto flou.
      Mi capirà, dunque, perché la maggioranza degli ambienti clericali, oramai, spinga in una direzione piuttosto opposta a quella evangelica, servendosi del pretesto di Cristo e Dio. Tutto finisce in "funzione dei propri capricci", come dice giustamene lei.

      Dal punto di vista umano la situazione pare quasi disperata. Ma la Chiesa non è questione solo umana poiché dal cuore umile dell'ultimo credente può aprirsi oggi stesso la porta dalla quale filtra la luce del Regno. Basta la semplice intuizione che ciò sia possibile a capovolgere tutto. Ma questo, che costituisce il sale evangelico, è sempre stato patrimonio di pochi. La maggioranza preferisce razzolare nelle apparenze, vivere di selfie e di mondanità...

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  7. Ho letto da un giornale veronese che un prete sulla mezza età ha lasciato la missione sacerdotale per convivere con un giovane uomo con il quale aveva stabilito da tempo una relazione. Il mio blog non è luogo per osservazioni sulla morale dei preti o per pruderie da femmine dalla parrucchiera. Ne accenno perché questo fatto dimostra quanto ho a lungo pensato: moltissimo clero attuale, molto più di quello di un tempo. è privo di formazione sacerdotale e spirituale. L'unica cosa che può fare è imitare il mondo che li circonda. SONO, COME HO SPESSO DETTO, DEI LAICI CHE FANNO I PRETI, ma non sono mai stati preti nell'animo. (Questo è plateale nel prete in questione che viene descritto come un uomo amante del lusso sfrenato). Il clericalismo attuale ha, dunque, questo tipo di colorazione rispetto a quello di un tempo che, almeno, aveva qualche impostazione spirituale, oggi assente.

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  8. L'occidente è morto da un pezzo, ha fatto harakiri e poiché questa forma di suicidio è lenta e dolorosa, adesso si sta guardando morire senza poter fare più niente, non è solo colpa del CV2, le cause sono molteplici, forse il suddetto CV2 ha solo affondato la lama della spada in un ventre putrefatto, non penso ci sia molto da fare se non lasciare agire il Signore, tutte le civiltà umane e terrene nascono e finiscono, poi forse rinascono migliorate, ma non poniamo limiti alla Potenza ad al Volere di Dio. Serena domenica.

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    1. Sì e l'Oriente che fa? Stima tutta questa parvenza occidentale....

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    2. Mi sembra che l'Oriente abbia però più parti sane di noi.
      Il mondo ortodosso russo o i monaci dell'Athos ad esempio non sono ecumenisti o filo occidentali.

      nikolaus

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    3. Dipende dove si va. A volte c'è un forte campanilismo e sembra che ogni chiesa o monastero basti a se stesso. In questo caso si perde la visione dell'insieme, l'ecumenicità che è caratteristica propria e non secondaria della Chiesa. Non sempre l'anti-ecumenismo significa capacità di andare all'essenziale e valori positivi. A volte l'anti ecumenismo nasce da idee preconcette che non corrispondono al reale. Io sono dell'avviso che non ci dev'essere un'apertura acritica (è un "aperturismo") ma neppure una chiusura acritica. Questo obbliga il singolo a non ragionare per bianchi e neri (o per buoni e cattivi), il che lo fa un po' faticare. Ma solo nella fatica e nella capacità di cogliere la complessità delle cose si raggiunge una certa profondità, guidati dall'intuizione che, nelle cose religiose, è data dalla familiarità personale con Dio.

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  9. Grazie per la risposta. Conferma le mie sensazioni. Come dice l'Anonimo delle 06:06 possiamo solo intensificare le nostre preghiere.

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